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imola SACMI
Economia
13 Marzo 2026

Sacmi riduce lo smart working, malumori tra i lavoratori. I sindacati: stato di agitazione

Lunedì la coop. Sacmi ha inviato a tutti i dipendenti del gruppo che utilizzano lo smart working una mail con la quale hanno comunicato che riduzione da due giornate settimanali ad una di lavoro “da casa”.Una decisione unilaterale che ha generato forti malumori tra i lavoratori coinvolti. Tra l’altro, il gruppo cooperativo imolese ha previsto la retroattività a partire dal mese di gennaio, per un massimo di 50 giornate annue. Fim, Fiom e Uilm, insieme alla Rsu aziendale, sono intervenute contestando il metodo utilizzato.
“Secondo l’azienda tale modalità di lavoro non sarebbe più matura, nonostante sia stata utilizzata per oltre sei anni e abbia dimostrato concretamente la propria efficacia sia dal punto di vista organizzativo sia in termini di conciliazione tra vita privata e lavoro – dicono i sindacati che oggi hanno incontrato i vertici della cooperativa -. Si tratta di una decisione che penalizza fortemente i dipendenti, riducendo le possibilità di conciliazione tra tempi di vita e tempi di lavoro e svuotando di fatto uno strumento che negli anni ha rappresentato un importante elemento di equilibrio organizzativo e sociale”. Tra l’altro i sindacati hanno già ricevuto mandato, dalle assemblee svolte con i lavoratori nei giorni scorsi, di proclamare lo stato di agitazione e non si escludono azioni di mobilitazione qualora l’azienda non riveda la decisione assunta.
Lo smart working in Sacmi non è regolato da un accordo sindacale, bensì da un regolamento interno gestito direttamente dalla cooperativa. Una modifica di questo tipo avrebbe dovuto essere comunque “preceduta da un confronto preventivo con le rappresentanze dei lavoratori, come previsto anche dal contratto nazionale” dicono i sindacati. Un ulteriore elemento di preoccupazione riguarda il fatto che la comunicazione non è stata inviata soltanto ai dipendenti della cooperativa Sacmi, ma anche a quelli delle varie società consociate sia nel territorio di Imola (come l’Italiansped) che fuori.
Una scelta giudicata come incomprensibile. “Parliamo di un’azienda che ha partecipato alla definizione e al miglioramento del Contratto collettivo nazionale di lavoro, sottoscrivendo norme che valorizzano strumenti di modernizzazione – sottolineano i sidnacati – e di attenzione agli aspetti sociali. Oggi, però, con una semplice mail, rischia di arretrare rispetto a quanto essa stessa ha contribuito a costruire”.
«Riteniamo inaccettabile il metodo utilizzato – afferma Marco Valentini, segretario Fiom Cgil Imola -. Non capiamo le motivazioni di questa decisione, tanto più che negli ultimi anni Sacmi ha registrato risultati economici positivi e una crescita dei propri profitti, senza che nei confronti precedenti siano mai emerse particolari criticità legate all’utilizzo dello smart working».
«La scelta unilaterale di Sacmi e la non disponibilità ad un confronto sul tema – dichiara il coordinatore Uilm per Imola e Circondario Giuseppe Rago – ci ha lasciati esterrefatti. Negli anni in cui le maggiori professionalità in campo lavorativo – continua Rago – vengono assunte partendo prima dalle giornate lavorative da svolgersi in smart working che dalla retribuzione percepita, Sacmi sceglie la strada della contrologica erigendo un muro».
«Auspichiamo che da parte dell’azienda arrivi rapidamente un ripensamento – dichiara Antonino Liuzza della Fim Cisl Area Metropolitana Bolognese -. L’obiettivo rimane quello di riaprire un confronto vero per rimodulare lo strumento dello smart working e arrivare finalmente a una sua regolamentazione condivisa. Preoccupa il fatto che diverse aziende stanno tornando indietro sullo smart working. Questo indica che le aziende continuano ad avere un modello organizzativo non coerente con l’evoluzione del lavoro».
red.cr.
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Foto d’archivio (Isolapress)

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