#LaRaccontoAModoMio
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11 Luglio 2026

#LaRaccontoAModoMio – La sindrome di Robin Hood: ingenuità, tanto idealismo (e un po’ rompi…)

Ogni uomo, quando ne ha l’opportunità, è disposto a rubare ai ricchi per donare ai poveri, appianare disuguaglianze, combattere le ingiustizie. A svelare il Robin Hood nascosto in ognuno di noi e a definire la Sindrome di Robin Hood è uno studio dell’Università della California pubblicato dalla rivista Nature. La ricerca ha evidenziato che, date le giuste circostanze, le persone tendono spontaneamente ad agire per ridurre le disuguaglianze economiche, mostrando un comportamento cooperativo innato e tendono a togliere risorse a chi ne ha accumulate troppe per donarle a chi ne ha meno per ristabilire un senso di equità e giustizia.

Lessi il libro a 11-12 anni, difficile resistere al fascino di questo generoso giustiziere

Ebbene, credo di essere affetto da questa sindrome. Avevo probabilmente 11-12 anni quando mi capitò fra le mani Robin Hood, il principe dei ladri di Alexandre Dumas (o perlomeno a lui attribuito e pubblicato nel 1872).

Come resistere al fascino di questo generoso giustiziere, abilissimo nell’uso dell’arco, che restituisce ai cittadini le tasse raccolte ingiustamente dallo Sceriffo? E per giunta un uomo fedele e leale. La fedeltà nei confronti del legittimo sovrano d’Inghilterra, Riccardo Cuor di Leone monarca destituito, gli costerà sia il titolo di cavaliere che le terre. Il nobile decaduto si ritira quindi in una foresta dove avrebbe condotto una forma di guerriglia contro l’autorità per proteggere i deboli e combattere le ingiustizie. Per un ragazzo idealista, ingenuo e un po’ fessacchiotto come me era un modo concreto ed appassionante di capire cosa fosse la giustizia sociale. Ho parlato di Sindrome di Robin Hood. Vediamo allora quali sono stati i sintomi precoci di questa mia anomalia caratteriale. Da bambino non sopportavo, anche fisicamente, la prepotenza, l’arroganza, le ingiustizie. Ricordo, ad esempio, come detestavo le famose «preferenze», cioè il fatto che i professori favorissero in maniera smaccata alcuni alunni a discapito di altri più maltrattati per cui provavo una simpatia particolare. Ho capito fin da allora che il mondo è pieno di prepotenze, sopraffazioni e discriminazioni e ho dato inizio a una mia guerra personale, silenziosa, probabilmente invisibile e irrilevante, per contrastare i mali del mondo contemporaneo.

Sono passati gli anni, non sono più un bambino, ma alla mia veneranda età continuo a cercare di capire dove stanno le ragioni e i torti nel mondo e stare dalla parte dei deboli mi fa sentire uno straordinario senso di benessere. Ho una particolare avversione per ogni forma di bullismo. Trovo terribile il fatto che il branco se la prenda coi più deboli e indifesi.

Detesto la ricerca del capro espiatorio ovvero il volere identificare irragionevolmente in una persona in genere debole e isolata o in un gruppo di persone la responsabilità di gravi problemi, spesso con l’obiettivo di nascondere le vere cause o i veri colpevoli.

Il giustiziere può diventare un tremendo rompiballe, un po’ moralista e impiccione

Il campionario che la storia ci mette a disposizione è sovrabbondante di esempi di questo tipo: gli ebrei, gli islamici, i negri, gli zingari, gli omosessuali, i comunisti gli immigrati. Non c’è che l’imbarazzo della scelta. Per non parlare del ricco menu che la lingua inglese ci propone oggi per descrivere comportamenti vessatori e persecutori: mobbing, shaming, stalking, revenge porn, victim blaming, slut e fat shaming, cat calling.

Ecco quindi che appena leggo, apprendo di un’ingiustizia, di una violenza, scatta dentro di me un meccanismo irrefrenabile; sento una voce che mi dice: «fai qualcosa, intervieni, parla, scrivi prendi posizione, insomma non startene lì a guardare».

Questa è la mia condanna perché, sia chiaro agli aspiranti Robin Hood, questa Sindrome fa sì che il giustiziere sia anche un tremendo e fastidioso rompipalle, sia considerato un moralista, impiccione, megalomane, esibizionista. È un peso che anche i Robin Hood del nostro tempo devono saper portare con fierezza, consapevoli di stare dalla parte giusta della storia.

Valter Galavotti

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