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Cronaca 31 Maggio 2019

Cambia la raccolta rifiuti in centro a Imola: dall'8 luglio via al porta-a-porta per 5.300 utenze

La raccolta porta-a-porta in centro storico prenderà il via l’8 luglio e vedrà coinvolte 5.300 utenze, di cui 3.800 famiglie e 1.500 attività (circa l’11% dell’intera città). E’ lo step conclusivo della «rivoluzione» cominciata nel 2016 allo scopo di riuscire a portare la raccolta differenziata al 79% (ora è al 71%) entro il 2020, così come chiedono Europa e Regione Emilia Romagna.

Come anticipato nelle scorse settimane, in centro storico verrà introdotto un sistema di raccolta «misto». Nelle strade più centrali, circoscritte dai viali Saffi, Zappi, De Amicis, Carducci e Amendola, verrà attivata la raccolta porta-a-porta per carta e cartone, plastica e lattine, indifferenziato, che dovranno essere esposti in strada in giorni ben precisi, tra le 19 e mezzanotte: il lunedì sera il bidone dell’indifferenziato, il martedì la carta all’interno del sacco azzurro e il cartone (piegato e legato), il mercoledì plastica e lattine all’interno del sacco giallo. Gli utenti dovranno poi ricordarsi di ritirare il bidone dell’indifferenziato tra le 6 e le 10 del mattino successivo.

Nel caso ci si dovesse sbagliare, il materiale non sarà raccolto; su bidoni e sacchi l’operatore attaccherà un adesivo con la segnalazione dell’errato conferimento. Saranno incrementati il monitoraggio e la vigilanza, grazie anche alla collaborazione con le guardie ambientali metropolitane, ma per lasciare a tutti il tempo di abituarsi alle nuove modalità, le sanzioni non scatteranno da subito. Dal 10 giugno gli informatori di Hera cominceranno a distribuire a domicilio i materiali necessari alla nuova raccolta. Il 9, 11 e 13 luglio (ore 9-13 e ore 14-18) sono previsti anche punti di distribuzione sotto il centro cittadino. Dal 18 luglio sacchi e tessere non ritirati saranno in distribuzione alla stazione ecologica di via Brenta, così come all’ecosportello al primo piano del Mercato coperto di viale Rivalta, aperto il martedì e giovedì, ore 9-13 (fino all’8 agosto) e il giovedì, ore 9-12 (dal 22 agosto). Qui, così come nelle edicole del centro, si potranno trovare in futuro anche i sacchi blu e gialli per carta e plastica. (lo.mi.)

L”articolo completo è su «sabato sera» del 30 maggio

Nella foto la presentazione della nuova raccolta in centro storico presieduta dall”assessore all”Ambiente Andrea Longhi

Cambia la raccolta rifiuti in centro a Imola: dall'8 luglio via al porta-a-porta per 5.300 utenze
Cronaca 30 Maggio 2019

Boom di iscritti a Medicina per i nidi ad agosto, a Imola si prevedono richieste in linea con il 2018

Quando entrambi i genitori lavorano, la chiusura dell’intero mese di agosto dei nidi comunali può rappresentare un bel problema. La conferma arriva dalle tante richieste arrivate ai Comuni che hanno esteso le aperture. A Medicina, ad esempio, oltre al mese di luglio, già l’anno scorso erano state aggiunte due settimane di agosto in via sperimentale. Quest’anno si va da lunedì 29 luglio a venerdì 9 agosto, esclusi il sabato e la domenica. «L’anno scorso erano state raccolte 43 adesioni per le due settimane aggiuntive. Quest’anno le richieste sono salite a 78 – ha affermato l’assessore uscente Dilva Fava -. Il mondo del lavoro si sta evolvendo e le settimane di ferie non sempre sono le quattro canoniche d’agosto».

La sede prescelta, tra le tre medicinesi, è il nido «Girasoli», più spazioso. Tra l’altro, grazie ad alcuni finanziamenti dello Stato, ripartiti alle regioni e ai territori, il costo delle rette a Medicina dall’anno scorso è diminuito del 25 per cento. «Ogni bambino ha la sua retta personalizzata, che non cambierà nel periodo estivo aggiuntivo» precisa Fava. L’anno scorso erano state due le sezioni istituite nella prima settimana di agosto e una nella seconda. Per quest’anno saranno necessarie più sezioni. «Cercheremo di creare omogeneità, per quanto possibile, ma si tratta di classi con bambini di età diverse. Cercheremo anche di fare in modo che ci sia una certa continuità per quanto riguarda il personale».

Anche a Imola c’è l’opportunità di fare settimane aggiuntive: i giorni di apertura estiva dei nidi comunali vanno dall’1 luglio al 2 agosto, poi dal 26 al 30 agosto, per un totale di sei settimane. «I bambini restano nella loro sede ad eccezione dei piccoli del Campanella, che quest’anno verranno spostati nell’adiacente sede della scuola d’infanzia a causa di lavori di ristrutturazione. Inoltre durante l’ultima settimana è possibile che le sedi vengano ridotte, dal momento che solitamente si verifica un calo di iscritti» dettaglia Daniele Chitti, responsabile dei Servizi d’infanzia del Comune di Imola.

La retta, così come a Medicina, è la medesima applicata nel resto dell’anno e fino alla terza settimana le sezioni sono gestite dallo staff usuale. «Dalla quarta in poi dalle cooperative Solco e Seacoop, il cui personale viene già utilizzato per le supplenze. Questo permette di mantenere la continuità, per quanto possibile». L’anno scorso nel periodo estivo ci sono stati 330 iscritti, con un picco di 207 bambini la prima settimana e solo 70 nell’ultima. «Prevediamo che i numeri rimangano più o meno gli stessi» conclude Chitti. (se.zu.)

Nella foto l”esterno dell”asilo nido “I Girasoli” di Medicina

Boom di iscritti a Medicina per i nidi ad agosto, a Imola si prevedono richieste in linea con il 2018
Cronaca 23 Maggio 2019

Adeguamenti Tari, a Imola bolletta più alta per 2.720 utenti e più bassa per 850 dopo il calcolo della distanza dai cassonetti

Novità nella tassa sui rifiuti per circa 3.570 utenze imolesi, su un totale di circa 37.100. Premessa: tra i fattori che incidono sui parametri di calcolo della Tari c’è anche la distanza in linea d’aria tra la proprietà privata e il più vicino punto di conferimento dei rifiuti indifferenziati. Non si tratta di una novità; da anni infatti il Regolamento comunale di applicazione della Tari prevede tre zone tariffarie, a seconda che la distanza tra le utenze e i cassonetti dell’indifferenziato sia entro i 200 metri (zone A e B, con coefficiente 1,067), tra i 200 e i 500 metri (zona C, con coefficiente 0,925), oltre i 500 metri (zona D, con coefficiente 0,707). In sostanza, chi ha il cassonetto più vicino a casa paga in proporzione di più rispetto a chi, per gettare i rifiuti, deve fare più strada.

Lo scorso marzo l’Amministrazione comunale, annunciando il calo della Tari nel 2019 per famiglie e imprese grazie anche alla lotta all’evasione, aveva anche informato dell’avvenuto adeguamento delle zone tariffarie. Per fare un esempio, nel caso di due utenti, quello per cui la distanza dal cassonetto è risultata inferiore pagherà di più, mentre quello più distante pagherà una cifra più bassa. La modifica decorre dall’1 gennaio 2019 e l’effetto si vedrà quindi già nella prima rata Tari dell’anno, in scadenza a fine giugno. A tutte le utenze coinvolte, circa 3.570, in questi giorni è stata spedita una comunicazione per informare dell’avvenuto adeguamento. «Di queste – precisa Hera – circa 850 vedranno applicata una riduzione sulla prossima bolletta mentre alle restanti (circa 2.720) si applicherà un aumento». (lo.mi.)

L”articolo completo è su «sabato sera» del 23 maggio

Adeguamenti Tari, a Imola bolletta più alta per 2.720 utenti e più bassa per 850 dopo il calcolo della distanza dai cassonetti
Cronaca 20 Maggio 2019

Un nuovo impianto di luci in arrivo a Castel San Pietro per Piazza XX Settembre e piazza Acquaderni

Una luce nuova per piazza XX Settembre e piazza Acquaderni a Castel San Pietro Terme. Il progetto di riqualificazione, che ha già ottenuto l’ok dell’Amministrazione comunale e che sarà presentato nei prossimi giorni alla Soprintendenza ai beni paesaggistici, è stato illustrato nei giorni scorsi da Solaris, la società in house del Comune di Castel San Pietro che ha in gestione anche il servizio di illuminazione pubblica. Il progetto consiste nella sostituzione di molti dei punti luce esistenti e dell’inserimento di punti luce nuovi, con l’obiettivo di ottenere una maggiore illuminazione e la sottolineatura di alcuni particolari, come il cornicione del frontone comunale, l‘ex-Pretura, le facciate della chiesa parrocchiale e del santuario del Crocifisso e del suo campanile, la stele della Madonna al centro della Piazza, oltre all’installazione di alcuni faretti sui fabbricati intorno per migliorare l’illuminazione del centro della piazza.

Nel dettaglio, mentre i lampioni in ferro battuto presenti sul sagrato del Crocifisso non potranno essere modificati se non sostituendo le lampade attuali con i led, i punti luce su piazza Acquaderni saranno direzionati con la luce verso il basso mediante la sostituzione delle plafoniere, cosa che avverrà anche per le lanterne sulla facciata comunale, anche in questo caso passando ai led. L’intervento, che è stato apprezzato dai proprietari degli edifici che si trovano sulle due piazze, costerà 80mila euro e potrebbe essere realizzato tra la fine del 2019 e la primavera del 2020.

L”intervento è stato illustrato in una conferenza stampa dall”Amministratore unico di Solaris, Giacomo Fantazzini, che è partito dal nuovo contratto di servizio sottoscritto a marzo 2018, con il quale il Comune ha confermato per altri 10 anni l’affidamento della gestione del servizio di illumimnazione pubblica a Solaris. Un contratto che, rispetto al precedente, contiene diverse novità, a cominciare dall”impegno della società in house di eseguire anche interventi di riqualificazione energetica e ammodernamento degli impianti ed evoluzione tecnologica, utilizzando il 10% del canone annuo complessivo.

Il contratto prevede inoltre che Solaris possa realizzare nuovi impianti, su affidamento da parte del Comune e le economie derivanti dai risparmi energetici ottenuti si potranno utilizzare per altri interventi oppure all’inizio del 5° anno il Comune potrà valutare se diminuire il canone annuo di un importo pari al risparmio ottenuto a seguito degli interventi fatti. In cifre, in base al contratto Solaris dovrà realizzare interventi per 165.600 euro al netto dell”Iva nei primi cinque anni e una quota variabile tra i tra i 184.000 e i 261.000 nei successivi cinque.

Il Pric, vale a dire il Piano regolatore dell”illuminazione comunale, è uno strumento di pianificazione reso obbligatorio dalla Regione, che ha stabilito di escludere i Comuni che ne siano sprovvisti dai finanziamenti regionali in materia. In base a tale piano, si stabiliscono priorità, necessità e modalità di intervento per una riqualificazione complessiva degli impianti di illuminazione pubblica esistenti, per la valorizzazione di alcuni elementi storico/artistici del territorio e per una migliore progettazione dei nuovi impianti. Tutto ciò premesso, Solaris ha affidato alla società Idea srl di Imola la redazione del Pric, che è stato consegnato al Comune di Castel San Pietro Terme a novembre 2018. L”Amministrazione ha effettuato una prima presentazione in Consiglio Comunale a dicembre e ha avviato l’iter di approvazione per la sua adozione nel Poc (Piano operativo Comunale). (r.cr.)

Nella foto piazza XX Settembre come sarà con il nuovo impianto di illuminazione

Un nuovo impianto di luci in arrivo a Castel San Pietro per Piazza XX Settembre e piazza Acquaderni
Cronaca 22 Aprile 2019

I nidi e i piccoli gruppi educativi 0-3 anni della cooperativa “Le favole': molta flessibilità e vita all'aperto

Già il nome della cooperativa, «Le Favole», evoca un mondo a misura di bambino. E così i nomi delle strutture, accoglienti «case» popolate di oche, cicogne, fate e folletti per altrettanti luoghi dove i più piccoli possono trascorrere tra giochi e stimoli le loro ore giornaliere lontani da mamma e papà. L’educazione dei bambini da zero a tre anni è appunto la mission de «Le Favole», costituita nel 2005 per iniziativa di cinque socie fondatrici. Ad oggi la coop sociale gestisce a Imola cinque piccoli gruppi educativi (pge) per un massimo di otto bambini e due asili monosezione da 20 bambini, più un asilo a Gallo Bolognese (Castel San Pietro Terme) e il primo nido universitario d’Italia, a Ozzano Emilia, per figli di dipendenti e studenti universitari, convenzionato con i Comuni del territorio. La squadra di educatori è formata da una trentina di persone.

«Abbiamo scelto di occuparci soltanto della fascia d’età 0-3 facendone il nostro punto di forza anche se questa cosa può diventare un limite per una coop sociale come la nostra – sottolinea la presidente Elvira Geraci -. I quattro pge “La Casa di Mamma Oca”, in realtà, sono tra loro affiancati: l’1 e il 2 in via Boccaccio, il 3 e il 4 in via Baroncini. Questo ha permesso di avviare una sperimentazione con contaminazioni e collaborazioni. Da questa esperienza ci siamo resi conto che aver creato praticamente due sezioni da sedici ci permette di abbattere le criticità delle sezioni a otto, così sono nati i nidi della cooperativa “Le Favole”. Siamo presenti in quasi tutti i quartieri, Pedagna, zona stazione ferroviaria, viale Dante, Cappuccini. L’ultima struttura, quella in viale Amendola a Zolino, in una bellissima casetta in mezzo al verde, è stata aperta l’anno scorso come nido privato, ma da settembre avrà posti convenzionati».

L’offerta di servizi a Imola è molto ampia: i genitori che scelgono le vostre strutture perché lo fanno?
«Direi che una volta ci sceglievano per la nostra flessibilità – riflette la presidente – e anche per le dimensioni. Un nido piccolo attenua un po’ le ansie da separazione, dà l’idea che il bambino sia più visto, guardato, curato. Sicuramente si ammala meno, perché le malattie epidemiche sono più contenute. Oggi c’è qualcosa di più: i genitori si informano molto anche sul livello educativo del servizio, chiedono il progetto educativo, lo condividono con noi, sono attivi e partecipi. Il nostro gruppo di educatori è molto qualificato e professionale. Magari la stessa persona ti effettua un prolungamento o ti fa un babysitteraggio privato, c’è molta attenzione alla nostra preparazione, che è in continua evoluzione».(mi.ta.)

L”intervista completa è su «sabato sera» dell”11 aprile

I nidi e i piccoli gruppi educativi 0-3 anni della cooperativa “Le favole': molta flessibilità e vita all'aperto
Cronaca 15 Aprile 2019

Si cerca un gestore per le Acque: la concessione prevede il bar, ma non la discoteca

Trovato il gestore (salvo sorprese) del Bar Renzo, ora tocca alle Acque Minerali, altro storico locale estivo di proprietà del Comune. Il bando scadrà il 23 aprile. La gara prevede la concessione di pista e dei piccoli edifici di contorno per 2.177 metri quadrati, per la precisione utilizzati come bar e servizi, indicati in via John Fitzgerald Kennedy 1-3 da «destinare all’attività di somministrazione di alimenti e bevande», nonché il grande parcheggio esterno a lato di circa 28.000 metri quadrati.

Nelle intenzioni di Area Blu Spa, la società in house pubblica che ha pubblicato il bando per il Comune, si cerca un concessionario in grado di gestire l’attività per un periodo lungo di almeno quattro anni passibili di proroga per altri quattro, il canone a base d’asta è di 20 mila euro all’anno. Non fa parte del pacchetto l’ex casa del custode, in passato molto appetita per diventare ristorante.

Soprattutto non si parla di musica e discoteca. «E’ una concessione per un bar non per una discoteca, finché rimarrà il regolamento vigente in tema di “rumore” non è possibile» dice il direttore di Area Blu Carmelo Bonaccorso riferendosi ai ben noti limiti (al massimo 50 serate senza andare oltre le 2 di notte) dovuti al fatto che ci si trova in un parco. L’anno scorso fu il gruppo ravennate Sirio Spa, che ha acquisito anche l’Opera Dulcis di piazza Matteotti, ad aggiudicarsi la stagione estiva per un anno da giugno a ottobre, pagarono 13.500 euro e installarono pure nuove casse meno impattanti. «Se presenteremo un’offerta? Non è ancora certo, stiamo valutando» dicono. (l.a.) 

Nella foto la pista da ballo delle Acque durante “Sport al Centro”

Si cerca un gestore per le Acque: la concessione prevede il bar, ma non la discoteca
Cronaca 5 Aprile 2019

Nasce il Comitato sanità pubblica, medici in campo per migliorare il settore a beneficio di lavoratori e cittadini

I professionisti della sanità pubblica scendono in prima linea per migliorare il proprio settore, a beneficio dei lavoratori ma anche dei cittadini. Così, a febbraio è nato il Comitato sanità pubblica di Imola promosso da Alessandro Di Silverio (urologo e consigliere comunale a Castello delegato al progetto della Casa della salute), Massimo Menetti (responsabile della Geriatria), Roberto Bertelli (ortopedico), Anna Vacirca (endocrinologa), Rita Margotti (medico di pronto soccorso), Angelina Cerullo (medico di base) e Francesca Manara (medico Avis e guardia medica).

«Il nostro obiettivo è quello di raccogliere le criticità ascoltando le voci dei lavoratori del settore e sottoporle poi alle istituzioni – spiega Di Silverio -, dal direttore generale dell’Ausl Andrea Rossi, che si è detto felice di questa iniziativa, alle Amministrazioni comunali, alle forze politiche». Il comitato si è dato uno statuto e si pone come strumento consultivo, composto da operatori della sanità imolese, per raccogliere opinioni e dare suggerimenti.

Perché la necessità di un comitato del genere quando ci sono altri soggetti, come i sindacati e altre realtà? «Il valore aggiunto è che è formato in prima persona da operatori della sanità pubblica imolese – continua Di Silverio -. La nostra voce è complementare. Non c’è solo il disagio dell’utente per le lunghe attese, ma anche lo stress del lavoratore di un sistema di welfare sotto scacco per via dell’aumento delle richieste, un trend in cui Imola non fa eccezione». «Ogni anno il Pronto soccorso registra un numero molto alto di accessi – contestualizza Menetti -. Il dato indica la necessità stringente di costruire una migliore integrazione fra la medicina di base e quella ospedaliera. Ecco un primo tema su cui lavorare».(mi.mo.)

L”articolo completo è su «sabato sera» del 4 aprile

Nella foto: Alessandro di Silverio, Rita Margotti e Massimo Menetti

Nasce il Comitato sanità pubblica, medici in campo per migliorare il settore a beneficio di lavoratori e cittadini
Cronaca 4 Aprile 2019

Da Hera con Digi e Lode assegni da 2.500 euro alle scuole primarie Cappuccini e Ponticelli e alla secondaria Valsalva

Tre scuole di Imola premiate da Hera nei giorni scorsi nell”ambito del progetto Digi e Lode. Per il primo quadrimestre ad avere ricevuto un assegno da 2.500 euro ciascuna sono state le scuole primarie Cappuccini (Istituto Comprensivo 6) e Ponticelli (Istituto Comprensivo 7) e la scuola secondaria di 1° grado Valsalva (Istituto Comprensivo 4). L”iniziativa è stata promossa da Hera per il secondo anno consecutivo, con l’obiettivo di contribuire alla digitalizzazione delle scuole del territorio servito dalla multiutility.

Complessivamente per questo anno scolastico Hera ha messo in palio 100.000 euro, 50.000 per il primo e 50.000 per il secondo quadrimestre, destinati alle prime venti scuole classificate, tra cui le tre di Imola.  I soldi sono destinati a finanziare progetti di digitalizzazione scolastica, con beneficiari gli studenti scelti in autonomia dagli istituti stessi. La stessa cifra di 100.000 euro era stata stanziata nello scorso anno scolastico, quando 15.000 euro erano stati vinti dalle scuole imolesi. Lo scorso anno scolastico gli acquisti hanno riguardato lavagne interattive multimediali, notebook e tablet, materiale audiovisivo, proiettori, stampanti 3D.

Come si determinano le scuole vincitrici di Digi e Lode? I premi sono legati al numero di attivazioni di servizi digitali Hera. Il meccanismo è il seguente: ogni volta che un cliente attiva un servizio digitale, messo a disposizione gratuitamente dall’azienda, dona dei punti alle scuole del suo Comune. In più, si può far vincere una scuola in particolare scegliendola sul sito web dedicato (http://digielode.gruppohera.it/) e i punti in questo modo verranno moltiplicati per cinque volte. 

Nel primo quadrimestre sono stati oltre 120.000 i comportamenti digitali attivati dai clienti Hera. In dettaglio: oltre 39.000 sono state le richieste per l’invio elettronico della bolletta (+50% rispetto a settembre 2018), 24.400 le iscrizioni ai servizi online (+39%), l’app del Rifiutologo è stata scaricata 25.000 volte e 34.200 volte l’app MyHera, che aiuta il cliente a gestire servizi, forniture e altri aspetti della sua relazione con Hera. (r.cr.)

Nella foto in alto la scuola primaria di Ponticelli. In basso a sinistra la primaria Cappuccini e a destra la secondaria di primo grado Valsalva

Da Hera con Digi e Lode assegni da 2.500 euro alle scuole primarie Cappuccini e Ponticelli e alla secondaria Valsalva
Cronaca 1 Aprile 2019

Acqua pubblica, Stefano Manara risponde alla sindaca: «Le reti idriche sono di ConAmi, non di Hera»

Venerdì della settimana scorsa la sindaca Manuela Sangiorgi ha preso parte al convegno “Acqua pubblica, una sfida globale”. E’ già la seconda volta che la prima cittadina di Imola viene invitata in Parlamento sull’importante tema dei servizi pubblici. Il che rende onore a Imola e al territorio circondariale, culla di esperienze gestionali tanto efficaci e qualificanti da essere oggetto di studio e prese a riferimento da altre realtà.

Ma l’approccio al tema acqua pubblica della sindaca 5Stelle, anticipato tramite un comunicato stampa, ha suscitato perplessità in coloro che hanno cognizione di causa della materia, come l’ex presidente del Consorzio Ami, Stefano Manara. «Sarebbe stata un’occasione straordinaria per presentare il modello gestionale del nostro territorio come una eccellenza a livello europeo – commenta l’ex presidente -, ma presumo dalle affermazioni contenute nel comunicato che invece si sia presentato un territorio che non è il nostro e una situazione che non ci appartiene».

L’Amministrazione di Imola afferma nel comunicato che gli investimenti sul ciclo idrico «li pagano i cittadini», mentre «la proprietà degli investimenti resta in capo alla società di gestione che nel Comune di Imola è Hera Spa». Manara, essendo stato presidente del Consorzio Ami ed essendo consigliere Hera, lei sa bene come stanno le cose. Nel nostro territorio chi è che fa gli investimenti sulle reti idriche e chi ne è proprietario?
«Per cinque anni in Consiglio comunale ho spiegato con il massimo rispetto di tutte le posizioni e con sincero spirito informativo che a Imola le reti idriche, e non solo, non sono del gestore ma del Consorzio Ami, che gli investimenti strategici li fa il ConAmi, che le reti sono pubbliche, che il patrimonio idrico del Consorzio è al 100 per cento dei cittadini e vale circa 200 milioni di euro. Dai banchi dell’opposizione si può anche fare finta di non capire, ma quando sei il principale azionista del ConAmi, e pretendi di definirne gli organi e la strategia, non si può più ignorare la realtà e francamente dubito persino che ci sia il dolo».

Insomma, è il ConAmi, consorzio di 23 Comuni, che fa gli investimenti, mantenendo la proprietà di reti e impianti e demandandone la gestione a Hera, società a maggioranza pubblica di cui il ConAmi, peraltro, è tra i maggiori azionisti…
«Aggiungo che la relazione con il gestore Hera ha portato questo territorio ad avere una qualità dell’acqua elevatissima, un sistema di monitoraggio sicuro, una gestione delle perdite ai minimi tecnici, un livello di depurazione pressoché totale. Sono state predisposte infrastrutture che ci potranno garantire di far fronte alle gravi carenze idriche che il futuro ci fa prevedere e che metterebbero a rischio la maggior parte dei territori italiani». (r.cr.)

L”intervista completa è su «sabato sera» del 28 marzo

Nella foto l”ex presidente di ConAmi Stefano Manara

Acqua pubblica, Stefano Manara risponde alla sindaca: «Le reti idriche sono di ConAmi, non di Hera»
Cronaca 26 Marzo 2019

Non autosufficienza, più che raddoppiati in dieci anni i disabili assistiti a domicilio e nelle strutture del territorio

Quando si parla di non autosufficienza, si pensa in genere agli anziani. In realtà, tra i beneficiari dei servizi vanno annoverati anche i disabili e i pazienti psichiatrici, che incidono non poco sulla tenuta del sistema. Per quanto riguarda i soli casi di disabilità grave ricoverati nelle strutture del circondario imolese, in dieci anni sono più che raddoppiati, passando da 43 a 93, di età compresa tra i 18 e i 64 anni. Il motivo lo spiega il direttore del Distretto dell’Ausl, Alberto Minardi: «Oggi i portatori di handicap hanno una speranza di vita superiore. La stessa cosa accade per i malati psichiatrici. Questo grazie alla qualità dell’assistenza erogata».

Alessandra Cenni, fisioterapista del dipartimento cure primarie dell’Ausl, racconta che ci sono situazioni anche molto complesse che, grazie alla forte motivazione dei familiari, sono comunque seguite a domicilio. «Abbiamo 17 persone che vivono in famiglia. Con livelli di gravità molto simile ai ricoverati in struttura, ma con parenti che hanno una forte propensione a tenere il proprio caro a casa. I caregiver sono preziosi alleati, ma devono essere anch’essi monitorati, perché alcune situazioni sono davvero pesanti e il rischio è che i familiari divengano anch’essi degli utenti».

A Imola la struttura residenziale per disabili è la Don Leo Commissari, che offre 15 posti più due di sollievo. Molti casi gravi (per gravi si intendono persone non autonome nelle funzioni vitali o con seri problemi comportamentali) sono ricoverati anche nella Fiorella Baroncini e nella casa di riposo di via Venturini sempre a Imola oppure in quella di Castel San Pietro, che garantiscono un’assistenza infermieristica giorno e notte in caso di necessità. Le famiglie pagano solo trasporti e pasti, mentre la retta è coperta in parte dal Fondo regionale per la non autosufficienza (nel 2018 per il circondario imolese sono arrivati 12,8 milioni e altri verranno da 4,3 milioni stanziati dalla Giunta prima di Natale, in tutto 6 milioni in più rispetto al 2017), e in parte da risorse dei Comuni, per un totale di 420.000 euro l’anno.

Passando invece ai pazienti psichiatrici, parlare di domiciliarità significa in un certo senso ripercorrere la storia del superamento dei manicomi. «Noi siamo stati i primi a ribaltare il paradigma ospedale-territorio, dal 1978 – interviene la direttrice del Dipartimento di salute mentale, Alba Natali -. Il nostro modello di riferimento è la psichiatria di comunità: la malattia mentale è specifica, ma ci sono sempre aspetti sociali e psicologici accanto a quelli medici. Chi entra dalla nostra porta è seguito con un progetto individuale: c’è chi è visto solo dallo psichiatra, ma casi più complessi possono richiedere il coinvolgimento del servizio sociale o altro».«Nel 2017- prosegue Natali – gli operatori (prevalentemente infermieri) hanno fatto oltre 7.500 interventi domiciliari, ai quali vanno aggiunti i circa 4.000 degli educatori del privato sociale. I pazienti con terapia psichiatrica traggono un grande beneficio dal rimanere a casa, non è buonismo ma scientificamente una delle migliori “medicine”. Ma questo significa sviluppare supporti per le famiglie, perché c’è una complessità che richiede interventi psico-educativi, consultazioni e terapie familiari». (mi.ta.)

L”articolo completo è su «sabato sera» del 21 marzo

La foto è tratta dal sito della Regione Emilia-Romagna

Non autosufficienza, più che raddoppiati in dieci anni i disabili assistiti a domicilio e nelle strutture del territorio

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