Cronaca

Cronaca 11 Settembre 2019

Dopo la nascita del Governo giallo-rosso parlano i dirigenti locali delle tre forze che lo sostengono

Riguardo alla nascita del nuovo Governo giallo-rosso, oltre al senatore dem Daniele Manca, ex sindaco di Imola, il nostro settimanale ha interpellato anche altre personalità del territorio appartenenti alle tre forze politiche che hanno dato vita al nuovo esecutivo per avere una loro opinione, per capirne il livello di condivisione e, in prospettiva, le possibili ricadute sulle Amministrazioni locali.

Si tratta dell’ex sindaco di Imola ed ex deputato Massimo Marchignoli, per Liberi e uguali. Dei sindaci dei tre maggiori Comuni del Circondario imolese: Manuela Sangiorgi (M5S) per Imola, Fausto Tinti (Pd) per Castel San Pietro e Matteo Montanari (Pd) per Medicina. Dei capigruppo consiliari di Imola Simone Righini (M5S) e Roberto Visani (Pd), di Castel San Pietro Francesca Marchetti (Pd) ed Elisa Maurizzi (M5S), di Medicina Cristian Cavina (M5S), di Borgo Tossignano Sara Manzoni (M5S). Del consigliere regionale dem Roberto Poli, del segretario della Federazione Pd di viale Zappi Marco Panieri e degli esponenti dem Pierpaolo Mega, Selena Mascia e Raffaello De Brasi, questi ultimi rappresentanti locali di mozioni presentatesi in occasione dell’ultimo congresso nazionale del Partito democratico.

Abbiamo inviato tre domande uguali per tutti. Sul «sabato sera» di domani le risposte di chi ha raccolto l”invito del nostro settimanale.

L”appuntamento in edicola e nelle buchette degli abbonati!

Nella foto il presidente del Consiglio Giuseppe Conte in parlamento

Dopo la nascita del Governo giallo-rosso parlano i dirigenti locali delle tre forze che lo sostengono
Cronaca 11 Settembre 2019

Una serata sulla sanità alla sala Bcc di Imola con proiezione del film «La città che cura» e dibattito

In quale direzione andare per progettare la futura Casa della Salute di Imola e Mordano? Per approfondire questo tema l’Azienda usl di Imola ha organizzato una serata, nell’ambito del percorso partecipativo sviluppato nei mesi scorsi con il progetto “ImolainSalute. Una casa per il benessere e benestare della comunità”, che vede la collaborazione dell’ASP Circondario Imolese e il contributo della Regione Emilia-Romagna (legge regionale 15/2018 – bando 2018). L”appuntamento è per stasera alla sala Bcc Cinema Centrale di Imola, a partire dalle 20.

Il programma prevede la proiezione del film documentario “La città che cura”, nel quale si raccontano la nascita e lo sviluppo del modello terapeutico e socio assistenziale, unico in Europa, nato alla fine degli anni ’90 a Trieste e ancora oggi applicato nel quartiere periferico di Ponziana. Il progetto si basa sulle cosiddette “microaree” e si propone di migliorare la qualità della vita degli abitanti di alcuni rioni “a rischio”, caratterizzati dalla rilevante presenza di case popolari e nei quali si registrava una forte concentrazione di disagio sociale, puntando sul coinvolgimento attivo della cittadinanza e del settore non profit (associazioni, volontariato, cooperazione sociale). Il film è diretto dalla regista triestina Erika Rossi e ha ricevuto numerosi riconoscimenti: è infatti vincitore della Borsa di Sviluppo Premio Solinas Documentario per il Cinema 2017 ed è stato inserito nella sezione Documentari fuori concorso della 30° edizione del Trieste Film Festival.

Dopo la proiezione, spazio al dibattito al quale parteciperanno la regista e alcuni operatori dell’Azienda sanitaria triestina coinvolti nel progetto, come Carlo Rotelli, medico responsabile del servizio di Cure ambulatoriali e domiciliari e Federica Sardiello, infermiera referente della microarea di “Cittavecchia” e “San Vito/Salus”. Si farà inoltre il punto su “ImolainSalute”, prima fase del percorso che dovrà portare alla costituzione della Casa della Salute di Imola e Mordano. (r.cr.)

L”immagine è tratta dalla locandina ufficiale del film «La città che cura»

Una serata sulla sanità alla sala Bcc di Imola con proiezione del film «La città che cura» e dibattito
Cronaca 10 Settembre 2019

Chiude la Lagosteria a Castel San Pietro: troppe spese dopo l'incendio. Polemica social tra gestori e Comune

Pessime notizie per la Lagosteria, “l’osteria dei ragazzi speciali” di Castel San Pietro, e per i suoi clienti affezionati. Domenica prossima la serranda del locale sulle rive del Laghetto Scardovi si abbasserà definitivamente.
«Non abbiamo più la forza economica di resistere – si è sfogato Andrea Grillini, uno dei due titolari, attraverso un post pubblicato sul proprio profilo Facebook, nel primo pomeriggio di ieri –. E sarebbe infattibile comunque, visto che sta arrivando il freddo e non si può lavorare con una cucina esterna. Venerdì facciamo la festa (annullata venerdì scorso a causa del maltempo, ndr), domenica sera l’aperitivo di chiusura, poi smontiamo tutto, e grazie e arrivederci».

Le ragioni del locale
La decisione arriva dopo sei mesi di grandi difficoltà seguiti al furto e all’incendio doloso che la Lagosteria ha subito il 18 marzo scorso. «Dopo i primi attestati di solidarietà, avevamo solo una scelta: riaprire il prima possibile – ripercorre la vicenda Grillini –. Ci facciamo fare il preventivo per una cucina da campo dopo appena tre giorni. Il Comune viene a visionare il danno, ci garantisce che entro un partiranno i lavori e quindi, visto il costo elevato di una cucina da campo a noleggio, decidiamo di aspettare. Dopo vari solleciti non accade nulla, e decidiamo di montare la cucina da campo e riaprire il 25 aprile».
La Lagosteria nomina un ingegnere strutturale, che concorda sulla demolizione del tetto del magazzino, ed effettua le prove strutturali richieste dal Comune, nell’attesa dell’incontro con i liquidatori delle assicurazioni, fissato per il 27 giugno. Incontro che non va assolutamente come sperato: «Si trova l’accordo per il 90% del danno richiesto e accettiamo – spiega il titolare –. Ma tra le spese non riconosciute ci sono le prove di carico fatte da noi ma richieste dal Comune (2.600 euro), i costi dell’ingegnere per progetti di ristrutturazione coperti solo in parte, e gli affitti che invece di essere annullati sono stati sospesi e a fine settembre li dobbiamo versare».
Non finisce qua: «Intanto le assicurazioni chiedono al Comune di comunicare chi fa i lavori – aggiunge Grillini –. A oggi, dopo due mesi e mezzo, il Comune deve ancora mandare quella comunicazione. Peccato perché dentro a quel rimborso, oltre ai soldi per i lavori, ci sono i nostri soldi di tutte la roba bruciata che abbiamo dovuto ricomprare per riaprire l’attività».
Lo sfogo è anche un dito puntato contro l’Amministrazione: «Ci avete lasciato cinque mesi con una cucina da campo che costa un occhio della testa, che ci ha svenati – attacca il titolare –. Vi avevo chiesto se ci potevate dare in prestito un tendone della Festa dell’unità per risparmiare un po’ sul noleggio, anche li ci avete detto di no».

La risposta del Comune
Non si fa attendere la risposta dell’Amministrazione: «Il contratto con cui la Lagosteria (il locale è di proprietà comunale, ndr) è stata affidata in gestione all’associazione temporanea di imprese Agi Centro Studi, di cui Grillini è capofila, il 7 giugno dello scorso anno non lascia alcun dubbio: il concessionario subentra in toto al concedente – precisa Fausto Tinti, primo cittadino di Castel San Pietro -, quindi il ripristino dei locali è completamente a carico del concessionario» anche se accade un caso eccezionale come un incendio.
Fatta questa premessa, secondo Tinti il Comune ha comunque dimostrato attenzione al problema e disponibilità a risolverlo: «Prima sospendendo il pagamento del canone di locazione fra il 26 marzo e la fine di settembre, per non gravare ulteriormente sulle spese che il concessionario doveva sostenere, poi mettendo in campo anche la propria polizza assicurativa per riuscire a coprire interamente i costi, in quanto quella del concessionario non lo consentiva». Due interventi che, secondo il contratto, «non erano neanche dovuti» rivendica il sindaco. «Abbiamo, però, delle tempistiche da rispettare che sono diverse da quelle dei privati – ricorda Tinti -. In quanto ente pubblico, ad esempio, non possiamo fare niente fino a quando le due compagnie di assicurazione non ci garantiscono che le spese sono completamente coperte».
Per Tinti anche un “sassolino nella scarpa” dopo la sparata sul social network del gestore: «Mi sarei aspettato che mi interpellasse, prima. E’ venuto spesso in Comune per parlare con gli uffici, ma l’ultima volta che mi ha contattato è stata il 6 agosto». (lu.ba.)

Fotografia tratta dalla pagina Facebook della Lagosteria

Chiude la Lagosteria a Castel San Pietro: troppe spese dopo l'incendio. Polemica social tra gestori e Comune
Cronaca 10 Settembre 2019

Vendono droga a minore, arrestate due persone

Il tentativo di vendere marijuana a un minorenne si è concluso con un”accusa per spaccio di sostanze stupefacenti in concorso e con l”arresto per un 20enne italiano e un 28enne marocchino, entrambi domiciliati a Imola.
A notare che due malviventi stavano vendendo un involucro sospetto a un giovane che si era avvicinato con delle banconote in mano sono stati i Carabinieri del Nucleo operativo radiomobile della Compagnia di Imola, nel corso di un servizio antidroga che stavano effettuando in piazza Michelangelo Buonarroti, nelle vicinanze di un complesso scolastico, ieri mattina.
All’interno dell’involucro, i militari hanno trovato 12,45 grammi di marijuana. Altri 89 grammi della stessa sostanza stupefacente sono stati trovati nascosti nella casa del 28enne marocchino.
Su disposizione della Procura della Repubblica di Bologna, i due malviventi sono stati portati nel carcere dell Dozza. (r.cr.)

Vendono droga a minore, arrestate due persone
Cronaca 10 Settembre 2019

«Al nido con la Regione», 100 mila euro a Castel San Pietro e 90 mila a Medicina per ridurre le tariffe degli asili

Anche i Comuni di Castel San Pietro Terme e Medicina, come Imola, hanno aderito alla nuova misura di sostegno alle famiglie per l’abbattimento delle rette degli asili nell’anno 2019-2020 denominata «Al nido con la Regione». Nel riparto dei 18 milioni di euro messi a disposizione dei Comuni dell’Emilia Romagna, a Castel San Pietro e Medicina ne spetteranno rispettivamente 100 mila e 90 mila euro. Si tratta di risorse vincolate esclusivamente all’obiettivo: ridurre o azzerare le rette di frequenza al nido e ai servizi integrativi per l’infanzia, sia pubblici che privati convenzionati. L’agevolazione si aggiunge a quelle già in essere, applicate nel nostro territorio grazie ai finanziamenti statali legati ai decreti attuativi della cosiddetta riforma della “Buona scuola” dei Governi Renzi e Gentiloni.

Per quanto riguarda Medicina, l’assessore alla Scuola, Dilva Fava, sottolinea che sono in corso i nuovi conteggi sulla base dei nuovi finanziamenti in arrivo dalla Regione. «Grazie al finanziamento statale le rette sono già state tagliate del 25% – spiega -. Ora, grazie a questa nuova opportunità regionale, riusciremo a rendere le rette ancora più leggere. Siamo estremamente contenti che l’Amministrazione della nostra Regione si dimostri attenta alle esigenze delle famiglie con provvedimenti concreti, come questo, che sono sicuramente molto utili per abbattere i costi del bilancio familiare». Dal Comune aggiungono, inoltre, che a chi non ha ancora presentato l”Isee (le iscrizioni a Medicina si basano sull”anno solare e quindi la maggioranza delle famiglie l”ha già presentata) sarà dato un tempo limite per produrre la dichiarazione. 

In riva al Sillaro, invece, c”è tempo fino al 30 settembre per presentare la domanda di agevolazione tariffaria, che dovrà basarsi su una dichiarazione Isee inferiore a 26 mila euro per avere diritto all”agevolazione. «Intendiamo distribuire alle famiglie l’intera somma disponibile, mantenendo le stesse fasce Isee adottate per il contributo statale – dice il sindaco Fausto Tinti -. L’entità dello sconto sulla retta sarà quindi definita in base alle domande che saranno presentate». Il Comune di Castel San Pietro invita ad acquisire prima possibile la necessaria attestazione Isee da trasmettere all’Unità operativa Infanzia e sostegno alla Genitorialità. Per informazioni e chiarimenti: Ufficio Scuola – Piazza Venti Settembre 3 – tel. 051 6954122-126 dal lunedì al sabato ore 8,30-12,30 e il giovedì anche ore 15-17,45. (r.cr.)

«Al nido con la Regione», 100 mila euro a Castel San Pietro e 90 mila a Medicina per ridurre le tariffe degli asili
Cronaca 10 Settembre 2019

Mostra scambio all'autodromo, sequestrati 1.500 prodotti contraffatti. Tre persone denunciate

Esattamente come già accaduto un anno fa (leggi la news), anche in occasione della mostra scambio organizzata dal Crame lo scorso weekend all”autodromo di Imola, i finanzieri imolesi hanno sequestrato oltre 1.500 prodotti contraffatti. Nello specifico, agenti in borghese hanno rinvenuto, presso tre stand, una serie di gadget e accessori di abbigliamento recanti i segni distintivi di note case automobilistiche e motociclistiche, tra cui «Ferrari», «Lamborghini», «Porsche», «Maserati», «Mercedes», «Jaguar«, «Vespa», «Harley Davidson», «Yamaha«, «Honda», «Kawasaki», «Ducati», «Aprilia» ed altri marchi registrati come «VR46» e «Adidas».

Grazie a  questa operazione, messa in campo per previnire e reprimere le violazioni in materia di tutela dei marchi e della sicurezza dei prodotti ed eseguite nell’ambito delle ordinarie attività di controllo sul territorio, è stato possibile denunciare alla Procura tre uomini con l”accusa di contraffazione e ricettazione. Si tratta di due 60enni, un laziale ed un toscano, e di un 30enne lombardo. I pezzi sequestrati, inoltre, come affermato dagli stessi finanzieri, si pensa avrebbero permesso ai malviventi di realizzare un illecito profitto per circa 10 mila euro. (d.b.)

Nella foto: il materiale sequestrato

Mostra scambio all'autodromo, sequestrati 1.500 prodotti contraffatti. Tre persone denunciate
Cronaca 10 Settembre 2019

Il consigliere comunale Fabiano Cavina lascia il Movimento 5 stelle e passa alla Lega

Storico militante del Movimento 5 stelle e presidente della commissione “Territorio e ambiente”, il consigliere comunale Fabiano Cavina abbandona i banchi della maggioranza per passare alla Lega.
L”annuncio arriva in una giornata molto significativa per la politica nazionale, con il voto di fiducia al Governo Conte bis in corso al Senato.

«Non rinnego nulla del mio passato di attivista e di convinto sostenitore degli ideali che hanno motivato le battaglie del M5S – spiega Cavina -, ma di fronte all”immobilismo amministrativo della Giunta imolese e all”indigeribile ‘patto delle poltrone’ che si è consumato a Roma, non posso che dire addio a un movimento che mi ha deluso e non mi rappresenta più».
E il passaggio al Carroccio è motivato dalla «certezza di poter ancora sostenere, a testa alta, le tematiche che mi hanno sempre visto in prima linea».

«Una decisione importante che porta un valore aggiunto alla Lega e al gruppo in Consiglio comunale», commentano Marco Casalini, segretario imolese del Carroccio, e il deputato Jacopo Morrone, segretario della Lega Romagna. (r. cr.)

Nella fotografia, Fabiano Cavina e Marco Casalini

Il consigliere comunale Fabiano Cavina lascia il Movimento 5 stelle e passa alla Lega
Cronaca 10 Settembre 2019

Il viaggio per l'ambiente dei ragazzi di Radioimmaginaria attraverso l'Europa e l'incontro con Greta Thunberg

«Bisogna creare le condizioni perché tutti possano seguire uno stile di vita e degli atteggiamenti che siano rispettosi e corretti verso l’ambiente». E perché ciò avvenga «bisogna dare l’esempio», «fare la propria parte». Per Ludo, speaker di Radio immaginaria, l’emittente web europea nata a Castel Guelfo, l’incontro con Greta Thunberg, la giovane attivista svedese per il clima ispiratrice del movimento «Fridays for future», avvenuto al vertice internazionale del movimento da lei ispirato tenutosi a Losanna ad inizio agosto, è solamente il primo passo di un impegno molto più ampio, che dovrà durare nel tempo. «Ho capito- dice – che sono fortunata ad aver vissuto questa esperienza, e che esperienze come questa dovrebbero poterle vivere tutti alla nostra età».

Durante l’incontro con Greta, i ragazzi italiani le hanno spiegato che erano diretti a Stoccolma, sua città natale, perché volevano capire da dove fosse partita la sua «rivoluzione verde», vedere la sua scuola, i luoghi dove è iniziatala protesta che ha cambiato per sempre il ruolo degli adolescenti nei confronti di ambiente e futuro. Un viaggio durato 26 giorni, occorsi per percorrere a bordo di un’Apecar classe 1970 i 4.852 chilometri che separano Castel Guelfo, ove si trova la sede nazionale del network radiofonico, da Stoccolma, la capitale della Svezia, attraversando parecchie nazioni. Dopo il nord dell’Italia (Emilia Romagna, Liguria e Piemonte) e la Francia (con sosta a Parigi), è stata poi la volta del Regno Unito (a Londra i ragazzi sono stati ospiti della Bbc). Nel contempo, un altro gruppo di speaker della radio ha incontrato Greta Thunberg al vertice internazionale di Losanna, in Svizzera. Tornati sul continente, hanno attraversato in successione Olanda, Belgio, Lussemburgo, Germania, Danimarca e, infine,la Svezia.

«Ho attraversato un’Europa che è alla portata di tutti – commenta la giovane speaker -, che per essere scoperta deve essere vissuta così, in prima persona, liberi di farsi la propria idea fermando persone, con la voglia di guardare, ascoltare, raccontare. E ho scoperto di essere orgogliosa di essere italiana e di essere europea». (l.b.)

L”articolo completo è su «sabato sera» del 5 settembre

Nella foto l”incontro con Greta Thunberg a Losanna

Il viaggio per l'ambiente dei ragazzi di Radioimmaginaria attraverso l'Europa e l'incontro con Greta Thunberg
Cronaca 10 Settembre 2019

Noi emigranti, la storia del castellano Paolo Mazzini ora chef di successo nella città giapponese di Yokohama

L’emigrazione dall’Italia per cercare fortuna altrove è un tema di grande attualità, ieri come oggi. Le storie moderne, ovviamente, differiscono da quelle di inizio Novecento, ma ad accomunarle vi è la spinta verso un cambiamento in meglio, ovunque sia. L’essere umano, del resto, è da sempre un animale che migra in cerca di condizioni di vita migliori.

Partito nel 1996 da Castel San Pietro Terme alla volta di Perth, la capitale dell’Australia occidentale, per imparare l’inglese, l’allora venticinquenne Paolo Mazzini non ha mai fatto ritorno. Grazie alla formazione come cuoco conseguita all’istituto alberghiero di Riolo Terme e alle precedenti esperienze maturate in Italia, per lui trovare lavoro all’estero non è stato difficile perché, come è noto, la cucina italiana è molto apprezzata pressoché ovunque nel mondo. Oggi il castellano vive in Giappone, a Yokohama, dove si è trasferito dopo due anni dalla prima partenza. «In Giappone ci sono ottimi ristoranti italiani – racconta -. Io ho lavorato come chef in diverse cucine, fra cui all’International hotel di Yokohama per otto anni. Poi nel 2012 sono stato coinvolto nella nuova apertura del ristorante Leone Marciano (il leone di San Marco), sempre a Yokohama, e insieme al titolare giapponese mi sono occupato di tutto, dall’arredamento ai menù proposti, che spaziano nella cucina italiana, da nord a sud. Produciamo tutto noi, dalla pasta fresca rigorosamente al matterello al pane, dai grissini alla focaccia, dai dolci al gelato».

Alcuni piatti del menu? Strozzapreti romagnoli alla salsiccia e tagliatelle alla bolognese, bagnacauda e trippa alla romana, secondi di terra e di mare ma anche formaggi. Fra i dolci tiramisù e cassata siciliana. Non manca il caffè espresso, servito per 500 yen, circa 4 euro. Un menù completo costa una sessantina di euro bevande escluse (i vini della carta sono ovviamente italiani). «Il mio sogno nel cassetto è quello di aprire una piccola trattoria come quelle bolognesi di una volta – racconta – dove l’oste si sedeva con gli ospiti per chiacchierare fino a tarda notte. Qui in Giappone la burocrazia è molto più semplice di quella italiana e magari in futuro potrebbe capitare la giusta occasione». Per il momento Mazzini non pensa all’Italia, se non talvolta per le vacanze. «Magari un giorno, quando sarò vecchio – conclude -, potrei anche decidere di tornare». (mi.mo.)

Noi emigranti, la storia del castellano Paolo Mazzini ora chef di successo nella città giapponese di Yokohama
Cronaca 9 Settembre 2019

L'ex assessore Raffini sullo sviluppo del territorio: «No consumo suolo zero a priori, ma valutare caso per caso»

Nelle scorse settimane abbiamo ricevuto in redazione una lettera in cui si esponeva il caso di un grande gruppo italiano intenzionato a costruire un nuovo stabilimento a Imola, creando così decine di posti di lavoro, e che si è visto bocciare il progetto dall’Amministrazione comunale in virtù del principio del consumo di suolo zero. «Il sindaco di Castel San Pietro, molto acuto – puntualizza la lettera – ha preso la palla al balzo e, udite udite, ha invitato l’azienda a costruire a Poggio. Terribile perdita per Imola». Dopo aver appurato che quanto sostenuto dal nostro lettore corrisponde al vero (ma i diretti interessati preferiscono non intervenire in merito), ci siamo trovati ancora una volta di fronte alla questione dell’effettiva attrattività del territorio imolese per le imprese che intendono insediarsi o ampliarsi qui.

Proprio per cercare di arginare il problema, l’ex assessore allo Sviluppo economico Pierangelo Raffini nel maggio 2016 aveva dato avvio al progetto Manufacturing zone restart, che metteva in campo una serie di facilitazioni per gli investitori. In questo modo una decina di imprese hanno scelto di puntare su Imola: Teapak, Medi-Care Solutions e Label-Aire, per citare le principali. Abbiamo incontrato Raffini, che oggi si occupa di sviluppo del business per la società di innovazione tecnologica Antreem, nella torre direzionale verde-nera Top code,da cui con lo sguardo si abbraccia tutta la zona industriale imolese.

Raffini, è possibile conciliare lo sviluppo economico-produttivo di un territorio con il principio del consumo zero di suolo?
«A mio parere, non bisogna basarsi sul preconcetto del consumo di suolo zero. Imola è già di per sé una città molto verde. Un conto è chiedere di utilizzare 20 mila metri quadri di terreno per farci un piazzale dove parcheggiare dei camion. In questo caso anch’io sono contrario, perché un investimento di questo tipo non porta sviluppo economico, ma solo svantaggi dal punto di vista ambientale. Quando però ci sono imprese che vogliono espandersi, a fronte di un piano industriale che prevede l’assunzione di decine di persone, bisogna essere realisti. Occorre valutare caso per caso. In un momento come questo, non ci si può permettere il lusso di dire dei no a priori. Io sono il primo a non volere consumo di suolo; da assessore avevo anche la delega all’Agricoltura, vengo da quel mondo, è importante che una parte del territorio rimanga agricola, ma in queste situazioni bisognerebbe usare il bilancino. “Cum grano salis”, come dicevano gli antichi. Magari si possono siglare degli accordi “do ut des”, che impegnino l’azienda a rendere verde un’altra zona».

L’utilità del progetto Manufacturing zone è stata riconosciuta anche dall’attuale Amministrazione, che ha scelto di mantenerlo, nonostante la tendenza a dare un taglio netto a tutto quanto fatto dai predecessori…
«Con l’attuale assessore Patrik Cavina il confronto è stato sempre onesto. Non voglio dare consigli a chi oggi amministra, non voglio fare il solone né insegnare agli altri. Racconto solo la mia visione personale,frutto della mia esperienzadi impresa». (lo.mi.)

L”intervista completa è su «sabato sera» del 5 settembre

Nella foto l”assessore della Giunta Manca allo Sviluppo del territorio Pierangelo Raffini

L'ex assessore Raffini sullo sviluppo del territorio: «No consumo suolo zero a priori, ma valutare caso per caso»

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