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Cultura e Spettacoli 9 Aprile 2019

Giuseppe Albanese al Museo diocesano in concerto per restaurare un dipinto

Il Gran Concerto di Primavera è l’evento inaugurale della prima stagione concertistica del Museo diocesano di Imola con la direzione artistica di Emilia Romagna Festival, ed avrà luogo mercoledì 10 aprile alle 21 nella Sala grande del museo stesso. Protagonista sarà il pianista Giuseppe Albanese, che per l’occasione presenterà in anteprima il suo terzo cd, Invito alla danza, realizzato per la prestigiosa etichetta Deutsche Grammophon.

Il concerto proporrà così un excursus tra le più significative melodie composte appositamente da grandi compositori dell’Ottocento e del Novecento per balletti diventati capolavori del genere. Alcuni brani, originariamente per orchestra, sono stati trascritti per pianoforte solo con spettacolari elaborazioni particolarmente virtuosistiche. Si comincia con Carl Maria Von Weber e il suo Invito alla danza (trascrizione di Tausig), poi si passa a Léo Delibes con Valzer da Coppelia (trascrizione di Dohnányi), quindi a Tchaykovsky con la Suite da Lo schiaccianoci (trascrizione di Pletnev), a Stravinskij con Suite da L’uccello di fuoco (trascrizione di Agosti), e a Debussy con Prélude à l’après-midi d’un faune (trascrizione di Borwick), per concludere con Maurice Ravel e La Valse.

Giuseppe Albanese, pianista trentasettenne di fama mondiale, «è in grado di trasmettere con la sua musica un’energia vigorosa e travolgente che emerge con maggior forza nelle sue performance live in cui, d’altronde, non mancano anche una grandissima competenza tecnica e un certo virtuosismo esecutivo – si legge nel comunicato stampa -. Invitato per recital e concerti con orchestra da autorevoli ribalte internazionali, ha collaborato con direttori del calibro di Christian Arming, James Conlon, Fabio Mastrangelo, Jeffrey Tate e tanti altri. In Italia ha suonato per tutte le più importanti stagioni concertistiche (incluse quelle dell’Orchestra dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia e della Rai di Torino) e in tutti i più importanti teatri».

Il ricavato del concerto del 10 aprile sarà utilizzato per il restauro, affidato a Michele Pagani, della Sacra famiglia con San Giovannino, un dipinto ad olio di grande fascino della seconda metà del XVI secolo, che appartiene alle raccolte del Museo diocesano. Rezio Buscaroli e Antonio Meluzzi propongono un’attribuzione di questo dipinto a Francesco Vecellio, ma la grande tela parrebbe invece derivare da un dipinto di analogo soggetto di Polidoro Lanzani, databile al 1530 circa (Parigi, Museo del Louvre), di cui esiste anche un’altra versione databile al 1550 circa (Chambery, Musée des Beaux-Arts). (r.c.)

Ingresso con offerta minima di 15 euro a favore del restauro del dipinto. Prenotazione consigliata: Erf 0542/25747 dal lunedì al venerdì dalle ore 10 alle 13.

Nella foto Giuseppe Albanese

Giuseppe Albanese al Museo diocesano in concerto per restaurare un dipinto
Cronaca 22 Febbraio 2019

Avviato a Castel San Pietro Terme l'intervento di restauro del Cassero, chiuso il passaggio carrabile

Avviato l’intervento di restauro conservativo del voltone e delle pareti del passaggio carrabile del Cassero, il monumento simbolo della città di Castel San Pietro Terme che ne segna ufficialmente la nascita nel 1199, come baluardo militare di difesa del territorio di Bologna. Fu realizzato dapprima in legno e poi trasformato più volte a seconda delle esigenze delle milizie fino ai primi anni del 1500, quando, passando la città sotto lo Stato pontificio, perse definitivamente la sua funzione militare.

La struttura attuale, delle dimensioni di circa 18 metri in lunghezza per 4 o 6 metri circa in larghezza, è prevalemente in laterizio. Il voltone è composto da tre campate, due delle quali con volta a crociera e la restante con solaio ligneo, scandite da archi e da pilastri uscenti dal filo del paramento murario. Le superfici da restaurare presentano fessurazioni, erosioni, scagliature, depositi, patine, alterazioni cromatiche e altri elementi di degrado. La ditta incaricata dei lavori ha effettuato prelievi all’interno del passaggio e li ha fatti analizzare da un laboratorio specializzato.

Nell’intervento di risanamento saranno privilegiati metodi che, a parità di efficacia, consentiranno al restauratore di operare in modo controllato, graduale e selettivo. «Si tratta di un intervento importante, che riguarda l’edificio simbolo di Castel San Pietro Terme, e che fa parte del progetto complessivo di riqualificazione del centro storico programmato da questa Amministrazione», tiene a sottolineare il sindaco Fausto Tinti. I lavori sono iniziati quest’ultimo martedì e dureranno all’incirca un mese. «I lavori sono partiti dopo aver seguito un iter impegnativo, che ha coinvolto la Soprintendenza, e vengono eseguiti grazie ad un contributo di 25 mila euro donato dalla Fondazione Cassa di risparmio di Imola nell’ambito del programma Art bonus. Contributo che copre buona parte dell’importo complessivo previsto, pari a 30 mila euro», ragguaglia il sindaco.

L’intervento riguarderà sia le pareti che la volta del Cassero, rendendo necessaria la chiusura del passaggio carrabile di accesso a via Matteotti. Chiuso il passaggio carrabile, i veicoli vengono deviati dalla parte di piazza Galvani su una corsia, indicata con segnaletica provvisoria, che costeggia l’edificio, con sbocco in via Matteotti.

L”articolo completo è su «sabato sera» del 21 febbraio

Avviato a Castel San Pietro Terme l'intervento di restauro del Cassero, chiuso il passaggio carrabile
Cronaca 28 Novembre 2018

L'apicoltore Maurizio Nenzioni e il suo progetto di recupero della rocchetta daziaria di via Pisacane

Quando ciò che si pubblica riesce a innescare effetti positivi per la città è una soddisfazione che va condivisa. A dare il la a questa storia è stato infatti l’articolo pubblicato sul «sabato sera» del 29 settembre 2016, in cui si annunciava la vendita all’asta di una porzione dell’antica rocchetta daziaria lungo via Pisacane, costruita nel 1750 per volere dello Stato Pontificio.

L’articolo ne ripercorreva per sommi capi anche le vicissitudini. Quell’edificio dava riparo ai gabellieri che dovevano riscuotere il pedaggio da chi transitava sul vicino ponte di legno sul fiume Santerno, il «furente Vatreno», ponte fatto costruire nel 1749 per volere di papa Benedetto XIV. Doveva inoltre servire alle guardie che sorvegliavano l’accesso alla città. In origine era quindi stata realizzata «una stanza ad angoli ad uso di fortino», arredata in modo spartano.

Quell’articolo ha incuriosito uno dei nostri lettori, l’apicoltore Maurizio Nenzioni. Bolognese di origine, non aveva mai sentito parlare della rocchetta daziaria. «Quando ho letto l’articolo quel sabato pomeriggio – ci racconta – in me si è mosso qualcosa. Ho provato un’enorme curiosità verso questo edificio carico di storia, di cui fino a quel momento non sapevo nulla. Il giorno dopo, di domenica, io e mia moglie Elena siamo andati a vederlo da fuori. E’ successo tutto in fretta, la decisione di partecipare all’asta è stata immediata, anche perché c’era pochissimo tempo per riuscire a svolgere le formalità burocratiche necessarie».

Nenzioni è riuscito a diventare l’unico proprietario dell’immobile non solo aggiudicandosi l’asta, ma acquistando anche la parte restante che nel frattempo era stata messa in vendita dall’allora proprietario. «O ti butti o, se ci ragioni troppo, non lo farai mai – commenta -. E i fatti si sono concatenati come se la rocchetta aspettasse solo noi. Intanto, ci siamo detti, la prendiamo. I problemi li avremmo affrontati dopo, tanto sapevamo già che sarebbe stata una storia lunga e complicata. Ma io e Elena siamo per le storie complicate, ci piace remare in salita. E in fondo, i tempi lunghi ci fanno comodo».

La rocchetta, infatti, è un bene tutelato dalla Soprintendenza ed è bisognosa di un corposo e costoso restauro. «E’ vincolata non soltanto la parte originaria settecentesca – sottolinea – ma tutto il mappale, comprendente anche gli ampliamenti successivi». In collaborazione con l’architetto Francesco Remondini, l’apicoltore ha già presentato un progetto preliminare ora al vaglio della Soprintendenza. «Il mio intento – spiega – è riportare, nel limite del possibile, la rocchetta allo stato originario. Ma visto che è tutto vincolato, ho pensato di valorizzare la parte settecentesca, attraverso un parziale distacco della porzione meno antica, che verrebbe demolita e ricostruita, mantenendo con la rocchetta un “collegamento” vetrato. In questo modo si otterrebbero due volumi uno dei quali più basso, dalle linee pulite».

Per realizzare tutto questo occorrerà un impegno economico non indifferente. Nenzioni assicura di non aver vinto il Superenalotto. «Il mio Superenalotto – replica – è stato quando, a 45 anni, ho lasciato il posto in Regione per dedicarmi all’apicoltura, che pratico da nomadista, cioè spostando le arnie da una zona all’altra dell’Italia, inseguendo le fioriture». (lo.mi.)

L”articolo completo è su «sabato sera» del 22 novembre

Nella foto Maurizio Nenzioni con la moglie Elena Modelli e la giornalista di «sabato sera» Lorena Mirandola, autrice dell”articolo del 2016 da cui tutto è partito

L'apicoltore Maurizio Nenzioni e il suo progetto di recupero della rocchetta daziaria di via Pisacane
Cronaca 17 Maggio 2018

All’ex convento dell’Osservanza di Imola il restauro ripartirà in estate

Restauro Osservanza, anno primo. Dopo dodici mesi dalla presentazione pubblica degli interventi di ristrutturazione e riqualificazione dell’ex convento dell’Osservanza a Imola, avvenuta il 19 maggio 2017, il cantiere non si ferma. La parrocchia di San Cassiano, che qui ha trovato sede dopo che i frati hanno lasciato il convento nel 2008 e dopo che la Diocesi ha acquisito il convento, ha deciso l’intervento a causa di problemi di cedimento del tetto e per realizzare una struttura il più possibile aperta e fruibile dalla città.

Mentre, tramite la Diocesi, venivano chiesti fondi alla Conferenza episcopale italiana sia per l’edilizia di culto (in quanto nuova parrocchia, in questo caso costituita in nuova sede) sia per i beni culturali, si formava anche una onlus (onlus Parrocchia di San Cassiano martire all’Osservanza) al cui fianco nasceva il Comitato RestaurOsservanza che ha lo scopo di raccogliere fondi e organizzare eventi. L’ammontare complessivo dei lavori è valutato in 1.050.000 euro: 783.000 euro sono già disponibili (tra questi, fondi della parrocchia e somme raccolte dal comitato) o comunque richiesti (alla Cei e alla Fondazione Cassa di risparmio di Imola) e ragionevolmente in arrivo. Mancano quasi 300.000 per realizzare tutti gli interventi e le migliorie previste, ma questo non ha fermato i lavori, che procedono così un po’ alla volta, per stralci e lotti. I primi, partiti ad agosto 2017 dopo una gara tra imprese aggiudicata alla Pmvc, hanno interessato le coperture, cioè il tetto del convento, con interventi già realizzati di riparazione e consolidamento delle capriate danneggiate, e con l’inserimento della guaina impermeabilizzante, e di ripasso del manto di copertura.

A dirigere i lavori e a firmare il progetto della ristrutturazione è l’architetto Stefania Campomori di Alba Progetti: «Quest’estate partiremo con nuovi interventi, già autorizzati dalla Soprintendenza», anticipa. In particolare, al primo piano del secondo chiostro del convento, quello più interno, nei bracci sud-est e sud-ovest ora inagibili verranno realizzati ambienti da destinare ad aule didattiche e per il catechismo nonché servizi igienici e, contemporaneamente, si interverrà anche su alcune porzioni di copertura».

Si continuerà poi per tutto il 2019 al piano terra e al primo piano dell’ala sud-ovest del primo chiostro, per realizzare ambienti adeguati alle esigenze del gruppo scout Imola 1 che qui si ritrova. «È previsto anche  l’adeguamento degli spazi al piano terra utilizzati dal Circolo Silvio Pellico – continua l’architetto Campomori -, con una risistemazione della cucina e delle attrezzature per adeguarle a quelle di una cucina industriale e con caratteristiche degli spazi rispondenti alle attuali normative. Una parte di questi lavori sarà finanziata dalla Diocesi e una parte dal Circolo». Quello in essere è un intervento importante che vuole restituire alla città quello che è «uno dei nostri patrimoni monumentali più significativi – afferma Fabrizio Castellari, del Comitato RestaurOsservanza -, che ha una storia plurisecolare e che è punto di riferimento per una grande comunità di soggetti, a cominciare dai parrocchiani per continuare con gli scout e non solo». «È un posto preziosissimo per la città, per l’arte, per l’educazione – conferma il parroco, don Emilio Morelli -. E io sono stupito e grato perché non pensavo di trovare tanto interesse, tanta generosità e tanta competenza per questo progetto. Questo luogo è nel cuore di molta gente perché è un luogo che tocca il cuore».

Edificio dalla storia antica, come detto: l’ex convento di Santa Maria delle Grazie, comunemente detto dell’Osservanza, risale infatti al XV secolo e comprende, oltre al convento vero e proprio, la chiesa di San Michele Arcangelo e il Santuario della Beata Vergine delle Grazie. E proprio il Santuario sarà oggetto di una parte specifica dei lavori previsti, parte finanziata dalla Fondazione Cassa di risparmio di Imola: verrà dotato, infatti, di un impianto di riscaldamento, che necessariamente dovrà integrarsi con le decorazioni a stucco che coprono le pareti. Di questa parte di interventi più artistici, faranno parte, inoltre, il restauro dell’intonaco del primo chiostro e la sua dotazione di un nuovo impianto di illuminazione, e il restauro del complesso scultoreo del Compianto sul Cristo Morto, detto I Piagnoni, che si trova in un’edicola nel giardinetto che si affaccia su via Venturini, edicola che sarà a sua volta risistemata (per questa parte di interventi di tipo artistico, il progetto è ancora in attesa di autorizzazione da parte della Soprintendenza).

s.f.

Nella foto: il cantiere per la ristrutturazione del tetto nell”ottobre 2017

All’ex convento dell’Osservanza di Imola il restauro ripartirà in estate
Cronaca 17 Maggio 2018

Rimesso a nuovo il pilastrino tra via Emilia e via Ercolana a Gallo Bolognese

Il pilastrino posto all’incrocio tra via Ercolana e la via Emilia è stato restaurato grazie alla generosità di una famiglia del luogo e al lavoro volontario di un altro cittadino residente. L’opera è stata poi completata con l’apposizione di una bella immagine in terracotta policroma raffigurante la Beata Vergine di Poggio, realizzata dall’artista castellano Gianni Buonfiglioli.

Domenica scorsa, al termine della messa, ha avuto luogo la benedizione. Questo pilastrino presenta la rara particolarità di avere una nicchia bifacciale: una facciata è rivolta verso la via Emilia, ovvero verso la linea ferrotramviaria del vaporino che un tempo faceva servizio parallelo e adiacente alla via Emilia, e l’altra verso la pianura di via Ercolana. La comunità parrocchiale vorrebbe restaurare, se troverà fondi, anche l’altro pilastrino che si trova più vicino alla chiesa. Il maestro Gianni Buonfiglioli ha già preparato un’altra Madonnina.

r.c.

Nella foto: il pilastrino restaurato con l”immagine in terracotta policroma raffigurante la Beata Vergine di Poggio

Rimesso a nuovo il pilastrino tra via Emilia e via Ercolana a Gallo Bolognese
Cronaca 17 Maggio 2018

Restaurata la Madonna con bambino nella celletta devozionale di Cantalupo

E’ stata nuovamente restaurata la celletta posta all’incrocio tra via Nuova e via Rondanina, la strada che porta alla minuscola frazione di Cantalupo. La celletta devozionale è di proprietà della Fondazione Istituzioni riunite di Imola, l’ente che gestisce i beni provenienti da lasciti di famiglie benestanti imolesi a favore dei bisognosi. In particolare la celletta è pervenuta alla Fondazione a seguito della incorporazione di varie opere pie, fra cui l’Opera pia eredità Fontana (che aveva avuto origine dal testamento di Francesco Maria Fontana, morto il 23 marzo 1613), e la successiva vendita (nel 1970) dei terreni limitrofi facenti parte dell’opera pia.

Lo statuto dell’ente di via Fratelli Bandiera prevede la conservazione del proprio patrimonio e lo sviluppo di attività di carattere culturale e sociale. «Credo che l’intervento sulla celletta risponda appieno a tale obiettivo – spiega l’avvocato Edore Campagnoli, presidente della Fondazione – e pertanto è con vero spirito di servizio che abbiamo provveduto al restauro che ha riportato la struttura al 2005, quando miei predecessori alla guida delle Istituzioni riunite hanno provveduto al primo intervento». All’interno della celletta è affrescata una Madonna con bambino seduta su un trono. Il dipinto è di difficile datazione (le incisioni sulla parete lo indicano comunque anteriore al 1536). Così come non ne è semplice l’attribuzione, anche se è plausibile l’accostamento a Innocenzo Francucci, artista che ha eseguito diverse opere nel territorio di Imola e che ci ha lasciato una pala con raffigurati i santi Cassiano e Crisologo. Gli ex voto rinvenuti all’interno della celletta aiutano a ricostruirne la storia. In origine si trattava certamente di una edicola votiva a cielo aperto, di cui si ipotizza un primo intervento di copertura nel XVII secolo, e di dimensioni diverse rispetto alle attuali, e cioè più alta e con un occhio sopra alla porta, come appare raffigurata appunto in un ex voto. Anche le dimensioni del dipinto mariano erano certamente maggiori in quanto il restauro ha fatto riemergere una mano che regge un libro e un tratto di gomito (probabilmente due santi genuflessi in adorazione).

Nel 2002 si era dato inizio ai lavori per verificare cosa vi fosse all’interno della cornice dipinta sulla parete vuota e la mano leggera del restauratore aveva portato alla luce, sotto vari strati di tinteggiatura, frammenti di un dipinto raffigurante appunto la Madonna con bambino, purtroppo col volto troncato dalla parte alta della cornice. Ma, fortunatamente, c’è stata una sorpresa positiva. La realizzazione della cornice risale al XVIII secolo. E per consentirne un migliore aggancio al supporto murario si era reso necessario scalpellare la superficie interessata. Coincidendo il tratto alto della cornice con il volto della Madonna, lo scalpellino dell’epoca avrebbe dovuto intervenire proprio sul viso della Madonna, che invece è stato rinvenuto intatto. Il che fa ritenere che lo scalpellino, forse colto da devozione o timore reverenziale, abbia deciso di non distruggere il volto della Madonna preferendo ricoprirlo solo con strati di calce, consentendo così di poterlo oggi ammirare nuovamente.

r.c.

Nella foto: la Madonna con bambino affrescata all”interno della celletta posta all”incrocio tra via Nuova e via Rondanina, la strada che porta alla minuscola frazione di Cantalupo

Restaurata la Madonna con bambino nella celletta devozionale di Cantalupo

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