Economia

Crisi Mercatone Uno, torna in ballo l'ipotesi di lasciare il centro direzionale di Imola giudicato troppo oneroso

Crisi Mercatone Uno, torna in ballo l'ipotesi di lasciare il centro direzionale di Imola giudicato troppo oneroso

L’ipotesi di trasferire altrove gli uffici della sede imolese del gruppo Mercatone Uno ritorna in ballo. Lo farebbe supporre quanto affermato dai commissari straordinari Antonio Cattaneo, Giuseppe Farchione e Luca Gratteri, durante l’incontro al ministero dello Sviluppo economico (Mise) dello scorso 8 ottobre. «I commissari – ci aggiorna Stefano Biosa, della Filcams-Cgil di Bologna, presente all’incontro a Roma – hanno parlato della sede di Imola solo in termini di costi, oltre 1 milione all’anno, ma non di ricollocazione del personale. E questo ci lascia perplessi. Oggi in via Molino Rosso lavorano solo 12 persone su un unico piano, su un totale di una cinquantina di lavoratori effettivi a tempo indeterminato, che da quando l’ex proprietà Shernon Holding è fallita e i punti vendita sono stati chiusi, sono in cassa integrazione. I 12 addetti sono amministrativi che curano gli adempimenti e la contabilità al servizio della procedura di amministrazione straordinaria. Quanto detto fa quindi pensare che per i commissari quello non sia più strategico, forse perché, se l’azienda verrà acquisita a pezzi, non servirà più una sede amministrativa unica».

L’intenzione di trasferire gli uffici amministrativi nel bolognese era già stata annunciata ai sindacati nel luglio 2018, da parte dell’allora proprietà Shernon Holding. Poi però non se ne fece nulla. L’immobile, così come la grande biglia dedicata al ciclista Marco Pantani inaugurata nel 2005, restano di proprietà della società Cve, una delle tante controllate dalla famiglia del fondatore del gruppo Mercatone Uno, ma non tra quelle finite in amministrazione straordinaria. A tutt’oggi Cve è sotto sequestro preventivo, in relazione al procedimento penale in corso al tribunale di Bologna per bancarotta fraudolenta che vede coinvolti gli ex soci e le figlie del fondatore Cenni. Dunque, al momento, la vendita dell’immobile è fuori discussione. Lo scorso 8 ottobre, al Mise, i commissari straordinari hanno fatto il punto anche sul piano di cessione dei punti vendita del gruppo.

Il bando per la presentazione di proposte vincolanti di acquisto scade il 31 ottobre, data decisiva per capire le sorti del gruppo finito una prima volta in amministrazione straordinaria, venduto in parte al gruppo Cosmo (13 punti vendita) e in parte a Shernon Holding (55 punti vendita più il centro direzionale). Quest’ultima, dopo nemmeno un anno di gestione, è fallita lo scorso maggio e si è riaperta l’amministrazione straordinaria. «E’ stato comunicato – prosegue Biosa – che sono stati contattati 144 potenziali investitori, sia italiani che esteri. Di questi, 24 soggetti, del settore dell’arredamento ma non solo, hanno manifestato il loro interesse; il numero dovrebbe salire a 30 entro fine mese. Solo in 11, però, hanno finora già avuto accesso alle informazioni aziendali. Bisogna poi vedere se queste manifestazioni di interesse si tradurranno in vere e proprie proposte di acquisto, per cui, al momento, non c’è niente di definito». (lo. mi.)

L”articolo completo è su «sabato sera» del 17 ottobre

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