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Economia 31 Dicembre 2020

Oltre 1 miliardo di euro la spesa alimentare in Emilia-Romagna a dicembre

1,1 miliardi di euro di spesa alimentare delle famiglie emiliano-romagnole a dicembre 2020. 29 mila addetti nelle imprese artigiane della food economy, quasi 122 mila di addetti nelle Mpi. 1,8% peso dell’artigianato della food economy sull’economia territoriale in Emilia-Romagna vs. 1,6% media Italia. 7.799 imprese artigiane nella food economy, il 9,0% dell’artigianato nazionale. Questi sono alcuni dei numeri raccolti dal Centro Studi di Confartigianato Emilia-Romagna sull’artigianato alimentare in regione, un artigianato di qualità che vanta 398 prodotti agroalimentari tradizionali, caratterizzati da metodiche di lavorazione, conservazione e stagionatura consolidate nel tempo, il 7,6% del totale nazionale.

I prodotti del territorio si distinguono per l’alta qualità della produzione e delle materie prime che caratterizzano un’offerta enogastronomica di assoluta eccellenza. Sulla base degli ultimi dati del ministero delle Politiche agricole, Alimentari e Forestali l’Emilia-Romagna vanta 43 prodotti agroalimentari di qualità al 27 novembre 2020, posizionandosi al primo posto nella classifica nazionale, seguita da Veneto e Sicilia. Nel dettaglio si contano 18 Dop (Denominazione di origine protetta (41,9% del totale) e 25 Igp (Indicazione geografica protetta – il 58,1%). Il settore dell”artigianato alimentare si completa con la componente che coniuga produzione e servizio rappresentata dai Servizi di ristorazione e dei cibi per asporto, dove operano 3.448 imprese, pari al 44,2% del totale.

«L’Emilia-Romagna sta dimostrando ancora una volta di essere una realtà capace di produrre ed esportare qualità – aggiunge Amilcare Renzi, segretario di Confartigianato Emilia-Romagna -. Il valore artigiano è ciò che ci fa reggere anche in questi difficili momenti. Oggi più che mai c’è bisogno di una comunità coesa, una comunità che aiuta le persone che oggi sono in difficoltà. Ci auguriamo che durante queste festività prevalga in tutti noi questo spirito che ci può aiutare a vivere momenti di serenità e, nello stesso tempo, diventare un volano di solidarietà verso le tante attività, che sono le colonne portanti della nostra economia e oggi hanno bisogno dell’aiuto di tutti noi». (da.be.)

Nella foto: Amilcare Renzi, segretario di Confartigianato Emilia-Romagna

Oltre 1 miliardo di euro la spesa alimentare in Emilia-Romagna a dicembre
Cronaca 26 Dicembre 2020

Donata al vescovo di Imola monsignor Mosciatti la statuina dell’infermiera anti-Covid

Nei giorni scorsi Amilcare Renzi, segretario di Confartigianato Bologna Metropolitana, e Alessandro Scala, vicedirettore di Coldiretti Bologna e segretario di zona a Imola, hanno consegnato al vescovo di Imola, monsignor Giovanni Mosciatti, la statuina dell’infermiera anti-Covid. Il nuovo personaggio da inserire nel presepe 2020, che simboleggia l’impegno di tutto il mondo della sanità e della cura, creato dalla prestigiosa bottega d’arte presepiale napoletana “La Scarabattola” dei Fratelli Scuotto, associata a Confartigianato. «Abbiamo consegnato al Vescovo di Imola, monsignor Giovanni Mosciatti, la statuina creata dalla manualità e dal lavoro artigianale, simbolo e riconoscenza verso quel mondo della sanità che in questo anno e anche in questi momenti, è fortemente impegnato per tutelare la nostra salute – afferma Amilcare Renzi -. E’ una iniziativa avviata per la prima volta quest’anno, ma che è nostra intenzione ripetere costantemente, per valorizzare i presepi di ogni Diocesi d’Italia con un personaggio frutto del lavoro artigiano e simbolo di un evento che abbia caratterizzato l’anno». 

L’iniziativa, promossa sotto l’egida del Manifesto di Assisi e da Fondazione Symbola, vuole rendere onore a tutti gli «eroi» della quotidianità che si impegnano per gli altri in questi mesi così difficili, in sintonia con il messaggio di Papa Francesco che nei giorni scorsi ha ringraziato chi si adopera per gli altri nella pandemia, paragonandoli a San Giuseppe, l’uomo che passa inosservato. (da.be.)

Nella foto: la consegna della statuina. Da sinistra, Alessandro Scala, il vescovo monsignor Mosciatti e Amilcare Renzi

Donata al vescovo di Imola monsignor Mosciatti la statuina dell’infermiera anti-Covid
Economia 26 Ottobre 2020

Nuovo Dpcm, a Imola le proteste di ristoratori, artigiani e commercianti aderenti a Confartigianato, Cna e Confcommercio

Le nuove misure anti Covid imposte dal Dpcm del 24 ottobre hanno suscitato anche a Imola le reazioni degli addetti ai lavori.

Oggi pomeriggio, dalle 15.30 alle 16.30, gli addetti alla ristorazione aderenti a Confartigianato Bologna Metropolitana hanno manifestato in modo simbolico e nel rispetto delle disposizioni di sicurezza davanti alla sede imolese di viale Amendola, gettando in aria oggetti del loro lavoro come gesto di protesta contro l’ennesima penalizzazione del settore. «Esprimiamo grande preoccupazione per la scelta del Governo di chiudere alle 18 il mondo della ristorazione, una misura di cui, in particolare per i ristoranti, si fatica a comprendere la logica – ha sottolineato Amilcare Renzi, segretario di Confartigianato Bologna Metropolitana, durante la manifestazione -. Dispiace che il premier Conte non abbia tenuto in debita considerazione la lettera-appello firmata dal presidente della Regione Emilia Romagna, Stefano Bonaccini, a nome della Conferenza delle Regioni con la quale si proponeva la chiusura dei ristoranti alle 23 e dei bar senza servizio ai tavoli alle 20».

Il mondo dell’artigianato e della ristorazione si è distinto in questi mesi per la massima collaborazione nella definizione delle linee guida. «I nostri bar, ristoranti, gelaterie e pasticcerie hanno sempre rispettato rigorosamente le misure di sicurezza per difendere la salute dei cittadini. A maggior ragione non comprendiamo questo obbligo di chiusura, mentre a negozi e grande distribuzione rimane permessa, ad esempio, la commercializzazione dei prodotti dolciari oltre le ore 18».

«Da sempre siamo convinti che al primo posto c’è la salute, senza difendere la salute non si difende l’economia, ma siamo altresì convinti che questo sia il momento di combattere il virus con le armi della ragione e non con azioni oscurantiste – ha sottolineato Renzi -. La scelta di adottare misure che penalizzano duramente ristoranti e bar, così come le palestre e i centri sportivi, i cinema e i teatri senza distinguere dalle situazioni realmente a rischio da quelle mantenute sicure dall’impegno degli imprenditori e del loro personale, non ci piace. Per l’incoscienza di alcuni non si possono penalizzare interi settori che, di fronte a questa chiusura, rischiano di non riaprire mai più. Più che chiudere tutto serviva una grande capacità di controllo del territorio, e penalizzare chi effettivamente non rispettava le norme di sicurezza». 

«Il Governo non ha accolto le istanze di Confartigianato, ora però ci auguriamo che le misure di ristoro annunciate siano effettivamente commisurate all’impatto provocato dalle nuove restrizioni sull’attività dei nostri imprenditori e che soprattutto siano erogate in tempi rapidi per evitare il rischio di chiusura delle imprese – ha concluso Renzi -. Confartigianato continuerà ad essere al fianco di tutte le sue imprese e continuerà, in maniera pacifica e nel rispetto delle regole, a combattere affinché si possa in tempo breve porre rimedio a questa scelta che riteniamo sbagliata e ingiusta per categorie che sono già stata duramente penalizzate dal precedente lockdown». 

Intanto anche altre associazioni di categoria hanno annunciato forme di protesta. Domani Cna Imola organizza un sit in davanti alla sede di via Pola (ore 16), mentre i gestori dei pubblici esercizi dell’Emilia Romagna, aderenti a Fipe-Confcommercio si ritroveranno in piazza Maggiore a Bologna mercoledì 28 ottobre alle ore 11.30 e, in contemporanea, nelle piazze di 10 capoluoghi di regione. «Sarà una manifestazione dal valore simbolico, ma comunque di grande impatto visivo, nel pieno e assoluto rispetto di ogni normativa, soprattutto sanitaria» spiega il presidente di Confcommercio Ascom Imola, Danilo Galassi, invitando tutte le attività del territorio a partecipare, per dare un segnale forte del settore alla politica.«Comprendiamo l’emergenza sanitaria e la gravità del momento – sottolinea Galassi – ma è impensabile che l’unica ricetta proposta per contrastare la pandemia sia quella di chiudere tutto o di generare una psicosi di massa. Coniugare sicurezza e lavoro è possibile e deve essere l’obiettivo principale del governo e della politica tutta. In questi mesi gli imprenditori della ristorazione e dell’intrattenimento hanno investito tanto in sanificazioni, dispositivi di protezione per lavoratori e clienti e misure di sicurezza all’avanguardia. Sono stati fatti sacrifici importanti, con senso di responsabilità e attenzione al bene comune, siglando protocolli e rispettando le regole». (lo.mi.)

Nella foto: la protesta davanti alla sede imolese di Confartigianato Bologna Metropolitana

Nuovo Dpcm, a Imola le proteste di ristoratori, artigiani e commercianti aderenti a Confartigianato, Cna e Confcommercio
Cronaca 7 Luglio 2020

Amilcare Renzi di Confartigianato nel Cda di BolognaFiere

«Un polo fieristico regionale è un’opportunità per il circondario che dal turismo legato al business potrà ottenere grandi vantaggi».
Amilcare Renzi, segretario di Confartigianato Bologna metropolitana, è stato eletto nel consiglio di amministrazione di BolognaFiere, e ha le idee chiare sull’apporto che un ente fieristico forte può dare al circondario e anche sul futuro di Imola, città di riferimento del circondario che a settembre avrà di nuovo un sindaco.

«A Imola occorre un sindaco che faccia il promotore del territorio, per attrarre investimenti e insediamenti che diano occupazione e lavoro all’indotto. Poi bisogna lavorare per essere maggiormente integrati con il sistema metropolitano dal punto di vista sanitario e da quello della mobilità. Sarà un triennio difficile, ma credo all’insegna dell’unità di intenti fra pubblico e privato». (c.f.)

L’intervista completa nel numero del Sabato sera del 2 luglio

Amilcare Renzi di Confartigianato nel Cda di BolognaFiere
Cronaca 17 Giugno 2020

Allarme Confartigianato: crolla il fatturato di micro, piccole e medie imprese in regione

8,5 miliardi di euro, oltre il 10% del fatturato annuo, è la stima delle perdite per le micro e piccole imprese emiliano-romagnole durante il bimestre marzo-aprile 2020, presentata in una ricerca di sintesi dal Centro studi di Confartigianato Emilia-Romagna. Un conto salato provocato dalla quarantena, che presenta conseguenze gravi per numerosi settori dell’artigianato in regione.

«La crisi provocata dal Coronavirus è evidente e chiaramente preoccupa – commenta Marco Granelli, presidente di Confartigianato Emilia-Romagna e vice presidente vicario nazionale di Confartigianato Imprese –, perché colpisce in modo indiscriminato tutti i settori dell’economia. Il nostro compito è quello di proseguire nel dialogo con le Istituzioni, spingendo per migliorare ancora di più l’accesso alla burocrazia online che permette di guadagnare tempo e velocizzare le pratiche, e con le banche, che devono tornare a redistribuire il credito permettendo alle imprese di investire e guardare in prospettiva futura».
Alcuni dati della ricerca «mostrano la grande capacità delle micro e piccole imprese del nostro territorio di adattarsi ai cambiamenti – ossserva Granelli –. Si rileva un’intensificazione da parte delle Mpi emiliano-romagnole dell”uso di strumenti digitali, sia per lo smart working sia per attivare l’e-commerce. Queste sono soluzioni su cui Confartigianato spinge da tempo, mettendo a disposizione, nei territori, strumenti e persone capaci di dare impulso a una nuova economia». (r.cr.)

Immagine di repertorio

Allarme Confartigianato: crolla il fatturato di micro, piccole e medie imprese in regione
Cronaca 26 Maggio 2020

Fase 2 a Imola, Confartigianato: «Bene la riapertura per i saloni, ristorazione più lenta»

Sono soddisfatti gli acconciatori associati a Confartigianato Bologna metropolitana, a una settimana dalla riapertura dopo la quarantena provocata dalla pandemia di Coronavirus, sebbene rimanga forte l’incognita sul futuro.

«Estetisti e acconciatori hanno le agende piene di appuntamenti e i clienti rispettano con attenzione le misure di prevenzione, messe in atto all’interno e nelle prossimità dei saloni – spiega l’associazione di categoria –. Sono rimasti invariati i prezzi dei servizi ma si evidenzia il problema legato all’aumento dei costi per le imprese, sia dei Dpi (dispositivi di protezione individuale) sia delle mantelline monouso, fra l’altro difficili da trovare sul mercato».
Stessa scelta di non aumentare i prezzi «anche per i ristoratori – aggiunge Confartigianato Bologna metropolitana –, che notano una maggiore affluenza all’apertura di mezzogiorno, quando si presentano nei locali le persone in giro per lavoro, mentre alla sera gli avventori sono pochi. Meglio è andato nel weekend del 23 e 24 maggio, soprattutto per i ristoranti che hanno potuto allargare i tavoli posizionandoli anche all’esterno. In generale si registra una sensazione di paura, che non invita a rilassarsi e a godersi il pranzo».

«La scelta di non aumentare i prezzi dei servizi è una grande dimostrazione di impegno verso la comunità – commenta Amilcare Renzi, segretario di Confartigianato Bologna metropolitana –. Siamo davvero orgogliosi di rappresentare il mondo dell’artigianato e del commercio, capace di dare un segnale così forte in un momento tanto difficile per tutti». (r.cr.)

Fase 2 a Imola, Confartigianato: «Bene la riapertura per i saloni, ristorazione più lenta»
Cronaca 29 Aprile 2020

Confartigianato Er chiede «più coraggio per la Fase 2». E si schiera a fianco di parrucchieri ed estetisti

«Più coraggio per la Fase 2». A chiederlo è Confartigianato Emilia-Romagna.
«Il calendario che si protrae a giugno rischia di trascinare nel baratro quei comparti artigianali che, con senso di responsabilità, hanno fatto la loro parte con sacrificio in due mesi di lockdown – commenta l’associazione di categoria –. In particolare, Confartigianato è in allarme per la sorte delle imprese del comparto del benessere, che con tre mesi di stop rischiano di non riaprire mai più».
Per i parrucchieri e gli estetisti «i protocolli di sicurezza per lavoratori e clienti sono stringenti di quelli adottate in altri settori – aggiunge Confartigianato Emilia-Romagna – e dunque non vi è alcuna ragione logica per non consentire alle imprese di ritornare in attività in tempi ravvicinati». (r.cr.)

Confartigianato Er chiede «più coraggio per la Fase 2». E si schiera a fianco di parrucchieri ed estetisti
Cronaca 14 Aprile 2020

Coronavirus, anche il «no food» si organizza per le consegne a domicilio

Quella dei commercianti è la categoria che da più tempo sta scontando gli effetti delle restrizioni per contenere i contagi da Coronavirus. Le associazioni di categoria non nascondono le loro preoccupazioni, in attesa che si traduca in pratica l’annuncio dato dal premier Conte dello stanziamento di 200 miliardi di euro per sostenere il mercato interno.

«Bisognerà trovare un equilibrio per non spegnere il motore economico dell’Emilia Romagna – dice deciso Amilcare Renzi, segretario di Confartigianato Assimprese Bologna Metropolitana –. L’aspetto sanitario è primario, ma non si può risolvere soltanto dicendo alle attività di stare chiuse per un lungo periodo. Al contrario, bisognerebbe mettere in campo dei protocolli di sicurezza che consentano anche ai commercianti di poter riaprire. Se si adottano certe misure, e i relativi controlli, che garantiscono il distanziamento sociale, ad esempio guanti, mascherine ed entrate distanziate, non vedo perché un negozio non possa riaprire. La consegna a domicilio non può essere l’unica via».

«Dopo la pubblicazione dell’ultimo decreto del presidente del Consiglio – fa sapere Confcommercio Ascom Imola – è stato chiarito che è consentito effettuare consegne a domicilio anche alle imprese del commercio al dettaglio del segmento “no food”. Per Imola e Castel San Pietro è richiesta comunicazione via Pec al Suap comunale di avvio temporaneo di vendita a distanza con consegna a domicilio. Ovviamente, l’operato è consentito se nel pieno rispetto delle disposizioni quanto a confezionamento e consegna dei prodotti alla clientela».

«Inizialmente poteva fare consegne a domicilio solo chi già faceva vendite on line dopo essersi registrato alla Camera di commercio – ci spiega la presidente, Sabina Quarantini –. Nei giorni scorsi, però, la procedura è stata snellita e anche chi in precedenza non l’aveva mai fatto ha potuto cimentarsi con questa modalità di vendita. In questi giorni stanno cominciando a portare la merce a domicilio anche negozi non di generi alimentari». (lo.mi./gi.gi.)

Le interviste complete nel numero del Sabato sera del 9 aprile

Fotografia di Marco Isola/IsolaPress

Coronavirus, anche il «no food» si organizza per le consegne a domicilio

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