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Cronaca 29 Ottobre 2018

Nomine ConAmi, prosegue lo stallo sulla formazione del nuovo Cda tra Imola e gli altri Comuni del consorzio

Le avvisaglie estive del confronto tra il Comune di Imola della nuova giunta pentastellata a guida Sangiorgi e gli altri Comuni sta prendendo la forma del conflitto costante a suon di sgarbi o presunti tali (mancata presentazione agli incontri programmati). A cui seguono prese di posizione vicendevoli, comunicati, lettere fino ai messaggini sui social e sit-in dei vari sostenitori. C’è grande con-fusione sotto il cielo per le nomine nelle partecipate ed enti vari.

Uno stallo politico che rischia di avere serie ripercussioni pratiche. In particolare per quanto riguarda il ConAmi. Venerdì 19 ottobre c’è stata l’ennesima puntata. La sindaca Manuela Sangiorgi, impegnata in conferenza stampa sul Baccanale (ha tenuto per sé la delega alla Cultura), ha delegato l’assessore alla Legalità e Sicurezza Ezio Roi a rappresentarla nell’assemblea nella quale si doveva decidere il nuovo Consiglio di amministrazione del Consorzio. La conclusione è stata un nulla di fatto.

Gli altri sindaci hanno esplicitato tutto il loro disagio con due duri comunicati che vedono Imola isolata rispetto agli altri (perlomeno tra i 20 su 23 presenti il 19 ottobre). L’assessore Roi «ha ritrattato l’accordo unanimemente condiviso con la sindaca Sangiorgi» scrivono nero su bianco quindici sindaci, (per quanto riguarda il nostro circondario da Castel San Pietro, Medicina, Borgo Tossignano, Fontanelice, Casalfiumanese, Mordano, Castel Guelfo).

L’accordo prevedeva due candidati scelti da tutti «per rappresentare anche i numerosi piccoli comuni, oltre ai tre candidati indicati da Imola, Romagna Faentina-Toscana e Circondario Imolese-Bassa Romagna. La proposta condivisa prevedeva anche che il Comune di Imola esprimesse la presidenza. Questa giravolta del Comune di Imola smentisce quanto concordato con la sindaca mettendola quindi in minoranza nella sua stessa Giunta e rendendola non più credibile. Questo tentativo del Comune di Imola di impossessarsi del Cda del ConAmi – aggiungono -, sono imbarazzanti ed impresentabili a livello istituzionale in quanto pretende di esprimere maggioranze politiche “del Movimento 5 Stelle” in un organo gestionale di un ente pubblico economico».

A stretto giro sono arrivate analoghe dichiarazioni dagli altri quattro sindaci presenti, i «civici» (per quanto ci riguarda Dozza e Castel del Rio): «Siamo delusi nell’assistere ad uno squallido teatrino». In questi due mesi «di riunioni e di inutili perdite di tempo non siamo ancora riusciti ad analizzare i profili e le competenze dei candidati in campo. Che senso ha pubblicare un bando aperto a tutti i cittadini se poi la nomina deve essere fatta in maniera uni-laterale dall’Amministrazione comunale di Imola? Anziché parlare di rappresentanze territoriali, competenze specifiche e strategie industriali si sta alimentando un dibattito che sembra mirato esclusivamente alla spartizione delle poltrone».

Imola detiene il 66,13% delle quote del ConAmi. Lo Statuto (articolo 26) richiede che Cda e presidente siano eletti «a scrutinio palese, sulla base di una proposta sottoscritta da almeno un quinto degli enti consorziati, con il voto favorevole di tanti soci che rappresentino almeno il 70% delle quote di partecipazione ed almeno la metà degli enti consorziati». In sintesi, Imola da sola non basta, tutti gli altri non possono far nulla senza Imola.

Qualcuno sostiene che sia pensato per mettere in difficoltà la Giunta imolese «non allineata» secondo la retorica dell’accerchiamento dei pentastellati da parte dei Comuni a guida centrosinistra, altri semplicemente che non è giusto permettere ad uno solo di decidere su attività essenziali per i servizi di 22 Comuni. Tanto per capirci, l’accordo prevedeva che Imola scegliesse il presiden-te, ma sui nomi doveva mediare. Pescando dal mazzo dei 34 che si erano proposti con l’avviso di selezione pubblica, i nomi cari a Sangiorgi erano quelli dell’avvocato bolognese già candidato 5Stelle Giulio Cristofori, dell’attivista del movimento antidiscarica Cinzia Morsiani, ricercatrice e docente di biologia, e di Luciano Pirazzoli, dipendente della sede di Molinella dell’azienda svedese Ovako, che negli anni ’80 fu consigliere comunale dei socialdemocratici a Imola.

Gli altri sindaci avevano rilanciato con una richiesta di attenzione da un lato per i piccoli Comuni, dall’altro per competenze e continuità (qualcuno proponeva nomi del Cda dimissionario come l’avvocato specializzata in imprese, Francesca Cardelli Nanni, o Mirko Minghini, vice e direttore di filiale della Banca di Imola). Nell’assemblea del 19 non sono stati fatti nomi ma Imola ha sostenuto la possibilità di sceglierne tre su cinque.

Per chi non lo sapesse, al Consorzio Ami fanno capo reti e impianti, di proprietà di 23 Comuni tra imolese e ravennate, di gas, acqua, elettricità e la discarica di Imola, affidati per la gestione ad Hera Spa (nonché 108 milioni di azioni sempre di Hera Spa che producono da soli oltre 10 milioni di entrate ogni anno). Lo scorso 5 giugno il «forziere» ConAmi ha distribuito 8 milioni e 100 mila euro di utili in quota parte ai Comuni soci, in crescita rispetto all’anno precedente. Le note vicende legate alla discarica Tre Monti hanno fatto scendere in parte i ricavi, nello specifico quanto paga Hera per l’utilizzo dell’impianto, da 2,5 milioni del 2015 a 1,4 milioni nel 2017 per effetto della diminuzione dei conferimenti. (l.a.) 

L”articolo completo è su «sabato sera» del 25 ottobre

Nella foto l”ingresso del ConAmi in via Mentana a Imola

Nomine ConAmi, prosegue lo stallo sulla formazione del nuovo Cda tra Imola e gli altri Comuni del consorzio
Cronaca 18 Ottobre 2018

ConAmi, Acer, Area Blu… i giorni caldi delle nomine tra discussioni e perdite di tempo. Le posizioni di Imola e degli altri Comuni

C’è grande confusione sotto il cielo delle nomine nelle partecipate ed enti vari. Le avvisaglie estive del confronto tra il Comune di Imola della nuova giunta pentastellata a guida Sangiorgi e gli altri Comuni sta prendendo la forma del conflitto costante a suon di sgarbi o presunti tali (mancata presentazione agli incontri programmati). A cui seguono prese di posizione vicendevoli, comunicati, messaggini sui social dei vari sostenitori o lettere. Venerdì scorso non sono bastate cinque ore di riunione informale ai 23 sindaci soci del Consorzio Ami per uscire con una decisione più o meno concordata sui nomi dei cinque del Cda. Il prossimo round, con la convocazione dell’Assemblea dei soci vera e propria, è previsto per domani, venerdì 19, e le previsioni non sono confortanti, considerando che la seconda puntata della riunione, fissata per martedì 16 ottobre, è saltata su richiesta all’ultimo minuto del Comune di Imola, cosa, inutile dirlo, che ha fatto arrabbiare più di un sindaco.  

Al Comune di Imola di solito spetta indicare il presidente, agli altri almeno due nomi del Cda. Di fatto, una trattativa dove la sindaca di Imola pesca i preferiti dal mazzo dei 34 che si sono proposti dopo l”avviso di selezione pubblica di un mese fa (i nomi fatti sono quelli dell’avvocato bolognese già candidato 5Stelle Giulio Cristofori ma anche dell’attivista del movimento antidiscarica Cinzia Morsiani o di Luciano Pirazzoli, dipendente della sede di Molinella dell’azienda svedese Ovako, che negli anni ’80 fu consigliere comunale dei socialdemocratici). Gli altri sindaci hanno rilanciato con una richiesta di attenzione al territorio, piccoli Comuni compresi (l’idea è che ci sia almeno un nome indicato dall’area ravennate e uno dalla zona Castello-Medicina), senza dimenticare competenza e magari continuità (partendo da qualcuno del Cda dimissionario come Francesca Cardelli Nanni o Mirko Minghini). Richieste che in un clima meno teso parrebbero di cautela per un ente che maneggia la «cassaforte» dalla quale lo stesso Comune di Imola vuole attingere (vedi la richiesta di dividere le riserve per chiudere il bilancio 2018). Si vedrà. Per una proposta di Cda occorre il sostegno di almeno 5 Comuni soci.  

Non è facile mantenere la barra dritta e ragionare davvero nel merito di curriculum, quote rosa, incompatibilità e competenze. Il clima deteriorato delle ultime settimane ha trasformato tutto in una querelle politica 5 Stelle (Imola) contro «vecchia politica» (gli altri Comuni), secondo la retorica che vede Sangiorgi l’unica non «conforme» (cioè non Pd). Dimenticando, ad esempio, che Dozza ha una giunta eletta a suo tempo in contrapposizione esplicita ai dem. Proprio il sindaco di Dozza, Luca Albertazzi, oggi ha inviato una lettera in cui stigmatizza «il teatrino sfociato in inutili perdite di tempo», poi da un lato apre a Sangiorgi ricordando che «l’innovativa iniziativa del Comune di Imola sfociata nella pubblicazione di un bando pubblico per l’individuazione di tre membri del CdA deve essere sfruttata a pieno, con l’individuazione di profili competenti, adeguati, portatori di idee e capacità. Se non sarà così si tratterà di un’occasione persa». Ma dall’altro sottolinea che «ha proposto, fin dai primissimi confronti, che almeno un membro del Cda si dedichi a curare i rapporti con i Comuni medio-piccoli» perché «l’interesse primario è quello dei cittadini e dei territori». In sintesi, cerca di trovare un punto di equilibrio nella mediazione politica. 

Ma nel frattempo è esploso il caso Acer. Nel Cda della società regionale che gestisce le case di edilizia pubblica sedeva in «quota circondario di Imola» Carmela Cappello, già candidata sindaco del centrosinistra. In luglio ha dato le dimissioni per evitare incompatibilità col nuovo ruolo di consigliera comunale. Per Acer a Bologna aspettano un’ulteriore proposta di un nominativo che deve essere una donna per rispettare le quote rosa in Cda (da ricordare che questa attenzione per l”imolese deve comunque sottostare all”approvazione di Bologna).

Martedì scorso alla riunione prevista in Circondario la sindaca Sangiorgi non si è presentata («si è limitata ad inviare una mail con il nome indicato da Imola», ovvero Sabrina Ujcic, già dipendente Acer). Gli altri, invece, hanno scelto, sempre dalla rosa del bando di interesse promosso in estate dal Comune di Imola, l’avvocato Fabiola Salucci, forlivese con studio anche a Castel San Pietro. In verità i sindaci presenti erano solo sei su dieci e Dozza ha precisato che ci sono state due astensioni, tra cui la loro. Comunque sia, arrabbiatura immediata di Imola, o meglio del M5S che ha tuonato: «Nessuna considerazione della volontà del Comune capofila» che «ha proposto una figura con un profilo tecnico e di formazione di assoluta valenza». «Il nome indicato da Imola è quello di una ex dipendente di Acer uscita dall’Ente sbattendo la porta – ha ribattuto senza mezzi termini Onelio Rambaldi, sindaco di Medicina e ad oggi presidente del Circondario -. Non è sembrato per nulla opportuno ai sindaci avallare un’indicazione tanto scellerata». 

E la prossima settimana, il 23 ottobre tocca ad Area Blu, c’è il presidente e amministratore delegato da nominare e anche qui il percorso si presenta in salita. Il nome gradito a Imola sarebbe quello di Alessandro Ambrosini, varie esperienze in alcune ditte della zona. (l.a.)

Nella foto la sede del ConAmi in via Mentana

ConAmi, Acer, Area Blu… i giorni caldi delle nomine tra discussioni e perdite di tempo. Le posizioni di Imola e degli altri Comuni
Cronaca 11 Ottobre 2018

Imola vuole le riserve del ConAmi per il bilancio, gli altri sindaci dicono: prima Cda e piano industriale. L'analisi della situazione

Il Comune ha battuto cassa al ConAmi chiedendo anche il riparto delle riserve per chiudere il bilancio 2018 in equilibrio. Gli altri 22 sindaci vorrebbero prima avere un nuovo Consiglio di amministrazione, dopo che quello in carica si è dimesso (quattro su cinque) all’inizio di agosto. La prossima puntata della telenovela, cioè l”assemblea dei Comuni soci, è fissata per domani, venerdì 12 ottobre. Nei giorni scorsi Imola ha inviato agli altri sindaci nomi, curriculum e lettere motivazionali dei 34 che hanno presentato la loro candidatura per il Cda in base all’avviso generico di selezione. Si tratta di 24 uomini e 10 donne, da Bologna a Imola fino a Castel Bolognese, tra i laureati prevalgono quelli in Economia, Giurisprudenza o Scienze politiche, qualcuno in discipline tecniche. Qualche nome noto dalle file dei comitati antidiscarica. Nel frattempo, il M5s, partito di maggioranza a Imola, ha annunciato che organizzerà un sit-in davanti alla sede di via Mentana durante la riunione perché «la democrazia è a rischio» e «serve una mobilitazione generale». Cosa che stride un po” con la richiesta di «assoluta collaborazione istituzionale» auspicata da Manuela Sangiorgi, sindaca di Imola.

Tradotto dal politichese, classica manovra di sostegno per forzare la mano agli altri sindaci e magari guadagnare margini di manovra sui nomi da proporre. I sindaci, però, hanno risposto compatti (compresi quelli di area diversa dal centrosinistra o dal Pd, come Dozza, per rimanere nel circondario). Qualcuno, per la precisione Stefano Golini di Mordano, ne ha approfittato per scrivere una lettera ai giornali nei quali si toglie anche qualche sassolino dalla scarpa sul filo dell’ironia: «La decisione unilaterale di tenerci fuori da Area Blu si trasforma in un clamoroso boomerang per Imola e in una inaspettata opportunità per Mordano, in quanto ci conferisce il diritto di veto proprio sulla nomina del presidente e del CdA» (in effetti, in base all’articolo 26 dello Statuto occorre «il voto favorevole dei Comuni consorziati che hanno in essere contratti di servizio con società partecipate da ConAmi e nelle quali non sono direttamente soci»). 

Secondo Sangiorgi posporre la decisione è stata «un’azione che mette in evidente difficoltà il Comune». Per gli altri sindaci una «riflessione di responsabilità», per usare le parole del castellano Fausto Tinti, sull’opportunità di andare alla ridistribuzione delle riserve alla luce della diminuzione delle stesse come contraltare a quella sugli utili per i prossimi anni alla luce dei mancati introiti alla voce discarica. Ad avvalorare questa lettura la delibera approvata all’unanimità a maggio (per Imola c’era il commissario straordinario Cogode), su proposta dell’allora Cda e inserita nel piano triennale ConAmi, che prevede per l’appunto di non andare a riparto delle riserve per quest’anno. 

«La precedente amministrazione comunale di Imola aveva redatto un bilancio preventivo considerando un riparto di riserve di circa tre milioni di euro nonostante le indicazioni del nuovo statuto non lo consentissero – sostiene il Comune di Imola -. In seguito, la commissaria straordinaria Cogode aveva poi ridotto tale cifra a circa due milioni di euro in quanto la copertura derivante dai fondi del ConAmi non era sufficiente». In cassa al momento ci sono circa 4 milioni di riserve. Tinti ricorda: «Così facendo si lascerebbero le casse vuote ai sindaci che verranno eletti il prossimo anno» riferendosi alle amministrative 2019 dietro l”angolo per otto dei dieci comuni del Circondario (esclusi Imola e Castel del Rio).

Per chi non lo sapesse, il 5 giugno il «forziere» ConAmi ha già distribuito ben 8 milioni e 100 mila euro di utili in quota parte ai 23 Comuni (Imola ha il 66,13%), in crescita rispetto all’anno precedente. Al Consorzio fanno capo reti e impianti gas, acqua, elettricità e la discarica di Imola, affidati per la gestione ad Hera Spa (nonché 108 milioni di azioni sempre di Hera Spa che producono da sole oltre 10 milioni di entrate).

Le note vicende legate alla discarica Tre Monti hanno fatto scendere in parte i ricavi del ConAmi, cioè quanto paga Hera per l’utilizzo dell”impianto è calato da 2,5 milioni del 2015 a 1,4 milioni nel 2017 per effetto della diminuzione dei conferimenti. Per i prossimi anni vanno fatti velocemente aggiustamenti al piano industriale, se si ritiene che la chiusura della discarica sia davvero definitiva.

Questo, ovviamente, se si crede che il ConAmi debba continuare la sua attività e distribuire utili alle casse dei Comuni anche per i prossimi anni. «Il Consorzio Ami è patrimonio comune e non può essere depredato a colpi di maggioranza» conclude senza mezzi termini Golini. (l.a.)

Nella foto la sede del ConAmi

Imola vuole le riserve del ConAmi per il bilancio, gli altri sindaci dicono: prima Cda e piano industriale. L'analisi della situazione
Cronaca 1 Agosto 2018

Montecatone, l’Ausl accoglie la richiesta del Comune, avviso pubblico per i candidati a direttore generale

Sembrava cosa fatta, invece è arrivata l’ennesima battuta d’arresto. Decisamente travagliato l’approdo di Mario Tubertini alla direzione generale della Montecatone Rehabilitation Institute Spa, l’ospedale imolese eccellenza nella riabilitazione delle mielolesioni e cerebrolesioni. Un approdo annunciato e condiviso nell’ottobre scorso dall’allora sindaco Manca e dal direttore generale dell’Ausl di Imola, Andrea Rossi, poi impantanatosi prima in difficoltà previdenziali e contrattuali, ora nella richiesta di procedere con un avviso di selezione pubblica prima dell’affidamento dell’incarico. Richiesta giunta dal socio di minoranza della Spa pubblica, il Comune di Imola (che detiene l’1% mentre il 99% è dell’Ausl).

Il 21 luglio, in occasione della cerimonia di inaugurazione dei lavori di ampliamento, alla presenza della sindaca di Imola, Manuela Sangiorgi, il presidente del Cda di Montecatone, Giovanni Pieroni, aveva dichiarato che «la nomina e definizione dell’incarico del nuovo direttore generale» sarebbero avvenute durante l’assemblea degli azionisti già fissata per il 30 luglio. Invece, qualche giorno dopo, è sopraggiunta la lettera del Comune.

«In considerazione del fatto che è cambiata la rappresentanza legale del socio di minoranza ci è parso opportuno concordare le modalità di affidamento dell’incarico, a dimostrazione della piena comunanza di intenti dei soci – motiva il direttore generale dell’Ausl, Andrea Rossi in una nota congiunta con il Comune -. Montecatone è una risorsa di eccellenza del nostro territorio, della Regione e di tutto il Paese ed è pertanto fondamentale che la modalità di scelta del professionista a cui sarà affidata la gestione complessiva sia completamente condivisa, come peraltro è sempre avvenuto in passato» conclude Rossi.

Pubblicato l’avviso e raccolte le candidature verranno valutati i requisiti con curricula e colloqui ma senza fissare una graduatoria. Poi l’assemblea dei soci sceglierà dalla rosa chi preferisce. Questo prevede il bando uscito il 31 luglio per una procedura che dovrà concludersi entro il 10 settembre. In pratica, diversa la forma, uguale la sostanza. Non a caso, sempre nella nota congiunta, è precisato che «lo Statuto societario non prevede la necessità di una procedura pubblica per l’affidamento di questo incarico».

Dal canto suo, Ina Dhimgjini, assessora al Welfare, è soddisfatta: «Apprezziamo il recepimento da parte dell’Azienda usl di Imola di un elemento innovativo, che va a validare delle figure di nomina non più in tornata diretta ma con un processo di selezione per il quale è stato incisivo il ruolo dell’Amministrazione comunale nella modifica procedurale» si legge nella nota.

A questo punto c’è da chiedersi se Tubertini presenterà la sua candidatura. Ha tempo fino al 17 agosto per pensarci. Di certo Tubertini, 62 anni, originario di Castel San Pietro, già direttore generale dell’Ausl di Imola poi dell’Irst oncologico di Meldola e ora al vertice dell’Irsst analogo friulano, è tra gli iscritti all’elenco nazionale di idonei alla nomina di direttore generale di Azienda sanitaria come richiesto dai requisiti per la selezione (ci sono poco più di 600 persone in tutta Italia). (l.a.)

Nella foto grande l”ospedale di Montecatone, nell”altra Mario Tubertini parla con Gian Piero Belloni, direttore dall”Area critica, durante l”inaugurazione del 21 luglio

Montecatone, l’Ausl accoglie la richiesta del Comune, avviso pubblico per i candidati a direttore generale
Cronaca 23 Luglio 2018

Solaris Srl passa a quattro soci, Dozza e Monterenzio si uniscono a Castel San Pietro e Ozzano

Come annunciato da tempo, Solaris Srl passa da due a quattro soci. Dozza e Monterenzio sono entrati ufficialmente nella compagine della società fino a ieri di proprietà solo dei Comuni di Castel San Pietro e Ozzano Emilia. Entrambi i nuovi soci entrano con quote del 4% e passano alla gestione di Solaris la refezione scolastica e gli alloggi Erp, due servizi che sono il core business di Solaris, che per Castello e Ozzano gestisce anche cimiteri e illuminazione pubblica.

Per quanto riguarda le altre quote, ora Ozzano è al 27,60% (prima era al 30%) mentre Castel San Pietro è passato al 64,40% (prima era al 70%), mantenendo comunque saldamente la maggioranza della società nata proprio sul Sillaro come eredità della vecchia Istituzione.

L’operazione di ampliamento della società si è conclusa con l’assemblea straordinaria dei soci tenuta giovedì, in cui è stato modificato lo statuto inserendo l’aumento del capitale sociale e l’ingresso dei due nuovi soci. Gli altri due Comuni avevano già deliberato l’ampliamento nei rispettivi Consigli Comunali. Attualmente il presidente è Giacomo Fantazzini e la direttrice Elisabetta Manca. 

Soddisfatti tutti e quattro i sindaci. Castello e Ozzano che miravano ad un’espansione in grado di portare economie di scala e sviluppo «E’ un irrobustimento della società Solaris, una crescita apprezzata da tutti e non eccessiva, dimensionata alle nostre necessità – ha detto dichiara il sindaco di Castello, Fausto Tinti -. In un’ottica metropolitana, questa operazione lega quattro comuni distribuiti su due unioni diverse, Circondario e Savena-Idice, a dimostrazione della capacità che hanno le amministrazioni intelligenti di fare percorsi virtuosi per dare risposte ai cittadini, al di là di confini amministrativi che potrebbero rappresentare limitazioni».«Dimostra la solidità della nostra società, sono convinto che la sinergia darà risultati a tutti» ha aggiunto il sindaco di Ozzano, Luca Lelli.

Per i due nuovi soci, il sindaco di Monterenzio Pier Dante Spadoni ha sottolineato  «L’auspicio che l’esperienza messa in campo dalla società su refezione scolastica e alloggi Erp vada nella direzione di rendere migliori i servizi per i cittadini». Mentre il sindaco di Dozza, Luca Albertazzi, che ha rivisto ha aggiunto deciso «Crediamo in una società che ha condizioni e dimensioni giuste per operare al meglio, erogando servizi essenziali per la cittadinanza e creando un rapporto positivo e prolifico con gli utenti e il Comune. Veniamo dall’esperienza negativa della convenzione con Acer, che ha condizioni opposte sia per dimensioni che per modalità gestionali, e questo fa sì che anche politicamente siamo soddisfatti di questa scelta strategica per il nostro territorio». I due Comuni vengono da esperienze diverse sul fronte case popolari, Monterenzio cercava una soluzione più grande dopo quella non soddisfacente di una propria in house, al contrario Dozza non si è trovata bene con la gestione della ben più grande Acer e in primavera ha dato disdetta, effettiva dal prossimo 1 agosto. (l.a.)

Nella foto Luca Lelli, Luca Albertazzi, Piar Dante Spadoni e Fausto Tinti

Solaris Srl passa a quattro soci, Dozza e Monterenzio si uniscono a Castel San Pietro e Ozzano
Cronaca 29 Giugno 2018

Area blu, il presidente Bertozzi rimette il mandato. La sindaca Sangiorgi chiede di posticipare l'assemblea dei soci

Questa mattina la sindaca di Imola, Manuela Sangiorgi, ha partecipato alla prima assemblea dei soci di Area Blu Spa. In qualità di socio di maggioranza ha chiesto di posticipare l’assemblea al 16 luglio, per «definire ed analizzare con la massima scrupolosità un corposo pacchetto di tematiche – si legge nella nota del Comune – che costituiranno un mirato piano quinquennale, coinvolgente tutti i settori di Area Blu». La proposta del rinvio è stata accolta con parere favorevole da tutti i soci.  

Al di là del termine un po’ desueto (piano quinquennale). E’ chiaro che Sangiorgi e la sua squadra (lunedì si sapranno ufficialmente i nomi della Giunta) hanno bisogno di un po’ di tempo per prendere confidenza con la macchina e valutare il da farsi. Così come è nota da tempo l’intenzione di mettere mano alle partecipate e al tema delle nomine, ovvio spoiling system in salsa imolese che, tradotto, significa mettere persone di fiducia nei posti chiave. A cominciare dalla «cassaforte» ConAmi passando per il «braccio operativo» Area Blu (parcheggi, manutenzione, strade…).  

Proprio il presidente di quest’ultima, Vanni Bertozzi, ha rotto gli indugi ieri con una lettera che ha consegnato nelle mani della sindaca. «Ho messo nella sua disponibilità il proseguimento del mio mandato, dato che sono stato nominato su indicazione del sindaco precedente – spiega lui stesso -. Non ho dato le dimissioni per non pregiudicare l’attività ma – chiarisce – ho dato la mia disponibilità ad essere sostituito come e quando vuole. Ricordo, tra l”altro, che il mio mandato scade con l’approvazione del bilancio 2018 e, dato che sono andato in pensione nel frattempo, non potrei neppure fare un altro mandato. Quindi il ricambio è naturale, c’è tutto il tempo, chiaro che non si può mettere in ginocchio la società…». 

Bertozzi nei giorni scorsi ha già incontrato Sangiorgi per «parlare di varie cose, hanno incontrato anche direttore e tecnici, hanno chiesto approfondimenti e informazioni circa alcune attività come i cantieri in corso nel Palazzo Comunale e a Palazzo Calderini». (l.a.)

Nella foto Vanni Bertozzi

Area blu, il presidente Bertozzi rimette il mandato. La sindaca Sangiorgi chiede di posticipare l'assemblea dei soci
Cronaca 8 Giugno 2018

Partecipate, Dozza entra in Solaris per alloggi Erp e mensa scolastica

Si allarga la compagine societaria di Solaris Srl, la società in house che attualmente gestisce vari servizi per conto di Castel San Pietro(socio di maggioranza con il 70% delle quote) e Ozzano Emilia (30%). Come anticipato due mesi fa (leggi la news), infatti, stanno per entrare a farne parte anche i comuni di Dozza e Monterenzio.

La strada scelta è stata quella di un aumento di capitale piuttosto che quella ventilata inizialmente di cessione di quote. In sostanza,sia Dozza che Monterenzio entreranno ciascuna con il 4%, mentre Ozzano scenderà al 27,6% e Castel San Pietro al 64,4%, mantenendo sostanzialmente inalterati gli equilibri. «Per noi si tratta di una spesa di circa 4 mila euro, che più o meno coincide con quella che incasseremo per la vendita delle azioni Hera» dice il sindaco dozzese, Luca Albertazzi.

Dozza conta di passare nelle mani di Solaris dal 1° settembre la gestione degli alloggi Erp (finora in capo ad Acer) e delle mense scolastiche. «Abbiamo deciso di recedere da Acer perché insoddisfatti sia sotto l’aspetto economico che della gestione complessiva e della cura delle relazioni da parte di Acer stessa nei confronti dell’ente e degli assegnatari – commenta Albertazzi –. L’entrata in Solaris ci consentirà una maggiore possibilità di incidere nelle decisioni in quanto le scelte verranno assunte con il più alto livello di collegialità e condivisione. Cosa questa difficilmente praticabile in Acer, vistala pluralità degli enti coinvolti. Questa scelta sarà positiva per il nostro Comune in quanto i costi e la qualità del servizio appaiono più favorevoli rispetto ai precedenti».

Passando alle mense, Albertazzi assicura che «il servizio continuerà con la ditta che attualmente si occupa della produzione dei pasti (la veneta Serenissima, ndr) fino alla sua naturale scadenza del contratto,ossia il 31 agosto 2020, quando è prevista la possibilità di proroga per altri tre anni oppure il passaggio direttamente nelle mani della società in house». Le cucine di Solaris in via Remo Tosi, infatti, in questa prima fase non sarebbero in grado di aggiungere alla produzione dei 352 mila pasti per Castel San Pietro e 155 mila per Ozzano, a cui si sommeranno a breve anche quelli per Monterenzio, persino quelli per Dozza e Toscanella. Ergo, per le famiglie dozzesi nulla cambierà sul fronte dei pasti «e anche le tariffe resteranno invariate» aggiunge il sindaco. Tuttavia, a Dozza non verrà attivato un ufficio di Solaris e bisognerà rivolgersi a quello di via Oberdan a Castel San Pietro.

gi.gi.

L”articolo completo su «sabato sera» del 7 giugno.

Nella foto: il Comune di Dozza

Partecipate, Dozza entra in Solaris per alloggi Erp e mensa scolastica

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