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Economia 29 Gennaio 2020

Boccata d'ossigeno per i lavoratori Bio-on, sbloccati gli stipendi dei 38 addetti di Gaiana

Boccata d’ossigeno per i lavoratori della Bio-on Spa, l’azienda del settore delle bioplastiche con stabilimento produttivo a Castel San Pietro, dichiarata fallita il 20 dicembre scorso. Da quel momento le attività sono proseguite in esercizio provvisorio, ma i dipendenti sono rimasti senza stipendio per la mancata disponibilità da parte del sistema bancario a concedere nuove risorse finanziarie. Lo scorso 21 gennaio, però, la situazione si è sbloccata. Per i 38 lavoratori è stato concordato il ricorso alla cassa integrazione straordinaria (Cigs) per crisi, per una durata di dodici mesi a partire dal 22 gennaio, con eventuale riduzione di orario o sospensione a zero ore settimanali.

Inoltre, informa il collegio dei curatori fallimentari composto da Luca Mandrioli e Antonio Gaiani, «stante l’erogazione di nuova finanza da parte dell’istituto di credito Emil Banca, nei prossimi giorni verranno pagati gli stipendi dei lavoratori dipendenti, maturati durante l’esercizio provvisorio e in particolare le spettanze relative a quota parte delle retribuzioni del mese dicembre (periodo dal 20 al 31 dicembre 2019) e un acconto dell’80 per cento delle retribuzioni dovute per il mese di gennaio, oltre al conguaglio Irpef 2019». Le istituzioni, riunite il 21 gennaio nel Tavolo metropolitano di salvaguardia del patrimonio produttivo, hanno sottolineato l’importante risultato raggiunto dalla curatela che permette, assieme all’accordo di cassa integrazione e alle forme di sostegno messe in campo dalla Regione, di portare sollievo ai dipendenti dell’azienda.

È intenzione di Regione e Città metropolitana di procedere ad una prossima convocazione del Tavolo di salvaguardia per monitorare gli sviluppi della situazione per Bio-on e Bio-on plants, la società che fa capo all’impianto industriale e ai laboratori di ricerca e sviluppo a Gaiana. Un altro fronte aperto è quello degli azionisti di Bio-on, alcuni dei quali residenti anche nel circondario imolese, che avevano investito nella società quotata nel segmento Aim di Borsa italiana. A questo proposito, Federconsumatori Bologna organizzerà una nuova assemblea informativa, in programma a Castel San Pietro mercoledì 5 febbraio, alla Camera del lavoro, in piazza Martiri 3 (ore 18). (lo.mi.)

Boccata d'ossigeno per i lavoratori Bio-on, sbloccati gli stipendi dei 38 addetti di Gaiana
Economia 6 Dicembre 2019

Mercatone Uno, la preoccupazione della Regione per la sede amministrativa di Imola

«Ci sono segnali positivi, ma preoccupa la situazione della sede amministrativa di Imola, esclusa dalle manifestazioni di interesse, sulla quale avremo tutti un”attenzione particolare». Queste le parole dell”assessore alle Attività produttive della Regione Emilia-Romagna Palma Costi, che nei giorni scorsi ha tenuto a Bologna un incontro di coordinamento sulla vertenza del Mercatone Uno. L”assessore motiva il cauto ottimismo con le «manifestazioni di interesse per tutti i punti vendita in Emilia-Romagna», assicurando la disponibilità della Regione e dei Comuni «a essere a fianco dei commissari per la verifica e l’insediamento dei nuovi acquirenti».

Come detto, tuttavia, la preoccupazione è legata in particolare alla sede di Imola, per la quale non è giunta alcuna manifestazione d”interesse, oltre che alla «sede logistica di San Giorgio di Piano, anch”essa esclusa dalla procedura», aggiunge la Costi. La riunione del tavolo di coordinamento regionale ha visto presente la Città metropolitana e i sindaci delle città sede dei punti vendita, sindacati e associazioni dei consumatori, al fine di «condividere quanto emerso in settimana dal tavolo nazionale e affrontare i problemi ancora aperti», come si legge nella nota inviata dalla Regione.

L”assessore precisa inoltre che occorre avere un aggiornamento sul numero effettivo dei lavoratori attualmente coinvolti sul territorio «per poter agire al meglio rispetto alle possibilità che verranno a crearsi con l’effettiva vendita o meno dei negozi». Infine, la Regione comunica l”invio di una lettera ai commissari del gruppo Mercatone Uno nella quale saranno formalizzate le indicazioni uscite dal tavolo regionale e la disponibilità delle istituzioni a collaborare per la soluzione della vertenza. (r.cr.)

Mercatone Uno, la preoccupazione della Regione per la sede amministrativa di Imola
Economia 7 Novembre 2019

Vicenda Bio-On, convocato il Tavolo di salvaguardia per tutelare i dipendenti dell'azienda

«La prima necessità è quella di garantire un sostegno al reddito dei lavoratori coinvolti ponendosi contestualmente l’obiettivo di salvaguardare gli attuali livelli occupazionali». Così si sono espressi Filctem e Filcams Cgil, Femca Cisl e Uiltec Uil al termine del primo incontro del Tavolo istituzionale di salvaguardia mercoledì 30 ottobre alla presenza della Regione e dei sindaci di Castel San Pietro, Minerbio e Bentivoglio. Oggetto del Tavolo, la crisi di Bio-On Spa, società bolognese attiva nel settore delle bioplastiche e quotata in borsa, finita nella bufera all’indomani delle misure cautelari che hanno raggiunto i suoi vertici, ossia il presidente Marco Astorri (dimessosi proprio nei giorni scorsi), il vicepresidente Guido Cicognani e il presidente del collegio sindacale Gianfranco Capodaglio, tutti e tre indagati per false comunicazioni sociali e manipolazione del mercato.

Per Astorri il gip ha poi accolto la richiesta presentata dai suoi legali, sostituendo l’iniziale misura degli arresti domiciliari con un’altra misura interdittiva (in pratica gli è vietato svolgere le precedenti funzioni, così come a Cigognani e a Capodaglio). Nel frattempo, il tribunale civile ha nominato come amministratore giudiziario, fino al 30 aprile 2020, Luca Mandrioli, commercialista di Vignola, esperto di crisi d’impresa. All’interno di Bio-On Mandrioli dovrà, tra le altre cose, verificare «la situazione contabile, economica e finanziaria». Un primo passo auspicato anche dai sindacati. In questa fase, infatti, ciò che più conta è cosa succederà alla stessa Bio-On Spa e ai suoi dipendenti, un centinaio in tutto, dei quali la metà lavorano nello stabilimento a Gaiana di Castel San Pietro, inaugurato nel 2018.

Lunedì 4 novembre l’assessore regionale Palma Costi, Fausto Tinti (vice sindaco della Città metropolitana e sindaco di Castello) e l’assessore del Comune di Bologna Marco Lombardo hanno avuto un primo confronto con Mandrioli e convocato il Tavolo di salvaguardia con i sindacati per venerdì 8 novembre. «I dipendenti continuano a lavorare, ma i dubbi che possa esserci un problema di liquidità immediata ci sono – dice Tiziana Roncassaglia della Filctem Cgil -. C’è chi sta già cercando un altro lavoro e due tra quelli che lavorano a Castello hanno già rassegnato le dimissioni». Oltre ai dipendenti, chi rischia di rimetterci maggiormente sono coloro, alcuni dei quali residenti nel circondario imolese, che avevano investito parte dei propri risparmi in Bio-On. A loro tutela,si stanno già muovendo il sindacato Siti, Codacons e Adiconsum, che hanno già raccolto numerose segnalazioni. (gi.gi.)

Nella foto lo stabilimento Bio-On di Gaiana

Vicenda Bio-On,  convocato il Tavolo di salvaguardia per tutelare i dipendenti dell'azienda
Economia 18 Ottobre 2019

Crisi Mercatone Uno, torna in ballo l'ipotesi di lasciare il centro direzionale di Imola giudicato troppo oneroso

L’ipotesi di trasferire altrove gli uffici della sede imolese del gruppo Mercatone Uno ritorna in ballo. Lo farebbe supporre quanto affermato dai commissari straordinari Antonio Cattaneo, Giuseppe Farchione e Luca Gratteri, durante l’incontro al ministero dello Sviluppo economico (Mise) dello scorso 8 ottobre. «I commissari – ci aggiorna Stefano Biosa, della Filcams-Cgil di Bologna, presente all’incontro a Roma – hanno parlato della sede di Imola solo in termini di costi, oltre 1 milione all’anno, ma non di ricollocazione del personale. E questo ci lascia perplessi. Oggi in via Molino Rosso lavorano solo 12 persone su un unico piano, su un totale di una cinquantina di lavoratori effettivi a tempo indeterminato, che da quando l’ex proprietà Shernon Holding è fallita e i punti vendita sono stati chiusi, sono in cassa integrazione. I 12 addetti sono amministrativi che curano gli adempimenti e la contabilità al servizio della procedura di amministrazione straordinaria. Quanto detto fa quindi pensare che per i commissari quello non sia più strategico, forse perché, se l’azienda verrà acquisita a pezzi, non servirà più una sede amministrativa unica».

L’intenzione di trasferire gli uffici amministrativi nel bolognese era già stata annunciata ai sindacati nel luglio 2018, da parte dell’allora proprietà Shernon Holding. Poi però non se ne fece nulla. L’immobile, così come la grande biglia dedicata al ciclista Marco Pantani inaugurata nel 2005, restano di proprietà della società Cve, una delle tante controllate dalla famiglia del fondatore del gruppo Mercatone Uno, ma non tra quelle finite in amministrazione straordinaria. A tutt’oggi Cve è sotto sequestro preventivo, in relazione al procedimento penale in corso al tribunale di Bologna per bancarotta fraudolenta che vede coinvolti gli ex soci e le figlie del fondatore Cenni. Dunque, al momento, la vendita dell’immobile è fuori discussione. Lo scorso 8 ottobre, al Mise, i commissari straordinari hanno fatto il punto anche sul piano di cessione dei punti vendita del gruppo.

Il bando per la presentazione di proposte vincolanti di acquisto scade il 31 ottobre, data decisiva per capire le sorti del gruppo finito una prima volta in amministrazione straordinaria, venduto in parte al gruppo Cosmo (13 punti vendita) e in parte a Shernon Holding (55 punti vendita più il centro direzionale). Quest’ultima, dopo nemmeno un anno di gestione, è fallita lo scorso maggio e si è riaperta l’amministrazione straordinaria. «E’ stato comunicato – prosegue Biosa – che sono stati contattati 144 potenziali investitori, sia italiani che esteri. Di questi, 24 soggetti, del settore dell’arredamento ma non solo, hanno manifestato il loro interesse; il numero dovrebbe salire a 30 entro fine mese. Solo in 11, però, hanno finora già avuto accesso alle informazioni aziendali. Bisogna poi vedere se queste manifestazioni di interesse si tradurranno in vere e proprie proposte di acquisto, per cui, al momento, non c’è niente di definito». (lo. mi.)

L”articolo completo è su «sabato sera» del 17 ottobre

Crisi Mercatone Uno, torna in ballo l'ipotesi di lasciare il centro direzionale di Imola giudicato troppo oneroso
Economia 18 Ottobre 2019

Sulla vicenda Cogne anche un'interrogazione in Regione dopo l'appello dei sindacati

La notizia dell’imminente vendita della Cogne macchine tessili al gruppo francese Nsc ha suscitato un’alzata di scudi sul fronte sia sindacale che politico. A Imola la Cognetex, fondata nel 1938, ha fatto storia segnando lo sviluppo produttivo locale, anche se l’attuale società è stata costituita solo cinque anni or sono per rilevare il ramo d’azienda della storica azienda, nel tempo passata al gruppo Sant’Andrea Novara (ex Finlane), finito in concordato nel 2013 e in seguito posto in liquidazione. Dopo la pubblicazione sul «sabato sera» della scorsa settimana dell’articolo in cui il presidente Manlio Nobili spiegava le ragioni della scelta di vendere la società ai concorrenti del gruppo francese Nsc (che in passato erano però già stati partner della Cognetex nella società Euroschor), Fim, Fiom, Uilm di Imola hanno inviato agli organi di stampa una dura replica, in attesa del tavolo di crisi in Città metropolitana previsto per il 30 ottobre.

«L’ingegner Nobili – scrivono – ha ribadito che nella trattativa, ormai conclusa e non in fase di conclusione, ci sarebbe una clausola di salvaguardia territoriale per l’azienda e per i lavoratori. Purtroppo, ad oggi, ufficialmente nulla ci è stato fornito in merito». E ancora: «Nel 2014 ci furono date garanzie di sviluppo e investimenti, che nel corso di questo quinquennio non abbiamo riscontrato, nonostante più volte nel corso degli incontri aziendali avessimo manifestato perplessità sullo stato di obsolescenza dei prodotti e soprattutto dei macchinari aziendali. L’azione di rinascita, auspicata e promessa, in realtà mai si è materializzata nel quinquennio e l’epilogo a cui stiamo assistendo era facilmente prevedibile sin dal 2014».

In realtà, in questi ultimi anni l’azienda ha messo a punto il prototipo di un nuovo filatoio, riuscendo ad aggiudicarsi, per il suo progetto, i fondi europei di Horizon 2020. E, stando a quanto dichiarato dal presidente Nobili a «sabato sera», la situazione finanziaria dell’impresa è sana. Eppure i sindacati definiscono l’attuale gestione «un fallimento totale sotto ogni profilo dal punto di vista imprenditoriale. La vendita proprio a Nsc Group dimostra tale fallimento e consegna la Cogne nelle mani di coloro che sono stati criticati perla precedente gestione e a cui ci si era contrapposti per evitare la chiusura nel 2014». A fronte, si legge nel comunicato, della «resa incondizionata» della proprietà, Fim, Fiom, Uilm promettono battaglia: «Ci opporremo all’epilogo finale con ogni mezzo consentito dalla normativa. Pretendiamo di essere al tavolo delle trattative di cessione, così come nel 2014 la nuova cordata ci chiese di essere al suo fianco nell’operazione». E concludono la nota stampa invocando la discesa in campo dei consiglieri regionali del territorio «a strenua difesa e salvaguardia di questi posti di lavoro».

All’appello dei sindacati hanno subito risposto nei giorni scorsi i consiglieri regionali del Pd, Roberto Poli e Francesca Marchetti, che martedì 15 ottobre hanno presentato alla Giunta regionale un’interrogazione a risposta immediata. «Va assicurata continuità produttiva e tecnologica l’azienda e garantita una prospettiva occupazionale per i 27 dipendenti – afferma Poli -. A quanto si apprende, l’intero pacchetto azionario è stato ceduto al gruppo francese Nsc e l’accordo verrà chiuso entro il 30 novembre. Abbiamo voluto rispondere immediatamente alle organizzazioni sindacali territoriali, vista la preoccupante situazione per il futuro dei lavoratori e per le prospettive di sviluppo e rilancio dello stabilimento». (lo.mi.)

L”articolo completo è su «sabato sera» del 17 ottobre

Sulla vicenda Cogne anche un'interrogazione in Regione dopo l'appello dei sindacati
Economia 18 Ottobre 2019

Crisi La Perla, al posto dei 126 esuberi cassa integrazione e incentivi all'esodo grazie alla pre-intesa firmata in Regione

All’azienda di intimo La Perla la prospettiva dei 126 esuberi lascia il posto alla cassa integrazione straordinaria per 12 mesi e a un piano di incentivi all’esodo. E’ questo il risultato raggiunto dalla pre-intesa siglata lo scorso 3 ottobre in Regione e portata al ministero dello Sviluppo economico (Mise) l’8 ottobre. La fermezza dei sindacati e la protesta delle lavoratrici, che non si è mai arrestata dal giugno scorso quando sono stati annunciati gli esuberi, sono riusciti a far cambiare atteggiamento alla proprietà, la società di investimento olandese Tennor Holding, in un primo tempo irremovibile sulla propria decisione. La pre-intesa è stata firmata da azienda, sindacati di categoria (Filctem-Cgil, Femca-Cisl e Uiltec-Uil), Rsu e Città metropolitana, ma anche dal presidente regionale Stefano Bonaccini e dai rappresentanti dell’Agenzia regionale per il lavoro.

«Non potevamo accettare che l’azienda venisse smantellata o ridotta – afferma Bonaccini -, ma soprattutto dovevamo impegnarci a garantire il futuro di lavoratrici e lavoratori e delle loro famiglie. La pre-intesa è stata un passo avanti fondamentale per salvare quelle che per noi sono le cose più importanti: produzione nel territorio e posti di lavoro». La pre-intesa ha messo nero su bianco il ricorso agli ammortizzatori sociali (cassa integrazione guadagni straordinaria per riorganizzazione per sei mesi rinnovabili per altri sei, per i lavoratori a rotazione), ad esodi volontari incentivati e ai pre-pensionamenti.

«Avevamo proposto la cassa integrazione straordinaria per riorganizzazione complessa – spiega Roberto Guarinoni, segretario generale della Filctem-Cgil di Bologna -, ma all’incontro dell’8 ottobre a Roma, al ministero ci è stato detto che questa tipologia di ammortizzatore sociale comporta delle difficoltà per il nostro caso. Ricorreremo quindi a un altro strumento, sempre cassa integrazione straordinaria, della validità di un anno». (lo.mi.)

L”articolo completo è su «sabato sera» del 17 ottobre

Nella foto il presidio delle lavoratrici sotto la sede della Regione

Crisi La Perla, al posto dei 126 esuberi cassa integrazione e incentivi all'esodo grazie alla pre-intesa firmata in Regione
Economia 24 Settembre 2019

La Perla debutta in Borsa a Parigi, ma i licenziamenti di 126 lavoratrici sono ancora in sospeso

La crisi estiva di Governo ha avuto ripercussioni anche sulle imprese in crisi che attendevano risposte dal ministero dello Sviluppo economico (Mise). Tra queste, l’azienda di intimo La Perla, la cui proprietà in giugno aveva annunciato a sorpresa 126 esuberi, su un totale di circa 430 addetti della sede bolognese. Immediata la reazione delle lavoratrici e dei sindacati che si sono subito mobilitati, con scioperi e presidi davanti allo stabilimento produttivo di via Mattei, e con tavoli istituzionali a livello regionale e nazionale per cercare di avviare una trattativa con la proprietà, la società di investimento olandese Tennor Holding (ex Sapinda), controllata dal magnate tedesco Lars Windhorst. «Un tentativo di intesa sindacale si è concluso l’11 settembre – ci aggiorna Roberto Guarinoni, segretario generale della Filctem-Cgil di Bologna – e ora stiamo aspettando che il Mise convochi le parti per la conclusione della procedura. L’azienda si è dichiarata disponibile a verificare i costi di attivazione della cassa integrazione, possibile per casi di riorganizzazione complessa come questo, e a verificare la possibilità di un pacchetto di incentivi per chi decide di anticipare l’uscita».

A fine luglio, la proprietà aveva sospeso la procedura di licenziamento, senza però ritirarla. Licenziamenti che, in base ai tempi tecnici, diventerebbero effettivi dal 13 ottobre. «La crisi di Governo ha allungato i tempi – conferma Guarinoni -. L’incontro al Mise avrebbe dovuto tenersi entro il 13 settembre, ma è stato rinviato a data da destinarsi. Abbiamo però fatto tutte le sollecitazioni necessarie, affinché i tempi si stringano». Lo stato di agitazione, intanto, prosegue. «Dato che la procedura non è stata bloccata – aggiunge-, proseguiremo con gli scioperi. Le prossime otto ore sono già in programma per il giorno dell’incontro al Mise». Nel frattempo, il 6 settembre, La Perla ha debuttato sul mercato Euronext Growth della Borsa di Parigi, riservato alle piccole e medie imprese, con una capitalizzazione di 473 milioni di euro e un prezzo per azione di 4,50 euro, valore già in rialzo dopo le prime sedute. Stando alle dichiarazioni dell’amministratore delegato di Tennor Holding, Pascal Perrier, riportate nel comunicato stampa di Euronext «la quotazione aiuterà a  incrementare la visibilità e migliorerà l’accesso al capitale. Ciò dimostra anche la credibilità della nostra strategia di crescita, poiché lavoriamo per costruire investimenti commerciali nel settore del lusso». (lo.mi.)

L”articolo completo è su «sabato sera» del 19 settembre

Nella foto il presidio delle lavoratrici davanti al Mise il 29 luglio scorso

La Perla debutta in Borsa a Parigi, ma i licenziamenti di 126 lavoratrici sono ancora in sospeso
Cronaca 13 Agosto 2019

“Cronaca di una crisi annunciata'. Serse Soverini sul divorzio giallo-verde

«Cronaca di una crisi annunciata». Non usa mezzi termini Serse Soverini, segretario regionale dell’Emilia-Romagna di Italia in Comune e deputato di Area civica eletto nel collegio uninominale di Imola, nel commentare la crisi del governo giallo-verde, mentre il Senato si riunisce per la votazione del calendario dei lavori (oggi pomeriggio alle 18.30) e la Camera dei deputati aspetta di conoscere che cosa emergerà dalla conferenza dei capigruppo (oggi pomeriggio alle 19).

«Sapevamo da tempo che questa era una coalizione debole e appesa a un filo – aggiunge Soverini –. Da una parte, Matteo Salvini ha assunto una posizione di pura e semplice speculazione. Dall’altra, il Movimento 5 stelle, per colpa della propria inesperienza e impreparazione, ha lasciato che Salvini si esponesse dal punto di vista mediatico ben al di là di quanto Luigi Di Maio sarebbe mai in grado di fare, ha ceduto al ricatto imposto dal presunto alleato e si è completamente appiattito su posizioni assolutamente non sostenibili».

In questo scenario, «l’invocazione della crisi di governo da parte di Salvini è stata una mossa lucida – continua il deputato –. Salvini stacca la spina per sfruttare il senso di responsabilità del presidente della Repubblica Sergio Mattarella a proprio favore, lasciando nelle mani del Capo dello Stato la “patata bollente” del rischio della crescita dell’Iva e delegando a lui il compito di risolvere questo problema, per arrivare alle elezioni senza questo intoppo che da ministro ha evidentemente paura di affrontare».

In merito al ruolo che il centrosinistra può assumere in questo frangente, «concordo con la posizione espressa da Goffredo Bettini a nome del segretario del Partito democratico Nicola Zingaretti – spiega Soverini –. Cercare di dare continuità a questa legislatura, ma mettendo in campo una proposta di alto profilo e di ampio respiro. Altrimenti nuove elezioni». (r.cr.)

Fotografia da Italia in Comune

“Cronaca di una crisi annunciata'. Serse Soverini sul divorzio giallo-verde
Economia 14 Giugno 2019

Mercatone Uno, la Regione si è attivata con Inps, Comuni e banche, per gli imolesi concordati aiuti tra Comune e sindacati

A casa, senza lavoro, senza stipendi, senza ammortizzatori sociali. Un limbo per gli oltre 1800 lavoratori del gruppo Mercatone Uno, di cui circa 200 a Bologna e provincia, un’ottantina quelli del centro direzionale imolese. 

Al di là delle polemiche politiche, la situazione è complessa dal punto di vista giuridico e burocratico. Il 24 maggio il tribunale di Milano ha dichiarato il fallimento della società milanese Shernon Holding, che nell’agosto 2018 ha acquisito i 55 punti vendita più il centro direzionale imolese (altri 13 punti vendita erano andati al gruppo Cosmo), dalla procedura di amministrazione straordinaria. Procedura avviata per decreto del ministero dello Sviluppo economico nell’aprile 2015. Il Mise oggi guidato dal vicepremier Luigi Di Mario ha già aperto un tavolo di crisi, ma per consentire il rientro nella procedura di amministrazione straordinaria, passaggio formale necessario per attivare gli ammortizzatori sociali, occorreva il via libera del tribunale di Bologna, arrivato il 7 giugno.

Nel frattempo la Regione Emilia Romagna si è attivata per cercare di andare incontro ai lavoratori, rivolgendosi all”Inps per cercare di accelerare almeno la liquidazione dei Tfr, agli istituti di credito, per vedere la possibilità di sospendere eventuali rate di mutui e prestiti (come già attuato, ad esempio, da Intesa San Paolo, che sospenderà rate di mutui e prestiti personali per un periodo fino a 12 mesi), nonché ai tanti Comuni, di sua competenza, dove hanno sede i punti vendita coinvolti. L’assessore regionale alle Attività produttive, Palma Costi, ha convocato un incontro per oggi pomeriggio con i sindaci di tutti i Comuni interessati e le organizzazioni sindacali. 

Sul fronte imolese, i sindacati (Filcams-Cgil Imola, Fisascat-Cisl Area metropolitana di Bologna, Uiltucs Emilia Romagna e le strutture confederali territoriali di Cgil, Cisl e Uil) hanno siglato ieri un accordo con l’Amministrazione per una serie di agevolazioni che, ovviamente, riguardano solo i lavoratori residenti, cioè 28 secondo i dati in possesso dei sindacati. L’accordo prevede la sospensione della Tari 2019 ed un contributo compensativo per quelli che presenteranno una documentazione Isee inferiore o pari a 14.500 euro, chi non rientrerà in questi parametri, e non ha morosità pregresse, potrà chiedere una dilazione (fino a 6 mesi); per tutto questo sarà stanziato un fondo di diecimila euro che “sarà oggetto di delibera di Consiglio comunale entro la prima data utile”. Inoltre è prevista una riduzione delle rette scolastiche (refezione, nido, trasporto scolastico) sulla base dell’Isee e degli scaglioni di reddito tramite la presentazione di apposita domanda entro il 20 luglio. Comune e sindacati faranno una verifica dell’utilizzo del fondo e l’eventuale possibilità di una proroga per il 2020 se continuerà lo stato di crisi aziendale. (r.cr.)

Nella foto protesta dei lavoratori in via Molino Rosso a Imola sotto il centro direzionale Mercatone Uno lo scorso 30 maggio

Mercatone Uno, la Regione si è attivata con Inps, Comuni e banche, per gli imolesi concordati aiuti tra Comune e sindacati
Economia 30 Maggio 2019

Fallimento Shernon Holding, si muovono le istituzioni: l'esito dell'incontro che si è svolto oggi a Bologna in Regione

Si muovono tutte le istituzioni in seguito alla dichiarazione di fallimento della Shernon Holding, la società che lo scorso agosto aveva acquisito 55 dei 68 punti vendita del gruppo Mercatone Uno. Lunedì 27 maggio si è svolto l’incontro al Ministero dello Sviluppo economico, al quale ha partecipato anche il ministro Luigi Di Maio. «L’obiettivo minimo da attuare subito – si legge nella nota ufficiale del Mise inviata successivamente –  è la cassa integrazione straordinaria per i lavoratori, per la quale è necessario che il tribunale autorizzi la procedura di amministrazione straordinaria. Ciò permetterà di riprendere l’esercizio provvisorio il prima possibile, così da consentire il ricorso agli ammortizzatori sociali. Poi partirà la fase di reindustrializzazione per dare un futuro certo ai lavoratori».

Oggi, 30 maggio, erano in agenda due appuntamenti. Il primo, convocato dall”assessore regionale sllo Attività produttive Palma Costi, si è svolto in mattinata in Regione a Bologna, mentre il secondo, il tavolo tecnico con l”associazione dei fornitori e dei creditori, era in programma nel pomeriggio al Mise, ovviamente a Roma.

Nel primo incontro, al quale hanno partecipato sindacati, Città metropolitana di Bologna e amministratori dei Comuni dell”Emilia Romagna in cui si trovano le attività del Mercatone Uno, tutti i presenti hanno condiviso l”obiettivo prioritario di «salvaguardare i lavoratori del gruppo» e di «mettere in campo tutte le azioni possibili per assicurare gli ammortizzatori sociali e la rapida riapertura dei punti vendita su tutto il territorio emiliano-romagnolo anche a tutela dei clienti». In particolare, per la tutela dei posti di lavoro «si attende – scrive la nota uscita dalla Regione – una rapida pronuncia da parte del Tribunale di Bologna sulla retrocessione del compendio aziendale dalla Shernon, che consentirebbe la riapertura della procedura di amministrazione straordinaria. Dalla riunione – si prosegue – è inoltre emersa la richiesta al Governo perché, una volta ottenuta la retrocessione, agisca immediatamente affinché si attivino gli ammortizzatori sociali e l”amministrazione straordinaria per la riapertura dei punti vendita, così da mantenere il valore delle attività commerciali per rilanciare il marchio. tutto questo con l”individuazione di nuovi acquirenti che presentino un piano industriale credibile».

Per quanto riguarda l”incontro di Roma, la stessa Regione ha comunicato che tra le notizie emerse c”è anche la mancata istanza (per ora) dell”amministrazione straordinaria di Mercatone Uno al Tribunale di Bologna al fine di tornare a gestire la compagine aziendale di Shernon Holding. L”assessore Costi ha pertanto rimarcato una volta di più che il riavvio dell”amministrazione straordinaria è oggi «l”unico modo attraverso il quale è possibile salvaguardare il reddito dei lavoratori attivando ammortizzatori sociali e riprendere le attività commerciali».

E” il caso di precisare che nel nostro territorio sono coinvolti nella vicenda i circa 90 impiegati che lavorano nel centro direzionale di via Molino Rosso. Il Mercatone Casa Germanvox continua invece regolarmente la propria attività poiché, da inizio 2015, non fa più parte del gruppo Mercatone Uno ed è ancora gestito dalla famiglia Cenni attraverso la società Siel, che non è tra quelle poste dallo Stato in amministrazione straordinaria quattro anni or sono. (r.cr.)

Ulteriori approfondimenti sono su «sabato sera» del 30 maggio

Nella foto un gruppo di lavoratori del centro direzionale Mercatone Uno di Imola durante lo sciopero del 18 aprile scorso

Fallimento Shernon Holding, si muovono le istituzioni: l'esito dell'incontro che si è svolto oggi a Bologna in Regione

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