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Cronaca 5 Dicembre 2020

Castel San Pietro tra due anni vuole salire… in ascensore

«Oggi più che mai è necessario sostenere le piccole attività commerciali del centro storico». È con questa motivazione che il sindaco Fausto Tinti rilancia un progetto di cui a Castel San Pietro si parla da anni. Si tratta dell’ascensore panoramico per colmare il dislivello fra il parcheggio di via Oriani (ospedale) e viale Carducci alle porte del centro storico (distanza oggi servita da una scalinata lunga e una rampa ripida).

Modificato più volte nel corso degli anni, dal tapis roulant coperto all’ascensore con annesso parcheggio a piani, il progetto oggi previsto a livello ancora preliminare mostra un semplice ascensore, già finanziato da un paio d’anni con un avanzo di bilancio accantonato dall’Amministrazione. Nel frattempo, tra incarichi tecnici e qualche modifica al progetto (struttura più «incassata» nella scarpata e pareti in parte vetrate e in parte in acciaio corten), i costi sono lievitati da 400 a 520 mila euro.

Ma c’è di più. Come approvato nella recente Giunta che ha riproposto e rivalidato l’opera, l’Amministrazione l’ha iscritta all’interno di un progetto più ampio per la riqualificazione del centro commerciale naturale da 690 mila euro che prevede anche un cofinanziamento ai privati per la riqualificazione degli esercizi commerciali del centro o per la loro promozione mediante eventi pubblici. Se il progetto castellano fosse giudicato positivamente, si aggiudicherebbe un contributo fino al 50% della spesa presentata, da parte della Città metropolitana. «La prima graduatoria del bando dovrebbe essere pronta in tempi brevi – prosegue Tinti -. Ad ogni modo, l’opera è finanziata e l’iter può procedere. Stiamo già lavorando al progetto definitivo da presentare al Consiglio comunale, alla città e alle associazioni di categoria il prossimo anno, quando contiamo anche di poter pubblicare la gara attraverso Area Blu e in un paio di anni da oggi arrivare al traguardo dell’opera finita». (mi.mo.)

Ulteriori approfondimenti su «sabato sera» del 3 dicembre.

Nella foto: il rendering dell’ascensore

Castel San Pietro tra due anni vuole salire… in ascensore
Cronaca 26 Ottobre 2018

Ascensore e punto ristoro per la sede dell'Avis di Imola nell'ospedale vecchio

Lavori in vista anche nella sede Avis di Imola e del Centro di raccolta sangue, posti entrambi nel padiglione 6 dell’ospedale vecchio. In accordo con l’Ausl sono in programma «l’inserimento di un ascensore tra il piano terra e il primo piano e la creazione di un punto ristoro, con conseguente sospensione delle convenzioni con i bar, oltre alla sistemazione della sala riunioni» spiegano dall’Avis. La gara per l’appalto dovrebbe essere fatta il mese prossimo e sarà gestita dall’Ausl, «il costo – precisano dall’Azienda sanitaria imolese – sarà complessivamente di circa 40 mila euro più Iva, ma devono ancora essere definiti tutti i parametri, ora siamo in fase di progettazione e autorizzazione, l’intenzione è far partire i lavori ai primi di dicembre per concluderli nei primi mesi del 2019». Durante questo periodo «l’attività continuerà regolarmente – rassicurano dall’Avis – anche perché gli interventi verranno eseguiti in orario pomeridiano».

I lavori permetteranno ai donatori di godere di una maggiore fruibilità del servizio ed eliminare le barriere architettoniche per l’accesso al primo piano. Poi sarà rivisto il punto ristoro. «Ora per la colazione post donazione si può utilizzare il bar dell’ospedale – puntualizza Pietro Fagiani, dirigente e medico responsabile del Centro raccolta sangue  e immunoematologia dell’Ausl di Imola – che, sebbene disti pochi metri dal centro raccolta, è comunque fuori all’edificio». Altra novità, l’Avis sta definendo in queste settimane i contatti con i professionisti per un programma gratuito di valutazione dei nei dei donatori per scongiurare e prevenire eventuali neoplasie e lesioni dermatologiche. «L’obiettivo è quello di garantire ai nostri donatori un ulteriore strumento di controllo del proprio stato di salute» anticipa Fagiani.

L’attenzione verso i donatori forse sta alla base del fatto che, mentre in Italia le donazioni di sangue sono in lieve calo, a Imola i dati sono in controtendenza. «Dal 2013 al 2017 si è registrato un lieve aumento passando da 6207 donatori a 6347. Ben 140 attivi in più in quattro anni. Tutto questo grazie alle numerose attività di sensibilizzazione svolte, ad esempio, nelle scuole elementari, medie e superiori» dicono dall’Avis. Donazioni che, come noto, non riguardano solo il sangue «intero» ma piastrine (piastrinoferesi), emocomponenti e plasma (plasmaferesi). «Quest’ultima è molto importante – conclude Fagiani -. A marzo abbiamo installato una seconda macchina e la risposta della popolazione è buona».

Ma perché è così importante donare plasma? Essendo la parte liquida del sangue, ricca di proteine e sali minerali rappresenta una delle frontiere della medicina del futuro. Tutti possono donarlo, anche chi ha bassi valori di emoglobina, e quello del gruppo AB è particolarmente prezioso. Dal plasma si ricavano farmaci salvavita e si possono sviluppare terapie contro alcuni virus come il West Nile, Dengue o Ebola. La procedura di prelievo del plasma avviene attraverso la plasmaferesi utilizzando un kit monouso: il sangue prelevato entra in un separatore cellulare che estrae la parte fluida (il plasma) e restituisce al donatore la parte corpuscolata (globuli rossi, globuli bianchi e piastrine). Tutto il procedimento è indolore e l’intera seduta dura circa un’ora per prelevare 600 ml di plasma.

d.b.

L”articolo completo e le informazioni utili per la donazione del plasma su «sabato sera» del 18 ottobre.

Nella foto: alcuni dipendenti e volontari dell”Avis di Imola

Ascensore e punto ristoro per la sede dell'Avis di Imola nell'ospedale vecchio

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