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La grande impresa di Andrea «Fagiano» Pirazzoli nel massacrante Tuscany Trail di ciclismo

La grande impresa di Andrea «Fagiano» Pirazzoli nel massacrante Tuscany Trail di ciclismo

Andrea Pirazzoli ce l’ha fatta ancora una volta. Dopo il titolo mondiale conquistato a dicembre nel ciclocross a scatto fisso, il 30enne ciclista imolese si è ripetuto anche sabato 2 e domenica 3 giugno nel massacrante Tuscany Trail, vincendo una delle gare più prestigiose della specialità che riunisce più partecipanti al mondo, con circa 800 iscritti. Per far capire meglio l’impresa realizzata dal «Fagiano», basta snocciolare qualche numero: 550 km di corsa da Massa a Capalbio con 9.000 metri di dislivello, per un totale di più del 65% di strade sterrate. Il tutto senza assistenza tecnica dalla partenza fin sulla linea d’arrivo e con, come unico amico, un Gps su cui era caricato l’itinerario. «L’anno scorso era il mio primo trail e decisi di partecipare insieme alla mia ragazza – ha raccontato Andrea Pirazzoli -. In questa edizione però volevo mettermi alla prova, così mi sono iscritto da solo».

Come si è sviluppata la corsa?

«Siamo partiti sabato mattina alle 8 e per 300 km ho inseguito Nico Valsesia, uno degli atleti più forti in questa disciplina. L’ho ripreso a 30 km dal traguardo e, domenica alle 16, siamo arrivati insieme all’arrivo, esattamente dopo 32 ore di gara. La media finale è stata di 17 km/h o 19 km/h se non contiamo le due ore, compreso il tempo di una pizza, passate giù dalla sella. Più di metà gara, comunque, l’ho fatta in solitaria e l’unica crisi l’ho attraversata sabato notte».

Un problema immaginiamo sia stato riposare e alimentarsi.

«Ho dormito, se così si può dire, cinque minuti la domenica mattina e altrettanti a ridosso dell’arrivo. Sulla bici con me avevo delle barrette energetiche, oltre alle luci per la notte e qualcosa per coprirmi dal freddo».

Come ci si prepara per una gara di questo tipo?

«Allenarsi secondo me non conta molto, perché devi fare affidamento soprattutto sulla forza di volontà e sulla resistenza fisica, oltre che mentale. Dopo tante ore che pedali le gambe vanno praticamente da sole».

Adesso ti riposi o sei già pronto per risalire in sella?

«Per venti giorni non voglio più vedere una bici. Forse, però, a fine mese sarò a Canazei per una gara di Superenduro».

d.b.

L”articolo completo su «sabato sera» del 7 giugno.

Nella foto: Andrea Pirazzoli

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