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Cronaca 9 Aprile 2020

Task force del Governo contro le fake news e sostegno ai giornali cooperativi, Martella: «Acquistare un giornale è uno spazio di libertà»

Andrea Martella, il sottosegretario di Stato all’Editoria e all’Informazione, a gennaio era a Imola in occasione dell’anniversario dei 58 anni dalla nascita del nostro settimanale, sabato sera. Un incontro nel quale ha fatto un bilancio di quanto era stato fatto per il settore nei primi mesi del Governo Conte2 e le proposte per il futuro. Poi l’emergenza Coronavirus ha travolto ogni programma.

In questi tempi complicati, le persone hanno riscoperto la qualità dell’informazione e si stanno affidando sempre più a giornali, siti web, radio e tv, nazionali e locali, di riconosciuta affidabilità e professionalità.

Ma fare buona informazione costa e la crisi profonda rimane. La scorsa settimana proprio un suo tweet ha riportato l’attenzione sulle fake news, particolarmente pericolose in tempi di emergenza sanitaria. Anche le cooperative di giornalisti associate a Legacoop Culturmedia hanno lanciato una campagna per sostenere un’informazione puntuale e corretta.

Per combattere le fake news ha deciso di dare vita ad una vera e propria task force, di cosa si tratta? Ha richiamato all”ordine anche la politica…
«Sabato scorso (4 aprile) abbiamo istituito l”Unità di monitoraggio che avrà come compiti quelli di analizzare modalità e fonti che generano e diffondono le fake news. Uno strumento di servizio contro l’insidia della disinformazione che indebolisce lo sforzo di contenimento del contagio. Questa emergenza ha messo in evidenza la necessità di non sottovalutare la diffusione di notizie false che possono creare situazioni di allarme e pericolo. Far passare che i gargarismi con la candeggina sono efficaci  non è una opinione è invece una fake e quando raggiunge  milioni di cittadini può essere un problema. È una struttura snella aperta al contributo e alle interlocuzioni con istituzioni e società. Quindi ben vengano  iniziative come quella di Legacoop per sostenere una informazione puntuale e corretta. Serve davvero un patto sociale per contrastare queste pericolose tossine».

Edicole aperte – con molte cautele anche nelle zone rosse, come Medicina e Rimini – e filiera editoriale garantita fino alle consegne agli abbonati. Eppure qualcuno ha lamentato che i giornali non sono «attività essenziali», non servono per mangiare…
«Il governo ha preservato dalla chiusura delle attività la filiera editoriale proprio per la sua funzione di servizio pubblico. Voglio ringraziare gli edicolanti per il loro preziosissimo lavoro in queste settimane difficili. È anche per questo che per le edicole abbiamo previsto alcune specifiche misure nel decreto di marzo a partire dal raddoppio del credito di imposta, da 2 a 4 mila euro, estendendolo oltre alle tasse locali e al canone di affitto anche alle spese di connessione e di recapito a domicilio dei giornali. Informare ed essere informati è un principio inderogabile per le democrazie a maggior ragione in situazioni di emergenza. Acquistare un quotidiano, una rivista, un periodico è “essenziale” perchè è uno spazio di libertà autentico mentre gli spazi fisici si sono ristretti».

All’inizio dell’anno a Imola, ragionando del futuro dell’editoria locale, ha ricordato che nella Legge di bilancio è stato introdotto il «congelamento» per il 2020 della riduzione dei finanziamenti e che era in avvio un cantiere per arrivare alla riforma  dell’editoria o Editoria 5.0 entro l’estate. L’emergenza in atto come ha cambiato questi piani?
«Innanzitutto il differimento dei tagli lo abbiamo stato portato al 2022 (decreto proroga termini). Certamente l”emergenza incide sul calendario ma stiamo comunque  lavorando per portare avanti alcune riforme per sostenere e innovare il settore. Editoria 5.0. rimane l”obiettivo finale per dare un piano di riforma strutturale ad un settore dopo 40 anni».

Quanto sta accadendo ha provocato l’aggravamento della situazione, con crollo dei fatturati pubblicitari, vendite. Come per altri settori dell’economia si stanno valutando ulteriori provvedimenti per questo 2020 per la tenuta delle aziende editoriali?
«Sono pienamente consapevole degli effetti sul settore. Proprio per questo nel decreto “cura italia” abbiamo previsto che il credito di imposta pubblicità per il 2020 si applichi sul 30% dell”investimento complessivo e non più  sulla quota incrementale. È stata una prima  misura, ora verificheremo nel dialogo con la filiera di individuare altre leve di intervento per aiutare il settore ad affrontare la crisi».(l.a.)

L”intervista completa sul “sabato sera” del 9 aprile e sulle altre testate legate a Mediacoop Culturmedia.

Nella foto Andrea Martella a Imola a gennaio, alla sua destra il direttore di “sabato sera” Fabrizio Tampieri, alla sua sinistra il presidente della coop Corso Bacchilega Paolo Bernardi e il coordinatore nazionale di Mediacoop Culturmedia Luca Pavarotti

Task force del Governo contro le fake news e sostegno ai giornali cooperativi, Martella: «Acquistare un giornale è uno spazio di libertà»
Cronaca 15 Maggio 2019

Il progetto “Diamoci un taglio' contro la violenza sulle donne dopo i parrucchieri coinvolge gli estetisti

Il progetto “Diamoci un taglio”, atterrato da Chicago a Imola lo scorso giugno, passa alla seconda fase di attuazione e oltre ai parrucchieri punta ora a coinvolgere anche gli estetisti. L’obiettivo è combattere la violenza sulle donne attraverso non più soltanto i saloni degli acconciatori locali, che in questi mesi sono diventati punti di informazione sulle realtà del territorio in grado di fornire un supporto alle donne maltrattate. Il progetto è nato e coordinato da una costola del Tavolo di contrasto alla violenza di genere, composto da Ausl di Imola, dalle associazioni Trama di terre e Perledonne e dal salone “Nuova immagine” di Cristiano Suzzi.

Il progetto è stato diviso in due step: il primo, già messo in atto, era quello di coinvolgere i parrucchieri del territorio imolese, il secondo invece è ancora da realizzare e riguarda la partecipazione all’iniziativa anche degli estetisti. «L’idea – spiega Marcello Giusti per l’Ausl di Imola – è quella di far uscire la donna dal luogo istituzionale rappresentato dal consultorio per entrare nei luoghi della sua quotidianità, dove si prende cura di sé e dove ha la possibilità tra una chiacchiera e l’altra di “farsi sfuggire” qualcosa circa il suo disagio». E aggiunge: «Avevamo bisogno di un rappresentante dei parrucchieri per coinvolgere altri saloni nell’iniziativa e Cristiano Suzzi si è dimostrato da subito interessato».

Suzzi, già impegnato nel sociale con la società parmense Davines, che crea prodotti per gli acconciatori, racconta: «Sono orgoglioso di partecipare al progetto, poiché ritengo che provare a fare qualcosa “mettendoci la faccia” sia alla base del cambiamento. Infatti, penso che per la donna sapere che il suo parrucchiere abbia preso una posizione in merito a questo argomento delicato sia rassicurante, in quanto tra una signora e il suo acconciatore spesso si instaura un legame che va oltre taglio e piega». La volontà di portare questo progetto d’oltreoceano nella nostra città è partita dal consultorio di Imola, che ne era venuto a conoscenza e ha ottenuto un riscontro positivo sul territorio con sei saloni aderenti: Nuova immagine, Le Salon di Giusi, Hairstylist lookcenter di Zanoni Claudioe co., Salone Lara, Wind Hair Donatella e l’ultimo arrivato Hair Care By Milani srl a Toscanella. (se.zu.)

L”articolo completo è su «sabato sera» del 9 maggio

Nella foto: in piedi da sinistra i parrucchieri Emanuel Milani, Cristiano Suzzi, Lara Scarpetti e Claudio Zanoni. Sedute da sinistra Silvia Del Bianco (Asp), Maria Grazia Saccottelli e Anna Strazzari (Consultorio), Carmen La Rocca (Perledonne)

Il progetto “Diamoci un taglio' contro la violenza sulle donne dopo i parrucchieri coinvolge gli estetisti
Cronaca 10 Aprile 2019

L’Azienda usl di Imola organizza due giorni di sensibilizzazione sulla donazione di organi e tessuti per i trapianti

Domenica 14 aprile è la Giornata nazionale della donazione e trapianto di organi, tessuti e cellule. Per questo l’Ausl di Imola, in collaborazione con alcune associazioni, propone due mattinate di sensibilizzazione sull”argomento: una venerdì 12 aprile dalle 10 alle 12 all’ospedale Santa Maria della Scaletta di Imola, un’altra lunedì 15 aprile, sempre dalle 10 alle 12, alla Casa della Salute di Castel San Pietro Terme. In entrambe le occasioni si potranno ricevere informazioni, ma anche manifestare la propria volontà in merito alla donazione di organi, tessuti e cellule. 

Ricordiamo però che per chi invece avesse intenzione di esprimere la propria volontà in merito alla donazione di organi e tessuti, ma non potesse recarsi a Imola o a Castello nelle due giornate indicate, ci sono tre alternative: rivolgersi all’Ufficio Relazioni con il Pubblico dell’Azienda usl di Imola, Viale Amendola 2, compilare e firmare un modulo apposito. La manifestazione di volontà sarà inserita nell’archivio ufficiale del Centro Nazionale Trapianti (per informazioni 0542604121;  recarsi alle sedi Aido e compilare la tessera donatore (per informazioni: Aido Imola – 0542-604240 e Aido Castel San Pietro Terme); redigere una dichiarazione scritta, da tenere preferibilmente con sé tra i documenti, che riporti nome e cognome, dati anagrafici (data e luogo di nascita, codice fiscale, gli estremi di un proprio documento di identità (ad esempio: carta di identità rilasciata dal Comune di..) manifestazione di volontà, data e firma.

Molto importante, inoltre, è informare i famigliari riguardo a questa scelta consapevole poiché, in caso di mancata dichiarazione di volontà, i medici procedono al prelievo di organi solo se i famigliari non si oppongono (riferimento normativo: legge n. 91/99 – articolo 23). Ciascuno può comunque modificare la propria dichiarazione di volontà in qualunque momento e per i minorenni sono sempre i genitori a decidere il sì o il no alla donazione; se uno solo dei tutori è contrario, il prelievo non può essere effettuato. 

Il territorio imolese, e quello regionale più in generale, sono molto attivi nel campo della donazione sia di organi, tessuti e cellule, sia di sangue. Per quanto riguarda il numero di donatori per milione di abitanti, l’Emilia Romagna è ben sopra la media nazionale con 37,1 donatori contro i 27,6 dell’Italia. A Imola, nel campo del prelievo di organi, nel 2018 sono stati fatti quattro accertamenti di morte encefalica ed è stata registrata una donazione multitessuto. Il fiore all’occhiello dell’Ausl è la banca delle cornee di Imola, che nel 2018 ha raccolto 122 cornee da 61 donatori, con una percentuale di efficienza (il risultato della divisione tra il numero dei tessuti utilizzati rispetto a quelli prelevati da donatore idoneo) del 59,4% contro una media nazionale tra il 40 e il 50%.  

Un discorso a parte merita la donazione e l’utilizzo delle membrane amniotiche, provenienti da donazioni di partorienti che effettuano il taglio cesareo. Questo tessuto può essere destinato o alla chirurgia oftalmologica oppure alla produzione di un estratto di membrana amniotica usabile come collirio, che evita tutte le difficoltà legate alla pratica chirurgica. Il secondo tipo di lavorazione è stato messo a punto sin dalla fine degli anni 90 proprio presso la banca delle cornee di Imola ed è il frutto di un lungo lavoro che ha coinvolto tutta l’equipe dell’Oculistica dell’Ausl di Imola, con risultaticondivisi con la comunità scientifica internazionale. La membrana amniotica omogeneizzata si è dimostrata molto valida nella cura delle patologie della superficie corneale, sostituendosi quasi totalmente all’impianto chirurgico della membrana stessa, con un impatto in termini di traumatismo sull’occhio e di durata del beneficio assai migliore. Nel 2018 sono stati registrati 518 utilizzi, di cui 2 impianti chirurgici di patch e 516 somministrazioni topiche, di cui 407 distribuite presso la nostra Ausl e109 presso strutture extra aziendali (12 regionali e 97 extra regionali). La banca imolese è anche l’unica banca in Italia certificata e autorizzata dal Centro nazionale trapianti per produrre e distribuire questo valido ed efficace prodotto. (r.cr.)

Per saperne di più sui dati relativi alle donazioni nel territorio imolese il servizio completo è pubblicato sul «sabato sera» in edicola dall’11 aprile 

L’Azienda usl di Imola organizza due giorni di sensibilizzazione sulla donazione di organi e tessuti per i trapianti
Cronaca 15 Novembre 2018

Le associazioni di rappresentanza del mondo dell'informazione: «Senza fondi all'editoria a rischio migliaia di posti di lavoro»

«Il pluralismo dell’informazione è un elemento fondamentale per la democrazia, sancito dalla Costituzione, che merita di essere tutelato e promosso. Per questo diciamo No a tagli indiscriminati, ma siamo pronti come sempre a fare la nostra parte per migliorare ulteriormente la legge sull’editoria e il Fondo per il pluralismo e l’innovazione dell’informazione».

E’ questo il messaggio lanciato al Governo da tutte le associazioni di rappresentanza del mondo dell’informazione giornalistica che mercoledì della settimana scorsa, 7 novembre, si sono riunite nella sala stampa della Camera dei deputati. L’iniziativa – nel corso della quale è stato espresso anche un ringraziamento al Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, per aver sottolineato il ruolo fondamentale del pluralismo dell’informazione e a tutte le forze politiche che hanno ben compreso l’importanza della sua tutela – è stata promossa a seguito delle tante ipotesi emerse nei giorni scorsi di azzeramento delle risorse destinate al Fondo per il pluralismo.

«Abbiamo chiesto di avviare un lavoro, un tavolo tecnico di confronto con tutte le categorie impegnate nella filiera editoriale dell’informazione per ricercare, a partire dalla legislazione attuale, nuovi possibili miglioramenti sul terreno del rigore, della trasparenza e dell’innovazione che ci caratterizzano da sempre. Ma ad oggi non abbiamo avuto risposte, se non ulteriori dichiarazioni di volontà di tagli. Vogliamo chiarezza, ci sono in gioco migliaia di posti di lavoro in tutta Italia», hanno spiegato i rappresentanti dell’Alleanza delle cooperative italiane Comunicazione, di File (Federazione italiana liberi editori), Fisc (Federazione italiana settimanali cattolici) e Uspi (Unione stampa periodica italiana).

Negli anni scorsi sono già stati fatti importanti passi avanti. La nascita del Fondo per il pluralismo e l’innovazione dell’informazione si è infatti accompagnata alla scelta di inasprire controlli e procedure di verifica sulle condizioni di accesso ai contributi e, nel contempo, a quella di limitarne la soglia massima, in cambio di una diversa certezza per le imprese giornalistiche di risorse, di tempi e modalità di erogazione dei contributi. In questi anni, infatti, tante testate hanno dovuto chiudere anche per il fatto di non poter confidare su piani di sviluppo imprenditoriali che potessero avvalersi con qualche certezza della quota di contribuzione pubblica (di media inferiore al 40% del totale delle attività) prevista dalla legge, ma poi regolarmente dimezzata (ex post).

La nuova legge ha, per ora, positivamente avviato un diverso meccanismo in grado di dare alle realtà che abbiano legittimamente titolo di accesso al Fondo, una nuova opportunità di programmare con criteri di efficienza, efficacia e di valore sociale i propri piani industriali. «E’ indispensabile ed urgente – hanno sottolineato i rappresentanti delle associazioni – poter avviare un confronto con il Governo che si basi su una nuova logica “comune” di investimento sul pluralismo dell’informazione. Una diversa fase di approfondimento e proposta che potrebbe partire da un’ulteriore verifica delle regole di accesso al Fondo, già molto selettive, ma sempre migliorabili, per accentuarne anche la massima trasparenza e una più forte capacità di rendicontazione sociale; ma che potrebbe anche essere rivolta al terreno dell’innovazione, delle piattaforme collaborative, di un nuovo rapporto di interazione con le community e con i territori ed aprire anche una riflessione sul terreno, complementare, della ricerca di nuove forme di sostegno alla domanda».

L”articolo completo è su «sabato sera» del 15 novembre

Nella foto un momento della conferenza stampa alla Camera dei Deputati

Le associazioni di rappresentanza del mondo dell'informazione: «Senza fondi all'editoria a rischio migliaia di posti di lavoro»

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