Posts by tag: ricerca

Cronaca 15 Gennaio 2020

L'Istituto Ramazzini, che ha un poliambulatorio anche a Ozzano, si avvia a diventare un Irccs

C”è un motivo di interesse in più per l”incontro  che si svolgerà domani a Imola nell”ambito della rassegna CooperAttivaMente ambiente e salute e per i prossimi due in programma il 30 gennaio e il 13 febbraio. L”Istituto Ramazzini, dal quale provengono i ricercatori che relazionano il pubblico sulle tematiche oggetto della rassegna, si è visto infatti accogliere la proposta formalizzata ieri alla Regione Emilia-Romagna di essere riconosciuto come Istituto di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico (Irccs). Non solo: la Regione ha deciso di avviare immediatamente l”attività istruttoria per arrivare al riconoscimento.

Si tratta di un importante traguardo per l”Istituto, fondato 40 anni fa dal professor Cesare Maltoni e che, dal 2015, ha aperto un poliambulatorio anche a Ozzano Emilia dopo quello già in funzione a Bologna, mentre i laboratori del Centro di ricerca intitolato proprio al fondatore si trovano dagli anni Settanta nel Castello di Bentivoglio. Il Centro di ricerca sul cancro «Cesare Maltoni» è diventato negli anni una realtà d’eccellenza indipendente e riconosciuta a livello internazionale, che ha ottenuto dalle sue ricerche risultati fondamentali nel campo della medicina ambientale e del lavoro, portando al lancio di programmi di prevenzione e di protezione della salute pubblica.

Per quanto riguarda i prossimi passi del percorso di costituzione e riconoscimento in Irccs, occorrerà innanzitutto il pronunciamento favorevole dell’Assemblea legislativa che sarà elettra il 26 gennaio, poi l’Istituto “Ramazzini” dovrà presentare una nuova formale domanda di riconoscimento alla Giunta, che dovrà verificare i requisiti necessari e inviare poi la documentazione al Ministero della Salute, competente sul riconoscimento.  Gli Irccs hanno una grande importanza, sottolinea la Regione in una nota, «per lo sviluppo della programmazione sanitaria regionale, in quanto coniugano attività di ricerca, clinica e sperimentale favorendo l’erogazione di prestazioni assistenziali di grande qualità e innovazione». In tutto in Emilia-Romagna queste realtà sono quattro: l”Istituto Ortopedico Rizzoli di Bologna, l”Istituto delle Scienze Neurologiche di Bologna, l”Istituto in tecnologie avanzate e modelli assistenziali in oncologia di Reggio Emilia l”e Istituto Scientifico Romagnolo per lo studio e la cura dei tumori di Meldola. (r.cr.)

Nella foto tratta dal sito dell”Istituto Ramazzini il professor Cesare Maltoni

L'Istituto Ramazzini, che ha un poliambulatorio anche a Ozzano, si avvia a diventare un Irccs
Cronaca 10 Gennaio 2020

CooperAttivaMente e Istituto Ramazzini insieme per parlare di qualità dell'aria e rischi per la salute

Quanto è importante la qualità dell’aria ai fini della salute delle persone? Ne parlerà giovedì 16 gennaio, nel terzo incontro della rassegna CooperAttivaMente dedicata ad ambiente e salute, il dottor Daniele Mandrioli, ricercatore dell’Istituto Ramazzini. «Siamo l’aria che respiriamo» è il titolo dell’evento, che avrà luogo a partire dalle 18.30 nella sala delle Stagioni della Casa della Cooperazione di Imola, in via Emilia 25. All’inquinamento e alle conseguenze sul benessere di ogni individuo l’Istituto Ramazzini dedica una parte della sua attività di ricerca, anche in qualità di partner tecnico del Laboratorio Aria, nato dalla collaborazione tra Comune di Bologna e Università di Bologna, Arpae, Ausl Bologna e Città metropolitana.

Si tratta, come si legge sul sito della stessa Fondazione, di un «percorso sperimentale di confronto e collaborazione tra soggetti diversi per creare attenzione e azione intorno al tema della qualità dell’aria. Attraverso il Laboratorio Aria, si intende accrescere la consapevolezza del problema in città, creando un flusso informativo costante, facendo dialogare i diversi sistemi e le tecnologie di misurazione e monitoraggio della qualità dell’aria già attivi e stimolando comportamenti che riducano l’impatto e i rischi perla salute». Uno degli strumenti messi a punto dal Laboratorio è un Decalogo che raccoglie consigli e buone pratiche, compilato su dieci domande rivolte ad esperti sul tema e sulle risposte date in un lavoro di redazione che ha coinvolto Ausl di Bologna, Arpae e Ramazzini. Tra le domande selezionate ci sono, ad esempio: «Respiro un’aria peggiore andando a piedi, in bicicletta o in auto?» oppure «La mascherina antismog è una misura per proteggermi dall’inquinamento?». E ancora: «È vero che se porto il mio bambino in passeggino respira un’aria peggiore rispetto al portarlo in braccio?» e così via.

Lo scopo è, come si può intuire, fornire maggiori conoscenze sul tema dell’inquinamentoe sulla sua relazione con la salute, dando anche suggerimenti su quali comportamenti tenere per ridurre i rischi. Una tematica, insomma, molto in linea con le motivazioni che hanno portato alla rassegna di CooperAttivaMente dedicata all’ambiente e alla salute e in generale con i principi del progetto CooperAttivaMente, promosso dal Consiglio di zona soci del Circondario imolese di Coop Alleanza 3.0 e dalla cooperativa Bacchilega, in collaborazione con varie realtà cooperative e associative del circondario imolese, con l’intento di promuovere e sviluppare la cultura e la crescita civile, civica e cooperativa del territorio, ma anche corretti stili di vita e di consumo. (mi.ta.)

CooperAttivaMente e Istituto Ramazzini insieme per parlare di qualità dell'aria e rischi per la salute
Cronaca 14 Novembre 2019

Tecnologia 5G, l'Istituto Ramazzini raccomanda precauzione: «Prima di usarla, studiamone gli effetti»

Tra l’Istituto Ramazzini e la Città metropolitana di Bologna il confronto sul 5G è aperto. Le nuove antenne possono avere effetti cancerogeni? Domanda «grossa», a cui il Ramazzini, che ha una delle sue sedi proprio a Ozzano, tenta di rispondere evidenziando studi svolti in precedenza su tecnologie dall’impatto inferiore. Ma andiamo per ordine. Un anno fa il Ramazzini aveva fornito i dati di ricerche svolte su topi esposti ai campi elettromagnetici emessi dai telefonini. Risultato: in due esperimenti distinti, svolti in Italia e negli Usa, si ammalavano dello stesso tipo di tumore. Si trattava di studi su una tecnologia a minore intensità rispetto al 5G: per gli studiosi, un monito che non tranquillizza sugli scenari futuri dove l’esposizione aumenterà.

A febbraio, i ricercatori dell’Istituto fondato da Cesare Maltoni avevano esposto i dati a Montecitorio, in commissione parlamentare, mostrando che i livelli di radiofrequenza 5G saranno perfino più alti rispetto a quelli studiati su 3G e 4G. A fine ottobre l’ufficio di presidenza della Città metropolitana di Bologna presieduto dal sindaco Virginio Merola ha dichiarato:«Non c’è nessun allarme 5G. Gli allarmi li certifica l’Istituto superiore di sanità, l’Iss, non i sindaci dei vari comuni. E l’Iss ha confermato, studi alla mano, che non è necessario modificare gli standard internazionali di prevenzione». Inoltre, si era dato vita a un Tavolo permanente sul 5G, con Ausl, Arpae, comitati cittadini, compagnie telefoniche e lo stesso Ramazzini. Merola aveva poi ammonito a non agire in «ordine sparso», dove ogni riferimento alla sindaca di San Lazzaro, Isabella Conti, rea di aver chiuso all’istallazione di antenne 5G, era chiaro come il sole.

Nel merito interviene Fiorella Belpoggi, direttrice dell’area Ricerca dell’Istituto Ramazzini, che risponde al «sabato sera» da Lione, dove sarà impegnata in convegno fino a metà novembre.

Dottoressa Belpoggi, questo giornale si occupò un anno fa dei primi risultati sull’esposizione alle radiofrequenze. Da allora sono emerse nuove evidenze sulla pericolosità del 5G?
«Non esistono studi adeguati per stabilirne la pericolosità, ma neppure per escluderla. Sulla base delle conoscenze acquisite sul 3G in studi epidemiologici e sperimentali, che hanno osservato un aumento dei tumori delle cellule nervose nell’uomo e nelle cavie, sarebbe doveroso adottare un principio precauzionale, rallentando l’installazione del 5G in attesa di una definizione dei potenziali rischi».

Così però si blocca lo sviluppo…
«Servono solo più tempo e altre ricerche. Poiché nello studio sulle frequenze 3G sono stati evidenziati biomarker correlati ai tumori e rotture del Dna (genotossicità), con uno studio della durata di un anno si potrebbe avere un primo orientamento sugli effetti del 5G». (ti.fu.)

L”intervista completa e altri approfondimenti sono su «sabato sera» del 14 novembre

Nella foto Fiorella Belpoggi, direttrice area ricerca dell”Istituto Ramazzini

Tecnologia 5G, l'Istituto Ramazzini raccomanda precauzione: «Prima di usarla, studiamone gli effetti»
Economia 16 Ottobre 2019

Lavori in corso per la nuova ala della Fondazione Iret che ospiterà la stampa 3D dei biotessuti

La Fondazione Iret ha sede in uno stabile basso e chiaro, con porta e finestre rosse. Da inizio settembre ai colori di sfondo si è aggiunto l’arancio della rete a protezione del cantiere in corso sul retro dell’immobile e dove sorgerà una nuova ala di circa 200 metri quadri, che andrà ad aggiungersi alla struttura esistente, dalla superficie di circa 550 metri quadri. «Per garantire la sua competitività sul piano nazionale e internazionale – spiega la presidente, Luciana Giardino – la Fondazione Iret ha messo a punto un piano di sviluppo a cinque anni, il cui obiettivo è aumentare il potenziale di ricerca e di presidio delle tecnologie emergenti, potenziando al tempo stesso la capacità di dialogare con le imprese, anche attraverso il suo ruolo di soggetto gestore del Tecnopolo di Bologna, intitolato tre anni or sono al premio Nobel Rita Levi Montalcini. Quanto siamo riusciti a fare finora e questo ulteriore salto in avanti sono la conferma che il modello virtuoso ed economicamente sostenibile che Iret persegue tenacemente dalla sua fondazione non solo si è dimostrato adeguato, ma è in grado di crescere. Unendo le energie positive del pubblico, del privato aziendale, del privato no profit e delle associazioni di pazienti possiamo perseguire obiettivi di ampio respiro con ricadute certe per tutto il sistema».

Nella nuova ala troveranno posto la biblioteca, quattro uffici, verrà trasferito dalla struttura attuale il laboratorio di microscopia. Saranno inoltre realizzati due laboratori per la ricerca industriale, uno dei quali dedicato alla stampa 3D. Nuovi spazi che consentiranno di potenziare la ricerca in corso sulle cellule staminali e che agevoleranno lo sviluppo di start up innovative nel campo delle Scienze della vita. I lavori, partiti a inizio settembre, dovrebbero essere ultimati entro marzo. Il progetto tecnico è curato in forma solidale dall’ingegnere Luca Rossi e dall’architetto Flavio Gardini, dello studio bolognese Nobo. Tra le imprese coinvolte, anche l’imolese Lacky Impianti elettrici e Dm Costruzioni di Toscanella. L’importo dell’intervento è di circa 350 mila euro, finanziato al 60% dalla Regione Emilia Romagna.

«E’ la prima volta che la Regione ci co-finanzia lavori strutturali. Ma – tengono a precisare – ci stiamo attivando anche per cercare partner sul territorio disponibili a sostenere il progetto, totalmente no profit». Tra i primi a rispondere all’appello è stato il gruppo Italcer, di cui fa parte l’azienda ceramica La Fabbrica di Castel Bolognese, tra le imprese acquisite dal Fondo di investimento Mandarin Capital partners II, legato all’economista imolese Alberto Forchielli. Italcer ha infatti deciso di donare l’intera pavimentazione della nuova struttura. (lo.mi.)

Lavori in corso per la nuova ala della Fondazione Iret che ospiterà la stampa 3D dei biotessuti
Economia 16 Ottobre 2019

Visita alla Fondazione Iret di Ozzano Emilia, dove si fa ricerca sulle malattie neurodegenerative

La Fondazione Iret è uno dei centri di eccellenza che lo scorso 27 settembre, in occasione dell’evento «Emilia-Romagna Open» e della «Notte europea dei ricercatori», ha aperto le porte al pubblico. Non ci siamo lasciati scappare questa opportunità e ci siamo uniti al piccolo gruppo di visitatori, composto per lo più da studentesse universitarie e accolto in modo caloroso negli spazi di via Tolara di Sopra. A fare gli onori di casa è stata la direttrice scientifica della Fondazione, Laura Calzà, che ha spiegato in modo chiaro di che cosa si occupa l’ente no profit, voluto dieci anni or sono da lei e dalla collega Luciana Giardino, oggi presidente della Fondazione, facendo poi seguire la visita ai laboratori. Infine, ha risposto alle nostre domande.

Dottoressa, ci può fare qualche esempio dei risultati raggiunti dalle vostre ricerche?
«Per quanto riguarda la demenza di Alzheimer, abbiamo lavorato sulla fase pre-clinica, dimostrando una vulnerabilità legata al metabolismo energetico del sistema nervoso, che compare ben prima delle placche tipiche dell’Alzheimer. La nostra ricerca ha evidenziato che esiste una sofferenza metabolica che provoca difficoltà nelle risposte, ancor prima che si depositino tali placche. Sul tema dell’alterazione del linguaggio tipica nei malati di Alzheimer, in collaborazione con i colleghi del dipartimento di Filologia classica e Italianistica dell’Università di Bologna, abbiamo provato a usare metodiche nuove di analisi del linguaggio per una diagnosi il più precoce possibile. Si tratta di linguistica computazionale applicata al linguaggio spontaneo: non quello, per intenderci, legato alla visita in ambulatorio, dove il paziente tende ad esprimersi in una situazione di ansia, ma applicata al parlato registrato in contesto naturale. L’analisi computerizzata è in grado di cogliere segni più precoci di alterazione linguistica. Intonazione, pause, enfasi e musicalità risultano in effetti alterati, ancor prima della perdita della parola stessa».

Se ci si volesse sottoporre a questo tipo di test a chi ci si può rivolgere?
«Lo sconsiglio caldamente: il metodo, anche se già ripreso da altri laboratori (l’ultimo in ordine di tempo, un gruppo cinese) deve essere ulteriormente validato. Ma esistono anche altre ragioni. Faccio un paragone estremo: genitori portatori di una malattia genetica effettuano il test per sapere in anticipo se il loro bimbo sarà malato. Siamo sicuri di volere una diagnosi quando non abbiamo ancora una terapia per quella malattia? Si tratta di novità e procedure che devono essere inquadrate in un contesto preciso. Da una parte c’è l’esigenza di ricerca: potremo sviluppare una terapia per rallentare la demenza se avremo gli strumenti per identificare la malattia prima che sia manifesta. In altri termini: dovremmo avere gli strumenti per dire a una persona se è a maggior rischio. Negli Usa si fa senza problemi, così come nei Paesi del nord Europa. In Italia è un tema ancora difficile da affrontare edè una questione puramente culturale:da noi si fa ancora fatica a dire a un familiare che ha un tumore, anche se il tumore può essere affrontato, figuriamoci se si tratta di una malattia per cui non esiste ancora una cura. Abbiamo quindi anche un problema culturale, legato alla paura che alcune malattie inducono».

La Fondazione Iret lavora su molteplici fronti e collabora anche con il Montecatone rehabilitation institute. Di che cosa vi siete occupati di recente?
«Oltre alle lesioni acute e alle malattie degenerative croniche del sistema nervoso, qui studiamo le lesioni traumatiche del cervello e del midollo spinale. Per quanto riguarda Montecatone, un progettopre-clinico ha riguardato la possibilità di cercare di prevenire o ridurre gli effetti delle lesioni contusive del midollo spinale, e abbiamo brevettato una miscela di farmaci che, da un punto di vista sperimentale, è efficace per limitare i danni. Lesioni di questo tipo danno infatti il via ad altri fenomeni molecolari che nel giro di giorni, settimane e mesi si estendono. A questo fenomeno sono ascrivibili due complicanze sfortunatamente abbastanza comuni: il dolore e le contrazioni agli arti paralizzati. Dovremmo convincere il neurochirurgo che è opportuno intervenire in fase acuta, anche se ci scontreremo probabilmente con i dettami della medicina difensiva (per diminuire la possibilità che si verifichino esiti negativi per il paziente in seguito all’intervento sanitario)». (lo.mi.)

L”intervista completa è su «sabato sera» del 10 ottobre

Nella foto la sede della Fondazione Iret

Visita alla Fondazione Iret di Ozzano Emilia, dove si fa ricerca sulle malattie neurodegenerative
Cronaca 26 Settembre 2019

Porte aperte per dieci eccellenze di Imola, Castello e Ozzano che aderiscono ad «Emilia Romagna Open»

Un’occasione da cogliere al volo per visitare luoghi ai quali raramente si può accedere e un’opportunità per conoscere il «dietro le quinte» di realtà di eccellenza. Da oggi, giovedì 26 settembre a domenica 29 imprese grandi e piccole, laboratori di ricerca industriale ed eccellenze del sistema dell’innovazione regionale apriranno le loro strutture ai cittadini, per avvicinare il grande pubblico ai luoghi della produzione. E’ la prima edizione dell’iniziativa Emilia Romagna Open, promossa dalla Regione, in collaborazione con la società consortile Art-Er, e collegata alla Notte europea dei ricercatori, in programma il 27 settembre.

All’evento hanno aderito anche dieci strutture presenti sul nostro territorio. Per chi ha prenotato la visita online entro il 23 settembre, a Imola sono disponibili la Casa di accoglienza Anna Guglielmi (oggi 26 settembre, dopo l”apertura delle 8.30, anche alle 12.15, 14 e 15.45), cooperativa sociale che da oltre 30 anni ospita i familiari delle persone ricoverate al vicino Montecatone Rehabilitation Institute, così come pazienti in regime di day hospital. Sempre a Imola hanno aderito all’iniziativa le società di innovazione digitale Antreem (aperta in base alle prenotazioni oggi alle 11, 15 e 16.30; domani, 27 settembre, ore 15 e 16.30; sabato 28 settembre, ore 10 e 11.30), Imola informatica (oggi e domani ore 9.30 e 14) e Geosmart lab-Sister (domani alle ore 10 e 14.30), il laboratorio di pasticceria Plasir (28 settembre, ore 9, 10.30, 12 e 14.30).

A Castel San Pietro è possibile, sempre per chi ha prenotato, visitare il data center a emissioni zero Exe.it (oggi ore 10 e 11; domani ore 10 e 11); l’azienda cosmetica Herborea (oggi, domani e sabato ore 10, 12, 16 e 17); Robopac, leader nel packaging specializzato in soluzioni di fine linea (oggi e domani ore 9.30 e 11). A Ozzano, saranno aperte l’azienda di progettazione e arredamento di design Paolo Castelli (26, 27, 28, 29 settembre ore 11, 14.30 e 16.30) e la Fondazione Iret (domani 27 settembre ore 19, 20 e 21), ente di ricerca scientifica in campo biomedico, dedicato allo studio delle malattie degenerative del sistema nervoso centrale, quali sclerosi multipla, demenza di Alzheimer, demenze vascolari, atassie, malattia di Parkinson e dolore cronico. (lo.mi.)

Per eventuali informazioni ci si può linkare al sito https://emiliaromagnaopen.it.

Nella foto lo stabilimento Robopac

it

Porte aperte per dieci eccellenze di Imola, Castello e Ozzano che aderiscono ad «Emilia Romagna Open»
Cultura e Spettacoli 3 Agosto 2019

Torna a Ozzano «Agosto con noi», due settimane di musica e solidarietà per l'Istituto Ramazzini

È uno degli appuntamenti spettacolari e benefici più atteso dell’estate e, dal 3 al 16 agosto, torna con la sua trentatreesima edizione «Agosto con noi», la festa organizzata dai soci e dalle socie dell’Istituto Ramazzini che si tiene a Ozzano, nel piazzale antistante il palazzetto dello sport in viale Due giugno. Tantissimi eventi e stand gastronomici con le specialità emiliane sono il centro di una formula che ha lo scopo di sostenere le attività di ricerca e prevenzione dell’Istituto Ramazzini, impegnato da oltre trent’anni nella ricerca per la lotta al cancro e alle malattie ambientali. Come ogni anno sono numerosissimi gli artisti che hanno accolto l’invito della direttrice artistica Umberta Conti per esibirsi sul palco della kermesse, molti affezionati amici della manifestazione: non mancheranno Andrea Mingardi, Paolo Mengoli, Ivan Cattaneo, Marco Ferradini, Iskra Menarini, Wilma Goich, Cristiano Cremonini, Fio Zanotti, Franco Fasano, Roberta Giallo, I Corvi, Franz Campi, Marco Dondarini e Davide Dalfiume, Nearco.  E accanto a loro siesibiranno alcuni dei fuoriclasse delle musiche delle nostre terre, come Mirko Casadei, Massimo Budriesi, Davide Salvi, Stefano Linari, Roberto Scaglioni e molti altri.

Al taglio del nastro di «Agosto con noi», nella serata del 3 agosto, interverranno dal palco il direttore generale dell’Istituto Ramazzini, Pier Paolo Busi, e il sindaco di Ozzano Luca Lelli.

Per la serata finale, invece, interverranno il presidente dell’Istituto Ramazzini, Simone Gamberini, e l’assessora ai servizi sociali del Comune di Ozzano, Elena Valerio. L’impegno del Ramazzini sul versante della tutela ambientale sarà evidente anche durante i giorni della kermesse:il servizio gastronomia, attivo ogni sera dalle 18.30, sarà come sempre «plastic free», cioè nessuna stoviglia sarà in plastica. Inoltre, i volontari della sezione di Ozzano saranno presenti con uno stand con le piante antismog, utili per abbattere la presenza di inquinanti dalle abitazioni.«La comunità di soci e socie che ogni anno, da decenni, si mobilita per dare vita a questo grande evento di raccolta fondi è per noi motivo di orgoglio – ha dichiarato Simone Gamberini, presidente dell’Istituto Ramazzini, che è una cooperativa sociale onlus con quasi trentamila soci -. L’impatto degli studi condotti nel Centro di ricerca sul cancro “Cesare Maltoni” di Bentivoglio è di portata mondiale ed è importante sottolineare che questo enorme beneficio parte dalla generosità di una comunità solidale e operosa».Tutte le serate sono a ingresso gratuito e gli spettacoli iniziano alle 20.30. Informazioni e programma completo sul sito www.ramazzini.org. (r.c.)

Nella foto Andrea Mingardi sul palco lo scorso anno

Torna a Ozzano «Agosto con noi», due settimane di musica e solidarietà per l'Istituto Ramazzini
Economia 10 Luglio 2019

Aerospaziale e packaging eco, l'Università di Bologna punta sulla Curti (che ha inventato l'elicottero con il paracadute)

E” stato firmato in questi giorni un accordo quinquennale tra l’Università di Bologna e la società Curti Costruzioni Meccaniche, nata a Imola e con sede ora a Castel Bolognese, finalizzato a lavorare su progetti e attività di ricerca e consulenza, dottorati di ricerca e industriali, assegni di ricerca, tirocini e tesi di laurea. L”accordo non si riferisce solo all’ambito delle macchine automatiche, ma anche ad altre divisioni di interesse della Curti (packaging con materiali alternativi plastic-free, co-engineering, wire processing, aerospace ed energia), che prevedono il coinvolgimento di diversi dipartimenti dell”ateneo bolognese (Chimica, Ingegneria, Centri interdipartimentali sui Materiali e Aerospaziale, Scienze Statistiche e Matematica, Economia, Fisica).

Il rapporto tra Università di Bologna e Curti Industries è già in essere già da diversi anni e ha permesso di attivare diversi tirocini nell’ambito progettazione e produzione, economico e logistico, ma anche ad assegni di ricerca e progetti di ricerca altamente innovativa commissionata con docenti dell’Alma Mater. Il nuovo accordo dunque ha l”obiettivo di consolidare il rapporto, attraverso nuove forme di collaborazione mirate a realizzare progetti multidisciplinari, con particolare riguardo ai settori aerospace e materiali innovativi per il packaging nell’ambito trasversale dell”economia circolare. 

La storia della Curti è cominciata nel 1955, quando Libero Curti fondò a Imola la Ompi (Officina meccanica di precisione Imola), che realizzava parti e macchine in conto terzi, nei settori tessile ed agricolo. L”azienda crebbe poi rapidamente: nel 1968 nacque il nuovo stabilimento a Castel Bolognese e l’azienda assunse l’attuale denominazione. Oggi la Curti Industries opera attraverso sei divisioni strategiche di business, 12 società partecipate e controllate e il gruppo conta oltre 500 dipendenti. A Castel Bolognese l”azienda produce macchine automatiche e sotto-assiemi complessi per diverse applicazioni industriali. Inoltre, è specializzata nella progettazione e produzione di macchine automatiche (settore alimentare e farmaceutico) e nel settore aerospaziale, dove da oltre trent’anni realizza componenti e gruppi in leghe pregiate per velivoli civili e militari.

Sempre nell’aerospace ha appena completato il progetto di Zefhir, un elicottero biposto interamente progettato e realizzato in Curti. Zefhir è diventato famoso anche per l”invenzione di un paracadute collegato all”elicottero, una dotazione di sicurezza per ora unica nel suo genere. A raccontarlo ieri anche i tg nazionali, Studio Aperto su Italia1 l’ha
defino “una dotazione di sicurezza “per ora unica nel suo genere”.

Il gruppo è leader mondiale nella costruzione di linee automatiche per la lavorazione di cavi elettrici (settore automotive ed elettrodomestici) e, nel campo dell”economia circolare, fornisce soluzioni innovative per la produzione di energia e recupero di materiali, con gassificatori e piro-gassificatori. (r.cr.)

Nella foto la visita di una delegazione del Pd alla Curti: da sinistra il vicepresidente della Curti Nabore Benini, l”amministratore delegato Alessandro Curti, l”ex eurodeputata Isabella De Monte e il senatore Stefano Collina

Aerospaziale e packaging eco, l'Università di Bologna punta sulla Curti (che ha inventato l'elicottero con il paracadute)
Economia 21 Maggio 2019

La sperimentazione di C-Led (gruppo Cefla) per far crescere microalghe usando luce a led al posto del sole

Luci a led al posto del sole per far crescere al chiuso microalghe da destinare a usi industriali e alimentari. E’ l’ultimo progetto in ordine di tempo presentato da C-Led, azienda del gruppo Cefla, attiva nella progettazione e produzione di soluzioni di illuminazione a led personalizzate per negozi, aziende, case e città. In questo caso si tratta di uno studio svolto in collaborazione con Fotosintetica & Microbiologica, spin-off nato nel 2004 dall’Università di Firenze, una partnership per affrontare lo studio dell’effetto delle luci a led per favorire la crescita e lo sviluppo delle microalghe all’interno di fotobioreattori: sistemi chiusi e protetti ottimali per la crescita di microrganismi fotosintetici.

Le microalghe sono organismi caratterizzati da una grande diversità fisiologica e metabolica, in grado di sintetizzare molecole organiche complesse ad alto valore biologico. Inoltre, vengono utilizzate come fonte di proteine destinate all’alimentazione umana e animale, come biofertilizzanti, biostimolanti, mangimi per l’acquacoltura e nella depurazione di acque di scarico. Oggi la produzione massiva di microalghe, e di altri organismi fototrofi, che traggono cioè la propria energia metabolica dalla luce solare, è ottenuta quasi esclusivamente in grandi vasche aperte, esposte ai rischi legati alla stabilità della coltura e con limitata produttività per superficie coltivata.

Il sistema allo studio di C-Led e Fotosintetica & Microbiologica prevede che le microalghe siano esposte a una fonte luminosa omogenea, lungo la verticalità della struttura, in ambiente chiuso, contrariamente a quanto avverrebbe con una fonte luminosa posta all’esterno del fotobioreattore, che invece ne coprirebbe solo la superficie. (lo.mi.)

L”articolo completo è su «sabato sera» del 16 maggio

Nella foto estrazione delle microalghe in laboratorio

La sperimentazione di C-Led (gruppo Cefla) per far crescere microalghe usando luce a led al posto del sole
Cronaca 6 Maggio 2019

Il 7 maggio a Villa Torano la conferenza “La Fisica e la città: il modello Venezia per la gestione dei flussi turistici'

L’associazione “Spazio Tempo” organizza l’incontro sul tema “La Fisica e la città: il modello Venezia per la gestione dei flussi turistici”, che avrà luogo martedì 7 maggio, alle ore 20.45, presso villa Torano, in via Poggiolo 4. L’incontro sarà condotto dal professor Armando Bazzani, laureato in Fisica, già ricercatore al Cern di Ginevra, dottore di ricerca in Fisica presso il Dipartimento di Fisica dell’Università di Bologna, ora professore associato di Fisica Matematica e coordinatore del Laboratorio di Fisica dei sistemi complessi del Dipartimento di Fisica e Astronomia.

L’attività di ricerca riguarda la teoria dei sistemi dinamici e stocastici con applicazioni alla Fisica degli acceleratori, lo studio di modelli matematici per le applicazioni ai sistemi biologici, cognitivi e sociali e l’analisi in tempo reale di grandi quantità di dati georeferenziati con applicazione alla dinamica del traffico e mobilità pedonale. Infatti la Fisica ha recentemente riconosciuto l’intrinseca natura complessa di molti fenomeni naturali connessi alla vita, che non si possono spiegare con un approccio riduzionista.

Questo fatto ha aperto nuovi campi di ricerca nell’ambito della fisica moderna, che ha iniziato a studiare i fenomeni osservati nei sistemi biologici, economici e sociali. Presso il dipartimento di Fisica e Astronomia dell’Università di Bologna è stato fondato il Laboratorio di fisica dei sistemi complessi, proponendo l’idea di una Fisica della città. Dallo studio di modelli per il traffico e la mobilità pedonale si è arrivati alla formulazione di un modello per lo studio dei flussi turistici a Venezia, basato sulla possibilità di creare una Smart City attraverso le nuove tecnologie di telecomunicazione.

Tale modello verrà realizzato nella nuova Smart Control Room della città e potrebbe diventare strumento di studio per uno sviluppo sostenibile dei flussi turistici nelle città d’arte italiane. Questa prospettiva se da una parte porterà vantaggi, anche economici, per la collettività, dall’altra contribuisce al dibattito sul pericolo di creare un Grande fratello nella futura società. (r.cr.)

Il 7 maggio a Villa Torano la conferenza “La Fisica e la città: il modello Venezia per la gestione dei flussi turistici'

Cerca

Seguici su Facebook

ABBONATI AL SABATO SERA