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Cronaca 29 Novembre 2020

Coronavirus, i soldi post «zona rossa» per il palazzo della Comunità di Medicina

Anni di cantieri in vista per il palazzo della Comunità di Medicina, uno fra gli edifici simbolo del centro storico del paese, che ospita l’ufficio Scuola e sociale, l’auditorium, la biblioteca, il museo civico, la pinacoteca e lo sportello Hera. L’intervento più significativo è sicuramente quello legato al milione di euro che la Regione Emilia Romagna ha destinato a Medicina in quanto ex «zona rossa». Ed il 3 agosto la Giunta di viale Aldo Moro ha annunciato lo stanziamento di risorse straordinarie in favore dei territori maggiormente colpiti dall’emergenza sanitaria ed economica (a fianco di Medicina, le province di Piacenza e di Rimini), con l’obiettivo di «identificare progetti concretamente e rapidamente realizzabili e cantierabili – si legge nell’atto di indirizzo –, affinché il programma di investimenti straordinario sia attuato velocemente, con rigore e qualità degli investimenti».

I lavori interesseranno l’ala del palazzo della Comunità destinata ad ex abitazioni, all’angolo fra le vie Pillio e Cuscini, non utilizzata da tempo: «Le condizioni di degrado sono evidenti – osserva Matteo Montanari, primo cittadino –. L’edificio è stato parzialmente distrutto durante la seconda guerra mondiale e successivamente sono state ricostruite solo alcune delle porzioni perdute, con tecnologie piuttosto precarie. Alcune parti sono oggi mancanti oppure sono state ricostruite in modo approssimativo. In generale, l’edificio versa in abbandono». Il progetto prevede «un generale restauro e risanamento conservativo, partendo dal consolidamento delle murature e dal rifacimento della copertura – aggiunge Monta nari–. Ed una riorganizzazione degli spazi interni per una tipologia ad uffici». (lu.ba.)

Ulteriori approfondimenti su «sabato sera» del 26 novembre.

Nella foto: la porzione del palazzo della Comunità all’angolo tra via Pillio e via Cuscini

Coronavirus, i soldi post «zona rossa» per il palazzo della Comunità di Medicina
Cronaca 21 Marzo 2020

L'ex sindaco Onelio Rambaldi: «Il Medicivitas è centro di ritrovo da sempre, deve continuare a vivere»

Già nel suo nome («civitas» dal latino città o cittadinanza e «Medi» diminutivo di Medicina), il Medicivitas racchiude il senso di comunità che contraddistingue il centro sociale di via Oberdan, catapultato sulle prime pagine dei giornali per i recenti decessi legati al Coronavirus di tanti anziani frequentatori. Costruita come Casa del popolo, fu intitolata al villaggio vietnamita Song My, raso al suolo dagli americani nel 1968 provocando una strage di innocenti. Chi conosce bene la sua storia è l’ex sindaco Onelio Rambaldi. «La Casa del popolo fu costruita e gestita da volontari – ricorda–. All’interno c’era il bar, il circolo e, all’inizio, la sede del Pci, che poi venne spostata nella palazzina a fianco (dove ora c’è la sede del Pd, ndr)».

«È sempre stato un luogo di ritrovo, prima come Casa del popolo e poi come centro sociale – afferma Rambaldi –. È in una zona strategica di Medicina, in centro, e deve continuare a vivere. Mi auguro solo che tanti 40-50 enni siano più partecipi alla vita sociale. I volontari spesso hanno 70-80 anni…». (gi.gi.)

L”articolo completo è su «sabato sera» del 19 marzo

L'ex sindaco Onelio Rambaldi: «Il Medicivitas è centro di ritrovo da sempre, deve continuare a vivere»
Cronaca 18 Aprile 2019

La comunità Villa Pambera per minori trasloca nella sede di Santa Caterina. IL VIDEO

La comunità residenziale per minori della Fondazione Santa Caterina si trasferisce dalla sede di Villa Pambera, al civico 80 dell’omonimo viale, in quella centrale della Fondazione stessa, in via Cavour 2. A tale scopo la storica Fondazione, nata come istituto per minori nel 1915 per opera del canonico don Angelo Bughetti, ha ristrutturato i locali all’ultimo piano con un investimento complessivo di 340 mila euro.

Qui troveranno posto, tra fine aprile ed inizio maggio, tre differenti comunità: quella residenziale denominata «Sul sentiero» che già ospita nove ragazzi, la semiresidenziale «Effatà» («Apriti» in aramaico) oggi con otto posti per l’accoglienza secondo le segnalazioni di Ausl e Asp, infine il centro diurno «Ohana» (parola hawaiana che sta ad indicare la famiglia che ogni individuo sceglie per sé), dove fino a dodici minori al giorno potranno seguire laboratori di teatro, psicodramma, pittura e musica condivisi con la comunità semiresidenziale,  un servizio potenziato rispetto a quello precedentemente offerto a Villa Pambera. «Si tratta di tre servizi integrati che rispondono ad esigenze per problematiche complesse – spiega Renzo Bussi, presidente della Fondazione -. I tre percorsi differiscono per tipo di accoglienza, da residenziale a semiresidenziale oppure diurna per aiutare pur mantenendo l’importante rapporto quotidiano con la famiglia. Non differiscono, invece, per la qualità del servizio offerto: per tutti i 29 minori è a disposizione uno staff di quindici professionisti fra educatori, psicologi e psicoterapeuti. Accanto alla nostra anima sociale, che dispensa servizi in forma gratuita, abbiamo quella professionale specialistica che da anni collabora con Asp e con l’unità operativa di Neuropsichiatria dell’infanzia e dell’adolescenza dell’Ausl di Imola».

I tre servizi si occupano della fascia di età compresa fra gli 11 e i 18 anni, eccezionalmente, per casi particolarmente delicati, arrivano ai 21. Secondo i piani della Fondazione, negli spazi lasciati liberi a Villa Pambera nascerà una comunità di accoglienza destinata a madri con figli. «Un tipo di servizio che oggi ad Imola manca ma ve ne sarebbe bisogno», conclude Bussi. (mi.mo.)

Nella foto: Elisa Seganti, responsabile Comunità minori Santa Caterina, Cosimo Ricciutello, dell”Ausl di Imola, Renzo Bussi, presidente Fondazione Santa caterina e Renata Rossi Solferini, presidente dell”Asp

La comunità Villa Pambera per minori trasloca nella sede di Santa Caterina. IL VIDEO

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