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Economia 16 Luglio 2019

In Vallata si cercano colture alternative, a cominciare dall'aronia e dalle sue straordinarie proprietà nutrizionali e salutari

Non solo mirtilli, more, lamponi, ribes, fragoline, uva spina ma anche alkekengi, aronia, mora di gelso, kaskap, bacche di goji. Sono i superfood, prodotti considerati super-ricchi di nutrienti e super-benefici per la salute. Ma anche nuove opportunità per gli agricoltori che vogliono provare produzioni alternative. Un settore tutto in crescita. E ad esempio di ciò, la produzione di aronia sta crescendo anche nelle colline della vallata del Santerno. Un argomento che abbiamo trattato sulle pagine del «sabato sera» già l’anno scorso, ma, nel frattempo, l’attività è cresciuta, anzi, si è moltiplicata.

«Sono stato il primo a piantare aronia in Emilia Romagna – racconta Marco Martelli di Fontanelice -. Per decenni la coltura dell’albicocco è stata la più redditizia anche in una zona collinare come la nostra. Purtroppo, con l’ingresso di nuove varietà sempre più adatte alla pianura e coltivabili anche al sud d’Italia, le nostre produzioni sono passate in secondo piano. Oggi rendono meno, a fronte di costi più elevati e ad una produttività inferiore. Così, dopo aver vagliato tante ipotesi, mi sono deciso a mettere a dimora le prime piante di aronia». Il primo mezzo ettaro Martelli lo ha piantato nel maggio del 2017 e nell’estate dell’anno scorso ha raccolto 4 quintali di prodotto. «A marzo di quest’anno ne ho piantati altri sette ettari e i risultati li vedrò il prossimo anno. Ma prevedo una raccolta di frutti dai 20 ai 30 quintali».

Una coltura rustica, quindi meno condizionabile dai cambiamenti meteoclimatici. «L’aronia – conferma Martelli – è un arbusto che cresce in qualsiasi terreno e clima e non necessita di irrigazione. Non è intaccata da patogeni, quindi è adatta alla coltivazione biologica. Fiorisce ad aprile e ad agosto inizia a produrre il frutto, che comincia a maturare fra metà agosto e metà settembre. La raccolta è manuale». Dalle bacche, che si presentano a grappolo, simili al mirtillo, si ottiene un succo dalle ottime peculiarità nutraceutiche. Infatti è ricco di antiossidanti, polifenoli, flavonoidi, antociani e vitamina K. Quindi è utile per formare e mantenere robuste le nostre ossa, favorisce la circolazione del sangue e rinforza i vasi sanguigni, prevenendo le principali cause di problemi cardiovascolari. Previene la formazione di coaguli di sangue, riducendo così le possibilità di arteriosclerosi o indurimento delle arterie. Le bacche sono anche un’ottima fonte di fibre che aiutano la regolarità intestinale, promuovendo, allo stesso tempo, la perdita di peso naturale negli individui in sovrappeso. E molto altro. (al.gi.)

L”articolo completo è su «sabato sera» dell”11 luglio

Nelle foto le bacche di aronia e la pianta in fiore

In Vallata si cercano colture alternative, a cominciare dall'aronia e dalle sue straordinarie proprietà nutrizionali e salutari
Cronaca 15 Luglio 2019

Torna “Glucasia Runbynight', con la gara podistica e tanti altri eventi per richiamare l'attenzione sul diabete

Tutto pronto per il terzo appuntamento con «Glucasia Runbynight», evento sportivo che ha un aspetto sociale e vuole richiamare attenzione su una malattia difficile come il diabete. La manifestazione, cui lo scorso anno hanno partecipato circa 600 persone, è organizzata dall’Atletica Imola Sacmi Avis in collaborazione con Glucasia, associazione diabetici comprensorio imolese.

Si tratta di una suggestiva gara podistica competitiva e di una camminata ludico motoria di 5,5 km aperta a tutti (grandi e piccoli) che si svolgerà giovedì 18 luglio in notturna dalle 21.30 all’interno del parco delle Acque Minerali e del circuito Enzo e Dino Ferrari. L’evento principale sarà preceduto, sin dalle ore 18, da attività per bimbi e adulti all’interno della pista di atletica dello stadio «Romeo Galli». L’iniziativa è a scopo benefico e vuole mettere in evidenza l’importanza dello sport nella gestione del diabete; i fondi raccolti serviranno per attività dedicate ai bambini e adulti diabetici del nostro territorio.

Novità di questa edizione l’importante appuntamento che si terrà il pomeriggio dalle ore 18 alle 19 presso i locali del campo sportivo, dove verranno illustrate le impor-tanti differenze di forme di diabete nell’adulto e nei bambini, quando e come fare prevenzione, l’importanza di riconoscerne i sintomi precocemente in età pediatrica, le ultime tecnologie per la cura. C’è bisogno di chiarire tanti aspetti del diabete e di ribadire quanto sia importante diagnosticare la malattia tempestivamente, soprattutto in età pediatrica, al fine di salvare vite e questa diventa una buona occasione per diffondere la sintomatologia e distribuire i poster illustrativi realizzati dalla Regione in collaborazione con Feder (Federazione Diabete Emilia Romagna) con l’intento di ridurre la disinformazione e dare coraggio a tutti coloro che si approcciano in qualche modo a questa malattia.Dalle 18 ci saranno anche truccabimbi, varie attività sportive per i bimbi grazie alla collaborazione degli istruttori del Csi, poi la consueta «baby dance» del gruppo di ballo Club the Stars alle ore 19.30. Dalle 20.30 il riscaldamento e stretching a ritmo di musica con gli istruttori della Uisp.

Durante l’evento sarà allestito un buffet per tutti i partecipanti. Possibilità di effettuare la prova glicemica pre e post gara/camminata da parte di personale infermieristico del Servizio Diabetologico Asl di Imola. (r.cr.)

L”articolo completo è su «sabato sera» dell”11 luglio

Nella foto l”edizione 2018 di «Glucasia Runbynight»

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Cronaca 3 Luglio 2019

«Rubrica salute»: estate rovente, caldo e umidità creano condizioni di rischio

E’ possibile vivere bene l’estate, ma è necessario proteggersi dalle temperature elevate e dall’umidità. Se questa è una raccomandazione valida per tutti, sono in particolare gli anziani e i malati cronici i più esposti ai disturbi provocati dal caldo eccessivo che devono seguire alcune regole importanti. «L’elevata temperatura esterna, dai 30 gradi – precisa Gabriele Peroni, direttore del Dipartimento di Sanità pubblica dell’Ausl di Imola -, ma anche la ridotta ventilazione e soprattutto l’umidità maggiore del 60-70 per cento, non consentono all’organismo un’adeguata dispersione del calore corporeo tramite la sudorazione e creano condizioni di rischio per colpi o collassi di calore, sindromi non legate necessariamente all’esposizione al sole e che possono manifestarsi anche in ambienti chiusi». Ci sono alcuni fattori, poi, che in caso di caldo molto intenso possono aumentare il rischio di incorrere in problemi di salute. Ecco allora alcuni consigli che possiamo mettere in atto. «Intanto bere molto – dice ancora Peroni -. Per contrastare la perdita di liquidi sarebbe importante bere spesso durante la giornata: almeno 2 litri di acqua al giorno, corrispondenti a circa 8 grandi bicchieri. Un’azione che dovrebbero seguire soprattutto le persone anziane perché percepiscono meno di altri la sensazione di sete e quindi bevono poco e quasi mai fuori pasto. Mangiare poi cibi ricchi di liquidi come frutta e verdura per recuperare anche i sali minerali e le vitamine. Il refrigerio si può ottenere anche gustando un buon gelato alla frutta».

Può essere utile osservare la cute per valutare se si sta bevendo a sufficienza: una cute rosea, fresca e non marcatamente secca suggerisce una buona idratazione dell’organismo. Preferire poi tre pasti leggeri, da integrare con due piccole merende. In tavola andrebbero bene alimenti come pasta e riso conditi con verdure, pesce e carni bianche, evitando salse troppo elaborate, fritture e insaccati. Vicino al piatto sarebbe bene avere acqua fresca e non bibite gassate, zuccherate e ghiacciate; meglio limitare al massimo il consumo di vino, birra, bevande a base di caffeina e rinunciare ai super alcolici. Anche il vestiario ci può aiutare. «Mettiamoci abiti leggeri – continua Peroni -, di colore chiaro e in fibre naturali, come cotone e lino, per favorire la traspirazione e indossiamo cappello ed occhiali da sole quando usciamo. Cambiamo spesso la biancheria intima dal momento che aumenta la frequentazione dei bagni». Facciamo docce con acqua tiepida, laviamo viso e braccia con acqua fresca per abbassare la temperatura corporea e idratiamo la pelle con prodotti adeguati come, ad esempio, crema all’amido di riso. Evitiamo di uscire nelle ore più calde della giornata e rinunciamo, nelle stesse ore, anche agli esercizi fisici all’aperto. Evitiamo di lasciare i bambini soli in macchina, anche per brevi soste, dal momento che la temperatura in automobile può aumentare molto rapidamente. «Ed evitiamo anche le esposizioni al sole – aggiunge Peroni -. Sfruttiamo al massimo, invece, le ore fresche del primo mattino e della sera, anche per arieggiare la nostra casa».

Nelle ore più calde chiudiamo finestre, tapparelle e tende (molto utili quelle esterne), cercando di stare nei locali meno esposti al sole e più freschi. Rinfreschiamo gli ambienti con condizionatori. Attenzione però perché la temperatura dentro casa non deve mai essere più bassa di 6-7 gradi rispetto all’esterno e questo per evitare sbalzi termici pericolosi per la salute. Ancora meglio se usiamo i condizionatori solo in funzione deumidificazione. Se si utilizzano condizionatori mobili, fare attenzione anche agli sbalzi tra le stanze rinfrescate e quelle più calde. «Il getto d’aria di condizionatori e ventilatori – consiglia ancora Peroni – non deve essere troppo forte e mai orientato verso le persone. Attenzione, poi, alla manutenzione dei condizionatori: è necessario svuotare spesso la vasca della condensa e pulire i filtri». Un’altra raccomandazione è per chi ha qualche problema di salute. «Chi ha in corso terapie farmacologiche per la pressione arteriosa o per il cuore è opportuno – consiglia Peroni – che si confronti con il medico curante per adeguare o meno la posologia delle medicine». A questo punto non ci rimane che augurare a tutti i lettori vacanze serene e in salute. (Alessandra Giovannini)

Nella foto: Gabriele Peroni, direttore del dipartimento di sanità pubblica dell”azienda Usl di Imola

«Rubrica salute»: estate rovente, caldo e umidità creano condizioni di rischio
Cronaca 1 Luglio 2019

E' arrivato il caldo, i consigli dell'Azienda usl di Imola per prevenire disidratazione e colpi di calore

È cominciato il mese di luglio ed ecco, puntuale, un’ondata di caldo e umidità in aumento che in provincia di Bologna dovrebbe raggiungere l’apice, secondo le previsioni diffuse dall’Arpae, nella giornata di martedì 2. Come ogni anno, l’Azienda usl di Imola fornisce dunque una serie di consigli per prevenire quelli che sono i maggiori pericoli legati alle alte temperature del periodo soprattutto per anziani e bambini: la disidratazione e i colpi di calore.

Nel prontuario dell’Ausl non può mancare, al primo posto, l’indicazione di bere almeno due litri di acqua al giorno, che corrispondono a otto grandi bicchieri. Meglio evitare le bevande gassate, ghiacciate e zuccherate, ma scegliere l’acqua fresca o a temperatura ambiente. Attenzione anche agli alcolici e alle bevande come tè e caffè che contengono caffeina, perché sono diuretiche e favoriscono la disidratazione. Ma soprattutto, raccomanda l’Azienda sanitaria, occorre bere anche quando non si ha sete, soprattutto dopo una certa età perché lo stimolo della sete è un segnale di allarme che spesso, nelle persone anziane, non funziona come si deve.

A tavola, con il caldo, gli alimenti da privilegiare sono la frutta e la verdura, meglio se crude e di stagione, al naturale oppure frullate o centrifugate, perché forniscono acqua, vitamine e sali minerali. Meglio evitare carni rosse, insaccati e formaggi, ma scegliere piuttosto carne bianca e pesce, evitando comunque i cibi preparati con metodi di cottura troppo pesanti come fritture e intingoli. Vanno bene, invece, pasta, riso e patate, purché non troppo abbondanti e conditi in modo leggero, il latte, lo yogurt, gelati e sorbetti di frutta.

Per abbassare la temperatura corporea, inoltre, è bene fare bagni o docce più frequenti con acqua tiepida, usando alla fine prodotti per reidratare la pelle. Meglio cambiare più volte la biancheria intima e i pannoloni per chi soffre d’incontinenza, mentre alle persone allettate farà bene cambiare spesso posizione. L’abbigliamento da preferire, nei giorni di maggiore afa, è quello leggero, in fibre naturali come lino e cotone, che favoriscono la traspirazione, di colore chiaro e meglio non aderente. Consigliati cappello e occhiali da sole quando si esce di casa. Per uscire, comunque, le ore più adatte sono quelle del mattino presto e della sera dopo il tramonto del sole, mentre è vietata la fascia tra le 11 e le 17.

Per quanto concerne il raffrescamento degli ambienti, il primo accorgimento da osservare è aprire le finestre al mattino presto, alla sera e di notte, mentre nelle ore più calde finestre, tapparelle e tende devono essere tenute chiuse. Condizionatori e ventilatori possono essere utili, ma occorre fare attenzione ad alcuni fattori: la temperatura non deve mai essere più di 6-7 gradi inferiore a quella esterna, non devono esserci troppi sbalzi tra ambienti rinfrescati e altri non condizionati e il getto d’aria degli apparecchi non deve essere troppo forte né orientato verso le persone.

Infine, l’Ausl spiega come fare a riconoscere i sintomi di un colpo di calore e come comportarsi qualora dovessero manifestarsi. Tra i sintomi da non sottovalutare troviamo dunque lingua e le mucose orali secche, occhi infossati, aumento della temperatura corporea, nausea, aumento del battito cardiaco (tachicardia), abbassamento della pressione, aumento della respirazione, confusione mentale, torpore e debolezza. Se ravvisiamo in noi o nelle persone vicine a noi uno o più segnali, occorre chiamare subito il medico oppure, nei giorni prefestivi, festivi e di notte, la continuità assistenziale (numero di telefono 800 040 050). Intanto però è consigliabile bere acqua, stendersi con le gambe sollevate e una pezzuola bagnata o una borsa del ghiaccio sulla fronte. (r.cr.)

Nella foto la mappa del disagio in provincia di Bologna legato all”ondata di caldo dei primi giorni di luglio

E' arrivato il caldo, i consigli dell'Azienda usl di Imola per prevenire disidratazione e colpi di calore
Sport 25 Giugno 2019

«Rubrica salute»: stress da esame, ansia che non deve preoccupare ma che è meglio gestire

Nervosismo ed irritabilità, difficoltà a prendere sonno durante la notte, difficoltà a concentrarsi nello studio, eccessiva paura di non ricordare ciò che si è studiato e di fare scena muta all’orale. Niente paura. Si chiama stress da esame ed è una condizione psicologica che coinvolge un po’ tutti gli studenti. Ma, a pensarci bene, se è vero che «gli esami non finiscono mai» è uno stato con il quale, periodicamente, ci dobbiamo avere a che fare tutti quanti. E, infatti – come ci ricorda il dottor Cosimo Ricciutello, neuropsichiatra e responsabile della Neuropsichiatria dell’Azienda Usl di Imola – «la condizione di stress generata da una qualsiasi situazione in cui siamo oggetto di valutazione da parte di altri va innanzitutto considerata come una reazione normale e fisiologica». La buona notizia è che non durerà per sempre ma andrà via via svanendo non appena ci togliamo quel peso dallo stomaco; la brutta notizia è che non possiamo eliminarla dalla nostra esistenza. Dunque, dovremo imparare a conviverci. Anzi, impariamo ad utilizzarla al meglio per ricevere gli effetti positivi che questa ci può offrire. «L’ansia legata ad una prestazione importante, come ad esempio un esame – dice ancora Ricciutello -, rappresenta il mezzo attraverso cui la nostra mente e il nostro corpo si attrezzano per sostenere a tutti gli effetti quello che viene vissuto come un obiettivo fondamentale da raggiungere e in cui conseguire un successo».

Un tipo di ansia che non ci deve preoccupare, ma che, appunto, ci può aiutare. E che per questo non va necessariamente contrastata, ma gestita anche attraverso semplici strumenti. «Essere tranquillizzati e non esasperati per l’importanza della scadenza – suggerisce Ricciutello -, pensare che si valuta la nostra preparazione ma non si giudica la persona, sperimentare con altri, per esempio per gli esami, la capacità di esporre, di rispondere, ripetere quanto si è appreso e studiato». Operazioni che ci possono aiutare a razionalizzare, capire quello che stiamo provando e quindi a non enfatizzare gli aspetti emotivi che ci affliggono. «Un altro suggerimento, rivolto soprattutto agli studenti – prosegue Ricciutello -, è quello di riuscire a condurre una vita normale senza trascurare, naturalmente, l’impegno giusto richiesto dalle prove che ci aspettano. Per esempio, continuare un’attività sportiva, non eliminare drasticamente i momenti di svago, condividere con i compagni le proprie ansie perché nel gruppo sociale le proprie paure si relativizzano». Importante, poi, è la famiglia e l’aspettativa che ha sul nostro operato. «Il grado dell’ansia legato allo stress – prosegue Ricciutello – dipende anche dalle nostre aspettative e da quelle che i nostri familiari hanno su di noi. Più sono alte, soprattutto se richieste da altri, più il nostro sistema di controllo dell’ansia può far fatica ad autoregolarsi».

Un ruolo importante lo gioca l’autostima. «Più siamo sicuri e fiduciosi di aver svolto il nostro compito con responsabilità e meno risentiamo l’eco di un pericolo da correre nella prova da affrontare». E allora concentriamoci su noi stessi, e su quello che dobbiamo apprendere, anche ascoltando musica, dormendo le giuste ore di sonno, mangiando e bevendo cose sane e nutrienti, facendo pause. Qualsiasi attività, se aiuta a distrarci, può essere utile. Occorre, insomma, essere ottimisti. Meglio convincersi che possiamo farcela, ripetendoci, come se fosse un mantra, «ce la posso fare!». Un po’ di ottimismo ci aiuterà. E, visto che abbiamo iniziato con una citazione, chiudiamo con le parole di Tonino Guerra: «L’ottimismo è il profumo della vita». (Alessandra Giovannini)

Nella foto: Cosimo Ricciutello, meuropsichiatra e responsabile della Neuropsichiatria dell”Azienda Usl di Imola

«Rubrica salute»: stress da esame, ansia che non deve preoccupare ma che è meglio gestire
Cronaca 23 Giugno 2019

Spesa più facile per i celiaci dal 1° luglio: via i buoni cartacei, gli alimenti gluten free si acquistano con la tessera sanitaria

Spesa più semplice dal 1° luglio per le 18.000 persone in Emilia Romagna affette da celiachia. A partire da quella data, infatti, nella nostra regione per acquistare gli alimenti privi di glutine necessari alla dieta di chi è affetto da questa malattia basterà rivolgersi a qualsiasi farmacia o negozio convenzionato sul territorio regionale muniti di tessera sanitaria-Cns (Carta nazionale dei servizi) e dello specifico codice pin celiachia e si potrà così consumare il credito in maniera graduale in base alle proprie esigenze. In sostanza, sarà sostituita l”attuale modalità di erogazione dei buoni cartacei con lo stesso valore mensile (compreso tra 56 e 124 euro a seconda del sesso e dell”età) in formato elettronico finalizzato dai prodotti gluten free (pane, pasta, farina, pizza, snack, biscotti) a carico del Servizio sanitario regionale. La novità sarà comunicata con una lettera a firma dell”assessorato regionale alle Politiche per la Salute che le singole Ausl invieranno ai loro assistiti celiaci. 

La nuova modalità è destinata a semplificare la vita degli interessati, perché non sarà più necessario per essi recarsi periodicamente all’Azienda sanitaria per ritirare i buoni cartacei da utilizzare per la spesa. Tutta l”operazione potrà infatti essere gestita per via informatica, con risparmio di tempo per le persone e di denaro per la pubblica amministrazione. Il risultato è frutto della collaborazione tra servizi regionali, Lepida Spa, Aziende sanitarie e Aic, Associazione italiana celiachia. Per avere una procedura ancora più snella, basterà poi attivare il fascicolo sanitario elettronico (Fse), che permette di visualizzare il credito disponibile aggiornato all”ultima operazione svolta, vedere in tempo reale lo storico delle spese effettuate, ricevere e visualizzare il codice pin celiachia e, all’occorrenza, crearne uno nuovo, oltre a tutti i vantaggi previsti dal fascicolo: prenotazioni, pagamenti e altre operazioni tutte gestibili tramite pc. A chi non ha attivato il fascicolo, il codice pin celiachia sarà comunicato con un”altra modalità dalla sua Azienda sanitaria.

Come possono i cittadini celiaci sapere quali sono i punti vendita convenzionati? Semplice: collegandosi con il sito internet della propria Azienda sanitaria o della Regione, dove troveranno l’elenco aggiornato, escluse le farmacie che sono già autorizzate a erogare gli alimenti senza glutine a carico del Servizio sanitario regionale e che per questo motivo non compaiono in elenco. Quanto al credito mensile, sarà caricato automaticamente nel sistema regionale il primo giorno di ogni mese e l’eventuale importo residuo si annullerà entro il primo giorno del mese successivo.

Come già detto, sono circa 18.000 le persone affette da celiachia in Emilia Romagna. A carico dell”Ausl di Imola parliamo di 566 pazienti, di cui 370 donne e 196 uomini. La celiachia è un’infiammazione cronica dell’intestino tenue per la quale la dieta senza glutine è l’unica terapia disponibile, da seguire con rigore per tutta la vita. Dal 2017 sia la celiachia che la sua variante clinica, la dermatite erpetiforme, sono inserite nell’elenco delle malattie croniche invalidanti, cosa che  prevede il regime di esenzione per tutte le prestazioni sanitarie successive alla diagnosi. La spesa a carico del Servizio sanitario regionale per la fornitura degli alimenti gluten free è di 19,7 milioni in Emilia Romagna nel 2018, in netto aumento rispetto ai 17,9 milioni del 2014. (r.cr.)

La foto è tratta dal sito della Regione Emilia-Romagna

Spesa più facile per i celiaci dal 1° luglio: via i buoni cartacei, gli alimenti gluten free si acquistano con la tessera sanitaria
Cronaca 19 Giugno 2019

«Rubrica salute», donare il sangue è un gesto generoso che fa bene

E’ iniziata in questi giorni la campagna di comunicazione 2019 della Regione Emilia Romagna, Avis e Fidas sulla donazione di sangue. Un’iniziativa che tutti gli anni mette in evidenza come donare sia una attività solidaristica e totalmente gratuita che permette di aiutare concretamente un altro individuo. Accanto all’atto del donare, però, c’è un’altra azione che, forse, non consideriamo mai abbastanza. Ne parliamo con Pietro Fagiani, responsabile del Centro raccolta sangue dell’Ausl di Imola. «Facciamo bene a noi stessi. Donare sangue è sicuramente uno dei gesti di solidarietà ed altruismo più grandi che ognuno di noi può fare. Ma dietro il semplice gesto di consapevolezza e civiltà si nasconde anche un modo per preservare la propria salute e mantenersi in forma». Chi decide di regalare tempo e parte di se stesso, infatti, è spronato a mantenere uno stile di vita sano, curando l’alimentazione e praticando attività fisica periodica per mantenersi in forma. Insomma, è stimolato a prendersi maggiormente cura di sé. E questo avviene fin dal primo incontro con il medico.

Chi, infatti, decide di diventare donatore sarà sottoposto ad una visita che servirà per raccogliere i dati sullo stile di vita, sulle eventuali malattie, sulle abitudini sessuali. «Naturalmente non si fanno discriminazioni fra eterosessuali e omosessuali – precisa Fagiani -, ma si guarda al tipo di rapporti sessuali consumati, che non devono essere a rischio. Ecco perché fanno parte della prima visita i test per la sifilide, le epatiti e l’Hiv. Test che sono eseguiti ogni volta che ci si presenta per la donazione. E questo avviene mediamente quattro volte per l’uomo e due volte per la donna. Annualmente, poi, il donatore è sottoposto a esami del sangue di controllo, con particolare attenzione al colesterolo, alla glicemia e ai trigliceridi». E’ come avere un check-up annuale e gratuito e, se si scoprono anomalie, il donatore è invitato a consultare il suo medico o a rivolgersi agli operatori del Centro raccolta. «Gli incontri preliminari e le visite – prosegue Fagiani – avvengono ad ogni donazione e, se si evidenziano problemi di salute importanti, il candidato viene invitato a sottoporsi ad esami diagnostici specialistici e senza alcuna spesa per lui. In pratica possiamo affermare che il donatore di sangue è il cittadino più controllato a spese dello Stato».

Alcuni timori sono comprensibili (come sentirsi deboli o il rischio di svenimento). «Gli screening preliminari alla donazione servono anche per escludere persone che possono avere problemi con la pressione arteriosa o con i livelli di emoglobina, ferro o altre patologie che possono dare queste situazioni. In ogni caso, dopo ogni donazione è previsto un buon ristoro e, nel caso, è possibile fare anche una colazione leggera prima della donazione». Ma fa male al fisico? «Ogni prelievo prevede una donazione di appena 450 millilitri di sangue su una media di circa 7 litri presenti nel nostro organismo. Una percentuale marginale che tuttavia aiuta a rigenerare il sangue e ne favorisce il ricambio». Possiamo contrarre malattie? «Assolutamente no. Nella normativa italiana ed europea la donazione del sangue rappresenta uno dei settori più rigidamente disciplinati in termini di prassi mediche e prevenzione». Tante persone oggi seguono un’alimentazione vegetariana o vegana, possono comunque donare? «E’ errato pensare che il mancato consumo di carni o alimenti di origine animale renda inadatti a partecipare alla raccolta sangue. Semmai questa opportunità aiuta, grazie agli esami costanti, a mantenere livelli di emoglobina o ferro nel sangue nei giusti parametri». Dunque, visita, esami periodici e altro ancora. «Sì, perché – aggiunge Fagiani – alcuni studi hanno evidenziato che donare il sangue regolarmente aiuta a ridurre il rischio di contrarre malattie cardiovascolari e diabete. La causa sembrerebbe essere dovuta alla diminuzione di ferro, che si verifica dopo la donazione di sangue».

La scusa più banale? Sono già in tanti quelli che donano. Uno più, uno meno, che differenza fa? «Il sangue – conclude Fagiani – non si fabbrica e la donazione è l’unico modo per garantire sangue ed emoderivati a chi ne ha bisogno. Il sangue e i donatori sono sempre preziosi». A questo punto non ci sono più scuse per non avvicinarsi al Centro di raccolta. Non è, ad esempio, necessario essere superuomini o superdonne. «Non serve essere una perfetta macchina biologica – ribatte Fagiani -. Può essere donatore chi ha più di 18 anni e meno di 60, anche se in molti casi, se le condizioni lo permettono, si può proseguire con le donazioni. E poi pesare più di 50 chilogrammi e, naturalmente, essere in buone condizioni di salute, con valori del sangue nella norma e senza gravi problematiche mediche». Per qualcuno si perde troppo tempo. «Non si perde mai tempo se possiamo fare del bene al nostro prossimo e, a maggior ragione, se possiamo fare del bene a noi. Basta un’ora». (Alessandra Giovannini)

Foto dalla pagina facebook dell”Avis Imola

«Rubrica salute», donare il sangue è un gesto generoso che fa bene
Cronaca 7 Giugno 2019

Non c'è allarme sanitario legato alla discarica Tre Monti, lo dice uno studio condotto da ricercatori in epidemiologia ambientale

Nel corso del convegno “Salute e discarica: esperti a confronto”, che si è svolto a Imola nei giorni scorsi, per la prima volta è stato presentato pubblicamente lo studio voluto nel 2016 dalla Regione Emilia Romagna e commissionato agli esperti del Centro di ricerca in epidemiologia ambientale dell’Università di Modena e Reggio Emilia. L’oggetto dello studio, richiesto in concomitanza della valutazione del progetto di ampliamento dell’impianto con la sopraelevazione del terzo lotto (avvenuta nel 2016), era la sorveglianza sanitaria della popolazione residente nei dintorni della discarica Tre Monti. Sabato scorso il responsabile scientifico dell’indagine, Marco Vinceti, medico e docente di Igiene all’Università di Modena e Reggio Emilia, è entrato nel merito.

«Lo studio ha preso in considerazione un arco di tempo tra l’1 gennaio 2013 e il 31 dicembre 2016 – ha premesso -. Fino a quel momento la discarica aveva fatto male ai residenti in prossimità? E dopo la sopraelevazione avrebbe fatto male di più? Abbiamo preso in esame le malformazioni congenite e il basso peso alla nascita, la prevalenza di asma bronchiale e l’incidenza del tumore al pancreas, effetti con tempi di latenza inferiori rispetto ad altri tipi di tumore. Abbiamo preso in considerazione tre gruppi di popolazione, residente a meno di 2 chilometri dalla discarica, tra i 2 e i 5 chilometri e a più di 5 chilometri, zone con una diversa distribuzione dei fattori di rischio». Lo studio, che conta una quarantina di pagine, è pubblicato sul sito dell’Ausl di Imola (www.ausl.imola.bo.it), assieme alle altre relazioni presentate al convegno. «L’analisi – questa la conclusione messa nero su bianco nel 2018 – non ha mostrato incrementi significativi del rischio». I tassi di prevalenza delle patologie prese in esame nella popolazione considerata come potenzialmente «esposta», in quanto residente in prossimità della discarica, si sono rivelati «simili o spesso inferiori a quelli caratterizzanti la popolazione di Imola».

«Tali risultati – ha poi precisato Vinceti – pur con la cautela dovuta alle ridotte dimensioni della popolazione residente in prossimità della discarica, alla possibilità, mai del tutto escludibile negli studi epidemiologici non sperimentali, di interferenze da parte di fattori “confondenti” non misurati (che possono cioè alterare i risultati, Ndr), e infine alla tipologia degli indicatori sanitari utilizzati, non suggeriscono il verificarsi di effetti nocivi in ambito sanitario, associati alla residenza in prossimità del sito di trattamento rifiuti preso in esame. In altre parole, non possiamo dire che abitare entro 5 chilometri dalla discarica sia legato a un potenziamento del rischio di ammalarsi».

Per quanto riguarda i controlli e i monitoraggi sulla discarica, Adelaide Corvaglia, del servi-zio di Prevenzione ambientale metropolitana dell’Arpae Emilia Romagna, ha spiegato nel det-taglio le azioni messe in atto in questi anni. Sul sito www.arpae.it sono riportati i documenti relativi alle attività di parere, controllo e monitoraggio effettuate da Arpae negli ultimi dieci anni. (lo.mi.)

Ulteriori ampi approfondimenti sull”argomento sono su «sabato sera» del 6 giugno

Nella foto l”assessore all”Ambiente del Comune di Imola Andrea Longhi e il direttore generale dell”Ausl Andrea Rossi al convegno svoltosi al teatro dell”Osservanza

Non c'è allarme sanitario legato alla discarica Tre Monti, lo dice uno studio condotto da ricercatori in epidemiologia ambientale
Cronaca 4 Giugno 2019

«Rubrica salute», tutto ciò che c'è da sapere sulle vacanze assieme al proprio animale da compagnia

Estate, vacanze, weekend fuori città. Gli imolesi sono amanti degli animali e non si separano dall’amico a quattro zampe nemmeno durante il viaggio. «In auto, in moto, in treno, in aereo cani e gatti – precisa Geremia Dosa, veterinario dell’Ausl di Imola – devono viaggiare comodi, ma soprattutto sicuri». Importante, allora, pianificare i nostri spostamenti, dalla scelta del luogo alla modalità e ai tempi per raggiungerlo. Il nostro amico non sarà da ostacolo alla vacanza se noi rispettiamo alcune regole che sono alla base di un corretto rapporto di convivenza. «Innanzitutto – dice ancora Dosa – l’animale deve essere iscritto all’anagrafe canina del Comune di residenza. Al di fuori dei territori nazionali, poi, esistono alcuni adempimenti burocratici da espletare. Nell’ambito dei Paesi della Comunità europea occorre essere in possesso del passaporto per animali da compagnia; in altri Paesi è invece necessario informarsi con il dovuto anticipo, circa due mesi prima, presso l’ente, ambasciata o consolato che rappresenta il luogo di destinazione della nostra vacanza, in modo da poter adempiere per tempo a tutte le eventuali prescrizioni».

Allo stesso modo è necessario informarsi sui regolamenti delle varie compagnie aeree, marittime e ferroviarie di cui si intende usufruire. E’ bene poi chiedere anche all’albergo, campeggio o condominio dove intendiamo alloggiare e alle spiagge che vogliamo frequentare se e quali cautele dobbiamo adottare. In auto è consentito il trasporto di un solo animale domestico a patto che non costituisca un pericolo o un impedimento alla guida. Se abbiamo più di un pet, dobbiamo procurarci un contenitore da collocare dietro il posto di guida, oppure una rete o un divisorio per impedire che gli animali disturbino il guidatore. Se per la nostra vacanza scegliamo un mezzo a due ruote dobbiamo utilizzare un trasportino apposito e qualche precauzione. «Non è il trasportino il problema – dice Dosa – ma la modalità di guida della moto dove accelerazioni e sollecitazioni in curva sono maggiormente evidenti. Ricordiamoci che ogni animale ha una sua routine di vita che deve essere rispettata». In tutti i luoghi accessibili al pubblico, eccettuate le aree appositamente destinate, è obbligatorio tenere i cani al guinzaglio e avere sempre con sé una museruola da utilizzare dove richiesto o in situazioni di pericolo. In alcuni comuni possono vigere disposizioni particolari che si raccomanda sempre di consultare.

E’ bene ricordare anche l’obbligo di raccogliere immediatamente le deiezioni del proprio cane. Poi, non da ultimo, dobbiamo pensare alle precauzioni e alla gestione operativa del nostro amico. «Come per tutti i viaggiatori – dice Dosa – anche per il cane e il gatto il cambiamento di ambiente risulta essere uno stress e quindi deve essere affrontato in perfette condizioni di salute. E’ utile controllarlo durante il viaggio, rispettare un digiuno alimentare dalla sera prima della partenza e idrico di circa un paio d’ore prima della stessa. Soprattutto nei viaggi in auto bisogna effettuare soste ristoratrici in cui l’animale possa bere, muoversi ed espletare le sue necessità fisiologiche». E, soprattutto nei mesi estivi, non lasciamo mai il cane o il gatto nell’auto in sosta, nemmeno con i finestrini un po’ aperti. «Le alte temperature – avverte Dosa – potrebbero indurre il classico “colpo di calore”, con conseguente aumento della temperatura corporea, vomito fino al collasso cardiocircolatorio». Accendiamo, dunque, l’aria condizionata e parcheggiamo l’auto all’ombra. Se l’animale non è abituato a viaggiare con noi in auto, soprattutto se dobbiamo utilizzare un trasportino, è bene, prima della vacanza, fare alcune prove. E se notiamo qualche sofferenza, rivolgiamoci al nostro veterinario di fiducia. «Portiamo con noi il cibo che generalmente consuma – raccomanda ancora Dosa -: ogni animale segue la sua dieta e non è facile trovare ovunque la marca prediletta di crocchette. Portiamo anche le ciotole e i loro giochi preferiti e ricordiamoci di mettere una coperta o un cuscino dove normalmente dormono». Insomma, le vacanze devono essere confortevoli anche per il nostro amico a quattro zampe. Un altro consiglio utile potrebbe essere quello di aggiungere una medaglietta al collare dell’animale con inciso il numero di telefono del proprietario: in caso di allontanamento aiuterà chi lo trova a mettersi subito in contatto con il padrone. Questi i suggerimenti per rendere piacevole il viaggio anche al nostro amico.

Ma come facciamo a essere sicuri che sarà contento di accompagnarci nei nostri spostamenti? «E’ un bel dilemma – risponde Dosa – e mette sul piatto della bilancia parecchie cose, principalmente di carattere comportamentale: vale più lo stress da separazione e di adattamento ad un albergo per cani o lo stress del viaggio? Vale più il piacere di un’esperienza unica col proprio animale o il disagio di doversi organizzare? Il tutto, poi, dando per scontato di avere un albergo per animali affidabile». Dunque, forse, una risposta certa non c’è, ma una cosa Dosa la vuole raccomandare: «Ricordiamoci che è buona norma, quando andiamo all’estero, soprattutto nei Paesi esotici, non riportare né animali, né piante. Potenzialmente rappresenta un’introduzione illegale clandestina». (Alessandra Giovannini)

Nella foto: Geremia Dosa, veterinario dell”Azienda Asl di Imola

«Rubrica salute», tutto ciò che c'è da sapere sulle vacanze assieme al proprio animale da compagnia
Cronaca 4 Giugno 2019

Con il caldo torna l'allarme zanzare tigre: tutte le mosse per evitare o limitare la diffusione del fastidioso insetto

Con l’arrivo del caldo, torna come ogni anno l’allarme zanzara tigre. La lotta al fastidioso insetto passa attraverso comportamenti che l’Azienda usl di Imola ricorda in questi giorni: evitare ristagni d’acqua e utilizzare periodicamente prodotti larvicidi e zanzariere nei tombini e nei punti in cui i ristagni d’acqua non sono eliminabili.

Se per il primo punto è compito di ciascuno contenitori, innaffiatoi, sottovasi per evitare che vi ristagnino anche piccole quantità d’acqua (per fare schiudere le uova infatti ne basta pochissima), per quanto riguarda la lotta alle larve il discorso cambia a seconda che si parli di spazi pubblici o privati. Nelle aree pubbliche, infatti, sono i Comuni ad effettuare la disinfestazione antilarvale, mentre nell’80% del territorio che è di proprietà privata tocca ai proprietari munirsi dei prodotti giusti da usare allo scopo.

A tal fine l’Ausl di Imola ha stipulato un accordo con tutte le farmacie del circondario per garantire prezzi calmierati sui prodotti larvicidi.Le indicazioni su come eseguire la corretta disinfestazione antilarvale sono fornite da Massimo Gaiani, tecnico della prevenzione del Dipartimento di Sanità pubblica dell’Ausl. «E’ necessario – spiega Gaiani – esaminare con attenzione l’area oggetto dell’intervento, registrando la presenza di tutti i luoghi di ristagno dell’acqua, ovvero i potenziali focolai di sviluppo larvale sui quali poi procedere alla distribuzione dei prodotti. La zanzara tigre depone le uova nell’immediata vicinanza dell’acqua stagnante e le larve che fuoriescono dopo la schiusa si dirigono verso l’acqua per nutrirsi e diventare insetti adulti».

Per entrare nei dettagli, si precisa che sono due le tipologie di larvicidi in commercio. Il primo, ad azione meccanica, è un prodotto liquido che forma una pellicola molto sottile sulla superficie dell’acqua e che uccide le larve di zanzara non permettendo loro di respirare. Basta versarne 10 gocce in ciascun tombino ogni tre settimane, ripetendo l’operazione anche qualora si verifichino forti piogge e si otterrà l’effetto desiderato con un impatto ambientale molto basso e un ottimo risultato. Il secondo, ad azione chimica, contiene principi attivi come Pyriproxyfen, Methoprene e diflubenzuron, che agiscono inibendo la formazione della cheratina e impedendo la formazione dello scheletro esterno dell”insetto adulto. In questo caso l’azione perdura per circa 21/30 giorni, ma si consiglia di cambiare periodicamente il principio attivo utilizzato.

«Questi prodotti – prosegue Gaiani – rappresentano ottimi strumenti per la moderna lotta alla zanzara, che si basa sempre più sulla corretta esecuzione di specifici interventi contro gli stadi larvali». Tuttavia il tecnico dell’Ausl ribadisce quanto sia importante svuotare contenitori (vasi, inaffiatoi, bidoni, ecc) e depositarli con l’apertura verso il basso, cambiare spesso l’acqua nelle ciotole degli animali domestici, evitare di lasciare piscine gonfiabili e giochi di plastica in giardino che possano raccogliere acqua piovana, svuotare almeno una volta a settimana i bidoni da irrigazione, pulire grondaie e tombini e non depositare pneumatici a cielo aperto.

Altri accorgimenti per difendersi sono, infine, la sistemazione di una rete a maglie fini sotto le grate delle tombinature, in modo da non permettere alle zanzare adulte di depositare le uova e lo svuotamento dei contenitori non nei tombini o nelle fogne per non diffondere uova e larve, bensì in giardino. (r.cr.)               

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