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Economia 24 Settembre 2018

I francesi di Unigrains attraverso il Fondo agroalimentare italiano hanno acquisito il 35% di Agrimola

I «rumors» erano nell’aria già da un po’, ma solo nei giorni scorsi Agrimola ha ufficializzato l’ingresso nella propria compagine societaria del Fondo agroalimentare italiano I (Fai I), che ha acquisito il 35% delle quote. Azionista di maggioranza dell’azienda di via Di Vittorio a Casalfiumanese, che produce e commercializza castagne e semilavorati a base di frutta, resta Luca Sassi, attuale amministratore delegato.

«Fai I – spiega una nota congiunta – supporterà lo sviluppo dell’azienda attraverso l’espansione delle relazioni con i clienti esistenti, in particolare nel B2B (da impresa a impresa, Ndr) e a livello internazionale, attraverso l’innovazione e sviluppo di nuovi prodotti a valore aggiunto destinati ai produttori di confetture, yogurt, succhi e prodotti per l’infanzia, opportunità di crescita esterna per il consolidamento del settore della trasformazione della frutta in Italia e in Europa».

Il Fai I, lanciato quest’anno dal gruppo di investimento francese Unigrains e gestito dalla sua filiale italiana con sede a Milano, punta sulle Pmi agroalimentari italiane, con un fatturato compreso tra i 10 e i 150 milioni di euro. Il Fondo detiene quote di minoranza anche all’interno della società vicentina Trasporti Romagna, che fornisce soluzioni di logistica a temperatura controllata per l’agroalimentare, e l’astigiana Sfoglia Torino, specializzata in semilavorati di pasta sfoglia e prodotti da forno surgelati. (lo.mi.)

L’articolo completo è su «sabato sera» del 20 settembre

Nella foto lo stabilimento Agrimola a Casalfiumanese

I francesi di Unigrains attraverso il Fondo agroalimentare italiano hanno acquisito il 35% di Agrimola
Cronaca 20 Settembre 2018

Un cercatore di funghi trova un vecchio cimitero sulle colline di Gesso

Cercava funghi e ha scoperto delle vecchie ossa umane. E’ accaduto martedì ad un 34enne che stava cercando funghi in una zona isolata sulle colline in zona Gesso e ha visto spuntare dal terreno quelli che sembravano frammenti di ossa. Alla vista del macabro ritrovamento ha chiamato il 112 che ha inviato sul posto gli uomini dell’Arma di Casalfiumanese.

I carabinieri hanno appurato che si trattava in effetti di un cospicuo numero di ossa, la maggior parte sepolte appena sotto qualche centimetro di terra, che le recenti piogge dovevano aver dilavato e fatto affiorare. Il successivo esame fatto dal medico legale ha accertato che si tratta dei resti di persone di differenti fasce di età e sesso, decedute almeno cinquant’anni fa e forse oltre. I primi accertamenti non fanno escludere che l’area di ritrovamento fosse un vecchio cimitero rurale, abbandonato e andato distrutto nel tempo, di cui si è persa memoria. Poco lontano vi sono alcuni ruderi.

Le spoglie rinvenute sono state depositate presso la camera mortuaria dell’Ausl di Imola ed è stata informata l’autorità giudiziaria anche se ad oggi non sono ipotizzati reati di alcun tipo. Sul posto non sono neppure emerse piastrine o armi che possano spostare la datazione agli eventi della seconda guerra mondiale. Però sono stati trovati un cucchiaino e una ciotola. I carabinieri stanno proseguendo con gli accertamenti sulle mappe catastali per vedere se è possibile ricostruire di cosa si tratta esattamente.

Un cercatore di funghi trova un vecchio cimitero sulle colline di Gesso
Cronaca 7 Settembre 2018

Torna al suo posto la croce di monte Penzola, sabato 8 settembre la cerimonia ufficiale

Sabato 8 settembre 2018 tornerà al suo posto la croce di monte Penzola. Alle 16 inizierà infatti la cerimonia di innalzamento della croce abbattuta dal vento qualche tempo fa.

L”operazione è stata resa possibile dall”intervento dei volontari di Enduro Motor Valley, che si avvalgono della collaborazione tecnica di Ceer Attrezzature Edili di Imola. Per chi ama i dettagli, è stato forgiato un basamento a baionetta, ora collocato all’interno del moncone spezzato della croce. Su questo basamento, è imperniata una manica dentro la quale è stata inserita la croce originale, alta cinque metri, del peso di 180 chili. In questo modo, la croce non sarà a contatto con la roccia gessosa i cui sali idrosolubili l’hanno corrosa con il passare degli anni.

La cerimonia si svolgerà con la benedizione dei parroci di Borgo Tossignano e Fontanelice, alla presenza dei sindaci della vallata del Santerno. La tromba di Enrico Quadalti accompagnerà i momenti più toccanti.

Di seguito ci saranno un brindisi e una merenda ai bordi del laghetto di Budriolo, in un”area messa a disposizione dalla famiglia Ariati.

Per raggiungere monte Penzola si può partire sia da Fontanelice, passando dalla chiesa di Prato, sia da Borgo Tossignano, salendo dal ponte del Gatto Nero. 

Chi intende salire fino in vetta dovrà indossare scarpe adeguate e muoversi con un po’ di attenzione, ma si potrà assistere all”innalzamento della croce anche dalla statale Montanara, fra la frazione di San Giovanni e Fontanelice. 

Nella foto i lavori per la sistemazione del basamento

Torna al suo posto la croce di monte Penzola, sabato 8 settembre la cerimonia ufficiale
Cronaca 27 Agosto 2018

Speciale acqua, storia di una battaglia dimenticata: evitare che il Santerno venisse “imbottigliato'

Forse in pochi si ricordano della prima battaglia fatta sul nostro territorio in difesa dell’acqua pubblica. Era il 1989 quando la società Panna, produttrice di acqua minerale, aveva avviato lavori per captare, in un terreno di sua proprietà, le acque delle sorgenti del Riàteri, all’epoca primo affluente del Santerno, che scende dal monte Gazzaro verso la zona di Castro San Martino, a pochi chilometri dal passo della Futa e in territorio del comune di Firenzuola.

Tra i primi a protestare ci fu il Cai e sulle pagine di “sabato sera” l’allora direttore Giorgio Bettini diede voce e ampio spazio alle associazioni ambientaliste.

Anche i Comuni di Imola e della vallata, la Comunità montana, la provincia di Bologna e la Regione si mossero. Si aprì così un acceso dibattito e la società, un po’ per il clamore suscitato e un po’ per l’aspetto forse poco remunerativo di tutta l’operazione, alla fine non attuò il progetto. (lo.mi.)

L’articolo completo è su «sabato sera» del 23 agosto

Nella foto uno degli articoli che il «sabato sera» dedicò all”argomento

Speciale acqua, storia di una battaglia dimenticata: evitare che il Santerno venisse “imbottigliato'
Cronaca 7 Agosto 2018

Tra Bordona e Casolana, lavori in corso per sistemare le strade dopo le frane

Sono partiti in questi giorni i lavori per il ripristino della viabilità lungo le strade provinciali Bordona (Sp 15) e Casolana (Sp 33). Su entrambe le strade, infatti, da marzo vige il senso unico alternato nel tratto in cui la scarpata sottostante è franata portando con sé anche parte della lingua d’asfalto. Una situazione dovuta al maltempo che, prima con la neve, poi con la pioggia, aveva messo a dura prova la vallata del Santerno.

Ora, a quasi cinque mesi dall’evento, la Città metropolitana, proprietaria di entrambe le strade, ha affidato entrambi gli interventi. Sulla via Casolana, all’altezza del chilometro 3+400, quindi non lontano da Fontanelice, lavorano gli operai della coop borghigiana Cims, mentre sulla via Bordona, all’altezza del chilometro 0+400, sono all’opera gli uomini della ditta imolese Zini Elio.

Gli interventi sono molto simili. «Verrà costruita una massicciata con dei blocchi in pietra serena per sostenere la scarpata sottostante la strada» dettagliano dalla Città metropolitana. Ciascuna opera ha un costo di circa 40 mila euro (Iva esclusa). Per quanto riguarda la Casolana, si tratta di risorse che derivano dalla variazione di bilancio grazie alla quale sono stati inseriti oltre 3 milioni di euro per la manutenzione della rete stradale metropolitana derivanti dallo Stato e dalla Regione Emilia Romagna. Per la Bordona, invece, sono risorse proprie della Città metropolitana. (gi.gi.)

L”articolo completo è su «sabato sera» del 2 agosto

Nella foto la frana sulla via Casolana

Tra Bordona e Casolana, lavori in corso per sistemare le strade dopo le frane
Cultura e Spettacoli 1 Agosto 2018

A Castel del Rio prosegue la festa della musica, stasera incontro con lo scrittore Gianluca Morozzi

E” sempre la musica la grande protagonista dell”estate a Castel del Rio. Stasera, nell”ambito della 39esima edizione della Festa della Musica promossa e organizzata dal Corpo bandistico di Sant’Ambrogio, con il patrocinio del Comune, lo scrittore Gianluca Morozzi parlerà dei suoi romanzi a tema musicale nell”incontro “Racconti dal Cortile”.

L”evento, organizzato in collaborazione con l”associazione “Bandando”, si terrà alle 20.30 nel Cortile delle Fontane di Palazzo Alidosi e darà modo al pubblico di conoscere aneddoti e curiosità legate ai libri di Morozzi, tra cui “L’Emilia o la dura legge della musica”, “Despero”, “Accecati dalla luce”.

Prosegue dunque l”estate musicale in vallata, che nei giorni scorsi ha scritto una pagina tutta in rosa al Canta Rio 2018, il festival di Nuove Voci che ha visto il trionfo di tre ragazze sia nelle due categorie in concorso, Under e Over 18, sia nell”assegnazione del premio della critica.

Nella categoria riservata ai minorenni, la sedicenne ravennate Giada Tripaldi ha battuto la concorrenza interpretando “I Know where I’ve been”, brano tratto dal musical “Hairspray”. Praticamente di casa è invece la vincitrice della categoria Over: Benedetta Ferri, 20 anni, è infatti originaria proprio di Castel del Rio, anche se risiede Fontanelice. La canzone con la quale si è imposta è “La sera dei miracoli” di Lucio Dalla.

Per quanto riguarda il riconoscimento della critica, infine, l”alloro è andato alla faentina Giorgia Montevecchi, che è stata premiata per l’interpretazione di “This is me” dal film “The greatest showman”, eseguita con grande personalità a dispetto dei suoi 15 anni.

Sul palco di Castel del Rio si sono esibiti in tutto 17 concorrenti. Il podio nella categoria Under 18 è completato dalla stessa Montevecchi, seconda e dall”ancor più giovane Lucia Traversi, appena 13 anni, proveniente da Fratte di Sassofeltrio (PU) e interprete di “No roots”. Al secondo posto tra gli Over si è invece piazzato Nicola Boni, 18 anni, da Sant’Agata sul Santerno, interprete di “Whole lotta love” dei Led Zeppelin”, con la quale ha preceduto Alice Lia Scanavini, 23 anni, da Portomaggiore (Fe), che ha cantato “Dancin on my own”.

“Il Canta Rio è una manifestazione che in questi anni è cresciuta e ha saputo farsi apprezzare tra i talenti canori, soprattutto tra i giovanissimi. Un festival che nel tempo è rimasto genuino, semplice, una vetrina per dare un’opportunità di crescita e di visibilità ai tanti ragazzi che amano cantare”, ha commentato Brigida Miranda, tra i coordinatori della manifestazione che vedeva in giuria Stefano Casadio (direttore artistico del Faenza Pop Festival e del Summer Pop Festival), Claudio Bolognesi (giornalista), Matteo Bartolotti (etichetta discografica PMS), Alessandro Ricchi (maestro della banda di Castel del Rio), Alberto Baldazzi (sindaco di Castel del Rio), Michele Guaitoli (musicista e voce delle band “Temperance”, “Kaledon” e “Overtures”).

La festa della musica proseguirà anche nelle prossime serate fino a domenica 5 agosto con questo programma: giovedì 2 agosto alle 21 in Sala Magnus (Palazzo Alidosi) spazio alla “Classica alla Corte Alidosi”, viaggio nella lirica con il “Quartetto Butterfly” formato da Etsuko Ueda (soprano), Fabiano Naldini (tenore), Marcella Trioschi (violoncello), Monica Ferrini (maestro concertatore e pianoforte). L’ingresso è gratuito e sarà offerta una degustazione durante la serata; sabato 4 agosto all’agriturismo “Le Selve” dalle ore 20 “Melodia del gusto”, cena con sottofondo musicale con “Ad libitum acoustic duo” (menù su  prenotazione da 22 euro a persona, senza prenotazione da 10 euro, per info: 348 2714259); domenica 5 agosto in piazza della Repubblica dalle 20.30 chiuderà la Music Film Orchestra diretta dal Maestro Alessandro Ricchi, che proporrà brani tratti dalle colonne sonore che hanno fatto la storia del cinema italiano e straniero, con tributi a Ennio Morricone e John Williams.

Nella foto il trio di vincitrici del Canta Rio 2018

A Castel del Rio prosegue la festa della musica, stasera incontro con lo scrittore Gianluca Morozzi
Cronaca 31 Luglio 2018

Il Bar Aurora di Sassoleone ha festeggiato 70 anni di attività

A Sassoleone è ormai il bar storico, uno dei pochi punti di riferimento rimasti per i circa 400 residenti (ma quelli effettivi sono anche meno) della frazione di Casalfiumanese. Proprio in questi giorni il Bar Aurora, in via Sillaro37, ha compiuto 70 anni, che sono stati festeggiati con una iniziativa venerdì 27 luglio.

Un traguardo di tutto rispetto per qualsiasi attività commerciale, ma ancor più significativo se si considera il luogo incui il bar si trova e il progressivo spopolamento avvenuto nel tempo.

«L’attività è stata avviata il 25 luglio1948 da mia nonna paterna, Giuditta Vicchi – ci racconta l’attuale titolare, Raffaella Bianconcini -. Abbiamo scoperto da poco la data esatta, cercando fra documenti legati all’attività. All’inizio era solo un bar tabaccheria e la sede, in origine, era dove oggi abbiamo il ristorante. Nel 1956 è subentrato mio babbo, Giorgio Bianconcini, che ha ampliato l’attività, affiancato da mia mamma Maria Pia Bocci. Quando mi sono inserita io, 23 anni fa, il bar è stato spostato di pochi metri per far posto al ristorante. Sto io in cucina e da quest’anno mi affianca mio figlio Gil Beltrandi, che ha studiato all’Istituto alberghiero».

Un’attività a conduzione familiare, quindi, ora arrivata alla quarta generazione. La speranza di Raffaella, infatti, è che i figli, Gil, Asyae Joel in futuro proseguano. Ma si rende conto anche delle difficoltà. «Rispetto a una volta, adesso qui c’è davvero poca gente, a parte qualche ciclista di passaggio o qualcuno che arriva dal vicino Villaggio della salute. E’ abbastanza difficoltoso – ammette -, ma noi abbiamo la passione, siamo qui da talmente tanti anni che siamo innamorati della nostra attività. Io ci sono praticamente nata e ormai sono una “donna da bar” – scherza-, mio padre ci ha sempre tenuto tanto a questo lavoro, e, dopo tutti questi anni, ci è sembrato giusto fare festa». (lo.mi.)

L”articolo completo è su «sabato sera» del 26 luglio

Nella foto la titolare del Bar Aurora Raffaella Bianconcini con i tre figli

Il Bar Aurora di Sassoleone ha festeggiato 70 anni di attività
Cronaca 8 Luglio 2018

Il ritorno del lupo, quattro nuove foto-trappole per il monitoraggio. “Al pascolo senza problemi con i cani maremmani'

Quattro nuove video-trappole per sostituire quelle rubate e quelle ormai obsolete utilizzate per il monitoraggio dei lupi nella vallata del Santerno. Un progetto portato avanti da alcuni esperti appassionati naturalisti che fanno capo al gruppo Enduro Motor Valley. L”acquisto è stato reso possibile grazie all’associazione Fiume DiVino, al Bar Cacciatori di Fontanelice e all”Enduro Motor Valley stesso. 

«I risultati sul campo ci hanno dato ragione, riusciamo a vedere il comportamento dei lupi sul territorio – commenta Marco Maccarelli che cura il settore video e fotografico del nucleo ambientale di Enduro Motor Valley –. Grazie alle segnalazioni degli allevatori abbiamo studiato le mosse dei lupi in prossimità di greggi e stalle. Ad esempio abbiamo seguito una coppia che faceva regolarmente visita ad una letamaia durante l’inverno, poi è sparita dalla zona». 

Matteo Papa, veterinario e responsabile scientifico del progetto aggiunge: “Il contributo della ricerca è anche a sostegno degli allevatori che sono a rischio di predazioni, abbiamo mostrato che, dove la prevenzione viene fatta adeguatamente, il lupo non arreca danni. Uno degli esempi, che abbiamo portato ad una recente conferenza organizzata dalla Ausl di Imola, è un gruppo famigliare di lupi che frequenta una zona boschiva sulla Vena del Gesso dove durante il giorno un centinaio di capre pascola allo stato brado senza subire alcun attacco essendo ben protette dai pastori maremmani che l’allevatore ha ricevuto dalla Regione».  

Nel comunicato inviato da Enduro Motor Valley, si precisa che, «oltre ai dati sui lupi si raccolgono immagini che sottolineano anche l’alto grado di biodiversità della nostra vallata con la presenza di praticamente tutte le specie animali tipiche della fascia appenninica, e la preziosa sorpresa di una famiglia di gatto selvatico. L’unico elemento fuori controllo è l’elevato numero di cinghiali, che rimane sproporzionato rispetto alla potenzialità del territorio». (r.c.)

Nella foto la consegna delle fototrappola (foto Enduro Motor Valley)

Il ritorno del lupo, quattro nuove foto-trappole per il monitoraggio. “Al pascolo senza problemi con i cani maremmani'
Cronaca 8 Luglio 2018

Il ritorno del lupo, l’allevatore Turrini: «Bene la prevenzione, ma non basta»

In località Gesso, Astro Turrini, presidente di zona di Coldiretti, alleva bovini. La sua azienda agricola è stata visitata dal lupo undici volte negli ultimi tre anni. «Abbiamo avuto quattro attacchi nel 2016, sei l’anno scorso e uno quest’anno – spiega -. Abbiamo circa 180 capi, che da aprile fino a fine novembre stanno all’aperto e pascolano su circa 300 ettari. Cerchiamo di tenere nella stalla i soggetti più deboli, le vacche gravide e i vitelli, che per precauzione facciamo uscire solo quando hanno più di trenta giorni, anche se non è proprio l’ideale per il loro ambientamento». Ma non è sufficiente.

L’ultimo caso, infatti, ha riguardato un vitellino di 45 giorni. «In collaborazione con la Regione – prosegue – ho appena installato un recinto sperimentale con bandelle elettrificate e cosparse di una sostanza dissuasiva (nella foto). Servirà a proteggere i capi a rischio, su un’area di sei ettari, che comprende anche un laghetto. L’alternativa sarebbe una rete interrata e alta 2,25 metri, ma ha costi altissimi per appezzamenti non piccoli». Per Turrini «la prevenzione è senz’altro importante, ma non risolutiva». A volte, infatti, teoria e pratica non collimano. «E’ impossibile riuscire a recintare una estensione di parecchi ettari – dice -. Poi ci sono tante variabili, difficili da prevedere. Pochi giorni fa, ad esempio, una vacca ha partorito all’aperto, prima del termine previsto dal veterinario. Per fortuna me ne sono accorto in tempo. La presenza dei cani pastore è efficace più per le pecore, che per i bovini. E per un allevamento come il mio ne servirebbero almeno una decina, da addestrare, ambientare e alimentare. Un costo non da poco».

Gli allevatori che, tramite certificazione del veterinario dell’Ausl attestano la perdita di un animale a causa di un lupo, possono chiedere il risarcimento alla Regione. «In genere il rimborso arriva dopo circa un anno – conclude Turrini -. Ma copre solo il costo dell’animale, stimato in base alle quotazioni della Camera di commercio, e non il mancato guadagno. E rimborso a parte, per un allevatore trovare un animale morto non è per niente piacevole». (lo.mi.)

L”articolo sul “sabato sera” del 5 luglio.

Nella foto lupi nella zona dei Casoni di Romagna (foto di Gianni Neto)

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Il ritorno del lupo, l’allevatore Turrini: «Bene  la prevenzione, ma non basta»
Cronaca 8 Luglio 2018

Il ritorno del lupo, una convivenza possibile. Gam, Ausl e naturalisti fanno il punto

E’ difficile e raro avvistarlo, ma c’è. Dall’inizio degli anni Duemila il lupo ha fatto ritorno anche sul nostro territorio, dopo decenni di assenza. Storicamente presente anche nelle nostre zone montane, già alla fine degli anni ’50 sull’Appennino tosco-emiliano era diventato raro incontrarlo. Negli anni ’70 ha rasentato addirittura l’estinzione, dato che in tutta Italia gli esemplari non superavano il centinaio. Nel 1976 il lupo è stato riconosciuto specie protetta e da questo momento in poi è iniziata la graduale ricolonizzazione anche della catena appenninica.

Il suo ritorno, positivo per l’ecosistema, ha però riproposto anche il tema della contiguità con gli animali da allevamento e le zone abitate dall’uomo, visto che negli ultimi anni è stato sporadicamente avvistato anche non lontano da centri nella bassa collina, come Dozza o Ponticelli, e in zone pianeggianti, lungo la via Emilia. In parallelo, anche nelle vallate del Santerno e del Sillaro si sono verificati casi di predazione su ovini e vitelli. L’ultimo in ordine di tempo si è verificato a inizio giugno nell’imolese, alla fattoria Romagnola in località Bergullo. Quando la convivenza diventa conflittuale, il rischio è che si alimenti il fenomeno illegale del bracconaggio, con ripercussioni negative sull’equilibrio dell’ambiente.

Per fare chiarezza sull’argomento, il Corpo delle Guardie ambientali metropolitane (Gam) ha organizzato il 22 giugno il convegno dal titolo “Il lupo nell’imolese: problema o risorsa?”, invitando a intervenire Gabriella Martini, responsabile dell’unità operativa di Igiene veterinaria dell’Ausl di Imola, i biologi Mia Canestrini e Luigi Molinari del Wolf Apennine Center del Parco nazionale dell’Appennino tosco-emiliano, il farmacista Alessandro Magnani, qui nella veste di appassionato naturalista, e Gianni Neto, guardia ambientale metropolitana e fotografo naturalista.  «Spesso si parla del lupo in modo approssimativo, mistificatorio e strumentale – ha esordito Ivano Cobalto delle Gam – per questo abbiamo voluto mettere a disposizione dei partecipanti dati aggiornati e informazioni su basi scientifiche oggi disponibili sul ritorno nelle nostre zone di questo grande predatore. Questo per la migliore comprensione della realtà e per fugare preconcetti attualmente molto in voga». 

Alessandro Magnani e Gianni Neto, dal 2001, in modo parallelo e in collaborazione con l’allora Provincia, hanno iniziato a censire le marcature dei lupi, dalle tracce agli escrementi. Anche per loro è difficile stabilire il numero esatto di esemplari presenti nel circondario imolese. «Si tratta solo di stime – sottolinea Neto – anche perché è possibile che uno stesso gruppo, spostandosi, venga avvistato in zone diverse, come il territorio della Valquaderna, che confina con il Parco dei Calanchi dell’Abbadessa». Le immagini catturate dalle videotrappole in dotazione alle Gam e al gruppo di ricerca di cui fa parte Magnani hanno individuato una ventina di esemplari. «Nel versante da Codrignano, a Monte Battaglia, Valmaggiore, fino al confine con la Toscana – dettaglia Magnani – abbiamo avvistato due famiglie di lupi, con 6-7 elementi. Va anche detto che non tutti i componenti di un branco sopravvivono e a mesi di distanza li abbiamo rivisti passare, ma in numero inferiore. Nel versante Valsellustra, Rio Mescola, Bordona, Sassoleone e Monte la Fine verso la Toscana abbiamo individuato un altro gruppo di 5-6 elementi. Le videotrappole hanno anche rilevato un gruppo di 5 lupi più verso la pianura».  

Per sapere invece quanti attacchi si sono verificati negli ultimi anni ci viene in aiuto Geremia Dosa, veterinario dirigente della Sanità animale all’Ausl di Imola. «Il picco – spiega – c’è stato nel 2014 con 33 episodi accertati di predazione da parte di lupi su capi di allevamento. Le modalità e i segni rilevati durante i nostri sopralluoghi non ci hanno mai dato modo di contestare che l’episodio in questione non fosse attribuibile al lupo. Negli anni seguenti il numero si è stabilizzato al di sotto dei venti casi all’anno, segno che si è creato un equilibrio tra predatori e numero di prede. Nel 2017 i casi sono stati 15; quest’anno, finora, una decina. In genere, in nove casi su dieci le prede sono ovicaprini, mentre l’attacco di vitelli al pascolo capita in media una o due volte all’anno. Gli episodi si verificano soprattutto in primavera, estate e autunno, spesso ad opera di un solo lupo e non di un branco».

C’è anche un altro aspetto che il veterinario sottolinea: «Non abbiamo mai avuto casi di aggressioni a persone. Il lupo sa distinguere una potenziale preda. Probabilmente ci incrocia più volte di quanto noi stessi ci accorgiamo di lui. E ci evita. In genere si sposta nelle ore serali e all’alba, quando c’è un minimo di oscurità a proteggerlo. Il nostro è un territorio per lui ideale, ci sono diverse aree di parco, con cinghiali e caprioli. Un bovino al pascolo, adulto e in buono stato di salute, non è una preda appetibile per un lupo».  

In questi anni l’Ausl di Imola ha svolto anche un lavoro capillare di informazione rivolta agli allevatori, per spiegare l’importanza della prevenzione, attraverso una serie di semplici accorgimenti: far coricare al coperto le greggi e i capi più vulnerabili; chiudere bene le stalle; non lasciare nelle immediate vicinanze animali morti in attesa di smaltimento, scarti di macellazione, le placente degli animali appena nati, resti di cibo; tenere custoditi cani e gatti di casa. Inoltre, l’uso di reti elettrificate, dissuasori luminosi e cani da guardiania, come i pastori maremmani abruzzesi, aiutano a evitare il peggio.  Come sottolineato al convegno dagli esperti Wolf Apennine Center del Parco nazionale dell’Appennino tosco-emiliano «la convivenza è possibile».

L’Emilia Romagna, oltre a risarcire dei danni gli aventi diritto, ha stanziato diversi milioni di euro per la protezione del bestiame domestico. «Là dove sono state messe in atto opere di prevenzione – concludono i biologi portando l’esempio delle zone di Parma e Reggio Emilia – i danni si sono azzerati». (lo.mi) 

L”articolo sul “sabato sera” del 5 luglio.

Nella foto lupi nella zona di monterenzio (foto di Gianni Neto)

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Il ritorno del lupo, una convivenza possibile. Gam, Ausl e naturalisti fanno il punto

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