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Economia 19 Agosto 2020

«Cartoline dalla Romagna», il nuovo progetto del Consorzio Vini di Romagna che coinvolge anche 45 attività imolesi

«Cartoline dalla Romagna» è il nuovo progetto del Consorzio Vini di Romagna che vedrà protagonisti i produttori romagnoli di vino. Il portale raccoglie in una mappa  con 100 cantine, i punti culturali d’interesse, quasi 200 ristoranti e 80 botteghe storiche e artigianali che ospitano i vini della Romagna e celebrano questa meravigliosa terra. La mappa verrà via via arricchita di contenuti interattivi, per giungere alla possibilità di creare itinerari che leghino gusto, bellezza, arte e storia (in lavorazione e disponibili in autunno).

Nell’imolese sono 45 le attività coinvolte (per saperne di più clicca qui). «Siamo partiti da un’idea di Romagna che è nel cuore di tutti, per coniugarla poi al presente, soprattutto sui social e sui media tradizionali con un’idea grafica innovativa e giovane, che incuriosisca e invogli a visitare e conoscere un sistema vino-territorio che promuove l’eccellenza dei produttori: tutti e ognuno, con la loro unicità e il loro modo di accogliere e fare vino. Perché la Romagna è un luogo ospitale e i suoi panorami innumerevoli e suggestivi, così come i borghi nei quali la storia ha lasciato splendide tracce e gli splendidi siti ricchi di arte e di cultura. E il vino è uno dei simboli felici che la contraddistingue e la racconta» ha commentato la presidente del Consorzio Vini di Romagna, Ruenza Santandrea.

Nelle cantine e nei punti di interesse sono state distribuite le prime Cartoline dalla Romagna in formato cartaceo. Un invito a chi vive questa terra e a chi viene in visita e considera il vino uno dei migliori testimoni per comprendere l’identità dei nostri luoghi e dei nostri protagonisti. Un approccio che vuole mettere in luce la qualità dei nostri vini, per un crescente interesse soprattutto da parte delle generazioni più giovani e un forte desiderio di convivialità. (r.cr.)

Nella foto: le cartoline dalla Romagna

«Cartoline dalla Romagna», il nuovo progetto del Consorzio Vini di Romagna che coinvolge anche 45 attività imolesi
Cronaca 1 Novembre 2019

Novembre top per gli appassionati di vino all'Enoteca regionale di Dozza tra degustazioni, corsi e incontri con i produttori

Un mese di novembre tra degustazioni, corsi e incontri con i produttori. E” il programma che propone l”Enoteca Regionale di Dozza, che si trova all”interno della Rocca con il suo wine bar e oltre mille vini regionali, accompagnati da altri prodotti tipici emiliano romagnoli. Venendo al dettaglio degli eventi, domani sabato 2 novembre, alle 14.30, partirà la seconda parte del cartellone 2019 della rassegna «Vignaioli in Enoteca» con il primo di cinque incontri che avrà per protagonista «Terre di Montebelli» di Verucchio (Rn).

I cinque appuntamenti, tutti i sabati di novembre dalle 14.30 alle 18.30, daranno ai partecipanti l”occasione non solo per incontrare i vignaioli, ma anche per degustarne gratuitamente i vini. Dopo il produttore di Verucchio sarà la volta del «Podere Riosto» di Pianoro (Bo) il 9 novembre, seguito da «Montaia» di Cesena (Fc) il 16 e «Gallegati» di Faenza (Ra) il 23, per chiudere con «La Mancina» di Montebudello (Bo) il 30 novembre. 

La domenica invece, sempre dalle 14.30 alle 18.30, è il giorno dedicato ai banchi d’assaggio tematici. Il programma dei quattro eventi comincia domenica 3 novembre con una degustazione di vino Novello (i primi vini della vendemmia 2019) e prosegue il 10 sarà con il Malbo Gentile, il 17 con il Centesimino (autoctono della zona della Torre di Oriolo di Faenza). Chiuderà il mese, il 24 novembre, una doppia degustazione di Merlot e Cabernet Sauvignon, due dei vitigni internazionali più noti al mondo che anche in Emilia Romagna esprimono una grande personalità. La formula delle degustazioni, a 6 euro per 3 assaggi, si potranno abbinare assaggi di prodotti regionali al costo di 3 euro. 

Infine, due i corsi che l”Enoteca propone agli appassionati di vino. Il primo, articolato in tre lezioni (21 e 27 novembre, 5 dicembre, inizio ore 20.30) al costo di 95 euro, si chiama “I segreti del vino” e sarà condotto da Maurizio Manzoni, responsabile della mostra permanente di Enoteca Regionale Emilia Romagna, che farà scoprire ai partecipanti i caratteri distintivi dei vini e dei vitigni aromatici, i vini dolci, passiti e liquorosi, dalla raccolta tardiva all’appassimento, le muffe nobili, gli ice-wine nati nel ghiaccio. Saranno inoltre approfondite le tecniche di cantina, dalla spumantizzazione all’uso delle barrique e informazioni sulle condizioni ideali per la degustazione dei vini (temperatura, calice e tecniche di servizio). Al termine delle tre lezioni, a numero chiuso e prenotazione obbligatoria, i partecipanti riceveranno un attestato di partecipazione. Un secondo corso è invece in programma il 29 e 30 novembre (tutta la giornata) e si intitola “Comunicare il vino”. La due giorni è stata ideata per aiutare i produttori e tutti gli operatori della filiera enologica ad arricchire il proprio pensiero sulla comunicazione, sviluppando una visione più ampia per trasmettere la propria identità in modo unico e distintivo. Per informazioni: cell. 338 7609743. Per info su tutti gli eventi in Rocca: tel. 0542 367700. (r.cr.)

Novembre top per gli appassionati di vino all'Enoteca regionale di Dozza tra degustazioni, corsi e incontri con i produttori
Economia 1 Ottobre 2019

La Cavim a tutto campo per migliorare la qualità di uve e vini con accordi e nuove collaborazioni

In casa Cavim, quella del 2019 sarà la seconda vendemmia del nuovo corso. Una sorta di lavoro di «normalizzazione» – come la definisce il presidente Maurizio Baldisserri- dopo il rinnovo dei vertici della cooperativa di via Correcchio con l’assemblea del gennaio 2018, che ha visto un nuovo Consiglio di amministrazione, un nuovo presidente e l’arrivo del nuovo direttore Matteo Vingione. «Dopo la buona quantità nel 2018, con 230 mila quintali conferiti in cantina, per il 2019 puntiamo a superare i 260 mila quintali lavorati, nonostante il calo generalizzato della produzione, grazie a due accordi messia punto negli ultimi dodici mesi», spiega il presidente Baldisserri, che parla di «un’ottima qualità».

Il primo è il contratto poliennale, siglato nel novembre 2018, con la cantina Nuova Silv di Lanuvio (Roma), che ha previsto una serie di investimenti per lavorare le uve locali nelle condizioni migliori, con la gestione diretta da parte della Cavim dello stabilimento. «Abbiamo anche ampliato la base sociale nel Lazio, con l’ingresso di 30 nuove aziende, situate in gran parte sui colli vicino a Roma, per poter vinificare le doc “Roma” e “Colli Romani” – aggiunge il presidente della Cantina viticoltori imolesi -. Il nostro obiettivo è migliorare la qualità delle uve e dei vini, per poter dare liquidazioni soddisfacenti ai soci, nel Lazio come ad Imola». Non a caso, nell’imolese la Cavim ha avviato un percorso di valorizzazione delle produzioni, coinvolgendo i circa 80 viticoltori di collina associati (sui 420 totali, di cui oltre una settantina nel Lazio), per avere standard elevati ed uniformi per i produttori, nelle diverse fasi di vita dell’uva, fino alla trasformazione. «Perché sono numerosi gli imbottigliatori che vengono in cantina da noi, alla ricerca di vini di qualità, e sono disposti a pagarla bene», spiega Baldisserri.

La stessa Cavim, in questi ultimi mesi, ha creato una linea Viticoltori imolesi che propone i propri vini di alta qualità, dal sangiovese superiore Mora di Serrafelina, anche nella variante riserva, all’albana Docg Ora d’Oro, al nuovo pignoletto Lutio. «Tutti vini presenti nei nostri punti-vendita e che stiamo cercando di proporre sempre più anche nel territorio, dai bar per gli aperitivi, ai ristoranti». (r.cr.)

L”articolo completo è su «sabato sera» del 26 settembre

Nella foto la cantina “Nuova Silv” di Lanuzio, i cui produttori sono soci Cavim

La Cavim a tutto campo per migliorare la qualità di uve e vini con accordi e nuove collaborazioni
Economia 1 Ottobre 2019

Quantità ridotta ma l'uva è di ottima qualità: grandi attese dei produttori di vino per la vendemmia 2019

Partita con almeno una quindicina di giorni di ritardo rispetto al 2018, la vendemmia in corso si snoderà essenzialmente (uve precoci a parte) da metà settembre a ottobre inoltrato. Cioè coi tempi di una volta. Ed anche se i produttori sanno che i bilanci si fanno a vino imbottigliato, ci sono grandi aspettative per quella che si prospetta una gran bella vendemmia, con uve sane, qualità molto buona, a fronte (per qualcuno) di un calo produttivo rispetto allo scorso anno, che comunque era stato un anno di grazia.

«E’ ancora presto per fare bilanci – avverte David Navacchia, contitolare con il fratello Vittorio dell’azienda Tre Monti -. Le rese per ettaro sono in linea con lo scorso anno, il grado potenziale alcolico è più che buono, così come i dati chimici ed organolettici, eppure è ancora presto. Le fermentazioni, la fase più importante nella vita del vino, sono ancora in corso e tutto può succedere». Una cosa è sicura, ogni annata è diversa dall’altra, è una sfida.

Alla Cantina viticoltori imolesi la raccolta delle uve precoci è terminata, mentre è a pieno regime quella di pignoletto e merlot e si sta avviando quella del trebbiano. «Le prime partite denotano quantità del 20-30 per cento in meno rispetto allo scorso anno, che comunque fu molto abbondante – spiega il presidente Maurizio Baldisserri-. La qualità è ottima e, se la stagione ci aiuta, sarà un’annata da ricordare. I prezzi delle uve – aggiunge il presidente della Cavim – ogni giorno crescono di pari passo con la consapevolezza di una bassa produzione generalizzata». Le uve sono molto sane e la gradazione è buona, con il trebbiano che supera i 10,5 gradi.

Si respira fiducia anche all’azienda agricola Giovannini. Qui hanno cominciato la vendemmia a metà settembre, come si faceva un tempo, dopo un grande lavoro in vigna, da aprile fino ad agosto. «La qualità delle uve è bellissima e le aspettative sono ottime. Ora bisogna trarne il meglio in cantina – spiega Jacopo Giovannini -. Siamo contenti ed ottimisti, una gran bella annata». L’escursione termica fra il freddo della notte e la temperatura calda, ma non torrida, del giorno aiuta. Così le uve possono trarre i migliori profumi e in cantina arrivano a temperature non esagerate, come i 34 gradi dello scorso anno.

Una vendemmia di trent’annifa, da metà settembre a metà fine ottobre, con la raccolta delle uve precoci cominciata a fine agosto. E’ quanto conferma Ettore Tamburini, dell’azienda Poderi delle Rocche.«L’uva è molto sana e la buccia è grossa, quindi la qualità c’è tutta. Quella che non torna è la quantità, dal 20 al 30 percento in meno». La collina soffre per il secco, la poca acqua porta al calo dei chili per pianta, ma al contempo si concentra la gradazione, che partita non troppo elevata, col passare delle settimane ha raggiunto il giusto livello. (r.cr.)

L”articolo completo è su «sabato sera» del 26 settembre

Nella foto la raccolta dell”uva in corso

Quantità ridotta ma l'uva è di ottima qualità: grandi attese dei produttori di vino per la vendemmia 2019
Economia 3 Luglio 2019

Azienda Dalfiume Nobilvini, una storia di lavoro e passione che va avanti da settant'anni

L’amore per il vino e per la lavorazione della vigna della famiglia Dalfiume nasce molto prima dei 70 anni che l’azienda vinicola festeggia nel 2019. Già nei primi decenni del secolo scorso, infatti, Odoardo Dalfiume coltivava la vite nel podere che conduceva in affitto, in via Corlo, nella pianura al di qua del Sillaro, vendendo ad amici e vicini il vino che ne ricavava. Erano anni in cui la linea di imbottigliamento era a mano e le consegne venivano fatte con la bicicletta a tre ruote. Con la fine della seconda guerra mondiale, la sua passione imprenditoriale si fece ancora più forte.

E come molte altre famiglie i Dalfiume decisero di trasferirsi a Bologna: era la primavera del 1949 quando Odoardo e la moglie Adele fondarono in via Massarenti 74, proprio di fronte all’ospedale Sant’Orsola, la «Cantina Dalfiume e figli», dando effettivamente avvio alla storia dell’impresa. In breve tempo i Dalfiume sentirono l’esigenza di organizzare l’attività in modo più strutturato e trasferirono la cantina in zona Pontevecchio, sempre a Bologna. In quegli anni i figli gemelli di Odoardo e Adele, Gianni e Franco, fin da bambini coinvolti nell’attività familiare, divennero braccia e mente di un’azienda che si era ormai garantita un’importante quota di mercato in città e provincia. E sull’onda dei loro sogni di espansione, nel 1975 la famiglia acquistò la cantina di Alberici Cleto, a Castel San Pietro Terme, in via Madonnina, dando avvio a un nuovo capitolo della storia di Dalfiume Nobilvini in quella terra che aveva accompagnato i primi passi dell’attività di Odoardo e Adele.

Gli anni ’80 sono stati un periodo di grande sviluppo per l’azienda, diventata produttrice diretta di uve grazie all’affitto di alcuni poderi sui colli bolognesi. Fu così che nel decennio successivo Franco Dalfiume coinvolse il fratello Gianni in un altro grande sogno, nato dall’amore a prima vista per una collina castellana: era il 1991 quando i Dalfiume acquistarono gli oltre 70 ettari della tenuta Poggiolo, l’azienda vitivinicola che ha dato il nome al top quality brand «Villa Poggiolo», con il quale i Dalfiume amano raccontarsi negli eventi organizzati sia in cantina che in vigneto. (r.cr.)

L”articolo completo è su «sabato sera» del 27 giugno

Nella foto le due bottiglie “LXX Riserva Settanta” firmate dai campioni che sono state messe all”asta la scorsa settimana nella serata benefica “Tutti in piedi per Nicole”

Azienda Dalfiume Nobilvini, una storia di lavoro e passione che va avanti da settant'anni
Economia 13 Aprile 2019

La cantina “Dalfiume Nobilvini' festeggia 70 anni con un Sangiovese superiore che sarà presentato al Very Wine

L”azienda vinicola di Castel San Pietro Terme “Dalfiume Nobilvini” compie 70 anni. Da tre generazioni la passione e la determinazione contraddistinguono la storia imprenditoriale della famiglia Dalfiume, che festeggia l”importante ricorrenza con una novità: “LXX Riserva Settanta” a marchio Villa Poggiolo, un Sangiovese Superiore Dop che ha debuttato nei giorni scorsi al Vinitaly e che sarà presentato al territorio sabato 13 e domenica 14 aprile a Very Wine 2019. L”evento, capace di attirare numerosi appassionati con degustazioni di cibo e vino, quest”anno viste le condizioni meteo sfavorevoli si terrà direttamente nella Cantina “Dalfiume Nobilvini”, in via Madonnina n. 3041 a Castel San Pietro Terme.

In realtà per la famiglia Dalfiume l”’amore per il vino e la lavorazione della vigna è nata ancora prima, addirittura nei primi decenni del Novecento, con Odoardo Dalfiume che già coltivava la vite nel podere che aveva in affitto, vendendo ad amici e vicini il vino che ne ricavava. La passione si fece tuttavia più forte al termine della Seconda guerra mondiale quando i Dalfiume si trasferirono a Bologna. Era la primavera del 1949 ed Odoardo, insieme alla moglie Adele, diede vita in via Massarenti alla “Cantina Dalfiume e figli”.

Di lì a poco la famiglia si spostò in zona Pontevecchio, sempre a Bologha, dove c”erano gli spazi sufficienti per organizzare l’attività d”impresa in modo più strutturato. I figli gemelli di Odoardo e Adele, Gianni e Franco, furono coinvolti fin da bambini nell’attività familiare, diventando il braccio e la mente di un’azienda in crescita, capace di guadagnare un’importante quota di mercato in città e provincia. Nel 1975 la famiglia acquistò la cantina di Alberici Cleto di Castel San Pietro Terme, dando avvio a una nuova fase di sviluppo dell”attività aziendale che continuò a crescere negli anni ’80 quando l”impresa divenne produttrice diretta di uve affittando alcuni poderi sui colli bolognesi. E negli anni ”90, ecco un altro passaggio importante: l”acquisto, nel 1991, degli oltre 70 ettari di Tenuta Poggiolo, l’azienda vitivinicola di famiglia che ha dato il nome al “top quality brand” “Villa Poggiolo”.

La seconda metà degli anni ”90 ha visto poi il subentro alla conduzione della Cantina della terza generazione della famiglia, nelle persone di Davide e Silvia, figli rispettivamente di Franco e Gianni, che a seguito della scomparsa di Franco seppero raccogliere il testimone, con l”appoggio di Gianni. Il resto è storia di oggi, con la crescita della presenza nella grande distribuzione e nella ristorazione. «“Ancora oggi- commenta l”amministratore unico Davide Dalfiume – percorriamo con passione il viaggio iniziato dal nonno Odoardo e perseguiamo con determinazione il sogno dei nostri genitori: portare ogni giorno sulla tavola la tipicità, i profumi e i sapori più autentici dell’Emilia-Romagna. LXX Riserva Settanta è un vino elegante e possente, che racconta gli anni vissuti e le vite che li hanno attraversati, cresciuto in cantina lentamente, senza fretta, ma sempre controllato, viziato. Fin da subito destinato ad essere una Riserva, perché settant’anni sono tanti, per produrlo abbiamo selezionato le migliori uve Sangiovese, perché il territorio è la nostra forza da sempre». (r.cr.)

Nella foto la famiglia Dalfiume

La cantina “Dalfiume Nobilvini' festeggia 70 anni con un Sangiovese superiore che sarà presentato al Very Wine
Economia 10 Aprile 2019

Premiato al Vinitaly come “Benemerito della viticoltura' il presidente dell'Enoteca regionale di Dozza

Pierluigi Sciolette, presidente dell”Enoteca regionale dell”Emilia Romagna, che ha sede nella Rocca di Dozza, è stato insignito al Vinitaly di Verona del premio “Angelo Betti – Benemerito della viticoltura 2019″. A consegnarglielo era presente l”assessore all”Agricoltura, Caccia e Pesca della Regione Emilia-Romagna, Simona Caselli. «Quello che viene consegnato a Sciolette – ha dichiarato Caselli – è un premio alla carriera e ai grandi meriti di un uomo del vino in Emilia Romagna. Attualmente è presidente di Enoteca Regionale, ma la sua è una straordinaria storia di promozione del Lambrusco nel mondo. Sciolette, infatti, è stato il primo che oltre trent”anni fa è andato all”estero a vendere i nostri vini, diffondendo quel connubio tra cibo e vino di cui oggi tutti parlano. Uno degli importanti impegni che sta portando avanti negli ultimi anni è quello per far ottenere la certificazione di sostenibilità del territorio».

Il premio, intitolato ad Angelo Betti, ideatore di Vinitaly, si assegna dal 1973 ai grandi interpreti del mondo enologico italiano, su segnalazione degli assessorati regionali all’agricoltura, che hanno il compito di indicare coloro che, con la propria attività professionale, hanno contribuito al progresso qualitativo della produzione viticola ed enologica della propria regione e del proprio Paese. Al Vinitaly, nel corso della prima giornata che si è svolta domenica 7 aprile, è stato anche presentato il progetto sul Turismo del vino, nel corso di un incontro  al quale hanno partecipato lo stesso Sciolette, il direttore di Enoteca regionale Emilia Romagna Ambrogio Manzi, il direttore di Qualivita Mauro Rosati e l”assessore Caselli.

«Con questa progettualità – ha affermato il presidente dell”Enoteca regionale – abbiamo voluto mettere un focus sull”identità enologica di un territorio che si sviluppa lungo l”intera via Emilia, da Piacenza a Rimini. Un valore aggiunto straordinario fatto di prodotti, paesaggi, storie tutte da raccontare per aumentare l”appeal turistico sia a livello nazionale sia internazionale». «L”Emilia Romagna – ha aggiunto Caselli – sa offrire un ventaglio di opportunità turistiche differenti e differenzianti. L”eno-turismo e la gastronomia sono comparti e ambiti in forte espansione in ambito turistico. Abbiamo tanti progetti per permettere un”esperienza che sappia integrare il bello e il buono di ciò che l”agroalimentare e il turismo della regione sa offrire. Un progetto slow che vogliamo promuovere e incentivare anche perché lo scopo è far scoprire il bello e il buono che la regione sa offrire». (r.cr.)  

Nella foto l”assessore regionale Simona Caselli con il presidente dell”Enoteca regionale dell”Emilia Romagna Pierluigi Sciolette

Premiato al Vinitaly come “Benemerito della viticoltura' il presidente dell'Enoteca regionale di Dozza
Economia 6 Aprile 2019

E' morto Umberto Cesari, “ambasciatore del Sangiovese' nel mondo

E’ scomparso ieri all’età di 79 anni Umberto Cesari, l’«ambasciatore del Sangiovese». Negli anni ’60 ha avviato sulle colline castellane un’azienda che conta oggi 355 ettari di vigneti su otto poderi tra l’Emilia e la Romagna (Claterna, Casetta, Parolino, Laurento, Cà Grande, Miravalle, Tauleto e Liano), una cantina da 20 mila metri quadri e milioni di bottiglie vendute in gran parte all’estero.

«Approdato al vino per passione, ha dedicato la sua vita alla vitivinicoltura, in particolare specializzandosi sui vitigni autoctoni – si racconta così sul sito web dell’azienda -. Partito con pochi mezzi e molto entusiasmo, in un momento in cui la qualità e la tipicità erano concetti lontani dalla Romagna, è riuscito negli anni a conquistare il ruolo di ambasciatore del Sangiovese nel mondo». Famosi soprattutto i vini rossi, Tauleto, Liano, quei sangiovesi vincitori di tanti premi, ma senza dimenticare i bianchi come albana, pignoletto e trebbiano. Una passione condivisa con la moglie Giuliana e tramandata ai figli Gianmaria e Ilaria.

Nella foto Umberto Cesari (dal sito web dell”azienda) 

E' morto Umberto Cesari, “ambasciatore del Sangiovese' nel mondo
Economia 11 Dicembre 2018

Per la Cavim 2018 in crescita, nessuna fusione in vista. Il presidente: «Soddisfatto del lavoro svolto»

Il 2018 doveva essere un anno cruciale per Cavim, la Cantina viticoltori imolesi di via Correcchio, l’anno in cui capire se proseguire in autonomia o se optare per una fusione con altre realtà del settore. Il presidente Maurizio Baldisserri, insediatosi a gennaio dopo un burrascoso cambio di rotta voluto dai soci, ha tirato le somme di quanto fatto in questo anno nell’assemblea che si è tenuta lo scorso 30 novembre, a cui hanno partecipato circa 130 dei 420 soci, che hanno approvato il bilancio dell’annata 2017, chiuso in luglio con un fatturato di 10 milioni e 600 mila euro a fronte di 171 mila quintali di uva raccolta.

Conti alla mano, Baldisserri si dice «piuttosto soddisfatto» del lavoro sin qui svolto, anche se non tutti gli obiettivi sono stati raggiunti. «Fin dall’inizio – ci aggiorna il presidente – abbiamo cercato di capire se Cavim avesse i parametri necessari per funzionare bene, nell’immediato così come a lungo termine. La risposta è stata positiva. Non era quindi necessario ricorrere a collaborazioni in senso stretto o a fusioni. Nel giro di un paio di mesi abbiamo capito che i numeri c’erano e siamo subito partiti con una serie di interventi, primo tra tutti la ricerca di un direttore», il cui ruolo era vacante da mesi, dopo le improvvise dimissioni di Cesare Pasini. La ricerca si è conclusa a metà anno con la nomina di Matteo Vingione, originario di Reggio Emilia. «Ha portato una esperienza nuova, tecnica ed entusiasmo – dice di lui Baldisserri -. Per un paio d’anni ha lavorato presso imbottigliatori, quindi sa bene cosa vogliono i nostri clienti».

Rispetto alla liquidazione del 2016, inferiore di circa il 25% rispetto alla media del mercato e delle altre cantine, il 2017 segna un miglioramento, anche se la remunerazione resta comunque inferiore di circa 4-5 euro al quintale rispetto alle altre realtà per i bianchi comuni. «Nel 2018 riusciremo a essere al pari dei nostri competitor. Il nostro problema principale – questa l’analisi di Baldisserri – è stata la mancanza di un direttore a tempo pieno. Va anche detto che lo scorso anno, a causa della scarsità di prodotto in circolazione dovuta alla siccità, gli agricoltori hanno ottenuto oltre 42 euro al quintale per l’uva bianca comune, 55 euro per lo chardonnay e 60 euro circa per il pignoletto. Mentre nel 2018, visto il raccolto più abbondante, la remunerazione si aggirerà probabilmente attorno ai 20-25 euro al quintale, ma i tempi sono ancora lunghi per una previsione più precisa». (lo.mi.)

Il servizio completo è su «sabato sera» del 6 dicembre

Nella foto un”immagine della vendemmia alla Cavim

Per la Cavim 2018 in crescita, nessuna fusione in vista. Il presidente: «Soddisfatto del lavoro svolto»
Economia 29 Settembre 2018

La Tre Monti della famiglia Navacchia in tv tra i «Signori del Vino» di Romagna su Rai2

Anche la Tre Monti, l’azienda vitivinicola di via Lola condotta dalla famiglia Navacchia, sulle colline sopra Imola, partecipa a «I signori del vino», il popolare programma nato da un’idea di Marcello Masi e Rocco Tolfa, già direttore e vicedirettore del Tg2. La trasmissione va in onda su Rai2 ogni sabato alle ore 18.05 e racconta le eccellenze enologiche italiane.

In un simile contesto è più che naturale che i due conduttori abbiano posato lo sguardo sull’azienda imolese, che insieme alla forlivese Drei Donà rappresenterà la Romagna.  «Questa trasmissione è un palcoscenico importante a livello nazionale e di prestigio. La soddisfazione è grande perché sono stati loro a cercarci. Hanno degustato il nostro albana secco biologico Vigna della Rocca durante una presentazione a Roma e da lì è scattato l’interesse per il vitigno», racconta David Navacchia che insieme al fratello Vittorio porta avanti l’azienda di famiglia, sotto lo sguardo attento del padre Sergio, che ha fondata l’azienda con la moglie Thea. 

Dall’intervista in vigna a Vittorio, fino alle riprese delle anfore in cui nasce la Vitalba, albana secco che continua a mietere riconoscimenti e premi anche a livello internazionale. «L’albana prodotta ad Imola – tiene a sottolineare David Navacchia – pur nella diversità degli esiti, penso a Codronchio, della Fattoria Monticino Rosso, e Gioja, dell’azienda agricola Giovannini, oltre che ai nostri Vigna della Rocca, Vitalba e Casa Lola, sta emergendo nel panorama nazionale e non ha più nulla da invidiare a quelle prodotte a Bertinoro e Faenza. Questa è una soddisfazione per tutto il territorio imolese, segno di un lavoro continuo fatto in vigna ed in cantina, alla ricerca dell’eccellenza». 

L’unico problema è che la produzione non ha detto quanto avverrà esattamente la messa in onda della puntata, forse oggi oppure in una delle prossime. La curiosità è d’obbligo. 

Nelle foto: Rocco Tolfa e Marcello Masi assieme alla famiglia Navacchia (David, Vittorio e il padre Sergio) di fronte alle anfore in terracotta ove viene posta a macerare l’uva da cui si ottiene il «Vitalba»

La Tre Monti della famiglia Navacchia in tv tra i «Signori del Vino» di Romagna su Rai2

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