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Tra football americano e sociale, i Ravens hanno nelle giovanili sette giovani rifugiati africani

Tra football americano e sociale, i Ravens hanno nelle giovanili sette giovani rifugiati africani

Febbraio è alle porte e il football americano entra nella sua fase più calda. Nella notte tra domenica 4 e lunedì 5, allo Us Bank Stadium di Minneapolis, andrà in scena la 52ª edizione del Super Bowl, ovvero la finale del campionato americano di football, la Nfl, che vedrà protagoniste i New England Patriots della leggenda Tom Brady e i Philadelphia Eagles (per l’occasione il ristorante imolese American Graffiti, sponsor dei Ravens, resterà aperto per la visione della partita).

A febbraio, più precisamente nel week-end di sabato 17 e domenica 18, ripartirà anche il campionato italiano di Terza Divisione, che vedrà protagonisti i Ravens, impegnati subito nel derby contro i Doves Bologna. «Partiamo con grande entusiasmo e con l’obiettivo di centrare i play-off – spiega il presidente dei Ravens, Mattia Ciarlariello -. La grande novità della prossima stagione riguarderà il coaching staff, che si è ampliato ed è cresciuto tanto di qualità, grazie soprattutto all’arrivo del nuovo capo allenatore, Robert J. Gallucci, coach americano proveniente dall’Oregon, che aiuterà tantissimo la squadra a crescere a livello tecnico. Oltre a Gallucci, si sono aggiunti Giulio Mattiuzzo e Clemente Viola, oltre ai confermati Marco Masi, Simone Sullati e Giacomo Casamassima. Per quel che riguarda la squadra, il maggiore rinforzo sarà il giovanissimo quarterback Brian Labarile, in prestito dai Warriors Bologna e reduce da un’ottima stagione nel campionato Under 19».

Non sarà stato facile prendere un allenatore proveniente dagli States.

«I primi contatti con coach Gallucci li abbiamo avuti lo scorso anno, tramite un camp a Firenze. In passato Gallucci ha allenato nei college e nelle high school, noi siamo riusciti a coinvolgerlo nel nostro progetto, anche grazie al suo entusiasmo e alla grande voglia di fare un’esperienza in Italia».

Oltre alla squadra Senior, c’è anche il settore giovanile.

«Nella stagione 2017 abbiamo affrontato il campionato Under 19, che nonostante non abbia portato all’obiettivo play-off, ha permesso di avviare tante nuove leve a questo sport, e di far crescere un gruppo di ragazzi molto unito, di cui facevano parte anche 7 ragazzi provenienti da diversi paesi dell’Africa e in Italia come rifugiati. Lavorare con questi ragazzi è stata un’esperienza molto formativa per tutti, sia per gli allenatori sia per i ragazzi, che trovandosi di fronte a loro coetanei con un’esperienza di vita tanto diversa, sono maturati tantissimo. Per questa esperienza ringraziamo le ragazze della Cooperativa Sociale Solco Prossimo, che hanno appoggiato in pieno questo nostro progetto di sport come integrazione».

Come è nata questa idea?

«L’input è arrivato dal coach della giovanile, Marco Masi. Abbiamo pensato che sarebbe stato utile per questi ragazzi, bloccati nei centri d’accoglienza, provare a fare sport con loro coetanei, in modo da aiutarli ad integrarsi. Devo dire che il progetto ha funzionato, sia dal lato umano che sportivo, dal momento che un paio di questi ragazzi hanno fatto la differenza in campo».

In Italia, però, il football americano non ha tanto seguito. Come fate a coinvolgere tanti ragazzi nella vostra attività?

«Non è facile, specialmente al giorno d’oggi. Un buon feedback ci è arrivato dai social network, che si sono confermati utili per arrivare in maniera diretta ai giovani. Purtroppo queste difficoltà non ci hanno permesso di organizzare tante squadre giovanili negli ultimi anni; ora stiamo provando a fare un bel reclutamento, provando anche ad allestire una squadra Under 16».

Avete qualche talento nella vostra Under?

«Stanno emergendo vari ragazzi, tra cui voglio citare Andrea Poggiali: quest’anno ha disputato un ottimo campionato giovanile, sia in attacco che in difesa. Può togliersi soddisfazioni anche a livello nazionale».

Ultima domanda: come avete utilizzato i finanziamenti arrivati dalla Fondazione Cassa di Risparmio?

«Abbiamo investito sull’acquisto di caschi da gara. Il nostro è uno sport di contatto ed è fondamentale avere materiale adeguato per la sicurezza dei ragazzi».

An.Cas.

Nella foto: la squadra imolese di football americano dei Ravens

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