Cronaca

Cronaca 23 Ottobre 2018

Ritrovata senza vita una volpe rinchiusa in gabbia, denunciato bracconiere

Un curioso ritrovamento è avvenuto nei giorni scorsi a San Martino in Pedriolo. Si tratta, infatti, del corpo senza vita di un esemplare di volpe adulta rinchiusa e abbandonata in una gabbia di metallo vicino all”alveo del torrente Sillaro. A scoprire l”animale è stata la polizia provinciale della Città metropolitana di Bologna su segnalazione di una donna che si trovava nella zona a passeggio con il cane.

Dalle indagini svolte, oltre a verificare l”irregolarità dell”azione, è stato possibile risalire all”identità dell”autore del gesto che è stato denunciato per «attività svolta in mancanza di qualsiasi autorizzazione o titolo abilitativo e in sfregio alle più elementari norme di gestione e di rispetto per gli animali».

La volpe, infatti, è una specie sottoposta ad azioni di controllo, come previsto dai piani di gestione della fauna selvatica, che hanno come obiettivo quello di cercare di ridurre i danni che può causare agli allevamenti di animali da cortile. Il controllo numerico degli esemplari, quindi, può essere esercitato esclusivamente da persone autorizzate ed a condizioni ben precise, seguendo le norme di legge previste. «Anche questa vicenda – dichiara Raffaele Persiano, consigliere metropolitano con delega alla polizia provinciale – conferma come, per garantire una migliore gestione delle attività di vigilanza e controllo su un territorio logisticamente complesso da presidiare, sia fondamentale la collaborazione dei cittadini con le autorità».

d.b.

Foto tratta dal sito della polizia provinciale della Città metropolitana di Bologna

Ritrovata senza vita una volpe rinchiusa in gabbia, denunciato bracconiere
Cronaca 23 Ottobre 2018

Raccolta sangue Medicina: due associazioni attive e oltre 600 donazioni all'anno

Il fatto che per Medicina il centro di raccolta sangue sia un punto davvero importante lo dimostrano anche i numeri sulle donazioni, che sono in leggera crescita. Su questo fronte, nella Città del Barbarossa operano due associazioni, ovvero Avis e Advs.

Luciano Signorin, responsabile medicinese per l’Advs spiega: «Abbiamo circa 260 donatori attivi provenienti da Medicina, ma anche da Castel Guelfo, Castel San Pietro, Ozzano e Budrio, più altri 20 che in questo momento non stanno donando, quindi “sospesi”, per motivi quali ad esempio la maternità. Complessivamente – aggiunge – abbiamo circa 460 donazioni all’anno, delle quali circa 310 avvengono a Medicina e 150 in altri centri, tra cui il Sant’Orsola, dove è possibile donare anche plasma e piastrine».

Passando all’Avis, le donazioni annuali sono oltre 300, mentre si riscontra un 6% in meno sulla raccolta di plasma. Complessivamente, quindi, si parla di oltre 600 donazioni all’anno (nel 2015 erano state 575).

Attualmente, il punto di raccolta sangue medicinese è attivo tre volte al mese (giovedì, venerdì e domenica), dalle ore 8 alle 12, per un totale di 20 donatori al giorno. (se.zu.)

L”articolo completo è su «sabato sera» del 18 ottobre

Raccolta sangue Medicina: due associazioni attive e oltre 600 donazioni all'anno
Cronaca 23 Ottobre 2018

Raccolta sangue Medicina: trasloco in vista per il Centro prelievi, ma resta sempre dentro la Casa della Salute

Novità all’orizzonte per il centro di raccolta sangue di Medicina che, l’anno prossimo, traslocherà da un punto all’altro all’interno della Casa della salute di via Saffi per rispondere ai nuovi standard chiesti dalla Regione.

Come si ricorderà, nell’autunno del 2014 i punti di raccolta emiliano romagnoli erano finiti sotto la lente d’ingrandimento della Commissione regionale per l’accreditamento. Quello di Medicina aveva «passato l’esame», ma era stato necessario apportare alcune modifiche logistiche. Per essere accreditati dalla Regione, quindi poter continuare l’attività, occorreva avere locali dedicati espressamente alla raccolta sangue (la sala è stata quindi spostata nei locali dell’ex guardia medica), nonché utilizzare per i prelievi medici e infermieri dell’ospedale Maggiore (che fa capo all’Ausl di Bologna), inoltre dovevano essere fatti al massimo trenta prelievi più due visite di aspiranti donatori al giorno e, soprattutto, prevedere l’introduzione del sistema con prenotazione delle donazioni.

Molte novità da assimilare per i donatori e le associazioni medicinesi che, nonostante un periodo di assestamento, hanno sempre dato il proprio contributo e le donazioni, al contrario di quanto accade altrove, non sono mai mancate. «Siamo riusciti a non chiudere mai il centro di raccolta sangue nemmeno per un giorno e ad avere ben tre giornate ogni mese, compresa la domenica mattina, in cui è possibile donare – spiega il vicesindaco e assessore ai Lavori pubblici, Matteo Montanari -. Tuttavia, la soluzione trovata finora è temporanea perché, per rispondere ai livelli richiesti dall’accreditamento regionale, bisogna apportare ulteriori modifiche».

Da qui la necessità di individuare nuovi spazi dove collocare il centro di raccolta sangue. «Finora gli ambulatori dedicati a questo servizio in altre giornate venivano in parte utilizzati da altri medici, mentre adesso l’Ausl di Imola ha destinato alla donazione del sangue alcuni locali in via esclusiva per complessivi 150 metri quadrati – dettaglia Montanari -. Si tratta dell’ex centro diurno disabili, oggi non più utilizzato, a fianco del centro anziani».

Nei nuovi locali le poltrone dedicate ai donatori saliranno dalle attuali due a quattro complessive, vi si potrà accedere passando da un ingresso autonomo e tutti gli spazi saranno contigui, compreso il punto ristoro. Se l’Ausl di Imola metterà a disposizione i nuovi locali, il Comune di Medicina si accollerà le spese per i lavori, pari a 120 mila euro. (gi.gi.)

L”articolo completo è su «sabato sera» del 18 ottobre 

Nella foto il centro prelievi di Medicina

Raccolta sangue Medicina: trasloco in vista per il Centro prelievi, ma resta sempre dentro la Casa della Salute
Cronaca 23 Ottobre 2018

Finisce in manette per amore del rugby, nei guai 33enne di Castel Guelfo

Il tifo per il rugby gli è costato il carcere. Protagonista di questa inusuale vicenda un 33enne di Castel Guelfo che domenica pomeriggio è stato arrestato per violazione degli obblighi inerenti la sorveglianza speciale alla quale era sottoposto per altri reati. Tutto è cominciato quando il 33enne, che non deve abbandonare il paese in quanto la misura alla quale è sottoposto prevede l”obbligo di soggiorno, risultava invece irreperibile, così i carabinieri sono stati costretti a mettersi alla sua ricerca. 

In breve l”hanno individuato sotto ad un gazebo del campo da rugby Casatorre di via Viara, a Castel San Pietro, dove si trovava per assistere come spettatore ad una partita. Il 33enne è finito così in manette, non solo per aver violato la misura alla quale era sottoposto, ma perché trovato anche in possesso di una dose di hashish, che conservava in tasca, a cui si sono aggiunti una decina di grammi di cocaina e una bilancina elettronica di precisione, che i carabinieri hanno trovato nella sua abitazione al termine della perquisizione.

Questa mattina il giudice del Tribunale di Bologna, dopo aver convalidato l’arresto, ha condannato il 33enne ad un anno e quattro mesi di reclusione e al pagamento, oltre alle spese processuali, di una multa pari a 4 mila euro.

d.b

Nella foto: i carabinieri sul luogo dell”arresto al campo da rugby Casatorre

Finisce in manette per amore del rugby, nei guai 33enne di Castel Guelfo
Cronaca 23 Ottobre 2018

Malore mentre è al volante dell'auto, un 46enne muore sotto gli occhi dei figli

Nel tardo pomeriggio di domenica un uomo di 46 anni, Giuliano Alessandrini, è stato colto da un malore, probabilmente un infarto, mentre era al volante della sua auto e sul sedile posteriore viaggiavano i due figli di 10 e 11 anni. L”incidente è avvenuto in via San Prospero, tra Mordano e Imola. 

Nonostante la gravità della situazione, Alessandrini è riuscito ad alzare il piede dall”acceleratore della sua Toyota Prius, facendo perdere velocità al veicolo, che ha proseguito per pochi metri, invadendo la corsia opposta, sulla quale per fortuna, non stava sopraggiungendo nessuno, prima di concludere la sua corsa urtando lievemente un palo della segnaletica stradale.

A dare l”allarme un automobilista di passaggio che ha notato la vettura in posizione anomala e un uomo accasciato alla guida. Sul posto sono intervenuti i carabinieri di Imola, che stanno ricostruendo l”esatta dinamica, e i sanitari del 118 che non hanno potuto fare altro che constatarne il decesso, mentre i figli dello sfortunato 46enne sono rimasti illesi. Alessandrini viveva a San Prospero con la famiglia ed è originario di Fontanelice. (d.b.)

Foto d”archivio

Malore mentre è al volante dell'auto, un 46enne muore sotto gli occhi dei figli
Cronaca 23 Ottobre 2018

In arrivo un nuovo Lidl a Imola lungo la Selice, troverà posto nell'ex sede della concessionaria Mz Auto

Chi nelle scorse settimane ha percorso la via Selice non ha potuto non notare la demolizione del fabbricato che fino all’estate ospitava la concessionaria Opel, all’altezza dell’incrocio con via Turati. Demolizione che procede a ritmi serrati per far spazio a un nuovo discount a marchio Lidl che, con ogni probabilità, potrebbe già aprire nel corso del 2019.

Quei locali, come è noto, erano stati affittati alla concessionaria Mz Auto, che di recente ha traslocato nella nuova sede all’altezza del casello dell’autostrada, sempre lungo la Selice. Lasciati vuoti quegli spazi, Lidl Italia Spa, società con base logistica nel veronese, ha acquistato l’area per realizzare un nuovo punto vendita.

Pur confermando la notizia, dall’azienda per il momento preferiscono non far trapelare troppi dettagli sul nuovo discount. Vista l’ampiezza dell’area, tuttavia, non è escluso che possa trattarsi di un supermercato del tutto simile a quello inaugurato lo scorso 7 giugno a Faenza dove c’era l’ex Cisa di via Oberdan, nei pressi del parco Bucci, che ha una superficie di vendita di oltre mille metri quadrati più magazzino e un grande parcheggio.

Lidl Italia, che nel 2017 ha sfiorato i 4 miliardi di euro di fatturato, fa capo al colosso tedesco fondato dalla famiglia Schwarz nel 1930. In Italia il marchio è sbarcato nel 1992, aprendo il primo discount ad Arzignano, in provincia di Vicenza. Complessivamente, il gruppo oggi in Italia conta su 14 mila collaboratori e 600 punti vendita, mantenendo in media una nuova apertura ogni 15 giorni. Da sempre specializzato in prodotti alimentari, per la casa e l’igiene della persona anche a marchio proprio, di recente ha introdotto anche nuovi reparti (vedi la panetteria) e la vendita di articoli delle cosiddette «grandi marche», che di norma si trovano nei supermercati e non nei discount. Per Lidl si tratta del secondo di-scount in città dopo quello aperto da tempo in via Pola, vicino all’ospedale nuovo. Cosa succederà al vecchio punto vendita, peraltro oggetto di un recente ampliamen-to? «E’ una scelta commerciale che valuteremo più avanti – dicono senza sbilanciarsi dall’azienda -. In alcune città abbiamo anche due punti vendita diversi che convivono». (gi.gi.)

L’articolo completo è su «sabato sera» del 18 ottobre

Nella foto il Lidl inaugurato di recente a Faenza

In arrivo un nuovo Lidl a Imola lungo la Selice, troverà posto nell'ex sede della concessionaria Mz Auto
Cronaca 23 Ottobre 2018

La zuppetta dell'Hostaria 900 trionfa al concorso legato alla Festa dei Frutti dimenticati di Casola Valsenio

E” imolese il piatto migliore del concorso l”Indimenticabile. La seconda edizione della gara abbinata alla Festa dei Frutti dimenticati di Casola Valsenio è stata infatti vinta dall’Hostaria 900, l”unico ristorante di Imola in lizza.

La “Zuppetta di mele della rosa con polpettine di Mora Romagnola”, proposta dal titolare del locale, Orazio Galanti, ha battuto la concorrenza dei piatti realizzati dagli altri partecipanti al concorso, l”Acquavitae presso il Grand Hotel di Riolo Terme, la Cantina del Bonsignore di Brisighella, il ristorante San Biagio Vecchio di Faenza e la Locanda Senio di Palazzuolo sul Senio.

«L”abbinamento della carne di maiale con le mele è un abbinamento di antica tradizione, che è stato riproposto e ben valorizzato in questo piatto – si legge nella motivazione scritta dalla giuria -. La Mela della Rosa è una delle varietà tra le più antiche di mela, coltivata già nel 1300. Ha una parte giallo/verdina ed una rosata che la fa somigliare ad una bella guancia tanto che quando si voleva fare un complimento ad una bella ragazza si diceva che era bella come una mela della rosa».

I giurati, che rappresentavano If Imola Faenza Tourism Company,  Proloco Casola Valsenio, Associazione per la valorizzazione dei Frutti Dimenticati e Istituto Alberghiero di Riolo Terme, hanno particolarmente apprezzato l”abbinamento del «gusto asprino della mela» con le «deliziose polpettine di carne». «L”uso della Mora romagnola – prosegue la motivazione – denota una particolare attenzione ai prodotti del nostro territorio. Piacevole anche la presentazione, fatta in un piatto che ricordava nella forma le zuppiere che venivano messe al centro della tavola e da cui tutta la famiglia attingeva per il pasto, in un gesto di grande comunione».

Una particolare segnalazione è stata inoltre riservata al ristorante San Biagio Vecchio, per «aver colto appieno lo spirito del concorso, impegnandosi particolarmente nell”organizzazione di una serata che è risultata ben riuscita e con grande interesse e partecipazione del pubblico presente».

Nella foto un momento della premiazione

La zuppetta dell'Hostaria 900 trionfa al concorso legato alla Festa dei Frutti dimenticati di Casola Valsenio
Cronaca 22 Ottobre 2018

Controlli dei carabinieri sul territorio, inseguita una banda di malviventi a Dozza

Weekend di controlli sul territorio per i carabinieri della Compagnia di Imola che hanno prestato una particolare attenzione per quelle strade ad alta percorrenza come la via Emilia e la Selice. In totale sono state circa duecento le persone identificate e un centinaio le auto ispezionate.

Ieri notte a Toscanella, durante uno di questi posti di controllo, i militari della stazione di Dozza si sono imbattuti in una banda di malviventi che si trovava a bordo di una Seat Ibiza. La pattuglia ha intimato l’alt alla vettura che stava transitando sulla via Emilia in direzione Bologna ma il conducente, alla vista del dispositivo, ha accelerato improvvisamente, costringendo il carabiniere a scansarsi per evitare l’impatto.

I due militari, a quel punto, sono saliti sulla gazzella e si sono messi all’inseguimento dell”auto, raggiungendola in meno di un chilometro. Alla vista dei lampeggianti il malvivente alla guida deve essersi spaventato tanto da frenare di colpo, prima di fuggire a piedi insieme agli altri passeggeri incappucciati. La banda alla fine è riuscita a dileguarsi, ma il veicolo è stato recuperato e sarà restituito al legittimo proprietario che ne aveva denunciato il furto la scorsa settimana ai carabinieri di Imola.

d.b.

Nella foto: il servizio di pattugliamento dei carabinieri nel weekend

Controlli dei carabinieri sul territorio, inseguita una banda di malviventi a Dozza
Cronaca 22 Ottobre 2018

Centro storico, tra i progetti del Comune un festival di musica techno. E per gli uffici traslochi in vista

Rilanciare il centro storico imolese, che da tempo lotta con la chiusura negozi e non solo, non è impresa facile. Come ogni anno, di recente la Giunta imolese ha preparato un progetto (il titolo è Imola# centro storico# il fulcro della città che vive#) condiviso con le associazioni di categoria per ottenere un cofinanziamento regionale per valorizzare il commercio nel cuore della città.

Tra il 2019 e il 2020 il Comune di Imola ha previsto varie azioni per complessivi 80 mila euro, dei quali fino all’80% potrebbero essere finanziati dalla Regione. «Speriamo di ottenere questo contributo, ma sul centro storico è ovvio che dobbiamo puntare comunque» dice il vicesindaco e assessore al Commercio, Patrik Cavina.

Rispetto al progetto abbozzato dalla precedente Giunta è stata incrementata molto la cifra dedicata alla promozione e realizzazione di eventi (da 30 a 51 mila euro) e alla comunicazione (da 15 a 20 mila), mentre sono spariti i 25 mila euro per imbastire il restyling de «Il Borghetto» sulla falsariga del «Mercato delle Erbe» di Bologna voluto dall’ex assessore Pierangelo Raffini. «L’area de “Il Borghetto” è poco utilizzata e l’anno prossimo dovremo ragionare con il Consorzio dei commercianti, ai quali scade il contratto d’affitto il 31 dicembre del 2019 – risponde Cavina -. Per il momento, però, vogliamo puntare sulla comunicazione soprattutto via Internet e con i social network degli eventi che già sono in programma, a partire dal Baccanale di novembre, che abbiamo pubblicizzato anche sulle riviste dei camperisti e per il quale abbiamo aperto una pagina su Instagram per i video. Per l’anno prossimo, invece, stiamo valutando alcune modifiche, ad esempio portare sotto i portici il Banco d’assaggio dei vini e dei prodotti enogastronomici che oggi si tiene al museo di San Domenico».

Oltre a ripensare alcuni eventi già collaudati c’è anche l’intenzione di lavorare a nuovi? Si vociferava di un festival della musica techno…
«Quella del festival è una possibilità più che concreta sulla quale stiamo lavorando, non per sostituire, ma per implementare un evento collaudato come Imola in Musica, mettendo in rete l’autodromo, If, Iat e Comune. Inoltre, stiamo lavorando per coinvolgere maggiormente i giovani. Ad esempio, a Carnevale vorremmo organizzare una festa un sabato sera e vedremo se anche per Halloween si riuscirà a fare qualcosa. Ciò non toglie che ciò che è stato fatto finora, ad esempio Sfujaréia e Lom a merz in collaborazione con la Pro loco, vadano bene e debbano rimanere, ma serve anche altro. Il centro storico deve essere il cuore pulsante della città, ma risente molto dei centri commerciali».

In centro ci sono anche tante vetrine vuote e negozi sfitti.
«Il loro monitoraggio è interessante, ma, come ho detto, la cosa che ora ci preme maggiormente è comunicare e promuovere ciò che facciamo, per richiamare turisti da fuori».

Ci sono anche locali di proprietà del Comune vuoti da tempo o comunque usati solo come negozi temporanei, vedi gli ex bar Bacchilega, Parigi e Colonne sotto l’Orologio. Per il primo c’è un accordo con la società Sirio (che già gestisce l’Opera Dulcis in piazza Matteotti, ndr) per aprire un nuovo bar, ma per gli altri due?
«Vorremmo spostare lo Iat dalla galleria in piazza Gramsci dove si trova oggi perché non è molto visibile e i nostri locali in via Mazzini o in via Appia sotto al municipio potrebbero andare bene. Inoltre, entro la fine del 2019 vogliamo riportare gli uffici comunali in centro».

Nella pratica cosa significa?
«Vogliamo spostare in via Cogne gli uffici di Area Blu che oggi sono nella torre di via Lambertini e per i quali viene pagato un affitto annuo di 160 mila euro. Parallelamente, vogliamo traslocare da via Cogne in centro il servizio Pianificazione urbanistica ed edilizia e ragionare sugli uffici associati del circonda-rio che si trovano lì, come i sistemi informativi e i tributi».

In centro dove verrebbero spostati considerando che il palazzo nuovo, ossia l’ala del municipio che affaccia su via Appia, sarà oggetto di ristrutturazione?
«Principalmente pensiamo di sfruttare meglio gli spazi in piazza Gramsci e via XX Settembre del palazzo del Fascio (dove ha sede anche l’ufficio di Cavina, ndr). Siamo in attesa di una risposta dal Demanio, che ha la proprietà di alcuni locali al piano terra tra cui l’ex bar Chicco d’oro e altre tre vetrine, sui quali l’Agenzia delle Entrate ha diritto di prelazione e sta valutando se spostare lì il front office, risolvendo il problema della salita per i disabili. In base alla risposta, valuteremo di prendere in affitto alcuni spazi o a piano terra o quelli che libererà l’Agenzia delle Entrate all’interno del palazzo. Sicuramente, prima che inizino i lavori sul palazzo nuovo, dovremo spostare in piazza Gramsci i gruppi consiliari. Qualunque sarà la soluzione, riportare gli uffici in centro aiuterebbe a rivitalizzarlo e a far percepire certe zone più sicure». (gi.gi.)

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Nella foto il vicesindaco e assessore al Commercio Patrik Cavina

Centro storico, tra i progetti del Comune un festival di musica techno. E per gli uffici traslochi in vista
Cronaca 22 Ottobre 2018

Uno studio dell'Istituto Ramazzini sui ratti conferma il legame tra le onde elettromagnetiche e l'aumento dei tumori

L’istituto Ramazzini ha da poco concluso uno studio sugli effetti delle onde prodotte da ripetitori e trasmettitori di telefonia mobile. I risultati sono stati esposti venerdì 28 settembre a San Lazzaro in una conferenza promossa da centro sociale Malpensa, Legambiente e associazione San Lazzaro in transizione. L’esito del lavoro, anticipato nei mesi scorsi, è diventato di attualità in quanto si è appena conclusa l’asta delle radiofrequenze che porterà nelle casse dello Stato la cifra record di oltre 6,55 miliardi di euro, sborsati dalle principali società di telefonia.

Lo studio del Ramazzini esamina gli effetti delle frequenze su cui viaggiano le conversazioni e i messaggi dei nostri cellulari, wifi incluso, in particolare la nuova tecnologia 5G. «Tra i nostri obiettivi c’è la divulgazione dei numeri e delle buone pratiche per proteggere la nostra salute – spiega Andrea Vornoli, ricercatore del Ramazzini, 32 anni, che ha lavorato sia in Italia che negli Stati Uniti –. In attesa che «la Iarc (agenzia internazionale per la ricerca sul cancro, ndr) riveda le sue posizioni sui danni causati dall’esposizione ai campi elettro-magnetici».

L’esito dello studio riapre un controverso dibattito sulla salute pubblica: i cellulari possono generare il cancro? «Sui topi i dati lasciano pochi dubbi» affermano i ricercatori del Ramazzini. Due gli studi che li hanno convinti. Il primo, svolto negli Stati Uniti dal National Toxicology Program (Ntp), il secondo, a suffragio dei risultati americani, eseguito in Italia dal Ramazzini, che a Bologna ha tre sedi: il poliambulatorio di via Libia, il centro clinico di prevenzione oncologica di Ozzano, che tra le altre cose offre visite di prevenzione oncologiche gratuite per gli over 65, e un centro di ricerca presso il castello di Bentivoglio.

Il succo della ricerca si trova nei risultati dei due studi, americano e italiano. Sebbene le cavie statunitensi sono state esposte a radiofrequenze mille volte superiori a quelle della prova svolta dal Ramazzini, «i ratti si ammalano, nei due continenti, dello stesso tumore».

Nello studio italiano circa 2.500 ratti sprague-dawley, quelli più usati negli studi clinici, sono stati esposti a radiazioni gsm con una frequenza di 1.8 gigahertz (Ghz), ossia quella delle antenne per la telefonia mobile. L’esposizione è stata di 19 ore al giorno per tutta la loro vita, dalla gravidanza delle madri fino alla loro morte, con dosi identiche a quelle cui siamo esposti noi quotidianamente. L’indagine italiana ha valutato l’impatto generale delle radiazioni ambientali, mentre gli americani hanno verificato gli effetti di quelle emesse dai cellulari posizionati a poca distanza da specifici tessuti.

Entrambe le ricerche hanno osservato nei ratti maschi un aumento nell’incidenza dell’1,4% di rari schwannomi maligni, tumori che colpiscono le cellule nervose cardiache, mentre nelle femmine quello di gliomi maligni al cervello. In entrambi i sessi è stata osservata anche l’iperplasia delle cellule di Schwann, che sono nel sistema nervoso periferico. Un caso, dunque, che due studi sui ratti sottoposti a onde elettromagnetiche abbiano generato gli stessi risultati? I ricercatori sono convinti di no. «Sulla base dei risultati comuni – ha spiegato Vornoli– riteniamo che la Iarc debba rivedere la classificazione di radiofrequenze, da “possibili” cancerogeni, come definite finora, a “probabili”». (ti. fu.)

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Uno studio dell'Istituto Ramazzini sui ratti conferma il legame tra le onde elettromagnetiche e l'aumento dei tumori

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