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Cultura e Spettacoli 29 Marzo 2019

Inaugura domani il Museo città romana di Claterna a Ozzano Emilia

Da mostra permanente a museo vero e proprio. A Ozzano è tutto pronto per questo passaggio all’ultimo piano del palazzo della Cultura di piazza Allende: si chiamerà «Museo della città romana di Claterna» e manterrà il concept della mostra aperta per la prima volta nel 2006 ospitante i reperti della Roma antica ritrovati in gran parte nel territorio ozzanese, e sarà inaugurato, domani, sabato 30 marzo. I lavori di sistemazione dei 300 metri quadri delle sale museali sono da poco terminati. Durati undici mesi, con una progettazione che si protrae da almeno un anno e mezzo, vedono un investimento da parte del Comune di 24mila euro, spesi principalmente per il riallestimento, nuove teche, rifacimento di tutte le didascalie con traduzione in inglese, e nuovi punti luce. I lavori di progettazione sono stati affidati allo studio Bi-piu-ci di Modena, la stessa agenzia che ha curato il museo del gelato Carpigiani di Anzola Emilia.

Balzano agli occhi di chi ha avuto accesso in anteprima al museo i nuovi colori dell’allestimento. Quando in passato la sala era adibita a mostra, a detta di molti le sale erano buie. «Abbiamo scelto nuovi colori per le pareti, vinaccia e grigio neutro, che danno un impatto più elegante e leggero», assicura l’assessore alla Cultura Marika Cavina.

«Per il museo è stata aggiunta anche una nuova risorsa – prosegue Lelli -, quella del “conservatore e responsabile dei servizi educativi e didattici del museo”». La scelta è caduta su Roberta Michelini, 52 anni, archeologa, collaboratrice del Comune e già in forza a quella che fu l’associazione Civitas Claterna. Affiancherà Aurora Salomoni, direttrice del museo e della concomitante biblioteca. L’incarico del conservatore durerà un anno. Ma è prevista la stabilizzazione della nuova figura tramite un bando pubblico nel 2020, per il quale è stata messa in preventivo una voce d’uscita di 20mila euro all’anno. Diverso discorso invece per i volontari. Anche loro faranno parte del personale museale. Già impiegati nei servizi bibliotecari, «saranno formati con un apposito corso – afferma l’assessore Cavina – per l’apertura/chiusura del museo e la prima accoglienza dei visitatori».

Se da una parte, dunque, gli oneri saranno maggiori – con 24 ore minime di apertura settimanale come condizione necessaria allo status di museo -, dall’altra sono indubbi i vantaggi. Primo, quello ozzanese sarà inserito nell’elenco dei musei nazionali. Secondo, si potrà attingere ai fondi destinati alla cultura provenienti dall’Unione europea, dal Ministero dei beni culturali e a cascata dalla Regione Emilia Romagna.

Per la realizzazione del nuovo museo, non sono mancati altri adempimenti di natura più tecnica. «Tra tutti, i più complessi sono la regolazione della luce e dell’umidità, che devono rientrare in determinati parametri per non danneggiare le opere – prosegue Cavina -. I reperti appartengono alla collettività. Perciò la Soprintendenza ha il ruolo di monitorarne la conservazione. Ci siamo attenuti alle loro indicazioni anche sui sistemi d’allarme. Partivamo avvantaggiati perché la mostra permanente rispettava già gran parte dei criteri richiesti. Dunque, una volta presentata la documentazione, sia al Ministero sia alla Soprintendenza coi quali abbiamo avuto scambi molto positivi, il percorso è stato tutto in discesa». (ti.fu.)

L’inaugurazione avverrà sabato 30 marzo alle 10 nella Sala Grandi del palazzo della Cultura, in piazza Allende 18, con interventi di autorità, taglio del nastro e visita alle 11, e rinfresco. Nel pomeriggio si potrà partecipare dalle 15.30 alle 17 ad un laboratorio didattico per bambini tra 6 e 8 anni, o dalle 15.45 alle 17 a una visita guidata al museo (per entrambi occorre inviare un’email a museo@comune.ozzano.bo.it entro giovedì 28 marzo). Gli orari per visitare il nuovo museo ozzanese saranno poi lunedì 14.30-18.30, martedì 9-13, mercoledì 14.30-18.30, giovedì 9-13, venerdì 14.30-18.30, sabato 8.30-12.30 (orario invernale) o dal lunedì al sabato dalle 8.30 alle 12.30 (orario estivo). L’ingresso è gratuito, salvo per le visite guidate (di singoli o di gruppi) che costano 86 euro.

L”articolo completo è su «sabato sera» in edicola da giovedì 28 marzo

Inaugura domani il Museo città romana di Claterna a Ozzano Emilia
Cultura e Spettacoli 28 Agosto 2018

Musei, viaggio nel patrimonio archeologico di Imola conservato nel complesso di Sante Zennaro

Il complesso del Sante Zennaro ospita anche il deposito archeologico dei Musei civici imolesi. Si trova sul retro dell’edificio occupato dal centro Casa azzurra, per persone con disabilità. Qui, nel seminterrato, sono custoditi i reperti portati alla luce negli scavi effettuati a Imola negli ultimi quarant’anni.

«Nel 2005 – racconta l’archeologa dei Musei civici, Laura Mazzini – finalmente si è deciso di riunire al Sante Zennaro il materiale in precedenza sparso tra più sedi, dalle scuole Carducci, al deposito comunale in via del Lavoro, da palazzo Tozzoni all’Osservanza.  I reperti hanno così trovato una degna sistemazione, in attesa dell’allestimento del nuovo museo archeologico all’interno del complesso di San Domenico. La proprietà dei reperti è statale – sottolinea -. Il compito della Soprintendenza è tutelare il patrimonio comune e preservarlo per le future generazioni. I musei civici collaborano alla tutela e valorizzazione del patrimonio, che appartiene a tutta la comunità». Il deposito è dotato di grandi vetrate e tavoli, su cui miriadi di frammenti attendono di essere ricomposti. Sulle scaffalature sono ordinati contenitori e documenti, con l’indicazione dei singoli scavi. Ci sono poi vetrine e teche, che custodiscono i reperti già restaurati. Una sorta di «anteprima» museale.

Alle attività di riordino partecipano anche otto volontari, che ogni lunedì mattina, dalle ore 9 alle 12, si ritrovano qui con l’archeologa. «Sono una spalla importante – aggiunge -. Alcuni di loro hanno scelto di frequentare anche il corso che organizziamo con Università Aperta sulla storia dell’arte e l’archeologia del territorio imolese. Ultimamente, inoltre, abbiamo potuto contare sulla collaborazione della restauratrice Susanna Marabini, che indica ai volontari le tecniche migliori per la pulizia dei materiali».  

La necropoli umbra
Alla destra dell’ingresso lo sguardo è attratto da un paio di grandi teche basse e rettangolari. Sotto le spesse lastre di vetro ci sono due tombe della necropoli umbra scoperta nel 1977 durante i lavori per la costruzione dell’Ospedale Nuovo. «In quella occasione – dettaglia l’archeologa Laura Mazzini – furono scoperte circa settanta tombe, a inumazione, con ricchi corredi. La presenza di questa popolazione è documentata in Romagna a partire dalla prima metà del VI secolo avanti Cristo e per tutto il secolo successivo e copre un areale che si estende dall’area centro italica alla fascia medio adriatica. Le tombe a inumazione erano disposte in circoli. Solo uno di questi è stato individuato interamente e scavato. Le sepolture presentavano diverse tipologie: il corpo poteva essere deposto direttamente in terra, in cassa lignea e in un solo caso in un tronco di albero. I defunti erano supini, con il corredo prevalentemente a destra e ai piedi. Punte di lancia e giavellotti erano quasi sempre presso il capo. Spesso si trovano oggetti frammentati, forse legati al rituale. A volte il corredo era fuori dalla cassa».

l mosaico della «domus del rasoio»
Appoggiata a una parete, spicca una grande porzione di mosaico. Le tessere chiare si alternano a quelle scure, a formare bei motivi geometrici. Scopriamo che si tratta di un pavimento. «Nel 2001 – ci racconta l’archeologa Laura Mazzini -, durante i lavori di ristrutturazione del museo di San Domenico, sono emersi i resti di una domus databile tra il I e il II secolo dopo Cristo. E’ stata chiamata “domus del rasoio” per il ritrovamento in loco di un antico rasoio in ferro, con manico in bronzo configurato a testa di pantera  

La piazza dei Riario
Molti ricorderanno gli scavi che nel 2006 trasformarono temporaneamente piazza Matteotti in un sito archeologico. All’epoca ci fu molta curiosità per i rinvenimenti, come dimostrò la grande partecipazione degli imolesi alle visite guidate organizzate per condividere nell’immediato con la città le scoperte fatte. Poi è calato il silenzio. Al Sante Zennaro abbiamo ritrovato una porzione della pavimentazione originaria della piazza, di fine 1400, fatta realizzare dai Riario. 

La tomba dipinta scoperta sotto il monumento
Sempre nel 2006, sotto il basamento del  monumento  ai  Caduti,  a  una  profondità di circa quattro metri, gli archeologi hanno scoperto una singolare tomba dipinta. «Era prossima all’abside della chiesa di San Lorenzo – ci spiega la Mazzini – che occupava buona parte dell’area, prima dei lavori avviati dai Riario per la costruzione di palazzo Sersanti e dell’ampia piazza antistante, da allora mantenutasi inalterata». La tomba è stata restaurata ed è ancora oggetto di studio. (lo.mi)

Il servizio completo è su «sabato sera» del 23 agosto

Nella foto l”archeologa Laura Mazzini durante una visita guidata

Musei, viaggio nel patrimonio archeologico di Imola conservato nel complesso di Sante Zennaro

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