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Cronaca 1 Novembre 2018

Sanità, nella nuova Chirurgia vascolare interaziendale Imola si occuperà di patologie venose a bassa complessità

Ecco cosa cambia con la creazione della nuova Unità operativa interaziendale dedicata alla chirurgia vascolare.

Emergenze. Le emergenze continueranno a essere trattate a Bologna, sia al Policlinico del Sant’Orsola sia, all’Ospedale Maggiore.

Attività programmate. Per le attività programmate la creazione di un’unica Unità operativa interaziendale porterà alla creazione di una lista di attesa unica, per l’accesso alle prestazioni e la ripartizione delle attività tra diversi ospedali.

Patologie dell’aorta. Si prevede che tutta la casistica venga trattata all’interno delle nuove sale ad altissima tecnologia del Polo cardio-toraco-vascolare del Policlinico, fatte salve le urgenze dovute a traumi (indicativamente 15 all’anno).

Patologie delle carotidi. Nel progetto di riorganizzazione l’attività è concentrata all’Ospedale Maggiore, tranne le patologie da trattare in sala ibrida che resteranno al Policlinico.

Arteriopatia obliterante. La specializzazione prevede uno spostamento di oltre il 50% dei pazienti dal Policlinico al Maggiore. Al Sant’Orsola rimarranno gli interventi di rivascolarizzazione in pazienti particolarmente complessi e quelli che necessitano di trattamento endovascolare o ibrido.

Percorso di bassa complessità. Questo percorso relativo alle patologie veno-se degli arti inferiori sarà concentrato negli ospedali di Imola, Budrio e Bazzano. Complessivamente all’ospedale di Imola saranno eseguiti interventi per fistole artero-venose su pazienti con insufficienza renale e interventi chirurgici per patologia venosa degli arti inferiori.

L”articolo completo è su «sabato sera» del 1° novembre

Sanità, nella nuova Chirurgia vascolare interaziendale Imola si occuperà di patologie venose a bassa complessità
Cronaca 1 Novembre 2018

Imola in rete con Bologna e un milione di pazienti: nasce la Chirurgia vascolare più grande d'Italia

La più grande Chirurgia vascolare d’Italia è stata presentata nei giorni scorsi in 6 ospedali dell’area metropolitana bolognese per seguire 1 milione di pazienti: Policlinico Sant’Orsola e Ospedale Maggiore si specializzeranno sulle emergenze e sulle malattie delle arterie; Bazzano, Budrio e Imola diventeranno punto di riferimento per le malattie venose, mentre il Rizzoli lo sarà per interventi ortopedici e vascolari associati.

«La chirurgia vascolare negli ultimi decenni – è stato motivato alla presentazione del progetto – ha visto uno sviluppo significativo di nuove tecniche e tecnologie, non ultime quelle endovascolari. A partire dalla metà degli anni 2000 sono stati pubblicati numerosi studi che dimostrano una relazione tra volumi di attività e prognosi, in particolare per gli aneurismi dell’aorta addominale, con una significativa diminuzione della mortalità a 30 giorni. Da queste considerazioni è nato il progetto che ruota su due capisaldi: unificare in un’unica unità operativa l’attività; specializzare ogni ospedale per garantire la massima efficacia ed efficienza e per ottimizzare l’uso delle sale ibride ad alta tecnologia del nuovo Polo cardio-toraco-vascolare del Sant’Orsola per le patologie complesse, che ne prevedono l’utilizzo prioritario. Obiettivo non secondario è inoltre quello di ampliare la rete formativa per gli studenti della Scuola di specializzazione».

Come funzionerà in pratica la nuova unità operativa interaziendale? «Con la sottoscrizione di un accordo quadro e con la successiva convenzione tra Azienda ospedaliero universitaria, Ausl di Bologna, Ausl di Imola e Università – spiegano da Bologna – le Aziende hanno delegato le funzioni di Chirurgia vascolare alla struttura del Policlinico del Sant’Orsola, che assume così valenza metropolitana. Il personale medico rimane in carico alle Aziende, ma viene assegnato temporaneamente allo svolgimento delle funzioni delegate, facendo parte di una unica équipe che ruoterà nelle varie sedi operative. Il direttore dell’unica Unità operativa è responsabile così della programmazione delle attività e della negoziazione del budget, in tutte le sedi».

L”articolo completo è su «sabato sera» del 1° novembre

Nella foto un momento della presentazione del progetto interaziendale dedicato alla Chirurgia vascolare

Imola in rete con Bologna e un milione di pazienti: nasce la Chirurgia vascolare più grande d'Italia
Cronaca 31 Ottobre 2018

Dal 5 novembre al via la campagna antinfluenzale, vaccino gratis per over 65 e per alcune categorie di persone

Lunedì 5 novembre comincia la campagna di vaccinazione antinfuenzale. La malattia nella nostra regione arriva normalmente tra fine dicembre e febbraio, quindi vaccinarsi nelle prossime settimane, secondo i tecnici, è l’ideale per consentire all’organismo di sviluppare un’adeguata risposta anticorpale e di essere protetti al momento dell’arrivo dell’epidemia.

Sottovalutata, ritenuta spesso una malattia innocua, l’influenza può invece riservare brutte sorprese, cioè complicanze serie, soprattutto nelle persone più fragili come anziani, donne in gravidanza, bambini e adulti con patologie croniche. E’ per questo che la vaccinazione è gratuita, ovvero rientra tra quelle «offerte» dalla Regione.

Questo vale, in particolare, per chi ha più di 65 anni, nonché, come già l’anno scorso, per altre categorie di persone come gli operatori sanitari e sociosanitari o i familiari di persone ad alto rischio (per evitare di passar loro l’influenza), gli addetti ai cosiddetti servizi pubblici essenziali (insegnanti, autisti di mezzi pubblici), i donatori di sangue, il personale a contatto con gli animali (per diminuire la probabilità di ricombinazioni genetiche tra virus influenzali animali e umani).

Le vaccinazioni vengono effettuate dal medico di medicina generale o dal pediatra. Fino al 30 novembre anche presso gli ambulatori di Igiene pubblica dell’Azienda usl (verificare le modalità di prenotazione e accesso sul sito web www.ausl.imola.bo.it oppure contattando il numero verde regionale 800033033 o l’Ambulatorio vaccinazioni adulti al tel. 0542/604916.

La Regione ha già predisposto un primo invio di 815.000 vaccini per rispondere alle richieste delle categorie «gratuite», a Imola ne sono arrivati 24 mila. Tutti gli altri che vogliono vaccinarsi contro l’influenza possono farlo acquistando il vaccino in farmacia e rivolgendosi poi al proprio medico per l’inoculazione oppure prenotare tramite Cup la prestazione all’Ambulatorio vaccinale.

L”articolo completo è su «sabato sera» del 1° novembre

Dal 5 novembre al via la campagna antinfluenzale, vaccino gratis per over 65 e per alcune categorie di persone
Cronaca 23 Ottobre 2018

Raccolta sangue Medicina: due associazioni attive e oltre 600 donazioni all'anno

Il fatto che per Medicina il centro di raccolta sangue sia un punto davvero importante lo dimostrano anche i numeri sulle donazioni, che sono in leggera crescita. Su questo fronte, nella Città del Barbarossa operano due associazioni, ovvero Avis e Advs.

Luciano Signorin, responsabile medicinese per l’Advs spiega: «Abbiamo circa 260 donatori attivi provenienti da Medicina, ma anche da Castel Guelfo, Castel San Pietro, Ozzano e Budrio, più altri 20 che in questo momento non stanno donando, quindi “sospesi”, per motivi quali ad esempio la maternità. Complessivamente – aggiunge – abbiamo circa 460 donazioni all’anno, delle quali circa 310 avvengono a Medicina e 150 in altri centri, tra cui il Sant’Orsola, dove è possibile donare anche plasma e piastrine».

Passando all’Avis, le donazioni annuali sono oltre 300, mentre si riscontra un 6% in meno sulla raccolta di plasma. Complessivamente, quindi, si parla di oltre 600 donazioni all’anno (nel 2015 erano state 575).

Attualmente, il punto di raccolta sangue medicinese è attivo tre volte al mese (giovedì, venerdì e domenica), dalle ore 8 alle 12, per un totale di 20 donatori al giorno. (se.zu.)

L”articolo completo è su «sabato sera» del 18 ottobre

Raccolta sangue Medicina: due associazioni attive e oltre 600 donazioni all'anno
Cronaca 23 Ottobre 2018

Raccolta sangue Medicina: trasloco in vista per il Centro prelievi, ma resta sempre dentro la Casa della Salute

Novità all’orizzonte per il centro di raccolta sangue di Medicina che, l’anno prossimo, traslocherà da un punto all’altro all’interno della Casa della salute di via Saffi per rispondere ai nuovi standard chiesti dalla Regione.

Come si ricorderà, nell’autunno del 2014 i punti di raccolta emiliano romagnoli erano finiti sotto la lente d’ingrandimento della Commissione regionale per l’accreditamento. Quello di Medicina aveva «passato l’esame», ma era stato necessario apportare alcune modifiche logistiche. Per essere accreditati dalla Regione, quindi poter continuare l’attività, occorreva avere locali dedicati espressamente alla raccolta sangue (la sala è stata quindi spostata nei locali dell’ex guardia medica), nonché utilizzare per i prelievi medici e infermieri dell’ospedale Maggiore (che fa capo all’Ausl di Bologna), inoltre dovevano essere fatti al massimo trenta prelievi più due visite di aspiranti donatori al giorno e, soprattutto, prevedere l’introduzione del sistema con prenotazione delle donazioni.

Molte novità da assimilare per i donatori e le associazioni medicinesi che, nonostante un periodo di assestamento, hanno sempre dato il proprio contributo e le donazioni, al contrario di quanto accade altrove, non sono mai mancate. «Siamo riusciti a non chiudere mai il centro di raccolta sangue nemmeno per un giorno e ad avere ben tre giornate ogni mese, compresa la domenica mattina, in cui è possibile donare – spiega il vicesindaco e assessore ai Lavori pubblici, Matteo Montanari -. Tuttavia, la soluzione trovata finora è temporanea perché, per rispondere ai livelli richiesti dall’accreditamento regionale, bisogna apportare ulteriori modifiche».

Da qui la necessità di individuare nuovi spazi dove collocare il centro di raccolta sangue. «Finora gli ambulatori dedicati a questo servizio in altre giornate venivano in parte utilizzati da altri medici, mentre adesso l’Ausl di Imola ha destinato alla donazione del sangue alcuni locali in via esclusiva per complessivi 150 metri quadrati – dettaglia Montanari -. Si tratta dell’ex centro diurno disabili, oggi non più utilizzato, a fianco del centro anziani».

Nei nuovi locali le poltrone dedicate ai donatori saliranno dalle attuali due a quattro complessive, vi si potrà accedere passando da un ingresso autonomo e tutti gli spazi saranno contigui, compreso il punto ristoro. Se l’Ausl di Imola metterà a disposizione i nuovi locali, il Comune di Medicina si accollerà le spese per i lavori, pari a 120 mila euro. (gi.gi.)

L”articolo completo è su «sabato sera» del 18 ottobre 

Nella foto il centro prelievi di Medicina

Raccolta sangue Medicina: trasloco in vista per il Centro prelievi, ma resta sempre dentro la Casa della Salute
Cronaca 9 Ottobre 2018

Tutti d'accordo sul nome di Alberto Minardi per il direttore del distretto dell’Azienda usl di Imola.

E’ Alberto Minardi il direttore del distretto dell”Ausl di Imola. Oggi il Comitato di distretto, costituito dai sindaci del Circondario, ha espresso un parere favorevole unanime. Tra pochi giorni, con la delibera dell’Ausl sarà effettivo l’affidamento dell’incarico. La decisione era attesa ormai da mesi, L’avviso di selezione, per quella che è considerata una figura chiave anche nelle ipotesi di riordino metropolitano della sanità, era stato pubblicato ad aprile, i nomi in lizza rimasti erano due. La scelta spetta all’Azienda sanitaria ma, essendo un ruolo che intreccia funzioni sociali e sanitarie, prevede che alla proposta del direttore generale ci sia il parere del territorio, cioè dei sindaci.

Minardi, imolese, classe ’54, laureato in Medicina e chirurgia, è stato già direttore di Distretto dell’Ausl di Imola dal 2000 al 2007, poi ha ricoperto lo stesso incarico per l’allora Ausl di Ravenna fino al 2015, anno in cui è rientrato a Imola come direttore del Coordinamento delle attività di promozione della salute e di prevenzione di competenza delle cure primarie. Le sue competenze gestionali nell’ambito della medicina territoriale e distrettuale sono indubbie, Minardi è stato, a suo tempo, il principale ideatore e organizzatore dell’associazionismo medico, dell’integrazione e del budget dei medici di medicina generale, divenuto un modello a livello nazionale.

«Minardi è un dirigente di indubbio valore sia professionale che umano, molto stimato in Azienda e sul territorio, con una grande esperienza nel ruolo che andrà a ricoprire – ha dichiarato il direttore generale Andrea Rossi –. E’ quindi un compito sfidante quello che gli affidiamo, che siamo certi saprà interpretare al meglio e con il vigore e la capacità innovativa che ben conosciamo».

«Ritengo che il nostro territorio possa costituire un laboratorio sperimentale ed innovativo nel riconoscimento dei nuovi bisogni emergenti e nella creazione di modalità di risposta comunitarie – ha aggiunto Minardi -, ancor di più in questa nuova fase in cui ritornano prioritari, per le organizzazioni socio-sanitarie, esiti di salute rispetto a obiettivi di risparmio economico tramite economie di scala. Ciò va portato avanti con il contributo fondamentale degli Amministratori comunali, dei medici di famiglia, del terzo settore, dei singoli cittadini, di cui il direttore del Distretto è interlocutore privilegiato». (r.c.)

Tutti d'accordo sul nome di Alberto Minardi per il direttore del distretto dell’Azienda usl di Imola.
Cronaca 4 Ottobre 2018

Aggressioni in Pronto soccorso e Medicina, proposto un protocollo che coinvolga le forze dell’ordine

L’Azienda usl, sollecitata dalle organizzazioni sindacali, ha deciso di proporre un protocollo di collaborazione con le forze dell’ordine e ha fissato per lunedì prossimo, 8 ottobre, un tavolo di confronto al quale parteciperà anche l’assessora del Comune di Imola, Ina Dhimgjini.

Il tema sono le aggressioni agli operatori sanitari, in particolare in Pronto soccorso. Episodi resi noti dalla Lega Nord, facendo immediatamente venire alla mente certi casi drammatici di cronaca. Gli episodi segnalati a Imola stati avvenuti tre in Pronto soccorso e uno nel reparto di Medicina, due riguardano persone per le quali si stava attivando un Tso e un terzo un paziente con problemi cognitivi che, cercando di allontanarsi dal reparto, ha colpito gli infermieri che tentavano di fermarlo, l’ultimo caso è riferito ad una persona in attesa che si è spazientita e ha tirato un vaso contro il banchetto del triage. Questo per ricostruire l’accaduto, che non minimizza la preoccupazione e relativa richiesta di sicurezza che accomuna l’Ausl stessa e i sindacati. Sono «episodi verificatisi nell’ultima settimana, con una frequenza certamente inconsueta e non rappresentativa del grado di sicurezza generale dell’ospedale di Imola» sottolinea l’Ausl con una nota.

Il protocollo di intesa con le forze dell’ordine, continua l’Ausl, dovrebbe garantire «l’intervento delle forze dell’ordine in caso di chiamata da parte degli operatori, negli orari in cui il posto di Polizia sito al Pronto soccorso non è attivo (nel pomeriggio e negli orari serali e notturni)».

Nel frattempo il triage del Pronto soccorso da lunedì 1 ottobre è stato già potenziato con un’unità di personale infermieristico. Una linea che sembra perseguire anche quella caldeggiata dai sindacati, in particolare dalla Fp Cgil che concorda sul protocollo («indispensabile» ma sbagliata la «militarizzazione del pronto soccorso») ma vorrebbe approfittarne per andare oltre, con proposte sull’organizzazione dei sevizi, ad esempio rivalutando l’attività del distretto per «trovare risposte primarie di base perchè altrimenti tutti si riversano in Pronto soccorso». (l.a.)

Foto d”archivio

Aggressioni in Pronto soccorso e Medicina, proposto un protocollo che coinvolga le forze dell’ordine
Cronaca 4 Ottobre 2018

Case della Salute e primari mancanti: le richieste del dg Andrea Rossi alla Regione per l'Ausl di Imola

«Se consideriamo che l’obiettivo del processo di riordino è l’integrazione, che etimologicamente significa rendere completo, direi che Imola porterà a casa qualcosa che prima non aveva…». Andrea Rossi, direttore generale dell’Ausl, sintetizza con questa battuta ottimista quanto si auspica per la sanità imolese dalla futura riorganizzazione metropolitana.

Il percorso di ascolto e partecipazione sul documento tecnico di riordino terminerà il 5 novembre. Nel frattempo, i cittadini del circondario hanno bisogno quotidianamente del pronto soccorso o dell’assistenza domiciliare, di interventi chirurgici, esami e cure. E se i timori per il futuro sono tanti, più concrete sono le esigenze del presente sotto forma di posti letto, servizi per i cittadini e personale. «Stiamo lavorando per attivare entro il 2019 alcune funzioni della Casa della salute di Imola, a partire dall’accoglienza – anticipa Rossi -, inoltre il 15 settembre abbiamo inviato alla Regione la richiesta con i fabbisogni triennali nella quale chiediamo di poter avere i primari per tutte le aree cliniche vacanti, cioè Pediatria, Oculistica, Gastroenterologia e Chirurgia generale».

La macchina del welfare e della sanità continua a girare. In alcuni casi prendendo direzioni apparentemente diverse rispetto al recente passato, vedi sui primariati, che Rossi rivendica come una risposta a chi gli chiede qual è il limite sotto il quale non è possibile scendere per Imola. Tassello fondamentale, secondo Rossi, sono le Case della salute. «Imola potrebbe diventare la prima Azienda usl ad avere sul territorio un numero di Case della salute tale da poter coprire il fabbisogno dell’intera popolazione. Abbiamo già quelle di Castello, Medicina e Borgo, manca solo quella per Imola e Mordano».

L’idea, nota da tempo, è quella di concentrare gradualmente tutte le funzioni nell’ospedale vecchio, liberando il Lolli, che a regime sarà messo a disposizione «di altre attività non esclusivamente sanitarie – spiega Rossi -. Ad esempio, come polo formativo e per l’università. Avremo bisogno di 25 mila metri quadrati per la Casa della salute sui 60 mila disponibili».

Il progetto già validato dall’Ausl costa circa 7 milioni per mettere mano ordinatamente alle strutture. «Non li abbiamo – ammette Rossi – quindi si procederà per gradi». (l.a.)

L”intero articolo è disponibile su «sabato sera» del 4 ottobre

Nella foto il direttore generale dell”Ausl di Imola Andrea Rossi

Case della Salute e primari mancanti: le richieste del dg Andrea Rossi alla Regione per l'Ausl di Imola
Cronaca 3 Ottobre 2018

La trappola brevettata made in Imola per catturare le zanzare tigre inventata da Maurizio Magnani

Tutti presi dal crollo delle temperature ci siamo già dimenticati delle zanzare e dei tanti guai che hanno causato fino a pochi giorni fa, in particolare la culex con l”emergenza del virus West Nile.  Per farsi trovare pronti al ritorno dell”afa e dei fastidiosi insetti, uno strumento potrebbe essere la trappola brevettata ideata dall’imolese Maurizio Magnani, titolare di Imola Disinfestazioni.

Qualche anno fa, assieme al forlivese Stefano Zamboni, al bolognese Gregorio Gentile e al Centro agricoltura ambiente di Crevalcore, ha messo a punto una soluzione innovativa che attira le zanzare tigre e che, con le opportune modifiche, potrebbe essere adattata alla cattura anche delle culex pipiens. «La trappola – spiega – diffonde mediante una ventola un attrattivo sonoro, che riproduce il battito delle ali delle zanzare femmina e attira quindi i maschi; un secondo attrattivo simula il sudore umano e un terzo liquido attrae le femmine in cerca di un sito dove deporre le uova.

Due anni fa l’invenzione di Magnani e soci si è aggiudicata il Premio Ipr, dedicato alla tutela della proprietà intellettuale e promosso dalla Fondazione Cassa di risparmio di Imola e da Innovami, che hanno messo in palio risorse per l’ottenimento di brevetti europei e internazionali. Lo scorso anno la trappola ha ottenuto anche il brevetto italiano ed è stata presentata la domanda per quelli europeo e statunitense.

Purtroppo l’invenzione non è ancora in commercio. «Siamo in contatto con una ditta italiana per la produzione e speriamo possa esserlo dal 2019». Con le opportune modifiche, come detto, la trappola potrebbe servire anche per catturare la culex pipiens (che è attratta dall’anidride carbonica). In ogni caso, lo stesso Magnani la vede come «un complemento ai trattamenti larvicidi e sui focolai. Se un privato non esegue i trattamenti nei tombini le trappole servono a poco».

Magnani è molto noto in zona, perché i Comuni di Imola, Castel San Pietro, Medicina e Ozzano ha l”incarico del controllo qualità sull”attività di disinfestazione. (lo.mi.)

Nella foto Maurizio Magnani e una ovitrappola per il monitoraggio della lotta alle zanzare (non si tratta della trappola brevettata) 

La trappola brevettata made in Imola per catturare le zanzare tigre inventata da Maurizio Magnani
Cronaca 2 Ottobre 2018

Montecatone saluta Gian Piero Belloni: il primario dell'Area Critica in pensione dopo 17 anni di servizio

E” andato in pensione dopo 17 anni di servizio a Montecatone il dottor Gian Piero Belloni, direttore del Dipartimento clinico – riabilitativo, primario dell”Area Critica dell”ospedale e, dal 2016, primario anche del reparto di Gravi Cerebrolesioni Acquisite.

Lo sostituirà, in qualità di facente funzioni dell”Area Critica, la dottoressa Mariella Uneddu, che già faceva parte dello staff, mentre la facente funzioni del reparto delle Gravi Cerebrolesioni sarà la dottoressa Pamela Salucci.

Al dottor Jacopo Bonavita, primario dell’Unità Spinale di Montecatone, toccherà invece svolgere anche il ruolo di direttore del Dipartimento clinico – riabilitativo e dell”integrazione.

Tornando al pensionamento del dottor Belloni, il direttore generale e sanitario di Montecatone, Roberto Pederzini, ha voluto salutarlo con queste parole: «Il dottor Belloni, persona di alto valore e ottimo professionista, ha contribuito con il suo impegno allo sviluppo e al miglioramento dell’intera azienda, lasciandoci una struttura di alto profilo conosciuta e apprezzata a livello nazionale. Credo davvero di rappresentare tutti i professionisti di Montecatone nel ringraziarlo per quanto ha fatto in questi anni e nell”augurargli il meglio per il futuro personale».

Una nota dell”Istituto ricorda che l”Area Critica di Montecatone è nata proprio in questi anni di percorso professionale del dottor Belloni ed è cresciuto in qualità proprio grazie al primario e ai suoi collaboratori.

«Oggi – prosegue la nota – l’Area Critica di Montecatone con la Terapia Intensiva e Sub Intensiva, recentemente ampliata, è un reparto moderno e all’avanguardia, dotato di grande professionalità e competenza. Permette una precoce presa in carico dei pazienti con lesioni complesse e con quadri clinici critici, garantendo una immediata attivazione del percorso riabilitativo. Tutto ciò va attribuito all’incarico ricevuto circa diciassette anni fa proprio dal dottor Belloni e alla sua capacità di svilupparlo e concretizzarlo nella struttura d”eccellenza di cui oggi dispone l’Istituto di Montecatone».

Nella foto il dottor Belloni con alcuni medici di Montecatone

Montecatone saluta Gian Piero Belloni: il primario dell'Area Critica in pensione dopo 17 anni di servizio

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