Posts by tag: pianoforte

Cultura e Spettacoli 20 Novembre 2019

Il piano di Sofya Gulyak in concerto per l'Emilia Romagna Festival al teatro Comunale di Imola

Sarà Sofya Gulyak, pianista tra le più apprezzate al mondo, la protagonista del concerto di Erf#StignaniMusica mercoledì 20 novembre alle 21 al teatro Comunale di Imola. La musicista terrà un concerto il cui programma vedrà Brahms, Chopin, Rachmaninov e Prok’ofiev e una celebre trascrizione di Bach da parte di Ferruccio Busoni. In particolare eseguirà Chaconne in re minore BWV 1004 di Johann Sebastian Bach/Ferruccio Busoni, Sei Klavierstücke op. 118 di Johannes Brahms, Variations brilliantes sur le Rondeau favori de «Ludovic» de Héroldin si bemolle maggiore op.12 di Fryderyk Chopin, 5 Morceaux de fantaisie op.3 di Sergej Rachmaninov e Sonata n. 7 in si bemolle maggiore di Sergej Prokof’ev.

Sofya Gulyak, lodata dal Washington Post per la sua «incredibile precisione e la squisita delicatezza del suono», è stata la prima donna a vincere il Primo premio e la Medaglia d’Oro Principessa Mary al XVI Concorso Pianistico Internazionale di Leeds. «La sua variegata esperienza si dipana tra prestigiosi concorsi pianistici internazionali e le esibizioni nelle più prestigiose sale da concerto – si legge nelle note stampa al concerto-, sia con celebri orchestre che come solista in recital che hanno sempre riscosso entusiasmo dalla critica e dalla stampa musicale e che sono diventati una sua cifra caratteristica. Tanti i premi ottenuti nei più importanti concorsi pianistici internazionali: primo premio al Concorso Pianistico William Kapell negli Stati Uniti, al Maj Lind di Helsinki, al Concorso di Tivoli a Copenhagen, all’Isang Yun International Piano Competition in Corea del Sud, al concorso pianistico di San Marino; vincitrice inoltre del Concorso Busoni in Italia e del Concorso Pianistico Marguerite Long di Parigi. Sofya Gulyak ha inoltre collaborato con alcuni tra i migliori direttori d’orchestra al mondo e suonato in tutto il mondo, dalla Russia agli Stati Uniti, dalla Finlandia alla Nuova Zelanda. (r.c.)

Il piano di Sofya Gulyak in concerto per l'Emilia Romagna Festival al teatro Comunale di Imola
Cronaca 19 Novembre 2019

Emanuela Mosa e Alberto Ferro ai concerti dell’Accademia

Sarà il duo Mosa-Ferro a guidare il secondo appuntamento della Stagione dei concerti 2019-2020 dell’Accademia pianistica di Imola. Emanuela Mosa, giovane violoncellista siciliana diplomata anche in pianoforte, sarà accompagnata dal pianista pluripremiato Alberto Ferro nelle musiche di Boccherini, Beethoven e Schubert.

Il concerto, che si terrà domani alle ore 20.45 nella sala Mariele Ventre di Palazzo Monsignani a Imola, è stato realizzato in collaborazione con l’Accademia Musicale Chigiana di Siena per la kermesse imolese degli eventi artistici del Progetto Speciale Chigimola 2019.

L’ingresso è previo ritiro obbligatorio dell’invito presso l’Accademia (Rocca Sforzesca, entrata laterale, piazzale Giovanni dalle Bande Nere 12) dal lunedì al giovedì ore 9-19, il venerdì ore 9-17. L’intera Stagione è dedicata all’Osservanza: contestualmente al ritiro dell’invito sarà possibile donare un’offerta libera destinata al recupero del complesso conventuale. (r.cr.)

Emanuela Mosa e Alberto Ferro ai concerti dell’Accademia
Cultura e Spettacoli 30 Ottobre 2019

Il tributo a De Andrè di Danilo Rea inaugura la stagione di Erf@CasseroMusica a Castel San Pietro

Sarà Danilo Rea a inaugurare la stagione di Erf@CasseroMusica al teatro Comunale di Castel San Pietro. Stasera, mercoledì 30 ottobre alle 21 Danilo Rea, uno dei più grandi pianisti italiani, proporrà il suo «Tributo a De André». Improvvisatore dalla spiccata sensibilità melodica, Rea «incontrerà» il grande cantautore genovese eseguendo un repertorio denso di rimandi e di sonorità profondamente evocative. «La toccante rilettura jazz – si legge nelle note stampa al concerto – sfiorerà alcuni dei brani più celebri del grande Faber, quali Bocca di Rosa, Caro Amore e La canzone di Marinella. Brani, questi, che sono ormai entrati nella tradizione musicale del nostro Paese, dove il nome di Fabrizio De André non ha certo bisogno di presentazioni per riuscire a evocare, oltre ad atmosfere uniche, la memoria delle parole di fuoco che molti considerano poesia. Parole che, con la rilettura di Danilo Rea, lasceranno il posto alle melodie, ugualmente sofisticate, anche se forse meno considerate, arricchite in questo caso anche dagli arrangiamenti.Il progetto, presentato come inaugurazione della stagione invernale, è ormai una pietra miliare della vita artistica di Rea, e in quasi dieci anni ha percorso migliaia di chilometri, seducendo platee italiane e europee.

In questi anni le trame del racconto musicale si sono rinforzate, equilibrando i pezzi che compongono il concerto per piano solo, affinandone ogni passaggio». Danilo Rea deve alla sua infanzia romana il suo stile inconfondibile, nato dall’incanto provato peri vecchi vinili di Modugno tra le pareti di casa sua. Studi classici, rock e pop hanno influenzato la sua formazione, convergendo sulla punta delle sue dita attraverso il jazz, la sua vera passione, che riesce a unire la genialità dell’improvvisazione a quella sensibilità melodica che continua a riecheggiare dalla sua infanzia. Rea ha lavorato con Mina, Gino Paoli, Claudio Baglioni, Pino Daniele, Domenico Modugno, Chet Baker, Steve Grossman, Aldo Romano, Luis Bacalov; ma ciò che lo ha reso davvero celebre sono i suoi concerti di piano solo che, spaziando in qualsiasi repertorio, sono stati capaci di conquistare platee come l’Auditorium del Parco della Musica a Roma e il Guggenheim Museum a New York, oltre alle grandi sale di concerto in Europa, America e Cina. (r.c.)

Nella foto di Andrea Sabatello: il pianista Danilo Rea

Il tributo a De Andrè di Danilo Rea inaugura la stagione di Erf@CasseroMusica a Castel San Pietro
Cultura e Spettacoli 11 Agosto 2019

Con il concerto «Unlimited» l'Emilia Romagna festival inaugura l'arena dell'agriturismo «Le siepi di San Giovanni»

Sarà Enrico Pieranunzi a suonare, domenica 11 agosto alle 21, a Fontanelice nel teatro tra i vigneti dell’agriturismo «Le Siepi di San Giovanni», nell’ambito dell’Emilia Romagna festival. «Unlimited» è il titolo del concerto, a sottolineare l’abilità di questo pianista nel muoversi con disinvoltura fra classica e jazz, senza limiti di genere, senza limiti alla musica. «Il blues, Scarlatti, una canzone di Gershwin, una sarabanda di Haendel: il piano solo di Enrico Pieranunzi sfida luoghi comuni e leggi della geometria facendo di jazz e classica due rette parallele che si incontrano – si legge nella presentazione del concerto -. È accaduto già prestissimo nella sua vita musicale, quando i suoni di Charlie Parker, Django Reinhardt, Lee Konitz e Chet Baker vivevano accanto a quelli di Bach e Chopin. Accade ancora oggi, sempre di più, nel suo pianismo libero, personalissimo, senza confini: “Unlimited”, appunto, comerecita il titolo del concerto a Fontanelice».

Nato nel 1949, Enrico Pieranunzi è tra i protagonisti più noti e apprezzati della scena jazzistica internazionale. Suona prevalentemente all’estero, in città come Parigi, New York o Tokyo. Pianista, compositore e arrangiatore, ha registrato più di settanta dischi a suo nome spaziando dal piano solo al trio, dal duo al quintetto. Ha collaborato, in concerto o in studio d’incisione,con musicisti come Chet Baker, Lee Konitz, Paul Motian, Charlie Haden, Chris Potter, Marc Johnson, Joey Baron. Eletto tre volt emiglior musicista italiano nel referendum Top Jazz della rivista Musica Jazz, vanta tra i suoi riconoscimenti il «Django d’or» come miglior musicista europeo nel 1997, l’Echo Award in Germania come Best International Piano Player nel 2014, e il premio «Una vita per il jazz» assegnatogli (sempre nel 2014) da Musica Jazz.

Il concerto dell”Emilia Romagna festival sarà l”occasione per l”apertura ufficiale al pubblico di un teatro all’aperto di quasi novecento posti, nel cuore della vallata del Santerno, che rappresenta l’ultimo progetto dei proprietari dell’agriturismo «Le Siepi di San Giovanni» di Fontanelice. L’agriturismo, aperto nel settembre 2017, appartiene alla famiglia Zuffa ma son osoprattutto tre fratelli – Gabriele, Giangaspare e Maurizio Zuffa – a occuparsene. Fino ad oggi si erano dedicati principalmente alla ristorazione e alla produzione vinicola ma una combinazione di opportunità e intuito ha portato alla creazione di questo teatro da cui con un’occhiata si abbraccia la Vallata e si scorgono i tetti di Imola. Clelia Lazzari, moglie di Maurizio Zuffa, spiega come è nata l’idea: «Non c’è stato un vero progetto dietro, più una serie di opportunità che noi abbiamo colto. L’agriturismo appartiene alla famiglia Zuffa fin dai primi anni’30, quando era stato acquistato dal padre di mio marito, Pietro Zuffa, ma dagli anni ’80 è rimasto disabitato. Abbiamo cominciato la ristrutturazione nel 2011, già con i primi lavori avevamo raccolto molte pietre che avevamo momentaneamente messo da parte, senza sapere bene come utilizzarle. Ma non avevamo buttato via nulla convinti che ogni cosa avrebbe trovato il suo posto. Inoltre avevamo avuto un massiccio spostamento di terreno quando abbiamo costruito la strada e si era creato un teatro naturale con una magnifica vista. L’anno scorso Gabriele ha lavorato alcuni campi circostanti e dal terreno sono emerse molte altre pietre. Dato che c’era questa grande disponibilità di materiale l’anno scorso abbiamo costruito un primo pezzo di arena ispirandoci allo splendido teatro greco di Lipari. Quest’anno abbiamo continuato, e ormai quasi concluso, i lavori». (re.co.)

L”articolo completo è su «sabato sera» dell”8 agosto

Nella foto di Rebecca Conti l”arena dell”agriturismo “Le siepi di San Giovanni”

Con il concerto «Unlimited» l'Emilia Romagna festival inaugura l'arena dell'agriturismo «Le siepi di San Giovanni»
Cultura e Spettacoli 16 Luglio 2019

I talenti del pianoforte in città per l'Imola Summer Piano Academy and Festival

«Un festival che è unico perché è anche una scuola dove il culto dell’eccellenza, della qualità e del rigore è mantenuto all’estremo. Pochi in Europa possono dire di essere coerenti con la qualità, l’internazionalità e il radicamento nel territorio come l’Accademia, che porta il nome di Imola in tutto il mondo». Così Corrado Passera, presidente dell’Accademia pianistica «Incontri col maestro» di Imola, introduce l’Imola Summer Piano Academy and Festival che l’ente di alta formazione e specializzazione musicale con sede alla Rocca organizza per l’ottava edizione, e che si terrà da oggi al 30 luglio.

Due settimane durante le quali duecento allievi provenienti da ventisei nazioni studieranno con ventisette docenti in lezioni individuali che pertanto portano le ore complessive di insegnamento a seicento. Se questo avviene durante il giorno, la sera gli stessi allievi, i docenti e ospiti di prestigio daranno vita a concerti al teatro dell’Osservanza (ingresso gratuito per tutti, fino ad esaurimento dei posti disponibili). Cina, Giappone, Australia, ma anche Kazakhistan, Malesia e Costa Rica sono solo alcuni dei Paesi da cui provengono i giovani talenti che parteciperanno al festival. Inoltre, arriveranno in città gli ottantaquattro orchestrali della Portland Metropolitan Youth Symphony Orchestra diretta da Raul Gomez.

E se tutti vogliono venire all’Accademia di Imola, la ragione sta nella qualità dimostrata in trent’anni di vita dall’Accademia: «Non ci sono nostri allievi che non lavorano – conferma Franco Scala, fondatore e direttore -: noi diamo le competenze per trovare un lavoro nel mondo della musica, grazie all’attenzione che poniamo al talento, degli allievi e degli insegnanti. Questo rimanendo sempre legati alla nostra città, tanto che il festival, ad esempio, è un’importante opportunità di indotto per Imola».

L’inaugurazione dei concerti dell’Imola Summer Piano Academy and Festival avverrà, come detto, questa sera alle 21.30 al teatro dell”Osservanza con il pianista Alessandro Taverna, allievo diplomato in Accademia, pluripremiato a livello internazionale ed oggi tra i concertisti più acclamati della sua generazione. Il 17 luglio alle 21.30 il Silent Wifi Concert® porta al Museo di San Domenico con il pianista Andrea Vizzini: il pubblico potrà ascoltare la musica dal vivo tramite cuffie wifi durante una visita ai musei di San Domenico.Il 18 luglio si esibirà il duo con Giovanni Puddu alla chitarra e Ksenia Mylas al violino, mentre il 19 toccherà al violinista Sebastian Czaja, accompagnato da Aleksander Kistowski al pianoforte per un concerto realizzato in collaborazione con il Music Festival & Master Class di Pila in Polonia. Dal 20 al 23 luglio sul palco del teatro dell’Osservanza si esibirà la Metropolitan Youth Symphony, orchestra giovanile statunitense di ottantaquattro elementi, diretta da Raul Gomez. Il 20 con loro ci saranno i pianisti André Gallo e Igor Roma, il 21 i giovani talenti che studiano durante il giorno, il 22 la pianista Daisy Sun, il 23 il violinista Ted Walton. «Brilliant talents» in concerto anche il 24 e 26 luglio. Giovedì 25 si terrà «A saxophone journey», sabato 27 il concertista cinese Tan Xiaotan si esibirà in un recital al pianoforte con una scelta di Sonate di Beethoven, domenica 28 toccherà al Kelly Joyce Trio. Tranne quello del 17, tutti questi concerti si terranno alle 21.30 al teatro dell’Osservanza.

Lunedì 29 luglio alle 17 alla Rocca ci sarà la finale del Premio Città di Imola e del «Premio al talento Florence Daniel Marzotto» con partecipazione del pubblico alle votazioni. In palio un montepremi di 20.000 euro offerti da istituzioni, privati cittadini, e da Veronica e Dominique Marzotto in ricordo della contessa Florence. Alle 21.30 al teatro dell’Osservanza i Khorakhanè si esibiranno in un omaggio a De André. Martedì 30, infine, sempre alle 21.30 al teatro dell’Osservanza, si terrà la premiazione con il concerto dei vincitori.

Tutti i concerti sono ad ingresso gratuito fino ad esaurimento posti.

Nella foto, di Isolapress, Igor Roma e André Gallo al festival 2018 (i due pianisti si esibiranno anche quest’anno)

I talenti del pianoforte in città per l'Imola Summer Piano Academy and Festival
Cultura e Spettacoli 22 Aprile 2019

Boris Petrushansky chiude i concerti dell’Accademia con un'esibizione che dedica alla città

Sarà Boris Petrushansky a chiudere la rassegna di concerti 2018/2019 dell’Accademia pianistica di Imola, dedicata ai «Talenti e grandi interpreti». E visto il titolo, non poteva esserci artista migliore ad assumersi tale onere, ed onore. Martedì 23 aprile alle ore 20.30, nella sala Mariele Ventre di Palazzo Monsignani, lo storico docente dell’Accademia e pianista di fama internazionale eseguirà i Ventiquattro Preludi op.28 di Chopin e i Ventiquattro Preludi op.11 di Scriabin.

«Quest’anno ricorrono i trent’anni della mia amicizia col maestro Scala (fondatore e direttore dell’Accademia, Ndr) – ha detto Petrushansky -, era il febbraio dell’89 quando feci la mia prima master class nello studio di casa sua. Sono anche i cinquant’anni della mia attività concertistica e a giugno compirò settant’anni. Questo concerto del 23 aprile, in chiusura della stagione dei concerti 2018/2019 dell’Accademia, vuole essere un mio omaggio al senso di responsabilità che sento, quest’anno ancora di più, nei confronti della musica, davanti al mio carissimo amico Franco e ai miei colleghi, e per Imola dove ho vissuto per vent’anni. Dedico questo concerto quindi all’amicizia con Franco che mi ha formato come insegnante e alla città di Imola che mi ha arricchito con la sua vicinanza in tutti questi anni. Ogni concerto per me è sempre una trepidazione dell’anima, ma questo in particolare mi riempie di responsabilità ed emozione».

Nato a Mosca nel 1949, a otto anni Boris Petrushanky viene ammesso alla Scuola Centrale del Conservatorio di Mosca. Nel 1964 il quindicenne pianista incontra uno dei più grandi musicisti del tempo, Heinrich Neuhaus, e diventa il suo ultimo allievo. Nel 1969 tiene il suo il primo concerto a Klin, nella sala del Museo Tchaikovsky. Vince tre concorsi (Leeds, 1969; Monaco, 1970; Mosca; 1971) e poi il «Casagrande» di Terni nel 1975, a cui fa seguito una importante tournée di concerti. Docente al Conservatorio di Mosca dal 1975 al 1979, ha tenuto masterclass in tutto il mondo. Tra le orchestre con cui ha suonato, si possono ricordare l`Orchestra Sinfonica di Stato dell`Urss, la Filarmonica di Mosca, la Staatskapelle di Berlino, l’Accademia Nazionale di Santa Cecilia, l’Orchestra Filarmonica di Dresda, l’Orchestra da Camera della Comunità Europea. Ha collaborato con direttori d’orchestra come Janos Ferencik, Paavo Berglund, Anton Nanut, Lu Jia, Valeri Gergiev, Pavel Kogan, Vladimir Jurowsky. Insegna all’Accademia pianistica di Imola dal 1990. (r.c.)

Per accedere ai concerti (gratuiti) è necessario registrarsi e prenotarsi, ritirando la tessera. Informazioni allo 0542/30802.

Nella foto Boris Petrushansky

Boris Petrushansky chiude i concerti dell’Accademia con un'esibizione che dedica alla città
Cultura e Spettacoli 9 Aprile 2019

Giuseppe Albanese al Museo diocesano in concerto per restaurare un dipinto

Il Gran Concerto di Primavera è l’evento inaugurale della prima stagione concertistica del Museo diocesano di Imola con la direzione artistica di Emilia Romagna Festival, ed avrà luogo mercoledì 10 aprile alle 21 nella Sala grande del museo stesso. Protagonista sarà il pianista Giuseppe Albanese, che per l’occasione presenterà in anteprima il suo terzo cd, Invito alla danza, realizzato per la prestigiosa etichetta Deutsche Grammophon.

Il concerto proporrà così un excursus tra le più significative melodie composte appositamente da grandi compositori dell’Ottocento e del Novecento per balletti diventati capolavori del genere. Alcuni brani, originariamente per orchestra, sono stati trascritti per pianoforte solo con spettacolari elaborazioni particolarmente virtuosistiche. Si comincia con Carl Maria Von Weber e il suo Invito alla danza (trascrizione di Tausig), poi si passa a Léo Delibes con Valzer da Coppelia (trascrizione di Dohnányi), quindi a Tchaykovsky con la Suite da Lo schiaccianoci (trascrizione di Pletnev), a Stravinskij con Suite da L’uccello di fuoco (trascrizione di Agosti), e a Debussy con Prélude à l’après-midi d’un faune (trascrizione di Borwick), per concludere con Maurice Ravel e La Valse.

Giuseppe Albanese, pianista trentasettenne di fama mondiale, «è in grado di trasmettere con la sua musica un’energia vigorosa e travolgente che emerge con maggior forza nelle sue performance live in cui, d’altronde, non mancano anche una grandissima competenza tecnica e un certo virtuosismo esecutivo – si legge nel comunicato stampa -. Invitato per recital e concerti con orchestra da autorevoli ribalte internazionali, ha collaborato con direttori del calibro di Christian Arming, James Conlon, Fabio Mastrangelo, Jeffrey Tate e tanti altri. In Italia ha suonato per tutte le più importanti stagioni concertistiche (incluse quelle dell’Orchestra dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia e della Rai di Torino) e in tutti i più importanti teatri».

Il ricavato del concerto del 10 aprile sarà utilizzato per il restauro, affidato a Michele Pagani, della Sacra famiglia con San Giovannino, un dipinto ad olio di grande fascino della seconda metà del XVI secolo, che appartiene alle raccolte del Museo diocesano. Rezio Buscaroli e Antonio Meluzzi propongono un’attribuzione di questo dipinto a Francesco Vecellio, ma la grande tela parrebbe invece derivare da un dipinto di analogo soggetto di Polidoro Lanzani, databile al 1530 circa (Parigi, Museo del Louvre), di cui esiste anche un’altra versione databile al 1550 circa (Chambery, Musée des Beaux-Arts). (r.c.)

Ingresso con offerta minima di 15 euro a favore del restauro del dipinto. Prenotazione consigliata: Erf 0542/25747 dal lunedì al venerdì dalle ore 10 alle 13.

Nella foto Giuseppe Albanese

Giuseppe Albanese al Museo diocesano in concerto per restaurare un dipinto
Cultura e Spettacoli 18 Marzo 2019

Janos Balazs in «PianOpera», concerto di Erf#StignaniMusica

János Balázs è uno tra i giovani pianisti più famosi e celebrati al mondo. Con «PianOpera», un concerto dedicato ai maggiori brani della tradizione operistica (da Rossini a Wagner, da Verdi a Puccini, nelle trascrizioni di Liszt, Cziffra e dello stesso Balázs) si esibirà stasera, lunedì 18 marzo alle 21, al teatro Stignani di Imola per la stagione di Erf#StignaniMusica.

«János Balázs è dotato di un piglio selvaggio, appassionato, che trasporta i brani alla loro pura origine come solo i pianisti più talentuosi sanno fare – si legge nelle note al concerto -. Ex-enfant prodige, ha iniziato gli studi musicali all’età di otto anni e, dopo solo pochi mesi di pratica, ha vinto il concorso nazionale di pianoforte nell’Ungheria nord-orientale. La sua carriera è iniziata all’età di sedici anni, quando ha vinto il primo premio del Concorso internazionale di Liszt a Pécs, sempre in Ungheria. Negli anni seguenti ha vinto altri quattro concorsi internazionali e ha tenuto concerti in varie città europee. Di lui il critico Hunter Roberts dell’Huffington Post ha detto: “Quando ha suonato la Rapsodia ungherese di Liszt sono rimasto sopraffatto”. Amante di Liszt e delle sue trascrizioni, Balázs riversa nelle sue interpretazioni tutto l’ardore di cui è capace».Ha inciso tre cd con musiche di Liszt, uno in Ungheria e gli altri a Tokyo e Londra. Inoltre, nel 2010 János ha suonato tutto il repertorio per pianoforte e i concerti di Chopin in un singolare tour di concerti in Ungheria, per il quale ha ricevuto un premio dal governo polacco. Nello stesso anno ha inciso il suo quarto cd con musiche di Fryderyk Chopin. Nell’agosto 2011 János ha vinto il primo premio all’International Piano Competition di Aspen (Usa) e successivamente il terzo premio nel più importante concorso di pianoforte, il Liszt Competition (Ungheria), divenendo così il pianista ungherese più premiato».

«Ammiratore e ideale prosecutore dell’arte di Franz Liszt, Balázs ne interpreterà le famose trascrizioni: grandi brani della tradizione operistica trasposti sulla tastiera con brillantezza, forza e precisione – continua il comunicato stampa -. Brani dalla complessità unica, capaci di esistere come opere a sé, le trascrizioni di Liszt si nutrono parimenti della tradizione e del gioco, del vezzo virtuosistico e dell’attenta precisione. Così Balázs porterà in scena Wagner e Verdi riuscendo a stipare intere orchestre nei tasti di un solo pianoforte, capace di rombi e di fusa. Alla stessa tradizione di Liszt apparteneva anche Georges Cziffra, maestro della scuola pianistica ungherese,  insieme a Horowitz uno dei maggiori virtuosi del XX secolo. Cziffra, che dichiarava lui stesso di non essere inferiore a Liszt nell’improvvisazione, sarà presente in PianOpera con la trascrizione di Guglielmo Tell di Rossini. E se Cziffra si paragonava a Liszt senza falsa modestia, il grande pianista e direttore d’orchestra Tamás Vásáry ha detto di János Balázs già nel 2007 che “suona il pianoforte come, o anche meglio, di Georges Cziffra. È un fenomeno unico al mondo. Oltre a questo c’è un intenso lirismo nel suo modo di suonare; si potrebbe persino essere intimiditi dal suo talento.” In PianOpera questa linea di genealogie ungheresi sarà tutta sul palco, con l’esibizione vulcanica di una scuola musicale e interpretativa senza eguali». (r.c.)

Biglietto da 20 a 12 euro, ridotto da 17 a 10, biglietto a 1 euro per gli studenti imolesi di ogni ordine e grado e per gli allievi della Scuola di musica Vassura Baroncini. Info: 0542/25747.

Nella foto Janos Balazs

Janos Balazs in «PianOpera», concerto di Erf#StignaniMusica
Cultura e Spettacoli 11 Marzo 2019

Mario Brunello ed Enrico Pace in concerto domani per l'Accademia

Riprende con due grandi artisti la stagione «Talenti e Grandi Interpreti» curata dall’Accademia pianistica di Imola: martedì 12 marzo alle ore 20.30, nella Sala Mariele Ventre di palazzo Monsignani a Imola, il violoncellista Mario Brunello si esibirà con il pianista Enrico Pace eseguendo la Sonata in mi minore op.38 di Johannes Brahms e la Sonata in fa maggiore op. 6 di Richard Strauss.

Mario Brunello nel 1986 è stato il primo artista italiano a vincere il Concorso Tchaikovsky di Mosca, vittoria che lo ha proiettato sulla scena internazionale: invitato dalle più prestigiose orchestre, dal 1994 si presenta anche nella doppia veste di direttore e solista. Attraverso un lavoro di ricerca si avvicina al pubblico con un’idea diversa e multiforme del far musica suonando il suo prezioso violoncello Maggini dei primi del Seicento appartenuto a Franco Rossi. Enrico Pace ha studiato con il maestro Franco Scala all’Accademia di Imola dove ora è docente. Nel 1989 ha vinto il Primo Premio al Concorso internazionale «Franz Liszt» di Utrecht e da allora si esibisce regolarmente sia come solista collaborando con numerose orchestre sinfoniche, che in formazione cameristica con violinisti del calibro di Frank Peter Zimmermann e Leonidas Kavakos.

Per accedere ai concerti (tutti gratuiti) è necessario registrarsi e prenotarsi, ritirando la tessera. Per maggiori informazioni: 0542/30802.

Nella foto il violoncellista Mario Brunello che si esibirà il 12 marzo con Enrico Pace

Mario Brunello ed Enrico Pace in concerto domani per l'Accademia

Franco Scala e i trent'anni di storia dell'Accademia pianistica

Era il 6 marzo 1989 quando, con un concerto di Vladimir Ashkenazy, inaugurò ufficialmente l’Accademia pianistica di Imola, che nasceva sulla scia dell’associazione «Incontri col maestro» che Franco Scala aveva fondato nel 1982 per tenere corsi, lezioni e attività concertistiche. Trent’anni dopo l’Accademia è diventata punto di riferimento del mondo pianistico a livello internazionale, si è allargata a comprendere anche altri insegnamenti (archi, flauto, musica da camera e perfino fortepiano) e ha ottenuto il riconoscimento dell’equipollenza a lauree triennali e magistrali per i suoi titoli accademici, che a Imola sarà annunciato ufficialmente venerdì 15 marzo dal ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca Marco Bussetti: alle 17.30 al teatro Stignani il ministro terrà una dichiarazione in merito alle linee generali del riconoscimento, per un pomeriggio che vedrà anche i saluti della sindaca di Imola Manuela Sangiorgi e del presidente dell’Accademia Corrado Passera, nonché un concerto eseguito da alcuni degli allievi di maggior talento.

E talento è la parola chiave della storia dell’Accademia.

«Trent’anni fa, quando siamo partiti, sentivo che sarebbe successo qualcosa – conferma Franco Scala, fondatore e direttore dell’Accademia -. L’idea è stata semplice (si schermisce, Nda): permettere a un ragazzo di avere più insegnanti, anche in base alla propria crescita personale e artistica, e non solo uno che lo seguiva per dieci anni come al Conservatorio».

Quando ha sentito che questo «qualcosa» era davvero successo?

«Quando abbiamo cominciato a vincere premi. Ogni nazione ha un premio importante, che la identifica nel mondo della musica: in Italia c’è il Busoni, in Polonia il premio Chopin, negli Stati Uniti il Van Cliburn… Ebbene, i nostri allievi hanno vinto ottanta premi! Andavano e vincevano! La nostra forza è la qualità degli allievi: i nostri studenti hanno molto talento e nostro compito è salvare questo talento».

Il talento degli allievi è una faccia della medaglia, l’altra è il talento degli insegnanti.

«Quando incontri un talento, la natura ha già fatto tutto, tu devi solo aprirgli delle finestre. E devi sapere come farlo. Abbiamo insegnanti che sono le nostre colonne, come Leonid Margarius e Boris Petruschansky, e come lo era Lazar Bergman, che purtroppo è venuto a mancare. E poi abbiamo giovani insegnanti, ragazzi che si sono diplomati qui e che ora aiutano altri talenti nel loro percorso, come Enrico Pace, Ingrid Fliter e Roberto Giordano, ad esempio. In questo c’è anche un continuo adattamento, un avvicinarsi sempre più ai giovani perché non puoi importi su di loro, devi capire cosa vogliono e accompagnarli. Noi produciamo musica, e non abbiamo bisogno di comprarla. Abbiamo rapporti di stima e amicizia con i musicisti. I nostri ragazzi vanno a suonare in Russia, alla Carnegie Hall, in tutto il mondo… e ovviamente a Imola, dove mi piacerebbe che suonassero sempre di più perché noi produciamo e offriamo musica alla città. Ed è stimato che l’indotto che muove l’Accademia in città è di un milione di euro».

In trent’anni di storia, avete raggiunto successi e premi continui. Citiamo solo il Premio Presidente della Repubblica consegnatovi nel 2014 da Giorgio Napolitano per l’attività di eccellenza dell’Accademia pianistica di Imola, o l’esibizione tenuta nel 2009 davanti a Papa Benedetto XVI in Vaticano da Jin Ju (prima allieva, poi docente dell’Accademia). Di cosa è più soddisfatto?

«Della didattica. Dei nostri duecento allievi annuali. In particolare ricordo un episodio con estrema soddisfazione e affetto. Riguarda Roberto Cominati. Lo vedevo sempre qui in giro a lezione, poi un giorno l’ho incontrato e gli ho detto “A domani” per salutarlo. E lui mi ha risposto che no, non ci saremmo visti, perché lui andava via. Gli ho domandato come mai e mi ha risposto che non si trovava bene, non riusciva a “ingranare”. Gli ho chiesto di farmi un regalo e di suonare per me. Alla fine gli ho chiesto di rimanere in Accademia per tre mesi ancora: abbiamo lavorato tutta l’estate insieme, di giorno suonavamo e al tramonto annaffiavamo le piante! C’eravamo solo noi! Dopo di questo ha vinto il Premio Busoni! Ora suona, fa concerti in giro per il mondo… ed è anche pilota d’aerei!». (s.f.)

L”intervista completa a Franco Scala è sul numero di «sabato sera» in edicola da giovedì 7 marzo

Nella foto il direttore e fondatore dell’Accademia Franco Scala con la direttrice artistica Angela Maria Gidaro

Franco Scala e i trent'anni di storia dell'Accademia pianistica

Cerca

Seguici su Facebook

ABBONATI AL SABATO SERA

Font Resize
Contrast