Cronaca

Cronaca 19 gennaio 2018

Gioco d'azzardo, mappati sul territorio i luoghi «sensibili» per le slot

Niente più sale da gioco e scommesse vicino a scuole, chiese, ospedali, impianti sportivi e centri di aggregazione. Dopo che lo scorso giugno la Regione Emilia Romagna aveva dato il via libera alle modalità applicative previste dalla legge regionale sul gioco d’azzardo patologico del 2013, ora il piano entra nel vivo per arrivare, seppur progressivamente, alla dismissione delle macchinette piazzate in quei locali che si trovano nel raggio di 500 metri (calcolati facendo il percorso più breve a piedi) dai cosiddetti luoghi «sensibili», ossia scuole, luoghi di culto, impianti sportivi, strutture residenziali o semiresidenziali in ambito sanitario o sociosanitario, strutture ricettive per categorie protette, luoghi di aggregazione giovanile ed oratori.

In queste ultime settimane, tutti i comuni dovevano completare la mappatura dei luoghi sensibili, un censimento necessario per stabilire quali e quanti esercizi commerciali che ospitano slot al loro interno dovranno adeguarsi. Come? Per le sale da gioco e scommesse la norma regionale prevede addirittura la chiusura, mentre per i locali (bar, ma anche edicole o altro) che hanno macchinette al loro interno è previsto il divieto di installazione di nuovi apparecchi e il divieto di rinnovo dei contratti tra esercente e concessionario alla loro scadenza.

Una piccola-grande rivoluzione che creerà nelle città delle ampie aree interamente slot free, quindi senza la presenza di apparecchi destinati al gioco, ma che è altresì destinata a far discutere e a generare qualche mal di pancia negli esercenti. Già la scorsa estate, infatti, alcune società di gioco e l’associazione Sapar (Servizi apparecchi per le pubbliche attrazioni ricreative) avevano presentato ricorso chiedendo la sospensione della norma regionale, ma il Tar di Bologna l’aveva respinto perché per i giudici «allo stato non sussiste il paventato danno attuale grave ed irreparabile».

Ora che le mappature realizzate dai singoli comuni si stanno delineando, la situazione potrebbe evolvere. Gli enti locali, infatti, adesso hanno sei mesi di tempo (quindi fino a giugno 2018) per comunicare i relativi provvedimenti di chiusura ai titolari delle sale da gioco e scommesse che ricadono nei famosi 500 metri di distanza dai luoghi sensibili. A quel punto, i titolari che intendono spostarsi più lontano dai luoghi sensibili per proseguire l’attività, potranno chiedere una proproga di ulteriori sei mesi (quindi fino a dicembre 2018). Agli esercenti che ospitano slot, invece, verrà vietata l’installazione di nuovi apparecchi e, parallelamente, dovranno dismettere le macchinette funzionanti quando scadrà il contratto che hanno in essere con i concessionari. Un escamotage che eviterà ai titolari dei pubblici esercizi di dover pagare penali molto salate in caso di recesso anticipato.

Nel nostro territorio, i due comuni che in questi anni si sono maggiormente distinti per il contrasto alla ludopatia sono Imola e Medicina, gli unici nei quali sono in vigore delle ordinanze che limitano l’orario di accensione delle slot (dalle 8 all’1 di notte a Imola, dalle 10.30 alle 21.30 a Medicina), mentre Castel San Pietro ha approvato soltanto un ordine del giorno su questo tema. «Vorremmo ridurre l’accesione entro la fine del mandato nel 2019, proponendo un orario uniforme a quello degli altri comuni» afferma l’assessore castellano alla Legalità, Fabrizio Dondi. Un modo per evitare che le persone si spostino da un comune all’altro per giocare.

A Imola i luoghi sensibili individuati con la mappatura sono 286, di cui 69 scuole, 87 luoghi di culto, 41 luoghi sanitari e di cura, 51 impianti sportivi e 38 centri di aggregazione. «Non abbiamo aggiunto altri luoghi sensibili, sebbene la legge ci desse questa facoltà – commenta l’assessora alla Legalità, Elisabetta Marchetti –. A Imola sono presenti oltre 400 apparecchi da gioco distribuiti in 91 locali, tra cui una decina di sale da gioco. Il data base nazionale “L’Italia delle slot” calcola che nel 2016 siano avvenute giocate per 70,32 milioni di euro, circa mille euro per abitante». Ora con la mappatura la situazione potrebbe cambiare. «Sicuramente, considerando il numero di luoghi sensibili individuati, molti esercizi commerciali rientreranno nel raggio dei 500 metri e dovranno adeguarsi – afferma la Marchetti –. L’obiettivo resta quello di contrastare il gioco d’azzardo, un ambito che ha costi sociali e sanitari molto alti».

L’assessora tiene a sottolineare che in dicembre «sono state approvate ulteriori misure di contenimento del fenomeno, contenute in un apposito regolamento che prevede, tra le altre cose, obbligo di informazione del divieto del gioco per i minori con cartelli appositi, divieto di esporre cartelli o immagini che pubblicizzino vincite avvenute e divieto di installazione di insegne, anche luminose o a luminosità intermittente, all’esterno delle attività commerciali». A queste si aggiunge «il vincolo di non procedere alla stipula di contratti di locazione o concessione di locali di proprietà comunale e di società controllate a favore di soggetti che intendano utilizzare tali immobili per aprire attività concernenti il gioco d’azzardo».

Per quanto riguarda i centri sociali, ad esempio, da tempo il Comune di Imola aveva inserito il divieto di installare slot tra le linee di indirizzo per il rinnovo delle convenzioni nel 2018. In questi anni c’è chi si è già adeguato e chi (Bocciofila, Campanella, La Stalla, Ponticelli, San Prospero, Sasso Morelli e Zolino) non ha ancora dismesso le slot. «Talvolta rescindere dai contratti in essere con i gestori comporta delle penali molto alte (si parla di cifre fino a 40 euro per ogni giorno di anticipo rispetto alla scadenza residua del contratto per ciascun apparecchio, ndr) – spiega la Marchetti –. Per questo, come accadrà per gli altri esercizi pubblici vicino ai luoghi sensibili, dovranno dismetterle alla scadenza del contratto in essere, anche se noi ovviamente ci auguriamo lo facciano prima».

In effetti, le penali da una parte e i mancati introiti legati alla presenza delle slot dall’altra, evidenziano la grande difficoltà in cui si potrebbero trovare alcuni esercizi commerciali nei prossimi mesi (o anni, se la scadenza dei contratti di gestione delle slot è più lunga). Lo sa bene l’assessore medicinese Valentina Baricordi che, guardando la mappatura dei 28 luoghi sensibili di Medicina (6 scuole, 6 luoghi di culto, 10 impianti sportivi, 4 luoghi sanitari e 2 di aggregazione), prevede cosa succederà nei prossimi mesi. «Praticamente tutti gli esercizi che hanno slot le dovranno dismettere – dice –. Abbiamo un’unica sala giochi, ma è nella zona artigianale, quindi non sarà interessata dal provvedimento, e stiamo verificando se vi ricadono o meno un bar e un tabacchi all’interno del centro commerciale Medicì. Nei comuni più piccoli la distanza dei 500 metri incide sicuramente in maniera maggiore. Da parte nostra c’è la consapevolezza, purtroppo, che per i commercianti la presenza delle slot rappresenta un’ulteriore entrata. Stiamo valutando la possibilità di proporre un’agevolazione sulla Tari per coloro che le hanno già dismesse e per quelli che lo faranno».

Castel San Pietro ha già definito con precisione quanti e quali esercizi commerciali dovranno adeguarsi alla normativa. Sul Sillaro, infatti, sono stati individuati 58 luoghi sensibili (4 centri di aggregazione, 4 strutture recettive per categorie protette, 13 luoghi di culto. 13 scuole, 19 impianti sportivi e 5 strutture in ambito sociosanitario). «Nel nostro territorio – spiega l’assessore Dondi -, abbiamo 26 locali con slot, tra cui due sale giochi e scommesse. Soltanto un paio sono a più di 500 metri dai luoghi sensibili. Gli altri dovranno adeguarsi e dismettere le slot, mentre le due sale giochi e scommesse dovranno chiudere o riaprire altrove».

gi.gi.

Gioco d'azzardo, mappati sul territorio i luoghi «sensibili» per le slot
Cronaca 19 gennaio 2018

Un nuovo box per autovelox sarà installato a Poggio Piccolo

Novità in arrivo nella zona industriale di Poggio Piccolo, frazione di Castel Guelfo. L’Amministrazione guelfese ha deciso di installare un nuovo box per autovelox lungo via Poggio, poco prima dell’intersezione con via dell’Industria, e fotograferà i veicoli che viaggiano in direzione di Castel Guelfo in un tratto nel quale c’è il limite dei 50 chilometri orari. Si tratta di un «armadietto» del tutto simile a quelli installati anche, ad esempio, a Medicina, Mordano e anche a Imola e nella vallata del Santerno. All’interno vi può essere inserito un autovelox mobile e sanziona solo in presenza di una pattuglia nelle vicinanze.

La scelta del Comune è stata presa in seguito al gravissimo incidente nel quale la scorsa estate ha perso la vita il motociclista Cristiano Lucchinelli, figlio dell’ex pilota Marco. Il centauro, che procedeva su via Poggio in direzione di Castel Guelfo, giunto all’altezza di via dell’Industria era entrato in collisione con una Land Rover Discovery, che proveniva dalla parte opposta e aveva iniziato la svolta a sinistra. «E’ una strada spesso percorsa a velocità elevata – motiva il vicesindaco, Claudio Franceschi -. Abbiamo già sostituito l’obbligo di precedenza con lo “Stop” su via dell’Industria ed entro fine gennaio installeremo il box velox. Abbiamo già ottenuto l’autorizzazione dalla Città metropolitana, proprietaria della strada. Puntiamo sull’effetto deterrenza». Anche per questo, le sanzioni vere e proprie scatteranno, con ogni probabilità, «soltanto in primavera».

Tra l’altro, Castel Guelfo non dispone di un proprio autovelox mobile da posizionare all’interno del box. «Lo avremo in prestito da Mordano oppure dagli altri comuni del circondario che fanno parte del Corpo unico di polizia municipale» afferma Franceschi. Tanto per rinfrescare la memoria, nel territorio del Comune di Castel Guelfo ci sono altri tre box velox. Due sono lungo via Nuova, mentre il terzo è stato posizionato nell’estate del 2014 lungo la via San Carlo, all’altezza della semicurva poco oltre lo stabilimento Tre Spighe, in direzione di Medicina.

Quest’ultimo, però, non è mai entrato in funzione perché ripetutamente «oscurato» con delle bombolette spray. «Vorremmo spostarlo più lontano dalla curva, in modo che sia più visibile – prosegue Franceschi -. Sempre nel 2018, vorremmo posizionare altri due box velox lungo via Stradone, anch’essa percorsa spesso a velocità elevata». Il primo obiettivo, però, è mettere in funzione il nuovo box velox lungo via Poggio. «Per evitare che venga vandalizzato, inizialmente installeremo una telecamera mobile che finora abbiamo utilizzato per controllare chi abbandonava i rifiuti» conclude il vicesindaco.

gi.gi.

Nella foto: un box sulla San Carlo

Un nuovo box per autovelox sarà installato a Poggio Piccolo
Cronaca 19 gennaio 2018

Cosa mangiano i bambini a scuola? Il Comune di Imola vara la Carta dei servizi

Anche la ristorazione scolastica ha la sua Carta dei servizi. Il documento, approvato dal Comune lo scorso 12 dicembre, sarà a breve pubblicato sul sito www.comune.imola.bo.it e distribuito alle famiglie i cui figli usufruiscono del servizio. «E’ la prima volta – sottolinea l’assessore alla Scuola, Giuseppina Brienza – che il Comune predispone una Carta dei servizi della ristorazione scolastica. In questo modo le famiglie possono avere tante notizie su come è organizzato il servizio, come viene erogato, il modo in cui si scelgono gli alimenti, la logica dei menu differenziati, i progetti di educazione alimentare. Questo con l’obiettivo di mettere più in evidenza ciò che si fa».

La Carta dei servizi mette nero su bianco anche alcune novità introdotte lo scorso anno dal capitolato di riferimento per la gara d’appalto del Servizio di ristorazione scolastica nei nidi, nelle scuole d’infanzia e primarie di Imola, Borgo Tossignano, Fontanelice, Casalfiumanese, Castel del Rio, per il triennio che termina il 31 agosto 2020. Ad aggiudicarsi l’appalto, del valore di quasi 12 milioni e 800 mila euro, è stato il raggruppamento temporaneo di imprese costituito dalla capogruppo Camst, dalla faentina Gemos ed Elior Ristorazione, con sede a Milano, ma presente in tutta Italia. Tra le novità introdotte, l’aggiunta di alimenti biologici certificati, l’introduzione di prodotti Dop e Igp (parmigiano reggiano, grana padano, mortadella di Bologna, prosciutto crudo di Parma o di Modena, squacquerone e pera Emilia Romagna). Banditi invece Ogm, olio di palma e grassi idrogenati.

Nelle scuole di Imola vengono serviti ogni giorno circa 3.200 pasti, per un totale annuo di circa 470 mila, consumati da alunni e insegnanti. Oltre al menu standard, le famiglie possono scegliere fra 11 diete speciali per motivi di salute, religiosi, etici o per convincimenti personali (dieta in bianco, senza maiale, senza carne, vegetariana, senza nocciole e frutta secca, senza latte e latticini, senza pomodoro, senza pesce, senza uovo, per celiaci e per diabetici). «E’ migliorata la qualità dei prodotti – dettaglia Elisabetta Battilani, la dietista che sceglie i piani alimentari – in virtù dell’offerta migliorativa fatta dalle ditte che hanno vinto la gara di appalto. Sono stati aggiunti ulteriori alimenti bio come i legumi e la frutta e sono aumentate le merende a base di prodotti freschi, non confezionati. Una grande conquista è stata l’introduzione in tutte le scuole dei carrelli che mantengono le temperature delle pietanze, attrezzature fornite dalle stesse ditte».

Rispetto a qualche anno fa anche il menu standard ha subito qualche modifica, per andare incontro ai gusti dei bambini. Come, ad esempio, le lasagne di lenticchie. «Ci siamo resi conto – spiega – che piacevano più agli adulti che ai bambini e avevamo tanti scarti. Il problema era nell’aspettativa: la parola lasagne evoca besciamella, ragù, parmigiano e pasta fatta a strati; una parte dei bimbi si sentiva ingannata. Inoltre, i bimbi preferiscono una cucina semplice e gusti “puliti”. Abbiamo scelto quindi di separare gli ingredienti e proporre le lenticchie da sole». Qualche anno fa c’erano state polemiche scaturite dallo scarso gradimento per i bastoncini di merluzzo. «Adesso vengono serviti solo una volta su cinque. Dagli ultimi due anni proponiamo anche filetti di platessa, halibut o nasello gratinato al forno, con doratura a base di uovo, pangrattato e farina di mais, che rende il tutto simile a una cotoletta fritta».

In cima alla classifica dei cibi più amati dei bambini, però, c’è un altro piatto. «Piace moltissimo l’hamburger di manzo con ketchup casalingo fatto con pomodoro, zucchero e aceto, servito con un panino al sesamo – conclude -. Molto gradito è anche il pane ai cereali, per la sua consistenza e fragranza. Prima veniva proposto solo una volta al mese e da quest’anno arriva in tavola tre o quattro volte al mese».

Nella foto: servizio ristorazione alla scuola d’infanzia Pambera di Imola

Cosa mangiano i bambini a scuola? Il Comune di Imola vara la Carta dei servizi
Cronaca 19 gennaio 2018

Discarica ferma, i rifiuti vanno al Frullo. Manara (ConAmi): “Massimo un mese o impatto sui costi'

La discarica Tre Monti è ferma, funziona solo nella parte relativa alla captazione e trattamento del biogas e per la gestione del percolato. Di fatto quanto compete al gestore per trent’anni una volta che un impianto del genere si satura e termina il conferimento dei materiali. Nel frattempo i rifiuti che buttiamo nei cassonetti ogni sera vengono portati dai compattatori fino al termovalorizzatore del Frullo a Granarolo dell’Emilia.

Questo è il risultato della sentenza della seconda sezione del Tar dell’Emilia Romagna che ha annullato il provvedimento della Giunta regionale sulla «Via del progetto per l’ampliamento della discarica Tre Monti: recupero volumetrico in sopraelevazione del 3° lotto nel comune di Imola». Il Tribunale amministrativo il 10 gennaio scorso ha accolto il ricorso di Wwf, Panda Imola e Legambiente Medicina e bocciato l’autorizzazione risalente a dicembre 2016 che aumentava la capienza della Tre Monti per ulteriori 375 mila tonnellate. Questo non solo ha annullato le potenzialità della discarica di accogliere altri rifiuti, ma ha portato anche a decadere le «autorizzazioni ambientali relative all”impianto» che erano contenute nello stesso provvedimento e che sono indispensabili per il funzionamento. Da qui la decisione del Comune di Imola di procedere immediatamente con un’ordinanza, in accordo con Arpae e Ausl, «per la messa in sicurezza» della discarica. Fatto ciò, il Comune si è poi messo alla finestra, limitandosi a dichiarare che per quel che riguarda il normale funzionamento della raccolta dei rifiuti «nulla cambierà sugli svuotamenti e sulla pulizia della città», in quanto da Regione ed Herambiente ha avuto «piena garanzia di assenza di disagi per la cittadinanza».

In pratica ha rimandato la palla nel campo della Regione competente per quanto riguarda la programmazione sui rifiuti. Così lunedì la Giunta dell’Emilia Romagna ha individuato i due impianti più vicini da utilizzare per i rifiuti del territorio che andavano alla Tre Monti: quelli dei dieci comuni dell’imolese sono stati indirizzati verso il Frullo, mentre quelli dell’area ravennate (Brisighella, Casola Valsenio, Castel Bolognese, Riolo Terme e Solarolo) al termovalorizzatore di Forlì. L’obiettivo dichiarato è “non accrescere i costi di smaltimento”. “La capacità di trattamento dei due impianti resta nel limite dei quantitativi massimi previsti e permette di garantire una efficace gestione della raccolta e dello smaltimento dei rifiuti urbani – ha precisato l’assessore regionale all’Ambiente Paola Gazzolo, alla quale fa capo la procedura annullata -. Il termovalorizzatore di Granarolo garantiva già lo smaltimento dei rifiuti trattati nell’impianto di Imola: si tratta quindi, in questo caso, della conferma di un flusso esistente che subirà solo un leggero e temporaneo incremento. Quanto alla sentenza del Tar, siamo al lavoro per valutare provvedimenti che ci consentano di dare attuazione al Piano regionale di gestione dei rifiuti». 

Stefano Manara, presidente del ConAmi, confida nella Regione ma chiarisce: «I camion compattatori devono andare direttamente alla stazione di scarico del Frullo e questo incide sui costi e sull’efficacia, non sono fatti per percorrere lunghe distanze. E’ difficile fare un calcolo, non c’è un costo aggiuntivo significativo né impatti per i cittadini se i tempi saranno ridotti, diciamo un mese. Sono convinto che la Regione farà quanto serve per poter riutilizzare la Tre Monti dal momento che la ritiene strategica».

Altri particolari su “sabato sera” del 18 gennaio 2018.

l.a.

Discarica ferma, i rifiuti vanno al Frullo. Manara (ConAmi): “Massimo un mese o impatto sui costi'
Cronaca 19 gennaio 2018

Il fondatore dell'Accademia pianistica Franco Scala è il vincitore del premio Vendome Award

Un riconoscimento alla carriera e alla vita. Il maestro Franco Scala ha compiuto 80 anni il 25 novembre scorso e sta raccogliendo (non solo da allora in verità) riconoscimenti per la prestigiosa opera che lo ha portato a fondare e dirigere l”Accademia pianistica internazionale di pianoforte.  L”ultimo premio che si è avuta notizia è il prestigioso Vendome Award 2017, assegnato a Scala alla luce della sua straordinaria carriera di didatta del pianoforte. La lettera indirizzata al maestro Scala, firmata dal presidente della giuria Max Ruegg, reca a motivazione «lo straordinario servizio reso al mondo musicale con l’individuazione di giovani talenti e la promozione della loro carriera».

Il premio Vendome è uno dei grandi concorsi pianistici riservati ai giovani. Fu istituito nel 2000 a Parigi per volontà di Alexis Gregory, editore svizzero che ha ricevuto onoreficienze in tutto il mondo per la sua attività imprenditoriale e che in Italia è Cavaliere al merito della Repubblica per la sua attività di promozione del Paese con le sue pubblicazioni.,Il Vendome fu vinto nella sua prima edizione da Alberto Nosè, uno dei talenti cresciuti agli Incontri col maestro di Franco Scala. Nel 2003 fu la volta di un altro pianista cresciuto alla Rocca di Imola, Giuseppe Albanese.  Oltre ai premi ai giovani talenti i Vendome Awards premiano ogni anno personalità di spicco nell’ambito della gestione musicale, che si sono specializzate nel contribuire in modo sostanziale allo sviluppo di giovani straordinari talenti.

Nella foto: il maestro Franco Scala

Il fondatore dell'Accademia pianistica Franco Scala è il vincitore del premio Vendome Award
Cronaca 19 gennaio 2018

Il 2017 da record dei musei imolesi è stato festeggiato con Vittorio Sgarbi

Il 2018 dei musei imolesi è cominciato con la visita di Vittorio Sgarbi alla mostra «Ricerche di Stile» allestita a Palazzo Tozzoni e che terminerà il 28 febbraio con il contributo della Fondazione Cassa di risparmio di Imola. Il noto critico d”arte ha sancito con la sua presenza il successo dell”affluenza ai musei italiani, grazie anche alle politiche del ministero dei Beni Culturali, che anche a Imola ha avuto riscontro con 32.867 visitatori che hanno visitato i musei civici nel 2017, oltre 6 mila in più rispetto all”anno precedente. A Imola meritano di essere ricordate le numerose proposte rivolte ai bambini, l”ingresso gratuito ai musei la domenica mattina per i residenti, l”apertura estesa della Rocca Sforzesca che resta il sito più visitato da italiani e stranieri.

Nella foto: Vittorio Sgarbi alla mostra «Ricerche di stile» vista da quasi 4.000 visitatori

Il 2017 da record dei musei imolesi è stato festeggiato con Vittorio Sgarbi
Cronaca 19 gennaio 2018

Accordo tra Imola e Bologna per Chirurgia generale e senologica. Jovine opera a Imola

Presentazione ufficiale per i due nuovi accordi tra l”Azienda usl di Imola, Bologna e Azienda ospedaliera Sant’Orsola per lo sviluppo integrato delle attività di Chirurgia generale e Chirurgia Senologica. In sostanza Elio Jovine dell’Ausl di Bologna guida l”unità operativa interaziendale di Chirurgia generale e d’urgenza dell”Ausl di Imola e Bologna, mentre la struttura complessa di Chirurgia generale e della Mammella del Policlinico bolognese, diretta da Mario Taffurelli, diviene interaziendale integrandosi con la Breast Unit dell’Ausl di Imola. Le due reti cliniche sono operative dall’1 gennaio e un primo passo concreto c”è stato il 9 gennaio con il primo intervento eseguito da Jovine a Imola su un uomo di 63 anni di resezione per via laparoscopica dello stomaco. Il paziente è già stato dimesso.

La notizia era stata anticipata a novembre, in occasione dell”iniziativa all’Osservanza con l”assessore regionale Sergio Venturi sul futuro del sistema sociosanitario imolese in ambito metropolitano . Questi due accordi si affiancano alle sei reti cliniche interaziendali già avviate, previste dalla programmazione sanitaria della Conferenza socio sanitaria metropolitana.

L’attività di Chirurgia generale e senologica dell’Ausl di Imola fino alla fine del 2017 vedeva la presenza di una struttura semplice interaziendale di Chirurgia generale guidata dal Daniele Antonio Pinna del Sant”Orsola e di una struttura semplice dipartimentale di Chirurgia senologica sotto la responsabilità di Paolo Antonino Riccio. La fuoriuscita di entrambi i professionisti, l’uno per l’assunzione di un incarico all’estero e l’altro per pensionamento, è stata l”occasione per la riorganizzazione presentata ieri dai tre direttori generali coinvolti, Chiara Gibertoni (Ausl Bologna), Antonella Messori (Aosp) e Andrea Rossi (Ausl Imola).

“In linea generale – hanno dichiarato i direttori generali -, si tenderà a coniugare la ricerca della prossimità cioè la struttura ospedaliera più vicina alla residenza del paziente con le competenze ed i servizi accessori in grado di offrire le cure con il minor rischio possibile”. Questo significa che i medici dal capoluogo si sposteranno a Imola per eseguire interventi e integrare i medici all”interno di equipe allargate, mentre i pazienti dell”area imolese saranno indirizzati a Bologna per interventi più rischiosi o complessi che richiedano un approccio multidisciplinare.

Le competenze specialistiche di alto livello saranno disponibili presso tutte le strutture delle aziende, grazie alla mobilità dei professionisti e alla realizzazione di percorsi di collaborazione multidisciplinari. Gli accordi dovranno assicurare anche l”ottimizzazione nell’utilizzo delle tecnologie e lo sviluppo dei percorsi diagnostico-terapeutici aziendali ed interaziendali.

L’accordo con l”Ausl di Bologna prevede, oltre alla collaborazione per l’attività chirurgica tradizionale programmata e di urgenza, il potenziamento della chirurgia mini-invasiva per sviluppare nuove tecniche e riconvertire così parte delle attività svolte oggi con tecnica tradizionale. Infatti, la Chirurgia diretta da Jovine al Maggiore è sede di uno dei principali centri italiani per volumi di attività nel campo della chirurgia mini-invasiva e laparoscopica (con questa tecnica si realizzato il 45% degli interventi di chirurgia epatica, il 20% di chirurgia pancreatica e l’83% di tutte le resezioni coliche sia in ordinario che d’urgenza). L’accordo prevede che l’attività per le patologie più frequenti (colon, stomaco e  surreni) sia svolta presso la sede di Imola attraverso gruppi multidisciplinari comuni per patologia oncologica, mentre le patologie neoplastiche più complesse, meno frequenti, quale epatico-biliare e pancreas, saranno centralizzate al Maggiore.

Per quanto riguarda la Chirurgia senologica il team dei chirurghi (tre del Sant’Orsola, due di Imola, oltre al direttore) ruoterà sulle due sedi: gli interventi di routine saranno svolti sia a Imola che a Bologna, per garantire alle pazienti la maggior vicinanza alla propria residenza, mentre al Sant’Orsola saranno svolti gli interventi che richiedono la collaborazione con chirurghi di altre unità operative, come la chirurgia plastica per le ricostruzioni più complesse o di ginecologia oncologica. Si integreranno fra di loro i meeting multidisciplinari per decidere il tipo di trattamento pre e postoperatorio. Il personale rimarrà invariato nelle due sedi. Grazie all’integrazione sarà sviluppato un unico percorso diagnostico terapeutico e assistenziale tra le due Aziende, saranno sviluppati progetti di ricerca congiunti e sarà esteso il database europeo utilizzato al Sant’Orsola con l’obiettivo di includere anche Imola, entro 12 mesi, nella certificazione europea Eusoma ottenuta dal Policlinico di Bologna già nel 2012. Gli interventi realizzati ad Imola nel 2016 sono stati 204, di cui 151 per neoplasia maligna. In Italia il cancro della mammella – con 50 mila nuovi casi e 13 mila decessi all’anno – è la principale causa di morte nei tumori della donna. (l.a.)

Nella foto Elio Jovine, Chiara Gibertoni, Andrea Rossi, Antonella Messori e Mario Tuffarelli

Accordo tra Imola e Bologna per Chirurgia generale e senologica. Jovine opera a Imola
Cronaca 19 gennaio 2018

Su 'sabato sera' in prima pagina oggi

Oggi esce in edicola il nuovo numero di sabato sera e, per tutti i lettori, abbiamo preparato un breve riassunto di ciò che troveranno in prima pagina.

A Imola si parla di rifiuti, la sentenza del Tar sulla sopraelevazione ha bloccato tutta l”attività la discarica dei Tre Monti; i rifiuti vanno al termovalorizzatore ma c”è il rischio di un aumento dei costi. Intervista alla nuova segretaria del sindacato Cgil, Mirella Collina, in attesa del congresso. Nei giorni scorsi è stato presentato il progetto preliminare del nuovo centro sociale «Giovannini» nel quartiere Marconi. Sapete cosa i mangiano i nostri bimbi nelle mense scolastiche? Il Comune ha pubblicato la prima Carta dei servizi. Infine il calcio, con il segretario della Spal Stefano Salis che, in pratica, è l”unico “imolese in serie A”.

A Medicina il tema caldo è il progetto da un milione di euro per costruire una nuova palestra nelle scuole «Simoni», mentre è terminata la struttura in legno di via Flosa. Castel San Pietro ha visto arrivare sul territorio l”azienda Robopac che ha già messo in piedi un accordo di collaborazione con la Sacmi. Nello sport spazio al rally e alla castellana Giulia Maroni che è presente alla Dakar 2018, mentre in agosto tornerà a correre in Malesia. Ad Ozzano, infine, il basket sarà protagonista con il derby di C Gold tra Flying Ozzano e Castel Guelfo.

Sabato sera due si apre con due pagine dedicate alle ricette con frutta e verdura di stagione. All”interno anche l”intervista al giornalista e scrittore Paolo Rumiz che presenterà il suo nuovo libro all”Accademia pianistica. Passando alla musica il maestro Franco Scala ha ricevuto il prestigioso premio Vendome Award 2017. Iinfine, su Rai5 andrà in onda un concerto con il flautista imolese Massimo Mercelli.

Nella foto: le prime pagine di sabato sera

Su 'sabato sera' in prima pagina oggi
Cronaca 19 gennaio 2018

Un progetto del Gruppo Hera fornirà energia pulita all'azienda bolognese Bio-on

E” nata una nuova collaborazione sul territorio del circondario tra due aziende leader nei rispettivi settori. Parliamo della bolognese Bio-on, numero uno nelle tecnologie per la chimica eco-sostenibile e del Gruppo Hera che, insieme, hanno stipulato un accordo per la fornitura di energia pulita grazie alla realizzazione e alla gestione di un nuovo polo tecnologico-energetico che conterrà un innovativo impianto di trigenerazione.

L”impianto avrà una potenza pari ad 1 MW elettrico, due caldaie a vapore, due gruppo frigo industriali ad alta efficienza ed un moderno impianto di trattamento dell’acqua. Il risparmio energetico generato è di oltre 800 tep all’anno, equivalente ad una riduzione di CO2 pari all’assorbimento annuale di un bosco di 320 ettari oppure pari all’eliminazione di 810 auto a gasolio dalle strade delle nostre città. «Per una società come la nostra, che fa di innovazione e sostenibilità due degli assi portanti – ha spiegato Giorgio Golinelli, Amministratore Delegato di Hera Servizi Energia – la collaborazione con Bio-on è la rappresentazione di una naturale comunione di intenti e di una convergenza di vedute. Con questo accordo possiamo fornire un’ulteriore impronta green a un progetto che mira a cambiare il mondo delle eco-plastiche. Settore nel quale, peraltro, Hera è da tempo in prima linea per favorire la transizione verso un modello di economia circolare, che estenda la vita di materie prime e risorse attraverso il riciclo, il riuso e una maggiore durata dei prodotti».

L’intesa pluriennale comprende un investimento complessivo da parte di Hera Servizi Energia pari a 2,4 milioni di euro ed interesserà il nuovo impianto per la produzione di biopolimeri innovativi che Bio-on sta costruendo a Castel San Pietro. Lo stabilimento, per cui è servito un investimento di 15 milioni, verrà inaugurato entro metà 2018 e permetterà di dare lavoro a circa 40 persone. Sorgerà su un’area di 30.000 mq, di cui 3.700 coperti e 6.000 edificabili, e avrà una capacità produttiva di 1.000 tonnellate all’anno espandibile a 2.000. L”accordo permetterà alla nuova fabbrica d”avere a disposizione energia elettrica prodotta ed autoconsumata, energia termica sotto forma di vapore ed energia frigorifera. «Siamo estremamente soddisfatti di questo accordo – spiega Marco Astorri, Presidente Ceo di Bio-on S.p.A. – perché ci consente di aumentare e completare la sostenibilità industriale del nostro nuovo impianto produttivo. Abbiamo scelto di non sottrarre terreno all’agricoltura rigenerando uno stabilimento in disuso e con Hera aggiungiamo una forte impronta Green nell’utilizzo dell’energia per produrre un bio polimero come Minerv Phas sostenibile e completamente biodegradabile in natura».

Nella foto: l”azienda Bio-on

Un progetto del Gruppo Hera fornirà energia pulita all'azienda bolognese Bio-on
Cronaca 19 gennaio 2018

Dopo 35 anni il negozio di biancheria per la casa Landi cambia gestione

Per Gabriella e Alberto Landi il 31 dicembre non si è chiuso solo l’anno, ma anche il lungo capitolo della loro vita lavorativa, fianco a fianco dietro il bancone del negozio che porta il loro cognome. Dopo 35 anni di attività, Landi a Imola vuol dire ormai biancheria per la casa. E, va precisato, così sarà anche in futuro, dato che nei prossimi mesi subentrerà una nuova gestione che continuerà a vendere gli stessi articoli sotto la stessa insegna.

Poco prima di Natale, abbiamo incontrato i coniugi nel loro negozio e fra una richiesta e l’altra di chi era in cerca degli ultimi regali, ci hanno raccontato la loro storia di commercianti, attraverso i mille cambiamenti che in questi decenni hanno rivoluzionato il modo di vendere. Ma non il loro. Fedeli alla tradizione, hanno sempre mantenuto il rapporto diretto con i clienti, ascoltandone le richieste e cercando di soddisfarle al meglio. Al momento del conto, la signora Gabriella si appoggia sul bancone per fare ancora, come ormai più nessuno fa, la somma a mano senza l’ausilio di calcolatrici. Un’immagine quasi d’altri tempi. «La decisione è stata presa non per mancanza di clienti, ma per raggiunti limiti di età» precisa lei, con tono al tempo stesso compassato e ironico.

In realtà, i limiti sono stati anche oltrepassati, dato che il marito Alberto ha già (pur non dimostrandoli) 85 anni e ancora dà una mano alla moglie a servire la clientela. «Abbiamo cominciato a vendere biancheria per la casa prima a domicilio – spiega lei -. Mio marito era rappresentante della Zucchi e Bassetti, io gli davo una mano. Abbiamo aperto il nostro primo negozio specializzato nella vendita al dettaglio di biancheria nel 1982, nei locali davanti alla rocca oggi occupati dalla banca Bcc. Nel 2001 ci siamo trasferiti qui».

La forma curiosa dello stabile ci spinge a saperne di più e qui prende la parola il signor Alberto: «Questo una volta era uno stallatico, dove venivano “parcheggiate” le bestie quando si veniva in città. Prima era di proprietà della Cti». All’esterno, accanto alla porta di ingresso, mostra l’ultimo anello rimasto, a cui si legavano le briglie. «L’ho tenuto – dice con una battuta – perché può far comodo: qualche asino in giro c’è ancora…». Con l’indice punta le grandi arcate al primo piano. «Lì c’era il fienile» aggiunge. Nella campata centrale per anni c’è stato un cavallino a dondolo. «Era quello di mia figlia Tiziana – spiega – l’avevo poggiato lì e stava bene, in tanti si fermavano a guardarlo». Oggi, invece, tra le confezioni di lenzuola e asciugamani ci sono i giocattoli della nipotina Beatrice, di due anni. «E’ sempre qui con noi – dice la nonna -. Anche lei è cresciuta in bottega come le nostre due figlie, Raffaella e Tiziana, che hanno preso strade diverse e quindi non proseguiranno l’attività».

Per la famiglia Landi la bottega è stata un po’ una casa, anche se quella vera si trova a pochi metri di distanza, ma anche una passione alimentata dal quotidiano contatto con il pubblico. «I miei cugini di primo grado erano i proprietari del cinema Centrale – racconta Alberto, la cui famiglia, originaria di Ponticelli, si è trasferita a Imola dopo la guerra -. Da ragazzino li aiutavo a pulire la sala, poi con i miei familiari ho cominciato a produrre in proprio varichina e soda Solvay, grazie a un brevetto nostro». Dopo una parentesi di un paio d’anni all’Eni, Alberto è tornato al commercio, questa volta di bevande, assieme alla moglie Gabriella. «Siamo andati avanti per una decina d’anni – continua – proprio in questi locali dove ci troviamo oggi. Era un lavoro più pesante rispetto a questo, dato che dovevo sempre caricare e scaricare cassoni di acqua minerale. In quel periodo abbiamo avuto fino a 11 dipendenti. Poi abbiamo ceduto l’attività, che nel tempo è diventata Imola bevande».

Il passaggio dalle bottiglie alle tovaglie è stato casuale. «Su un giornale abbiamo visto un’inserzione: Zucchi e Bassetti stavano cercando un rappresentante e così mi sono presentato» conclude Alberto. Una scelta risultata vincente, come testimoniano i 35 anni di lavoro appena conclusi. La foto che ritrae marito e moglie dietro il bancone nell’ultimo giorno di lavoro sembra quasi parlare per loro. E tradisce la trattenuta commozione di quell’istante.

Nella foto: i coniugi Alberto e Gabriella Landi, nel 2001, mentre riordinano il negozio prima del trasferimento nella nuova sede

Dopo 35 anni il negozio di biancheria per la casa Landi cambia gestione

Seguici su Facebook

ABBONATI AL SABATO SERA

Font Resize
Contrast