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Cronaca 30 Novembre 2019

Un contributo ministeriale di 286 mila euro per la mensa bio di Solaris, sconti alle famiglie di Castello e Ozzano

Un contributo per le mense biologiche è meglio non solo per la salute, ma anche per le tasche delle famiglie. Da anni Solaris, società in house che gestisce per i Comuni soci alcuni servizi fra cui la refezione scolastica, punta sugli alimenti bio. Per questo si è aggiudicata un contributo di 286 mila euro dal fondo ad hoc istituito dal ministero delle Politiche agricole in accordo con quello della Pubblica istruzione. Nel dettaglio, 181 mila euro sono destinati al Comune di Castel San Pietro e 105 mila a quello di Ozzano Emilia. Scopo del fondo ministeriale è quello di ridurre i costi a carico dei beneficiari del servizio di mensa scolastica biologica (per l’80% del contributo) e, al tempo stesso, realizzare iniziative di informazione e promozione dell’alimentazione bio direttamente nelle scuole.

Solaris, iscrittasi nell’apposito albo che qualifica le mense quali biologiche, è risultata essere tra i 48 assegnatari di un contributo per l’anno scolastico 2019/2020. Entrambi i Comuni hanno deciso di inserire uno sconto perle rispettive tariffe della refezione scolastica. A Castello la Giunta sta decidendo in questi giorni l’entità dell’abbattimento. A Ozzano, invece, è esonerato dal pagamento della quota fissa chi ha un Isee compreso fra 0 e 10.632,93, mentre alle famiglie che hanno un Isee pari o superiore a 10.632,94 euro verrà applicato uno sconto del 25% sulla quota fissa mensile (ad esempio, la quota mensile su 5 giorni settimanali scende da 44 a 33 euro). I Comuni di Monterenzio e Dozza, diventati soci nella seconda metà del 2018, sono stati esclusi dal contributo perché l’iscrizione all’albo ministeriale, ergo l’aggiudicazione del contributo, è precedente.

Quanto alle iniziative di promozione previste dal contributo ministeriale, Solaris sta progettando un calendario in collaborazione con le scuole e i produttori bio locali. Ma quali sono i prodotti biologici su cui Solaris punta? «I più utilizzati sono pane, pasta, latte, yogurt, olio e succhi di frutta – elenca la direttrice della società in house, Elisabetta Manca -. A questi si aggiungono anche frutta e verdura biologiche, ma in misura variabile secondo la stagionalità e la disponibilità del mercato». (mi.mo.)

Nella foto tratta dal sito del Comune di Castel San Pietro Terme il centro di produzione pasti di Solaris

Un contributo ministeriale di 286 mila euro per la mensa bio di Solaris, sconti alle famiglie di Castello e Ozzano
Cronaca 26 Novembre 2019

Pagamenti in grave ritardo per le aziende biologiche

Aziende agricole, quelle a vocazione biologica e integrata, che stanno ancora aspettando i pagamenti dei contributi previsti dal Piano di sviluppo rurale per domande presentate addirittura nel 2017. Per parlare di questo grave ritardo nei pagamenti, il presidente di Cia-Agricoltori italiani di Imola, Giordano Zambrini, ed il responsabile sindacale dell’associazione di via Fanin, Andrea Arcangeli, hanno incontrato Daniele Dosualdo, nuovo dirigente del Servizio territoriale agricoltura caccia e pesca di Bologna, e Fabio Falleni, responsabile delle misure a superficie del Piano di sviluppo rurale regionale.
«Le aziende a vocazione biologica e integrata – spiega il presidente di Cia Imola – non possono permettersi di attendere altri mesi per ricevere ciò che gli spetta». Anche perché – aggiunge – «la Regione sta continuando a sostenere un tipo di agricoltura sempre più sostenibile. Pare quindi assurdo che il ritardo riguardi proprio il biologico, la più “green” delle modalità produttive, adottata da molte aziende anche nella valle del Santerno».

Nel corso dell’incontro i due dirigenti della Regione hanno chiarito che il problema non dipende, naturalmente, dalla volontà di non corrispondere alle aziende ciò che gli spetta, ma da quella che può essere definita un’incongruenza di dati tra chi compila le domande e chi le deve analizzare e accogliere. In sostanza, le domande relative a queste misure del Piano di sviluppo rurale vengono fatte dai centri di assistenza delle associazioni agricole e arrivano ai tecnici del Servizio territoriale agricoltura caccia e pesca, che controllano la congruità attraverso un programma di geolocalizzazione delle superfici aziendali, in applicazione delle nuove modalità fissate dai regolamenti dell’Unione europea.
Ed è qui che il meccanismo s’ingrippa: i due sistemi di invio e analisi mostrano infatti dati diversi e si crea un’anomalia che blocca l’iter della domanda e il successivo pagamento. (r.cr.)

Ulteriori particolari nel numero del Sabato sera del 21 novembre

Immagine di repertorio

Pagamenti in grave ritardo per le aziende biologiche

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