#LaRaccontoAModoMio – Un uomo per tutte le stagioni
Sì, sono equilibrato, ragionevole, accondiscendente, non mi piacciono le posizioni estreme, non mi piace chi urla, detesto chi sbraita, chi crede di avere sempre ragione. In fondo io penso che tutti abbiano un po’ ragione, mi piace vedere le sfumature, i dettagli; perché mi devo mettere in mezzo, perché devo imporre agli altri il mio pensiero? «Vivi e lascia vivere» è il mio motto.
Un amico professore per esibire la sua cultura mi diceva che assomigliavo al don Abbondio dei «Promessi sposi».
Un po’ come don Abbondio, non amo le posizioni estreme, sono equlibrato e ragionevole
E chissenefrega! A me don Abbondio stava pure simpatico; perché fare casini, scombinare il mondo come quel fanatico di fra Cristoforo? In fondo con la peste l’eroico rompiscatole Cristoforo ci lascia le penne mentre il prudente Abbondio sopravvive e sopravvive prendendo per il culo Renzo e Lucia e presentandosi alla fine del romanzo non più come complice delle iniquità di don Rodrigo, bensì come eroico difensore della giustizia.
«Se la peste – dice don Abbondio – facesse sempre e per tutto le cose in questa maniera, sarebbe proprio peccato il dirne male: quasi quasi ce ne vorrebbe una, ogni generazione ».
Ben detto… Anch’io vorrei una peste ad ogni generazione per liberarmi dagli estremisti rivoluzionari, dai fanatici predicatori di pace e giustizia, da chi dice che devo assolutamente combattere contro il degrado ambientale, le ingiustizie sociali, le guerre, la corruzione, l’ignoranza e assolutamente prendere posizione, stare sempre da una parte contro l’altra…. No, no, no! Io me ne voglio stare tranquillo, voglio andare d’accordo con tutti.
Il mondo vada dove vuole andare, io in qualche modo mi adeguerò. Sempre!
Il mio amico professore, sempre quello, mi ha poi fatto un pippone di due ore per spiegarmi che la tendenza a cambiare, legittimamente, idea, di non prendere mai posizione fino al punto, talvolta, di cambiare casacca, ha origini lontane nella storia italiana.
Mi adatto, sono flessibile: sono più concavo che convesso, che male c’è a esser così?
«Caro Valter, inconsapevole esempio dell’ignoranza italica – così immancabilmente iniziava le sue lezioncine dovresti ricordare gli ignavi di Dante quelli che visser sanza ’nfamia e sanza lodo» . Quelli che Dante disprezza a tal punto da rappresentarli ignudi e stimolati molto. Da mosconi e da vespe ch’eran ivi. Elle rigavan lor di sangue il volto, che, mischiato di lagrime, a’ lor piedi da fastidiosi vermi era ricolto.
«Che te ne pare eh? Hai capito l’antifona? Ecco cosa capita a quelli come te che non prendono mai posizione e non vogliono mai esporsi. Tu sei anche un trasformista, uno che si adatta a tutte le situazioni ed è sempre disponibile, come diceva Flaiano “a correre in soccorso dei vincitori”. So che è inutile dare perle ai porci, come si suol dire, ma voglio ricordarti una bellissima defi nizione di Giosuè Carducci: “Trasformismo, brutta parola a cosa più brutta. Trasformarsi da sinistri a destri senza però diventare destri e non però rimanendo sinistri”. Nell’opinione comune, trasformismo è generalmente diventato sinonimo di assenza di princìpi e di disponibilità a voltar gabbana. Ecco chi sei». Professore mi arrendo. Di fronte a un tale profluvio di cultura e sapienza sono annichilito, ammutolito. So benissimo che rischio di essere considerato un ruffiano che cerca di acquisire favori e convenienze personali, so anche che mi accuseranno, come diceva Flaiano, di voler salire sul carro del vincitore; so anche che se «la coerenza è la virtù degli imbecilli», come scrisse Prezzolini, io certamente non sono un imbecille. Sono flessibile, sono più concavo che convesso, sono un uomo come si dice «per tutte le stagioni» perché in effetti mi piacciono tutte le stagioni. Che male c’è?
Valter Galavotti
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