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Cronaca 31 Luglio 2018

Il Bar Aurora di Sassoleone ha festeggiato 70 anni di attività

A Sassoleone è ormai il bar storico, uno dei pochi punti di riferimento rimasti per i circa 400 residenti (ma quelli effettivi sono anche meno) della frazione di Casalfiumanese. Proprio in questi giorni il Bar Aurora, in via Sillaro37, ha compiuto 70 anni, che sono stati festeggiati con una iniziativa venerdì 27 luglio.

Un traguardo di tutto rispetto per qualsiasi attività commerciale, ma ancor più significativo se si considera il luogo incui il bar si trova e il progressivo spopolamento avvenuto nel tempo.

«L’attività è stata avviata il 25 luglio1948 da mia nonna paterna, Giuditta Vicchi – ci racconta l’attuale titolare, Raffaella Bianconcini -. Abbiamo scoperto da poco la data esatta, cercando fra documenti legati all’attività. All’inizio era solo un bar tabaccheria e la sede, in origine, era dove oggi abbiamo il ristorante. Nel 1956 è subentrato mio babbo, Giorgio Bianconcini, che ha ampliato l’attività, affiancato da mia mamma Maria Pia Bocci. Quando mi sono inserita io, 23 anni fa, il bar è stato spostato di pochi metri per far posto al ristorante. Sto io in cucina e da quest’anno mi affianca mio figlio Gil Beltrandi, che ha studiato all’Istituto alberghiero».

Un’attività a conduzione familiare, quindi, ora arrivata alla quarta generazione. La speranza di Raffaella, infatti, è che i figli, Gil, Asyae Joel in futuro proseguano. Ma si rende conto anche delle difficoltà. «Rispetto a una volta, adesso qui c’è davvero poca gente, a parte qualche ciclista di passaggio o qualcuno che arriva dal vicino Villaggio della salute. E’ abbastanza difficoltoso – ammette -, ma noi abbiamo la passione, siamo qui da talmente tanti anni che siamo innamorati della nostra attività. Io ci sono praticamente nata e ormai sono una “donna da bar” – scherza-, mio padre ci ha sempre tenuto tanto a questo lavoro, e, dopo tutti questi anni, ci è sembrato giusto fare festa». (lo.mi.)

L”articolo completo è su «sabato sera» del 26 luglio

Nella foto la titolare del Bar Aurora Raffaella Bianconcini con i tre figli

Il Bar Aurora di Sassoleone ha festeggiato 70 anni di attività
Cronaca 8 Luglio 2018

Il ritorno del lupo, quattro nuove foto-trappole per il monitoraggio. “Al pascolo senza problemi con i cani maremmani'

Quattro nuove video-trappole per sostituire quelle rubate e quelle ormai obsolete utilizzate per il monitoraggio dei lupi nella vallata del Santerno. Un progetto portato avanti da alcuni esperti appassionati naturalisti che fanno capo al gruppo Enduro Motor Valley. L”acquisto è stato reso possibile grazie all’associazione Fiume DiVino, al Bar Cacciatori di Fontanelice e all”Enduro Motor Valley stesso. 

«I risultati sul campo ci hanno dato ragione, riusciamo a vedere il comportamento dei lupi sul territorio – commenta Marco Maccarelli che cura il settore video e fotografico del nucleo ambientale di Enduro Motor Valley –. Grazie alle segnalazioni degli allevatori abbiamo studiato le mosse dei lupi in prossimità di greggi e stalle. Ad esempio abbiamo seguito una coppia che faceva regolarmente visita ad una letamaia durante l’inverno, poi è sparita dalla zona». 

Matteo Papa, veterinario e responsabile scientifico del progetto aggiunge: “Il contributo della ricerca è anche a sostegno degli allevatori che sono a rischio di predazioni, abbiamo mostrato che, dove la prevenzione viene fatta adeguatamente, il lupo non arreca danni. Uno degli esempi, che abbiamo portato ad una recente conferenza organizzata dalla Ausl di Imola, è un gruppo famigliare di lupi che frequenta una zona boschiva sulla Vena del Gesso dove durante il giorno un centinaio di capre pascola allo stato brado senza subire alcun attacco essendo ben protette dai pastori maremmani che l’allevatore ha ricevuto dalla Regione».  

Nel comunicato inviato da Enduro Motor Valley, si precisa che, «oltre ai dati sui lupi si raccolgono immagini che sottolineano anche l’alto grado di biodiversità della nostra vallata con la presenza di praticamente tutte le specie animali tipiche della fascia appenninica, e la preziosa sorpresa di una famiglia di gatto selvatico. L’unico elemento fuori controllo è l’elevato numero di cinghiali, che rimane sproporzionato rispetto alla potenzialità del territorio». (r.c.)

Nella foto la consegna delle fototrappola (foto Enduro Motor Valley)

Il ritorno del lupo, quattro nuove foto-trappole per il monitoraggio. “Al pascolo senza problemi con i cani maremmani'
Cronaca 8 Luglio 2018

Il ritorno del lupo, l’allevatore Turrini: «Bene la prevenzione, ma non basta»

In località Gesso, Astro Turrini, presidente di zona di Coldiretti, alleva bovini. La sua azienda agricola è stata visitata dal lupo undici volte negli ultimi tre anni. «Abbiamo avuto quattro attacchi nel 2016, sei l’anno scorso e uno quest’anno – spiega -. Abbiamo circa 180 capi, che da aprile fino a fine novembre stanno all’aperto e pascolano su circa 300 ettari. Cerchiamo di tenere nella stalla i soggetti più deboli, le vacche gravide e i vitelli, che per precauzione facciamo uscire solo quando hanno più di trenta giorni, anche se non è proprio l’ideale per il loro ambientamento». Ma non è sufficiente.

L’ultimo caso, infatti, ha riguardato un vitellino di 45 giorni. «In collaborazione con la Regione – prosegue – ho appena installato un recinto sperimentale con bandelle elettrificate e cosparse di una sostanza dissuasiva (nella foto). Servirà a proteggere i capi a rischio, su un’area di sei ettari, che comprende anche un laghetto. L’alternativa sarebbe una rete interrata e alta 2,25 metri, ma ha costi altissimi per appezzamenti non piccoli». Per Turrini «la prevenzione è senz’altro importante, ma non risolutiva». A volte, infatti, teoria e pratica non collimano. «E’ impossibile riuscire a recintare una estensione di parecchi ettari – dice -. Poi ci sono tante variabili, difficili da prevedere. Pochi giorni fa, ad esempio, una vacca ha partorito all’aperto, prima del termine previsto dal veterinario. Per fortuna me ne sono accorto in tempo. La presenza dei cani pastore è efficace più per le pecore, che per i bovini. E per un allevamento come il mio ne servirebbero almeno una decina, da addestrare, ambientare e alimentare. Un costo non da poco».

Gli allevatori che, tramite certificazione del veterinario dell’Ausl attestano la perdita di un animale a causa di un lupo, possono chiedere il risarcimento alla Regione. «In genere il rimborso arriva dopo circa un anno – conclude Turrini -. Ma copre solo il costo dell’animale, stimato in base alle quotazioni della Camera di commercio, e non il mancato guadagno. E rimborso a parte, per un allevatore trovare un animale morto non è per niente piacevole». (lo.mi.)

L”articolo sul “sabato sera” del 5 luglio.

Nella foto lupi nella zona dei Casoni di Romagna (foto di Gianni Neto)

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Il ritorno del lupo, l’allevatore Turrini: «Bene  la prevenzione, ma non basta»
Cronaca 8 Luglio 2018

Il ritorno del lupo, una convivenza possibile. Gam, Ausl e naturalisti fanno il punto

E’ difficile e raro avvistarlo, ma c’è. Dall’inizio degli anni Duemila il lupo ha fatto ritorno anche sul nostro territorio, dopo decenni di assenza. Storicamente presente anche nelle nostre zone montane, già alla fine degli anni ’50 sull’Appennino tosco-emiliano era diventato raro incontrarlo. Negli anni ’70 ha rasentato addirittura l’estinzione, dato che in tutta Italia gli esemplari non superavano il centinaio. Nel 1976 il lupo è stato riconosciuto specie protetta e da questo momento in poi è iniziata la graduale ricolonizzazione anche della catena appenninica.

Il suo ritorno, positivo per l’ecosistema, ha però riproposto anche il tema della contiguità con gli animali da allevamento e le zone abitate dall’uomo, visto che negli ultimi anni è stato sporadicamente avvistato anche non lontano da centri nella bassa collina, come Dozza o Ponticelli, e in zone pianeggianti, lungo la via Emilia. In parallelo, anche nelle vallate del Santerno e del Sillaro si sono verificati casi di predazione su ovini e vitelli. L’ultimo in ordine di tempo si è verificato a inizio giugno nell’imolese, alla fattoria Romagnola in località Bergullo. Quando la convivenza diventa conflittuale, il rischio è che si alimenti il fenomeno illegale del bracconaggio, con ripercussioni negative sull’equilibrio dell’ambiente.

Per fare chiarezza sull’argomento, il Corpo delle Guardie ambientali metropolitane (Gam) ha organizzato il 22 giugno il convegno dal titolo “Il lupo nell’imolese: problema o risorsa?”, invitando a intervenire Gabriella Martini, responsabile dell’unità operativa di Igiene veterinaria dell’Ausl di Imola, i biologi Mia Canestrini e Luigi Molinari del Wolf Apennine Center del Parco nazionale dell’Appennino tosco-emiliano, il farmacista Alessandro Magnani, qui nella veste di appassionato naturalista, e Gianni Neto, guardia ambientale metropolitana e fotografo naturalista.  «Spesso si parla del lupo in modo approssimativo, mistificatorio e strumentale – ha esordito Ivano Cobalto delle Gam – per questo abbiamo voluto mettere a disposizione dei partecipanti dati aggiornati e informazioni su basi scientifiche oggi disponibili sul ritorno nelle nostre zone di questo grande predatore. Questo per la migliore comprensione della realtà e per fugare preconcetti attualmente molto in voga». 

Alessandro Magnani e Gianni Neto, dal 2001, in modo parallelo e in collaborazione con l’allora Provincia, hanno iniziato a censire le marcature dei lupi, dalle tracce agli escrementi. Anche per loro è difficile stabilire il numero esatto di esemplari presenti nel circondario imolese. «Si tratta solo di stime – sottolinea Neto – anche perché è possibile che uno stesso gruppo, spostandosi, venga avvistato in zone diverse, come il territorio della Valquaderna, che confina con il Parco dei Calanchi dell’Abbadessa». Le immagini catturate dalle videotrappole in dotazione alle Gam e al gruppo di ricerca di cui fa parte Magnani hanno individuato una ventina di esemplari. «Nel versante da Codrignano, a Monte Battaglia, Valmaggiore, fino al confine con la Toscana – dettaglia Magnani – abbiamo avvistato due famiglie di lupi, con 6-7 elementi. Va anche detto che non tutti i componenti di un branco sopravvivono e a mesi di distanza li abbiamo rivisti passare, ma in numero inferiore. Nel versante Valsellustra, Rio Mescola, Bordona, Sassoleone e Monte la Fine verso la Toscana abbiamo individuato un altro gruppo di 5-6 elementi. Le videotrappole hanno anche rilevato un gruppo di 5 lupi più verso la pianura».  

Per sapere invece quanti attacchi si sono verificati negli ultimi anni ci viene in aiuto Geremia Dosa, veterinario dirigente della Sanità animale all’Ausl di Imola. «Il picco – spiega – c’è stato nel 2014 con 33 episodi accertati di predazione da parte di lupi su capi di allevamento. Le modalità e i segni rilevati durante i nostri sopralluoghi non ci hanno mai dato modo di contestare che l’episodio in questione non fosse attribuibile al lupo. Negli anni seguenti il numero si è stabilizzato al di sotto dei venti casi all’anno, segno che si è creato un equilibrio tra predatori e numero di prede. Nel 2017 i casi sono stati 15; quest’anno, finora, una decina. In genere, in nove casi su dieci le prede sono ovicaprini, mentre l’attacco di vitelli al pascolo capita in media una o due volte all’anno. Gli episodi si verificano soprattutto in primavera, estate e autunno, spesso ad opera di un solo lupo e non di un branco».

C’è anche un altro aspetto che il veterinario sottolinea: «Non abbiamo mai avuto casi di aggressioni a persone. Il lupo sa distinguere una potenziale preda. Probabilmente ci incrocia più volte di quanto noi stessi ci accorgiamo di lui. E ci evita. In genere si sposta nelle ore serali e all’alba, quando c’è un minimo di oscurità a proteggerlo. Il nostro è un territorio per lui ideale, ci sono diverse aree di parco, con cinghiali e caprioli. Un bovino al pascolo, adulto e in buono stato di salute, non è una preda appetibile per un lupo».  

In questi anni l’Ausl di Imola ha svolto anche un lavoro capillare di informazione rivolta agli allevatori, per spiegare l’importanza della prevenzione, attraverso una serie di semplici accorgimenti: far coricare al coperto le greggi e i capi più vulnerabili; chiudere bene le stalle; non lasciare nelle immediate vicinanze animali morti in attesa di smaltimento, scarti di macellazione, le placente degli animali appena nati, resti di cibo; tenere custoditi cani e gatti di casa. Inoltre, l’uso di reti elettrificate, dissuasori luminosi e cani da guardiania, come i pastori maremmani abruzzesi, aiutano a evitare il peggio.  Come sottolineato al convegno dagli esperti Wolf Apennine Center del Parco nazionale dell’Appennino tosco-emiliano «la convivenza è possibile».

L’Emilia Romagna, oltre a risarcire dei danni gli aventi diritto, ha stanziato diversi milioni di euro per la protezione del bestiame domestico. «Là dove sono state messe in atto opere di prevenzione – concludono i biologi portando l’esempio delle zone di Parma e Reggio Emilia – i danni si sono azzerati». (lo.mi) 

L”articolo sul “sabato sera” del 5 luglio.

Nella foto lupi nella zona di monterenzio (foto di Gianni Neto)

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Il ritorno del lupo, una convivenza possibile. Gam, Ausl e naturalisti fanno il punto
Cultura e Spettacoli 22 Giugno 2018

Per la Sagra di Casalfiumanese sette giorni di tortelli e uno di albicocche

La Sagra del tortello di Casaliumanese è una garanzia enograstonomica che si ripete anche quest”anno. Nella piazzetta della Solidarietà di Casale di sopra, gli stand saranno aperti in due fasi: dal 22 al 24 giugno e dal 28 giugno al 1° luglio. La cucina sarà aperta ogni sera (a pranzo le domeniche) con le specialità culinarie, mentre musica e spettacoli completano le serate. Venerdì 22 alle 21 concerto di Lokarock, sabato 23 sempre alle 21 liscio e balli di gruppo con Attenti a noi due.

Domenica 24 al tortello si affiancherà la Sagra dell”Albicocca con convegno, mostra pomologica e altri appuntamenti legati al frutto simbolo del paese. «Sarà una giornata di festa e che vedrà momenti di approfondimento dedicati sia all’albicocca, un prodotto di assoluto rilievo e qualità del territorio della valle del Santerno, sia alle peculiarità geologiche del nostro territorio montano», spiega l’assessore all’Agricoltura Cesare Ronchi.Si inizia sin dal mattino con la tavola rotonda in programma alle ore 9.30, presso il teatro comunale di via 2 Giugno, su Varietà e valorizzazione dell’albicocca, durante la quale si parlerà a tutto campo delle caratteristiche organolettiche del gustoso frutto: dal breeding al consumatore, dallo sviluppo di ideotipi varietali e loro valorizzazione commerciale. Interverranno produttori locali, le associazioni di categoria ed esperti del Centro ricerche produzioni vegetali di Cesena. Alle ore 11.30, inaugurazione della mostra pomologica allestita presso la sala consiliare, dove saranno esposti campioni di nuove varietà di albicocche. Poi la sera, alle ore 20, consegna dell’attestato agli agricoltori. Alle ore 17, apertura della mostra allestita presso il teatro comunale, dedicata alle aree carsiche gessose dell’Emilia Romagna (nella foto), candidate ad entrare nella lista Unesco dei patrimoni dell’umanità. La vena del gesso è un vero e proprio monumento geologico caratteristico dell’Appennino imolese, faentino e bolognese. «Siamo molto ottimisti che la richiesta venga accolta – commenta Massimo Ercolani, presidente della Federazione speleologica regionale, che interverrà alle 17.30 -. Abbiamo alcuni punti di vantaggio rispetto alle altre richieste: benché l’Unesco mondiale abbia riconosciuto oltre cinquanta siti carsici come patrimonio dell’umanità nessuno di questi è rappresentato da “gessi”. E questa cosa rende sicuramente unica la nostra candidatura». Alle 20.30 la sfilata di moda concluderà il programma. 

Per la Sagra di Casalfiumanese sette giorni di tortelli e uno di albicocche
Cronaca 20 Giugno 2018

Chiusura della filiale Bpm, il sindaco Ponti sospende lo sciopero della fame: “Ho parlato con la banca'

Nuovo capitolo della vicenda della filiale del Banco Popolare di Milano (Bpm) di Fontanelice, l”unico sportello bancario del paese che, stando a quanto dichiarato dai vertici, dovrebbe chiudere dal prossimo 29 giugno. Nel pomeriggio di ieri il sindaco Athos Ponti ha deciso di interrompere lo sciopero della fame che durava oramai da cinque giorni dopo aver incontrato a Imola il responsabile commerciale delle filiali del Bpm dell’Emilia Romagna. 

“Gli abbiamo chiesto di posticipare la chiusura sello sportello bancario di Fontanelice a fine anno e, nel frattempo, valutare soluzioni alternative, ad esempio una riduzione dell”orario o delle giornate di apertura – riferisce Ponti -. Fino a che non sapremo qual è la risposta dei vertici della banca ho deciso di sospendere lo sciopero della fame”.

Il sindaco aveva iniziato la sua singolare protesta venerdì scorso, dopo che gli abitanti si erano radunati davanti alla sede della Bpm di Fontanelice organizzando un presidio di protesta contro la chiusura dello sportello bancario che venne aperto oltre cento anni fa (in tempi recenti come Cassa di Risparmio di Imola poi per passaggi societari e accorpamenti divenuta Bpm). Il malcontento era nato anche per la totale mancanza di riscontri da parte della sede centrale, malgrado i numerosi solleciti del sindaco stesso, della parrocchia, delle associazioni fontanesi, dell’Anci e dei commercianti del paese. (r.c.)

Nella foto il presidio organizzato venerdì scorso con il sindaco Athos Ponti (a destra con la fascia tricolore); nel riquadro la sede della banca

Chiusura della filiale Bpm, il sindaco Ponti sospende lo sciopero della fame: “Ho parlato con la banca'
Economia 4 Giugno 2018

Filiale del Bpm a rischio chiusura, raccolta firme tra i cittadini

C’è ancora grande incertezza sul futuro della filiale della banca Bpm (Banco Popolare di Milano) in Corso Europa a Fontanelice. Intanto, come già accaduto un paio di anni fa, i cittadini si sono mossi e, mentre si attende una risposta da Milano, è stata organizzata una raccolta firme per scongiurare la chiusura, che potrebbe avvenire già il prossimo 30 giugno. L’iniziativa è partita dai cittadini e ha subito ricevuto l’appoggio del sindaco Athos Ponti. Per il momento sono state raccolte una cinquantina di firme.

«Continueremo a raccoglierle per una settimana, o anche di più se necessario» dice Ponti. E’ possibile sottoscrivere la petizione in molti locali pubblici, dai bar al municipio, ma anche all’interno della stessa banca. Si tratta di una filiale storica, «aperta 130 anni fa come Cassa di Risparmio di Imola, poi diventata Banca popolare di Verona e, infine, Bpm – ricostruisce il sindaco -. A inizio maggio ho scritto al presidente del Cda del Bpm, Carlo Fratta Pasini, per chiedere conferma e cercare di scongiurare la chiusura, che sarebbe un problema specialmente per gli anziani (la filiale più vicina del Bpm è a Borgo Tossignano, ndr).

Non ho ancora ricevuto risposta e manderò un sollecito». Anche i sindacati, confederali e pensionati di Cgil, Cisl e Uil, si stanno interessando alla questione. «Solo muovendoci tutti insieme, forze sociali e politiche, si potrà ottenere un passo indietro da parte dell’istituto di credito o quantomeno un’apertura almeno nei giorni di mercato che garantisca la continuazione seppur parziale dell’erogazione dei servizi» dicono. A stretto giro, i consiglieri regionali Pd Roberto Poli e Francesca Marchetti hanno presentato un’interrogazione per richiedere l’intervento della Regione. «La privazione dell’unico sportello bancario esistente sarebbe una grave perdita per il territorio» dicono. (re.co.)     

Filiale del Bpm a rischio chiusura, raccolta firme tra i cittadini
Economia 19 Maggio 2018

A Fontanelice la filiale del Bpma è a rischio chiusura, l'allarme del sindaco e dell'Anci

C’è preoccupazione a Fontanelice per la possibile chiusura ella filiale della banca Bpm (Banco popolare Milano) di corso Europa, l’unica presente nel territorio comunale, nella quale lavorano tre dipendenti. «Alcune settimane fa mi è arrivata lavoce di una possibile chiusura della banca entro fine anno – dice il sindaco, Athos Ponti -. Così il 2 maggio ho scritto al presidente del Cda del Bpm, Carlo Fratta Pasini, per chiedere conferma e cercare di congiurare la chiusura».

La settimana successiva, anche il presidente dell’Anci Emilia Romagna, Fabio Fecci, ha preso carta e penna e fattolo stesso. «Pur sapendo che si tratta di un’attività privata, consideriamola presenza dell’unico sportello bancario sul territorio comunale alla pari di altri servizi di pubblica utilità – scrive Fecci -. Per questo ci uniamo alla richiesta del sindaco pregandovi di fare il possibile per mantenere aperto un presidio territoriale importante come punto di riferimento economico/finanziario».

Anche nel 2016 la filiale sembrava in procinto di chiudere, fu fatta anche una raccolta firme e, alla fine, la banca restò aperta. «E’ una filiale che va bene, i clienti non mancano e non ci spieghiamo questa decisione, che per la comunità sarebbe una grave perdita – aggiunge Ponti -. Tra l’altro, è una banca storica, aperta 130 anni fa come Cassa di Risparmio di Imola, poi diventata Banca popolare di Verona e, infine, Bpm». Se chiudesse, i fontanesi troverebbero un’altra filiale del gruppo a Borgo Tossignano.«Ma per gli anziani non sarebbe certo comodo – conclude Ponti -. Al più si potrebbe ragionare per una rimodulazione degli orari». (gi.gi.)

A Fontanelice la filiale del Bpma è a rischio chiusura, l'allarme del sindaco e dell'Anci
Cultura e Spettacoli 5 Maggio 2018

La storia degli italiani in Africa è un film, con protagonisti della vallata del Santerno

L’impero d’Africa, la cui nascita fu dichiarata da Mussolini nel maggio 1936 con la conquista dell”Etiopia e dell”attuale Eritrea, è una pagina un po’ trascurata della nostra storia e che invece intreccia temi di grandissima attualità. Il film Oltremare di Loredana Bianconi, nata nel 1954 in Belgio, è un’occasione per sbirciare oltre i luoghi comuni e vedere cosa fu il colonialismo per gli italiani che lo vissero. Nel film, che sarà proiettato questa sera, sabato 5 maggio, alle 18.30 al cinema Centrale di Imola nell”ambito di Docintour, si alternano le lettere di uno zio della regista, che per Bianconi rappresenta «le migliaia di operai italiani andati in Africa», e le testimonianze, nella forma di voci fuori campo, di Rosalba Baraccani, Gianluigi Corsini e Maria Luisa Marchi. Tutti e tre originari della Vallata del Santerno, vissuti in Africa e poi tornati alla fine del secondo conflitto mondiale.

Si tratta di un film completamente diverso da quello che era stato proiettato a Borgo Tossignano due anni fa, destinato sostanzialmente alla sola Vallata. Questa «nuova» versione di Oltremare, costata in totale ben sei anni di lavoro, è uscita ufficialmente nel 2016 e, dopo aver girato per l’Europa, ha vinto il «Best Film Yoga Award» al Biografilm Festival di Bologna,. «Non rinnego il lavoro che avevo proiettato due anni fa qui a Borgo Tossignano – spiega la regista Bianconi – era un’opera con uno suo valore ma questo è un film completamente diverso».La figura dello zio, per esempio, era assente mentre qui è un simbolo potente con il quale si empatizza e le cui lettere scandiscono lo scorrere degli eventi. Le prime missive sono datate 1937 e sono piene sia della nostalgia tipica di chi emigra sia di speranza di un futuro migliore.

Ovviamente le migrazioni sono un tema di grande attualità e Bianconi ne è ben consapevole: «Le migrazioni sono in parte qualcosa che conosco perché sono figlia di immigrati, forse addirittura nipote, e io stessa sono “un’emigrata part-time” dato che vivo in Belgio e ogni tanto torno in Italia. Per questo film sono partita da un argomento che conosco, cioè le migrazioni, ma non mi interessava riportare un fatto solo personale».

Le ragioni che l’hanno spinta a lavorare a questo progetto sono varie: affrontare un tema molto attuale, riportare alla luce una pagina spesso dimenticata della nostra storia. «L’Italia è specialista nel rimuovere e negare certe parti del suo passato. Spesso si dimentica che il nostro paese è stato, ed è, terra di partenza, prima che di arrivo». (re.c.)

L”articolo completo è sul «sabato sera» in edicola da giovedì 3 maggio

Nella foto un”immagine tratta dal trailer di Oltremare

La storia degli italiani in Africa è un film, con protagonisti della vallata del Santerno
Cronaca 20 Aprile 2018

Inseguimento nella notte sulla Montanara. Due ladri tentano di sfondare un posto di blocco. Arrestati

Inseguimento da film sulla Montanara. Due ladri alla fine carambolano sul posto di blocco della polizia e vengono arrestati. Nottata movimentata tra Castel del Rio e Borgo Tossignano. Intorno alle 2.45 due uomini si sono introdotti in un’azienda di Castel del Rio, hanno rotto i vetri di alcune vetture presenti nel cortile per cercare di rubare qualcosa ma facendo più danni che altro. Nel frattempo il titolare, che abita poco lontano, ha sentito dei rumori, è uscito di casa e si è recato dove sono parcheggiati i mezzi. A quel punto i due ladri sono saliti su un furgone e si sono dati alla fuga lungo la Montanara con direzione Fontanelice.

I carabinieri, allertati, hanno iniziato ad inseguirli chiamando in aiuto anche i colleghi della polizia che ha organizzato un posto di blocco con due auto a Borgo all’intersezione tra la Montanara e la via Codrignano. I due sono arrivati a tutta velocità cercando di sfondare il posto di blocco ma il furgone si è rovesciato. A quel punto gli agenti, rimasti per fortuna illesi, li hanno bloccati e arrestati.

Anche i due ladri non hanno riportato ferite. Ora dovranno rispondere di furto aggravato e violenza. Si tratta di due marocchini residenti a Imola già ben noti alle forze dell’ordine e pure alla giustizia per reati analoghi.

Il magistrato ha convalidato l”arresto e stabilito la custodia cautelare in carcere a Bologna fino al processo fissato per il 3 maggio. (l.a.)

Foto d”archivio

Inseguimento nella notte sulla Montanara. Due ladri tentano di sfondare un posto di blocco. Arrestati

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