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Data Journalism: il Giornalismo che racconta attraverso i numeri

Data Journalism: il Giornalismo che racconta attraverso i numeri

Data Journalism è una di quelle espressioni trendy che insieme a Big Data e Industria 4.0 sono sulla bocca di tutti. Questi tre concetti in realtà hanno un unico denominatore comune: il dato. Il dato – numerico o informativo – schiude un nocciolo di storia, di informazione, di verità, di trasparenza.

Il Data Journalism significa utilizzare i dati per dare una risposta ad una particolare domanda, analizzare un fenomeno sociale o raccontare una storia. Significa partire dai numeri oppure da un insieme di elementi fattuali, elaborarli, analizzarli e renderli comprensibili da un punto di vista grafico e visuale. La chiave di lettura, se si è contestualizzato e approfondito, diventa la risposta alla domanda iniziale con l’effetto finale di un’inchiesta giornalistica. La novità rispetto al passato è che oggi per fare tutto ciò possiamo accedere alla miriade dei dati presenti e disponibili su Internet (a partire dagli Open Data) e abbiamo a disposizione le tecnologie per elaborarli.

Dal Dato “nascosto” all’Open Data

Il Data Journalism non è un’invenzione di questi ultimi decenni. Ciò che ha permesso l’evoluzione del metodo investigativo è dipeso da due fattori: da un lato la trasformazione e l’avanzamento tecnologico, dall’altro la disponibilità del dato.

In un passato neppure troppo lontano il dato non era facilmente consultabile, conservato all’interno di archivi o libri custoditi in biblioteche private. Viceversa oggi il dato è digitale – o digitalizzato – e cosa più importante è stato democratizzato.

Il dato è diventato open. Democratizzare il dato ha significato aprire gli accessi agli archivi.  L’Open Data è da intendersi come quel set di informazioni liberamente accessibili a tutti le cui eventuali restrizioni sono solo l’obbligo di citare la fonte o di mantenere la banca dati sempre aperta.

Sulla libertà di accesso ai dati si gioca la partita della libertà di stampa e di informazione; in questo senso, poco dopo la Seconda Guerra Mondiale è nato il movimento internazionale per la libertà di informazione, chiamato FOIA – Freedom of Information Act – i cui volontari, tra attivisti e giornalisti, hanno reso possibile in molti paesi occidentali l’approvazione della legge FOIA che dà il diritto ai cittadini di accedere alle informazioni e agli archivi governativi.

Dal canto nostro, il FOIA italiano è diventato legge nel 2016 con il decreto attuativo (Decreto 97/2016) della riforma della pubblica amministrazione. Queste sono le parole dell’allora Ministro per la Semplificazione e la Pubblica Amministrazione Marianna Madia: “I cittadini hanno ora diritto di conoscere dati e documenti in possesso della pubblica amministrazione, anche senza un interesse diretto” e appunta sull’importanza della legge FOIA asserendo che: “Il FOIA può garantire la massima trasparenza della PA e la più ampia partecipazione dei cittadini, che possono esercitare un controllo democratico sulle politiche e le risorse pubbliche “.

Perché gli Open Data e perché il Data Journalism?

Vi siete mai chiesti quanti soldi sono stati spesi per la costruzione di una strada oppure come mai il sistema sanitario nazionale non riesce a garantire tempi di attesa brevi per le visite? A queste e a molte altre domande può rispondere il Data Journalism affondando le sue indagini sugli open data della Pubblica Amministrazione.

Gli Open Data posso essere visti come un’evoluzione del diritto fondamentale della libertà di informazione.

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