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Cronaca 25 Giugno 2019

Il bilancio dell'attività del progetto di sostegno ai senza dimora dell'unità di strada della Croce Rossa di Imola

Quando a metà aprile la sezione imolese della Lega ha portato a gran voce all’attenzione pubblica la presenza di alcuni senzatetto accampati in stazione, non si trattava di una novità per la Croce rossa. Per tutto l’inverno la Cri di Imola ha effettuato regolari interventi di «emergenza freddo» e sostegno proprio per le persone che, in effetti, hanno eletto come giaciglio la vecchia pensilina ferroviaria dell’ex scalo merci accanto al binario ovest, nascosta alla vista solo dalla rete che separa il parcheggio delle biciclette. Sui giornali il segretario locale del Carroccio Marco Casalini si domandava se forze dell’ordine e Governo della città fossero al corrente della situazione. In realtà, dall’autunno scorso Comune di Imola, Diocesi, Caritas e Croce rossa, insieme a Fondazione Cassa di risparmio di Imola, hanno concertato e avviato un’operazione di sostegno alle persone senza fissa dimora, eseguita dalla stessa Cri che ad Imola, come in altre parti d’Italia, ha attivato l’unità di strada dedicata.

Gli interventi sono cominciati a ridosso dell’inverno scorso perché, come testimoniano i rapporti della Caritas imolese, la povertà è avanzata anche nel nostro territorio ed anche tra gli italiani ci sono persone bisognose, che spesso arrivano a non avere neppure un tetto sopra la testa. Alcune volte non lo chiedono né lo vogliono ma questo non significa che non abbiamo bisogno di aiuto. «Nel corso dei mesi abbiamo incontrato una trentina di persone con l’unità di strada – spiega Fabrizia Fiumi, presidente della sezione imolese della Cri -. Sono per lo più stranieri, alcuni in possesso di documenti regolari ed altri no, ma ci sono anche alcuni italiani».

La maggior parte dei senzatetto presenti in città gravitano nella zona della stazione ferroviaria. «Circa la metà delle persone incontrate sono stanziali a Imola» precisa Monica Agnoli, volontaria dal 2008 nonché responsabile dell’Unità di strada della Cri di Imola e dallo scorso anno responsabile della Cri Emilia Romagna per il sociale. «Durante i nostri interventi settimanali svolti in inverno, sempre concordati con le forze dell’ordine locali e il servizio Unità di strada regionale, abbiamo aiutato i senzatetto distribuendo i sacchi a pelo forniti dalla Fondazione Cassa di Risparmio, coperte, vestiti, tè e pasti caldi, gettoni per la lavanderia automatica. Inoltre abbiamo fornito assistenza sanitaria e informazioni per poter usufruire degli altri servizi presenti sul territorio come il nostro sportello sociale oppure le docce e l’asilo notturno offerti dalla Caritas».

Nel 2018 proprio la Caritas imolese ha ospitato trentaquattro persone, sei ospitate presso terzi e le rimanenti nell’asilo notturno attivato da qualche anno nella sede di via XI Febbraio dove l’attività non è quella di un semplice ostello per passare la notte, ma accoglie i senza fissa dimora disposti ad iniziare un vero e proprio percorso per rimettersi in gioco a partire dal lavoro. Sempre lo scorso anno, inoltre, sono state oltre 650 le docce erogate a chi ne ha fatto richiesta. «Nonostante quello che possono credere o dire alcuni quello dei senzatetto che stanziano ad Imola è un bisogno del territorio, non si tratta di “pendolari dei servizi” che vengono a Imola perché trovano la possibilità di un aiuto» su questo punto concordano sia la presidente Fiumi che il direttore della Caritas Luca Gabbi. «Si tratta infatti di persone che hanno vissuto o lavorato a Imola e che ora per un motivo o per l’altro sono in difficoltà – spiegano -. E la nostra missione è aiutare le persone con situazioni di vulnerabilità». (mi.mo.)

L”articolo completo e altri approfondimenti sono su «sabato sera» del 13 giugno

Nella foto l”unità di strada della Croce Rossa davanti all”ingresso della stazione di Imola

Il bilancio dell'attività del progetto di sostegno ai senza dimora dell'unità di strada della Croce Rossa di Imola
Cronaca 15 Maggio 2019

Quattro storie di dipendenti dell'ospedale di Montecatone: «Siamo innamorati di questo lavoro»

«Io sono di Imola ma mi sono laureata a Ferrara, poi ho fatto un corso al Sant’Orsola come case manager, che è quello che sono attualmente. Ricordo il mio primo giorno a Montecatone, nel 2001. In questo posto non ci sono le vie di mezzo o lo ami o lo odi. Per me è molto appagante, se dovessero dirmi vai a lavorare altrove risponderei no». Simona Caselli è un’infermiera, ha 42 anni, un marito e un figlio. E’ una dei circa 400 dipendenti del Montecatone Rehabilitation Institute Spa. Medici, infermieri, oss e amministrativi, psicologi, tecnici, il 77 per cento sono donne, per la maggior parte si tratta di persone del territorio.

Pamela Salucci medico fisiatra, 43 anni, sposata, due figli, anche lei è imolese. «Io sono arrivata a Montecatone nel 2003 all’ultimo anno di specializzazione, nel 2004 mi hanno assunta». La sua area di lavoro è quella neurologica delle gravi cerebrolesioni, «che possono essere traumatiche, emorragiche o anossiche, ad esempio a seguito di un infarto. Diversamente dalle lesioni midollari – spiega -, dove si interrompono i segnali dal cervello alla periferia e il paziente non muove gambe o braccia ma l’attività collaborativa e cognitiva solitamente rimane integra, seppur con diverse problematiche, nel “mio” paziente quest’ultima parte viene compromessa».

Anche la fisioterapista Danira Golinelli è di Imola, ha 32 anni, è sposata, ha un figlio. «Mi sono laureata nella sede di Imola e ho frequentato Montecatone nei tirocini. Poi, appena uscita dalla facoltà, a novembre, mandai il curriculum e a febbraio già lavoravo, ora sono nove anni. Il fisioterapista si occupa di recuperare le autonomie, in un caso l’obiettivo è formare i familiari e in un altro addestrare il paziente a ritornare al proprio domicilio con l’uso della carrozzina, in altri ancora andrà a casa camminando. Ogni trattamento è individualizzato e contano sempre tantissimo motivazione e sostegno della famiglia. L’obiettivo è portare il paziente il più vicino possibile alla sua vita di prima in una nuova condizione».

Gianni Cacucciolo, 54 anni, faentino, oggi è un ross, cioè un operatore socio sanitario riabilitativo, figura organizzativa introdotta a Montecatone tra i primi Istituti in Italia, che ne indica l’ulteriore specificità nell’attività in palestra. Alle spalle una storia curiosa, iniziata quattordici anni fa, quando non era più un ragazzo. «Venivo da 25 anni nel campo della ristorazione e gestivo un’enoteca, ma ho deciso di cambiare vita, mi sono licenziato e iscritto al corso per oss, credo l’ultimo gratuito di riqualificazione professionale organizzato dalla Regione. Non sapevo cosa fosse, in realtà volevo fare volontariato. Al termine mandarono il mio curriculum a Montecatone dove non volevo venire perchè da fuori mi sembrava un posto troppo triste. Poi feci il colloquio e mi dissi: provo. Mi sono follemente innamorato di questo lavoro». (l.a.)

L”articolo completo è pubblicato su «sabato sera» del 9 maggio

Nella foto Pamela Salucci, Danira Golinelli, Simona Caselli e Gianni Cacucciolo

Quattro storie di dipendenti dell'ospedale di Montecatone: «Siamo innamorati di questo lavoro»
Cronaca 9 Maggio 2019

Alessandra, Lulù e la pet therapy di Montecatone protagoniste in Campidoglio a Roma

Il progetto di pet therapy «Abili a 4 zampe» protagonista a Roma in Campidoglio all’evento organizzato da Roma Capitale, nella persona di Daniele Diaco, presidente della IV Commissione capitolina Ambiente. Ormai da cinque anni l’ospedale di Montecatone propone ai propri pazienti interventi di assistenza con animali in collaborazione con l’associazione ChiaraMilla riesce a coinvolgere come istruttori ex pazienti dell’ospedale.

Alessandra Santandrea, ex paziente di Montecatone, ha raccontato la sua storia e ha terminato con una dimostrazione «dal vivo» con Lulù, che lei stessa ha addestrato sotto la guida delle istruttrici di ChiaraMilla. Presenti anche Lisa Costa, Silvia Bolognesi e Brandon Ladson, altri ex pazienti di Montecatone, ora istruttori di Pet Therapy. Santandrea, insieme a Marina Casciani, è autrice del libro “La sedia di Lulù” (Itaca Edizioni) con oltre 20.000 copie vendute e un’attività di promozione che ha visto centinaia di incontri su tutto il territorio nazionale, ha contributo a sensibilizzare sul tema della disabilità e dell’aiuto che i cani da supporto forniscono a persone con difficoltà motorie.

A portare la testimonianza di Montecatone è stato il Presidente della Fondazione Montecatone onlus Marco Gasparri. L’evento si è chiuso con una dimostrazione di Alessandra e Lulù, che ha mostrato dal vivo il supporto concreto che un’animale da assistenza può fornire alle persone con disabilità. (r.cr.)

Nella foto Alessandra Santandrea con Lulù in Campidoglio

Alessandra, Lulù e la pet therapy di Montecatone protagoniste in Campidoglio a Roma
Cronaca 27 Marzo 2019

Al via il nuovo corso per diventare volontari della Croce rossa italiana, il 28 marzo la lezione introduttiva

Prenderà il via domani sera, 28 marzo, alle 20 con la lezione introduttiva il nuovo corso base della Croce rossa italiana, organizzato dal comitato locale di Imola. La frequenza al corso è necessaria per chiunque voglia diventare volontario della Cri. L”appuntamento con la prima serata è al Centro sociale La Stalla (via Serraglio 20/b), mentre per gli incontri successivi ci si trasferirà nella sede Cri di via Meloni 4.

Il corso è articolato in 11 lezioni della durata di tre ore, che si svolgeranno il martedì e il giovedì. Può partecipare chi ha compiuto 14 anni. Tra le nozioni che si insegneranno la storia della Croce Croce rossa, i suoi fondamenti, l”evoluzione e le trasformazioni. Poi toccherà alle basi del primo soccorso che consentiranno, già alla fine di questo primo percorso, di partecipare ad alcune delle attività e, per chi lo vorrà, sarà possibile proseguire il percorso di formazione accedendo ai corsi superiori che consentiranno di ricevere una formazione completa su tutta l’area di attività della Cri. 

Il corso terminerà giovedì 23 maggio e poi i partecipanti sosterranno un esame teorico e pratico, a patto che abbiano partecipato alle lezioni teorico-pratiche in aula per almeno 14 ore con obbligo di firma e aver pagato i materiali e le spese di segreteria del corso pari a 15 euro. Superato l”esame, si pagherà la quota di “socio Cri”, pari a 10 euro. Una volta terminato il corso base, ognuno potrà scegliere se continuare nell’attività frequentando corsi di approfondimento in base alle attività che si desiderano svolgere. (r.cr.)

Nella foto una lezione del corso tenutosi nella primavera 2016

Al via il nuovo corso per diventare volontari della Croce rossa italiana, il 28 marzo la lezione introduttiva
Cronaca 16 Febbraio 2019

La Croce Rossa di Imola ha attivato l'unità di strada per soccorrere i clochard nelle gelide notti invernali

Mentre l’Italia continua ad essere sferzata dal gelo, prosegue senza sosta il lavoro dei volontari della Croce rossa italiana in aiuto dei senzatetto costretti a vivere all’addiaccio. Migliaia le persone raggiunte ogni sera dalle unità di strada che, grazie alla capillarità della rete di assistenza, riescono a essere presenti in ogni scenario di vulnerabilità. Imola compresa. «In tutta Italia la Croce rossa è in prima linea di fronte all’emergenza freddo. Per cui quest’anno abbiamo deciso di mettere in campo le unità di strada anche nella nostra città», racconta Fabrizia Fiumi, presidente del comitato di Imola della Cri.

Del resto, gli ultimi rapporti della Caritas imolese erano stati inequivocabili: dopo anni di crisi feroce, la povertà è avanzata anche nel nostro territorio ed anche tra gli italiani stessi. E’ così cresciuto il numero di persone bisognose di aiuto, sia esso un pasto caldo, una coperta, un tetto (per la notte e non solo). Così, approssimandosi la brutta stagione e preannunciandosi un drastico calo delle temperature, Comune di Imola, Diocesi, Caritas e Croce rossa, coordinate dalla Fondazione Cassa di risparmio di Imola, hanno prima concertato e poi dato il via ad una operazione di sostegno alle persone senza fissa dimora, eseguita dalla Croce rossa stessa.

Come in altre parti d’Italia, anche ad Imola è stata attivata una unità di strada, formata da operatori appositamente formati e integrata da operatori sociali, operatori sanitari e da infermiere volontarie (a cominciare dall’ispettrice, sorella Agnese Ricci), allo scopo di fornire coperte e vivande appunto a chi si trova in strada, senza un riparo, garantendo inoltre assistenza medica e supporto psicologico.

In dicembre si sono svolte le ricognizioni per circoscrivere le zone in cui si concentrano i bisognosi di assistenza. Poi sono state calendarizzate le uscite vere e proprie, due per settimana (il lunedì e il giovedì). (r.cro.)

Maggiori particolari sul «sabato sera» del 14 febbraio

Nella foto: i volontari dell”unità di strada della Cri di Imola durante un”uscita serale (Isolapress)

La Croce Rossa di Imola ha attivato l'unità di strada per soccorrere i clochard nelle gelide notti invernali
Cronaca 27 Ottobre 2018

«Weekend indipendenti» per ragazzi disabili a Imola e Castel San Pietro: sabato 27 l'inaugurazione degli alloggi

Sono pronti altri due appartamenti per ospitare i «weekend indipendenti» dei ragazzi disabili, uno a Castel San Pietro e l’altro a Imola. Rientrano nell’ambito del progetto «Dopo di noi» e verranno inaugurati ufficialmente sabato 27 ottobre.

L’obiettivo è «dare ai ragazzi con disabilità psico-fisiche, che oggi sono seguiti dal circuito assistenziale, la possibilità di vivere in una situazione abitativa autonoma, nella prospettiva del momento in cui i familiari non potranno più prendersi cura di loro», spiega Gilberta Ribani, responsabile Area territoriale Due (ovvero tutti i comuni ad eccezione di Imola) dell’Asp circondario imolese. Ribani segue il medesimo progetto a Medicina, che in via Saffi 1 conta ben due appartamenti, già inaugurati nell’autunno dello scorso anno e utilizzati da sei persone.

Nel progetto sperimentale «Vita indipendente», questo il nome del «Dopo di noi» del circondario imolese, l’autonomia viene sviluppata attraverso weekend che i ragazzi trascorrono negli alloggi appositamente predisposti lontano dalla famiglia (ma con la presenza di educatori professionali), così da sperimentare e nel tempo incrementare la propria autonomia.

A Castello, come già a Medicina, a mettere a disposizione l’appartamento per il progetto è stata l’Amministrazione locale, che attraverso la società partecipata Solaris, che gestisce il patrimonio immobiliare pubblico, ne ha destinato uno gratuitamente alla convenzione con l’Asp. L’appartamento, che si trova al civico 72 di via Matteotti, sopra la farmacia comunale, può ospitare sei ragazzi, che hanno già iniziato i primi weekend indipendenti lo scorso fine settimana.

A Imola, invece, il progetto ha avuto inizio il 13 ottobre. L’appartamento in questione si trova in via Boccaccio 3 ed è stato messo a disposizione dalla Fondazione istituzioni riunite. A sperimentare la vita indipendente in questo caso ci sono ben sedici disabili. I ragazzi partecipanti sono stati scelti da Asp e Ausl in collaborazione con le numerose realtà territoriali che già si occupano di disabili nei rispettivi territori. Gli educatori assegnati provengono da Consorzio Comunità Solidale ad Imola e Medicina e dalla Cooperativa ElleUno a Castello. «Complessivamente è previsto un costo di 120 mila euro per il pro-getto, dei quali 80 mila garantiti da fondi statali – dettaglia Ribani, con riferimento alla legge 112 del 2016 – e 40 mila del Circondario che si è occupato del progetto nei tre comuni».

Con i fondi circondariali, l’Asp ha arredato ed attrezzato i tre appartamenti. Agli ospiti viene richiesto un contributo per le spese alimentari e personali durante i periodi di residenzialità: per i primi quattro weekend si tratta di circa 40 euro complessivi per famiglia. (mi.mo.)

L”articolo completo è su «sabato sera» del 25 ottobre

Nella foto la zona di via Boccaccio dove si trova l”alloggio di Imola

«Weekend indipendenti» per ragazzi disabili a Imola e Castel San Pietro: sabato 27 l'inaugurazione degli alloggi

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