Cronaca

Cronaca 9 Luglio 2018

Dove svolgere attività fisica? Te lo dice la mappa regionale

Tra i tanti strumenti disponibili per i cittadini dalla Regione Emilia Romagna in tema di sanità c’è anche il sito www.positivoallasalute.it/saluteinmovimento. Si tratta di una vera e propria mappa della regione dove è possibile, cliccando sulla provincia di interesse, individuare tutte le opportunità per svolgere attività fisica, comprese quelle per i disabili. Inoltre, sono indicati i gruppi di persone con cui camminare insieme, o ancora, per gli sportivi è possibile mettersi in contatto con il centro regionale antidoping per avere informazioni direttamente dagli esperti.

Ad oggi vi sono censite oltre 150 occasioni di attività motoria gratuite, organizzate da volontari con il supporto delle aziende sanitarie e degli enti locali, ed altrettante iniziative rivolte a persone diversamente abili. La mappa rientra nel Piano di prevenzione della Regione Emilia Romagna, valido per il triennio 2015-2018, che di recente è stato prorogato di un anno. Si tratta dello strumento di riferimento per tutti gli interventi e i programmi che le aziende sanitarie mettono in campo per la tutela e la prevenzione della salute dei cittadini.

r.s.

Nella foto: la mappa

Dove svolgere attività fisica? Te lo dice la mappa regionale
Cronaca 9 Luglio 2018

Sport e disabilità, la storia di Vincenzo e Daniele e la loro passione per le bocce

Uno degli sport utilizzati dal Cisped per abbattere il muro della disabilità è certamente il gioco delle bocce. Sono molte le persone, infatti, che, nonostante le difficoltà, passano le loro giornate alla Bocciofila di Imola e che hanno trovato in questa disciplina una seconda vita oltre che una nuova giovinezza. E’ il caso, ad esempio, della coppia formata da Daniele Cignani e Vincenzo Spinoccia che di recente a Piacenza, al termine della quinta prova sulle quattro a cui hanno preso parte, si sono laureati campioni regionali di bocce speciali.

Daniele Cignani, sessantenne faentino, ha scoperto di avere il Parkinson circa un anno e mezzo fa e, dopo essersi messo in contatto con l’associazione Attività parkinsoniane imolesi, da qualche mese ha potuto toccare con mano e vedere con i propri occhi un centro organizzato che offre la possibilità agli iscritti di svolgere numerose attività come la ginnastica, il nordic walking o la logopedia. «A Faenza purtroppo un servizio simile non esiste – spiega Cignani –. Lo sport, infatti, è fondamentale per non perdere il tono muscolare e così ho iniziato con le bocce.  Devo dire che mi sono piaciute subito e ora mi diverto da matti». Cignani andrà in pensione a gennaio dopo che la sua azienda, a causa anche della crisi, l’ha messo in mobilità, ma la sua forza d’animo e una volontà invidiabile non è diminuita nemmeno con il presentarsi di questa malattia degenerativa. «Vengo a Imola due volte a settimana per fare esercizi di ginnastica al palaRuggi, mentre in estate ci spostiamo al parco delle Acque Minerali – racconta -. E’ un po’ problematico per me spostarmi perché sono di Faenza, ma il mercoledì e il sabato mattina finita l’ora di lezione, dalle 8 alle 9, passo alla Bocciofila per allenarmi un altro paio d’ore. Di solito io vado a punto e lui boccia. Sicuramente Vincenzo è migliore di me, per adesso…».

Vincenzo Spinoccia, 52enne nativo di Siracusa ma residente a Imola da diciotto anni, infatti, è stato vittima nel 2014 di un infortunio sul lavoro, mentre era in un cantiere edile nel quale lavorava come muratore. «Mi reputo fortunato perché poteva andarmi molto peggio – dice –. Il colpo ricevuto in testa da una lamiera mi ha fatto perdere completamente l’udito nell’orecchio destro, oltre a provocarmi altri seri problemi come un forte disorientamento che, ancora oggi, ogni tanto si ripresenta. Inoltre, avevo smesso di uscire di casa, mi ero chiuso in me stesso e avevo perso il lavoro. L’Inail si è sempre dimostrata premurosa nei miei confronti, ma l’angelo che mi ha aiutato più di tutti è stata l’assistente sociale Mirella Geremia». Grazie a lei ha potuto avvicinarsi allo sport e all’importanza di svolgere attività fisica come terapia per uscire dal tunnel in cui era entrato. «Mi aveva consigliato il nuoto – ricorda -, ma il rumore già a bordo vasca non era compatibile con i miei problemi di udito. Allora ho tentato con il ping pong, ma le difficoltà di rimanere in equilibrio e i movimenti bruschi mi hanno fatto desistere quasi subito. Alla fine ho scoperto le bocce». Quello che all’inizio era un semplice svago ora è divenuta una grande passione che gli ha permesso di trovare alla Bocciofila una vera e propria famiglia. «Qui riesco a sfogare tutto quello che ho dentro trovando la giusta serenità – conclude -. Frequento i campi da quasi due anni e tutti i giorni gioco circa 4-5 ore. Svolgo anche un tirocinio grazie all’Ausl alla Bocciofila che mi ha aiutato a reintegrarmi nella società. Con le bocce, comunque, sono rinato, ho molta più fiducia in me stesso, mi sento qualcuno e sono orgoglioso di ciò che sono diventato».

Vincenzo Spinoccia, intanto, lo scorso 16 giugno ha vinto, in singolo, un torneo di preselezione nazionale a Padova. Il test in terra veneta è stato certamente utile in vista di una sua possibile partecipazione ai Campionati italiani in programma a Perugia a settembre e, perché no, anche ad una futura convocazione in maglia azzurra. Il suo compagno Daniele Cignani, invece, non era presente perché non affiliato né alla Fib (Federazione italiana bocce) né al Cip (Comitato italiano paralimpico), in quanto i parkinsoniani non rientrano nella categoria paralimpica.

d.b.

L”articolo completo su «sabato sera» del 5 luglio.

Nella foto: la premiazione di Vincenzo Spinoccia e Daniele Cignani, campioni regionali di bocce speciali

Sport e disabilità, la storia di Vincenzo e Daniele e la loro passione per le bocce
Cronaca 9 Luglio 2018

Sport e disabilità, alla Bocciofila di Imola è nato il Cisped

«Li guardi come si divertono, vogliamo riuscire ad organizzare sempre più eventi per loro». Traspare grande soddisfazione dalle parole di Domenico Camaggi quando dall’alto del suo ufficio presso il centro sociale Asbid Bocciofila segue alcune fasi del torneo per disabili organizzato a fine maggio sui campi di viale Saffi. Camaggi di recente è diventato il presidente dell’associazione di promozione sociale Cisped, acronimo di Coordinamento imolese sport paralimpici e disabilità, che ha sede proprio all’interno della Bocciofila. «L’associazione è nata il 27 dicembre del 2017, mentre in gennaio è stata riconosciuta formalmente dal Comune di Imola – ricostruisce Camaggi -. Il nostro fine è quello di promuovere, diffondere e facilitare l’accesso alle attività motorie e sportive delle persone con ogni tipo di disabilità».

Camaggi lo scorso anno aveva lanciato l’idea di trasformare la Bocciofila in un centro di avviamento allo sport paralimpico (Casp), un percorso lungo e un risultato tutt’altro che scontato, dato che in Italia sono appena 21 quelli riconosciuti dal Comitato italiano paralimpico (Cip). «Quello è uno step successivo, prima vogliamo sviluppare l’attività con i ragazzi e le persone disabili» spiega Camaggi. A Imola, dunque, siamo lontani dal sviluppare atleti come la schermitrice Bebe Vio oppure il pilota Alex Zanardi. Da qui la scelta di partire con la creazione del Cisped. Alla Bocciofila, e non potrebbe essere diversamente, il settore fin qui più sviluppato è proprio quello delle bocce. «Siamo partiti nel 2012 con sei persone seguite dal Centro di salute mentale dell’Ausl – ricostruisce Camaggi -. Poi se ne sono aggiunte altre riconducibili al progetto di socializzazione Usciamo insieme, al Centro italiano paralimpico e all’associazione Iniziative parkinsoniane imolesi. Negli ultimi due mesi, inoltre, abbiamo insegnato il gioco delle bocce a una decina di ragazzi disabili dell’istituto Paolini Cassiano. Complessivamente, sono una quarantina i disabili che hanno giocato a bocce con noi».

In base alla gravità della propria patologia, c’è chi si limita a fare qualche tiro e sfrutta l’occasione per socializzare, ma anche chi riesce a stimolare la concentrazione e l’equilibrio e chi, infine, è pronto per delle competizioni sportive. Il prossimo passo, motivo per cui è nato il Cisped, sarà «coinvolgere altre realtà sportive del territorio che metteranno a disposizione le proprie strutture per organizzare corsi per disabili» spiega Camaggi. Al più, per le famiglie ci sarà da pagare soltanto l’istruttore anche se, ad esempio, il prossimo corso di bocce che partirà in ottobre sarà gratuito. Ma per praticare quali sport un disabile può far riferimento al Cisped? «Alla Bocciofila abbiamo anche campi da tennis e biliardi e c’è una palestra – dettaglia Camaggi -. Per il resto, abbiamo rimesso in funzione i campi da bocce presso l’ospedale di Montecatone. Inoltre, abbiamo già stretto accordi per ping pong, nuoto, volley, scherma, arti marziali e atletica, ma stiamo preparando collaborazioni con società sportive anche per praticare basket, calcio, calcetto, ciclismo e tiro con l’arco».

gi.gi.

L”articolo completo su «sabato sera» del 5 luglio.

Nella foto: un momento del torneo dedicato ai disabili che si e’ svolto alla bocciofila in maggio

Sport e disabilità, alla Bocciofila di Imola è nato il Cisped
Cronaca 8 Luglio 2018

Il ritorno del lupo, quattro nuove foto-trappole per il monitoraggio. “Al pascolo senza problemi con i cani maremmani'

Quattro nuove video-trappole per sostituire quelle rubate e quelle ormai obsolete utilizzate per il monitoraggio dei lupi nella vallata del Santerno. Un progetto portato avanti da alcuni esperti appassionati naturalisti che fanno capo al gruppo Enduro Motor Valley. L”acquisto è stato reso possibile grazie all’associazione Fiume DiVino, al Bar Cacciatori di Fontanelice e all”Enduro Motor Valley stesso. 

«I risultati sul campo ci hanno dato ragione, riusciamo a vedere il comportamento dei lupi sul territorio – commenta Marco Maccarelli che cura il settore video e fotografico del nucleo ambientale di Enduro Motor Valley –. Grazie alle segnalazioni degli allevatori abbiamo studiato le mosse dei lupi in prossimità di greggi e stalle. Ad esempio abbiamo seguito una coppia che faceva regolarmente visita ad una letamaia durante l’inverno, poi è sparita dalla zona». 

Matteo Papa, veterinario e responsabile scientifico del progetto aggiunge: “Il contributo della ricerca è anche a sostegno degli allevatori che sono a rischio di predazioni, abbiamo mostrato che, dove la prevenzione viene fatta adeguatamente, il lupo non arreca danni. Uno degli esempi, che abbiamo portato ad una recente conferenza organizzata dalla Ausl di Imola, è un gruppo famigliare di lupi che frequenta una zona boschiva sulla Vena del Gesso dove durante il giorno un centinaio di capre pascola allo stato brado senza subire alcun attacco essendo ben protette dai pastori maremmani che l’allevatore ha ricevuto dalla Regione».  

Nel comunicato inviato da Enduro Motor Valley, si precisa che, «oltre ai dati sui lupi si raccolgono immagini che sottolineano anche l’alto grado di biodiversità della nostra vallata con la presenza di praticamente tutte le specie animali tipiche della fascia appenninica, e la preziosa sorpresa di una famiglia di gatto selvatico. L’unico elemento fuori controllo è l’elevato numero di cinghiali, che rimane sproporzionato rispetto alla potenzialità del territorio». (r.c.)

Nella foto la consegna delle fototrappola (foto Enduro Motor Valley)

Il ritorno del lupo, quattro nuove foto-trappole per il monitoraggio. “Al pascolo senza problemi con i cani maremmani'
Cronaca 8 Luglio 2018

Il ritorno del lupo, l’allevatore Turrini: «Bene la prevenzione, ma non basta»

In località Gesso, Astro Turrini, presidente di zona di Coldiretti, alleva bovini. La sua azienda agricola è stata visitata dal lupo undici volte negli ultimi tre anni. «Abbiamo avuto quattro attacchi nel 2016, sei l’anno scorso e uno quest’anno – spiega -. Abbiamo circa 180 capi, che da aprile fino a fine novembre stanno all’aperto e pascolano su circa 300 ettari. Cerchiamo di tenere nella stalla i soggetti più deboli, le vacche gravide e i vitelli, che per precauzione facciamo uscire solo quando hanno più di trenta giorni, anche se non è proprio l’ideale per il loro ambientamento». Ma non è sufficiente.

L’ultimo caso, infatti, ha riguardato un vitellino di 45 giorni. «In collaborazione con la Regione – prosegue – ho appena installato un recinto sperimentale con bandelle elettrificate e cosparse di una sostanza dissuasiva (nella foto). Servirà a proteggere i capi a rischio, su un’area di sei ettari, che comprende anche un laghetto. L’alternativa sarebbe una rete interrata e alta 2,25 metri, ma ha costi altissimi per appezzamenti non piccoli». Per Turrini «la prevenzione è senz’altro importante, ma non risolutiva». A volte, infatti, teoria e pratica non collimano. «E’ impossibile riuscire a recintare una estensione di parecchi ettari – dice -. Poi ci sono tante variabili, difficili da prevedere. Pochi giorni fa, ad esempio, una vacca ha partorito all’aperto, prima del termine previsto dal veterinario. Per fortuna me ne sono accorto in tempo. La presenza dei cani pastore è efficace più per le pecore, che per i bovini. E per un allevamento come il mio ne servirebbero almeno una decina, da addestrare, ambientare e alimentare. Un costo non da poco».

Gli allevatori che, tramite certificazione del veterinario dell’Ausl attestano la perdita di un animale a causa di un lupo, possono chiedere il risarcimento alla Regione. «In genere il rimborso arriva dopo circa un anno – conclude Turrini -. Ma copre solo il costo dell’animale, stimato in base alle quotazioni della Camera di commercio, e non il mancato guadagno. E rimborso a parte, per un allevatore trovare un animale morto non è per niente piacevole». (lo.mi.)

L”articolo sul “sabato sera” del 5 luglio.

Nella foto lupi nella zona dei Casoni di Romagna (foto di Gianni Neto)

Riproduzione riservata

Il ritorno del lupo, l’allevatore Turrini: «Bene  la prevenzione, ma non basta»
Cronaca 8 Luglio 2018

Il ritorno del lupo, una convivenza possibile. Gam, Ausl e naturalisti fanno il punto

E’ difficile e raro avvistarlo, ma c’è. Dall’inizio degli anni Duemila il lupo ha fatto ritorno anche sul nostro territorio, dopo decenni di assenza. Storicamente presente anche nelle nostre zone montane, già alla fine degli anni ’50 sull’Appennino tosco-emiliano era diventato raro incontrarlo. Negli anni ’70 ha rasentato addirittura l’estinzione, dato che in tutta Italia gli esemplari non superavano il centinaio. Nel 1976 il lupo è stato riconosciuto specie protetta e da questo momento in poi è iniziata la graduale ricolonizzazione anche della catena appenninica.

Il suo ritorno, positivo per l’ecosistema, ha però riproposto anche il tema della contiguità con gli animali da allevamento e le zone abitate dall’uomo, visto che negli ultimi anni è stato sporadicamente avvistato anche non lontano da centri nella bassa collina, come Dozza o Ponticelli, e in zone pianeggianti, lungo la via Emilia. In parallelo, anche nelle vallate del Santerno e del Sillaro si sono verificati casi di predazione su ovini e vitelli. L’ultimo in ordine di tempo si è verificato a inizio giugno nell’imolese, alla fattoria Romagnola in località Bergullo. Quando la convivenza diventa conflittuale, il rischio è che si alimenti il fenomeno illegale del bracconaggio, con ripercussioni negative sull’equilibrio dell’ambiente.

Per fare chiarezza sull’argomento, il Corpo delle Guardie ambientali metropolitane (Gam) ha organizzato il 22 giugno il convegno dal titolo “Il lupo nell’imolese: problema o risorsa?”, invitando a intervenire Gabriella Martini, responsabile dell’unità operativa di Igiene veterinaria dell’Ausl di Imola, i biologi Mia Canestrini e Luigi Molinari del Wolf Apennine Center del Parco nazionale dell’Appennino tosco-emiliano, il farmacista Alessandro Magnani, qui nella veste di appassionato naturalista, e Gianni Neto, guardia ambientale metropolitana e fotografo naturalista.  «Spesso si parla del lupo in modo approssimativo, mistificatorio e strumentale – ha esordito Ivano Cobalto delle Gam – per questo abbiamo voluto mettere a disposizione dei partecipanti dati aggiornati e informazioni su basi scientifiche oggi disponibili sul ritorno nelle nostre zone di questo grande predatore. Questo per la migliore comprensione della realtà e per fugare preconcetti attualmente molto in voga». 

Alessandro Magnani e Gianni Neto, dal 2001, in modo parallelo e in collaborazione con l’allora Provincia, hanno iniziato a censire le marcature dei lupi, dalle tracce agli escrementi. Anche per loro è difficile stabilire il numero esatto di esemplari presenti nel circondario imolese. «Si tratta solo di stime – sottolinea Neto – anche perché è possibile che uno stesso gruppo, spostandosi, venga avvistato in zone diverse, come il territorio della Valquaderna, che confina con il Parco dei Calanchi dell’Abbadessa». Le immagini catturate dalle videotrappole in dotazione alle Gam e al gruppo di ricerca di cui fa parte Magnani hanno individuato una ventina di esemplari. «Nel versante da Codrignano, a Monte Battaglia, Valmaggiore, fino al confine con la Toscana – dettaglia Magnani – abbiamo avvistato due famiglie di lupi, con 6-7 elementi. Va anche detto che non tutti i componenti di un branco sopravvivono e a mesi di distanza li abbiamo rivisti passare, ma in numero inferiore. Nel versante Valsellustra, Rio Mescola, Bordona, Sassoleone e Monte la Fine verso la Toscana abbiamo individuato un altro gruppo di 5-6 elementi. Le videotrappole hanno anche rilevato un gruppo di 5 lupi più verso la pianura».  

Per sapere invece quanti attacchi si sono verificati negli ultimi anni ci viene in aiuto Geremia Dosa, veterinario dirigente della Sanità animale all’Ausl di Imola. «Il picco – spiega – c’è stato nel 2014 con 33 episodi accertati di predazione da parte di lupi su capi di allevamento. Le modalità e i segni rilevati durante i nostri sopralluoghi non ci hanno mai dato modo di contestare che l’episodio in questione non fosse attribuibile al lupo. Negli anni seguenti il numero si è stabilizzato al di sotto dei venti casi all’anno, segno che si è creato un equilibrio tra predatori e numero di prede. Nel 2017 i casi sono stati 15; quest’anno, finora, una decina. In genere, in nove casi su dieci le prede sono ovicaprini, mentre l’attacco di vitelli al pascolo capita in media una o due volte all’anno. Gli episodi si verificano soprattutto in primavera, estate e autunno, spesso ad opera di un solo lupo e non di un branco».

C’è anche un altro aspetto che il veterinario sottolinea: «Non abbiamo mai avuto casi di aggressioni a persone. Il lupo sa distinguere una potenziale preda. Probabilmente ci incrocia più volte di quanto noi stessi ci accorgiamo di lui. E ci evita. In genere si sposta nelle ore serali e all’alba, quando c’è un minimo di oscurità a proteggerlo. Il nostro è un territorio per lui ideale, ci sono diverse aree di parco, con cinghiali e caprioli. Un bovino al pascolo, adulto e in buono stato di salute, non è una preda appetibile per un lupo».  

In questi anni l’Ausl di Imola ha svolto anche un lavoro capillare di informazione rivolta agli allevatori, per spiegare l’importanza della prevenzione, attraverso una serie di semplici accorgimenti: far coricare al coperto le greggi e i capi più vulnerabili; chiudere bene le stalle; non lasciare nelle immediate vicinanze animali morti in attesa di smaltimento, scarti di macellazione, le placente degli animali appena nati, resti di cibo; tenere custoditi cani e gatti di casa. Inoltre, l’uso di reti elettrificate, dissuasori luminosi e cani da guardiania, come i pastori maremmani abruzzesi, aiutano a evitare il peggio.  Come sottolineato al convegno dagli esperti Wolf Apennine Center del Parco nazionale dell’Appennino tosco-emiliano «la convivenza è possibile».

L’Emilia Romagna, oltre a risarcire dei danni gli aventi diritto, ha stanziato diversi milioni di euro per la protezione del bestiame domestico. «Là dove sono state messe in atto opere di prevenzione – concludono i biologi portando l’esempio delle zone di Parma e Reggio Emilia – i danni si sono azzerati». (lo.mi) 

L”articolo sul “sabato sera” del 5 luglio.

Nella foto lupi nella zona di monterenzio (foto di Gianni Neto)

Riproduzione riservata

Il ritorno del lupo, una convivenza possibile. Gam, Ausl e naturalisti fanno il punto
Cronaca 7 Luglio 2018

Lucarelli legge l'incipit di Turno di Notte

Mai vista una notte così bella.

Una luna da favola, un cielo da poesia.

L”aria bruna, dorata addirittura, appena fresca.

Unica nota stonata: il ricordo di quella voce.

Sottile, tagliente, feroce.

Una voce cattiva.

Appena un sussurro: “Buona fortuna”.

Questo è l”incipit che Carlo Lucarelli ha scritto per il concorso letterario Turno di Notte organizzato da Officine Wort in collaborazione, fra gli altri, con Bacchilega Editore. Il testo è stato reso noto alle 22 di sabato 7 luglio e 162 partecipanti si stanno cimentando nella scrittura di altrettanti racconti.

I concorrenti partecipano da sei differenti sedi tra Dozza, Riva del Garda, Raffa di Puegnago del Garda, Magenta, Castelvetro e Iglesias, ma anche da casa. Il termine per inviare il proprio racconto è fissato per le 5:00 dell”8 luglio.

Lucarelli legge l'incipit di Turno di Notte
Cronaca 7 Luglio 2018

Provoca un incidente, era alla guida con un tasso di alcol 5 volte il consentito

Nei giorni scorsi, a metà pomeriggio, la polizia municipale è intervenuta su richiesta di un cittadino per il rilievo di un incidente appena verificatosi in via I Maggio. Giunti sul posto gli agenti hanno accertato che trattava di un tamponamento tra due veicoli, fortunatamente senza lesioni per gli occupanti delle auto coinvolte. Il conducente dell’auto che aveva tamponato, un uno di 42 anni, era evidentemente alticcio. Alla domanda se avesse bevuto prima di mettersi alla guida, ha risposto “Solo un’aranciata…”.

A quel punto è stato comunque sottoposto alla prova dell’etilometro, utilizzando l’apparecchiatura in dotazione alla pattuglia dei carabinieri, giunta nel frattempo sul posto. L’esito della prova ha confermato i sospetti degli agenti della municipale, non solo, l’uomo è risultato avere nel sangue un tasso alcolemico 5 volte oltre il valore consentito (che è di 0,50 grammi per litro di sangue).

Il 42enne è stato quindi denunciato per guida in stato di ebbrezza con ritiro della patente di guida. La pena prevista, avendo l’uomo causato un incidente stradale,  è una multa da 3.000 a 12.000 euro e l”arresto da un anno a due anni. Sarà il giudice a stabilirlo. (r.c.)

Foto d”archivio

Provoca un incidente, era alla guida con un tasso di alcol 5 volte il consentito
Cronaca 7 Luglio 2018

Le storie dei maturandi «senior» del corso serale dell'Istituto tecnico Alberghetti

Hanno affrontato la prova di maturità assieme ai loro colleghi più giovani. Sono gli studenti «senior» del corso serale, che all’Istituto tecnico Alberghetti di Imola, consente anche agli adulti di ottenere il diploma di perito meccanico e meccatronico. Un percorso impegnativo, della durata di tre anni, che prevede una frequenza dal lunedì al venerdì dalle 18.20 alle 23. Tornare sui banchi di scuola, spesso a tanti anni dall’ultima volta e dopo una giornata di lavoro, dovendo in più conciliare lo studio con la famiglia, richiede forti motivazioni. I 17 studenti della 5ªAts hanno tutti alle spalle belle storie di tenacia e determinazione e a volte anche di volontà di riscatto. Perché, concordano tutti, «non è mai troppo tardi per cercare di migliorarsi e l’esperienza alla fine è gratificante, al di là dei sacrifici e dei voti finali». Prova ne è, che ancor prima degli esiti, stanno già arrivando proposte di colloqui di lavoro da parte di aziende e agenzie interinali in contatto con la scuola.

La quarta rivoluzione industriale, che sta già portando nelle imprese la digitalizzazione 4.0, costringerà sempre più persone a compiere percorsi di riqualificazione e a rimettersi in gioco anche in età matura. Abbiamo quindi scelto di raccontarvi le esperienze di alcuni di questi studenti modello.

Diplomarsi dopo i cinquant’anni.
Stefano Borsatti ha affrontato la prova di maturità a 52 anni. E’ lui il decano della classe. «Da ragazzo – racconta – avevo cominciato proprio l’Itis Alberghetti, ma ho abbandonato, scoraggiato dai voti e dalla (poca) voglia. Ho sempre fatto l’operaio e oggi sono capoturno alla Wienerberger di Bubano. Mi mancava però il diploma, per me era come un cerchio da chiudere».

L’ingegnere edile tornato alle superiori.
Nel curriculum del trentaduenne Davide Valente ci sono un diploma di maturità scientifica, una laurea in Ingegneria edile, esperienze presso uno studio di servizi per l’edilizia e un’impresa del bolognese, e oggi un lavoro nell’azienda meccanica di famiglia, che a Castel Bolognese produce cilindri oleodinamici. Qui si occupa di conformità prodotti e risorse umane. Nonostante questo, è tornato sui banchi di scuola per completare la sua formazione.

Geometra e meccanico dopo la libera professione.
Anche per il geometra François Bigarini, di 42 anni, la scelta di iscriversi al corso serale è conseguenza della crisi dell’edilizia. «Per anni ho svolto la libera professione con Partita Iva, ma specie negli ultimi tempi era diventato difficile proseguire su questa strada. Volevo specializzarmi nel disegno meccanico. Per me era impossibile accedere ai corsi di formazione professionale, giustamente riservati ai disoccupati, così, tre anni fa, ho deciso di intraprendere la strada più lunga e impegnativa e iscrivermi al corso serale».

Il percorso di chi voleva vivere di musica.
A esame orale concluso, Ubaldo Bolognesi, di 49 anni, esulta su Facebook: «Ho vinto una delle più grandi sfide della mia vita. Ora mi sento una persona migliore. E sono felice!». A caldo ci spiega che «avere un diploma nel cassetto è una grande soddisfazione personale». «La decisione di prendere il diploma è scattata quando mi sono reso conto che la mentalità che vige nell’ente pubblico è troppo burocratizzata, mentre dove lavoro adesso si dà finalmente valore alla meritocrazia».

L’ex pugile che spera di lasciare la fonderia.
Tra gli studenti più giovani c’è Riccardo Toschi, di 26 anni, che da ragazzo ha abbandonato gli studi all’Ipsia e all’Ecap. «Avevo altri interessi, facevo pugilato a livello agonistico – dice -. Ma col tempo si cambia e mi sono reso conto che il diploma nella vita serve». (lo. mi.)

Leggi le interviste complete sul “sabato sera” del 5 luglio

Nella foto la 5aATS al completo davanti all”Istituto Alberghetti

Le storie dei maturandi «senior» del corso serale dell'Istituto tecnico Alberghetti
Cronaca 6 Luglio 2018

Scende in strada con il tirapugni per fermare la ladra di biciclette armata di coltello

Se non fossero intervenuti i carabinieri, questa notte il furto di una bicicletta poteva degenerare in qualcosa di molto più grave. L”allarme è scattato nella centrale operativa del 112 poco dopo la mezzanotte. La segnalazione arrivata parlava di una lite tra via Milana e via Marzabotto. Quando la pattuglia è giunta, sul posto c”erano tre persone, una 19enne di origine cubana, un 22enne di origine marocchina e la convivente di quest”ultimo, una 28enne italiana.

Il ragazzo ha raccontato ai militari che qualche minuto prima era stato avvertito dalla sua compagna che, affacciatasi dal balcone di casa, aveva visto una donna rubarle la bicicletta. A quel punto, il 22enne ha preso un tirapugni dotato di una lama ed è sceso in strada, riuscendo a fermare la ladra, risultata la 19enne, poco distante dall’abitazione. La ragazza, però, ha reagito estraendo a sua volta un coltello a serramanico e minacciando il ragazzo di fantomatiche rappresaglie da parte di suoi compaesani se non si fosse tolto di mezzo. A quel punto è arrivata anche la 28enne che ha iniziato a inveire contro la ladra. La situazione stava degenerando quando sono arrivati i militari.

A quel punto la bicicletta è stata recuperata e restituita al 22enne che è stato comunque denunciato per porto di armi od oggetti atti ad offendere. La 19enne, a sua volta, è stata denunciata per tentata rapina impropria, porto di armi o oggetti atti ad offendere, nonché per l”inottemperanza all’ordine del Questore che ad ottobre le aveva notificato un atto per lasciare il territorio italiano. Su entrambi pesano vari precedenti di polizia. Il tirapugni con lama e il coltello sono state sequestrate. 

Nella foto il tirapugni e il coltello sequestrati dai carabinieri

Scende in strada con il tirapugni per fermare la ladra di biciclette armata di coltello

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