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Cultura e Spettacoli 29 Dicembre 2019

Un Natale all'insegna dell'arte con le opere in mostra a Imola per «Xmas Art Show Vol. 2»

«Xmas Art Show Vol. 2» è la mostra che la galleria Tales of Art di Imola, situata a Imola in via Emilia 221, ha allestito e che durerà fino al 5 gennaio. Riproponendo lo stesso concept dello scorso anno, l’esposizione (visitabile a ingresso libero) è un’occasione per ammirare nuovamente i lavori di molti degli artisti che durante il 2019 sono stati protagonisti in galleria. In aggiunta sono esposte oltre settanta opere originali di artisti italiani, parte della mostra collettiva «30×30», organizzata lo scorso giugno dal collettivo artistico ferrarese Vida Krei, in collaborazione con Tales Of Art.

«Dal graffiti writing all’astrattismo, dalla street art alla pittura figurativa più tradizionale, passando attraverso le tecniche pittoriche più disparate – si legge nel comunicato stampa -: la varietà e la qualità delle opere sono il leit-motiv di questa esposizione per il quale l’unico vincolo imposto agli artisti è stato, come intuibile, la dimensione dell’opera: 30 x 30 centimetri, sebbene, essendo molti degli artisti coinvolti abituati a lavorare su dipinti murali, non è mancato chi chiedesse ironicamente se si trattasse di “30×30”metri». Per informazioni: info@talesofart.it. (r.c.)

Un Natale all'insegna dell'arte con le opere in mostra a Imola per «Xmas Art Show Vol. 2»
Cultura e Spettacoli 19 Gennaio 2019

A Tales of Art mostra di fotografie realizzate da metà anni ‘70 a metà anni ‘80 da Napoleone Calamelli

Visioni Immaginarie è la mostra curata da Gabriele Calamelli che inaugura oggi, sabato 19 gennaio, alle 18 a Tales of Art di Imola. Organizzata dalla galleria di via Emilia 221 in sinergia con la Fondazione Cassa di Risparmio di Imola e con il patrocinio del Comune, la mostra presenta al pubblico dopo oltre trent’anni una selezione di fotografie scattate da Napoleone Calamelli (Imola, 1927–2001) da metà anni ‘70 a metà anni ‘80: le fotografie sono manipolazioni analogiche in un’epoca pre-digitale, con un fascino e un’estetica di forme e colori assolutamente moderna e contemporanea, destinata a conservarsi tale anche negli anni a venire.

Sarto a Imola e fotografo autodidatta, Napoleone, fin dai primi anni del dopoguerra ha unito il suo lavoro quotidiano con una passione innata per il cinema e la fotografia. Nel 1972 è tra i primi soci del Cinecircolo Fotografico Imolese contribuendo attivamente ad animarne la vita. «Dopo i primi lavori comincia a prendere coscienza che fotografare e semplicemente riportare la realtà non è per lui soddisfacente – si legge nelle note stampa all’evento -. La sua visione della fotografia è più fantasiosa ed astratta e così inizia a manipolare le sue immagini in bianco e nero colorandole, riproducendole e colorandole nuovamente. Il passaggio dal negativo bianco e nero alla diapositiva a colori a quel punto è d’obbligo. Si innamora della saturazione surreale della pellicola Kodacrome 25. L’esperienza maturata colorando le prime foto si consolida in una tecnica fotografica con la quale riesce a sviluppare il proprio linguaggio espressivo e a partire dalla metà degli anni 70, le fotografie si trasformano, si arricchiscono di particolari e colori vivaci. La realtà viene scomposta inserita in un contesto visionario, manipolata e restituita trasformata. Le immagini proposte al mondo dei concorsi fotografici ottengono successi e riconoscimenti a livello nazionale ed internazionale e sono uno stimolo importante per continuare a dare libero sfogo alla fantasia, affinando sempre più la sua anima artistica. Nascono così paesaggi e situazioni non realmente esistenti, ma creati con grande pazienza e meticolosità nel laboratorio di sartoria che quasi tutte le sere, dopo cena, si trasforma in studio fotografico. Esaminando nel contesto la produzione delle sue foto si può avere la sensazione che l’obbiettivo fosse attratto da paesaggi e forme architettoniche con scarsa presenza dell’uomo e che tra una immagine e l’altra non vi sia un vero filo conduttore. È solo a seguito di una visione più attenta che è possibile percepire che l’intero lavoro è una continua ricerca di un sottile equilibrio estetico tra forme e colori e che la fotografia si è trasformata nello strumento necessario ad ottenerlo».

In un periodo di circa quindici anni Napoleone Calamelli ha partecipato a circa 700 concorsi fotografici nazionali ed internazionali ed è ancora inserito nella graduatoria «Fotografi TOP 250 (1957 – 2017)»  della  Federazione Italiana Associazioni Fotografiche. Tra I riconoscimenti da lui ottenuti, si possono citare il riconoscimento della Fiap (Fédération Internationale de l’Art Photographique) nel 1982 per Artiste Federation Internationale de l’Art Photographique e nel 1989 per Excellence Federation Internationale de l’Art Photographique, la Grolla d’oro 1973, l’«honorable mention» al Nikon Photo Contest International 1982/1983 e il secondo premio allo stesso concorso nel 1985/1986.

L’ingresso alla mostra a Tales of Art è libero. Orari: dal martedì al sabato 10–13 e 15-18, domenica 10-13. Info 329/9520887.

La foto, di Napoleone Calamelli, è «Canyon» (1985, 50x70cm, stampa inkjet su carta fineart Baryta, applicata su alluminio d-bond), vincitrice del secondo premio al Nikon Photo Contest International 1985/1986

A Tales of Art mostra di fotografie realizzate da metà anni ‘70 a metà anni ‘80 da Napoleone Calamelli
Cultura e Spettacoli 13 Ottobre 2018

Gli «Universi» di dieci artisti in mostra alla galleria Tales of Art

Dieci artisti in mostra per la collettiva Universes, curata da Sasha Bogojev alla galleria Tales of Art, in via Emilia 221 a Imola. Da sabato 13 ottobre (con inaugurazione alle 18) al 25 novembre il gallerista Marco Chiarini ospiterà nei propri spazi nuovi lavori di dieci artisti internazionali che «nonostante differiscano tra loro in svariati aspetti, sono tutti accomunati da una produzione artistica originale, caratterizzata da personaggi, ambientazioni ed eventi assolutamente unici nel loro genere – spiegano le note alla mostra -. Prendendo ispirazione da esperienze di vita, cultura popolare o pure immaginazione, ogni opera è un portale che catapulta l’osservatore dentro ad una dimensione sconosciuta, popolata da situazioni fantastiche e soggetti peculiari. Distinti da una forma strettamente figurativa, questi dipinti, disegni e sculture includono frequentemente elementi che li definiscono come surreali, iconografici, fumettistici, pop-art o addirittura astratti. Libere da restrizioni e schemi imposti dalle regole del Realismo, le opere in mostra sono perfette rappresentazioni di quando si incontrano fantasia, creatività e talento artistico. Realizzate usando tecniche e linguaggi visivi diversi, i personaggi e gli scenari che li circondano sono l’esemplificazione della libertà artistica nella sua forma più pura. Universali e senza pretese nella loro concettualizzazione le opere scelte invitano l’osservatore ad immergersi nelle immagini, godendosi un breve viaggio attraverso i diversi Universi».

In mostra ci saranno così lavori di Ador, street artist francese che ha ampliato con successo la sua produzione artistica dalla strada ai lavori in studio, Ana Barriga, artista spagnola che dipinge vibranti opere che giocano con immagini ed elementi presi in prestito alla vita reale, Calvin Wong, artista di Oakland che crea giocosi oggetti in ceramica, spesso dalle fattezze umane, Darren e Trisha Inouye, in arte Giorgiko, le cui immagini, attraverso omaggi alla storia dell’arte o tramite citazioni della cultura popolare, trasportano un valore artistico classico. Ci saranno anche Edgar Plans, artista spagnolo che disegna semplici personaggi spesso coinvolti in attività bizzarre o più elementari della vita quotidiana, Kobusher, artista delle Filippine che reinventa e reinterpreta le figure più popolari e iconografiche della società, Peter Chan, artista prolifico di Los Angeles che usa la sua creatività per interagire con la vita che lo circonda, Peter Opheim, newyorkese le cui opere giocose sono dipinte con olio su tela o legno, o acquerello su carta, Peter Schenck, che dipinge stravaganti composizioni utilizzando i canoni classici del cubismo picassiano mescolati ad un tratto pittorico e ad elementi giocosi, e infine Super Future Kid, inglese le cui opere sono caratterizzate da colori e forme vivaci ed energiche.

La galleria è aperta dal martedì al sabato dalle 10 alle 13 e dalle 15 alle 18, domenica dalle 10 alle 13. Ingresso libero. Info: info@talesofart.it

Nella foto un”opera di Ador

Gli «Universi» di dieci artisti in mostra alla galleria Tales of Art
Cultura e Spettacoli 20 Aprile 2018

Off-lying, tra materia e digitale la mostra di Gianluca Gimini e del collettivo Trash.Been

Sono Gianluca Gimini e il collettivo Trash.Been i protagonisti della prossima mostra alla galleria Tales of Art di Imola, in via Emilia 221: domani alle 17 inaugura Off-lying (nella remota eventualità che ci togliessero internet). «Off-lying per definizione significa situato lontano dalla costa, in posizione remota – spiegano le note all’evento -. Remote, rispetto agli epicentri mondiali dell’arte contemporanea, sono le città di origine di tutti i partecipanti a questa mostra: tanto l’imolese Gianluca Gimini quanto i cinque membri del collettivo Trash. Been, originari del vicentino e del rodigino. Ma la ragione della scelta di questo titolo sta anche e soprattutto nell’assonanza con un’altra, ben più nota, espressione inglese: “off-line”. La mostra nasce infatti da un’idea del gallerista Marco Chiarini che ha chiesto a Gimini e ai Trash.Been di realizzare materialmente una serie di lavori nello stile abitualmente usato per i loro progetti di natura digitale».

Gianluca Gimini è un designer con diverse esperienze espositive: «il messaggio post-consumistico – si legge – è stato da lui assimilato orientando tutta quella parte del suo lavoro dedicata a progetti di ricerca, verso idee e sperimentazioni certamente molto più attinenti alla sfera del design che a quella dell’arte o della grafica, ma che non hanno mai avuto come fine ultimo quello di una realizzazione in serie e spesso nemmeno quello di una realizzazione materiale come prototipi. Con la partecipazione a Off-lying Gimini ritorna a cimentarsi con la realtà materiale (quella priva di “ctrl-z”) senza le consuete interfacce, solitamente quella del mouse in fase di progettazione e quella di un’azienda realizzatrice nell’eventuale produzione, che separano le sue idee dal prodotto finito».

Il collettivo Trash.Been, fondato nel 2016, è composto da Luca Filippi, Marco Franceschini, Alessio Gianella, Marcello Raffo e Nicolò Tromben, che sono stati studenti di Gimini a Ferrara, al corso di laurea in design industriale. «Con la partecipazione ad Off-lying i Trash.Been escono dal contesto di Instagram e per la prima volta non si limitano all’esposizione di elaborazioni grafiche stampate in digitale, ma si cimentano con la realizzazione materiale di alcuni progetti cross-mediali, forti delle abilità personali, estremamente diversificate all’interno del gruppo che comprende tra gli altri anche due writer e un illustratore».

La mostra rimarrà aperta fino al 3 giugno, e sarà visitabile dal martedì alla domenica dalle 10 alle 13 e dalle 15 alle 18.

Informazioni: info@talesofart.it

r.c.

Approfondimenti su «sabato sera» del 19 aprile.

Nella foto: il designer Gianluca Gimini

Off-lying, tra materia e digitale la mostra di Gianluca Gimini e del collettivo Trash.Been
Cultura e Spettacoli 17 Marzo 2018

Glitch art, gli artisti dell'«errore» in mostra alla galleria Tales of Art

Usare errori analogici o digitali, come artefatti, scomposizioni e distorsioni grafiche, con fini estetici. Lo fa la glitch art, e chi vuol saperne di più può visitare la mostra che la galleria Tales of Art di Marco Chiarini, in via Emilia 221 a Imola, allestisce fino al 15 aprile «Postdigital vuole mettere in mostra diverse forme di glitch art, attraverso le opere di quattro artisti che incorporano tali elementi nella loro produzione, seppur utilizzando tecniche, soggetti e approcci diversi alla pittura», spiega il comunicato stampa della mostra. In mostra quattro artisti (German Tellez, Milo Hartnoll, Paolo Psiko e Seppe De Meyere) con le loro opere, tra cui una reinterpretazione del Ritratto di gentiluomo venticinquenne di Bartolomeo Cesi, opera di fine Cinquecento che si trova al Museo di San Domenico di Imola e il cui studio è stato possibile grazie a una collaborazione con i Musei civici.

German Tellez, nato a Bogotà nel 1986, basa la maggior parte dei suoi lavori «sullo studio della condizione umana – si legge nelle note stampa -, analizzando ciò che fa scaturire violenza e crudeltà nella società, partendo dagli aspetti psicologici che influenzano il modo di vivere e relazionarsi delle persone, attraverso cultura, religione, problemi di vita. Nonostante i suoi lavori possano sembrare pessimisti, per l’artista sono una porta d’accesso che ci separa e distanzia dalla parte più negativa della nostra natura e ci permette di capire quanto potenti siano la nostra coscienza e i nostri istinti se usati come strumenti per affrontare la vita». Milo Hartnoll, nato a Londra nel 1990, «esplora la condizione umana e basa i suoi lavori sulla celebrazione di ciò che all’apparenza sembra “rotto” e imperfetto. Attraverso un vasto spettro di tecniche e processi pittorici, Milo ricerca un linguaggio visivo che possa incapsulare la vera bellezza e onesta dell’umanità, con una ribellione verso ciò che la società moderna considera perfetto e impeccabile». Paolo Psiko, nato a Torino nel 1982, è specializzato in dipinti e opere murali, e negli ultimi anni ha affinato la tecnica con particolare interesse per la pixel art, la glitch art e l’idea artistica di «scissione» delle immagini. Infine Seppe De Meyere, nato a Bruges in Belgio nel 1994, crea lavori caratterizzati dalla deformazione delle immagini, trovando ispirazione in opere pittoriche di grandi maestri del passato: «la sua produzione artistica è spesso innescata da atmosfere tragiche, inquietanti, il sublime antico, alimentate dal sentimento di corruzione e deterioramento della società contemporanea. L’artista vuole iniettare il virus dei giorni nostri in forme artistiche più antiche, che per anni sono state fossilizzate nella nostra mente, culminando nell’ossimoro della arcaica moderna realtà».

La mostra ha anche un ulteriore aspetto di sostegno all”arte, oltre quello più immediato insito nella sua natura: «Nel caso le opere “Afterlife” di Milo Hartnoll e “Aetatis Suae” di Seppe De Meyere venissero vendute, è nostra intenzione devolvere il 60% del ricavato ai Musei civici – fa sapere Marco Chiarini -. “Afterlife” avrà un prezzo di vendita di 1200 euro mentre “Aetatis Suae” di 1000 euro».

La mostra rimarrà aperta fino al 15 aprile ed è visitabile da martedì a domenica, dalle 10 alle 13 e dalle 15 alle 18. Informazioni: info@talesofart.it

r.c.

Nella foto: The Gentleman di Paolo Psiko

Glitch art, gli artisti dell'«errore» in mostra alla galleria Tales of Art

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