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Cronaca 30 Marzo 2020

Medicina «zona rossa» contro il virus – La spesa, parte seconda

Lunedì 30 marzo, Medicina «zona rossa». Il sindaco ha concesso la riapertura delle edicole. Mio padre si è catapultato e ha comprato dieci giorni di arretrati di Repubblica. Oggi sono tornato a fare la spesa, l’ultima volta si poteva entrare in 25 alla volta, oggi in 15, c’era un po’ di fila. Una volta dentro, dall’altoparlante una voce molto dolce ha cominciato a ripetere: fate presto, non riempite le buste alla cassa, fatelo fuori dal supermercato. Fate presto, non riempite le buste alla cassa, fatelo fuori dal supermercato. Appena sostavo qualche secondo di troppo davanti a un prodotto venivo ammonito con lo sguardo. Fate presto, non riempite le buste alla cassa, fatelo fuori dal supermercato. Al terzo passaggio nello stesso corridoio un addetto mi ha fulminato. «Bisogna cercare di velocizzare», ha detto. Io l’ho guardato, ero un po’ smarrito: «cerco la farina numero 2». Lui ha sorriso. «Ti comprendo amico», ha detto, «chi cazzo la compra la farina 2?»

Fate presto, non riempite le buste alla cassa, fatelo fuori dal supermercato. Ho buttato l’occhio all’esterno, c’era una fila lunghissima, mi sono salite ansia e senso di colpa. Ho cominciato a frullare come una trottola: pasta, carne, birre, verdure, biscotti. Avanti e indietro. Ad un certo punto mi sono anche tolto la mascherina, come Pantani si toglieva il cappellino prima di scattare in salita. Ma la sudorazione saliva, e non era per la fatica, era perché non avevo ancora affrontato il mio grande avversario: lo scaffale dei prodotti per la casa. Mezz’ora più tardi lo stesso inserviente mi ha scovato fermo immobile davanti a un plotone di candeggine/sgrassatori/ammorbidenti e ammennicoli vari. «Problemi?». Io ero nella stessa posizione del Cristo che domina Rio de Janeiro, con in mano un foglio lungo quanto un rotolo di carta igienica. «Cif, ciof, amuchina, sciantecler, candeggi, sgrassa pure, superfici, bagni, sterilizza, uccide…» Poi non ricordo più nulla.

Mi sono ritrovato fuori dal supermercato, steso per terra, a prendere aria. L’inserviente aveva legato una bistecca surgelata a un manico di scopa e con quella mi colpiva sul volto, per risvegliarmi tenendosi a distanza di sicurezza. «Che è successo?» ho domandato. «È andato in tilt», ha risposto l’infermiere, «ha cominciato a rimbalzare avanti e indietro tra scansie, sembrava un robot aspirapolvere incastrato sotto a un tavolo». «E dopo?» «Le abbiamo preso il telefono e chiamato casa. Sua moglie voleva il Cif sgrassatore, era molto semplice. Ad ogni modo abbiamo completato la spesa, è già nel baule della sua automobile». «Grazie gentilissimi, allora rientro a casa». «Ci sarebbe da pagare». «Ah sì. Quanto?». «Sono solo 930 euro». (Corrado Peli)

Nella foto: un cartello appeso fuori da un negozio a Medicina

Medicina «zona rossa» contro il virus – La spesa, parte seconda
Cronaca 29 Marzo 2020

Medicina «zona rossa» contro il virus – L’ho ritrovata

Domenica 29 marzo, Medicina «zona rossa». Capitano cose che non dovrebbero accadere. Come ho già detto, finita la fase di tempesta, è cominciata la routine, fatta anche di pause e momenti vuoti. In questi momenti le chat diventano mine vaganti, pericolose terre di nessuno dove viaggiano pensieri e riflessioni che non dovrebbero mai liberarsi. Capita che le mogli si parlino, intendo che si parlino senza avere come tema unico i figli… quindi cazzeggiano, e questa è una cosa che non dovrebbe essere permessa, al pari degli assembramenti.

Cazzeggio + impossibilità di uscire (- Ikea) + marito in casa = la fine. Mia moglie riceve una fotografia, c’è il marito di un’amica steso per terra, in posizione contorta, la testa infilata sotto al lavello, fa male solo a guardarlo. Sta smontando il filtro di un qualche elettrodomestico. A seguire arriva l’immagine della scrivania di quel marito: è la goccia che fa traboccare il vaso. Mia moglie, senza battere ciglio, mette quelle immagini sotto al mio naso e non aggiunge altro. Ora, non mi sono chinato sotto alcun lavello perché Francesca preferisce avermi integro, e di questi tempi è meglio non occupare letti di ospedale per infortuni domestici. Oltretutto le possibilità che io ripari un elettrodomestico tendono a zero. 

Però ho dovuto ripulire la scrivania. Ho recuperato sei tazzine del caffè e, incomprensibile, nove cucchiaini. Biro, forbici, fogli di ogni tipo, anche accartocciati, brogliacci, il pupazzo di Kung-fu Panda, marche da bollo, una macchina fotografica, un invito al Cotton Club con data imprecisata (regalo della Linda Pirazzini e ricordo di gran serate e Luca Carboni), due stick di burro cacao, sassi, rotoli di scotch. Poi chiavi, tante chiavi che aprono porte o lucchetti indefiniti. Caricabatterie, anche di modelli Nokia che trovi sui banchetti dei mercatini dell’antiquariato.  Ad un certo punto i miei occhi vengono rapiti da una cosa strana, piccola, tutta raggrinzita. A vederla fa paura. La tocco con un dito, piano. Rotola, è leggera. Annuso il dito, non puzza. La prendo in mano. Eccola, l’ho finalmente ritrovata, è quella giuggiola che avevo smarrito un anno fa. Mi guardo attorno, mia moglie non c’è, la prendo in mano e la posiziono di fianco alle casse del computer, ho deciso che resterà a farmi compagnia, ho bisogno di certezze. (Corrado Peli)

Medicina «zona rossa» contro il virus – L’ho ritrovata
Cronaca 28 Marzo 2020

Medicina «zona rossa» contro il virus – L’uomo che non stava in casa

Sabato 28 marzo, Medicina «zona rossa». Tutto questo finirà e, negli anni a venire, si racconteranno ai nipoti storie più o meno romanzate per ricordare questi giorni incredibili. Si parlerà di cani portati a spasso per ore e ore. Di sacchetti del pattume gettati, ripresi, rigettati. Tutto pur di stare qualche minuto in più all’aria aperta, in barba ai divieti. Voi vi limiterete a questi banali racconti, triti e ritriti, io no, io potrò dire di aver conosciuto «L’uomo che non stava in casa».

Conosco «L’uomo che non stava in casa» da un paio d’anni, non vi dirò perché e per come, ma soltanto che in questi due anni l’avrò incontrato, in giro per Medicina, sì e no un paio di volte. Da quando è scoppiata la pandemia «L’uomo che non stava in casa» è ovunque. Mi affaccio alla finestra per una boccata d’aria? «L’uomo che non stava in casa» è in fila da Buffetti per comprare i toner. Vado in pescheria? «L’uomo che non stava in casa» è lì, che tocca i branzini per sentirne la freschezza. Dal fornaio? Lui sta ordinando un toscano. In farmacia? Lui ha il numero davanti al tuo. «L’uomo che non stava in casa» è ovunque, a qualsiasi ora del giorno e della notte. Alcuni dicono che dorma all’addiaccio, ogni notte in un posto diverso, ma sempre con soltanto le stelle sulla sua testa. Perché «L’uomo che non stava in casa», in casa non ci sta.

Vi racconto un aneddoto. L’altra sera, in una delle decine di chat che frequento, mi scappa detto che volevo cucinare il polpo al vino rosso, ma non avevo l’alloro. «L’uomo che non stava in casa», che frequenta quella chat, dice che me lo porta subito, arriva in bicicletta. «No», dico io, «non importa, uso il rosmarino». «Con il rosmarino fa schifo, arrivo subito!» «No, noooo», insisto, per fortuna anche gli altri partecipanti alla chat lo convincono a desistere. «Scusa», gli domando, «ma se ti ferma la polizia cosa racconti? Che stai portando tre foglie di alloro a un amico che deve cucinare un polpo?». Lui non ha risposto, perché «L’uomo che non stava in casa» non ha bisogno di rispondere, agisce e basta. Ieri pomeriggio un elicottero della polizia ha volato basso su tutto il centro storico. «Lo stanno cercando», ho pensato, «questa volta lo beccano». Invece no, due ore dopo «L’uomo che non stava in casa» era in fila dal fruttivendolo. (Corrado Peli)

Foto scattata da «L’uomo che non stava in casa»

Medicina «zona rossa» contro il virus – L’uomo che non stava in casa
Cronaca 28 Marzo 2020

Coronavirus, il prezioso lavoro dei vigili del fuoco volontari di Medicina: «Morale alto al servizio della città»

«Forza Medicina andrà tutto bene». È questa la frase scelta dai vigili del fuoco volontari del distaccamento di via Morara per infondere coraggio a tutti i concittadini. Il cartellone, che ha già fatto il giro dei social, ora è appeso «nel piazzale della caserma sotto al pennone del tricolore che abbiamo issato così che tutti possano sentirsi meno soli», spiega il capo distaccamento, Giulio Pancaldi, raggiunto al telefono.

Dalle sue parole si intuisce che, nonostante l’emergenza, «il morale della squadra è alto – prosegue -. Il nostro obiettivo è dare il miglior servizio possibile ai cittadini e, personalmente, devo evitare anche il contagio tra i miei ragazzi». A Medicina tutto è cambiato dal 16 marzo, giorno in cui il capoluogo e la frazione di Ganzanigo sono diventate «zona rossa» per il focolaio da Covid-19. «Da quella mattina non possiamo uscire dall’area, a differenza di altri corpi che invece possono muoversi libe- ramente – illustra Pancaldi -. Per questo motivo la squadra è formata solo da chi vive all’interno dei confini ed è scesa da 35 a una decina di unità».

I pompieri di Medicina sono gli unici caschi rossi che possono intervenire all’interno della «zona rossa». «Dal Comando provinciale ci hanno fatto capire che se riusciamo dobbiamo cavarcela da soli, ma il loro supporto è fondamentale. Vengono infatti fino al check point sulla San Vitale per consegnarci il materiale nuovo e ritirare quello uti- lizzato che noi, comunque, abbiamo già bonificato – dice Pancaldi -. Alla fine di ogni intervento igienizziamo le tute vaporizzando un disin- fettante a base di ipoclorito di sodio, poi ci passiamo sopra l’acqua delle manichette. Usiamo anche mascherine, tute di vari tipi in base al genere di intervento, autorespiratori, maschere con i filtri e occhiali. In più, ci spostiamo sempre su due automezzi in modo da non stare troppo vicini nelle cabine». (da.be.)

L’articolo completo su «sabato sera» del 26 marzo.

Nella foto: ii vigili del fuoco con lo striscione 

Coronavirus, il prezioso lavoro dei vigili del fuoco volontari di Medicina: «Morale alto al servizio della città»
Cronaca 27 Marzo 2020

Medicina «zona rossa» contro il virus – Il dopo

Venerdì 27 marzo, Medicina «zona rossa»Quando usciremo da qui avrò impegni fino a settembre 2021. Grigliate, cene, aperitivi, partite di calcetto e uscite revival, non avrò un minuto libero. Ho voglia di abbracciare gli amici. È un gesto che mi piace l’abbraccio, e mi manca un sacco. Mia moglie non mi abbraccia, se non quando cambio il pigiama, ogni tre giorni, o giù di lì. Ma io voglio abbracciare i miei amici, con quegli abbracci vigorosi conditi da pugni nella schiena che fanno tremare lo sterno. Ho proprio voglia di gente addosso. Spero non venga annullato il concerto dei Pearl Jam, perché sento il bisogno di cantare assieme ad altre settanta, ottantamila persone.

Ogni tanto penso alla prima cosa che farò una volta uscito da qui. Due passi li ho fatti anche oggi, per la verità, a piedi fino alla farmacia, così come ogni tanto vado a fare la spesa, ma sono sprazzi di luce che non fanno sole. Il giorno in cui aprirò la porta di casa sarà come quando Jim Carrey esce dal Truman show. Mi guarderò attorno, smarrito, poi comincerò a correre. Metterò i piedi sotto tutti i portici di questa città, da piazza Garibaldi a piazza Andrea Costa. Mi godrò la mia Medicina, che è bellissima. Poi farò di corsa via San Carlo, all’altezza dell’incrocio con via Piave girerò a destra fino al cancello verde della casa dei miei genitori. Da lì, a un tiro di schioppo, raggiungerò casa Bonetti. Poi tornerò indietro e percorrerò a perdifiato quel rettilineo che porta alla chiesetta della Madonna del Piano, mi fermerò sul ponte che attraversa il Canale emiliano, e mi sembrerà più bello del Po. Arriverò da Carmine, che mi starà aspettando, poi andrò a salutare William, Zico, Cera, Panta, quindi da Triko a Bologna e da Jack a Solarolo.

Andrò fino al campo sportivo, dove magari ci sarà mio figlio che gioca, e con lui quella manica di svitati che sono i genitori dei suoi compagni. «Mauro mi faresti dieci spritz? Mio figlio ha segnato un gol». E tutto questo sempre di corsa, come Forrest Gump. E infine, se avrò le forze, andrò dritto fino al mare. Morirò di fatica, forse, ma non di questo virus.(Corrado Peli)

Nella foto: Corrado Peli si tieni in allenamento saltando la corda in casa

Medicina «zona rossa» contro il virus – Il dopo
Cronaca 26 Marzo 2020

Medicina «zona rossa» contro il virus – Al centro dell’uragano, la fase di rigetto

Giovedì 26 marzo, Medicina «zona rossa»Qualche giorno fa il nostro sindaco è stato ospite di Fabio Fazio. Prima di lui c’era Roberto Saviano. Saviano se ne intende di vita da recluso e ha detto una cosa giusta: piano piano ci si abitua. Ci si abitua ai rumori della casa, gli oggetti e i mobili prendono un’altra dimensione, diventano i tuoi amici. Ha perfettamente ragione, l’altro giorno mia figlia parlava con un pensile, pensava fosse la professoressa di francese.

Ci si abitua proprio, ha ragione, sta diventando tutto così normale, una routine quotidiana che pesa sempre meno. I primi giorni vivevo in una sorta di divertimento misto ad angoscia, adesso, invece, mi sto assuefacendo a questa realtà. Oggi, ad esempio, sono felice perché domani è venerdì e il fine settimana si avvicina. Il fine settimana? E che faccio di bello? Lo passo in terrazza o in taverna? Allora lunedì mi sveglierò con la luna storta perché è lunedì?

Le notizie che contano, quelle dei contagi e dei decessi, ci fanno intravedere la luce, almeno nel nostro comune. Negli ultimi giorni ho fatto i tortelloni, rinvasato le piante grasse, potato il bonsai e sistemata una presa della corrente. Io, che non so nemmeno da quale lato si impugna un martello. Se questa condizione persiste ancora a lungo non so cosa potrò arrivare a fare, magari anche attaccare una mensola… no meglio di no, che poi mia figlia ci attacca bottone. (Corrado Peli)

Nelle foto: Corrado Peli impegnato nel bricolage 

Medicina «zona rossa» contro il virus – Al centro dell’uragano, la fase di rigetto
Cronaca 25 Marzo 2020

Medicina «zona rossa» contro il virus – Economia sommersa e contrabbando

Mercoledì 25 marzo, Medicina «zona rossa». Tu proibisci qualcosa e l’uomo trova modo di procurarselo. Chiudono le scuole. Le maestre mandano agli alunni compiti e schede da stampare. La piccola stampante domestica beve inchiostro come la vecchia Cinquecento del nonno. Inchiostro e carta finiscono, ma tutti i negozi (tranne gli alimentari) sono chiusi. Hai un amico che vende cartoleria, fiuti il business del contrabbando, come ai tempi del proibizionismo. Ma lo fiuta anche il sindaco, che concede qualche apertura straordinaria alle cartolerie, così da garantire l’attività didattica. Il tuo business illecito termina ancor prima di cominciare.

È una breve parabola che sintetizza la situazione all’interno della zona rossa. Adesso ne sto pensando un’altra, tutti sono presi da un’irrefrenabile voglia di giardinaggio e bricolage, ho percepito in rete una certa necessità di vernice, copale, terriccio, concime… il problema è che non conosco nessuno che abbia un ferramenta. Io, ad esempio, mi sono dedicato al giardinaggio. Sabato scorso ho travasato sette piantine grasse dai piccoli vasetti in cui si trovavano in vasi più grandi che, fortuna mia, avevo a disposizione. Domenica le ho riportate nei vasi piccoli. Lunedì le ho ritravasate in quelli grandi, martedì di nuovo nei piccoli, oggi ancora nei grandi. D’altronde ho soltanto queste piante e ho soltanto quei vasi a disposizione. Che devo fare? (Corrado Peli)

Nelle foto: Corrado Peli sul terrazzo di casa

Medicina «zona rossa» contro il virus – Economia sommersa e contrabbando
Cronaca 24 Marzo 2020

Medicina «zona rossa» contro il virus – Le procedure di rientro

Martedì 24 marzo, Medicina «zona rossa»1983, i miei genitori mi portano al cinema a vedere Silkwood, con Meryl Streep. Silkwood vincerà diversi premi Oscar. Io ho il ricordo di una palla mostruosa. Ad ogni modo ho un altro ricordo terribile di quel film, le docce gelate (con passate di brusca sulla pelle) alle quali venivano costrette le lavoratrici della centrale nucleare ritenute a rischio contaminazione.

Ecco, il mio rientro dalla spesa è molto simile e segue un rigido protocollo:
1 – Mi devo bloccare sulla soglia d’ingresso e togliermi le scarpe. Le scarpe vengono poi inondate da uno spray di dubbia provenienza e, volando, collocate fuori dalla finestra.
2 – Scalzo, vengo accompagnato nel primo bagno e lì devo spogliarmi. È una sofferenza immane, è un bagno minuscolo con lavatrice e asciugatrice, ora colpisco con il gomito il termosifone, ora il ginocchio contro lo spigolo del lavandino. Ne esco tumefatto.
3 – I miei abiti vengono accartocciati e spruzzati con un’altra sostanza di dubbia provenienza. Senza che io me ne accorga spariscono. C’erano anche i miei jeans preferiti, li rivedrò?
4 – Il tratto di corridoio tra l’ingresso e il bagno si dissolve in una nuvola biancastra che ha lo stesso odore che si spande nel golfo del Niger. Chimica a go-go.
5 – Vengo costretto a una doccia di amuchina e dopo, molto dopo, posso tornare alle mie cose.

Altra considerazione riguardo le uscite/entrate. Siete mai stati ad Amsterdam? In Olanda le tasse sulla casa si pagavano in proporzione ai metri di affaccio dell’abitazione sulla strada, per tale motivo le case sono molto strette e si sviluppano in profondità e in altezza. Ecco, la mia casa è simile, molto stretta ma lunga e alta 4 piani (scale, scale e ancora scale). Questa mattina mia moglie era in mansarda, io volevo approfittarne per mettere fuori il becco e vedere se c’era la macchina di Roberto, l’uomo della pescheria. Voi non ci crederete ma, al primo impercettibile cigolio della porta, un urlo immane ha scosso le pareti: «Dove stai andandooooooo?» Ho richiuso la porta e girato la chiave. (Corrado Peli)

Nelle foto: mascherina, guanti e kit di igienizzanti

Medicina «zona rossa» contro il virus – Le procedure di rientro
Cronaca 23 Marzo 2020

Medicina «zona rossa» contro il virus – Si torna a fare il giornalista

Lunedì’ 23 marzo, Medicina «zona rossa».  In questi giorni è un po’ come tornare alla vecchia professione di giornalista. Riunione di redazione con il team dell’agenzia e poi si corre e si rincorre. Escono decreti, ordinanze, aggiornamenti. Ho intervistato e sono stato intervistato. Per una volta, finalmente, mi è tornato utile il tesserino da giornalista, con il quale posso girare liberamente nella zona rossa. Avrei fatto a meno volentieri di questo privilegio. In verità, poi, non vado da nessuna parte.

Ai varchi, o checkpoint, o chiamateli come volete, ci sono scambi di materiali di sopravvivenza come nel film «Il ponte delle spie», sotto l’occhio vigile delle forze dell’ordine. Parenti o amici liberi lasciano ai militari pacchi o sacchetti e i reclusi della zona rossa li vanno a recuperare. Io ho pensato di scambiare mia moglie con i chitarristi e il bassista della mia band, ma siccome sono ormai quindici anni che non suono, non hanno autorizzato lo scambio. Però ci sono stato veramente al check point, quello sulla San Vitale, a recuperare alcune copie del Sabato Sera. Da un lato della barricata c’era Lara Alpi, dalla redazione di Imola, dall’altro c’eravamo io e Cristian Mezzetti, l’autore dello striscione «Medicina tieni duro», che sta facendo il giro del web. Lara ha lasciato un pacco di copie per terra e poi è dovuta indietreggiare di alcuni metri. Mentre Cristian andava al recupero un carabiniere si è avvicinato a me: «Giornali? Non proprio un bene di prima necessità». Ha detto, con un bonario rimprovero. Io ho allargato le braccia. «E poi», ha aggiunto, «in due dovevate venire a prenderli?». Che dovevo rispondere? Ho allargato ancor di più le braccia.

Ho pensato a cosa sarebbe stata questa situazione trent’anni fa, senza internet, solo con il vecchio telefono grigio della Sia, con la rotella dei numeri. Sarebbe stato meglio o peggio? Temo peggio. Ieri ho aperto la porta e mi sono affacciato sotto al portico, c’era un’aiuola con la terra smossa e buttata per terra. Ha ragione la mia amica Caterina Cavina, i gatti si stanno impadronendo della città. Da oggi si può fare una donazione al nostro Comune, c’è la campagna #sostengomedicina, serve a sostenere l’impegno che l’amministrazione, assieme a una rete di Enti e Associazioni del territorio, sta mettendo in campo per portare cibo e medicinali agli anziani, a chi è solo, a chi è in quarantena. Anche un piccolo gesto è importante. Intanto scende la notte, un altro giorno è andato. (Corrado Peli)

Nelle foto: la consegna dei giornali di «sabato sera» al check point sulla San Vitale  

Medicina «zona rossa» contro il virus – Si torna a fare il giornalista
Cronaca 22 Marzo 2020

Medicina «zona rossa» contro il virus – Il gelataio eroe

Domenica 22 marzo, Medicina «zona rossa».  In questi contesti nascono piccoli e grandi eroi. Cristian, come altri commercianti del centro storico, è stato autorizzato a consegnare a domicilio. Cristian porta il suo gelato, un genere di conforto che può donare qualche minuto di felicità a grandi e piccini. L’altro giorno, mentre in bicicletta percorreva via Libertà diretto a casa mia per una consegna, è partito l’inno nazionale in filodifussione. Tramonto alle spalle, la strada vuota, lui in bicicletta, l’inno nostro. Scena epica.

Ma Cristian, in questi giorni, è salito alla ribalta perché per gioco ha lanciato quello che in rete si chiama challenge. Si è rasato a zero e, contestualmente, ha fatto una donazione alla Fondazione Sant’Orsola. «Tanto», parole sue, «se anche facciamo schifo, quando torneremo alla vita pubblica i capelli saranno di nuovo cresciuti». E così, uno dopo l’altro, lo stiamo facendo in tanti: rasata e donazione. La regola sarebbe: taglio a 3 millimetri. Io sono stato un po’ più abbondante, ne ho troppo pochi di capelli, non posso scendere così in basso.  

Alcune notti dormo male, altre meglio. L’umore sale e scende continuamente, dipende dalle notizie che arrivano, da quello che vedo in televisione, dalle condizioni atmosferiche. Da tutto. Oggi ho portato il pattume (si direbbe rusco, per la verità). Sono arrivato al cassonetto, non c’era più nessuno, nemmeno la pattuglia dei carabinieri che di solito staziona in piazza Andrea Costa. Forse le forze dell’ordine si sono tutte trasferite sui confini del perimetro e al centro ci hanno lasciato al nostro destino. Ad ogni modo sono arrivato al cassonetto, ho buttato i sacchi e poi, in modo inconscio, sono rimasto qualche minuto fermo. Ero indeciso tra il correre a casaccio da qualche parte o andare a vedere se la mia macchina c’era ancora (anche se, delle macchine, non mi è mai importato nulla). Il punto era che non volevo tornare a casa, ecco, non volevo tornare a casa. Mi sa che è meglio che il pattume lo porti Francesca. 

Nelle foto: il challenge lanciato dal gelataio Cristian al quale ha partecipato anche lo scrittore Corrado Peli

Medicina «zona rossa» contro il virus – Il gelataio eroe

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