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Cultura e Spettacoli 15 Giugno 2019

«Senza regole di ingaggio», il nuovo romanzo del giornalista ozzanese Tiziano Fusella

È una spy story serrata il romanzo che il giornalista ozzanese Tiziano Fusella ha appena dato alle stampe per Eifis edizioni: Senza regole di ingaggio, che lo stesso autore presenterà per la prima volta oggi, sabato 15 giugno, alle 17 alla libreria Ubik di via Irnerio a Bologna. Fusella, trentanove anni, è un giornalista che scrive sulle pagine esteri del Venerdì di Repubblica, collabora con Panorama e… con sabato sera. È, infatti, da tempo uno dei collaboratori del nostro giornale e con Bacchilega editore ha pubblicato il saggio Quando la polka si ballava chinata.

Questo è il tuo primo libro di genere?

«Sì, finora avevo raccontato vicende legate alla storia di Bologna e dei suoi dintorni. Questa volta, invece, mi sono dedicato a qualcosa di più “elettrico”» commenta sorridendo.

Quando è nato il romanzo?

«Ho cominciato a lavorarci due anni fa, e l’ho fatto sedimentare parecchio. Poi ho atteso, prima della pubblicazione, la prefazione di Franco Farinelli (geografo di fama mondiale, docente universitario, Nda) perché ci tenevo molto, e lui è stato molto gentile nel prestarsi». (r.c.)

L”articolo completo su «sabato sera» del 13 giugno.

Nella foto: Tiziano Fusella con il suo nuovo romanzo

«Senza regole di ingaggio», il nuovo romanzo del giornalista ozzanese Tiziano Fusella
Cultura e Spettacoli 26 Gennaio 2019

Misteri, paure e amore nel romanzo di Gabriella Pirazzini ambientato all'isola d'Elba

«L’isola non ha sapore. Odore, questo sì. Odore del vento che trapassa eucalipti e agavi, facendo ondeggiare fin nelle chiome le palme. E poi le bandiere. Degli hotel, dei residence, delle case. Bianco blu e verde i colori, e il mare su cui si riflette il grigio delle nubi, a strisce variegate, un po’ bianche dove il sole vorrebbe buttarsi fuori. E poi il rumore. Rumore delle onde, banale, ma c’è. Forte. Onde piccole sulla sabbia, onde larghe al largo, increspature ricorrenti e continue sospinte dal vento che si acuisce, e fa venire la pelle d’oca sulle gambe nude. Rumore del mare che fracassa la riva. E poi rumore del caterpillar intento al ripascimento del litorale, per ricolmare la mareggiata di due giorni fa. Due giorni fa io non ero qui». Ti fa tuffare immediatamente dentro alla storia, con uno sguardo che disegna velocemente e profondamente il panorama per poi convergere sul protagonista, l’inizio del nuovo romanzo di Gabriella Pirazzini, La misura (Giraldi editore). Nuovo e primo, in quanto la nota giornalista imolese – che per anni ha guidato Con i piedi per terra su Telesanterno e ora segue Con i frutti della terra che è una produzione Tam Tam Videopro in onda su Trc – finora si era dedicata con successo ai racconti ma non aveva mai dato alle stampe un romanzo.

Lo fa con questa storia profonda e delicata, dove le parole coinvolgono portando con loro sentimenti, introspezioni, dubbi e aneliti di speranza, e poi si fermano, concentrando l’attenzione su un momento, uno sprazzo di luce o un abisso più fondo, disegnando la vita. È la storia di una vacanza che, improvvisamente, evidenzia disagi e malesseri, apre prospettive, crea possibilità. È il racconto di una relazione, che si modifica e cresce, si arrotola su se stessa, sembra ripartire, ma chissà… È uno sguardo sull’interiorità degli uomini e delle donne, sulle loro paure, sulle loro speranze, sul destino a cui non si può sfuggire. Forse. Ed è anche un mistero da scoprire, un intrigo da svelare, un segreto che spunta e colpisce. Un libro che si legge chiedendosi con curiosità come andrà a finire, e che al contempo invita a riflettere, a interrogarsi su dubbi e insoddisfazioni su cui nella vita, prima o poi, si inciampa. E, a proposito di come finirà, bisogna prestare attenzione agli ultimi capitoli perché le possibilità, nella carta stampata come nella realtà, sono sempre numerose, e Gabriella Pirazzini trova un modo intelligente e curioso per mostrarlo.

«È nato come un finto romanzo – racconta quando la incontriamo, davanti ad un caffè -: le prime dieci righe sono nate all’isola d’Elba, dove ero andata a trovare un’amica. Le ho scritte d’impulso, di getto, con emozione. Poi, con il tempo, ci sono tornata sopra e ho immaginato una storia, quella di un francese attratto dall’isola d’Elba, che poi diventa il protagonista del romanzo. Avevo anche pensato di scrivere la storia di Etienne alternata a quella di un altro francese, che all’Elba c’è stato in esilio, Napoleone, immaginando i suoi giorni sull’isola».

Di Napoleone però non c’è traccia.

«No, perché scrivendo ho preso un’altra strada. Ho sviluppato molto Etienne, che è diventato il protagonista, ma ho dato vita anche ad altri personaggi, come la moglie di Etienne, e un’altra donna (di cui non sveliamo troppo, Ndr) che all’inizio era marginale ma è diventata via via centrale. Sono stati importanti anche i consigli che mi hanno dato Marilù Oliva, che avevo conosciuto anni fa e che ha scritto la prefazione al romanzo, e la mia editor Silvia Fraccaro che ha vissuto la storia insieme a me. È stato un lavoro lungo e attento».

Il romanzo mette lo sguardo dentro ad una coppia, tra difficoltà, ferite, rancori, gioie, amore, speranze, inglobando poi chi sta attorno a loro.

«È un romanzo di relazione, poiché racconta la difficoltà di una coppia alle prese con un nodo irrisolto».

E c’è un momento importante: il viaggio, che porta ad una svolta di vita.

«Il viaggio determina sempre un cambiamento. Qui, poi, porta e trovare il proprio passato e il proprio senso».

Un tema importante, di cui scrivi in tante sfaccettature e contrari, è la paura: paura di essere solo, di amare, di andare, di restare, di crescere, di rimanere bloccati, di trovare risposte, di non trovarle…

«È un tema fondamentale. Cristina Valenti, che mi ha presentato a Bologna, ha detto che “paura” è la parola più presente nel romanzo… le ha contate!», ride.

Proprio perché le sfaccettature della vita sono infinite… un finale non bastava?

«Il finale della prima versione del romanzo era uno, il primo dell’ultimo capitolo, quello che spinge alle ricerche per annientare i segreti. Ma poi ho continuato a pensare e sono nati altri due epiloghi, per cui ho voluto pubblicarli, per lasciare un finale aperto, e sottolineare come segreti e bugie lascino sempre tracce indelebili. Nel romanzo, è il personaggio maschile quello che si interroga di più, anche se in realtà ognuno cerca la salvezza, benché a volte lo facciano con bugie o stratagemmi».

L”articolo completo è sul «sabato sera» in edicola da giovedì 24 gennaio

Nella foto (di Isolapress) Gabriella Pirazzini con il suo libro «La misura»

Misteri, paure e amore nel romanzo di Gabriella Pirazzini ambientato all'isola d'Elba
Cultura e Spettacoli 18 Gennaio 2019

«La casa dell'aviatore», il romanzo di Katia Dal Monte ambientato a Villa Muggia

Per tanti imolesi, nel tempo, è stata luogo di visite clandestine, sempre dal sapore suggestivo, misterioso, con quel nome che sapeva tanto di romanzo: la casa dell’aviatore, prima ancora che Villa Muggia. Edificata in via Bel Poggio, sui declivi poco oltre l’attuale ospedale nuovo. Ora Katia Dal Monte (che si è occupata per molti anni dell’organizzazione della scuola di musica Vassura-Baroncini, fin dalla sua apertura, autrice di testi per musica e racconti) con il suo libro La casa dell’aviatore (Giraldi Editore) restituisce armonia, dolce distacco, pace a quell’invadere la casa, restituendoci con parole delicate una storia che in fondo è una favola, ma ben ancorata al terreno, come la tavola al centro della sala, per certi versi simbolo della vicenda. «Questa tavola è speciale… questa tavola è il centro della casa» dice Margaret, una delle protagoniste del romanzo. C’è poesia e malinconia, suggestione e tenerezza nelle pagine del libro che sarà presentato sabato 19 gennaio, alle 10.30, nella biblioteca comunale, dall’autrice insieme a Gabriella Pirazzini e Gianni Cascone, che firmano rispettivamente la prefazione e la postfazione.«E’ un luogo che mi ha colpito fin da ragazza, suggestivo e carico di poesia, che mi ha sempre attirato in modo incomprensibile, anche se vi sono entrata solo da adulta – spiega l’autrice -. Sono sempre stata affascinata dall’architettura razionalista, in particolare da quella abitativa ed incuriosita anche dalla figura dell’architetto Piero Bottoni, che l’ha progettata insieme a Mario Pucci. Così, partendo da quanto letto sulla casa e sulla famiglia, ha preso forma pian piano dentro di me questa storia, fantastica ma intrecciata alla realtà, che parte da quell’unica estate in cui la casa fu abitata, quella del 1938. Ed è stato come guardare dentro le finestre di questa casa e scorgere la vita delle persone che l’hanno abitata».

Protagonista è una ricca famiglia ebrea – con il padre, la madre Anna, i figli Giulio (l’aviatore) e Margaret -, che dopo quell’estate dovette nascondersi, causa le leggi razziali. Lasciando la casa abbandonata, poi alla mercé dell’occupazione tedesca e dei bombardamenti aerei degli Alleati, che hanno semi distrutto l’edificio, che da allora non è più stato né ristrutturato né, di conseguenza, abitato. Sono le voci ed i pensieri, immaginati dall’autrice, delle persone che l’hanno abitata in quell’unica estate a condurci lungo la vicenda, che si dipana nel 1938 per concludersi nel 2010, quando la nipote di Miriam, la figlia di Margaret, darà pace alle voci della memoria. Un racconto che diventa corale, con scambi epistolari fra i protagonisti, compreso l’architetto Piero Bottoni, che tra il 1936 ed il 1938 ha realizzato Villa Muggia, partendo dal recupero della sola parte monumentale dell’esistente casino di caccia del ‘700 e costruendovi tutto attorno un altro mondo abitativo, in stile razionalista. Una soluzione architettonica che ha reso unica la villa nel panorama nazionale, considerata un capolavoro di architettura razionalista, dandole fama anche a livello internazionale, per il suo far vivere la parte monumentale settecentesca come se fosse un museo all’interno della casa stessa, di cui godere affacciandosi dai vari nuovi ambienti dell’edificio.

L”articolo completo è sul «sabato sera» del 17 gennaio

Nella foto Katia Dal Monte con il suo libro

«La casa dell'aviatore», il romanzo di Katia Dal Monte ambientato a Villa Muggia
Cultura e Spettacoli 25 Maggio 2018

Lo scrittore medicinese Corrado Peli presenta il suo nuovo romanzo alle Librerie.Coop

Corrado Peli ha per la parola una cura antica e affettuosa e per le sue storie un”attenzione fresca, puntuale e sempre un po” sorprendente. Lo si vede bene nel suo ultimo romanzo, I bambini delle Case Lunghe, edito da Fanucci nella collana crime Neroitaliano, che l”autore medicinese presenta alle Librerie.Coop al Centro Leonardo di Imola domani alle ore 17.30.

Qui Peli, dopo due romanzi fantasy, torna ai luoghi che conosce e che furono ambientazione delle sue opere giovanili, benché li romanzi cambiando nomi e indicazioni. La bassa medicinese, con le sue nebbie che coprono tutto di una patina malinconica e qui talora spaventosa, è così protagonista delle vicende di cinque bambini che a metà degli anni Ottanta vivono storie che segneranno la loro vita per sempre. Vicende che si riaprono nella seconda parte del libro, ambientato nel 2016, quando, oltretutto, ci sarà un colpo di scena inaspettato… Carlo, Eleonora, Davide, Laura e Nunzio corrono con le biciclette nella pianura, si scambiano segreti, vivono le prime cotte, sono uniti da un”amicizia che diventa un patto di sangue: un patto che li vedrà agire contro il mondo dei grandi che, per uno di loro, è paura e dolore. Ma l”enormità di quell”azione e l”enormità della colpa, unendoli, li separerà anche, finché la vita, dopo esser scorsa per un po”, li riporterà insieme a un momento di verità che porterà nuove tragedie ma anche, forse, un nuovo cammino.

«Dopo i libri fantasy pubblicati con lo pseudonimo di Corrado Spelli, volevo tornare alle origini – conferma Peli – e, in particolare, volevo raccontare una storia avente per protagonisti bambini alle soglie dell”adolescenza, quel periodo che per me si è svolto negli anni Ottanta e di cui ho tanti ricordi. Per questo ho ambientato la mia storia in quell”epoca, quantomeno nella prima parte».

Gli anni Ottanta, infatti, appaiono come un altro protagonista, soprattutto per chi li ha vissuti da piccolo: ci sono le Big Babol, le cassette Tdk, canzoni come Words don”t come easy che, tra l”altro, accompagna una delle scene più emozionanti del romanzo, uno dei pochi momenti di felicità dei bambini…

«Mi sono piaciuti film come Stand by me o I Goonies che hanno per protagonisti bambini alle soglie dell”adolescenza e volevo dare anche io la mia rappresentazione. A livello storico, tutto è stato controllato attentamente, per evitare di pubblicare inesattezze: le vicende si svolgono nel 1985 e ogni oggetto o canzone o film citato è collocato storicamente. C”era una scena per la quale avevo usato una moto, ma quel modello era uscito dopo nel mercato, nel 1986, e fortunatamente la mia editor bravissima se n”è accorta così abbiamo cambiato il modello!». (s.f.)

L”intervista completa è sul “sabato sera” in edicola dal 31 maggio

Nella foto Corrado Peli

Lo scrittore medicinese Corrado Peli presenta il suo nuovo romanzo alle Librerie.Coop

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