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Cronaca 14 Febbraio 2019

Il 15 febbraio al Sersanti un incontro dedicato all'ospedale di Montecatone tra situazione attuale e prospettive

Il centro studi Alcide De Gasperi, l’associazione Imprese e professioni e il centro studi Luigi Einaudi organizzano un incontro dibattito sul tema “Istituto di Montecatone ospedale di riabilitazione, l’oggi… e le prospettive”. All’iniziativa, in programma venerdì 15 febbraio alle ore 17.30, presso il circolo Sersanti in piazza Matteotti, parteciperanno Mario Tubertini, direttore generale dell’Istituto di Montecatone, Marco Gasparri, presidente della Fondazione Montecatone, e Gianni Pieroni, presidente del Consiglio di amministrazione dell’Istituto. L’iniziativa è aperta a tutti.

Il Montecatone rehabilitation institute è una società per azioni con capitale interamente pubblico i cui soci sono l’Ausl di Imola e il Comune. La società è amministrata da un consiglio di amministrazione con funzioni di indirizzo e controllo e da un direttore generale responsabile della gestione di questo ospedale pubblico per la riabilitazione di persone con lesioni midollari o cerebrolesioni e il loro rientro nei territori di provenienza, con un nuovo progetto di vita compatibile con la disabilità acquisita. Inoltre, caratteristica unica nel panorama italiano, l’ospedale è dotato di un’Area critica, con 18 posti letto, che consente una presa in carico riabilitativa del paziente ancora in fase di instabilità clinica e quindi non autonomo relativamente alle funzioni vitali.

Inoltre, ricerca e innovazione hanno per l’Istituto di Montecatone un ruolo strategico e rappresentano cardini impre-scindibili della cura e dell’assistenza medico-riabilitativa. A tal fine vengono sviluppati progetti principalmente rivolti alla mielolesione, anche in cooperazione con partner italiani ed europei. Lo sviluppo e la gestione dei progetti di ricerca e di innovazione assistenziale sono supportati da un Comitato tecnico scientifico e da una apposita infrastruttura per la ricerca e l’innovazione. Il personale che presta la propria attività presso l’Istituto è costituito da 390 unità delle quali 352 dipendenti a tempo indeterminato e 38 dipendenti a tempo determinato.

Il 15 febbraio al Sersanti un incontro dedicato all'ospedale di Montecatone tra situazione attuale e prospettive
Cronaca 12 Febbraio 2019

Nomina a Montecatone, la dottoressa Virna Valmori è il nuovo direttore sanitario dell'istituto

Virna Valmori è il nuovo direttore sanitario del Montecatone Rehabilitation Institute. La nomina è stata effettuata direttamente dal direttore generale, Mario Tubertini, che ha così completato lo staff dirigenziale dell”ospedale. La dottoressa Valmori sostituisce Roberto Pederzini, andato in pensione dopo aver ricoperto l”incarico di direttore sanitario a partire dal 2005.

Virna Valmori ha conseguito nel 1986 la laurea in medicina e chirurgia all”Università di Bologna, per poi specializzarsi in  Igiene e Medicina preventiva, indirizzo Organizzazione dei servizi ospedalieri nel 1993, all”Università di Ferrara. Nel 1999 e nel 2000 ha conseguito due ulteriori specializzazion, rispettivamente in Diritto sanitario all”Università di Urbino e in Organizzazione dei Servizi sanitari all’Università di Tor Vergata di Roma. Prima di approdare a Montecatone, la dottoressa Valmori è stata dirigente medico della Direzione ospedaliera di Imola (1990-1997), direttore sanitario dell”Ausl di Senigallia (1998-2002) e direttore del Presidio ospedaliero Bufalini di Cesena (2002-2018).

«Ringrazio la dottoressa Valmori per aver accettato questo incarico e sono sicuro che con la sua esperienza darà un grande contributo a Montecatone», ha dichiarato il direttore generale Tubertini. (r.cro.)

Nella foto il neo direttore sanitario di Montecatone, Virna Valmori

Nomina a Montecatone, la dottoressa Virna Valmori è il nuovo direttore sanitario dell'istituto
Cronaca 5 Febbraio 2019

Dai centri diurni agli assegni di cura, i servizi per sostenere le famiglie nell'assistenza di anziani e disabili

Accanto all’assistenza domiciliare ci sono altri strumenti pensati per aiutare le famiglie nell’assistenza di un congiunto anziano, disabile o con problemi di salute: i centri diurni, che offrono attività sociali e assistenziali durante il giorno, con ritorno la sera a casa; gli assegni di cura, cioè contributi economici erogati proprio al fine di aiutare a mantenere anziani e disabili al proprio domicilio; i ricoveri di sollievo, brevi periodi (da 10-15 fino a 30 giorni) pensati per consentire alle famiglie un periodo di pausa nell’attività di assistenza del proprio congiunto. Infine, quando la domiciliarità non è più possibile, ci sono le strutture residenziali, case di riposo per gli anziani e residenze per disabili gravi e gravissimi.

Per attivare questi servizi occorre una valutazione da parte dell’equipe specializzata, ma, per prima cosa, che la persona o la famiglia lo richieda. Sembra banale, ma non sempre chi ha bisogno lo fa o sa esattamente a chi rivolgersi. «La prima “porta di accesso” è il proprio medico di base – spiega Cristina Bortolotti, responsabile infermieristico di Imola e Vallata -, è il medico che conosce le problematiche del paziente o della famiglia ed è anche il primo professionista abilitato ad attivare l’assistenza domiciliare». Poi ci sono gli Sportelli sociali, presenti in tutti i comuni. «A seconda del bisogno si potrà trovare già una prima risposta oppure essere indirizzati verso il servizio più adatto».

«Tre Sportelli sono aperti cinque giorni a settimana e sono a Imola presso il “Silvio Alvisi” (dove c’è la sede Asp), a Castel San Pietro nella Casa della Salute e a Medicina in via Saffi, sempre a Medicina un operatore sociale è presente anche ogni giovedì presso la Casa della salute – informa il direttore dell’Asp, Stefania Dazzani -. Presso la Casa della salute di Borgo Tossignano, invece, lo Sportello è aperto due volte a settimana, il martedì e il giovedì mattina. Negli altri comuni l’operatore è presente una volta a settimana: a Castel Guelfo e Mordano il lunedì mattina, a Dozza il martedì. Ci si può comunque recare in qualsiasi Sportello per fissare un appuntamento».

Discorso a parte meritano le dimissioni protette, ovvero il caso in cui, durante un ricovero ospedaliero, si manifesti la necessità da parte del paziente di essere assistito al ritorno a casa. La segnalazione viene inviata dal reparto al Punto unico di accesso (Pua) del nosocomio di via Montericco e sono gli infermieri e gli assistenti sociali che si attivano mentre la persona è ancora in ospedale, effettuando colloqui con il paziente e i familiari e organizzando i servizi necessari. (mi.ta.)

Nella foto la Casa della Salute di Borgo Tossignano

Dai centri diurni agli assegni di cura, i servizi per sostenere le famiglie nell'assistenza di anziani e disabili
Cronaca 5 Febbraio 2019

L'assistenza domiciliare, l'ospedale “invisibile' che assiste oltre mille persone che hanno bisogno nella loro casa

C’è l’ospedale classico, con i reparti, i letti, i degenti. E c’è un ospedale invisibile ai più, fatto anch’esso di medici, infermieri e operatori socio-sanitari che si recano a casa di anziani, disabili o malati, che grazie a questi servizi possono evitare il ricovero in struttura protetta e rimanere in famiglia oppure nella propria abitazione. Uno strumento che è aumentato di intensità negli anni come numero di prestazioni svolte a domicilio dagli operatori sanitari. E a volte gli assistiti possono avere necessità di prestazioni sia sanitarie che sociali.

Un esempio è quello di Marilena, 72 anni, che convive con un’invalidità al 100 per cento. «Mia madre è caduta due anni fa e si è rotta il bacino, ma per via di una patologia non hanno potuto farle l’intervento per ridurre le fratture, così oggi è in carrozzina», racconta la figlia. Basta poco, a volte una banale caduta cambia per sempre la vita di una persona. Marilena ora ha bisogno dell’aiuto dei servizi domiciliari. «Una volta alla settimana un’operatrice l’aiuta a fare il bagno e periodicamente il personale sanitario viene per il prelievo del Cumadin», prosegue la figlia. Per fortuna, Marilena ha il marito che può occuparsi della preparazione dei pasti e delle varie commissioni. «Altrimenti sappiamo che esiste anche la possibilità di richiedere il pasto a domicilio – dice ancora la figlia -. Siamo soddisfatti del servizio, abbiamo sempre avuto a che fare con persone professionali e molto umane».

Quello della signora Marilena è solo uno dei tanti casi di persone che, grazie ai servizi finanziati attraverso il Fondo regionale per la non autosufficienza, rimpolpato da risorse dei Comuni nel caso del nostro circondario imolese (oltre un milione di euro nel 2018 per tutti i servizi accreditati), possono continuare a vivere in famiglia o nella propria casa.  «Il numero negli ultimi dieci anni si può considerare sostanzialmente stabile, ma sono aumentati di parecchio il grado di gravità e la complessità dei casi, che abbisognano quindi di un numero di visite decisamente maggiore» spiega il direttore del Distretto dell’Ausl di Imola, Alberto Minardi. Un mondo che per noi utenti significa semplicemente assistenza domiciliare ma che ha vari aspetti e servizi da «ritagliare» e attivare a seconda delle persona e del problema. I numeri li dettaglia sempre Minardi: «A dicembre 2018 avevamo 236 pazienti che usufruiscono dell’assistenza domiciliare integrata che prevede visite del medico, dell’infermiere e, a volte, anche dell’operatore sociale – elenca -. I casi di assistenza programmata sono invece 517, con questa modalità abbiamo solo il medico che a scadenze pre-ise viene a domicilio. Infine, ci sono 413 pazienti in carico all’assistenza infermieristica, che non contempla l’intervento del medico se non al bisogno» dettaglia Minardi.

Chi decide quale tipo di assistenza attivare? «Il proprio medico di medicina generale». «Siamo noi l’anello che si interfaccia con tutti, anche perché noi abbiamo pazienti di ogni tipo: anziani, disabili, psichiatrici – precisa Anna Maria Severino, per l’appunto medico di base e animatore della formazione per la medicina generale -. Il lavoro di equipe è molto importante, portiamo avanti i progetti e discutiamo i casi. E’ la bellezza della rete e del lavorare insieme. Noi medici di base siamo un po’ isole, ognuno ha una sua autonomia e un suo modo di lavorare diverso da quello dei colleghi, per questo è importante il fatto di collaborare con altre figure professionali. In questi giorni, ad esempio, ho una paziente in dimissione, abbiamo già fatto riunioni per coordinare l’assistenza ed è un lavoro che continuerà anche dopo».

L’assistenza domiciliare ha mosso i primi passi nel nostro territorio circa trent’anni fa, nel tempo non solo sono aumentate le persone seguite, ma anche la complessità dei casi gestiti. Merito della preparazione del personale infermieristico e della formazione dei caregiver, che non significano solo le assistenti familiari, meglio conosciute come badanti, ma anche parenti, vicini di casa, amici, tutte coloro che si prendono cura in qualche modo di una persona presso il suo domicilio. «La richiesta e il conseguente obiettivo di evitare il ricovero di pazienti sempre più gravi, ha fatto sì che si siano sviluppate competenze dei caregiver su tematiche inconcepibili fino a pochi anni fa – conferma Minardi -.Parlo di pratiche per le quali sarebbero stati necessari interventi infermieristici e che ora svolgono, invece, figli, coniugi, badanti, come la gestione del sondino naso-gastrico per l’alimentazione parenterale, per la tracheocannula o dell’ossigenoterapia a domicilio».

Inoltre, gli interventi sono sempre più integrati tra aspetti sanitari e sociali, un tema complesso, che in passato ha creato non poche difficoltà ed oggi superato o quasi grazie alla gestione integrata tra sociale e sanità. Lo conferma Stefania Dazzani, direttore dell’Asp che gestisce i servizi sociali per i Comuni del circondario imole-se. «Nell’ultimo anno e mezzo – informa Dazzani – abbiamo introdotto i primi 30 giorni di assistenza gratuita per le fami-glie che, a causa di un problema di salute improvviso, dall’ictus alle cadute che compromettono la mobilità, si ritrovano a carico un anziano oppure un disabile al momento della dimissione dall’ospedale, cioè una persona in condizioni molto diverse da prima della malattia. L’obiettivo è consentire ai parenti di prendere coscienza della nuova situazione e di formare i caregiver, se ci sono. Successivamente è prevista una compartecipazione economica in base all’Isee. In queste condizioni abbiamo una quindicina di utenti al mese che si rivolgono a noi con un investimento sul territorio, ad oggi, di 50.000 euro». (mi.ta.)

L”articolo completo è su «sabato sera» del 31 gennaio

Nella foto un”infermiera del servizio di assistenza domiciliare

L'assistenza domiciliare, l'ospedale “invisibile' che assiste oltre mille persone che hanno bisogno nella loro casa
Cronaca 1 Febbraio 2019

Il 2 febbraio al Borghetto si potrà attivare il fascicolo sanitario elettronico per sè e per i propri familiari

Sabato 2 febbraio l”Azienda usl di Imola propone la Giornata di attivazione del fascicolo sanitario elettronico. Dalle 9 alle 13 al Borghetto di Imola (piazzale Ragazzi del ”99), grazie alla disponibilità degli esercenti, sarà possibile attivare direttamente, senza dunque necessità di recarsi presso gli Sportelli unici distrettuali del territorio, il proprio fascicolo sanitario elettronico oppure quello di un famigliare, in questo caso presentandosi muniti dell”apposita delega. 

Chi desidera usufruire di questa opportunità dovrà esibire questi documenti:

– per aprire solo il proprio fascicolo occorre portare una copia del documento di identità, che verrà ritirata dall’operatore (sia nel caso di preregistrazione che nel caso di attivazione diretta) e un indirizzo mail personale (ad ogni indirizzo mail può essere associato un solo fascicolo);

– per aprire il fascicolo anche per i propri famigliari occorre compilare le apposite deleghe e portare la copia dei documenti di identità sia del delegato che del delegante (i moduli per le deleghe sono scaricabili da questa pagina https://support.fascicolo-sanitario.it/modulistica).

Il 2 febbraio al Borghetto si potrà attivare il fascicolo sanitario elettronico per sè e per i propri familiari
Cronaca 29 Gennaio 2019

Istituto Montecatone e Autodromo ancora insieme nel “Percorso patente' per i ricoverati dell'ospedale

Istituto di Montecatone e autodromo ancora insieme per il “Percorso patente” attivato all’interno dell’ospedale. Per il terzo anno consecutivo l’«Enzo e Dino Ferrari» ha rinnovato la disponibilità a collaborare gratuitamente al progetto con l’Istituto, mettendo a disposizione il paddock 2 per le prove di guida su autovetture munite di vari tipi dei comandi ausiliari necessari per guidatori con disabilità. Tornare a guidare un’auto è, infatti, un tassello importante nel percorso del paziente verso il reinserimento nella vita sociale e lavorativa, ma per farlo in autonomia serve non solo una patente speciale, ma anche una vettura adattata alle sue esigenze.

«E’ importantissimo che i pazienti possano sperimentare la nuova tipologia di guida e provare le diverse tipologie di comandi disponibili sul mercato, in modo da avere le informazioni più corrette per effettuare una scelta più consapevole di ciò che andranno ad acquistare – spiega Roberta Vannini, coordinatrice del “Percorso patente” dell’Istituto di Montecatone -. Lo scorso anno abbiamo avuto la possibilità di accedere all’autodromo una volta al mese e, grazie alla presenza di 3-4 allestitori di comandi per ogni sessione, abbiamo dato l’occasione di provare su strada le auto adattate, in totale sicurezza, a 44 pazienti, di cui sei hanno sperimentato la guida con joystick».

Oltre alle prove di guida, il “Percorso patente” prevede incontri all’interno dell’istituto con esperti che rispondono e anche la possibilità di testare le proprie capacità residue utilizzando un simulatore di guida presente all’ospedale grazie all’associazione Aus Montecatone.  «La collaborazione con l’Autodromo di Imola dimostra quanto sia importante fare rete con le istituzioni territoriali – dichiara Mario Tubertini, direttore generale di Montecatone -. Ringrazio il direttore Roberto Marazzi che ha accettato di continuare questa collaborazione molto importante per le persone ricoverate nel nostro Istituto e che vogliono ritornare a guidare in autonomia. Con il “Percorso patente lo scorso anno diversi pazienti sono riusciti a prendere la patente BS (B Speciale) già durante il ricovero. Un risultato importante che dà sempre più valore a queste collaborazioni».

Quanto a Roberto Marazzi, direttore generale dell’autodromo, ha osservato che «il paddock 2 è senza dubbio la location ideale per il Progetto Patenti, un’area nella quale si può testare in assoluta sicurezza la guida con ausili. Un’opportunità quanto mai importante, che permette di accelerare il percorso per l’acquisizione della patente speciale, un aspetto che gioca una parte fondamentale nel reinserimento del paziente nella vita di tutti i giorni». (r.cro.)

Istituto Montecatone e Autodromo ancora insieme nel “Percorso patente' per i ricoverati dell'ospedale
Cronaca 21 Gennaio 2019

Servizi sanitari e sociali insieme nella nuova Casa della Salute di Borgo Tossignano per i cittadini della Vallata

E’ stata inaugurata sabato scorso, 19 gennaio, a Borgo Tossignano, la nuova Casa della Salute della Vallata del Santerno. I lavori della struttura, iniziati a fine marzo 2018, si sono conclusi il 17 ottobre, per un costo di poco superiore ai 300.000 euro, interamente finanziati da un progetto europeo. Sull’edificio, che risale al 1997 e ha una superficie lorda di 590 metri quadri, sono state effettuate ristrutturazioni sia esterne che interne: area ambulatori infermieristici, Cup/sportello distrettuale, ambulatori medicina generale, degli specialisti ambulatoriali e del volontariato.

All’inaugurazione erano presenti, insieme ai quattro sindaci della Vallata, il direttore generale dell’Ausl di Imola, Andrea Rossi, il vescovo Tommaso Ghirelli, la presidente dell’Asp Renata Rossi Solferini, i consiglieri regionali Francesca Marchetti e Roberto Poli e, in rappresentanza del Nuovo Circondario Imolese, il presidente Onelio Rambaldi con il sindaco di Mordano Stefano Golini.

«La Casa della Salute – ha affermato la prima cittadina di Borgo Tossignano, Clorinda Mortero – racchiude sotto lo stesso tetto, nella stessa casa, per la salute di tutta la comunità della Vallata” i servizi sanitari e sociali di base. Non è solo un modello organizzativo in cui la salute di ciascuno viene presa in carico a 360 gradi, sia dal punto di vista sanitario che sociale, ma deve essere anzitutto un modello di comunità per cui la salute di ciascuno è un fatto dell’intera comunità e viene presa in carico in maniera diffusa».

Il direttore generale dell’Ausl, Andrea Rossi, ha quindi spiegato l’origine dei finanziamenti, ottenuti grazie alla Regione Emilia Romagna e attraverso un Progetto Europeo. «Credo sia giusto affermare che c’è un’Europa che ha a cuore lo sviluppo dei piccoli comuni e delle nostre comunità – ha detto Rossi – E’ stato poi il Nuovo Circondario Imolese a decidere, con unanimità dei Sindaci, di candidarsi a questo progetto regionale, superando qualsiasi campanilismo e facendo prevalere un interesse superiore che ci ha permesso di raggiungere questo risultato».

Da parte dell’Asp, la presidente ha sottolineato che «la commistione tra sanità e sociale in un unico luogo fisico è una politica vincente. Siamo quindi molto orgogliosi di essere qui con un programma settimanale e mensile, che prevede la presenza delle assistenti sociali due mattine a settimana in libero accesso ed una mattina al mese di sportello migranti», mentre la direttrice, Stefania Dazzani, ha ricordato che Asp ha in carico in Vallata circa 400 persone, per lo più anziani, che hanno un progetto assistenziale che supporta le loro fragilità sociali.

Per quanto riguarda i servizi, la Casa della Salute ospita il nuovo Punto unico di accoglienza e di accesso all’assistenza socio-sanitaria a gestione infermieristica, integrato con lo sportello sociale. La funzione è dunque quella di accogliere e orientare i cittadini.

Sono inoltre presenti l’ambulatorio infermieristico, per l’esecuzione di attività di prelievo, medicazioni ed altre prestazioni infermieristiche, eseguite in collaborazione con il medico di medicina generale oppure in autonomia e lo studio dell’assistente sociale dell’Asp, la cui presenza è programmata. Le sedi del Servizio sociale professionale territoriale e del Servizio di Assistenza Domiciliare (Sad) mantengono l’attuale collocazione in contesti esterni alla Casa della Salute, mentre è presente il Nucleo di cure primarie (Ncp) Vallata del Santerno, costituito da sei medici di assistenza primaria e un pediatra di libera scelta, tre dei quali (due medici di base e un pediatra), usano come ambulatorio principale quello individuato all’interno della Casa della Salute. I sei medici del Nucleo garantiscono una copertura dell’ambulatorio (continuità assistenziale diurna) per 10 ore al giorno cinque giorni a settimana. Inoltre, la Casa della Salute è sede del Servizio di continuità assistenziale che opera per consulti telefonici o visite domiciliari di notte, in integrazione con Imola e con l’attività ambulatoriale ad accesso diretto dei cittadini nei prefestivi e festivi diurni. La rete del soccorso extra-ospedaliero prevede a Borgo Tossignano una postazione territoriale 118.  (r.cro.)

Nella foto il taglio del nastro

Servizi sanitari e sociali insieme nella nuova Casa della Salute di Borgo Tossignano per i cittadini della Vallata
Cronaca 19 Gennaio 2019

Il suo cane morde una donna, lei è costretta a frequentare un corso di rieducazione insieme all'animale

Nel circondario imolese si contano circa 48 mila cani regolarmente iscritti ai registri dell’anagrafe canina (e quindi dotati di chip). Ma forse non tutti i padroni di amici a quattro zampe sanno che, potenzialmente, ogni cane può diventare un «morsicatore», cioè indipendentemente dalla razza può manifestare aggressività contro un altro cane oppure una persona. Sempre stando alle statistiche del servizio veterinario dell’Ausl di Imola, si contano in media fra le 80 e le 100 morsicature all’anno. Episodi che, il più delle volte, non balzano agli onori della cronaca perché, per fortuna, non causano particolari danni.

«Questi sono i numeri degli episodi che transitano attraverso i canali ufficiali, come il pronto soccorso o gli studi veterinari in caso di morsi fra cani, e che poi giungono a noi per l’iter di prassi – precisa il veterinario Geremia Dosa dell’Ausl -. Quando avvengono in famiglia oppure non provocano particolari conseguenze, non vengono nemmeno segnalati». Altre volte, invece, occorre procedere secondo un iter che prevede differenti passaggi ed è regolato, oltre che dalla legge nazionale, da norme regionali specifiche dell’Emilia Romagna.

Lo scorso 12 novembre, ad esempio, un pitbull femmina di un anno, di proprietà di una donna di Castel San Pietro, ha morsicato una donna imolese. «Si è trattato di un caso grave di aggressività – commenta il veterinario -. Al seguito della valutazione comportamentale da noi effettuata alla padrona del cane è stato disposto l’obbligo di non lasciare l’animale incustodito alla presenza di estranei. Insieme al cane morsicatore, poi, dovrà frequentare un corso di rieducazione prima di poter richiedere una nuova visita di valutazione dell’aggressività dell’animale». E le disposizioni sono state pubblicate anche sull’albo pretorio del Comune di Castello.

In Emilia Romagna, infatti, il servizio veterinario viene coinvolto per ogni segnalazione di morsicatura ed effettua tre verifiche: l’identificazione dell’animale e la verifica della sua regolare iscrizione all’anagrafe canina, il controllo sanitario contro il virus della rabbia (malattia non presente in Italia ma non del tutto sconfitta nell’Europa dell’est) e una valutazione comportamentale dell’aggressività del cane. «Si tratta di una visita utile per determinare se l’episodio di morsicatura rappresenta una risposta motivata e razionale del cane allo stimolo ricevuto, oppure se l’animale ha reagito con eccessiva aggressività – spiega Dosa -. Il cane non è un animale aggressivo di per sé, l’episodio di aggressività, ad esempio, potrebbe essere una conseguenza del fatto che il morsicato non ha rispettato il “galateo comportamentale” nei confronti degli animali (cioè non avvicinarsi ad un cane che non si conosce, chiedere il permesso al padrone – che per il cane è il capobranco -, porgere la mano e farsi annusare prima di accarezzarlo) oppure se si è trattato al contrario di un caso di aggressività eccessiva o fuori controllo. In questa seconda eventualità si procede intimando alcuni obblighi di sicurezza da osservare come indossare la museruola e la pettorina contenitiva al posto del semplice guinzaglio».

Se l’animale tende a scappare i veterinari dell’Ausl possono richiedere la predispo-sizione di un particolare recinto. «Nei casi di aggressività più grave possiamo anche disporre la partecipazione ad un corso di socializzazione con un addestra-tore iscritto all’albo regionale, durante il quale l’animale dovrà imparare ad approcciarsi correttamente con gli altri cani e gli esseri umani, mentre il pa-drone dovrà imparare a gestire l’animale». (mi.mo.)

L”articolo completo è su «sabato sera» del 17 gennaio

Nella foto il veterinario dell”Ausl Geremia Dosa

Il suo cane morde una donna, lei è costretta a frequentare un corso di rieducazione insieme all'animale
Cronaca 18 Gennaio 2019

Il 19 gennaio a Borgo Tossignano inaugurazione della Casa della Salute dopo i lavori di ristrutturazione

Completati i lavori di ristrutturazione del vecchio immobile, sabato 19 gennaio alle ore 11 in via dell’VIII Centenario verrà inaugurata ufficialmente la Casa della salute della vallata del Santerno. Quella che era la sede dell’Ausl è stata trasformata nella terza Casa della salute del circondario, a servizio dei residenti dei comuni di Casalfiumanese, Borgo Tossignano, Fontanelice e Castel del Rio.

La struttura sarà dotata di Servizio di accoglienza a gestione infermieristica e vedrà presente, periodicamente, un assistente sociale dell’Asp. I lavori si sono svolti in tre fasi per garantire la continuità delle attività; per questo motivo, da marzo dell’anno scorso, quando sono iniziati i cantieri, è stato necessario fare alcuni spostamenti e sospendere alcune attività, ma ora è tornato tutto alla normalità. L’intervento è stato reso possibile grazie al finanziamento di 326mila euro ottenuto tramite il bando del Programma di sviluppo rurale regionale.

I lavori hanno riguardato l’aspetto edile ed impiantistico dei 500 metri quadrati su cui si erge la struttura sanitaria e serviranno per migliorare le prestazioni energetiche, la sicurezza antincendio e antintrusione, l’implemento degli impianti esistenti ed alcune modifiche planimetriche.

All’inaugurazione parteciperanno Clorinda Mortero, sindaco di Borgo Tossignano, Gisella Rivola, sindaco di Casalfiumanese, Athos Ponti, sindaco di Fontanelice, Alberto Baldazzi, sindaco di Castel del Rio, Renata Rossi Solferini, presidente dell’Asp del Circondario imolese, e Andrea Rossi, direttore generale dell’Ausl di Imola.

Il 19 gennaio a Borgo Tossignano inaugurazione della Casa della Salute dopo i lavori di ristrutturazione
Cronaca 18 Gennaio 2019

Via le traduzioni in arabo dall'ospedale, il M5S vota la mozione della Lega. La precisazione dell'Ausl

Nel consiglio comunale di martedì sera, con i voti di Lega e 5Stelle e l’astensione del Pd, è stata approvata la mozione presentata dal consigliere del Carroccio, Daniele Marchetti affinché la cartellonistica delle strutture sanitarie sia solo in italiano e in inglese. Politicamente parlando la maggioranza, compatta, ha votato una mozione presentata da un partito, formalmente, all’opposizione, la Lega.

Tema del contendere, anch’esso di forma (o propaganda politica) più che sostanza, ovvero l’eliminazione dai cartelloni dell’ospedale delle indicazioni tradotte anche in arabo.  “Non si tratta di razzismo, anzi – ha detto Marchetti -: così non verranno discriminate tutte le etnie non arabofone presenti sul nostro territorio. Perché l”arabo e non il francese (molto diffuso, tra l”altro, nei Paesi francofoni dell”Africa) piuttosto che il cinese o il filippino?”. “Sia chiaro sin da ora che l”approvazione di questa mozione non comporterà alcun aumento di spesa pubblica – ha aggiunto Marchetti -: l”operazione riguarderà le installazioni per reparti di nuova apertura, le segnaletiche logorate o quelle oggetto di traslochi. E’ in questo modo, graduale, che arriveremo alla sostituzione completa della cartellonistica”. Insomma approvata la mozione del Comune di Imola ora secondo Marchetti l’Ausl di adeguerà. 

Ma su questo punto, l’Azienda sanitaria imolese ci ha tenuto a precisare con una nota che non è proprio così. La scelta di tradurre in arabo, francese ed inglese venne presa nel 2004, poi, “come chiarito in una nota informativa inviata al Comune di Imola il 12 dicembre, già da molti anni, dal 2010 circa, ogni qualvolta la segnaletica esige di essere sostituita la sola traduzione presente è quella in lingua inglese, pur restando presenti, residualmente e per la segnaletica dei punti di maggior afflusso, alcuni cartelli multilingue”.  

Il motivo? Troppe scritte e poco spazio complicavano la lettura invece di facilitarla. Per non parlare del fatto che le traduzioni in arabo possono essere diverse a seconda del paese. Da qui la scelta, più o meno contestuale, di affidarsi ai “codici colore”, comprensibili a prescindere dalla lingua e dall”età (tanto per capirci i famosi pallini a terra che disegnano i percorsi all’interno dell’ospedale). Una decisione che discende dal lavoro costante di aggiornamento che si fa sulla cartellonistica “attraverso il gruppo di lavoro con tecnici, comunicatori e cittadini del Comitato consultivo misto (Ccm) degli utenti definito “gruppo accesso ed equità” che sceglie, per l’appunto, le modifiche da fare nella cartellonistica (ad esempio per nuovi reparti o modalità di accesso)”.

Detto ciò, l’Ausl ci ha tenuto anche a ribadire che “si impegna costantemente a favorire l’orientamento di tutte le persone che a vario titolo accedono alle proprie strutture, garantendo a coloro che hanno maggiori difficoltà per qualsivoglia motivo, una attenzione ed un supporto particolari, per raggiungere obiettivi di massima equità e comprensibilità dei messaggi, senza alcuna velleità discriminatoria”. (l.a.)

Via le traduzioni in arabo dall'ospedale, il M5S vota la mozione della Lega. La precisazione dell'Ausl

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