Cultura e Spettacoli

Cultura e Spettacoli 17 Gennaio 2019

Una mostra sulla Grande guerra nelle terre dell’Emilia Romagna

L’Istituto comprensivo 7, in collaborazione con l’Assemblea legislativa della Regione Emilia Romagna, domani venerdì 18 gennaio, alle ore 18, presso la scuola media Luigi Orsini in via Vivaldi 76, inaugura negli spazi espositivi della scuola la mostra #grandeguERra – L’Emilia Romagna tra fronte e retrovia, a cura di Mirco Carrattieri, Carlo De Maria, Luca Gorgolini e Fabio Montella. Terminate le celebrazioni degli anni del primo conflitto mondiale, l’Istituto ha deciso di aprire al pubblico l’esposizione proprio in corrispondenza del centenario dell’apertura dei negoziati di pace a Parigi.

La mostra ricorda i 100 anni dall’entrata in guerra dell’Italia e dal suo decorso, con particolare riferimento agli eventi emiliano-romagnoli. Durante la Prima guerra mondiale infatti la nostra regione fu, anche se in maniera limitata, teatro di guerra. Alcuni bombardamenti aerei e navali colpirono la costa adriatica fin dalla primavera 1915. L’Emilia Romagna, tuttavia, rappresentò soprattutto una grande retrovia rispetto al fronte principale della guerra italo-austriaca, cioè il fronte alpino. I ragazzi delle classi terze condurranno i visitatori nel percorso di visita, allietati dalle musiche originali a tema dell’Orchestra Orsini.

Durante la visita verranno letti brani dal libro La Grande guerra negli occhi di un bambino, di Giuseppe Boschet. Interverranno esponenti del mondo culturale imolese. La mostra rimarrà aperta fino al 28 febbraio 2019 e sarà visitabile dal pubblico e dalle classi interessate dal lunedì al sabato, ore 8-12, previo appuntamento al numero 0542 685100. L’iniziativa è organizzata in collaborazione con l’Auser. (re.cul)

Nella foto: la locandina dell”evento

Una mostra sulla Grande guerra nelle terre dell’Emilia Romagna
Cultura e Spettacoli 17 Gennaio 2019

Prorogata fino al 25 gennaio la mostra di artisti italiani della seconda metà del Novecento allestita a palazzo Machirelli

La mostra M”illumino d”arte, che presenta a palazzo Machirelli a Imola, in via Emilia 25, ventidue opere di artisti italiani del ”900 dalla Collezione Corelli Grappadelli sta riscuotendo una partecipazione tale che gli organizzatori hanno deciso di prolungarne l”apertura fino al 25 gennaio, giornata in cui, alle 18 alla Sala delle Stagioni, verrà anche presentato in anteprima il catalogo completo curato da Beatrice Buscaroli della Collezione Corelli Grappadelli. Promossa da Alba Progetti e da Ace Services in collaborazione con l”Alleanza delle Cooperative di Imola e il Comune, la mostra allestita al primo piano di palazzo Machirelli, sia nei locali dello Studio Alba Progetti che nelle sale dell’Alleanza delle Cooperative, ospita opere di noti artisti della seconda metà del Novecento quali Valerio Adami, Agostino Bonalumi, Massimo Campigli, Lucio Fontana, Renato Guttuso.

«Siamo onorati di aver offerto nuovamente il nostro contributo, attraverso questo evento, al programma di “Imola a Natale” coordinato dal Comune di Imola – dicono gli organizzatori della mostra -. Siamo giunti al quarto anno consecutivo di un progetto che vuole portare l’arte fuori dagli spazi ad essa tradizionalmente dedicati. La sfida è quella di convivere e dialogare con ambienti destinati per tutto l’anno ad altre funzioni, ambienti di lavoro e sale riunioni. E” stato così con Vanni Spazzoli (2015), Pier Giovanni Bubani (2016) ed Ermes Ricci (2017), e le mostre a loro dedicate hanno visto grande interesse e partecipazione. Dopo tre edizioni che hanno raccontato altrettanti artisti, abbiamo deciso quest”anno di raccontare la passione di un collezionista, attraverso le opere da lui raccolte per decenni. I collezionisti, gli appassionati, i sostenitori sono linfa vitale per l”arte. L”avvocato Giovanni Corelli Grappadelli unisce da sempre alla sua attività professionale una passione colta e competente per l”arte, particolarmente rivolta verso i protagonisti del Novecento e verso gli artisti contemporanei. E” un personaggio davvero straordinario e molto noto, in primis nella sua città di Lugo, per la quale si è fatto promotore di numerose e qualificate iniziative in ambito sociale, artistico e culturale. Alcune portano il nome della figlia Benedetta, prematuramente scomparsa alcuni anni fa».

La mostra è visitabile dal lunedì al venerdì, dalle 9 alle 12 e dalle 15 alle 18 (sabato e domenica su appuntamento, rivolgendosi allo 0542/24348).

Nella foto opera di Massimo Campigli, «Figura su sfondo scuro», 1964

Prorogata fino al 25 gennaio la mostra di artisti italiani della seconda metà del Novecento allestita a palazzo Machirelli
Cultura e Spettacoli 16 Gennaio 2019

A Sant'Antonio di Medicina si celebra il santo patrono con la festa della Sansuzezza

I cittadini di Sant’Antonio, come ormai tradizione consolidata vuole, festeggeranno il loro santo patrono, Sant’Antonio Abate, giovedì 17 gennaio dalle ore 18.30 in poi nell’area cortiliva adiacente la piazza del paese (spazio coperto): la festa della Sansuzezza nacque nel 1992 quando alcuni residenti decisero di approfittare della festa patronale per dare vita ad un momento di aggregazione di tutta la frazione durante il quale viene servita la salsiccia, ma anche il «frizon a volonté», la coppa calda e la polenta preparati dalle volontarie e dai volontari del paese.

Come da usanza le signore di Sant’Antonio offriranno il dolce a tutti i presenti in una zuccherosa gara senza vincitori. Il tutto poi sarà annaffiato da vin brulè, vino rosso, vino bianco e punch caldi. La festa, organizzata dall’associazione Torre dei Cavalli in collaborazione con il centro sociale di S. Antonio e con il patrocinio del Comune di Medicina, prevede anche musica e giochi di una volta. (re.cul)

Nella foto (dalla pagina facebook dell”associazione Torre dei Cavalli): un”edizione passata della Sansuzezza

A Sant'Antonio di Medicina si celebra il santo patrono con la festa della Sansuzezza
Cultura e Spettacoli 16 Gennaio 2019

Piano e marimba per il concerto di sabato a palazzo Sersanti

Un duo originalissimo, formato da un pianista e da un suonatore di marimba. Sono Raffaello Bellavista (pianoforte e voce) e Michele Soglia (marimba), che si esibiranno sabato 19 gennaio alle 21 a palazzo Sersanti a Imola, inaugurando la prima edizione di «Note a Palazzo», iniziativa promossa dal Circolo Sersanti. La serata si aprirà con il pianoforte solo sulle note mozartiane di «Ah! Vous, dirai-je, Maman», brano composto da dodici variazioni sul tema di una celebre canzone popolare francese. Seguirà una composizione per solo marimba di Emanuel Séjourné, brillante percussionista e compositore francese contemporaneo che ha vinto svariati premi di composizione per l’originalità del suo linguaggio. Dopo essersi presentati singolarmente, i due concertisti uniranno gli strumenti «per proporre il primo brano della serata scritto per marimba e pianoforte, il terzo movimento del Concerto per pianoforte e marimba dello stesso Séjourné, caratterizzato da un’atmosfera molto suggestiva e da una ritmica incalzante che innerva l’intera composizione – si legge nelle note al concerto -. Quindi un interessante arrangiamento per marimba e voce baritonale di una celebre aria tratta dalle Nozze di Figaro di Mozart, “Se vuoi ballare, signor Contino”. In questa situazione l’intera sala si trasformerà in una sorta di palcoscenico in divenire, con il maestro Soglia che svolgerà la parte orchestrale mentre il baritono Raffaello Bellavista animerà la platea interpretando quest’aria così coinvolgente. La serata si chiuderà con l’esecuzione del Concerto per pianoforte e marimba di Eric Ewazen».

Posto unico: 20 euro. Info: Circolo Sersanti 0542/22207 (ore 14 -20).

AVVISO: E” ARRIVATA COMUNICAZIONE DAGLI ORGANIZZATORI CHE LO SPETTACOLO E” STATO RINVIATO A DATA DA DESTINARSI.

Nella foto i due protagonisti del concerto del 19 gennaio al Sersanti

Piano e marimba per il concerto di sabato a palazzo Sersanti
Cultura e Spettacoli 16 Gennaio 2019

Lo «Straniero» Pierfrancesco Favino ne «La notte poco prima delle foreste» a teatro a Imola

«Nella notte poco prima delle foreste, poco prima del punto di non ritorno della nostra umanità, poco prima della fine del mondo, un uomo, uno straniero, un estraneo, un diverso che ha tentato in tutti i modi di diventare un eguale, ferma nella pioggia un ragazzo, che sembra un bambino immacolato: è uno straniero che parla in queste pagine. Il suo racconto ci porta in strade e in luoghi misteriosi. Come un prestigiatore, l’uomo fa comparire storie di donne, di angeli incontrati per caso, di violenze e di paura di ciò che non conosciamo».
Viene presentato così La notte poco prima delle foreste, spettacolo di Bernard-Marie Koltès che Pierfrancesco Favino porta in scena al teatro Stignani di Imola da stasera, mercoledì 16 (ore 21), al 20 gennaio. Tradotto da Giandonato Crico insieme allo stesso Favino, che ne ha anche curato l’adattamento teatrale, è diretto da Lorenzo Gioielli. Il lavoro del drammaturgo francese Koltès, scritto nel 1977, ha raggiunto notevole popolarità in Italia lo scorso anno quando Favino ne propose al Festival di Sanremo un emozionante estratto che iniziava dicendo: «Bisognerebbe stare dall’altra parte senza nessuno intorno, amico mio, quando mi viene di dirti quello che ti devo dire, stare bene tipo sdraiati sull’erba, una cosa così che uno non si deve più muovere con l’ombra degli alberi. Allora ti direi: ‘qua ci sto bene, qua è casa mia, mi sdraio e ti saluto’. Ma qua, amico mio, è impossibile, mai visto un posto dove ti lasciano in pace e ti salutano. Ti dobbiamo mandare via, ti dicono, vai là, tu vai là vai laggiù, leva il culo da là e tu ti fai la valigia, il lavoro sta da un’altra parte, sempre da un’altra parte che te lo devi andare a cercare, non c’è il tempo per sdraiarsi e per lasciarsi andare, non c’è il tempo per spiegarsi e dirsi ‘ti saluto’».
Pierfrancesco Favino racconta al pubblico di un corpo estraneo che non riesce a trovare il suo posto nella società, e che urla il proprio bisogno di amore, tolleranza, accettazione.
«Mi sono imbattuto in questo testo un giorno lontano, mi sono fermato ad ascoltarlo senza poter andar via e da quel momento vive con me ed io con lui – scrive Favino nelle sue note -. Mi appartiene, anche se ancora non so bene il perché. È uno straniero che parla in queste pagine. Non sono io, la sua vita non è la mia eppure mi perdo nelle sue parole e mi ci ritrovo come se lo fosse. Il suo racconto mi porta in strade che non ho camminato, in luoghi che non ho visitato. Come un prestigiatore fa comparire storie di donne, di angeli incontrati per caso, di violenze e di paura di ciò che non conosciamo. Forse è anche a questo che serve il Teatro e mi auguro di riuscire a portarvi dove lui porta me. Questo spettacolo nasce da una promessa che non avrei in nessun modo tradito fatta a una donna che di Teatro si è nutrita e che ha nutrito il Teatro. La produttrice di “Servo per due“, la mia amica testarda e coraggiosa, quella che aveva sempre l’ultima parola, quella che si è fidata di me. La mia amica si chiama Melina Balsamo e questo spettacolo è per lei». Lo spettacolo in scena a Imola è, infatti, una produzione della Compagnia Gli Ipocriti Melina Balsamo.

Biglietto da 30 a 15 euro, ridotto da 25 a 12, fino a 20 anni 11 euro. Info: 0542/602600.

Nella foto (di Fabio Lovino) Pierfrancesco Favino

Lo «Straniero» Pierfrancesco Favino ne «La notte poco prima delle foreste» a teatro a Imola
Cultura e Spettacoli 15 Gennaio 2019

Le case popolari di via Manfredi nascondevano un raffinato mosaico romano del II secolo dopo Cristo

Nel settembre 1958 i lavori all’Istituto autonomo case popolari (Iacp) hanno permesso di scoprire in via Manfredi un mosaico di 417,5×186,5 centimetri, risalente alla seconda metà del II secolo dopo Cristo. «Lo schema decorativo del campo – riporta la scheda conservata ai Musei civici di Imola -, che fonde esagoni e motivi stellari, e conosce varianti numerose sia nella composizione che nel colore, è largamente diffuso in Italia. L’inizio di questo sistema decorativo si ha nella Casa di Livia sul Palatino», dimora romana attribuita con qualche incertezza alla moglie di Augusto, oggi meravigliosamente restaurata e visitabile.

Tornando a Imola, gli scavi condotti tra gli anni ’50 e ’60 nello stesso isolato hanno permesso di scoprire anche altri mosaici a sfondo bianco.

Un servizio completo su tante meraviglie ritrovate a Imola è su «sabato sera» del 10 gennaio

Nella foto un particolare del mosaico ritrovato in via Manfredi

Le case popolari di via Manfredi nascondevano un raffinato mosaico romano del II secolo dopo Cristo
Cultura e Spettacoli 15 Gennaio 2019

A Castello i bimbi partecipano già al concorso per la locandina del Carnevale 2019

Gli alunni delle scuole castellane si sono già messi al lavoro durante le vacanze natalizie per partecipare al concorso di disegni, locandine e manifesti per la 15a edizione del Carnevale nel centro storico di Castel San Pietro, che quest’anno si terrà sabato 2 marzo. Il tema scelto per questa edizione sarà il «Carnevale nel mondo di Joe»: il soggetto ideato dal comitato organizzatore come principale protagonista del Carnevale castellano del 2019 è un bambino di nome Joe, dotato di fantasia straordinaria, che dà vita a personaggi e cose fantastiche come pesci con le gambe, uomini con le ali, macchine che vanno ad acqua e mandano fuori dalla marmitta bolle di sapone. «Il tema del Carnevale è dunque quello della fantasia creativa – spiega l’assessore alla Cultura, Fabrizio Dondi -, perché le più significative invenzioni dell’essere umano sono nate dalla fantasia di alcuni grandi inventori. Il Carnevale diventa così l’occasione per rappresentare in maschera, in corteo, col disegno o con le animazioni, oggetti che non esistono ma che potrebbero essere inventati; personaggi o animali che non sono in natura ma che potrebbero essere; oppure i due personaggi della storia, il bambino Joe e il nonno Arturo, magari alle prese con i loro attrezzi e le loro creazioni; o ancora inventori realmente esistiti, come Leonardo Da Vinci (di cui ricorre il cinquecentesimo anniversario della morte nel 2019), Archimede, Edison o altri; o infine inventori fantastici come il personaggio dei fumetti Disney Archimede Pitagorico, lo scienziato Emmett Brown di Ritorno al Futuro, Buddy Pine alias Sindrome, l’avversario di Mr. Incredible e tanti altri».

Il tema del Carnevale lascia dunque ampia libertà alla fantasia, alla creatività e alla sperimentazione. I disegni possono avere misure a scelta, mentre le locandine devono avere una dimensione massima di 33×48 cm e i manifesti di 70×100 cm, e in ogni caso l’orientamento dell’immagine deve essere verticale. Per una buona resa grafica, si consiglia di utilizzare colori vivaci e tratti ben definiti. Ogni classe può presentare al massimo 3 disegni, a scelta dell’insegnante, realizzati sia da un singolo alunno, sia da un gruppo di lavoro, e gli elaborati dovranno essere consegnati entro le ore 12 di lunedì 11 febbraio al Comune di Castel San Pietro (tel. 051/6954159). Le opere verranno giudicate e selezionate da un’apposita giuria, composta anche da artisti castellani. Le premiazioni avverranno sabato 2 marzo e dalla stessa data tutti gli elaborati saranno esposti nella Sede Municipale. Bambini e ragazzi di tutte le scuole (dall’asilo nido fino alle scuole secondarie di 2° grado) potranno concorrere anche al premio delle maschere che, dopo essersi iscritte gratuitamente al punto di raccolta, sfileranno liberamente per le vie del centro storico. Una giuria itinerante premierà le prime tre classificate. (re.cul.)

L”articolo completo su «sabato sera» del 10 gennaio.

Nella foto (dal sito del Comune di Castel San Pietro): un momento del Carnevale 2018

A Castello i bimbi partecipano già al concorso per la locandina del Carnevale 2019
Cultura e Spettacoli 13 Gennaio 2019

Alberto De Bernardi a Imola per parlare del suo libro “Fascismo e antifascismo. Storia, memoria e culture politiche'

Terzo appuntamento con le iniziative organizzate da Anpi e Cidra, dopo Paolo Pezzino e Giovanni De Luna, sarà la volta di Alberto De Bernardi per parlare di “Fascismo e antifascismo. Storia, memoria e culture politiche”, titolo della serata, ma anche di un suo libro, da poco pubblicato da Donzelli editore.

Lo scopo di queste iniziative viene spiegato dal presidente dell’Anpi, Bruno Solaroli: «Come Anpi di Imola, in collaborazione con il Cidra, stiamo proponendo alla nostra comunità una serie di incontri al fine di analizzare lo “stato di salute” della società italiana dal punto di vista del suo patrimonio intangibile. Un obiettivo, detto così, certamente utopistico, ma che, compreso nell’ottica dei valori nati dalla Resistenza e confluiti nella nostra Carta Costituzionale, ci sembra attuabile. Tentare di capire i processi che stanno portando molti italiani ad abbracciare o, nella migliore delle ipotesi, ad assistere passivamente al proliferare di idee e azioni illiberali, antidemocrat-che, autoritarie e razziste rientra nella nostra missione e riempie di senso la nostra stessa esistenza. Un dibattito urgente perché pensiamo che il degrado culturale, valoriale, emotivo del cittadino italiano medio sia sotto gli occhi di tutti. Ma in che modo tentare una faticosa risalita? Quali processi dialogici dovremo attivare per invertire la rotta? Il termine antifascismo, a noi tanto caro, a forza di enfatizzazioni e strumentalizzazioni, provoca oggi, ogni volta che viene pronunciato, una certa insofferenza e repulsione. Come fare per riabilitarlo e perché è necessario farlo?».

In questo ragionamento si inserisce bene l’incontro con De Bernardi, in programma lunedì 14 gennaio, alle ore 20.30, presso la sala delle Stagioni in via Emilia 25. Alberto De Bernardi ha molti titoli per trattare questo argomento: è professore di Storia contemporanea all’Università di Bologna, è presidente di Refat, Rete internazionale per lo studio dei fascismi, autoritarismi, totalitarismi e transizioni democratiche. Altre sue pubblicazioni recenti sono “Da mondiale a globale. Storia del XX secolo” (B. Mondadori, 2008); “Storia dell’Italia unita” (con L . Ganapini, Garzanti, 2010); “Un paese in bilico. L’Italia degli ultimi trent’anni” (Laterza, 2014).

Quest’ultimo suo libro, “Fascismo e antifascismo. Storia, memoria e culture politiche”, affronta il pr-blema in chiave attuale, come afferma l’autore stesso: «Vi è oggi un uso semplificato e banalizzato, ma fortemente evocativo della storia, come chiave per capire i processi politici in corso, facendo perno sulla categoria di fascismo/antifascismo, dotata di una sua prepotente ricorsività e di una forza simbolica ineguagliabile; anzi di una costante attualità, perché in quella coppia di opposti si riassume tutta la lotta politica dell’Italia novecentesca fino ad oggi. Dietro questa forza però si nascondono molte debolezze: se ogni avversario di oggi non è altro che la reincarnazione di quello del passato, quale strategia si mette in campo per sconfiggerlo?».

La vittoria elettorale della destra populista il 4 marzo 2018 ha sortito, tra gli altri, l’effetto di reintrodurre prepotentemente nel dibattito pubblico la parola «fascismo», attribuendole una nuova attualità come esito possibile della crisi politica italiana e facendo riemergere, soprattutto nella sinistra, la chiamata alle armi sotto la bandiera dell’antifascismo. La contrapposizione fascismo/antifascismo, come non accadeva dagli anni di Tangentopoli, ha riassunto i caratteri di una chiave di lettura per il tempo presente, capace di proiettarsi anche in una dimensione europea. La forza di questo paradigma si traduce in una sovraesposizione dell’uso pubblico della storia, con costanti riferimenti alla Resistenza, alla crisi del 1920-1922, al duce, al razzismo, al neofascismo. La storia torna a essere – come in altre fasi critiche della vicenda repubblicana – uno strumento di lotta politica, con tutto il carico che questo comporta in termini di semplificazioni, strumentalizzazioni, rimozioni e a volte mistificazioni, che rischiano di inficiare la comprensione della realtà. (r.cu.)

L”articolo completo è su «sabato sera» del 10 gennaio

Alberto De Bernardi a Imola per parlare del suo libro “Fascismo e antifascismo. Storia, memoria e culture politiche'
Cultura e Spettacoli 13 Gennaio 2019

«CC» è il nuovo disco di Cristian Bagnoli, in cui suona anche Claudio «Gallo» Golinelli

Si chiama CC il quarto album di Cristian «Cicci» Bagnoli, chitarrista originario di Castel Bolognese ma imolese di adozione e formazione musicale. La sua storia, infatti, è strettamente legata a quella di un altro e ben noto musicista imolese, il bassista di Vasco Claudio «Gallo» Golinelli. «Se sono un musicista professionista lo devo al Gallo – ammette raccontando quella che sembra la trama di un film -. L’ho conosciuto nel 1999 a Cesenatico, allora ero un ventenne all’inizio di quella che pensavo sarebbe stata la mia carriera da chef, strada che avevo intrapreso seguendo la passione per la cucina che ancora oggi mi accompagna. Una sera, durante un concerto in un locale con una band di amici, i Dilagando, mi avvicina lui, il Gallo: mi ha fatto i complimenti e mi ha dato il suo numero di telefono. Aveva visto qualcosa di interessante in me e, nonostante quasi non ci credessi, ho iniziato a frequentarlo a casa sua e studiare musica insieme». Così all’inizio del nuovo millennio Bagnoli lascia il lavoro «manuale ed artistico» dello chef, come lo definisce lui stesso, e intraprende l’altrettanto manuale ed artistica carriera da chitarrista che lo avrebbe poi portato ad entrare nella Steve Rogers Band, a pubblicare quattro dischi e a collezionare diverse collaborazioni con grandi musicisti della scena nazionale ed internazionale.

L’album CC, come le iniziali e contemporaneamente come il soprannome dell’autore, segue le pubblicazioni precedenti Trenta (2008), Imprevedibile (2011) e Rockambolo (2016) ed è uscito lo scorso 30 novembre con l’etichetta Videoradio. Si tratta di un cd non solo rock, genere con cui inevitabilmente è nato e cresciuto il chitarrista sia per merito del percorso con il Gallo sia per le influenze del padre che quando Bagnoli era piccolo ascoltava Queen, Dire Straits, Pink Floyd. «Questo album è quello della mia maturità da musicista, perché sono ormai diciotto anni che mi posso definire un professionista, anche se ho imbracciato la prima chitarra a undici anni – spiega -. E’ il mio primo disco con sonorità blues, genere per il quale nutro grande rispetto e che solo oggi ho sentito che potevo affrontare nelle mie composizioni. In questo disco la vera voce è la chitarra, è lei che racconta ed emoziona attraverso le note». Solo tre delle undici tracce sono infatti cantate dal chitarrista stesso, in italiano. Complessivamente si tratta di un viaggio fra rock e blues, prog e fusion, al quale hanno partecipato ospiti del calibro di Adriano Molinari (musicista di Zucchero), Fabrizio Foschini (Stadio), Max Gelsi (Elisa), Nicola Peruch (Zucchero, Pausini) e ovviamente Claudio «Gallo» Golinelli. (mi.mo.)

L”articolo completo è su «sabato sera» del 10 gennaio 2019

Nelle foto, da sinistra, Cristian «Cicci» Bagnoli con Claudio Golinelli, e la copertina del suo disco

«CC» è il nuovo disco di Cristian Bagnoli, in cui suona anche Claudio «Gallo» Golinelli
Cultura e Spettacoli 12 Gennaio 2019

Il cuoco e scrittore Marco Bianchi presenta il suo libro «La mia cucina delle emozioni». IL VIDEO

Giovedì pomeriggio alla Sala delle Stagioni di Imola tanta gente ha colto al volo l”occasione di vedere da vicino lo scrittore Marco Bianchi che, all”interno del ciclo di eventi organizzati da CooperAttivaMente in collaborazione con Sabato Sera, ha presentato il suo nuovo libro «La mia cucina della emozioni», un viaggio culinario fatto di piatti sani e in grado di stimolare, attraverso un’attenta e rigorosa scelta degli ingredienti, le emozioni umane e gli stati d’animo. (d.b.)

Nella foto (Isolapress): Marco Bianchi durante la presentazione del suo libro a Imola

Il cuoco e scrittore Marco Bianchi presenta il suo libro «La mia cucina delle emozioni». IL VIDEO

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