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Economia 9 Agosto 2020

Enoteca Regionale Emilia Romagna festeggia il mezzo secolo di attività

Mezzo secolo di vita e di attività per Enoteca Regionale Emilia Romagna che in questi cinquant’anni ha portato in giro per il mondo i vini dell”Emilia-Romagna. Questo è quanto ha fatto e continua a fare oggi l’associazione, la cui sede a nello splendido borgo di Dozza all’interno dell’affascinate Rocca, che raggruppa circa 200 membri tra produttori di vino, aceto balsamico e distillati, enti pubblici, consorzi di tutela e valorizzazione, associazioni rappresentative dei sommelier della Regione, che in questo 2020 festeggia un traguardo che al contempo è un nuovo punto di partenza. Un”azione quotidiana e continuativa che da cinquant”anni, era il 1970 quando venne costituita l”associazione, organizza numerose iniziative promo commerciali e si occupa della diffusione di una corretta educazione al bere.

A Cesenatico il 31 luglio nel corso della prima tappa di Tramonto DiVino, il road show del gusto dell’Emilia-Romagna, è stato celebrato questo importante traguardo di Enoteca Regionale con il rituale taglio della torta beneaugurale. «Enoteca Regionale Emilia Romagna in questo 2020 festeggia il mezzo secolo d’attività. Un’importante ricorrenza – commenta il neo Presidente Giordano Zinzani – che arriva purtroppo in un momento storico complicato causa la pandemia che ha sconvolto gran parte del mondo. La nostra regione è uno scrigno di eccellenze che punteggiano i diversi territori e i vini ne sono ambasciatori e testimoni. Vini nei quali al lavoro di vignaioli appassionati si affianca quello che Enoteca Regionale Emilia Romagna svolge da 50 anni. Ora la priorità è quella di riprendere in mano tutte quelle attività e azioni di comunicazione e marketing che hanno subito un rallentamento se non un vero e proprio stop forzato. Ripartiamo con il nostro progetto sull’enoturismo, rivolto ai turisti italiani e soprattutto stranieri alla ricerca di un buon stile di vita; con le attività divulgative all’interno della Rocca di Dozza, dove si trova la mostra permanente con oltre 1.000 etichette di vino dei nostri soci, espressione di tutta l’Emilia-Romagna enologica da Piacenza a Rimini; con investimenti sulle nuove tecnologie, perché il lockdown non ha fatto altro che accelerare un processo inevitabile fatto di social-media, e-commerce e un nuovo modo di rapportarsi con le persone». (r.e.)

Nella foto: il taglio della torta dei 50 anni di Enoteca Regionale Emilia Romagna

Enoteca Regionale Emilia Romagna festeggia il mezzo secolo di attività
Sport 13 Gennaio 2020

Cinquant'anni fa nasceva Marco Pantani. Quando la «doppietta» Giro-Tour nacque nel salotto di Luciano Pezzi a Dozza

Cinquant’anni fa nasceva Marco Pantani, uno dei più grandi ciclisti italiani di sempre, scomparso prematuramente il giorno di San Valentino del 2004 in un hotel di Rimini. Lo scalatore romagnolo, di Cesenatico, detto il «Pirata», segnò un’epoca e fu capace di emozionare, negli anni ”90 e i primi anni 2000, diverse generazioni di appassionati, con quel suo modo di correre sempre all’attacco. Quando gettava il cappellino, o la bandana, era sinonimo che la pedalata era quella giusta e che da lì a poco sarebbe scattato nel suo territorio preferito, ovvero la salita. Salite che tanto amava e che, parole sue, percorreva così forte solo per abbreviare la sua agonia. 

Un campione sfortunato capace di vincere, come pochi altri nella storia, Giro d’Italia e Tour de France nello stesso anno (il 1998) con la maglia della Mercatone Uno di Romano Cenni e Luciano Pezzi. Come raccontato nel libro «La bicicletta sul muro», edito da Bacchilega Editore (guarda qui) e scritto dai giornalisti Paolo Bernardi, Massimo Marani e Paolo Zanelli, quella «doppietta» nacque nei salotto di casa Pezzi a Dozza. «Il 1998 è l’anno designato per vincere il Giro d’Italia. Pantani parte con quell’obiettivo e lo taglia puntuale e spettacolare come pochi. Infiamma il pubblico e le televisioni. Il nome della Mercatone Uno risuona come quello della Bianchi di Coppi o della Salvarani di Gimondi. La sfida in quel Giro è tra Pantani e Tonkov. La vince il «Pirata», che si aggiudica due tappe e tiene lontano di un minuto e mezzo il campione russo, più forte a cronometro. Pezzi davanti alla televisione, nel suo studio di Dozza, segue il duello. Potrebbe bastare così, potrebbe bastare quella vittoria di Montecampione, la Mercatone Uno ha vinto un grande Giro, come volevano Cenni e Pezzi. ’’Adesso vai a vincere il Tour’’ dice Luciano a Marco. Pezzi glielo ripete come una litania ogni volta che lo sente o lo vede. Quel ragazzo che non ha mai amato le imposizioni vorrebbe andare in vacanza, ma Luciano, anche se delibitato dalla malattia, sa come toccare le corde di Marco. ’’Ho visto Ullrich, lo puoi battere’’ gli dice. ’’Guardi che quel tedesco mi dà cinque minuti a cronometro’’ risponde Pantani. ’’E tu gliene dai 10 in salita. L’ho visto in televisione, non ti sta dietro’’. L”ultimo capolavoro, ahinoi postumo, di Luciano Pezzi dove però ancora arrivare. Lui il Tour 1998 non lo ha visto, ma lo ha immaginato. Ha guardato le altimetrie della corsa, come faceva sempre. Le ha studiate, ha dipanato ogni metro della Grand Boucle e ha finito per scrivere ogni giorno i distacchi. Ha guadato negli occhi Pantani, ha studiato alla televisione le pedalate del tedesco annunciato vincitore. Il 2 agosto Marco Pantani vince il Tour. Sul podio degli Champs Elisée lo raggiunge anche Gimondi, per rinverdire il ricordo della sua impresa datata 1965. Con loro c’era pure Luciano Pezzi, che li ha portati entrambi in vetta al mondo, così come portò Fausto Coppi».

Nella foto: Luciano Pezzi insieme a Marco Pantani

Cinquant'anni fa nasceva Marco Pantani. Quando la «doppietta» Giro-Tour nacque nel salotto di Luciano Pezzi a Dozza
Cronaca 17 Ottobre 2018

Dall'alba ai Tre Monti, i 50 anni di storia della famosa corsa podistica imolese

ll 1º settembre 1968, mentre a Imola nasceva il mito di Vittorio Adorni, si scriveva anche la prima pagina di un evento diventato storico: il Giro dei Tre Monti. I due fatti sono connessi, perché se Leo Monduzzi, l’ideatore della grande classica del podismo imolese, non avesse seguito con la sua telecamera il grande ciclista, forse non avrebbe mai dato vita alla corsa. Fu la magia dei Mondiali portati in città da Nino Ceroni e il fascino del percorso a fargli capire che quella era la gara che andava cercando da anni. Il Giro dei Tre Monti era perfetto: crudele per i suoi saliscendi, bellissimo e realizzabile. Ne parlò con gli amici di sempre, ma era la corsa ad aver già preso il volo. Nel giro di poche settimane nei bar e nelle cooperative imolesi non si parlava d’altro.

Domenica la famosa corsa podistica compie 50 anni e sarà l”occasione per tutti i partecipanti di vivere una nuova storia di vita e sport. La stessa storia che la brava scrittrice Lisa Laffi ha raccontato per l”occasione nel libro «Imola e il Giro dei Tre Monti» (Bacchilega Editore).

d.b.

Nella foto: l”edizione del 1977

Dall'alba ai Tre Monti, i 50 anni di storia della famosa corsa podistica imolese

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