Posts by tag: sanità

Cronaca 4 Marzo 2019

Dal 4 marzo anticipato alle 21 l'accesso regolato all'ospedale. Per entrare occorre identificarsi al citofono a lato dell'ingresso

A partire da oggi, lunedì 4 marzo, all”ospedale di Imola verrà anticipato dalle 24 alle 21 l”orario di accesso regolato dal personale di portineria. In pratica, chi si recherà all”ospedale nella fascia oraria dalle 21 alle 6 del mattino, in linea con quanto avviene in gran parte degli ospedali, dovrà utilizzare il citofono che si trova a lato dell”ingresso principale, identificarsi e comunicare il reparto al quale è autorizzato a accedere.

I reparti infatti ormai da tempo stilano la lista di chi (un amico, un familiare, un badante) è autorizzato a trascorrere la notte con un paziente ricoverato, al fine di garantire il controllo delle presenze in reparto e le verifiche periodiche della direzione infermieristica. Da questa sera la verifica dell’autorizzazione all’accesso sarà effettuata direttamente all’ingresso centrale dell”ospedale anziché alla porta del reparto. Gli elenchi degli autorizzati saranno pertanto consegnati agli operatori di portineria ogni sera, così come si accederà per urgenze o altre necessità.  

«Ci teniamo a chiarire che non si intende blindare l’ospedale, ma solo regolare l’afflusso notturno in modo da renderlo più sicuro e meno impattante per l’organizzazione dei reparti– spiega la direzione medica di Presidio –. Chi cerca un rifugio sarà invitato a restare in atrio, dove la sicurezza interna, le Forze dell’Ordine o i servizi competenti potranno procedere al riconoscimento e a tentare di instaurare relazioni di aiuto e di supporto».

Per quanto riguarda invece i dipendenti che devono prendere servizio di notte, sarà loro riservato l’ingresso sul retro della portineria centrale, che a breve sarà provvisto di apertura tramite il cartellino marcatempo, mentre i cittadini che devono rivolgersi al Pronto soccorso sono invitati a entrare direttamente dall’ingresso di Via Belpoggio. 

La novità mira a garantire una miglior sicurezza per operatori, pazienti e visitatori e si inserisce in un piano più ampio, partito ad ottobre 2018, con il rafforzamento della vigilanza privata all’interno della struttura ospedaliera.  

Dal 4 marzo anticipato alle 21 l'accesso regolato all'ospedale. Per entrare occorre identificarsi al citofono a lato dell'ingresso
Cronaca 27 Febbraio 2019

In arrivo a Castel San Pietro la Casa del volontariato in cui saranno condivisi progetti e servizi

Dopo il Coordinamento del volontariato, con sede nell’ex asilo nido di via Manzoni, e la Casa della salute, aperta all’interno dell’ospedale di viale Oriani, l’Amministrazione comunale ha messo a disposizione delle associazioni attive in ambito socio-sanitario un nuovo spazio, ribattezzato Casa del volontariato. «Un contenitore fondamentale come luogo di elaborazione di progetti – chiarisce però il sindaco Fausto Tinti – ma non una sede per le associazioni», che in effetti già occupano gli spazi degli altri due luoghi citati.

A sciogliere qualche dubbio su cosa troverà praticamente posto nella nuova Casa del volontariato (che dopo la ristrutturazione a carico del Comune dovrebbe essere operativa dalla prossima estate) è il dottor Alessandro Di Silverio, urologo dell’Ausl di Imola e consigliere comunale con delega alla Sanità. «La Casa del volontariato sarà un luogo dove le associazioni potranno lavorare insieme a progetti comuni e per offrire servizi condivisi – spiega -. Il progetto preciso e completo è ancora in fase di stesura da parte delle associazioni che hanno già manifestato un loro interesse. Lì troverà spazio, ad esempio, un centralino unico per la gestione dei trasporti offerti dalle diverse realtà attive nel territorio comunale come Auser, Pubblica assistenza Paolina, Croce rossa, Tradisan. Gli utenti potranno dunque trovare un’agenda condivisa chiamando un solo numero, mentre gli affezionati ad una precisa associazione potranno continuare a contattarla come sempre. Un altro servizio che potrà essere gestito unitamente è quello della distribuzione dei sacchetti alimentari di Caritas, che oggi avviene solo due volte a settimana ma alla Casa del volontariato potrà essere aperto tutte le mattine grazie alla collaborazione fra associazioni che condividono uno stesso scopo ed uno spazio unico».

Ad oggi sono una trentina le realtà castellane già registrate alla Casa del volontariato. Degli incontri operativi si sta occupando il Coordinamento del volontariato. Lo scopo è organizzare e gestire al meglio i 400 metri quadri della palazzina B attigua all’ospedale, dove prenderà avvio il nuovo progetto. L’Azienda Usl ha concesso lo spazio in questione all’Amministrazione di piazza XX Settembre per quattro anni a fronte di un affitto complessivo di 150 mila euro, che non sarà versato ma investito nella ristrutturazione dell’immobile stesso. (mi.mo.)

Il servizio completo è su «sabato sera» del 21 febbraio   

In arrivo a Castel San Pietro la Casa del volontariato in cui saranno condivisi progetti e servizi
Cronaca 26 Febbraio 2019

In calo costante il consumo di antibiotici in Emilia Romagna, funzionano le buone pratiche contro l'antibioticoresistenza

Fare rete con i medici per una prescrizione sempre più mirata, sensibilizzare i cittadini ad un consumo corretto, agire in modo incisivo per contrastare le infezioni ospedaliere. Parliamo di antibiotici, di misure di controllo delle infezioni e di tutte le azioni che la Regione Emilia Romagna ha messo in campo per prevenire e combattere il problema dell’antibioticoresistenza. I dati degli ultimi anni parlano chiaro: i consumi calano, soprattutto in età pediatrica. In nessun’altra regione italiana si osserva, infatti, un trend in costante diminuzione come quello dell’Emilia Romagna, dove dal 2010 al 2017 si è registrata una riduzione delle prescrizioni antibiotiche per i bambini del 35%. E il calo è ancor più consistente (- 37%) nei più piccoli, fino ai 6 anni.

Complessivamente nel 2017 sono state 16,8 le dosi medie giornaliere di antibiotico ogni 1.000 abitanti: – 5% rispetto al 2016, – 16% se confrontato al 2010. Numeri accompagnati dalla riduzione di questi farmaci anche in ambito ospedaliero (-2,8% dal 2010 al 2017). Non solo, perché un’altra buona pratica diffusa in tutte le strutture ospedaliere del territorio ha portato risultati confortanti: il consumo di prodotti idroalcolici per l’igiene delle mani in ospedale (quelli che si trovano solitamente all’ingresso di un reparto o fuori dalle camere), sempre dal 2010 al 2017, è aumentato del 275%. Un importante risultato scientifico è poi il calo rilevante (-26%) della frequenza delle cosiddette «batteriemie» sostenute da enterobatteri resistenti ai carbapenemi, cioè la proporzione di infezioni nel sangue dovute ad alcuni batteri resistenti agli antibiotici, che nel 2017 in Emilia Romagna è stata inferiore del 26% rispetto alla media nazionale. E la regione ha anche un’altra specificità, che riguarda la rete delle microbiologie: grazie ai criteri di accreditamento, può contare su emocolture (esami di analisi del sangue di fondamentale importanza per le diagnosi microbiologiche) realizzate 24 ore su 24, con laboratori attivi 7 giorni su 7. Risultati ottenuti anche grazie all’aumentata consapevolezza dei rischi associati a un uso eccessivo di antibiotici e a tutti gli strumenti messi in campo dal Programma regionale di contrasto alle infezioni correlate all’assistenza e all’antibioticoresistenza.

«In questi anni – spiega l’assessore regionale alle Politiche per la salute, Sergio Venturi – in Emilia Romagna abbiamo costruito un sistema di monitoraggio estremamente dettagliato, che ci permette di avere indicatori specifici sulla prescrizione e il consumo di antibiotici. E un sistema di sorveglianza sull’antibioticoresistenza e sulle infezioni ospedaliere. Abbiamo agito, con specifiche campagne di comunicazione, anche sul fronte della sensibilizzazione ai cittadini e della formazione ai professionisti. Possiamo dire che, grazie a un’esperienza consolidata nel tempo, iniziamo a toccare con mano i risultati».

Il servizio completo è su «sabato sera» del 21 febbraio   

Nella foto l”assessore regionale Sergio Venturi

In calo costante il consumo di antibiotici in Emilia Romagna, funzionano le buone pratiche contro l'antibioticoresistenza
Cronaca 14 Febbraio 2019

Il 15 febbraio al Sersanti un incontro dedicato all'ospedale di Montecatone tra situazione attuale e prospettive

Il centro studi Alcide De Gasperi, l’associazione Imprese e professioni e il centro studi Luigi Einaudi organizzano un incontro dibattito sul tema “Istituto di Montecatone ospedale di riabilitazione, l’oggi… e le prospettive”. All’iniziativa, in programma venerdì 15 febbraio alle ore 17.30, presso il circolo Sersanti in piazza Matteotti, parteciperanno Mario Tubertini, direttore generale dell’Istituto di Montecatone, Marco Gasparri, presidente della Fondazione Montecatone, e Gianni Pieroni, presidente del Consiglio di amministrazione dell’Istituto. L’iniziativa è aperta a tutti.

Il Montecatone rehabilitation institute è una società per azioni con capitale interamente pubblico i cui soci sono l’Ausl di Imola e il Comune. La società è amministrata da un consiglio di amministrazione con funzioni di indirizzo e controllo e da un direttore generale responsabile della gestione di questo ospedale pubblico per la riabilitazione di persone con lesioni midollari o cerebrolesioni e il loro rientro nei territori di provenienza, con un nuovo progetto di vita compatibile con la disabilità acquisita. Inoltre, caratteristica unica nel panorama italiano, l’ospedale è dotato di un’Area critica, con 18 posti letto, che consente una presa in carico riabilitativa del paziente ancora in fase di instabilità clinica e quindi non autonomo relativamente alle funzioni vitali.

Inoltre, ricerca e innovazione hanno per l’Istituto di Montecatone un ruolo strategico e rappresentano cardini impre-scindibili della cura e dell’assistenza medico-riabilitativa. A tal fine vengono sviluppati progetti principalmente rivolti alla mielolesione, anche in cooperazione con partner italiani ed europei. Lo sviluppo e la gestione dei progetti di ricerca e di innovazione assistenziale sono supportati da un Comitato tecnico scientifico e da una apposita infrastruttura per la ricerca e l’innovazione. Il personale che presta la propria attività presso l’Istituto è costituito da 390 unità delle quali 352 dipendenti a tempo indeterminato e 38 dipendenti a tempo determinato.

Il 15 febbraio al Sersanti un incontro dedicato all'ospedale di Montecatone tra situazione attuale e prospettive
Cronaca 12 Febbraio 2019

Nomina a Montecatone, la dottoressa Virna Valmori è il nuovo direttore sanitario dell'istituto

Virna Valmori è il nuovo direttore sanitario del Montecatone Rehabilitation Institute. La nomina è stata effettuata direttamente dal direttore generale, Mario Tubertini, che ha così completato lo staff dirigenziale dell”ospedale. La dottoressa Valmori sostituisce Roberto Pederzini, andato in pensione dopo aver ricoperto l”incarico di direttore sanitario a partire dal 2005.

Virna Valmori ha conseguito nel 1986 la laurea in medicina e chirurgia all”Università di Bologna, per poi specializzarsi in  Igiene e Medicina preventiva, indirizzo Organizzazione dei servizi ospedalieri nel 1993, all”Università di Ferrara. Nel 1999 e nel 2000 ha conseguito due ulteriori specializzazion, rispettivamente in Diritto sanitario all”Università di Urbino e in Organizzazione dei Servizi sanitari all’Università di Tor Vergata di Roma. Prima di approdare a Montecatone, la dottoressa Valmori è stata dirigente medico della Direzione ospedaliera di Imola (1990-1997), direttore sanitario dell”Ausl di Senigallia (1998-2002) e direttore del Presidio ospedaliero Bufalini di Cesena (2002-2018).

«Ringrazio la dottoressa Valmori per aver accettato questo incarico e sono sicuro che con la sua esperienza darà un grande contributo a Montecatone», ha dichiarato il direttore generale Tubertini. (r.cro.)

Nella foto il neo direttore sanitario di Montecatone, Virna Valmori

Nomina a Montecatone, la dottoressa Virna Valmori è il nuovo direttore sanitario dell'istituto
Cronaca 5 Febbraio 2019

Dai centri diurni agli assegni di cura, i servizi per sostenere le famiglie nell'assistenza di anziani e disabili

Accanto all’assistenza domiciliare ci sono altri strumenti pensati per aiutare le famiglie nell’assistenza di un congiunto anziano, disabile o con problemi di salute: i centri diurni, che offrono attività sociali e assistenziali durante il giorno, con ritorno la sera a casa; gli assegni di cura, cioè contributi economici erogati proprio al fine di aiutare a mantenere anziani e disabili al proprio domicilio; i ricoveri di sollievo, brevi periodi (da 10-15 fino a 30 giorni) pensati per consentire alle famiglie un periodo di pausa nell’attività di assistenza del proprio congiunto. Infine, quando la domiciliarità non è più possibile, ci sono le strutture residenziali, case di riposo per gli anziani e residenze per disabili gravi e gravissimi.

Per attivare questi servizi occorre una valutazione da parte dell’equipe specializzata, ma, per prima cosa, che la persona o la famiglia lo richieda. Sembra banale, ma non sempre chi ha bisogno lo fa o sa esattamente a chi rivolgersi. «La prima “porta di accesso” è il proprio medico di base – spiega Cristina Bortolotti, responsabile infermieristico di Imola e Vallata -, è il medico che conosce le problematiche del paziente o della famiglia ed è anche il primo professionista abilitato ad attivare l’assistenza domiciliare». Poi ci sono gli Sportelli sociali, presenti in tutti i comuni. «A seconda del bisogno si potrà trovare già una prima risposta oppure essere indirizzati verso il servizio più adatto».

«Tre Sportelli sono aperti cinque giorni a settimana e sono a Imola presso il “Silvio Alvisi” (dove c’è la sede Asp), a Castel San Pietro nella Casa della Salute e a Medicina in via Saffi, sempre a Medicina un operatore sociale è presente anche ogni giovedì presso la Casa della salute – informa il direttore dell’Asp, Stefania Dazzani -. Presso la Casa della salute di Borgo Tossignano, invece, lo Sportello è aperto due volte a settimana, il martedì e il giovedì mattina. Negli altri comuni l’operatore è presente una volta a settimana: a Castel Guelfo e Mordano il lunedì mattina, a Dozza il martedì. Ci si può comunque recare in qualsiasi Sportello per fissare un appuntamento».

Discorso a parte meritano le dimissioni protette, ovvero il caso in cui, durante un ricovero ospedaliero, si manifesti la necessità da parte del paziente di essere assistito al ritorno a casa. La segnalazione viene inviata dal reparto al Punto unico di accesso (Pua) del nosocomio di via Montericco e sono gli infermieri e gli assistenti sociali che si attivano mentre la persona è ancora in ospedale, effettuando colloqui con il paziente e i familiari e organizzando i servizi necessari. (mi.ta.)

Nella foto la Casa della Salute di Borgo Tossignano

Dai centri diurni agli assegni di cura, i servizi per sostenere le famiglie nell'assistenza di anziani e disabili
Cronaca 5 Febbraio 2019

L'assistenza domiciliare, l'ospedale “invisibile' che assiste oltre mille persone che hanno bisogno nella loro casa

C’è l’ospedale classico, con i reparti, i letti, i degenti. E c’è un ospedale invisibile ai più, fatto anch’esso di medici, infermieri e operatori socio-sanitari che si recano a casa di anziani, disabili o malati, che grazie a questi servizi possono evitare il ricovero in struttura protetta e rimanere in famiglia oppure nella propria abitazione. Uno strumento che è aumentato di intensità negli anni come numero di prestazioni svolte a domicilio dagli operatori sanitari. E a volte gli assistiti possono avere necessità di prestazioni sia sanitarie che sociali.

Un esempio è quello di Marilena, 72 anni, che convive con un’invalidità al 100 per cento. «Mia madre è caduta due anni fa e si è rotta il bacino, ma per via di una patologia non hanno potuto farle l’intervento per ridurre le fratture, così oggi è in carrozzina», racconta la figlia. Basta poco, a volte una banale caduta cambia per sempre la vita di una persona. Marilena ora ha bisogno dell’aiuto dei servizi domiciliari. «Una volta alla settimana un’operatrice l’aiuta a fare il bagno e periodicamente il personale sanitario viene per il prelievo del Cumadin», prosegue la figlia. Per fortuna, Marilena ha il marito che può occuparsi della preparazione dei pasti e delle varie commissioni. «Altrimenti sappiamo che esiste anche la possibilità di richiedere il pasto a domicilio – dice ancora la figlia -. Siamo soddisfatti del servizio, abbiamo sempre avuto a che fare con persone professionali e molto umane».

Quello della signora Marilena è solo uno dei tanti casi di persone che, grazie ai servizi finanziati attraverso il Fondo regionale per la non autosufficienza, rimpolpato da risorse dei Comuni nel caso del nostro circondario imolese (oltre un milione di euro nel 2018 per tutti i servizi accreditati), possono continuare a vivere in famiglia o nella propria casa.  «Il numero negli ultimi dieci anni si può considerare sostanzialmente stabile, ma sono aumentati di parecchio il grado di gravità e la complessità dei casi, che abbisognano quindi di un numero di visite decisamente maggiore» spiega il direttore del Distretto dell’Ausl di Imola, Alberto Minardi. Un mondo che per noi utenti significa semplicemente assistenza domiciliare ma che ha vari aspetti e servizi da «ritagliare» e attivare a seconda delle persona e del problema. I numeri li dettaglia sempre Minardi: «A dicembre 2018 avevamo 236 pazienti che usufruiscono dell’assistenza domiciliare integrata che prevede visite del medico, dell’infermiere e, a volte, anche dell’operatore sociale – elenca -. I casi di assistenza programmata sono invece 517, con questa modalità abbiamo solo il medico che a scadenze pre-ise viene a domicilio. Infine, ci sono 413 pazienti in carico all’assistenza infermieristica, che non contempla l’intervento del medico se non al bisogno» dettaglia Minardi.

Chi decide quale tipo di assistenza attivare? «Il proprio medico di medicina generale». «Siamo noi l’anello che si interfaccia con tutti, anche perché noi abbiamo pazienti di ogni tipo: anziani, disabili, psichiatrici – precisa Anna Maria Severino, per l’appunto medico di base e animatore della formazione per la medicina generale -. Il lavoro di equipe è molto importante, portiamo avanti i progetti e discutiamo i casi. E’ la bellezza della rete e del lavorare insieme. Noi medici di base siamo un po’ isole, ognuno ha una sua autonomia e un suo modo di lavorare diverso da quello dei colleghi, per questo è importante il fatto di collaborare con altre figure professionali. In questi giorni, ad esempio, ho una paziente in dimissione, abbiamo già fatto riunioni per coordinare l’assistenza ed è un lavoro che continuerà anche dopo».

L’assistenza domiciliare ha mosso i primi passi nel nostro territorio circa trent’anni fa, nel tempo non solo sono aumentate le persone seguite, ma anche la complessità dei casi gestiti. Merito della preparazione del personale infermieristico e della formazione dei caregiver, che non significano solo le assistenti familiari, meglio conosciute come badanti, ma anche parenti, vicini di casa, amici, tutte coloro che si prendono cura in qualche modo di una persona presso il suo domicilio. «La richiesta e il conseguente obiettivo di evitare il ricovero di pazienti sempre più gravi, ha fatto sì che si siano sviluppate competenze dei caregiver su tematiche inconcepibili fino a pochi anni fa – conferma Minardi -.Parlo di pratiche per le quali sarebbero stati necessari interventi infermieristici e che ora svolgono, invece, figli, coniugi, badanti, come la gestione del sondino naso-gastrico per l’alimentazione parenterale, per la tracheocannula o dell’ossigenoterapia a domicilio».

Inoltre, gli interventi sono sempre più integrati tra aspetti sanitari e sociali, un tema complesso, che in passato ha creato non poche difficoltà ed oggi superato o quasi grazie alla gestione integrata tra sociale e sanità. Lo conferma Stefania Dazzani, direttore dell’Asp che gestisce i servizi sociali per i Comuni del circondario imole-se. «Nell’ultimo anno e mezzo – informa Dazzani – abbiamo introdotto i primi 30 giorni di assistenza gratuita per le fami-glie che, a causa di un problema di salute improvviso, dall’ictus alle cadute che compromettono la mobilità, si ritrovano a carico un anziano oppure un disabile al momento della dimissione dall’ospedale, cioè una persona in condizioni molto diverse da prima della malattia. L’obiettivo è consentire ai parenti di prendere coscienza della nuova situazione e di formare i caregiver, se ci sono. Successivamente è prevista una compartecipazione economica in base all’Isee. In queste condizioni abbiamo una quindicina di utenti al mese che si rivolgono a noi con un investimento sul territorio, ad oggi, di 50.000 euro». (mi.ta.)

L”articolo completo è su «sabato sera» del 31 gennaio

Nella foto un”infermiera del servizio di assistenza domiciliare

L'assistenza domiciliare, l'ospedale “invisibile' che assiste oltre mille persone che hanno bisogno nella loro casa
Cronaca 1 Febbraio 2019

Il 2 febbraio al Borghetto si potrà attivare il fascicolo sanitario elettronico per sè e per i propri familiari

Sabato 2 febbraio l”Azienda usl di Imola propone la Giornata di attivazione del fascicolo sanitario elettronico. Dalle 9 alle 13 al Borghetto di Imola (piazzale Ragazzi del ”99), grazie alla disponibilità degli esercenti, sarà possibile attivare direttamente, senza dunque necessità di recarsi presso gli Sportelli unici distrettuali del territorio, il proprio fascicolo sanitario elettronico oppure quello di un famigliare, in questo caso presentandosi muniti dell”apposita delega. 

Chi desidera usufruire di questa opportunità dovrà esibire questi documenti:

– per aprire solo il proprio fascicolo occorre portare una copia del documento di identità, che verrà ritirata dall’operatore (sia nel caso di preregistrazione che nel caso di attivazione diretta) e un indirizzo mail personale (ad ogni indirizzo mail può essere associato un solo fascicolo);

– per aprire il fascicolo anche per i propri famigliari occorre compilare le apposite deleghe e portare la copia dei documenti di identità sia del delegato che del delegante (i moduli per le deleghe sono scaricabili da questa pagina https://support.fascicolo-sanitario.it/modulistica).

Il 2 febbraio al Borghetto si potrà attivare il fascicolo sanitario elettronico per sè e per i propri familiari
Cronaca 29 Gennaio 2019

Istituto Montecatone e Autodromo ancora insieme nel “Percorso patente' per i ricoverati dell'ospedale

Istituto di Montecatone e autodromo ancora insieme per il “Percorso patente” attivato all’interno dell’ospedale. Per il terzo anno consecutivo l’«Enzo e Dino Ferrari» ha rinnovato la disponibilità a collaborare gratuitamente al progetto con l’Istituto, mettendo a disposizione il paddock 2 per le prove di guida su autovetture munite di vari tipi dei comandi ausiliari necessari per guidatori con disabilità. Tornare a guidare un’auto è, infatti, un tassello importante nel percorso del paziente verso il reinserimento nella vita sociale e lavorativa, ma per farlo in autonomia serve non solo una patente speciale, ma anche una vettura adattata alle sue esigenze.

«E’ importantissimo che i pazienti possano sperimentare la nuova tipologia di guida e provare le diverse tipologie di comandi disponibili sul mercato, in modo da avere le informazioni più corrette per effettuare una scelta più consapevole di ciò che andranno ad acquistare – spiega Roberta Vannini, coordinatrice del “Percorso patente” dell’Istituto di Montecatone -. Lo scorso anno abbiamo avuto la possibilità di accedere all’autodromo una volta al mese e, grazie alla presenza di 3-4 allestitori di comandi per ogni sessione, abbiamo dato l’occasione di provare su strada le auto adattate, in totale sicurezza, a 44 pazienti, di cui sei hanno sperimentato la guida con joystick».

Oltre alle prove di guida, il “Percorso patente” prevede incontri all’interno dell’istituto con esperti che rispondono e anche la possibilità di testare le proprie capacità residue utilizzando un simulatore di guida presente all’ospedale grazie all’associazione Aus Montecatone.  «La collaborazione con l’Autodromo di Imola dimostra quanto sia importante fare rete con le istituzioni territoriali – dichiara Mario Tubertini, direttore generale di Montecatone -. Ringrazio il direttore Roberto Marazzi che ha accettato di continuare questa collaborazione molto importante per le persone ricoverate nel nostro Istituto e che vogliono ritornare a guidare in autonomia. Con il “Percorso patente lo scorso anno diversi pazienti sono riusciti a prendere la patente BS (B Speciale) già durante il ricovero. Un risultato importante che dà sempre più valore a queste collaborazioni».

Quanto a Roberto Marazzi, direttore generale dell’autodromo, ha osservato che «il paddock 2 è senza dubbio la location ideale per il Progetto Patenti, un’area nella quale si può testare in assoluta sicurezza la guida con ausili. Un’opportunità quanto mai importante, che permette di accelerare il percorso per l’acquisizione della patente speciale, un aspetto che gioca una parte fondamentale nel reinserimento del paziente nella vita di tutti i giorni». (r.cro.)

Istituto Montecatone e Autodromo ancora insieme nel “Percorso patente' per i ricoverati dell'ospedale
Cronaca 21 Gennaio 2019

Servizi sanitari e sociali insieme nella nuova Casa della Salute di Borgo Tossignano per i cittadini della Vallata

E’ stata inaugurata sabato scorso, 19 gennaio, a Borgo Tossignano, la nuova Casa della Salute della Vallata del Santerno. I lavori della struttura, iniziati a fine marzo 2018, si sono conclusi il 17 ottobre, per un costo di poco superiore ai 300.000 euro, interamente finanziati da un progetto europeo. Sull’edificio, che risale al 1997 e ha una superficie lorda di 590 metri quadri, sono state effettuate ristrutturazioni sia esterne che interne: area ambulatori infermieristici, Cup/sportello distrettuale, ambulatori medicina generale, degli specialisti ambulatoriali e del volontariato.

All’inaugurazione erano presenti, insieme ai quattro sindaci della Vallata, il direttore generale dell’Ausl di Imola, Andrea Rossi, il vescovo Tommaso Ghirelli, la presidente dell’Asp Renata Rossi Solferini, i consiglieri regionali Francesca Marchetti e Roberto Poli e, in rappresentanza del Nuovo Circondario Imolese, il presidente Onelio Rambaldi con il sindaco di Mordano Stefano Golini.

«La Casa della Salute – ha affermato la prima cittadina di Borgo Tossignano, Clorinda Mortero – racchiude sotto lo stesso tetto, nella stessa casa, per la salute di tutta la comunità della Vallata” i servizi sanitari e sociali di base. Non è solo un modello organizzativo in cui la salute di ciascuno viene presa in carico a 360 gradi, sia dal punto di vista sanitario che sociale, ma deve essere anzitutto un modello di comunità per cui la salute di ciascuno è un fatto dell’intera comunità e viene presa in carico in maniera diffusa».

Il direttore generale dell’Ausl, Andrea Rossi, ha quindi spiegato l’origine dei finanziamenti, ottenuti grazie alla Regione Emilia Romagna e attraverso un Progetto Europeo. «Credo sia giusto affermare che c’è un’Europa che ha a cuore lo sviluppo dei piccoli comuni e delle nostre comunità – ha detto Rossi – E’ stato poi il Nuovo Circondario Imolese a decidere, con unanimità dei Sindaci, di candidarsi a questo progetto regionale, superando qualsiasi campanilismo e facendo prevalere un interesse superiore che ci ha permesso di raggiungere questo risultato».

Da parte dell’Asp, la presidente ha sottolineato che «la commistione tra sanità e sociale in un unico luogo fisico è una politica vincente. Siamo quindi molto orgogliosi di essere qui con un programma settimanale e mensile, che prevede la presenza delle assistenti sociali due mattine a settimana in libero accesso ed una mattina al mese di sportello migranti», mentre la direttrice, Stefania Dazzani, ha ricordato che Asp ha in carico in Vallata circa 400 persone, per lo più anziani, che hanno un progetto assistenziale che supporta le loro fragilità sociali.

Per quanto riguarda i servizi, la Casa della Salute ospita il nuovo Punto unico di accoglienza e di accesso all’assistenza socio-sanitaria a gestione infermieristica, integrato con lo sportello sociale. La funzione è dunque quella di accogliere e orientare i cittadini.

Sono inoltre presenti l’ambulatorio infermieristico, per l’esecuzione di attività di prelievo, medicazioni ed altre prestazioni infermieristiche, eseguite in collaborazione con il medico di medicina generale oppure in autonomia e lo studio dell’assistente sociale dell’Asp, la cui presenza è programmata. Le sedi del Servizio sociale professionale territoriale e del Servizio di Assistenza Domiciliare (Sad) mantengono l’attuale collocazione in contesti esterni alla Casa della Salute, mentre è presente il Nucleo di cure primarie (Ncp) Vallata del Santerno, costituito da sei medici di assistenza primaria e un pediatra di libera scelta, tre dei quali (due medici di base e un pediatra), usano come ambulatorio principale quello individuato all’interno della Casa della Salute. I sei medici del Nucleo garantiscono una copertura dell’ambulatorio (continuità assistenziale diurna) per 10 ore al giorno cinque giorni a settimana. Inoltre, la Casa della Salute è sede del Servizio di continuità assistenziale che opera per consulti telefonici o visite domiciliari di notte, in integrazione con Imola e con l’attività ambulatoriale ad accesso diretto dei cittadini nei prefestivi e festivi diurni. La rete del soccorso extra-ospedaliero prevede a Borgo Tossignano una postazione territoriale 118.  (r.cro.)

Nella foto il taglio del nastro

Servizi sanitari e sociali insieme nella nuova Casa della Salute di Borgo Tossignano per i cittadini della Vallata

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