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Cronaca 15 Settembre 2021

Mondiale di forgiatura, argento nel singolo e a squadre per l’imolese Alvaro Ricci Lucchi

Ancora premi per l’artista imolese Alvaro Ricci Lucchi. Ai recenti campionati del mondo di forgiatura, disputati all’interno 24^ edizione della Biennale europea d’arte fabbrile di Stia (Arezzo), il cui tema era Dante nel 700° anno dalla sua morte, il classe ’51 ha conquistato la medaglia d’argento sia nella prova singola che a squadre

Nella gara individuale Ricci Lucchi ha presentato l’opera «Porta dell’Inferno, lasciate ogni speranza voi ch’entrate», mentre nella competizione a squadre, insieme agli azzurri Giampaolo Maniero, Andrea Cosci e Renato Nanni, ha portato «Mantua me genuit (Tutto ebbe inizio)». A batterli solo la Repubblica Ceca. (r.cr.)

Nella foto: Alvaro Ricci Lucchi con il premio per il secondo classificato

Mondiale di forgiatura, argento nel singolo e a squadre per l’imolese Alvaro Ricci Lucchi
Cultura e Spettacoli 15 Dicembre 2020

Il «bracciante» del ferro Alvaro Ricci Lucchi e l’amore per la forgiatura

Se su Facebook digitate Alvaro Ricci Lucchi la prima cosa che apparirà, sotto la foto profilo, è la definizione «bracciante» del ferro. Un soprannome curioso per uno dei più famosi forgiatori imolesi in Italia e nel mondo (leggendo l’articolo capirete perché). Ma non azzardatevi a chiamarlo Maestro, perché quel nomignolo proprio non gli piace. «In centro a Imola se ti chiamano così si girano tutti – ha precisato il classe ‘51 Ricci Lucchi -, così per scherzare ho usato questa definizione. L’opera alla quale è più affezionato? Il Grifone, che dal 2009 è sopra l’Orologio, perché guarda e domina dall’alto Imola, la mia città. Mi sono servite settanta ore per realizzarlo». Un uomo, Ricci Lucchi, senza dubbio dalla battuta pronta. Peccato, causa pandemia, aver potuto fare con lui solo una lunga e piacevole chiacchierata al telefono invece che davanti al fuoco e qualche pezzo di ferro rovente da modellare.

Com’è nata questa sua passione per il ferro forgiato?

«A quindici anni andavo da Sesto Imolese, dove vivevo, a Imola in mosquito per fare il fabbro apprendista. Già a quel tempo il ferro forgiato, chiamato così perché lavorato a mano, era quasi scomparso, ma qualche richiesta c’era ancora. Per questo, quando avevamo bisogno alla fucina, chiamavamo Riccardo Cardo, uno dei fondatori della Bocciofila, che abitava vicino a viale Saffi e Porta Montanara dove tuttora si possono ammirare alcuni suoi capolavori. Lo aiutavo a tenere acceso il fuoco e rima- si incantato, soprattutto, nel vedere una delle sue rose».

È proprio il caso di dire “un amore sbocciato”…

«Ce l’avevo sempre in testa, anche dopo il militare. Tornato a fare il fabbro, nel ’79, mi trasferii a Imola e l’anno successivo iniziai a lavorare in Comune come cantoniere. Quella rosa, però, era sempre nei miei pensieri e così, avendo i pomeriggi liberi, provai a rifarla, sebbene l’avessi vista solo finita. Per fortuna decisi di partecipare ad una mostra di hobbystica ai Circoli». (da.be.)

Per saperne di più non perdetevi l’intervista su «sabato sera» del 10 dicembre.

Nella foto: Alvaro Ricci Lucchi, secondo classificato al Mondiale 2019 di Stia

Il «bracciante» del ferro Alvaro Ricci Lucchi e l’amore per la forgiatura

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