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Sport 16 Aprile 2020

«Spigolature» di ciclismo, mi è andato in fuga il gruppo… (di Nino Villa)

Torna la rubrica «Spigolature» di ciclismo, mi è andato in fuga il gruppo del giornalista di «sabato sera» Nino Villa.

Giovanni Garau, il primo ciclista sardo a finire il Giro e ad ottenere buoni piazzamenti, ricorda il fratello comunista sindaco di Santa Giustina e amico di Enrico Berlinguer anche se lui poi, rifiutando 50.000 lire offerte da Bartali per correre nella San Pellegrino, ne accettò 30.000 più le spese da Franco Pretti che era stato segretario particolare del «bacciccione di Predappio» e andò a correre nell’Audax dove c’erano anche (a leggerli tra gli iscritti sullo Stadio sembrava il mantra dei più famosi Didìvavàpelè) Aru (forse lontano parente) e Pau, altre glorie isolane.

E’ tornato a casa Andrea Agostini, cinquantenne di Cesenatico e addetto alla comunicazione della squadra ciclistica World Tour «Uae Emirates» di Fabio Aru, Fernando Gaviria, Alexander Kristoff e Tadej Pogacar. Positivo al Coronavirus al termine della gara negli Emirati Arabi a fine febbraio, Andrea è rimasto 23 giorni in isolamento nel Cleveland Hospital di Abu Dhabi e finalmente dopo 12 tamponi è risultato negativo. Agostini lo conosco perché partecipava – e vinceva – ai campionati italiani dei giornalisti. Compagno di scuola e di squadre giovanili di Marco Pantani, racconta che la sua carriera di addetto stampa cominciò dopo una notte in discoteca quando, fermatosi contro un muretto «per necessità fisiologiche», come pudicamente si dice in tivù quando i ciclisti si fermano a fare pipì, Marco gli chiese: «Perché non vieni al Tour con me a farmi da addetto stampa?». Ha avuto anche un ruolo importante nell’organizzazione della «Nove Colli», portandola al livello attuale.

Da «Resistenza casalinga» di Marco Pastonesi. Riesumati appunti che riguardano Cino Cinelli da Montespertoli (2016-2000) e le battaglie con il quasi coetaneo Bartali, Coppi, Leoni, Vicini. Gareggiò per Frejus, Bianchi e Benotto, vinse tra l’altro altro tre tappe al Giro, una Sanremo, i giri di Lombardia, Lazio, Campania, Piemonte, una
Bernocchi e una Tre Valli. Finita l’attività, diventò imprenditore, inventando componenti per le bici da corsa, manubri, pedali, selle, reggisella che furono usate da campioni come Merckx e Gimondi. Al Giro del Lazio del ’41, valido per il titolo italiano, Bartali chiese al suo gregario De Benedetti: «Toglimi Cinelli…» e lui mi prese per una spalla in volata. Prese due mesi di squalifica ma io fui solo terzo dietro a Leoni e Bini. (Cino Cinelli). Cinelli ha una versione sua sul ritiro di Bartali dal Tour del ’50, quando fu attaccato fisicamente dalla tifoseria francese: in maglia gialla c’era Fiorenzo Magni che fu costretto da «Ginettaccio», come tutta la Nazionale, ad abbandonare. Binda, c.t. azzurro, chiese a Magni. «Mi assicuri di vincere?», ma lui rispose: «Ora sto bene, ma come faccio ad assicurare la vittoria finale?» e Binda obbedì agli ordini di Bartali, che non voleva Magni vincitore. Se «il leone delle Fiandre» fosse stato più deciso, forse sarebbe arrivato in giallo a Parigi. (n.v.)

«Spigolature» di ciclismo, mi è andato in fuga il gruppo… (di Nino Villa)
Sport 9 Aprile 2020

«Spigolature» di ciclismo, mi è andato in fuga il gruppo… (di Nino Villa)

Torna la rubrica «Spigolature» di ciclismo, mi è andato in fuga il gruppo del giornalista di «sabato sera» Nino Villa.

Preoccupazione tra i ciclisti professionisti per la situazione: Sacha Modolo (Alpecin Fenix) è disponibile a tagliarsi lo stipendio in cambio di un anno di contratto in più, Matteo Trentin propone di aggregare i tre Grandi Giri in una corsa unica mentre i corridori francesi sono contrari alla proposta della ministra dello sport per correre il Tour «a porte chiuse», cioè senza pubblico, cosa abbastanza impossibile da realizzare.

Non ce l’ha fatta l’ex presidente della Fci Giancarlo Ceruti (’97/’05) deceduto il 1° aprile all’ospedale di Crema. Era stato per 20 anni segretario della Fiom-Cgil di Cremona. Nei suoi due mandati si è trovato a dover sostenere una situazione intricata per la lotta all’assunzione di Epo, con il Coni che si vide togliere l’accredito del suo laboratorio dell’Acqua Acetosa per controlli non effettuati su calciatori e Pescante fu costretto alle dimissioni. Il Coni pretese allora, in ritardo, la campagna «Io non rischio la salute» e la Fci dovette rovesciarla sul Giro, minacciando provvedimenti ai ciclisti che non avessero aderito. A Ceruti è stata imputata della responsabilità nel caso Pantani ma vogliamo ricordarlo in un filmato, solo e affranto, a Cesenatico durante i funerali di Marco. In quell’immagine era dipinta l’impotenza di non aver potuto evitare quanto accaduto. A Giancarlo Ceruti va dato il merito del grande impegno per la sicurezza dei corridori con norme per l’abilitazione delle staffette, ordinanze di chiusura del traffico e istituzione delle scorte tecniche.

Scomparso anche Americo Severini, 88 anni, da Barbara (Ancona). Fu un ottimo ciclocrossista con tre titoli nazionali vinti, un argento e tre bronzi ai Mondiali. Lo vedemmo anche a Imola ai campionati italiani del 1961 quando vinse in volata contro Renato Longo. «Con Renato mi sono rovinato da solo: faceva il fornaio al Giambellino (Milano) e una sera lo portai con me al Parco Sempione dove ci si allenava. Mi rimase a ruota e lo convinsi ad iscriversi alla mia società. Mi ha battuto tante volte…».

Dalla rubrica «Resistenza casalinga» di Marco Pastonesi… «Quando un corridore chiede: «Chi ha vinto?» o è suonato o è arrivato col buio». (Felice Gimondi). Quando ero alla Bianchi, il direttore sportivo Giancarlo Ferretti con me parlava in francese, perché non conoscevo l’italiano. Dopo che ero arrivato per 17 volte secondo, al diciottesimo sbottò: «Tam é rott i quaiò…» e io capii benissimo… (Rik Van Linden). Trentacinque volte primo nei Gran Premi della Montagna al Tour. Ero scalatore per natura. Sul Muro di Sormano al «Lombardia» sono passato tre volte primo ma il record ufficiale è di… Baldini. Si saliva con il 44×25, non c’era altro e non si stava tanto sui pedali perché la ruota slittava (Imerio Massignan). (n.v.)

Nella foto:

«Spigolature» di ciclismo, mi è andato in fuga il gruppo… (di Nino Villa)
Sport 2 Aprile 2020

«Spigolature» di ciclismo, mi è andato in fuga il gruppo… (di Nino Villa)

Ho rubato il termine «spigolature» alla Settimana Enigmistica. Spigolare significa passare nei campi dopo la mietitura per raccogliere le spighe rimaste, pratica molto diffusa tra le classi indigenti di tutti i tempi. In questi tempi di domicilio coatto, avendo dovuto abbandonare le statistiche con i vincitori delle gare di tutto il mondo, sto spigolando nei vari siti (Cicloweb, Tuttobici, Sito del Ciclismo) cogliendo notizie di ogni tipo da proporre ai ciclofili lettori di sabato sera.

A proposito. C’è un sito che pubblica anche i risultati di una gara di Allievi in Mongolia…! Mentre parlando di corse serie, le ultime disputate il 17 marzo sono state il Gran Premio della Patagonia (cat. 1/2) in Cile vinto dal colombiano Josè Hernandez Jaramillo (Team Medellin) davanti al vecchio spagnolo Sevilla e la seconda tappa di una gara in Perù, la Bicileo Trujillo vinta dall’indigeno John Castro (Team Todo Trujillo). La notizia più buffa è quella di un ciclista pugliese di Otranto che si è buttato in mare con la bici alla vista del posto di blocco ed ai poliziotti che lo invitavano ad uscire continuava a gridare disperato che lui non aveva fatto niente di male. Guariti e dimessi dagli Emirati, invece, Fernando Gaviria Rendon e il suo «pesce pilota» nelle volate, il campione argentino Maximillian Richeze Araquistain (Uae Emirates).

Contagiati ma in via di miglioramento l’ex presidente della Fci (1997-2005) Roberto Ceruti ricoverato nell’ospedale di Crema, che gestì (male) la vicenda Pantani e Pierino Gavazzi, vincitore della Sanremo 1980 davanti a Saronni, Raas, Kelly, De Vlaeminck e Moser, della Parigi-Bruxelles nello stesso anno e di tre titoli italiani l’ultimo dei quali a Imola nell’88 davanti a Saronni e Fondriest, oltre a moltissime altre corse. Infine, l’amico Marco Pastonesi (ex Gazzetta dello Sport) sul sito Tuttociclismo ha già scritto parecchie puntate di una rubrica tratta dagli appunti quasi inediti di tante interviste fatte. Gimondi ricorda il Tour vinto nel 1965 quando era in camera con Ronchini: a Barcellona faceva talmente caldo che Diego chiese dei secchielli di ghiaccio ed entrambi si sdraiarono con le mani immerse. (n.v.)

Nella foto: il ciclista pugliese di Otranto che si è buttato in mare

«Spigolature» di ciclismo, mi è andato in fuga il gruppo… (di Nino Villa)
Sport 28 Novembre 2018

Il giornalista di «Sabato Sera» Nino Villa tra i ciclisti nella terra degli Inca

Arrivederci Sudafrica. Il «nostro» Nino Villa ha cambiato continente ed è stato in Perù insieme ad altri ciclisti. Questa volta il suo viaggio però è stato… a piedi. E come sempre ha raccontato tappa dopo tappa i suoi giorni passati nella terra degli Inca.

Lunedì 20 agosto. Vecchi amici, nuova meta. Al «Marconi» di Bologna alle 5.30 con Rosalba e Pierpaolo da Castel San Pietro per il «Charles De Gaulle» di Parigi, dove incontriamo l’organizzatore Tonino Scarpitti con la moglie Cristina, le figlie Samira e Sofia (piccola peste!) e conoscenze africane: Enzo, Giancarlo e Cristiana, Claudio e Paola, Mauro e Vanna, Teresa, poi Antonio e Cristina, Lorenzo, Enrico e Chiara. Non ho la bici perché in Perù è fine inverno e non volevo portare la roba pesante. Farò il turista full time. Dodici ore di volo fino a Lima, 9 milioni di abitanti e traffico caotico. Sistemazione all’hotel Colon, quartiere Miraflores sul Pacifico, cotti a puntino dal jet lag di 7 ore.

Martedì 21 agosto. «Cattolici» e galline. Con Rosalba cerco la piramide Huaca Pucllana su «adobe», mattoni di fango e paglia cotti al sole. Facciamo alcuni chilometri a piedi attraverso una moderna avenida piena di bar e negozi che vendono tessuti in alpaca e vicuña, ma la piramide è chiusa per restauri. Si tratta di un centro cerimoniale pre-Incas dedicato al dio della pioggia. Un documento del 1.560 afferma che «…il diavolo parlò su questa costruzione»: un’invenzione dei conquistadores «cattolici» spagnoli per tentare di estirpare i culti autoctoni. Già all’aeroporto ho cominciato a sciorinare il mio castillano e vado che sembro unto. Pranzo al Largo Mar, centro commerciale pieno di ristoranti, sul mare, con volo di pellicani, parapendii a motore e avvoltoi in quantità, chiamati gallinazos. Cena in albergo. Rosalba prende l’onnipresente caldo de gallina, un brodo con pezzi di pollo, verdure e pasta. Incontro con Darcy, il giovane canadese che ci seguirà trasportando le biciclette. Noi abbiamo freddo, lui è in maglietta, sandali e pantaloncini.

Mercoledì 22 agosto. Che facce da quechua. Conosciamo i due autisti del bus, Eduardo e Alfredo, facce quechua (la parola «Inca» indicava solo i re di quella popolazione). Usciamo da Lima tra poblaciones infinite per fermarci a Huacho, Villa Kitzia, un’oasi con bungalow e giardino con tanti alberi da frutto: higos, naranjas, manzanas, guanabanas, granadas, lucumas, limas dulce, moringas, duraznos, come spiega la titolare señora Daisy.

Su «sabato sera» due pagine e molte foto sull”esperienza peruviana di Nino Villa

Nella foto: Nino Villa nel giardino dell”hotel a Puno, assieme a due… abitanti del luogo

Il giornalista di «Sabato Sera» Nino Villa tra i ciclisti nella terra degli Inca
Sport 8 Luglio 2018

«La mia Africa», la famosa corsa Cape Argus raccontata dal giornalista-ciclista Nino Villa

Se non fosse avvincente e divertente – per un turista ciclista – non mi sarei unito per la quarta volta alla carovana organizzata da Tonino Scarpitti della www. giromondo.org per il Sudafrica. Reduce dal capodanno ciclistico in Marocco, in ebollizione per la preparazione del Giro di Sardegna dei cicloamatori a fine aprile ed in attesa dei primi iscritti del ciclogiro in Perù (Cuzco, Machu Picchu, lago Titicaca, Nazca dal 26 agosto all’8 settembre 2018) Tonino ha realizzato ancora un grande programma nella patria di Mandela. Dato che al Piratello non c’è il bancomat, ho deciso di spenderli tutti prima (gesti scaramantici poco fini…) ed è probabile che nel 2019 la Cape Argus mi riveda ancora alla partenza assieme ad altri 35.000 partecipanti.

Lunedì 5 marzo: incontri notturni a Dubai. All’aeroporto Marconi ci incontriamo con chi parte da Bologna: Carla da Trento che non ha portato la bici e Pierpaolo da Castel San Pietro ma originario di Castel Bolognese, pluri infortunato però con bici al seguito. E vai con Emirates. Incontro con gli altri a Dubai, di notte. Rita e Guido alla quarta apparizione, poi Tonino, Paolo che starà solo la prima settimana, Giorgio e Michela, Eliseo, Franco – con cui scambiamo ricordi e aneddoti del ciclismo anni ’40, ’50 e ’60 – e Vanda, Elena, due maratone di New York portate a termine.

Martedì 6 marzo: «sabato sera» per Mornè. A Cape Town ci aspetta Mornè, autista tuttofare. Ho nascosto per lui una bottiglia di rum nel portaborraccia: «For your birthday e perché l’anno scorso, al braai (braciolata sudafricana) ti abbiamo vuotato la cantina». Tonino traduce e l’abbraccio è allegro e sincero. Gli porto anche le pagine di «sabato sera» con la sua foto e il resoconto del 2017. Arriviamo al «Inn in the Square», albergo che ci ha ospitato altre volte e alcuni del personale ci salutano come vecchi amici. Soprattutto quelli del bar. Montaggio bici e buffet in loco, poi a nanna. Sono in camera con Pierpaolo ed iniziamo a sfidarci a base di citazioni dai «Sonetti romagnoli» di Olindo Guerrini: «Don Vituperi, e paroc di Tri Pont…».

Mercoledì 7 marzo. Non siamo a Cesenatico Il programma è quello di tutti gli anni: Gordon Bay e verso Ermanus su un percorso ondulato. Ci sono lavori di asfaltatura e qualcuno si ritrova con la bici incatramata. Provvederà Mornè a trovare un prodotto per la pulizia. Facciamo 60 km controvento incrociando alcuni gruppi in gara e molti in allenamento. Dopo l’annullamento dell’anno scorso sono tornati in tanti per fare la Cape Argus. Il ciclismo sudafricano è in grande crescita (le «Strade Bianche» di Selleri e il Palio del Recioto sono stati vinti da Stef De Bod, campione Under 23 su strada e a crono sudafricano) e anche l’organizzazione si sviluppa. Cena a Waterfront. Devo istruire i miei compagni che vogliono mangiare il pesce: non siamo a Cesenatico o Porto Corsini, al Capo l’unico pesce servito a tranci è il kingklip, molto buono, ma non ci sono ombrine, ricciole, branzini, orate. Io sto sul filetto di kudu, un’antilope, e i vini sono ottimi.

to be continued…

n.v.

Due pagine complete della quarta puntata del viaggio in Africa di Nino Villa su «sabato sera» del 5 luglio.

Nella foto: paesaggio sudafricano

«La mia Africa», la famosa corsa Cape Argus raccontata dal giornalista-ciclista Nino Villa

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