Posts by tag: finanza

Cronaca 18 Novembre 2019

Dipendenti infedeli rubano 500 mila euro a Hera e li girano sul conto di un'associazione sportiva, denunciati

Abitano ad Ozzano Emilia i due dipendenti di due società del gruppo Hera denunciati assieme ad altre tre persone per aver sottratto dalle casse della multiutility oltre 500 mila euro nell’arco di tre anni. Una cifra importante che, stando alla ricostruzione fatta dalla guardia di finanza nel corso delle indagini, veniva utilizzata per le spese (ad esempio cene e trasferte) legate a una associazione sportiva dilettantistica (Asd) di Castenaso.

I due ozzanesi, dipendenti delle società HeraComm ed Heratech, «abusando della qualità di operatori di sistema, sono riusciti con scaltrezza a superare le barriere protettive del software aziendale (creando false transazioni e manipolando le funzioni informatiche legate a bollette, rimborsi e pagamenti) e a sottrarre oltre 500 mila euro nel giro di tre anni» ricostruiscono le fiamme gialle. Tali somme, dirottate sul conto corrente dell’associazione sportiva, sono state poi reimpiegate da tre dirigenti dell’Asd sia per spese riconducibili alla società, sia di carattere personale. Per i finanziari, i tre dirigenti (presidente, vicepresidente e consigliere) hanno agito con «la piena consapevolezza di utilizzare fraudolentemente denaro altrui».

Per questo motivo, il gip Gianluca Petragnani Gelosi ha emesso un provvedimento di sequestro preventivo nei confronti dei tre dirigenti della società finalizzato alla confisca del denaro, dei beni mobili ed immobili registrati e altre disponibilità facenti parte del patrimonio personale, fino alla concorrenza del valore contestato sottratto dalle casse di Hera. I cinque (i due dipendenti di Hera e i tre dirigenti sportivi) devono rispondere, a vario titolo, dei reati di accesso abusivo a sistema informatico, furto aggravato e continuato e reimpiego di denaro di provenienza illecita,La multiutility, dal canto suo, tramite una nota ha precisato che «i due dipendenti sono stati tempestivamente licenziati” e che “il danno patrimoniale non ha alcuna ricaduta sui clienti». (gi.gi.)

Foto d”archivio

Dipendenti infedeli rubano 500 mila euro a Hera e li girano sul conto di un'associazione sportiva, denunciati
Cronaca 24 Ottobre 2019

Bufera su Bio-on, il sindaco Tinti e l'assessora regionale Costi: “Tavolo di salvaguardia per tutelare i posti di lavoro'

La vicenda di Bio-On, la società di bioplastiche di Gaiana di Castel San Pietro al centro di un”inchiesta della Procura di Bologna per false comunicazioni e manipolazione di mercato, rischia di trasformarsi in un guaio anche per gli investitori e i lavoratori. Per non parlare dello scoramento di un territorio che aveva accolto con favore l”arrivo di un”azienda che aveva investito milioni per riconvertire e riqualificare un vecchio insediamento industriale con l”obiettivo, tra l”altro, di puntare ad un settore innovativo della green economy, le bioplastiche.

Il sindaco di Castel San Pietro, Fausto Tinti, nonché Consigliere metropolitano con delega allo Sviluppo economico, e Palma Costi, assessore regionale alle Attività produttive commentano così l”accaduto: “I riscontri dell”indagine della magistratura sulla vicenda di Bio-On, che ha portato alle misure cautelari scattate per i vertici aziendali con le accuse di falso in bilancio e manipolazione del mercato, destano preoccupazione”. La Borsa Italiana, nel frattempo, oggi ha reso noto che i titoli di Bio-on “sono sospesi a tempo indeterminato dalle negoziazioni.

L”intenzione delle istituzioni è non rimanere con le mani in mano in attesa che terminino gli accertamenti: “Il compito della politica adesso è quello di concentrare l”attenzione sulle implicazioni di questa vicenda sui lavoratori e sui risparmiatori che rischiano di entrare in una fase di incertezza. Attiveremo quanto prima in Città metropolitana, insieme alla Regione Emilia Romagna, un Tavolo di salvaguardia – concludono – per verificare la situazione, con l”obiettivo della tutela dei posti di lavoro”. (l.a.)

Nella foto le fiamme gialle ieri mattina nella sede di Bio-On (foto guardie di finanza)

Bufera su Bio-on, il sindaco Tinti e l'assessora regionale Costi: “Tavolo di salvaguardia per tutelare i posti di lavoro'
Cronaca 23 Ottobre 2019

Bio-on, falso e manipolazione del mercato, misure cautelari per i vertici, titolo sospeso in Borsa

Guai seri per Bio-On Spa, l’azienda che nel giugno del 2018 ha inaugurato il nuovo stabilimento per la produzione di granuli e polveri di bioplastica in via Legnana a Gaiana di Castel San Pietro, dove un tempo c’era la Granarolo. Questa mattina i militari del comando provinciale della guardia di finanza di Bologna hanno eseguito tre misure cautelari nei confronti di Marco Astorri, socio e presidente del Cda dell”azienda, Guido Guy Cicognani, socio e vicepresidente, e Gianfranco Capodaglio, presidente del collegio sindacale.

I tre sono ritenuti responsabili dei reati di false comunicazioni sociali e manipolazione del mercato. Astorri è finito ai domiciliari, mentre Cicognani e Capodaglio sono stati raggiunti da due misure cautelari interdittive del divieto di esercitare uffici direttivi di persone giuridiche, ovvero gli è vietato svolgere l”attività di amministratore o sindaco presso qualsiasi altra società. Parallelamente, è stato disposto il sequestro preventivo di beni e disponibilità finanziarie per 151 milioni di euro, dei quali 36 milioni direttamente di proprietà degli indagati (l’importo considerato pari al profitto del reato) e 115 milioni in azioni della società sempre nella disponibilità degli indagati. Non è sotto sequestro lo stabilimento di Gaiana, oggetto comunque questa mattina di una perquisizione da parte delle fiamme gialle per raccogliere ulteriori documenti, dove l’attività lavorativa prosegue.

L’operazione denominata “Plastic Bubbles”, vede complessivamente indagate nove persone (fra amministratori, sindaci, direttore finanziario e revisore), nasce dal monitoraggio svolto dal nucleo di polizia economico finanziaria sull’andamento delle contrattazioni in Borsa relative ai principali titoli azionari di aziende operanti nell’area bolognese. Un’attività che in luglio ha consentito di rilevare una forte anomalia nell’andamento del titolo di Bio-On a seguito della pubblicazione di un report da parte del fondo di investimento statunitense Quintessential, che ne metteva in discussione la veridicità dei dati contabili e la solidità finanziaria.

Le indagini, condotte dai pm Francesco Caleca e Michele Martorelli, hanno “evidenziato numerose irregolarità in ordine alla formazione dei bilanci e all’informazione societaria riportata al Mercato, con particolare riferimento ai ricavi ed al livello di produzione dichiarati” dicono le fiamme gialle. In altre parole, sebbene l’azienda dichiarasse che lo stabilimento di Gaiana ha una capacità produttiva di 1.000 tonnellate all’anno, in realtà la quantità di biopolimeri prodotti è nettamente inferiore. Come evidenziato dallo stesso gip, “le false informazioni di bilancio sono risultate strettamente funzionali ad accrescere la capitalizzazione” e, conseguentemente, a rendere più appetibili sul mercato le azioni della società.

Un ruolo importante avrebbe avuto la strategia comunicativa utilizzata da Astorri, definita dal gip “roboante, ammiccante ed ottimisticamente proiettata verso obiettivi sempre più significativi che sottaceva alcuni dati di fondo”, che è riuscita a creare nel mercato ingannevoli aspettative di forte crescita influenzando l’andamento del titolo. Una condotta che, aggiungono i finanzieri, “ha consentito di raccogliere ingenti risorse finanziarie e generare indebiti vantaggi economici per i soci”. Oggi Borsa Italiana ha disposto la sospensione del titolo (quotato sul mercato Aim). (gi.gi.)

Nella foto le fiamme gialle questa mattina nella sede di Bio-On (foto guardie di finanza)

Bio-on, falso e manipolazione del mercato, misure cautelari per i vertici, titolo sospeso in Borsa
Cronaca 18 Settembre 2019

Redditi non dichiarati e prestazioni sociali agevolate, scoperti 72 evasori tra colf e badanti

Con l”operazione denominata «Domestic Workers» i militari del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Bologna hanno scoperto, nei primi nove mesi del 2019, 72 «evasori totali», appartenenti alla categoria di colf e badanti, soprattutto provenienti dall”Est Europa.

Come dichiarato dagli stessi finanzieri «l”operazione è stata svolta principalmente dalla Compagnia di Imola e, oltre alla città in riva al Santerno, ha interessato tutto il circondario imolese fino a Ozzano».Le indagini hanno permesso, da una parte, di individuare ingenti redditi non dichiarati per un totale di oltre 3,6 milioni di euro. In pratica una media di 50 mila euro a soggetto. «Tutti superiori agli 8 mila euro – fanno sapere i finanzieri -, in quanto se minori sarebbe bastata la sola comunicazione del datore di lavoro, mentre così si parla di evasori totali».

Le indagini hanno permesso non solo di recuperare a tassazione ingenti redditi non dichiarati, ma anche di individuare e bloccare le prestazioni sociali agevolate, come i rimborsi per le mense scolastiche o
i contributi per le locazioni di immobili Acer, che venivano erogate a soggetti completamente sconosciuti al fisco. Gli evasori scoperti dalle Fiamme Gialle infatti, pur avendo percepito redditi per lavoro domestico, non avevano mai presentato le previste dichiarazioni dei redditi, alcuni addirittura fin dal 2013. (d.b.)

Foto d”archivio

Redditi non dichiarati e prestazioni sociali agevolate, scoperti 72 evasori tra colf e badanti
Cronaca 10 Settembre 2019

Mostra scambio all'autodromo, sequestrati 1.500 prodotti contraffatti. Tre persone denunciate

Esattamente come già accaduto un anno fa (leggi la news), anche in occasione della mostra scambio organizzata dal Crame lo scorso weekend all”autodromo di Imola, i finanzieri imolesi hanno sequestrato oltre 1.500 prodotti contraffatti. Nello specifico, agenti in borghese hanno rinvenuto, presso tre stand, una serie di gadget e accessori di abbigliamento recanti i segni distintivi di note case automobilistiche e motociclistiche, tra cui «Ferrari», «Lamborghini», «Porsche», «Maserati», «Mercedes», «Jaguar«, «Vespa», «Harley Davidson», «Yamaha«, «Honda», «Kawasaki», «Ducati», «Aprilia» ed altri marchi registrati come «VR46» e «Adidas».

Grazie a  questa operazione, messa in campo per previnire e reprimere le violazioni in materia di tutela dei marchi e della sicurezza dei prodotti ed eseguite nell’ambito delle ordinarie attività di controllo sul territorio, è stato possibile denunciare alla Procura tre uomini con l”accusa di contraffazione e ricettazione. Si tratta di due 60enni, un laziale ed un toscano, e di un 30enne lombardo. I pezzi sequestrati, inoltre, come affermato dagli stessi finanzieri, si pensa avrebbero permesso ai malviventi di realizzare un illecito profitto per circa 10 mila euro. (d.b.)

Nella foto: il materiale sequestrato

Mostra scambio all'autodromo, sequestrati 1.500 prodotti contraffatti. Tre persone denunciate
Cronaca 21 Giugno 2019

Maxi-evasione dell'Iva e irregolarità, nei guai una ditta di imballaggi in legno di Imola

Invece di un servizio in appalto era un artificio per evitare di assumere ed evadere Iva e Irap. E’ questa l’accusa dei militari del Comando provinciale della guardia di finanza di Bologna nei confronti di una spa con sede a Imola che si occupa di fabbricazione di imballaggi in legno. Le fiamme gialle contestano un’evasione per circa 2 milioni di euro nonché il mancato pagamento dell’Irap su una base imponibile di circa 6 milioni, senza dimenticare i contributi per i lavoratori, la cui posizione ora è seguita dall’Ispettorato del lavoro.

Gli accertamenti svolti dai finanzieri hanno appurato che l’azienda imolese ha stipulato, tra il 2014 ed il 2018, dei contratti di appalto con tre società della provincia di Caserta per l’esecuzione di servizi per integrare il personale interno, insufficiente allo svolgimento della propria attività. Le società campane, però, secondo i finanzieri, non avevano le necessarie autorizzazioni per la somministrazione di forza lavoro, quindi si trattava di «contratti di appalto non genuini». Non solo. «Le aziende appaltatrici non risultavano disporre dei mezzi e delle strutture necessarie – precisano dalla finanza – mentre la direzione del personale restava di fatto in capo alla società bolognese, che gestiva l’organizzazione quotidiana del lavoro» della manodopera. In sostanza quest”ultima era formalmente alle dipendenze delle società casertane ma era quella imolese che ne gestiva orari e attività. Per il servizio venivano poi corrisposte alle società casertane delle fatture.

«Ciò ha determinato degli indebiti vantaggi economici» per la ditta imolese, continuano i finanzieri, «che, oltre a non farsi carico degli oneri contributi dei lavoratori (circa 60 unità per ciascun anno d’imposta), ha potuto beneficiare irregolarmente della detrazione dell’Iva, pari a circa 2 milioni di euro, derivante dalle fatture emesse dalle società casertane in forza dei contratti di appalto e della deduzione ai fini dell’Irap dei costi sostenuti, cosa che, nel caso in cui fosse stato stipulato un regolare contratto di somministrazione, non sarebbe stata possibile»

«Le attività di controllo sono state avviate a seguito di un’analisi del tessuto economico della provincia – precisano dalla guardia di finanza – da cui è emersa la tendenza di molte imprese, operanti soprattutto nei settori produttivi “labour intensive”, ad “esternalizzare” intere fasi del ciclo produttivo affidandosi a soggetti terzi, attraverso la sottoscrizione di contratti di prestazione di servizio. L’attenzione si è concentrata sulla società imolese in quanto presentava delle anomalie». (l.a.)

Foto fornita dalla guardia di finanza

Maxi-evasione dell'Iva e irregolarità, nei guai una ditta di imballaggi in legno di Imola
Cronaca 25 Settembre 2018

Giro di fatture gonfiate, Domenicali (Andrea Costa): “Stupito di trovarmi coinvolto con persone e società a me sconosciute'

Per prima cosa rassicurare tutti, tifosi e sponsor dell’Andrea Costa. Far capire che la vicenda giudiziaria che vede coinvolto l’amministratore unico Gianpiero Domenicali non toccherà la squadra di basket (il campionato di serie A2 comincerà il prossimo 7 ottobre). Questa la priorità leggendo il comunicato con cui gli avvocati Guido Magnisi ed Edore Campagnoli oggi hanno commentato la vicenda che vede indagato Domenicali insieme ad altre quindici persone per un giro di fatture false o gonfiate per sponsorizzazioni sportive. «La Procura di Bologna non ha elevato alcuna accusa di responsabilità amministrativa a carico della società – scrivono i due legali -. Pertanto risulta totalmente estranea e come potenziale danneggiata valuterà nel prosieguo anche un’eventuale costituzione di  parte civile nei confronti di chiunque verrà ritenuto responsabile. L’assoluto non coinvolgimento dell’Andrea Costa nel processo penale – aggiungono – consentirà alla stessa di svolgere serenamente il campionato alle porte». Una dichiarazione di tutela e di prassi che oltre alla forma indica la sostanza: la società sportiva non è coinvolta dal punto di vista penale ma solo il legale rappresentante.

Ma questo non è tutto. «Vogliamo aggiungere – continuano i legali – per quanto riguarda il nostro assistito (cioè Domenicali, ndr) il suo grande stupore nel trovarsi coinvolto con persone e società a lui del tutto sconosciute». Gli avvocati non hanno dubbi: «Domenicali è del tutto estraneo al presunto sodalizio criminale». Tra l’altro, rispetto al giro di fatture ipotizzato (75 milioni pari a 25 milioni di tributi evasi contestati), la cifra imputata a Domenicali sarebbe decisamente modesta: al più superiore del 20 per cento a 250 mila euro, effettivo importo contrattuale della sponsorizzazione indicata. Inoltre, «le sponsorizzazioni dell’Andrea Costa sono tutte reali, ed è affidata a più agenzie la diffusione dell’immagine della società  stessa».  

Gianpiero Domenicali è uno dei volti noti di Imola, sia per il suo passato politico (di area socialista, è stato vicesindaco e assessore negli anni ‘90) ma soprattutto per l”impegno sportivo: a vario titolo è al vertice dell’Andrea Costa basket da circa trent’anni. (l.a.)

Nella foto Gianpiero Domenicali

Giro di fatture gonfiate, Domenicali (Andrea Costa): “Stupito di trovarmi coinvolto con persone e società a me sconosciute'
Sport 25 Settembre 2018

Quanto vale sulla carta la rosa dell’Imolese? Per Transfermarkt è da 15º posto

Secondo il sito Transfermarkt, per molti il più attendibile, l”Imolese ha una rosa che vale 3,18 milioni di euro e il suo giocatore più costoso è Corentin Fiore, con i suoi 500.000 euro, seguito da Saber Hraiech (250.000) e da Giuseppe Giovinco (200.000). Fiore è il sesto giocatore più quotato dell’intero girone (davanti quattro giocatori della Ternana e Guerra, punta del Feralpi Salò), ma nel suo ruolo di terzino sinistro è al primo posto.

Ovviamente la Ternana occupa con ampio vantaggio la prima posizione in questa particolare classifica (8,15 milioni) in cui troviamo i rossoblù al quindicesimo posto. Quello che poi servirebbe in campionato per raggiungere la salvezza evitando i play-out. Dietro cinque squadre: Renate, Virtus Verona, Rimini, Fermana e Ravenna. Per avere buone chance di salvezza sarà probabilmente decisivo vincere il campionato delle romagnole per prendersi così anche una bella rivincita con chi è arrivato davanti nelle ultime due stagioni.

c.a.t.

Nella foto: Corentin Fiore

Quanto vale sulla carta la rosa dell’Imolese? Per Transfermarkt è da 15º posto
Cronaca 17 Marzo 2018

Fallimenti pilotati per non pagare l'Erario, sequestrati beni per 3 milioni di euro

Un complesso immobiliare di oltre 1.600 metri quadrati a Castenaso con annessi 12 ettari di terreni, una villa a Roma, tre appartamenti in Sardegna a Santa Teresa di Gallura, le quote di una società immobiliare e due auto. Il tutto per un valore complessivo di quasi tre milioni di euro. E’ questo quanto sequestrato nei giorni scorsi dalla guardia di finanza di Bologna nel prosieguo dell’operazione «Pagherò», che nell’ottobre scorso aveva portato in carcere il ragioniere commercialista romano Alberto Trani e ai domiciliari i quattro fratelli Luca, Michael, Mirko e Roberto Rangoni, tutti residenti nell’hinterland bolognese, per una serie di fallimenti «pilotati» per evitare il pagamento delle imposte.

I sequestri, così come chiesto dal pubblico ministero Marco Forte, sono stati eseguiti nei confronti dei prestanome che avevano il ruolo di amministratori o liquidatori delle società coinvolte. In particolare, in questo caso si tratta di beni nelle disponibilità delle mogli di Trani e di Michael Rangoni. Per quanto ci riguarda da vicino, nel mirino delle fiamme gialle è finita anche la ditta «Trasporti e Logistica Rangoni» di via Molise a Osteria Grande, tuttora sottoposta a sequestro preventivo e affidata a un custode giudiziario, ossia il commercialista bolognese Stefano Reverberi. «L’attività dell’azienda sta proseguendo in sostanziale equilibrio e continuano a essere impiegati tutti e 56 i dipendenti» aggiorna Reverberi.

Tra l’altro, dopo la revoca della misura degli arresti domiciliari e dopo essere stati autorizzati dal giudice, sono tornati a lavorare in ditta anche tre dei quattro fratelli arrestati in autunno. «Due lavorano come autisti, mentre un altro è impiegato nel coordinamento dei servizi – prosegue Reverberi -. Soltanto Michael è stato licenziato. Ovviamente, il loro stipendio è stato ridimensionato rispetto al passato». Come si ricorderà, le indagini della polizia tributaria, che per un anno ha vagliato i bilanci e ha ricostruito passaggi societari, erano partite dal fallimento di una società di Castel San Pietro attiva nei trasporti, la Rangoni Trasporti Srl poi Trasporti Srl «che, dopo aver accumulato quasi sei milioni di debiti verso l’Erario, è stata spogliata dei propri beni e trascinata verso il fallimento, dichiarato dal tribunale di Bologna a gennaio del 2015».

Stando a quanto accertato, la società era stata «svuotata» lasciando solo i debiti, mentre l’attivo aziendale, mezzi, pacchetto clienti e crediti, era stato trasferito verso una nuova impresa riconducibile sempre alle stesse persone «ma le cui quote societarie e cariche amministrative risultavano intestate a prestanome nullatenenti». In tal modo, attraverso un meccanismo di bancarotte «a catena» venivano occultati i profitti, evase le imposte e frodato lo Stato. I sequestri, infatti, erano stati disposti a garanzia del credito erariale. Oltre ai quattro fratelli e al ragioniere, considerato il vero «regista» del sistema, per i quali sono scattate le misure cautelari, risultavano indagate altre cinque persone nel ruolo di prestanome. Secondo i finanzieri, nell’orbita del ragioniere romano, che ora si trova agli arresti domiciliari, gravitavano almeno un altro centinaio di società che «versano in una situazione di grave esposizione debitoria verso l’Erario per oltre 85 milioni e sulle quali sono in corso ulteriori approfondimenti».

gi.gi.

Nella foto: finanzieri in ottobre presso la ditta «Trasporti e logistica Rangoni» a Osteria Grande

Fallimenti pilotati per non pagare l'Erario, sequestrati beni per 3 milioni di euro

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