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Economia 14 Giugno 2019

Oggi lo sciopero dei metalmeccanici, la Fiom di Imola alla manifestazione nazionale di Firenze

Lo sciopero generale dei metalmeccanici di oggi, venerdì 14 giugno, si articola in tre grandi manifestazioni a Milano, Firenze (a cui partecipa la Fiom di Imola) e Napoli. Lo hanno indetto i sindacati Fim, Fiom e Uilm, in continuità con la mobilitazione di Cgil, Cisl, Uil, «a causa della sempre maggiore incertezza sul futuro – motivano -, vista la contrazione della produzione industriale, la perdita di valore del lavoro, l’aumento degli infortuni e dei morti sul lavoro». Da Imola sono partiti in pullman e in treno almeno un centinaio di lavoratori.

«Dobbiamo ridare centralità al lavoro industriale, agli interessi e ai diritti di chi lavora – ha affermato il segretario della Fiom-Cgil di Imola, Stefano Moni – per sostenere la crescita, l’innovazione, l’ecosostenibilità, la prevenzione e la salvaguardia di salute e sicurezza. Occorre cambiare modello di sviluppo. Senza il rilancio degli investimenti pubblici e privati, il sostegno dell’occupazione, l’aumento dei salari e della domanda interna non può esserci una fase espansiva in grado di respingere i rischi di una nuova recessione. Siamo perciò in presenza di una situazione grave e preoccupante che dobbiamo affrontare chiamando alle proprie responsabilità il governo e il sistema delle imprese, che non possono scaricare sui lavoratori la nuova crisi che stiamo vivendo».

Su queste basi Fim, Fiom e Uilm hanno elaborato un documento intitolato «Metalmeccanici per il lavoro e lo sviluppo», che è stato discusso in queste settimane nelle tante assemblee che si sono svolte anche nelle aziende del circondario imolese. (r.cr.)

Nella foto l”immagine del volantino ufficiale della giornata tratto dal sito della Fiom-Cgil nazionale

Oggi lo sciopero dei metalmeccanici, la Fiom di Imola alla manifestazione nazionale di Firenze
Economia 30 Maggio 2019

Fallimento Shernon Holding, si muovono le istituzioni: l'esito dell'incontro che si è svolto oggi a Bologna in Regione

Si muovono tutte le istituzioni in seguito alla dichiarazione di fallimento della Shernon Holding, la società che lo scorso agosto aveva acquisito 55 dei 68 punti vendita del gruppo Mercatone Uno. Lunedì 27 maggio si è svolto l’incontro al Ministero dello Sviluppo economico, al quale ha partecipato anche il ministro Luigi Di Maio. «L’obiettivo minimo da attuare subito – si legge nella nota ufficiale del Mise inviata successivamente –  è la cassa integrazione straordinaria per i lavoratori, per la quale è necessario che il tribunale autorizzi la procedura di amministrazione straordinaria. Ciò permetterà di riprendere l’esercizio provvisorio il prima possibile, così da consentire il ricorso agli ammortizzatori sociali. Poi partirà la fase di reindustrializzazione per dare un futuro certo ai lavoratori».

Oggi, 30 maggio, erano in agenda due appuntamenti. Il primo, convocato dall”assessore regionale sllo Attività produttive Palma Costi, si è svolto in mattinata in Regione a Bologna, mentre il secondo, il tavolo tecnico con l”associazione dei fornitori e dei creditori, era in programma nel pomeriggio al Mise, ovviamente a Roma.

Nel primo incontro, al quale hanno partecipato sindacati, Città metropolitana di Bologna e amministratori dei Comuni dell”Emilia Romagna in cui si trovano le attività del Mercatone Uno, tutti i presenti hanno condiviso l”obiettivo prioritario di «salvaguardare i lavoratori del gruppo» e di «mettere in campo tutte le azioni possibili per assicurare gli ammortizzatori sociali e la rapida riapertura dei punti vendita su tutto il territorio emiliano-romagnolo anche a tutela dei clienti». In particolare, per la tutela dei posti di lavoro «si attende – scrive la nota uscita dalla Regione – una rapida pronuncia da parte del Tribunale di Bologna sulla retrocessione del compendio aziendale dalla Shernon, che consentirebbe la riapertura della procedura di amministrazione straordinaria. Dalla riunione – si prosegue – è inoltre emersa la richiesta al Governo perché, una volta ottenuta la retrocessione, agisca immediatamente affinché si attivino gli ammortizzatori sociali e l”amministrazione straordinaria per la riapertura dei punti vendita, così da mantenere il valore delle attività commerciali per rilanciare il marchio. tutto questo con l”individuazione di nuovi acquirenti che presentino un piano industriale credibile».

Per quanto riguarda l”incontro di Roma, la stessa Regione ha comunicato che tra le notizie emerse c”è anche la mancata istanza (per ora) dell”amministrazione straordinaria di Mercatone Uno al Tribunale di Bologna al fine di tornare a gestire la compagine aziendale di Shernon Holding. L”assessore Costi ha pertanto rimarcato una volta di più che il riavvio dell”amministrazione straordinaria è oggi «l”unico modo attraverso il quale è possibile salvaguardare il reddito dei lavoratori attivando ammortizzatori sociali e riprendere le attività commerciali».

E” il caso di precisare che nel nostro territorio sono coinvolti nella vicenda i circa 90 impiegati che lavorano nel centro direzionale di via Molino Rosso. Il Mercatone Casa Germanvox continua invece regolarmente la propria attività poiché, da inizio 2015, non fa più parte del gruppo Mercatone Uno ed è ancora gestito dalla famiglia Cenni attraverso la società Siel, che non è tra quelle poste dallo Stato in amministrazione straordinaria quattro anni or sono. (r.cr.)

Ulteriori approfondimenti sono su «sabato sera» del 30 maggio

Nella foto un gruppo di lavoratori del centro direzionale Mercatone Uno di Imola durante lo sciopero del 18 aprile scorso

Fallimento Shernon Holding, si muovono le istituzioni: l'esito dell'incontro che si è svolto oggi a Bologna in Regione
Economia 27 Maggio 2019

Fallimento Shernon Holding, il comunicato integrale dei commissari straordinari del gruppo Mercatone Uno

Shernon Holding, intervengono i commissari straordinari. All”indomani della dichiarazione di fallimento della società che aveva acquisito meno di un anno fa i 55 punti vendita della Mercatone Uno, i commissari hanno emesso una nota per chiarire alcuni punti della vicenda riguardante la società (1.800 dipendenti in tutta Italia, tra cui poco meno di cento impiegati nel centro direzionale di Imola) e le circostanze che hanno portato alla dichiarazione di fallimento e della chiusura dei punti vendita del marchio.

Di seguito la nota integrale:«I Commissari Straordinari delle società del gruppo Mercatone Uno in amministrazione straordinaria, preso atto del provvedimento del Tribunale di Milano che ha disposto il fallimento di Shernon Holding, acquirente di 55 punti di vendita a marchio Mercatone Uno, stanno valutando, congiuntamente agli altri organi delle procedure coinvolte, le migliori soluzioni possibili per la salvaguardia occupazionale ed il ricorso agli ammortizzatori sociali previsti dalla vigente normativa in materia.

Nonostante le oltre 50 manifestazioni di interesse ricevute nel 2015, in apertura di Procedura, l’unico soggetto che ha proposto la continuità aziendale del core business di Mercatone Uno, a seguito di tre esperimenti di gara pubblica, è risultato Shernon Holding. La cessione dei punti di vendita a Shernon è stata quindi completata ad agosto 2018 dopo un lungo periodo di gestione commissariale in un contesto di mercato non favorevole ma che ha consentito, comunque, il sostanziale mantenimento della market share.

Contestualmente al processo di cessione dei complessi aziendali, i Commissari hanno avviato azioni legali nei confronti dei soggetti responsabili del dissesto, finalizzate anche al recupero di importanti attivi immobiliari, per un importo superiore a euro 350 milioni. Inoltre, a seguito della cessione dei rami d’azienda relativi ai punti di vendita, che hanno già generato un incasso di circa Euro 35 milioni, i Commissari hanno anche avviato il processo – tutt’ora in corso – di dismissione dei beni immobili delle società del gruppo, che ad oggi ammontano ad un valore complessivo di circa Euro 100 milioni, come da perizie depositate presso il MISE.

La gestione aziendale dei Commissari si è conclusa con un indebitamento prededucibile, accertato dal Tribunale di Bologna di circa euro 80 milioni. I Commissari evidenziano in ogni caso che, nonostante il fallimento di Shernon Holding, la consistenza patrimoniale del gruppo Mercatone Uno non è stata pregiudicata. (r.cr.)

Fallimento Shernon Holding, il comunicato integrale dei commissari straordinari del gruppo Mercatone Uno
Economia 6 Maggio 2019

Mercatone Uno, il 18 aprile hanno fatto sciopero anche molti impiegati del centro direzionale di Imola

«Tu pensi che il peggio sia passato, invece è andato a chiamare rinforzi». E’ l’amaro commento postato nei giorni scorsi sulla pagina Facebook dei lavoratori del gruppo Mercatone Uno, alla notizia della richiesta di concordato da parte di Shernon Holding, una delle due società che lo scorso agosto aveva acquisito la maggior parte dei punti vendita (55 su 68) allo scopo di rilanciarli. E invece, dopo appena otto mesi di gestione, a inizio aprile la società si è rivolta al tribunale di Milano per far fronte ancora alla crisi. L’11 aprile il tribunale ha concesso a Shernon Holding il concordato con riserva. La società ha ora tempo fino al 10 giugno per presentare una proposta definitiva e credibile di concordato preventivo o una domanda di omologa di accordi di ristrutturazione dei debiti.

Nel caso in cui il tribunale di Milano non dovesse approvare la richiesta di concordato, lavoratori e punti vendita tornerebbero di nuovo in capo all’amministrazione straordinaria subentrata alla famiglia Cenni nell’aprile 2015 con decreto del ministero dello Sviluppo economico, procedura concessa alle grandi imprese in stato di insolvenza. All’epoca si parlava di debiti per quasi mezzo miliardo di euro, a fronte però di un attivo valutato in 320 milioni. L’amministrazione straordinaria, vista l’impossibilità di recuperare in tempi brevi l’equilibrio finanziario e patrimoniale del complesso, ha poi optato per la cessione dell’attività aziendale, avvenuta lo scorso agosto dopo una serie di tentativi non andati a buon fine.

Circa la metà dei 95 impiegati del centro direzionale di via Molino Rosso, anche loro confluiti nella holding milanese (al contrario del punto vendita di Toscanella ancor oggi di proprietà della famiglia Cenni e non coinvolto in tutta questa vicenda), lo scorso 18 aprile per la prima volta nella storia quarantennale dell’azienda hanno scelto di aderire allo sciopero nazionale per esprimere la loro preoccupazione. Un passo che i sindacati non esitano a definire «un grande successo», a conferma che anche tra i dipendenti della torre la misura ormai è colma. Alcuni di loro sono scesi in strada con cartelli e bandiere assieme ai rappresentanti dei sindacati territoriali. Altri si sono uniti ai colleghi di tutta Italia che lo stesso giorno sono andati a manifestare a Roma, davanti alla sede del ministero dello Sviluppo economico, in occasione dell’incontro tra le tante parti coinvolte nella vicenda: i commissari straordinari incaricati dal ministero, i sindacati nazionali, le parti politiche, i rappresentanti delle società Shernon Holding e Cosmo che hanno acquisito l’ex Mercatone Uno.

Nell’occhio del ciclone, infatti, sono finiti non solo la «nuova» gestione Shernon, ma anche i commissari, che avrebbero accumulato in tre anni ulteriori perdite, e il ministero stesso, che, attraverso il comitato di sorveglianza appositamente nominato avrebbe dovuto vigilare sulla procedura. «Per i lavoratori – commentano Silvia Balestri (Fisascat-Cisl Area metropolitana bolognese), Liviana Giannotti (Filcams-Cgil Imola) e Paola Saja (Uiltucs) – la notizia dell’istanza di concordato preventivo inoltrata dall’azienda al tribunale di Milano è stata una doccia fredda. I lavoratori sono duramente provati da anni di ammortizzatori sociali, da una considerevole riduzione del personale (circa 1.800 dipendenti oggi all’attivo in Shernon Holding, Ndr), dai ritardi nel pagamento degli stipendi, come avvenuto a febbraio, e non possono più tollerare questa precarietà occupazionale perenne».

La situazione pare essere precipitata a fine ottobre, quando i fornitori hanno cominciato ad annullare le consegne ai punti vendita, a fronte dei mancati pagamenti da parte di Shernon Holding. E i negozi a poco a poco si sono svuotati. «Una vera batosta per il sistema economico che ruota attorno al gruppo Mercatone Uno, in particolare per dipendenti e fornitori, tra i quali figurano molte imprese venete» ha fatto sapere in un comunicato Confimi Industria Veneto, il cui presidente, William Beozzo, produce scaffalature metalliche a Tezze sul Brenta (Vicenza): «I fornitori si trovano a subire la riduzione dei loro crediti di fornitura nell’insolvenza originaria, che sarebbe stata limitata se si fosse proceduto con la vendita immediata dei negozi come si evince dalla prima relazione dei commissari. Dovranno pagare inoltre la falcidia dei loro crediti per le forniture fatte durante la gestione commissariale, che tra aprile 2015 e agosto 2018 ha generato una perdita di 265 milioni di euro e un’ulteriore riduzione sui crediti di fornitura per le consegne fatte a Shernon nel periodo tra agosto 2018 e aprile 2019, in seguito alla procedura concordataria presentata da questa». (lo.mi.)

L”articolo completo è su «sabato sera» del 2 maggio

Nella foto: lavoratori “Mercatone Uno – Shernon Holding” in sciopero davanti al centro direzionale di via Molino Rosso lo scorso 18 aprile (Isolapress) 

Mercatone Uno, il 18 aprile hanno fatto sciopero anche molti impiegati del centro direzionale di Imola
Cronaca 22 Febbraio 2019

Caso Ortignola, il 23 febbraio volantinaggio dei lavoratori davanti al Comune di Imola e alla piscina

Da mesi attendono una soluzione gli oltre cento collaboratori della piscina dell”Ortignola che domani mattina, sabato 23 febbraio, organizzano un volantinaggio davanti al municipio e allo stesso impianto sportivo per informare i cittadini e sollecitare risposte da Sport Up e dall”Amministrazione comunale. Lo fa sapere in una nota la Cgil di Imola, che affianca i lavoratori in questa iniziativa e nella vertenza in atto.

Come si ricorderà, ormai due mesi fa ai collaboratori è stato comunicato che non avrebbero ricevuto il compenso di novembre. «Lo scorso 14 dicembre – fa sapere la Cgil nella nota – la presidente di Sport Up, Paola Lanzon, ha informato le lavoratrici e i lavoratori dello stato di crisi in cui verte la società, per varie ragioni non riconducibili esclusivamente alla gestione, e chiesto loro uno sforzo che prevede una decurtazione del proprio compenso. Dopo quella riunione alcuni lavoratori hanno iniziato ad organizzarsi, anche coinvolgendo la Cgil, per comprendere meglio quali sarebbero state le prospettive lavorative e per chiedere una maggior trasparenza nella gestione di questa situazione«.

«Purtroppo – prosegue la Cgil – nessun dato ufficiale rispetto al disavanzo effettivo è mai stato fornito né al sindacato né ai lavoratori, i quali da sempre hanno chiesto di essere messi a conoscenza del piano di rientro evocato dalla società Sport Up, a fronte del quale vengono chiesti i sacrifici anche economici ai lavoratori. Inoltre, le richieste di un maggior coinvolgimento per distribuire in modo equo e con criteri condivisi i sacrifici non sono mai state prese in considerazione dalla direzione. La situazione ha creato forti tensioni ai lavoratori soprattutto quelli che da subito si sono attivati per fare proposte alla società e approfondire i problemi spesso appresi da video sui social o da articoli di giornale». 

«Di tutta questa situazione – dice ancora la nota – i lavoratori hanno da subito messo a conoscenza l”Amministrazione comunale e la Uisp, sia il Comitato territoriale di Imola che i livelli regionale e nazionale, tramite una serie di lettere che non hanno mai ricevuto una risposta, così come la richiesta di effettuare il collaudo tecnico amministrativo, che sarebbe obbligatorio entro sei mesi dall’avvio dell’attività, ma dopo quattro anni non è stato ancora eseguito».

Ecco dunque i motivi che hanno spinto il sindacato e i lavoratori a organizzare per la mattinata del 23 febbraio il volantinaggio. Intanto, i collaboratori esprimono tutta la loro amarezza per la vicenda. Dice Chiara Dall”Osso, da 11 anni istruttrice Uisp e Fin di secondo livello, provvista della qualifica di assistente bagnante Fin: «Ho sempre creduto nell”associazione Uisp, in cui sono cresciuta sportivamente fin da bambina e nella quale ho deciso di intraprendere quella che oggi credevo fosse la mia professione. Per questi motivi avrei voluto dare un contributo affinché la crisi in cui versa la società potesse essere positivamente risolta. Purtroppo in questi mesi ho appreso con rammarico che non c”è la disponibilità a condividere con chiarezza e trasparenza un percorso di risanamento con il personale». 

A Dall”Osso fa eco Paolo Cerioli, anche lui istruttore di nuoto Uisp da più di 10 anni: «La situazione odierna mi ha colpito per la mancanza di rispetto nei confronti dei lavoratori, a partire dal fatto che quando vi è stata l”attribuzione delle ore del secondo trimestre molti lavoratori non sono stati neppure avvisati della mancata riassegnazione delle proprie ore. Solo dopo che alcuni istruttori hanno segnalato la cosa, un responsabile ha comunicato su whatsapp che coloro i quali non avevano ricevuto la mail, non avrebbero avuto più i corsi. Inoltre i tre soggetti coinvolti (Sport Up, Deai e Uisp Imola-Faenza) non hanno mai risposto alle lettere loro inviate da alcuni collaboratori, dimostrando di non aver interesse per le persone. In questi anni mi sono impegnato anche in altre associazioni sportive, dove non ho mai riscontrato un simile atteggiamento».

«Sono 18 anni che lavoro in Uisp come istruttrice – aggiunge Cinzia Ferrigo – ho sempre creduto nei valori dell”associazione partecipando attivamente alle varie attività che venivano proposte. Non mi sarei mai immaginata che si creasse una situazione del genere. La direttrice, dopo il primo incontro tenutosi il 14 dicembre aveva promesso di  rincontrarci per aggiornarci costantemente sulla situazione, che avrebbe esaminato anche con alcuni consulenti esterni del settore con cui doveva redigere un business plan. Ad oggi rileviamo con rammarico che non si è più fatta sentire». 

Infine Giorgia Tampieri: «L”impianto Ortignola nasce come servizio alla comunità, l”attuale dirigenza non si è dimostra all”altezza soprattutto dal punto di vista umano. Da professionista che ha contribuito in questi anni ed ha a cuore la qualità del servizio mi indigna l”indifferenza dei componenti delle società coinvolte e del Comune di Imola nei confronti di una situazione che chiede ai collaboratori di pagare incompetenze e negligenze di chi questa situazione l”ha creata. Si chiede responsabilità e buon senso al più presto dal momento che ci sono famiglie che fanno fatica ad arrivare alla fine del mese». 

Caso Ortignola, il 23 febbraio volantinaggio dei lavoratori davanti al Comune di Imola e alla piscina

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