Posts by tag: fauna

Cronaca 18 Aprile 2020

Aumentano gli avvistamenti e le segnalazioni di animali selvatici vicine alle abitazioni

Nonostante la Regione abbia momentaneamente sospeso, causa emergenza da Coronavirus, il servizio di vigilanza ambientale, le Cgam (Corpo guardie ambientali metropolitane) sono comunque attive a Imola nella loro veste di guardie zoofile. In pratica, vigilano in materia di benessere degli animali di affezione e controllano l’applicazione dei regolamenti relativi all’anagrafe canina ed al decoro urbano da parte dei padroni di cani. Su turni regolari, dunque, presidiano il territorio. «Purtroppo – spiega Gianni Neto, delle Cgam imolesi – abbiamo constatato un aumento delle infrazioni al regolamento in termini di padroni a spasso con il cane senza guinzaglio e anche abbandono di deiezioni». Ma le segnalazioni cui rispondono le Cgam riguardano anche gli animali selvatici che, in tempi di Coronavirus, hanno iniziato ad avvicinarsi sempre più alle città, in alcuni casi addirittura riappropriandosi dei luoghi antropizzati dei quali solitamente vivono ai margini.

Tra gli animali selvatici in ambienti antropizzati avvistati da Neto ci sono colombacci comodamente adagiati lungo la via Emilia, fagiani sulle strade e sulle rotonde imolesi, la biscia d’acqua nel fosso pieno d’acqua vicino casa dello stesso Neto, a Dozza, che la guardia ambientale ha fotografato. «Dovesse continuare lo stop forzato alle attività umane – conclude – non mi meraviglierei se iniziassero ad avvicinarsi alla città anche caprioli o daini, come già successo verso San Lazzaro». (mi.mo.)

L”articolo completo è su «sabato sera» del 16 aprile

Nella foto: la biscia fotografata vicino a casa (a Dozza) dalla guardia ambientale metropolitana Gianni Neto

Aumentano gli avvistamenti e le segnalazioni di animali selvatici vicine alle abitazioni
Cronaca 20 Aprile 2019

L'area dell'ex caserma Gamberini di Ozzano Emilia sarà rinaturalizzata, esclusi utilizzi residenziali o produttivi

Prima la visita guidata nell’ambito della Settimana dell’ecologia, poi martedì 9 aprile il voto del Consiglio comunale che ne esclude lo sfruttamento residenziale o produttivo. Non solo, l’atto di indirizzo approvato, accogliendo una proposta avanzata dal Wwf e da altre associazioni ambientaliste, prevede la rinaturalizzazione dell’intera area. Si tratta di ben 37 ettari in via Marconi, a ridosso dell’Autostrada, che fino ad un decennio fa venivano utilizzati dai militari dell’allora caserma Gamberini per l’addestramento.

Un’area oggi abbandonata con buche trasformatesi in pozzanghere o laghetti, erba ed alberi ma proprio per questo diventata, in realtà, un luogo unico e prezioso: «La rinaturalizzazione sta procedendo in modo autonomo ed efficace da almeno 25 anni con alberature autoctone pregiate (olmi, frassini, querce, carpino, aceri), una presenza di avifauna e selvaggina significativa, esempi di endemismi floreali» spiegano dal Comune. «Un patrimonio ecologico particolarmente significativo, specie nelle zone di pianura come la nostra, a valle della via Emilia, dove paludi, torbiere, bassuree zone umide in generale sono ormai rarissime» aggiungono.

Nel 2014 l’Amministrazione di Ozzano l’ha ricevuta dal Demanio militare, dopo averne fatto richiesta. Nel tempo si erano ventilate varie ipotesi di destinazione di un’area di così vaste dimensioni, l’intenzione era quella di renderla produttiva e remunerativa per la collettività, magari costruendoci case o fabbriche, poi nell’ultimo periodo si è passati all’idea di tutelarla, ovvero farne un luogo dove la natura possa esprimersi. Tra l’altro «non presenta fenomeni di inquinamento del suolo o delle falde» precisano dal Comune, inoltre è adiacente alla fermata della Stazione ferroviaria metropolitana e con la ciclopedonale si collega bene alle principali direttrici.

«Sindaco da poco, a luglio del 2014 andai a Roma per sollecitare il Demanio alla cessione dell’area – ricorda il sindaco Luca Lelli sulla sua pagina Facebook-. Poco dopo arrivò la risposta positiva e nell’autunno dello stesso anno ne votammo in Consiglio comunale l’acquisizione. In altri periodi un’area di 37 ettari in piena pianura, tra la caserma, i campi coltivati e le zone industriali avrebbe avuto probabilmente una sorte diversa – ammette -. In questi anni però la proposta che più ci ha convinti è stata quella avanzata dal Wwf insieme ad altre associazioni ambientaliste. Valutando che proprio la sua posizione potesse renderla nei prossimi anni uno degli elementi di valorizzazione del nostro patrimonio naturalistico. Ora starà al prossimo Consiglio comunale adottare le variazioni alla pianificazione urbanistica e cercare collaborazioni, fondi e strumenti per valorizzare al meglio la zona» ricorda il sindaco che a fine maggio concluderà il primo mandato. (r.cr.)

L”articolo completo è su «sabato sera» del 18 aprile

L'area dell'ex caserma Gamberini di Ozzano Emilia sarà rinaturalizzata, esclusi utilizzi residenziali o produttivi
Cronaca 15 Settembre 2018

Domani al via la stagione ufficiale della caccia, ecco i tipi di attività ammessi e le regole da seguire

Apre ufficialmente domenica 16 settembre la stagione venatoria, dopo la pre apertura del 1° settembre limitata alla caccia da appostamento di alcune specie migratorie. Dalle 7.05 del 16 sarà dunque possibile praticare l’attività nelle forme tradizionali, con l’uso dei cani.

Per la precisione saranno consentite la caccia alla fauna stanziale (tra cui coniglio selvatico, fagiano e lepre) e quella alle specie migratorie permesse (beccaccino, anatidi, colombaccio, folaga e altri). Due le giornate di apertura fino al 30 settembre: la domenica e il giovedì, entrambe dalle 7.05 alle 13, mentre fino alle 19.10 sarà permessa soltanto la caccia d’appostamento. Dal 1° ottobre partirà anche la caccia all’allodola e alla beccaccia e le giornate saranno tre, a scelta, escludendo però il martedì e il venerdì. Altre due giornate potranno essere dedicate all’attività che riguarda le specie migratorie, purché d’appostamento (fino al 29 novembre).

Periodi e regole diversificate in base alle caratteristiche degli animali (specie, sesso, età) sono invece in vigore per la caccia di selezione agli ungulati (capriolo, cervo, cinghiale, daino, muflone), partita il 15 aprile scorso e in calendario fino al 14 marzo, secondo specifici piani di prelievo predisposti dalla Regione. La caccia in squadra al cinghiale, invece, è limitata ai tre mesi che vanno dal 1° ottobre al 31 dicembre nei siti di collina e montagna di Rete Natura 2000, mentre nel resto del territorio si svolge dal 14 ottobre al 13 gennaio 2019.

Tra le regole che i cacciatori devono rispettare, ricordano dalla Città metropolitana di Bologna, c”è anche quella di indossare almeno un capo d’abbigliamento di colore giallo o arancione, che permetta una migliore visibilità e dunque di prevenire incidenti. A vigilare sul rispetto delle norme saranno gli agenti della Polizia provinciale in divisa e i volontari autorizzati a svolgere funzioni di guardia giurata venatoria.

Intanto, in vista dell’apertura di domenica, Coldiretti Emilia Romagna interviene per sollecitare la Regione ad approvare il Piano faunistico-venatorio «atteso da tre anni». «Senza le nuove norme manca la possibilità di un più serrato controllo dei cinghiali che metta un freno al proliferare incontrastato di questi animali – denuncia l’associazione regionale -. Dal 2000 ad oggi, nella nostra regione sono più che raddoppiati, raggiungendo i 150 mila esemplari, che scorrazzano liberi per campi e strade, devastando i raccolti e mettendo a rischio la sicurezza dei cittadini. Il nuovo Piano rafforza l’azione di controllo degli animali anche con l’intervento degli agricoltori provvisti di regolare licenza di caccia, che possono abbattere gli animali su autorizzazione della polizia provinciale. Si tratta di un provvedimento già adottato in altre regioni e che già due anni fa Coldiretti Emilia Romagna aveva chiesto con una grande manifestazione davanti alla Regione, dove erano arrivati più di diecimila agricoltori esasperati dalla continua devastazione dei loro raccolti».

«I danni da animali selvatici nell’ultimo anno nelle aziende agricole dell’Emilia Romagna – prosegue la Coldiretti regionale – sono superiori a 2 milioni di euro, 700 mila dei quali dovuti ai cinghiali, che nei campi danneggiano soprattutto cereali e prati pascolo, rendendo impossibile il raccolto di grano e mais e inutilizzabile i foraggio per gli allevamenti, con la conseguenza che negli ultimi dieci anni nelle zone di collina e montagna dell’Emilia Romagna sono scomparsi 300 mila animali, tra pecore, mucche e maiali, con la chiusura di 5.000 allevamenti, con tutto ciò che ne consegue in termini di occupazione». (r.c.)

Domani al via la stagione ufficiale della caccia, ecco i tipi di attività ammessi e le regole da seguire

Cerca

Seguici su Facebook

ABBONATI AL SABATO SERA

Font Resize
Contrast