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L'Imola Rugby compie 40 anni e si regala una grande festa piena di celebrità

L'Imola Rugby compie 40 anni e si regala una grande festa piena di celebrità

Oggi, sabato 1° dicembre, alle ore 19, presso la Sala Breefing dell’autodromo Enzo e Dino Ferrari, l’Imola Rugby inizierà i festeggiamenti per il quarantennale della sua fondazione con un’interessante conferenza dal titolo «Lo spirito del rugby a sostegno della comunità cittadina». Relatore sarà Vittorio Munari, ex giocatore e allenatore del Petrarca Padova e voce del rugby televisivo.

Altri campioni saranno presenti all’avvenimento, come il nuotatore Fabio Scozzoli e il motocrossista Andrea Bartolini, oltre a due rugbisti sudafricani che hanno giocato a Imola e poi negli Springboks, come il pilone Johan Styger e il centro Giepie Nel. Non ci sarà, ma ha inviato i suoi auguri, il primo afrikaan visto a Imola nel 1985, Robert Du Preez, ora head coach degli Shark di Durban con cui recentemente ha vinto la Currie Cup, il massimo trofeo rugbistico sudafricano. Nel corso della serata il presidente federale Alfredo Gavazzi consegnerà il «Cap» – cappellino celebrativo che testimonia la presenza in Nazionale – a Piero Mita, parente dell’unico giocatore imolese, Angelo Becca, arrivato in azzurro nel rugby, dove giocò quattro partite alla fine degli anni ’30. «Il rugby è quello sport, duro, dove ci si scontra in campo e poi si fa il terzo tempo assieme ai giocatori dell’altra squadra, perché nel rugby non ci sono avversari – commenta il presidente dell”Imola Rugby Massimo Villa-. A Imola noi abbiamo messo a disposizione i campi e le nostre strutture alla Protezione Civile per qualsiasi evenienza, a L’Aquila la squadra di rugby si è prodigata nel dopo terremoto, piangendo anche uno dei suoi giocatori tra le vittime. A Librino, quartiere a penetrazione mafiosa di Catania, la squadra di rugby dei Briganti si prodiga nel sociale per strappare giovani alla malavita e per questo subisce attentati e incendi dolosi. Aumenta il numero di squadre di rugby nelle carceri (a Bologna c’è la Giallo Dozza che gioca in serie C)perché questo sport è ritenuto altamente educativo per il recupero. Più sostegno alla comunità di così…». (Nino Villa)

L”articolo completo su «sabato sera» del 29 novembre.

Nella foto: la partita contro il Roncadelle nel 1986, fu lo spareggio per la promozione in serie C1

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