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Economia 18 Dicembre 2019

Cresce l'attenzione sul sorgo, un convegno a Ozzano ne ha messo in luce le potenzialità

Un folto pubblico di agricoltori, allevatori, veterinari, nutrizionisti e operatori del settore ha partecipato il 21 novembre a Ozzano Emilia al convegno «Il sorgo, la risposta a un’agricoltura che guarda al futuro». Iniziativa ideata dall’organizzazione interprofessionale europea Sorghum ID e svoltasi presso l’aula magna del Dipartimento di Scienze mediche veterinarie dell’Università. Questo a testimonianza – come ha tenuto a sottolineare Charles-Antoine Courtois, responsabile del progetto Sorghum ID, introducendo i lavori – «di un’attenzione e un interesse degli agricoltori in continua crescita». Aggiungendo che «la nostra attività è quindi finalizzata a incentivare questo interesse per aumentare le superfici a livello europeo e, di conseguenza, i quantitativi prodotti».

Il sorgo oggi è il quinto cereale più coltivato nel mondo con oltre 40 milioni di ettari. Le superfici coltivate in Italia – secondo i dati relativi al 2019 pubblicati da Istat – sono oltre 46.692 (+17,92% rispetto al 2018), per una produzione che ha raggiunto le 325.871 tonnellate (+10,53%). L’Emilia Romagna si conferma il territorio con la maggior produzione di questo cereale. Le superfici hanno raggiunto 27.664 ettari (erano 22.712 nel 2018), con una produzione totale di 227.300 tonnellate (a fronte di 206.931 del 2018, +9,84). Si è parlato dunque di sorgo e delle sue caratteristiche, ma anche di qualità delle sementi perché – come ha sottolineato Frédéric Guedj, responsabile tecnico della società sementiera francese Euralis – «la ricerca scientifica sul miglioramento genetico deve andare avanti e favorire una collaborazione tra enti pubblici e privati. I risultati fin qui raggiunti sono soddisfacenti, ma – ha aggiunto – esistono ancora ampi margini di intervento, non ultima la possibilità di anticipare le semine a periodi in cui la temperatura del terreno non supera i 7-8 gradi, a fronte dei 12 gradi richiesti oggi. E questo permetterebbe di estendere la coltivazione del sorgo verso le nazioni del nord Europa».

Sul tavolo, poi, l’uso nell’alimentazione zootecnica, ma anche umana, rispetto alla quale è stato illustrato cosa si sta facendo per sviluppare la produzione di alimenti a base di sorgo. «Grazie alla sua composizione – ha evidenziato Monia Caramma, di Macaronicus, esperta delle proprietà salutiste dei cereali -può essere usato per controllare il diabete, offrire un’opzione alimentare alle persone che soffrono di celiachia, migliorare la salute dell’apparato digerente, migliorare la densità delle ossa». E poi il confronto vincente col mais: ridotti costi di produzione e fabbisogno idrico, la mancanza di spese per l’essiccazione e la molteplice destinazione del suo utilizzo. (ale.gio.)

L”articolo integrale è su «sabato sera» del 12 dicembre

L”immagine di una coltivazione di sorgo è tratta dal sito della società Sorghum ID

Cresce l'attenzione sul sorgo, un convegno a Ozzano ne ha messo in luce le potenzialità
Economia 9 Novembre 2019

All'hotel Molino Rosso una giornata di studi sul nocciòlo per valutare l'impatto economico sul territorio

L’associazione ex Allievi periti agrari scarabelliani, l’istituto agrario Scarabelli, gli ordini professionali dei dottori agronomi e dei periti agrari e laureati delle province di Bologna e Ravenna e le organizzazioni Coldiretti, Cia, Confagricoltura e Ugc-Cisl, anche quest’anno propongono una giornatadi studi, che si svolgerà sabato9 novembre presso la sala Simposium dell’hotel Molino Rosso (via Selice Provinciale 49), a partire dalle ore 9 sul tema «Nocciòlo, esigente ma di reddito. Vera opportunità per l’agricoltura?» che sarà introdotta e coordinata da Pierangelo Raffini, già assessore all’Agricoltura e Attività produttive del Comune di Imola e vedrà succedersi quali relatori i più qualificati esperti, a livello nazionale, nella coltivazione del nocciòlo e della trasformazione industriale del frutto della pianta. Verranno trattati gli aspetti di agro-coltivazione da Claudio Sonnati di Agrion, Fondazione per la ricerca, l’innovazione e lo sviluppo tecnologico dell’agricoltura, il quale porterà tutta la grande esperienza e conoscenza di quella che è la terra di elezione della corilicoltura, la zona di Alba,ove per altro opera da decenni l’industria dolciaria Ferrero.

Descrivere e indicare i criteri di difesa avverso le patologie che colpiscono il nocciòlo sarà invece compito dell’entomologo Aldo Pollini, autore di fondamentali testi bibliografici attinenti alle malattie che colpiscono le principali e più diffuse colture erbacee ed arboree coltivate in Italia. Gli aspetti economici e la redditività attesa dalla coltivazione del nocciòlo, quali l’entità dei costi e dei ricavi colturali, dall’impianto del noccioleto alla fase di piena produzione, sarà esposta da Carlo Pirazzoli, docente presso il Dipartimento di Agraria di Bologna, anch’egli massimo esperto delsettore. Fabio Piretta, primo responsabile del processo di trasformazione industriale, a partire dal frutto in guscio fino al prodotto base per la vastissima gamma dolciaria che realizza Ferrero, indicherà quali sono i criteri di valutazione e valorizzazione del prodotto agricolo idoneo ad accedere alla filieraagro-industriale. Nicola Benatti, responsabile della redazione della carta dei suoli vocati della Regione Emilia Romagna, darà indicazioni circa l’eventuale adattabilità del nocciòlo nell’imolese ed in particolare sull’opportunità di proporne l’introduzione nella vallata del Santerno e nelle altre vallate limitrofe. Chi già, tra gli agricoltori, ha avviato la realizzazione di nuovi impianti di noccioleto oppure già produce ed anche trasforma il frutto darà testimonianze dirette della propria esperienza. Concluderà i lavori Simona Caselli,assessore all’Agricoltura della Regione Emilia Romagna. (r.cr.)

All'hotel Molino Rosso una giornata di studi sul nocciòlo per valutare l'impatto economico sul territorio
Cronaca 3 Aprile 2019

Consegnato al dirigente dell'Istituto agrario Scarabelli di Imola un erbario del 1942 realizzato all'interno della scuola stessa

E” stato ritrovato e consegnato il 28 marzo scorso, nelle mani del dirigente dell”Istituto tecnico agrario Scarabelli, Gian Maria Ghetti, un erbario del 1942, che era stato disperso durante la seconda guerra mondiale. La consegna è avvenuta da parte di un gruppo di amici del Comitato promotore del bicentenario scarabelliano 1820-2020 e dell”associazione ex allievi della scuola agraria Scarabelli. 

L”erbario riporta chiaramente in copertina la denominazione dello stesso istituto Scarabelli (Scuola regia, come si chiamava allora), a dimostrazione non solo della provenienza certa dell”opera, ma anche dell”impegno costante e duraturo nei decenni della prestigiosa scuola agraria imolese a servizio della scienza e dell”attività didattica.

Alla consegna erano presenti Francesco Mariani, presidente dell”associazione ex allievi dell”istituto, Paolo Casadio Pirazzoli in rappresentanza del Comitato promotore del bicentenario scarabelliano, Francesco Corrado, presidente del Centro studi Luigi Einaudi, Liliana Vivoli, presidente dell”associazione culturale Giuseppe Scarabelli, Lia Linari Toldo (pronipote di Giuseppe Scarabelli), Marina Zanerini, ex allieva e docente dell”istituto agrario, Giorgio Bolognesi e Stefano Marabini, componenti del Comitato del bicentenario.

«L”oggetto intorno a cui sta ruotando molta curiosità – ha commentato Antonella Martelli, docente dell”Itac Scarabelli-Ghini – è un vecchio erbario risalente al 1942 e perfettamente conservato. Ai più forse vorrà dire poco, ma quando si scopre che l”erbario reca la titolazione di una scuola, la Regia scuola di Agricoltura G. Scarabelli di Imola, la percezione cambia, perché l”oggetto in questione è passato indenne ad una guerra mondiale, alla devastazione dei tedeschi (gran parte dlela scuola fu bombardata sul finire della guerra) e ai molteplici sgomberi senza perdere nulla del suo antico splendore. Due cinghie di tela verdone, ancora pulite, tengono chiusa una elegante carpetta cartonata verde scuro, al cui interno stanno più di un centinaio di fascicoli in carta oleosa azzurrognola, che da decenni custodiscono foglie e rametti di elementi vegetali, incollati e fissati alle pagine con minuscoli elastici. Chi ha realizzato questo certosino lavoro? Un professore? Una classe per un progetto? Un alunno che ha presentato un lavoro finale? Impossibile stabilirlo al momento, occorrerà fare delle ricerche».

«Riconoscendone la qualità – conclude la professoressa – qualcuno, la cui identità rimane volutamente anonima, si è messo in contatto con gli ex allievi dello Scarabelli che hanno deciso di acquistarlo e di donarlo alla scuola per la gioia di tanti». (r.cr.)

Nella foto un”immagine di gruppo alla consegna dell”erbario

Consegnato al dirigente dell'Istituto agrario Scarabelli di Imola un erbario del 1942 realizzato all'interno della scuola stessa

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