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Cronaca 13 Maggio 2020

Marco Gasparri (Confindustria) e la ripartenza: «Nulla dovrà essere come prima, o non abbiamo imparato niente»

Di ripartenza, o «fase 2», si parla ormai da settimane. La delegazione imolese di Confindustria ha deciso di affrontare l’argomento dando spazio alle esperienze delle imprese, raccontate nel programma radiofonico L’impresa che verrà. Come rialzarsi dopo la pandemia, in onda dal lunedì al venerdì a cura di Radioimmaginaria.

Diciotto puntate di mezz’ora l’una, condotte dal presidente della Delegazione imolese di Confindustria, Marco Gasparri, e da Pietro Campanella, studente alla Bocconi e appassionato di economia e innovazione.

Gasparri, cosa è emerso dalla voce delle aziende sulla situazione che stiamo vivendo, tra problemi e buone pratiche?
«È emerso innanzitutto che non vale la pena di fare annunci che non possono essere mantenuti. Dentro questa crisi è nascosta l’insidia sociale più importante degli ultimi 100 anni. Non è una crisi congiunturale, affrontabile con le casistiche economiche, come quelle del 2009 o della seconda parte del 2019, perché non dimentichiamo che l’anno scorso è stato un anno difficile per molte imprese, eravamo in recessione anche alla vigilia della pandemia. Gli annunci senza fondamento sono stati il leit-motiv di questa vicenda, come la mancanza di coraggio per affrontare la situazione non con ulteriori debiti per le imprese, come avviene con il sistema delle garanzie, ma con misure simili a quelle decise da altri Stati, ad esempio con titoli di stato e buoni del tesoro». (mi.ta.)

L’articolo completo su «sabato sera» del 7 maggio.

Nella foto: Marco Gasparri

Marco Gasparri (Confindustria) e la ripartenza: «Nulla dovrà essere come prima, o non abbiamo imparato niente»
Cronaca 6 Aprile 2020

Coronavirus: stop al cuore produttivo, economia in fibrillazione

Il cuore produttivo dell’Italia ha gradualmente smesso di battere per cercare di arrestare l’avanzata del Coronavirus. I decreti ministeriali del 22 e 25 marzo hanno infatti portato alla sospensione delle attività produttive, industriali e commerciali non ritenute essenziali, non legate a servizi di pubblica utilità o non in grado di attuare modalità di lavoro a distanza.

L’impatto che questa scelta epocale avrà sull’economia dipenderà in primis dalla sua durata. Per quanto tempo si possono tenere le aziende in stand by, senza innescare conseguenze irreparabili per le stesse? Che cosa sta accadendo nel nostro territorio? Abbiamo chiesto alle associazioni di imprese di fare il punto della situazione.

«Per chi svolge attività legate a un solo ambito, come gli asili nido o il teatro, e non può contare su un grande patrimonio – osserva Luca Dal Pozzo, presidente di Aci Imola – il rischio di fallire è elevato perché i costi fissi restano. La cassa integrazione è un sostegno per i lavoratori, ma mancano strumenti per le imprese».

«Dobbiamo già cominciare a ragionare su come tenere “accesa” la spia delle aziende, dal punto di vista organizzativo e funzionale – aggiunge Paolo Cavini, presidente di Cna Imola – e dobbiamo cominciare a pensare alla strada per superare la crisi economica, che si è innescata in parallelo. Più si posticipa la ripartenza e più il problema sarà grande, perché significa che le aziende avranno avuto più giorni di fermo».

«Sarò forse impopolare, ma abbiamo invitato i nostri associati ad onorare gli impegni verso i fornitori e i dipendenti, altrimenti si rischia l’infarto finanziario – continua Amilcare Renzi, segretario di Confartigianato Assimprese Bologna metropolitana –. A questo proposito, la Regione Emilia Romagna ha messo a disposizione tramite bando 10 milioni di euro per le piccole e medie imprese e per i professionisti, grazie al quale è possibile ottenere un finanziamento fino a 150 mila euro a tasso zero. È fondamentale perché un’iniezione di liquidità consentirà agli imprenditori di poter avere un po’ di serenità dopo la tempesta, senza l’assillo del sistema bancario che in questo frangente deve fare la sua parte».

«Chi oggi lotta per tenere chiuso, domani rischia di dover lottare per far riaprire quelle stesse aziende – prosegue Marco Gasparri, presidente della delegazione imolese di Confindustria Emilia area Centro –. E non è nemmeno pensabile che i sindacati possano ergersi ad arbitro o giudice unico in merito a quali aziende devono stare chiuse oppure no. Ci si dovrebbe invece sedere attorno a un tavolo insieme a prefettura e guardia di finanza». (lo.mi./gi.gi.)

Le interviste complete sul numero di Sabato sera del 26 marzo

Fotografia di Marco Isola/IsolaPress

Coronavirus: stop al cuore produttivo, economia in fibrillazione
Cronaca 9 Agosto 2019

Marco Gasparri (Confindustria): “Imola ferma da un anno'

«A livello territoriale abbiamo un sistema bloccato. Sembra che mutuiamo gli stessi errori dalla scena nazionale, perpetrandoli con la stessa dose di sadismo».
E’ duro il giudizio di Marco Gasparri, presidente della delegazione di imprenditori di Imola che aderiscono a Confindustria, sul primo anno di lavoro dell’Amministrazione Sangiorgi.

«Non fare le cose per paura di sbagliare è il più grande errore che ogni amministratore pubblico, general manager, amministratore delegato di impresa possa fare – aggiunge, nell’intervista di Lorena Mirandola pubblicata sul numero del “Sabato sera” in edicola –. In più, in questo territorio siamo viziati da un desiderio di vendetta nei confronti delle amministrazioni precedenti».

Ancora, «in tutti gli incontri fatti con l’Amministrazione comunale mi sono sentito dire che sonostate ereditate delle situazioni drammatiche – continua –. Ma anziché avere un approccio del tipo: “Bene, qualcuno ha governato per un tot di anni su questo territorio, noi dobbiamo dimostrare di fare meglio, scordandoci di quello che hanno fatto gli altri”, si ricorre sempre allo stesso alibi. E’ troppo facile, perché in questo modo non si affrontano davvero i problemi».

Insomma, «abbiamo perso un anno a litigare. Con Formula Imola, l’Accademia pianistica, il ConAmi, Area Blu – conclude Gasparri –. Ci sono troppi fronti aperti. Prima di pensare alle vendette, che si pensi a fare le cose fatte bene e meglio. Se quello che ha realizzato Manca nel suo ultimo mandato era “il male”, il male si può correggere, migliorare, ma non si può eliminare».

Fotografia di Marco Isola/Isolapress

Marco Gasparri (Confindustria): “Imola ferma da un anno'

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