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Economia 24 Settembre 2019

Vespa cinese e muffa falcidiano la produzione di marroni, in allarme i castanicoltori della vallata

«La mano dell’uomo sta mettendo in serio pericolo la castanicoltura in quella parte della vallata del Santerno da più di 500 anni vocata a questo frutto del bosco». Renzo Panzacchi, presidente del Consorzio castanicoltori dell’Appennino bolognese, non nasconde tutta la sua preoccupazione. E ne ha ben donde. Da qualche anno i produttori castanicoli devono infatti fare i conti con un’ospite indesiderata: la vespa cinese, il cinipide galligeno (Dryocosmus kuriphilus) arrivato accidentalmente dalla Cina. Ma adesso c’è un nuovo nemico, inaspettato: l’uomo. «C’è la seria convinzione – spiega Panzacchi – che vi siano produttori che utilizzano prodotti chimici per debellare la vespa, ma così facendo causano gravi implicazioni di carattere ambientale, uccidendo anche molti altri insetti non dannosi e che, anzi, potrebbero essere antagonisti naturali del parassita, come il Torymus sinensis. Problema fin’ora circoscritto alla zona di Castel del Rio, ma che si sta espandendo anche a Selva di Tirli e Piancaldoli, tutte località comunque della vallata del Santerno».

Una situazione assurda e contraddittoria: i produttori prima pagano per far liberare nell’ambiente il Torymus (antagonista naturale del parassita fitofago venuto dalla Cina) e poi lo distruggono con l’insetticida. La conferma della mano dell’uomo dietro a quanto sta accadendo è deducibile osservando la presenza della vespa: massiccia solo nella zona coltivata a frutto mentre è irrisoria mano a mano che si sale nel bosco selvatico. Cioè, dove il Torymus, l’insetto antagonista, è vivo e vegeto e può riprodursi a danno della vespa, la popolazione di quest’ultima regredisce. Viceversa, dove il Torymus viene sterminato dal veleno o dalla distruzione di ramaglie, ricci e galle, che vengono bruciati anche se la legge lo vieta, la vespa cinese (già uscita dalle galle) spadroneggia. A questo problema va poi sommata la cattiva allegagione primaverile, ossia la mancata impollinazione da parte delle api per la troppa acqua caduta a maggio. E poi, come se non bastasse, preoccupa anche la diffusione della Gnomoniopsis disculapasco e, malattia fungina arrivata dall’Australia che ha già dato fastidio l’anno scorso facendo marcire i marroni. Una malattia subdola, che lavora all’interno del frutto e che non rende visibile niente all’esterno.  (ale.gio.)

L”articolo completo è su «sabato sera» del 19 settembre

Nella foto Renzo Panzacchi, presidente del Consorzio castanicoltori dell”Appennino bolognese

Vespa cinese e muffa falcidiano la produzione di marroni, in allarme i castanicoltori della vallata
Economia 17 Settembre 2019

Cimice asiatica, 250 milioni di euro i danni in Italia. E la Regione stanzia risorse per mutui a tasso agevolato

E’ sempre più emergenza a causa della cimice asiatica. Il caldo oltre le medie stagionali di questo settembre ha prodotto il moltiplicarsi del parassita che ha già provocato in Italia, in particolare nel settore della frutticoltura, danni ai raccolti stimati intorno ai 250 milioni di euro. A lanciare l’ennesimo allarme è la Coldiretti Bologna, che nei giorni scorsi ha incontrato il prefetto di Bologna, Patrizia Impresa, per illustrarle una serie di proposte per fronteggiare l’invasione dell’insetto: vigilanza di porti e dogane su merce in ingresso nell’Unione Europea, avvio celere della introduzione in campo dell’insetto antagonista (la vespa samurai); supporto alla ricerca sulle strategie di lotta e contenimento della cimice, rifinanziamento straordinario del fondo di solidarietà nazionale, moratoria di rate di mutui o prestiti e condizione agevolate per credito di liquidità alle imprese, anche attraverso il sistema dei consorzi fidi.

«I danni da cimice arrivano a superare il 70% della produzione delle pere con l’Abate tra le varietà più colpite, ma non sono state risparmiate ciliegie, kiwi, albicocche e piante da vivai – ha affermato la presidente di Coldiretti Bologna, Valentina Borghi, che ha guidato la delegazione dell’associazione nell’incontro con il prefetto -. Oltre a questo l’agricoltura ha dovuto subire gli effetti di un andamento climatico caratterizzato da una distribuzione anomala delle piogge e l’alternarsi di temperature non in linea con le medie stagionali, che hanno quasi azzerato la produzione delle varietà precoci di ciliegie o i fenomeni estremi di grandinate e vento fino alla diffusione del fungo dell’Alternaria che colpisce sempre le pere e le altre piante da frutto. Una situazione grave, che mette a serio rischio i redditi delle nostre imprese, per questo non è eccessivo parlare di emergenza agricoltura».

Oltre al decreto che dà il via libera all’introduzione della vespa samurai (insetto antagonista naturale della cimice asiatica), che entrerà in vigore il 20 settembre, secondo Coldiretti occorrono «interventi urgenti a diversi livelli che consentano alle aziende di affrontare l’emergenza», dall”aumento della vigilanza nell’Unione Europea per prevenire l”ingresso e la diffusione dei parassiti alla costituzione di fondi e al finanziamento di progetti di ricerca internazionali. Ad essere chiamati in causa sono quindi tutti i livelli di governo: Ue, Stato e Regione. E proprio la Regione Emilia-Romagna ha risposto nei giorni scorsi mettendo a disposizione 250 mila euro per l”attivazione di mutui a tassi agevolati per le imprese ortofrutticole colpite. Il bando, approvato dalla Giunta regionale, stanzia questa somma per la concessione, tramite gli organismi di garanzia, di un contributo in regime di de minimis a favore delle imprese agricole del settore ortofrutticolo, con priorità a quelle delle zone colpite dalla cimice asiatica e da altre avversità climatiche e fitosanitarie. Le domande possono essere presentate entro il 21 ottobre 2019.

L”assessore regionale Simona Caselli ha inoltre fatto sapere che l”Emilia-Romagna e le altre regioni del nord Italia hanno mandato al ministero delle Politiche agricole, Teresa Bellanova, «una lettera congiunta con la richiesta di attivare un piano nazionale straordinario basato sostanzialmente su quello della nostra Regione. Ho sentito poi il ministro Bellanova che ha confermato la volontà di incontrarci a breve. In quella sede chiederemo anche il sostegno delle aziende agricole colpite attraverso l’istituzione di un fondo che permetta di affrontare le conseguenze di quest’anno difficilissimo e di ripartire il prossimo anno. Un altro punto importante riguarda gli ammortizzatori sociali per i lavoratori dipendenti del settore». «Attraverso l’Arefhl, l’associazione europea delle regioni e dei produttori di ortofrutta, che presiedo – ha aggiunto l”assessore regionale – ci stiamo attivando anche in Europa per chiedere un rafforzamento delle misure di prevenzione e gestione delle crisi nell’ambito dei fondi dell’Ocm e uno stanziamento dedicato, nei fondi per la ricerca, per progetti finalizzati a individuare efficaci metodi di lotta di questo insetto. Abbiamo già ottenuto un incontro con l’Unità Ortofrutta Dg Agri per il primo ottobre prossimo». (r.cr.)

Cimice asiatica, 250 milioni di euro i danni in Italia. E la Regione stanzia risorse per mutui a tasso agevolato
Economia 27 Agosto 2019

Cimice asiatica, la Regione Emilia-Romagna convoca un tavolo con associazioni agricole e consorzi dei produttori

Si svolgerà domani mercoledì 28 agosto a Bologna il vertice convocato dalla Regione Emilia Romagna per studiare le misure più efficaci per combattere la cimice asiatica, al quale sono state invitate le associazioni agricole e le organizzazioni dei produttori ortofrutticoli. L”assessore regionale all”Agricoltura, Simona Caselli, dichiara in proposito: «Siamo assolutamente consapevoli dell”impatto negativo sulle coltivazioni della cimice asiatica. Al vertice valuteremo e adotteremo le misure più efficaci per sostenere un comparto come quello agricolo, fondamentale per l”economia regionale».

Il tavolo era già stato convocato quando, nei giorni scorsi, è arrivato l”ennesimo allarme da parte di Coldiretti Emilia Romagna, che ha denunciato la situazione particolarmente difficile proprio nella nostra regione, dove i danni alle produzioni causati dal parassita, in particolare alle pere ma non solo, hanno compromesso dal 40 al 100% della produzioni. «Da un lato è necessario accelerare il più possibile i lanci degli insetti antagonisti – sostiene l”associazione -, ma dall”altro è importante che le istituzioni non facciano mancare il loro apporto con risorse economiche da mettere in campo a sostegno del mondo agricolo. Il settore frutticolo dell”Emilia Romagna è a rischio: chiediamo a tutte le istituzioni competenti di mettere subito in campo soluzioni che vadano a prevenire e risarcire i danni alle aziende agricole».

Alla Regione, Coldiretti chiede poi di attivare, come già avvenuto in passato per altre emergenze, «una serie di interventi finanziari e agevolativi per far fronte al mancato reddito delle imprese, attraverso convenzioni con le banche, l”intervento dei Consorzi Fidi, la sospensione di mutui, pagamenti, tasse, contributi per compensare e non appesantire il bilancio delle aziende gravato  dalle spese colturali sostenute per una produzione che rischia di venire azzerata e di non produrre quindi alcun reddito».

La “cimice marmorata asiatica”, nota semplicemente come cimice asiatica, arriva dalla Cina ed è particolarmente pericolosa per l’agricoltura perché depone le uova almeno due volte all”anno, con 300-400 esemplari alla volta che con le punture rovinano i frutti rendendoli inutilizzabili e compromettendo seriamente parte del raccolto. «La diffusione improvvisa di questi insetti che non hanno nemici naturali nel nostro paese – spiega ancora la Coldiretti – è favorita dalle alte temperature e dalla loro polifagia, potendosi spostare su numerosi vegetali, coltivati e spontanei. La lotta in campagna per ora può avvenire attraverso protezioni fisiche come le reti a difesa delle colture. Per contrastare la proliferazione dell’insetto alieno è dunque importante proseguire a marcia spedita con la ricerca». (r.cr.) 

Sull”argomento leggi anche gli articoli del 23 luglio e del 30 luglio.

La foto è tratta dal sito della Regione Emilia-Romagna

Cimice asiatica, la Regione Emilia-Romagna convoca un tavolo con associazioni agricole e consorzi dei produttori
Economia 23 Luglio 2019

Il caldo fa proliferare la cimice asiatica, per proteggere i frutteti ora si punta sulla lotta biologica

Sono in aumento i danni provocati nei frutteti dalla cimice asiatica (Halyomorpha halys), l’insetto dal color grigio-bruno e dall’odore sgradevole diventato dal 2012 uno dei peggiori nemici delle produzioni frutticole dell’Emilia Romagna e di tutto il nord Italia e la cui proliferazione è favorita dal gran caldo degli ultimi giorni. Pero, melo e pesco gli alberi più colpiti, ai quali ora si affiancano anche ciliegio, albicocco, kiwi e susino. Tra le tecniche di difesa preventive sin qui dimostratesi più efficaci vi è l’isolamento «meccanico» del frutteto tramite reti antinsetto monofila o tramite la modifica delle strutture antigrandine preesistenti.

La Regione ha messo a disposizione delle aziende quasi 13 milioni di euro (con due bandi del Programma di sviluppo rurale: uno per 10 milioni nel 2017 e uno finanziato con 2,7 milioni quest’anno) per l’acquisto e l’installazione di reti antinsetto, raccogliendo anche i suggerimenti e le esigenze espresse dagli agricoltori e dalle associazioni di categoria, legati alle caratteristiche delle aziende del nostro territorio, poiché l’adozione di questi sistemi è stata inizialmente frenata da diversi fattori, non ultimo la necessità di una specifica organizzazione aziendale e di importanti investimenti.

Ma la vera soluzione al problema potrebbe venire dalla lotta biologica basata su predatori naturali. «Oltre ai bandi per installare reti proteggi frutteto – conferma l’assessore regionale all’Agricoltura, Simona Caselli – stanno proseguendo a marcia spedita le ricerche condotte in collaborazione con università e centri di ricerca, con oltre 380 mila euro di finanziamenti regionali, per interventi a basso impatto ambientale grazie all’impiego di insetti antagonisti, avendo sempre come principale obiettivo la salvaguardia degli equilibri biologici dei diversi agroecosistemi del nostro territorio». Le prospettive di lotta biologica si basano al momento sull’impiego di imenotteri che depongono le proprie uova nelle ovature della cimice asiatica, contribuendo così a regolarne la popolazione: l’Anastatus bifasciatus, specie autoctona allevata in biofabbrica; e l’introduzione di specie esotiche provenienti dalla zona di origine della cimice asiatica come la vespa samurai (Trissolcus japonicus). (r.cr.)

L”articolo completo è su «sabato sera» del 18 luglio

Nelle foto da sinistra: la schiusa delle uova di cimice asiatica e i due imenotteri che usano le ovature della cimice per deporre le proprie uova

Il caldo fa proliferare la cimice asiatica, per proteggere i frutteti ora si punta sulla lotta biologica
Cronaca 31 Agosto 2018

Salute, gli altri parassiti nostrani che possono trasmettere malattie

Anche pappataci e zecche possono trasmettere malattie all’uomo. I primi sono piccole zanzare che, specie al crepuscolo o di notte, volano senza far rumore e ci si accorge di essere stati punti solo quando è già successo. «Il loro nome deriva proprio dal loro comportamento, ossia mangiano (pappa) e non si sentono (taci)» spiega Roberto Rangoni dell’Ausl di Imola.

Infestano le aree collinari (100-200 metri di altezza) ed essendo cattivi volatori raggiungono al massimo il piano terra. Due sono le malattie principali che possono essere trasmesse con la puntura dei pappataci. La prima è la meningite virale da Toscana virus. «Provoca febbre e cefalea come il West Nile, ma guarisce da sola in qualche giorno e non serve profilassi per le persone con i quali si è venuti in contatto – spiega Rangoni -. Quest’anno l’Ausl di Imola ha registrato cinque casi in persone dai 17 ai 42 anni».

Poi c’è la Leishmaniosi, di solito associata ai cani, gli animali che possono portare al loro interno il parassita, «anche senza avere problemi per anni» dice Rangoni. «Ha molti mesi d’incubazione, poi si verifica un deperimento dell’organismo, debolezza, dimagrimento e si ingrossa la milza – aggiunge l’epidemiologo -. E’ una malattia molto rara (4 o 5 casi all’anno nell’imolese) e per curarla occorre una terapia antiparassitaria». Per prevenirla «usare i repellenti per zanzare e prestare attenzione ai cani, magari facendoli dormire in casa e proteggendoli con antiparassitari».

Le zecche, invece, sono artropodi a otto zampe con un becco (rostro) e degli uncini per attaccarsi e, per alcuni giorni, succhiare sangue per nutrirsi. E’ frequente incontrarle in particolare dove c’è l’erba alta. Possono trasmettere la malattia di Lyme (un solo caso nel 2018), che si cura con antibiotici. «I primi segni sono deboli, poi nel tempo può danneggiare molti organi con patologie croniche – spiega Rangoni -. Si riconosce perché nella zona del morso compare un anello rosso, bianco al centro, che aumenta di diametro». Come togliere una zecca? «Meglio usare le pinzette e ruotarla per far uscire gli uncini, ma non alcol o amuchina, che possono accelerare il “rigurgito” del batterio. Se dovesse rompersi in due, togliere la parte rimasta attaccata alla pelle con un ago sterile».

gi.gi.

Nella foto: esemplari di zecche

Salute, gli altri parassiti nostrani che possono trasmettere malattie

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