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Economia 20 Dicembre 2020

Deco Industrie, ai lavoratori un «bonus Covid» in busta paga

Ieri, sabato 19 dicembre, si è tenuta online l’Assemblea ordinaria dei soci della cooperativa Deco Industrie, l’azienda che ha sede a Bagnacavallo e che progetta, realizza e confeziona prodotti per l’igiene domestica ed alimenti da forno, sia dolci e che salati, nelle proprie strutture in Emilia-Romagna. «Anche quest’anno non è mancata la cura che Deco Industrie ha dedicato ai propri lavoratori, grazie alla determinazione di tutti soci e dipendenti abbiamo superato dei momenti molti delicati, non un’ora di cassa integrazione è stata utilizzata – afferma il presidente Antonio Campri -. Tutti i soci e dipendenti nella busta paga di dicembre hanno ricevuto un “bonus covid” di 1.000 euro ciascuno a titolo di ringraziamento per la passione e l’impegno dimostrati in questo difficilissimo periodo. Sono state inoltre confermate le borse di studio per i figli dei dipendenti più meritevoli inscritti all’ università e tutte le iniziative di sostegno al benessere dei soci».

In questo anno caratterizzato dalla pandemia che ha messo a dura prova la tenuta delle aziende Deco Industrie non si è fatta trovare impreparata. Il 2020, infatti, è stato l’anno in cui si sono stati portati a termine importanti investimenti industriali e che ha visto la cessione del marchio Piadina Loriana a Valsoia S.p.A. con un accordo che garantisce la continuità di produzione ed occupazione degli stabilimenti di Forlì e l’ingresso di capitale da destinare alla crescita. «La previsione per il 2021 – dichiara l’Amministratore Delegato Francesco Canè – vede il consolidamento dei volumi del 2020 grazie ai nuovi progetti che vedranno la luce nei primi mesi dell’anno nuovo. I buoni risultati economici, trasversali ai prodotti alimentari e della detergenza, confermano la validità del piano industriale implementato e proiettano il fatturato consolidato di Gruppo di quest’anno ad oltre 180 milioni di euro con un risultato d’esercizio atteso superiore ai 6 milioni. Per Deco Industrie l’emergenza Covid-19 ha fatto emergere, se ancora ce ne fosse stato bisogno, quanto il benessere e la tutela dei lavoratori sia fondamentale soprattutto in momenti di tempesta come questi. Se Deco non solo ha tenuto ma è addirittura cresciuta lo dobbiamo alla corretta pianificazione strategica associata allo sforzo di tutti i lavoratori che hanno sempre mostrato il loro senso di appartenenza alla cooperativa. A loro va il mio personale ringraziamento». (da.be.)

Nella foto: da sinistra, Francesco Canè (amministratore delegato), Antonio Campri (presidente) e  Amedeo Fanti (direttore amministrazione e finanzia)

Deco Industrie, ai lavoratori un «bonus Covid» in busta paga
Economia 4 Dicembre 2020

Cefla, l'acquirente svedese del ramo Shopfitting cambia proprietario

Il gruppo svedese Itab, a cui entro fine anno la cooperativa imolese Cefla cederà il ramo d’azienda Shopfitting, ha annunciato oggi l’intenzione di procedere a un aumento di capitale dell’ordine di 768 milioni di corone svedesi che porterà a un nuovo assetto societario. L’operazione prevede infatti l’ingresso di un nuovo investitore, Wqz Investments Group Ltd, che inietterà nella multinazionale circa 410 milioni di corone svedesi, acquisendone il controllo. Il gruppo Wqz, che risulta avere base a Cipro, sarebbe stato costituito lo scorso ottobre.

«Si tratta di un’operazione di aumento di capitale volta a rafforzare patrimonialmente Itab – commenta il presidente di Cefla Gianmaria Balducci -, la quale incassa l’equivalente di oltre 70 milioni di euro senza uscire dalla quotazione presso la Borsa di Stoccolma e, pertanto, mantenendo elevati livelli di trasparenza e di compliance ai requisiti borsistici. Dei 70 milioni immessi in totale, 40 provengono dal nuovo investitore e 30 dai soci esistenti».

E sul gruppo Wqz aggiunge: «Il nuovo investitore, da quanto possiamo desumere noi di Cefla, dovrebbe essere un investitore finanziario professionale scandinavo, che infatti ha nominato come suo rappresentate in società Vegard Søraunet. La società Wqz Investments Group dovrebbe essere solo un veicolo societario per l’investimento, come molti veicoli di area euro che invece, ad esempio, hanno sede in Lussemburgo. In ogni caso, dal punto di vista di Cefla, il fatto che Itab abbia portato a termine questa operazione, la cui preparazione ci era già nota da prima dell’estate, è sicuramente una grande notizia, poiché conferma la visione e la strategia seguita dal Ceo Andreas Elgaard e nondimeno consente a tutto il gruppo Itab di rafforzare in maniera significativa la propria consistenza patrimoniale». Il fatto che il controllo di Itab passi a un investitore finanziario professionista non cambia le carte in tavola rispetto alle scelte future del gruppo? «No anzi – conclude Balducci – rafforza le prospettive di ulteriore sviluppo». (lo.mi.)

La sede Cefla di via Selice a Imola, dove è situata la divisione Shopfitting

Cefla, l'acquirente svedese del ramo Shopfitting cambia proprietario
Economia 23 Novembre 2020

La cooperativa Terremerse svolgerà l’attività di Organizzazione di Produttori per il settore ortofrutta

Si annuncia un 2021 importante per Terremerse, nonostante l’eemergenza sanitaria costringerà la Cooperativa ad affrontare spese impreviste e a investire considerevoli risorse per poter svolgere le proprie attività nel rispetto di quanto previsto dalle norme anti Covid-19.

Tra le novità, una delle più rilevanti, è sicuramente quella che dal 1° gennaio 2021 Terremerse svolgerà l’attività di Organizzazione di Produttori (O.P.) per il settore Ortofrutta. Infatti, nel corso di quest’anno si è positivamente concluso il percorso di fusione per incorporazione della O.P. Pempacorer. Terremerse, che nel 2020 ha già ottenuto il riconoscimento di Organizzazione di Produttori ortofrutticoli per il prodotto da industria da parte della Regione Emilia-Romagna, dal 2021 si occuperà della commercializzazione e della gestione dei Piani Operativi per conto dei soci anche per il prodotto fresco, integrando nella propria struttura multifiliera la Sezione O.P. Ortofrutta.  Per effetto di questa e di altre operazioni virtuose il fatturato della sola Terremerse raggiungerà i 200 milioni di euro (dagli attuali 150), mentre quello del gruppo (di cui fanno parte le società controllate Semìa e Terremerse Nord Est) si attesterà attorno ai 220 milioni. «Terremerse è divenuta un’azienda multifiliera (agroforniture, cereali, ortofrutta, carni) con una propria sezione O.P. Ortofrutta, unica in Italia per dimensioni e caratteristiche. Ciò consentirà a Terremerse anche di allargare la propria azione su territori sui quali a oggi non opera, creando pertanto un volano allo sviluppo delle attività caratteristiche della Cooperativa, in particolare la vendita delle agroforniture, la raccolta dei cereali o la commercializzazione delle orticole», sottolinea Emilio Sabatini, direttore generale Terremerse.

Altra rilevante novità, avviata sul finire di quest’anno è la nascita di una nuova filiera. Terremerse, infatti, ha avviato un importante progetto sul nocciolo per la messa a dimora di 600 ettari in 5 anni nelle regioni in cui la Cooperativa è più presente: Emilia-Romagna, Lazio, Marche, Toscana e Umbria. «Il Progetto Nocciolo e la volontà di diventare attore importante di una filiera di qualità al 100% italiana, si inserisce a pieno titolo negli orientamenti strategici di Terremerse, volti a indirizzare propri soci verso le migliori scelte produttive e ottimizzare i propri servizi agronomici. Inoltre, tale iniziativa è coerente con la struttura organizzativa che la Cooperativa si è data attraverso la costituzione della Sezione O.P. Ortofrutta, rientrando tra l’altro il nocciolo nelle valorizzazioni previste dall’O.C.M. per la rendicontazione di spese e investimenti» spiega il presidente Marco Casalini. (da.be.)

Nella foto: la sede di Terremerse e Pempacorer e della nuova O.P.

La cooperativa Terremerse svolgerà l’attività di Organizzazione di Produttori per il settore ortofrutta
Cronaca 17 Novembre 2020

Coop Alleanza 3.0, nuovi orari di chiusura nelle ultime due domeniche di novembre

Nelle prossime due domeniche (22 e 29 novembre) tutti i punti di vendita di Coop Alleanza anticipano la chiusura alle ore 14, ma ovviamente solo dove l’orario è definito oltre le 14. Gli orari dei punti di vendita che già chiudono alle 14, o prima, infatti, rimangono invariati.

A partire, invece, dalla settimana del 30 novembre, visto la scadenza di validità dell’ultimo Dpcm fissata per il 3 dicembre, salvo comunicazione diversa, gli orari dei punti di vendita torneranno ad essere quelli «normali» in tutti i giorni della settimana, compreso sabato e domenica. (r.cr.)

Foto presa dalla pagina Facebook di Coop Alleanza 3.0

Coop Alleanza 3.0, nuovi orari di chiusura nelle ultime due domeniche di novembre
Economia 17 Novembre 2020

Area Coop. Ceramica, al via i lavori per supermercato, rotonda e ciclabili

Con una delibera di Giunta che approva la convenzione urbanistica, il Comune di Imola dà il via libera alla Cooperativa ceramica d’Imola per realizzare una struttura commerciale e le opere di urbanizzazione connesse, nell’area di proprietà dell’azienda tra viale Marconi e la ferrovia, 22 mila metri quadri sui quali sorgerà un supermercato del gruppo Aspiag Service Srl, concessionaria del marchio Despar Nordest (nella foto il rendering).

In cambio, a scomputo degli oneri di urbanizzazione (605 mila euro) l’azienda imolese costruirà una rotatoria su viale Marconi (per realizzare la quale verranno abbattuti cinque alberi), il prolungamento di via Senarina e i collegamenti ciclopedonali con la stazione ferroviaria e viale Marconi, oltre all’adeguamento dell’illuminazione pubblica nel tratto di viale Marconi interessato dall’intervento. L’azienda dovrà poi riconoscere al Comune un contributo di 10 mila euro per l’edilizia residenziale sociale e 130 mila euro per la monetizzazione del verde pubblico.

Inoltre, a seguito dell’accordo territoriale sottoscritto tra Comune e Città Metropolitana, la Coop. Ceramica dovrà corrispondere all’ente locale 330 mila euro come misura compensativa per la sostenibilità dell’intervento di trasformazione urbana a destinazione commerciale del precedente impianto produttivo. Risorse vincolate ad interventi di riqualificazione di viale Andrea Costa e alla valorizzazione delle tradizionali aree commerciali del centro storico, anche mediante la promozione di eventi, incubatori di start-up o spazi per giovani imprese. Una volta stipulata la convenzione, Coop. Ceramica potrà ritirare il permesso di costruire e iniziare i lavori, che si concluderanno entro il 2022. (r.cr.)

Nella foto: lo schema allegato all’accordo tra Città metropolitana e Comune di Imola che mostra come cambierà la viabilità in viale Marconi

Area Coop. Ceramica, al via i lavori per supermercato, rotonda e ciclabili
Economia 14 Novembre 2020

Coop Reno: tra assunzioni, investimenti e innovazione il presidente Andrea Mascherini spiega le strategie di sviluppo

Coop Reno guarda alla cooperativa che verrà e investe sulle persone (60 nuove assunzioni nei 45 negozi della rete per far fronte all’emergenza Covid) e sul nuovo centro direzionale di Castel Guelfo, come dimostrano i lavori iniziati lunedì 9 novembre. «Si concluderanno nella primavera 2022, pensiamo ad aprile – annuncia il presidente, Andrea Mascherini -. Siamo in ritardo di un anno a causa della pandemia, ma ora andremo spediti. È stato un anno vissuto di corsa, con tante priorità dovute all’emergenza, come per tutti». La cooperativa di consumo «diversamente grande», come al presidente piace definirla, si trasferirà da San Giorgio di Piano e rafforzerà così la propria presenza nel territorio imolese, dove già conta quattro punti vendita a Casalfiumanese, Castel Guelfo, Medicina e Osteria Grande, oltre al distributore a marchio Enercoop a Castel San Pietro. 

Ci racconta quale idea di centro direzionale avete in mente?

«Abbiamo pensato a un investimento sul futuro, a una idea diversa che comprendesse auditorium, centro ricerca, centro direzionale e molto altro. La nostra visione di futuro coinvolge anche altri soggetti».

Come riuscirete a far dialogare il nuovo centro direzionale con la comunità circostante?

«L’idea dell’auditorium nasce da una nostra esigenza: aumentando le dimensioni, ci troviamo a fare riunioni e incontri di formazione anche con 70-80 persone. Così abbiamo pensato a uno spazio più grande per eventi, riunioni di gruppo. Raggiungerà i 280 posti a sedere. L’aspetto logistico sarà molto interessante: a livello regionale è molto fruibile, con ampio spazio di parcheggi e sarà immerso in un contesto che parlerà da solo. Cercheremo di tenerlo aperto il più possibile. Un altro collegamento importante sarà il centro di ricerca e innovazione. Questa settimana abbiamo iniziato un Cbi (Challenge based innovation, Nda) con il Cern di Ginevra: la sfida proposta al team è sull’intreccio comunicativo tra negozi e sede, ma puntiamo a far sì che sia solo il primo passo. Nel mondo del consumo non c’è uno spazio dedicato simile. Può essere arricchente per tutto il sistema della cooperazione di consumo».

Qual è l’andamento in questo 2020 e come, dal vostro osservatorio, ha inciso la pandemia sui consumi?

«Abbiamo chiuso una semestrale con oltre 20 milioni di euro di vendite in più, che significa che abbiamo mantenuto una frequentazione molto importante dei negozi di piccole e medie dimensioni anche dopo il lockdown. I soci e gli altri clienti hanno apprezzato le nostre risposte in termini di servizi e ci hanno premiato. Credo che in parte giochi a nostro favore il fatto che ci sia nelle persone, in questo momento, un desiderio di non frequentare luoghi di assembramento come, ad esempio, i centri commerciali. E’ cambiata sia la frequentazione che il peso del carrello: le persone vengono meno volte, ma fanno una spesa più grande».

Dal punto di vista di Coop Reno che significa?

«Che abbiamo centrato l’obiettivo: abbiamo coniugato familiarità e risposte alle domande e ai bisogni dei nostri soci. Abbiamo segnali di crescita post lockdown molto incoraggianti».

Quanto ha impattato, nei conti, il costo della sicurezza dovuto al Covid 19?

«Siamo a quasi 2 milioni di euro di costi in più: dal plexiglas, ai dispenser; dalle tecnologie alle persone. Stiamo gestendo l’emergenza con un mix fra persone e tecnologie: dalla guardia che controlla gli accessi e le mascherine (molto onerosi soprattutto per i piccoli negozi), alle tecnologie intelligenti con i contatori all’ingresso che bloccano le porte quando si raggiunge la capienza. A Medicina abbiamo in que- sti giorni iniziato a testare un sanificatore automatico di carrelli. Se darà buoni risultati lo replicheremo in altri negozi».

Dpcm notturni permettendo, come vi siete organizzati per far fronte al nuovo picco pandemico?

«Il primo punto di forza di Coop Reno è il grande senso di partecipazione e del dovere dei colleghi. Avere a disposizione i prodotti è stato fondamentale in lockdown, ma senza persone coese, che andavano a lavorare con le stesse paure che abbiamo avuto tutti, facendo tante ore di straordinario, sarebbe stato inutile. È stato vincente e lo sarà in futuro. Abbiamo deciso di assumere 60 persone per questo finale d’anno. Così ci saranno ritmi più normali in caso di bisogno o, se non ce ne sarà bisogno, i colleghi che hanno fatto tanto in questi mesi riusciranno ad andare in ferie. Il primo investimento è sulle persone, nei modi e tempi giusti».

Investire in questo periodo storico non è da tutti, ma dice molto della cooperativa che avete in mente. Come immagina la Coop Reno del futuro?

«Vogliamo immaginare che continui a crescere e ad essere una cooperativa diversamente grande, attenta e legatissima al territorio. Aver accresciuto in soli quattro anni il fatturato da 150 milioni agli oltre 230 milioni con cui chiuderemo il 2020 ci permette di investire perché abbiamo le spalle robuste, senza venir meno al rapporto col territorio fatto dai colleghi e dal tessuto sociale dei comuni con cui viviamo. È il nostro “Noi Coop Reno”: in quel “noi” ci sono storia, ambizioni, futuro e tanto di cooperativo».

Pensate sempre a negozi di piccole o medie dimensioni?

«Siamo convinti che sia la strada giusta. Più in generale la cooperazione di consumo sta approfondendo questa direzione. Per via della nostra esperienza, nel mondo Coop, siamo stati incaricati di fare da capofila per lo studio di un nuovo format di negozi di piccole e medie dimensioni». (c.f.)

Ulteriori approfondimenti ed il progetto del nuovo centro direzionale di Coop Reno in via Fornace a Castel Guelfo su «sabato sera» del 12 novembre. 

Nella foto: il rendering del nuovo centro direzionale ed il presidente di Coop Reno, Andrea Mascherini

Coop Reno: tra assunzioni, investimenti e innovazione il presidente Andrea Mascherini spiega le strategie di sviluppo
Economia 13 Novembre 2020

Il nuovo presidente della cooperativa Agrintesa è l’imprenditore agricolo faentino Aristide Castellari

L’imprenditore agricolo faentino Aristide Castellari è il nuovo presidente di Agrintesa, cooperativa agricola leader italiana dell’ortofrutta e del vino, con 4 mila aziende socie, oltre 450 mila tonnellate annue di prodotti conferiti e un giro d’affari che raggiunge i 300 milioni di euro. Presente soprattutto nel ravennate, ha un centro di ritiro e stoccaggio anche a Mordano.

Vicepresidente dal 2015, Castellari succede a Raffaele Drei, per 23 anni alla guida della cooperativa e che ora sarà vicepresidente fino al rinnovo delle cariche nel 2021. «Il primo nodo da affrontare – commenta Castellari – è quello di un’annata molto difficile, segnata dalle gelate primaverili e dalla pandemia, dopo un 2019 caratterizzato dall’invasione della cimice asiatica. Saremo al fianco dei nostri soci per tutelare e sostenere chi ha perso gran parte o addirittura tutto il raccolto: anche su questo fronte ringrazio Drei per avermi lasciato le redini di una cooperativa finanziariamente ed economicamente solida». (r.e.)

Nella foto: l’imprenditore agricolo faentino Aristide Castellari

Il nuovo presidente della cooperativa Agrintesa è l’imprenditore agricolo faentino Aristide Castellari
Economia 5 Novembre 2020

Cefla, i sindacati chiedono al sindaco di Imola un Consiglio comunale straordinario e urgente

Al termine della giornata di sciopero, Cgil, Cisl e Uil del territorio imolese hanno chiesto al sindaco di convocare un Consiglio comunale straordinario e urgente per informare la città della trattativa in corso con Cefla.

«In un momento così difficile per il Paese, che affronta una crisi pandemica ed economica – scrivono Mirella Collina, Enrico Bassani e Giuseppe Rago – come organizzazioni sindacali ci stiamo confrontando con una delle aziende cooperative più importanti del nostro territorio per una scelta ponderata probabilmente dal Cda della cooperativa Cefla, ma non sicuramente condivisa con le  organizzazioni territoriali e le Rsu».  

E riassumono il percorso fino a oggi. «Nei primi incontri il presidente ci ha comunicato che questa è stata una scelta obbligata, perché l’altra strada sarebbe stata la dichiarazione di 55 esuberi. Dal momento che non abbiamo potuto discutere di questo percorso, nei tavoli informativi e di confronto abbiamo chiesto tutele per i lavoratori che sono in uscita dall’azienda cooperativa Cefla per tutti i 3 anni nei quali la Cefla rimane all’interno con il 19 per cento delle quote azionarie. Il presidente più volte ci ha “rassicurato” sulla scelta intrapresa perché, oltre a mantenere l’occupazione nel territorio, questa nuova azienda ricorrerebbe a  nuove assunzioni in quanto Itab, che sarà al comando della newco, è il primo gruppo del settore in Europa. Se tutto ciò corrisponde a verità, e non abbiamo elementi concreti per dire il contrario, ci chiediamo come organizzazioni sindacali per quale motivo l’azienda cooperativa Cefla non garantisca le tutele a tutti i 158 lavoratori in caso di crisi aziendale e/o di esuberi per il triennio nel quale è ancora all’interno della newco, come richiesto da parte sindacale e dal mandato dei lavoratori nelle assemblee».

E concludono: «Non possiamo permettere che la Cefla e tutta la cooperazione prendano le distanze dai valori cooperativi e inizino a ragionare solo di profitto e di business. Con questi presupposti ci potremmo ritrovare con altre divisioni in difficoltà e per questo motivo abbandonarle come un ramo secco. Ci rivolgiamo perciò al Cda e ai soci perché questa non è una decisione indolore e sicuramente crea un grave precedente. Gli articoli apparsi sulla stampa locale in questi giorni con le dichiarazioni della Cefla non aiutano certo ad avvicinare le parti nei tavoli di confronto». 

Quattro i punti principali attorno a cui si è svolto l’incontro di ieri fra sindacati e vertici Cefla: piano industriale, tutele contrattuali, integrativo aziendale, clausole di garanzia. In caso di crisi o esuberi, Cefla ha proposto la possibilità di riassorbimento di un numero limitato di persone sui 158 addetti che passeranno alla newco Imola retail solutions, rinunciando a eventuali lavoratori interinali. Una proposta ritenuta dai sindacati «divisiva» e inaccettabile. Il piano industriale presentato sarebbe privo di numeri. «Alla voce investimenti – spiegano – c’è scritto soltanto che “non ci saranno disinvestimenti”». Per questi motivi, le azioni di lotta e di confronto continuano. Il prossimo incontro è previsto per domani alle ore 15. (lo.mi.)

Nella foto, il presidio di oggi davanti alla sede Cefla di via Bicocca a Imola

Cefla, i sindacati chiedono al sindaco di Imola un Consiglio comunale straordinario e urgente
Economia 5 Novembre 2020

Cefla, prosegue la protesta dei lavoratori con sciopero e presidio in via Bicocca. Intervista al presidente Balducci

Non si fermano le proteste dei lavoratori della divisione Shopfitting di Cefla, a fronte dell’imminente cessione del ramo d’azienda alla multinazionale svedese Itab. Anche oggi sono state proclamate 8 ore di sciopero in tutte le divisioni della cooperativa, con presidio dalle ore 7.30 davanti alla sede imolese di via Bicocca, per rivendicare le garanzie per i 158 lavoratori che passeranno a Itab. Dopo gli incontri di lunedì scorso e di ieri, il confronto tra azienda e sindacati proseguirà venerdì pomeriggio. 

«Ieri, dopo oltre sei ore di discussione, la trattativa con l’azienda è stata sospesa – spiegano le Rsu aziendali -. Ci è stato chiesto di scegliere se salvare i lavoratori dello Shopfitting o i lavoratori somministrati e in staff leasing. Ma noi siamo qui a tutelare tutti i lavoratori, senza distinzioni di contratto. L’azienda deve capire che non siamo disposti ad arretrare o a fare scelte di questo tipo». 

Sul «sabato sera» in edicola da oggi, il presidente di Cefla, Gianmaria Balducci, spiega in una intervista i motivi che hanno portato alla scelta di vendere il ramo d’azienda e perché, dal suo punto di vista, si tratta di una soluzione ottimale. «L’alternativa era una ulteriore riduzione di almeno una cinquantina di addetti – afferma -. Da subito Itab ha preteso un contratto di affitto dei locali in via Selice di nove anni, più ulteriori tre. Questa è stata un’altra garanzia della volontà di avere un piano industriale di sviluppo in quest’area. Per quanto ci riguarda, vediamo più interessante investire in altre aree di business, dove siamo già leader di mercato, mentre sullo Shopfitting siamo player di metà classifica, con un pacchetto tecnologico incompleto. Per dare le migliori prospettive di sviluppo non solo a Cefla, ma anche alla newco e al territorio, pensiamo sia la soluzione migliore. Tra l’altro, è già stato chiesto a Itab di continuare a ricorrere anche alla catena di fornitura locale». (lo.mi.)

Ulteriori approfondimenti su «sabato sera» del 5 novembre.

Nella foto, il presidente di Cefla, Gianmaria Balducci

Cefla, prosegue la protesta dei lavoratori con sciopero e presidio in via Bicocca. Intervista al presidente Balducci
Economia 1 Novembre 2020

Cefla, la protesta dei lavoratori della divisione Shopfitting arriva all'autodromo

Dopo lo sciopero spontaneo di venerdì scorso, oggi, in occasione del Gran Premio dell’Emilia Romagna, parte dei lavoratori della divisione Shopfitting di Cefla hanno deciso di riunirsi, striscioni alla mano, nell’area Lungofiume a Imola per rendere pubblica la propria situazione e per chiedere alla cooperativa imolese garanzie e tutele all’atto della cessione del ramo d’azienda alla multinazionale svedese Itab.

«Chiediamo tutela occupazionale per le 158 persone che passeranno a Itab – spiegano -. Se nella nuova azienda le cose dovessero andare male, chiediamo di ritornare in Cefla». Il tavolo di confronto tra Cefla e sindacati proseguirà domani mattina e mercoledì pomeriggio.

Alla manifestazione ha preso parte anche una rappresentanza dei lavoratori della società TimeLog, che, attraverso Arcese, fornisce a Cefla il personale per la gestione del magazzino della divisione Shopfitting e il cui contratto scade a fine dicembre. «Abbiamo chiesto a Cefla di partecipare a un incontro a tre, con Arcese e TimeLog. Abbiamo proposto tre date diverse, ma al momento – concludono – non abbiamo avuto risposte». (lo.mi.) 

Un momento della manifestazione organizzata dai lavoratori della divisione Shopfitting di Cefla all”area Lungofiume a Imola

Cefla, la protesta dei lavoratori della divisione Shopfitting arriva all'autodromo

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