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Cronaca 20 Novembre 2019

«Rubrica salute»: la celiachia, malattia autoimmune legata all’assunzione di glutine, può portare a gravi complicanze

La celiachia è una malattia autoimmune assai frequente: a livello mondiale è seconda solo a quella del lattosio e riguarda circa l’1% della popolazione. In Emilia Romagna gli assistiti dal Servizio sanitario regionale per questa condizione sono circa 18 mila (ad Imola 556), con tendenza all’aumento per via di una maggior consapevolezza generale e a diagnosi sempre più accurate. Il rapporto tra maschi e femmine è di 1 a 3. Ma che cos’è la celiachia? E’ una condizione infiammatoria cronica dell’intestino tenue causata dall’ingestione di glutine, un complesso proteico presente in alcuni cereali (come frumento, orzo, segale, farro e kamut), in soggetti geneticamente predisposti. Cereali utilizzati nella preparazione di alimenti molto diffusi, come pane, pizza, pasta, biscotti… «E’ una malattia su base genetica – spiega Pietro Fusaroli, direttore facente funzione dell’Unità operativa complessa di Gastroenterologia dell’Azienda Usl di Imola -. Vi sono diverse ipotesi circa i fattori che ne condizionerebbero l’insorgenza, come la mancata alimentazione al seno, infezioni gastrointestinali e terapie antibiotiche nell’infanzia, ma non vi sono ancora elementi definitivi in tal senso».

Come si può manifestare questa malattia? «In forme cliniche più o meno sintomatiche e a qualsiasi età – risponde Fusaroli -. La celiachia, infatti, è caratterizzata da un quadro clinico variabilissimo, che va da alterazioni minime, per esempio solo una lieve anemia con carenza di ferro, a forme maggiormente sintomatiche, con diarrea e magrezza, alterazioni della cute, talora in associazione con altre malattie autoimmuni». Come facciamo a diagnosticarla? «Con esami del sangue e ricerca di anticorpi specifici e, in caso di positività di questi ultimi, esofagogastroduodenoscopia con biopsia duodenale. E nel caso di presenza della malattia all’interno di una famiglia, data la sua caratteristica trasmissione genetica, è opportuno effettuare uno screening degli anticorpi in tutti i parenti di primo grado». Qual è la terapia da seguire? «La dieta senza glutine, condotta con rigore – dice ancora Fusaroli -, è l’unica buona regola che garantisce al celiaco un perfetto stato di salute».

Rispettare, però, una dieta rigorosamente priva di glutine pone una serie di problemi psicologici e pratici, perciò occorre una corretta educazione alimentare. «Quello di seguire la dieta – prosegue Fusaroli – spesso costituisce un problema per chi scopre la malattia da adolescente, perché deve cambiare le proprie abitudini alimentari, mentre se la celiachia è diagnosticata in età pediatrica il bambino si abitua fin da subito a nutrirsi con gli alimenti corretti ed ha minori difficoltà». In natura sono molti gli alimenti che possono sostituire quelli vietati (come, ad esempio, riso, mais, patate) ed inoltre oggi esistono ottimi prodotti senza glutine, comprese particolari farine con cui è possibile cucinare pane, pasta, pizza, dolci. Se per altre malattie croniche una persona deve convivere con la consapevolezza di un progressivo peggioramento della malattia, per il celiaco il prezzo da pagare è la dieta, con le conseguenti limitazioni sociali, ma non vi è una vera progressione della malattia. E’ però fondamentale non fare eccezioni, infatti, anche la più piccola assunzione di glutine, se ripetuta nel tempo, può provocare danni. (Alessandra Giovannini)

Nella foto: il dottor Pietro Fusaroli, direttore facente funzione dell”unità operativa complessa di gastoenterologia dell”Azienda Usl di Imola

«Rubrica salute»: la celiachia, malattia autoimmune legata all’assunzione di glutine, può portare a gravi complicanze
Cronaca 19 Novembre 2019

La Regione continua a investire per rafforzare l’assistenza ai celiaci

Più tempestività e sicurezza diagnostica nel riconoscere la celiachia, una delle malattie croniche legate all’alimentazione più diffuse a livello globale, ma anche una diminuzione dei costi sostenuti dai cittadini per gli accertamenti diagnostici. Sono questi i principali obiettivi delle Linee di indirizzo per la diagnosi e il follow up della celiachia nei bambini e adulti approvate dalla Giunta regionale in condivisione con l’Associazione italiana celiachia Emilia Romagna.

Indicazioni operative rivolte a medici di Medicina generale, specialisti e pediatri di libera scelta, volute dall’assessorato alle Politiche per la salute per armonizzazione su tutto il territorio regionale il percorso diagnostico di questa malattia.
«Abbiamo definito un programma articolato riguardo la malattia celiaca utile alla formazione e all’aggiornamento professionale della classe medica – spiega l’assessore alle Politiche per la salute, Sergio Venturi – allo scopo di facilitare l’individuazione dei celiaci, siano essi sintomatici o appartenenti a categorie a rischio, adulti o bambini. La celiachia è una malattia che, se non diagnosticata, rappresenta un rischio per la salute dei pazienti: il celiaco inconsapevole che assume glutine si espone a complicanze anche gravi, spesso irreversibili, che ne compromettono la salute. La diagnosi precoce, pertanto, è una forma indispensabile di prevenzione sulla quale come Regione continueremo ad investire. E le Linee di indirizzo che abbiamo approvato vanno proprio in questa direzione». (r.cr.)

Ulteriori particolari nel numero del Sabato sera del 14 novembre

La Regione continua a investire per rafforzare l’assistenza ai celiaci
Cronaca 18 Novembre 2019

E il mondo scoprì i benefici della melagrana superfood

L’abbassamento notevole delle temperature in inverno in Romagna, zona vocata per il melograno, ha gelato i fiori e danneggiato le piante. Il raccolto sembra essere mediamente ridotto ma le rese variano da zona a zona.

Una cosa, però, è certa, l’aumento in tutto il mondo della domanda del bel frutto rosso. L’Italia non è autosufficiente per soddisfare la richiesta interna di melograne, costante per tutto l’anno e, per questo, è necessario ricorrere alle importazioni. Il consumo, poi, si prevede in crescita anche per i prossimi anni.
Non più, dunque, una semplice pianta ornamentale o un elemento decorativo da usare in cucina, ma uno tra i frutti più richiesti e di tendenza del momento.

Tra i motivi, l’evoluzione delle esigenze del consumatore moderno, l’esplosione dei superfood e la ricerca di nuove opportunità di reddito dei frutticoltori.
Le straordinarie proprietà nutritive per le quali la melograna si è guadagnata il soprannome di “frutto della salute” o “frutto della medicina”si associano oggi alla diffusione di sistemi di sgranatura degli arilli che ne rendono più facile il consumo. La presenza degli spremitori manuali in moltissimi bar, poi, ha lanciato anche la moda del succo spremuto fresco, ma si stanno diffondendo anche gli estrattori di succo a freddo.
Un frutto ricco di vitamine, sali minerali e di polifenoli, tutti elementi salutari e dall’elevato potere antiossidante che aiutano anche la nostra pelle ed ecco che la melagrana si trasforma come ingrediente per creme e detergenti. E sono di questi mesi i risultati di uno studio condotto al Politecnico di Losanna che dimostrano come una sostanza estratta dai melograni possa produrre effetti anti-aging e, quindi, rallentare l”invecchiamento muscolare e la perdita di forza e massa muscolare tipica della terza età. (al. gi.)

Ulteriori particolari nel numero del Sabato sera del 14 novembre

E il mondo scoprì i benefici della melagrana superfood
Cronaca 15 Novembre 2019

Le droghe fanno sempre paura, come cambia il mercato dello sballo e cosa fare per prevenire i rischi

Il mondo cambia e il mercato dello «sballo» è sempre un passo avanti. Parlare di droga non significa più solo eroina, cocaina e marijuana o hashish bensì pasticche fatte in casa con pericolosi cocktail di sostanze psicoattive, oppure farmaci complice la chimica e Internet. Una complicata rincorsa sulla quale la Regione Emilia Romagna da tempo ha acceso dei fari di prevenzione delle dipendenze e monitoraggio con il progetto «Vivere» e le Unità di strada, per il territorio dell’imolese seguito dalla coop. SolcoSalute, nell’ambito delle attività gestite dalle Dipendenze patologiche dell’Ausl di Imola. E’ in questo filone che si è inserito l’incontro «Nuove droghe: strategie di prevenzione» che si è svolto ieri nella Sala Bcc Città & Cultura di via Emilia 212. Ad organizzarlo Comune, Dipartimento di Salute mentale dell’Ausl, Solco Salute e Solco Imola, l’Associazione Avvocati, il sindacato di polizia Sap.

«Casi di Fentanyl (il super antidolorifico che ha provocato molte morti negli Stati Uniti, ndr) non se ne sono ancora visti in Italia ma qualcosa “gira” e i mix di alcol e farmaci sono già un mondo diverso dal passato» chiarisce il coordinatore dell’Unità di strada di SolcoSalute, lo psicologo Alberto Martini. Nel circondario «tutto sommato la situazione è buona- prosegue Martini -. I ventenni sono più consapevoli e informati, ad esempio hanno il “guidatore designato” che non beve quando escono la sera, però vivono il web come uno spazio dove si può tutto». E lo «spacciatore» che fa paura non lo trovi più per strada ma tramite gruppi Telegram sul cellulare o passaggi nel dark net per procurarsi pasticche che sfuggono ad ogni controllo da pagare in evanescenti bitcoin.

All”incontro di ieri hanno partecipato molti cittadini e in particolare insegnanti, educatori, forze dell’ordine, operatori del Pronto soccorso, di Croce Rossa Italiana e di altre organizzazioni del terzo settore che effettuano interventi in strada. «Ringrazio Solco Salute Cooperativa Sociale per aver fornito informazioni molto importanti agli addetti ai lavori perché le nuove droghe sintetiche sono spesso preparate in modo artigianale, ad esempio in taluni casi utilizzando sostanze velenose come il veleno per topi, il che le rende molto pericolose – sottolinea Andrea Longhi, assessore alla Legalità e Sicurezza -. Anche in questo campo vogliamo compiere insieme un percorso fra istituzioni, insegnanti, famiglie. Ci tengo a ringraziare i relatori, i rappresentanti delle forze dell’ordine e i tanti cittadini che hanno partecipato. Convegni come questi sono molto importanti, sia per chi effettua interventi in strada sia per informare i cittadini. Non bisogna mai abbassare la guardia ed essere sempre vigili verso tutto ciò che circonda noi, i nostri cari e soprattutto i giovani». (l.a. r.cr.)

Nella foto un momento del convegno che si è svolto ieri a Imola

Le droghe fanno sempre paura, come cambia il mercato dello sballo e cosa fare per prevenire i rischi
Cronaca 14 Novembre 2019

Tecnologia 5G, l'Istituto Ramazzini raccomanda precauzione: «Prima di usarla, studiamone gli effetti»

Tra l’Istituto Ramazzini e la Città metropolitana di Bologna il confronto sul 5G è aperto. Le nuove antenne possono avere effetti cancerogeni? Domanda «grossa», a cui il Ramazzini, che ha una delle sue sedi proprio a Ozzano, tenta di rispondere evidenziando studi svolti in precedenza su tecnologie dall’impatto inferiore. Ma andiamo per ordine. Un anno fa il Ramazzini aveva fornito i dati di ricerche svolte su topi esposti ai campi elettromagnetici emessi dai telefonini. Risultato: in due esperimenti distinti, svolti in Italia e negli Usa, si ammalavano dello stesso tipo di tumore. Si trattava di studi su una tecnologia a minore intensità rispetto al 5G: per gli studiosi, un monito che non tranquillizza sugli scenari futuri dove l’esposizione aumenterà.

A febbraio, i ricercatori dell’Istituto fondato da Cesare Maltoni avevano esposto i dati a Montecitorio, in commissione parlamentare, mostrando che i livelli di radiofrequenza 5G saranno perfino più alti rispetto a quelli studiati su 3G e 4G. A fine ottobre l’ufficio di presidenza della Città metropolitana di Bologna presieduto dal sindaco Virginio Merola ha dichiarato:«Non c’è nessun allarme 5G. Gli allarmi li certifica l’Istituto superiore di sanità, l’Iss, non i sindaci dei vari comuni. E l’Iss ha confermato, studi alla mano, che non è necessario modificare gli standard internazionali di prevenzione». Inoltre, si era dato vita a un Tavolo permanente sul 5G, con Ausl, Arpae, comitati cittadini, compagnie telefoniche e lo stesso Ramazzini. Merola aveva poi ammonito a non agire in «ordine sparso», dove ogni riferimento alla sindaca di San Lazzaro, Isabella Conti, rea di aver chiuso all’istallazione di antenne 5G, era chiaro come il sole.

Nel merito interviene Fiorella Belpoggi, direttrice dell’area Ricerca dell’Istituto Ramazzini, che risponde al «sabato sera» da Lione, dove sarà impegnata in convegno fino a metà novembre.

Dottoressa Belpoggi, questo giornale si occupò un anno fa dei primi risultati sull’esposizione alle radiofrequenze. Da allora sono emerse nuove evidenze sulla pericolosità del 5G?
«Non esistono studi adeguati per stabilirne la pericolosità, ma neppure per escluderla. Sulla base delle conoscenze acquisite sul 3G in studi epidemiologici e sperimentali, che hanno osservato un aumento dei tumori delle cellule nervose nell’uomo e nelle cavie, sarebbe doveroso adottare un principio precauzionale, rallentando l’installazione del 5G in attesa di una definizione dei potenziali rischi».

Così però si blocca lo sviluppo…
«Servono solo più tempo e altre ricerche. Poiché nello studio sulle frequenze 3G sono stati evidenziati biomarker correlati ai tumori e rotture del Dna (genotossicità), con uno studio della durata di un anno si potrebbe avere un primo orientamento sugli effetti del 5G». (ti.fu.)

L”intervista completa e altri approfondimenti sono su «sabato sera» del 14 novembre

Nella foto Fiorella Belpoggi, direttrice area ricerca dell”Istituto Ramazzini

Tecnologia 5G, l'Istituto Ramazzini raccomanda precauzione: «Prima di usarla, studiamone gli effetti»
Cronaca 14 Novembre 2019

Tecnologia 5G, parla la Teko Telecom di Castel San Pietro: «La legge italiana tra le più restrittive in materia»

Tra le realtà che già da anni stanno lavorando allo sviluppo della tecnologia 5G c’è anche Teko Telecom, da non confondere con Telecom-Tim ma azienda del gruppo americano Jma Wireless, con sedi in via Meucci (ricerca e sviluppo), via Emilia ponente (stabilimento produttivo) e via Emilia levante (polo formativo, museo e foresteria). Teko Telecom sviluppa e realizza, ad esempio, gli apparati utilizzati dagli operatori telefonici per riprodurre il segnale delle reti radio-cellulari nelle zone meno coperte o in cui è necessaria una capacità maggiore, come metropolitane, stadi, grandi edifici.

Negli ultimi tre anni lo sviluppo del settore ha portato l’azienda a potenziare il proprio organico, prevedendo ben 260 unità in più, e a progettare una nuova sede che nel 2020 sorgerà sull’area dell’ex Piana cosmetici. Lo scorso luglio ha lanciato il prototipo del suo primo prodotto 5G, sviluppato nelle sedi di Castel San Pietro e Dallas e destinato al mercato italiano, europeo e statunitense: un prodotto studiato per consentire connessioni wireless ultraveloci, di qualità, pervasive e affidabili in ambienti chiusi e, in particolare, nelle imprese 4.0, dove tutte le informazioni sui processi produttivi correranno sempre più in rete. Abbiamo chiesto a Luca D’Antonio, direttore area Strategy and Innovation di Teko Telecom, e al collega Marco Della Mora, responsabile dell’ufficio legale, di spiegarci che cosa comporterà la rivoluzione del 5G dal punto d ivista operativo.

Partiamo dalle basi: che cos’è il 5G?
«Il 5G è uno standard definito dall’organismo mondiale 3GPP. Significa “quinta generazione” e si riferisce all’evoluzione del sistema di telecomunicazione mobile, nato nei primi anni ’90 con il Gsm».

A quali esigenze darà risposta?
«Finora ogni passaggio ha affrontato scenari diversi. Nel 1995 l’avvento del 2G permetteva ai telefoni cellulari di inviare anche messaggi di testo, il 3G-Umts ha reso possibile scambiare dati via mail ed effettuare videochiamate. Il 4G-Lte ha portato Internet sul telefono. L’evoluzione tecnologica segue e allo stesso tempo guida l’evoluzione sociologica. Il 5G risponderà a tre diverse esigenze, individuate dall’Unione internazionale delle telecomunicazioni(Itu), organismo dell’Onu. Ap artire dal 2020 le comunicazioni mobili dovranno essere ad alta velocità, consentire alle macchine di interagire in modo autonomo e massivo, essere affidabili e a bassa latenza, cioè con tempi di risposta istantanei. Questo soprattutto per consentire lo sviluppo dell’Industria 4.0, dei robot, ma anche delle auto a guida autonoma e della telemedicina, tanto per fare qualche esempio. Il 4G non era in grado di gestire così tanti usi diversi in contemporanea».

E’ vero che il 5G comporta la realizzazione di una rete più capillare con un numero superiore di antenne, ma meno potenti rispetto a quelle del 4G?
«Questo è uno degli elementi su cui verte la discussione attuale e alimenta giuste perplessità sull’impatto che questa tecnologia avrà sulla salute e sull’ambiente. Dietro a queste scelte tecniche, però, c isono stati comitati scientifici molto eterogenei che hanno cercato di approcciare la novità tenendo ben presente anche i risvolti sanitari e sociali. Il percorso per arrivare al 5G, infatti, è partito cinque anni fa e ha comportato centinaia di incontri periodici tra operatori telefonici, costruttori e ricercator iper arrivare a linee guida standard e condivise. Uno dei punti principali a sostegno della compatibilità di questa tecnologia è il fatto che cambia la modalità di trasmissione del segnale».

Quali sono i limiti di legge chela rete 5G deve rispettare?
«Non si può aumentare in maniera indiscriminata la potenza delle antenne esistenti. La legge italiana sulle emissioni elettromagnetiche è la più restrittiva in Europa, se non nel mondo. Il livello stabilito in Italia per un campo elettromagnetico è di 6 volt per metro. L’Icnirp, Commissione internazionale per la protezione dalle radiazioni non ionizzanti, ha stabilito che il limite massimo per la protezione degli esseri umani dalle radiazion ielettromagnetiche è di 61 volt per metro. In Austria, ad esempio, così come in molti altri Paesi europei e mondiali, il limite fissato dalla legge nazionale è di 60 volt per metro. L’Italia è dieci volte sotto i limiti di sicurezza stabiliti dall’Icnirp. Per quanto riguarda la potenza, invece, il limite Icnirp corrisponde a 10 watt al metro quadro. Il nostro limite corrisponde invece a 0,1 watt al metro quadro. E’ bene quindi che i cittadini siano consapevoli del fatto che la nostra legge ci tutela. L’Arpa poi verifica che i valori di riferimento delle emissioni siano rispettati. Il problema quindi non è capire quante antenne in più saranno installate, anche perché il limite di 6 volt per metro si riferisce alla sommatoria dei campi emessi dagli apparati di tutti gli operatori presenti in uno stesso punto. Al di là che si aggiungano nuovi sistemi o stazioni radio, il livello di campo deve restare entro questo limite. La potenza a cui trasmette la “lampadina” è una scelta dell’operatore, che è però vincolato a un limite rigoroso e monitorato. E’ doveroso che ci siano dibattiti sul migliore uso della tecnologia 5G e sugli eventuali rischi, che possono essere evidenziati con studi scientifici. Sono gli esperti di salute pubblica a dover fare questo tipo di valutazioni. Ad oggi, l’Istituto superiore di sanità non ha riscontrato rischip er la salute connessi alle antenne 5G. La potenziale nocività di un apparato va poi calibrata con il suo effettivo utilizzo in campo. Già a una breve distanza dall’antenna il valore delle emissioni dimezzae così via». (lo.mi.)

L”intervista completa è su «sabato sera» del 14 novembre

Nella foto: da sinistra Luca D”Antonio e Marco della Mora nella sede «Teko Telecom-Jma Wireless» di Castel San Pietro Terme

Tecnologia 5G, parla la Teko Telecom di Castel San Pietro: «La legge italiana tra le più restrittive in materia»
Cronaca 14 Novembre 2019

Le scelte differenti di Dozza e Ozzano in merito alle richieste di installazione di antenne 5G

«Non c’è nessun allarme in corso». Così dichiarava lo scorso 25 ottobre il sindaco Virginio Merola al termine dell’ufficio di presidenza della Conferenza metropolitana dei sindaci. Tema all’ordine del giorno: il 5G. «Gli allarmi li certifica l’Istituto superiore di sanità, non il singolo sindaco – motivava -. L’Istituto superiore di sanità ha appena completato uno studio che definisce come “non necessarie modifiche sostanziali agli standard internazionali di prevenzione”. Non possiamo creare disorientamento nei cittadini andando in ordine sparso su questi temi». E ancora: «Dal punto di vista normativo siamo ancora alla legge Gasparri del 2003 che riconosce le radiofrequenze come servizio pubblico. I Comuni non possono quindi interdire su tutto il territorio comunale l’esercizio di questa funzione (come affermato da numerose sentenze del Tar e Consiglio di Stato), se i limiti di legge vengono rispettati. Ci sono diversi studi scientifici che affrontano il tema e tutti concludono che non sono necessarie modifiche dei limiti previsti attualmente».

Nonostante la linea dettata dalla Città metropolitana, il 28 ottobre il sindaco di Dozza, Luca Albertazzi, ha emesso una apposita ordinanza che, al pari di quanto attuato dal Comune di San Lazzaro, vieta la sperimentazione e/o installazione della tecnologia 5G sul territorio comunale, «in attesa – spiega il Comune in una nota stampa – di risultanze scientifiche certe in merito agli effetti biologici della nuova tecnologia e all’impatto sulla salute pubblica». L’ordinanza, al momento valida per 180 giorni, «verrà revocata non appena vi saranno i necessari pronunciamenti da parte delle autorità nazionali preposte alla tutela della salute e dell’ambiente. Tra sei mesi verrà comunque valutato lo stato dell’arte dal punto di vista scientifico».

L’ordinanza del sindaco  di Dozza si basa, in sostanza, sul principio di precauzione. Ozzano invece ha fatto una scelta diversa. Il tema del 5G è stato trattato in Consiglio comunale lo scorso 6 novembre, dove all’ordine del giorno c’era anche la mozione del gruppo consiliare Progresso Ozzano che ha proposto una moratoria sulla sperimentazione della tecnologia 5G su tutto il territorio comunale e il monitoraggio ambientale per la tutela della salute pubblica. «La mozione è stata respinta – ci aggiorna il sindaco ozzanese, Luca Lelli – con il voto contrario del gruppo di maggioranza, l’astensione della minoranza e l’unico voto a favore di Progresso Ozzano. Abbiamo votato contro non perché non ci interessi il tema, ma perché un’ordinanza, per essere efficace, deve essere contingibile, urgente e temporanea. Requisiti che non sarebbero rispettati in una ordinanza senza scadenza certa, che sospende la sperimentazione fino a quando non si pronuncerà il mondo scientifico».

Intanto cominciano ad arrivare le richieste da parte degli operatori telefonici. «Per adesso – spiega Lelli- abbiamo ricevuto una richiesta di riconfigurare con tecnologia 5G tre antenne esistenti, tutte poste su un traliccio in via Tolara di Sotto, ma in posizioni diverse. Abbiamo deciso di portare questa richiesta al Tavolo permanente metropolitano, che la esaminerà. Intanto ci sono già arrivati i pareri, entrambi favorevoli, di Arpae e Ausl. Per Arpae, il limite di 6volt/metro è rispettato a diverse distanze dall’antenna e in tutti i punti esaminati. L’Ausl, invece, chiede il rispetto del tempo massimo di permanenza nei pressi delle antenne da parte dei lavoratori che si occupano della manutenzione». (lo.mi.)

L”articolo completo è su «sabato sera» del 14 novembre

Le scelte differenti di Dozza e Ozzano in merito alle richieste di installazione di antenne 5G
Cronaca 11 Novembre 2019

“Settimane della sicurezza', primo incontro dedicato a salute e benessere nelle aziende

Il miglioramento degli stili di vita può contribuire a contrastare l’insorgenza nella popolazione delle patologie croniche (tumori, malattie cardiovascolari, diabete, disturbi articolari) e ad aumentare il benessere psico-fisico.
«Il luogo di lavoro – spiega Donatella Nini, direttore facente funzione del servizio di Prevenzione e sicurezza negli ambienti di lavoro dell’Ausl di Imola – rappresenta una situazione favorevole per raggiungere, attraverso il medico competente, una parte rilevante della popolazione, al fine di migliorarne gli stili di vita, sia attraverso l’informazione sia con l’adozione di buone pratiche aziendali. L’adesione a percorsi di questo tipo avviene al momento su base volontaria».

Azioni di promozione della salute possono essere attuate con costi tutto sommato contenuti rispetto ai benefici che si possono ottenere.
«La pianificazione di un efficace piano di promozione della salute in azienda – spiega Monica Milani,della società Evimed – è un investimento che consente all’azienda di ottenere sempre un ritorno economico».

Se ne parlerà nel convegno Promozione della salute in azienda: progetti di benessere per i lavoratori, in programma domani, nella sala grande di palazzo Sersanti (ore 14.30), in piazza Matteotti 8.
Jgor Moretto, della società Evimed e specialista in Medicina del lavoro, spiegherà come ottimizzare la quotidianità per un futuro di qualità; Alberto Bonamigo, coordinatore progetti di medicina preventiva per la società Evimed, presenterà il progetto P4P, che porta la prevenzione nelle grandi aziende; Cristina Neretti, dell’Ausl Imola, spiegherà a sua volta il progetto di promozione della salute nei luoghi di lavoro della Regione Emilia Romagna, a cui aderiscono anche sei aziende del territorio, per un totale di circa 2 mila lavoratori raggiunti; infine, Vincenzo D’Elia, dell’Ausl di Bologna, porterà l’esperienza di promozione della salute all’interno dell’Ausl di Bologna.
Al termine, è previsto un «live show» con Paolo Vincenzi, della società Ths e specialista in Cardiologia, durante il quale sarà possibile provare le nuove strumentazioni che consentono di testare, anche in azienda, la mobilità cervicale, l’insufficienza venosa e la densitometria ossea. (r.cr.)

“Settimane della sicurezza', primo incontro dedicato a salute e benessere nelle aziende
Cronaca 8 Novembre 2019

Attenzione al monossido di carbonio, le regole per non correre il rischio di un'intossicazione che può essere letale

Due episodi di intossicazione da monossido di carbonio nell”ultimo mese e mezzo nel circondario imolese, con il secondo che ha coinvolto ben nove persone, costrette a ricorrere alle cure del pronto soccorso e che per fortuna, grazie alla tempestività della diagnosi, se la sono cavata senza gravi conseguenze. Lo fa sapere l”Azienda usl di Imola attraverso il direttore sanitario, Andrea Neri, che sottolinea la soddisfazione per il lavoro fatto dalla nostra équipe, che ha lavorato in sinergia dimostrando ottime capacità professionali. Un plauso per come hanno gestito la situazione e al grande lavoro che svolgono quotidianamente».

L”Ausl tuttavia ha ritenuto opportuno allertare i cittadini sui rischi che questo tipo di intossicazione comporta, mettendo in guardia da un nemico insidioso, che può sprigionarsi a causa del cattivo funzionamento degli impianti di riscaldamento o dall”accensione di bracieri in luoghi non sufficientemente areati e che colpisce, dunque, soprattutto nella stagione invernale. «Il monossido di carbonio (CO) – ricorda Gabriele Peroni, responsabile del Dipartimento di sanità pubblica – è un gas inodore e incolore: in genere l’intossicazione è dovuta al funzionamento non adeguato di sistemi di combustione quali caldaie, cucine, scaldabagni, caminetti o alla carenza di un sistema efficiente di evacuazione dei gas. L”accumulo di monossido di carbonio in spazi completamente o parzialmente chiusi può provocare la morte per avvelenamento di persone e animali. In condizioni ottimali il carbonio presente nel combustibile si combina con l”ossigeno dell”aria e viene trasformato nell’innocua anidride carbonica, mentre con carenza di ossigeno si forma il micidiale CO».

«Il ridotto apporto di ossigeno agli organi – prosegue Peroni – provoca uno stato di asfissia dei tessuti, che colpisce maggiormente gli organi che necessitano di più l”ossigeno: il cuore ed il cervello. L’intossicazione non dipende solo dalla concentrazione di CO nell’aria, ma anche dalla durata dell’esposizione e dal volume respirato. Chi possiede una respirazione più rapida, ad esempio i bambini, le persone impegnate in un’attività fisica e anche gli animali, raggiunge più rapidamente un tasso di carbossiemoglobina elevato, qualora il CO sia presente nell’ambiente. Per questo motivo un malessere nei bambini e nel nostro animale domestico possono costituire un campanello di allarme per un adulto che ancora non percepisce alcun sintomo».

Il vero problema, dice ancora il responsabile del Dipartimento di sanità pubblica, è legato al fatto che le persone difficilmente avvertono in tempo la presenza del monossido di carbonio. «I primi sintomi di questa intossicazione sono generici: un leggero mal di testa, un po” di affanno, sensazione di vertigini, uno stato confusionale mentale, generici disturbi della vista, nausea, vomito – aggiunge Peroni -. In seguito sopravviene la perdita di coscienza e di lì a poco la morte. In caso di sospetta intossicazione da CO il soccorso rapido è essenziale. Areare l’ambiente, allontanare subito la persona colpita, facendo attenzione al contempo a non compromettere la propria incolumità e chiamare il 118, sono le azioni da mettere in atto immediatamente». 

Per evitare il rischio, è importante soprattutto applicare alcune semplici regole di prevenzione. Occorre pertanto tenere sotto controllo l’efficienza del sistema di evacuazione dei fumi (canale da fumo, canna fumaria, comignolo), la corretta ventilazione dei locali, la cubatura ed idoneità dei locali in cui è installato il generatore di calore, lo stato di manutenzione dell’impianto e l’utilizzo di mezzi di riscaldamento non a norma. Gli impianti di riscaldamento, poi, devono essere sicuri, installati e controllati da installatori abilitati, in grado di rilasciare le certificazioni di conformità alle norme di sicurezza, evitando le soluzioni improvvisate. «In presenza di un caminetto – suggerisce l”Ausl –  è bene far controllare da un tecnico abilitato la sua efficienza e quella della canna fumaria prima dell”inizio della stagione fredda o dopo un lungo periodo di utilizzo. Fondamentale è poi assicurare sempre un”efficiente aerazione e ventilazione nei locali dove si trovano gli impianti tramite le aperture, previste dalla legge in base al tipo di apparecchio ed alla potenza termica, indispensabili per la regolare combustione e per prevenire la formazione di gas tossici.  Queste aperture, protette da una griglia, non devono essere mai ostruite e vanno pulite periodicamente perché non perdano la loro efficacia. Infine, non si devono accendere bracieri od altri fuochi in locali chiusi». (r.cr.)

Nella foto, un caminetto: tra le regole di prevenzione contro le intossicazioni da monossido di carbonio cӏ il controllo della canna fumaria

Attenzione al monossido di carbonio, le regole per non correre il rischio di un'intossicazione che può essere letale
Cronaca 7 Novembre 2019

Un ambulatorio dell'Ausl per i lavoratori esposti all'amianto, come contattarlo per un appuntamento

Da poco più di un anno all’Ausl di Imola è operativo un ambulatorio dedicato all’assistenza informativa e sanitaria per chi ha lavorato in passato a contatto con l’amianto. Si tratta di un servizio istituito sulla base di una specifica delibera della Giunta regionale e previsto per tutte le aziende sanitarie emiliano romagnole. L’assistenza offerta è gratuita, su richiesta diretta dell’interessato e rivolta a tutti i residenti in Emilia Romagna che dichiarino una pregressa attività professionale con esposizione ad amianto, sia essa avvenuta nel territorio imolese o meno. Il programma consiste in una visita specialistica, mirata a definire il livello di esposizione pregressa all’amianto e ad avviare un adeguato percorso di sorveglianza sanitaria, condiviso su base regionale,che preveda un accesso facilitato a eventuali accertamenti diagnostici e controlli periodici.

Vengono fornite inoltre informazioni sui rischi per la salute derivanti dall’esposizione all’amianto e sull’importanza di adottare stili di vita salutari per prevenire complicanze, nonché informazione sugli aspetti assicurativi e previdenziali. «Ad oggi – fanno sapere dall’Ausl di Imola – si sono rivolti all’ambulatorio un totale di 6 persone e non sono emerse patologie amianto-correlate». L’amianto può determinare insorgenza di patologie, neoplastiche e non, tutte caratterizzate da lunghi periodi di latenza (fra l’esposizione lavorativa e il loro sviluppo possono trascorrere molti anni). «Fra le malattie non neoplastiche – precisano dall’Ausl – ricordiamo l’asbestosi, le placche pleuriche o gli ispessimenti pleurici diffusi, mentre fra quelle neoplastiche il mesotelioma (tumore raro in termini di incidenza, ma dalla elevata correlazione con l’esposizione ad asbesto) e altri fra cui il tumore del polmone, della laringe e dell’ovaio.

Proprio perla lunga latenza che caratterizzale patologie amianto-correlate è importante che i lavoratori che hanno svolto in passato attività a contatto con amianto ricevano informazioni e assistenza sulla opportunità di sottoporsi a controlli sanitari anche dopo la cessazione della esposizione professionale». Per richiedere un appuntamento è necessario chiamare il front office del dipartimento di Sanità pubblica dell’Ausl di Imola al numero 0542/604950, dal lunedì al venerdì, dalle ore 8.30 alle 12.30 e il martedì pomeriggio, dalle ore 14.30 alle 17. (r.cr.)

Un ambulatorio dell'Ausl per i lavoratori esposti all'amianto, come contattarlo per un appuntamento

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