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Cronaca 18 Luglio 2020

Kwabena Agyemang rischia il rimpatrio, l’Università si mobilità

Da quattro anni Kwabena Agyemang si prende cura delle capre del Campus di veterinaria. Sempre puntuale, mai un giorno di malattia. Ma ora il suo lavoro rischia una brusca interruzione, con probabile rientro in Ghana. Per lui si è mobilitata l’intera facoltà, che spera di trattenerlo. «Kwabena è in un limbo» attacca Arcangelo Gentile, il prof. che ha seguito l’inserimento del giovane e ne va orgoglioso. Ma prima di arrivare a Ozzano, il ventottenne ghanese ha attraversato il deserto del Sahara, il carcere e le torture in Libia, il Mediterraneo sui barconi, riassumendo per sommi capi un calvario durato quattro anni, dal 2012 al 2016.

Fino a poco fa Kwabena godeva della protezione umanitaria, ma una sentenza di secondo grado ha cambiato le cose e ora rischia anche di essere rimpatriato. «Non c’entra il decreto Salvini – ci tiene a chiarire il prof. Gentile –. Kwabena aveva già superata la fase iniziale del richiedente asilo. Ora ha una casa, un lavoro con regolare contratto di operaio agricolo part-time, parla bene l’italiano. È perfetta- mente integrato. Ma è in una situazione intermedia. Non un richiedente asilo, né
un bracciante col permesso scaduto al 31 ottobre, quelli graziabili col “decreto Bel- lanova”, né tantomeno un lavoratore irregolare». (ti.fu.)

L’articolo completo su «sabato sera» del 16 luglio.

Nella foto: Kwabena Agyemang con il professor Arcangelo Gentile

Kwabena Agyemang rischia il rimpatrio, l’Università si mobilità
Cronaca 19 Gennaio 2019

Il suo cane morde una donna, lei è costretta a frequentare un corso di rieducazione insieme all'animale

Nel circondario imolese si contano circa 48 mila cani regolarmente iscritti ai registri dell’anagrafe canina (e quindi dotati di chip). Ma forse non tutti i padroni di amici a quattro zampe sanno che, potenzialmente, ogni cane può diventare un «morsicatore», cioè indipendentemente dalla razza può manifestare aggressività contro un altro cane oppure una persona. Sempre stando alle statistiche del servizio veterinario dell’Ausl di Imola, si contano in media fra le 80 e le 100 morsicature all’anno. Episodi che, il più delle volte, non balzano agli onori della cronaca perché, per fortuna, non causano particolari danni.

«Questi sono i numeri degli episodi che transitano attraverso i canali ufficiali, come il pronto soccorso o gli studi veterinari in caso di morsi fra cani, e che poi giungono a noi per l’iter di prassi – precisa il veterinario Geremia Dosa dell’Ausl -. Quando avvengono in famiglia oppure non provocano particolari conseguenze, non vengono nemmeno segnalati». Altre volte, invece, occorre procedere secondo un iter che prevede differenti passaggi ed è regolato, oltre che dalla legge nazionale, da norme regionali specifiche dell’Emilia Romagna.

Lo scorso 12 novembre, ad esempio, un pitbull femmina di un anno, di proprietà di una donna di Castel San Pietro, ha morsicato una donna imolese. «Si è trattato di un caso grave di aggressività – commenta il veterinario -. Al seguito della valutazione comportamentale da noi effettuata alla padrona del cane è stato disposto l’obbligo di non lasciare l’animale incustodito alla presenza di estranei. Insieme al cane morsicatore, poi, dovrà frequentare un corso di rieducazione prima di poter richiedere una nuova visita di valutazione dell’aggressività dell’animale». E le disposizioni sono state pubblicate anche sull’albo pretorio del Comune di Castello.

In Emilia Romagna, infatti, il servizio veterinario viene coinvolto per ogni segnalazione di morsicatura ed effettua tre verifiche: l’identificazione dell’animale e la verifica della sua regolare iscrizione all’anagrafe canina, il controllo sanitario contro il virus della rabbia (malattia non presente in Italia ma non del tutto sconfitta nell’Europa dell’est) e una valutazione comportamentale dell’aggressività del cane. «Si tratta di una visita utile per determinare se l’episodio di morsicatura rappresenta una risposta motivata e razionale del cane allo stimolo ricevuto, oppure se l’animale ha reagito con eccessiva aggressività – spiega Dosa -. Il cane non è un animale aggressivo di per sé, l’episodio di aggressività, ad esempio, potrebbe essere una conseguenza del fatto che il morsicato non ha rispettato il “galateo comportamentale” nei confronti degli animali (cioè non avvicinarsi ad un cane che non si conosce, chiedere il permesso al padrone – che per il cane è il capobranco -, porgere la mano e farsi annusare prima di accarezzarlo) oppure se si è trattato al contrario di un caso di aggressività eccessiva o fuori controllo. In questa seconda eventualità si procede intimando alcuni obblighi di sicurezza da osservare come indossare la museruola e la pettorina contenitiva al posto del semplice guinzaglio».

Se l’animale tende a scappare i veterinari dell’Ausl possono richiedere la predispo-sizione di un particolare recinto. «Nei casi di aggressività più grave possiamo anche disporre la partecipazione ad un corso di socializzazione con un addestra-tore iscritto all’albo regionale, durante il quale l’animale dovrà imparare ad approcciarsi correttamente con gli altri cani e gli esseri umani, mentre il pa-drone dovrà imparare a gestire l’animale». (mi.mo.)

L”articolo completo è su «sabato sera» del 17 gennaio

Nella foto il veterinario dell”Ausl Geremia Dosa

Il suo cane morde una donna, lei è costretta a frequentare un corso di rieducazione insieme all'animale

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