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Cronaca 7 Giugno 2019

Sciolto il circolo Sersanti, lo ha deciso l'assemblea dei soci dopo le dimissioni in blocco del consiglio direttivo

Il Circolo Sersanti è ufficialmente sciolto. La conferma alle voci che già si rincorrevano da inizio mese, è arrivata lo scorso 29 maggio alla luce dell’assemblea straordinaria dei soci che dovevano valutare se c’erano prospettive concrete per il futuro dello storico circolo cittadino, per decenni punto di ritrovo dell’«Imola bene». Già nell’assemblea del 2 maggio, infatti, i soci avevano preso atto della difficoltà a dare un seguito alla gestione, dopo le dimissioni in blocco del consiglio direttivo.

«Il bilancio 2018 ha chiuso in pareggio – tiene a precisare l’ultimo presidente del circolo, Dario Beltrandi – e con una situazione economica senza particolari preoccupazioni, anche se caratterizzata durante tutto l’anno da un grandissimo sforzo da parte di alcuni soci per riuscire ad avere questo risultato. A metà aprile il consiglio direttivo, composto da sette consiglieri e tre revisori dei conti, si è dimesso in toto per ragioni personali. Chi doveva recarsi all’estero, chi aveva impegni di lavoro, chi non era più disposto a far fronte a un carico di lavoro eccessivo, se si considera che era tutto a titolo volontaristico e che non c’erano risorse per pagare un segretario generale che si occupasse di tutta l’organizzazione. La gestione del Circolo, infatti, comporta un impegno a tempo pieno. Io stesso ho dovuto interrompere la mia attività di consulenza per svolgere nel migliore dei modi il ruolo di presidente. Lo scorso anno, tra l’altro, il Circolo ha ospitato una trentina di eventi, che hanno richiamato circa 18 mila presenze, 10.500 delle quali in occasione di eventi culturali, 5.500 per pranzi e cene e altre 2 mila per eventi ludici e musicali».

Nessuno, però, si è fatto avanti per subentrare ai consiglieri dimissionari. «Dal 5 maggio – prosegue – abbiamo sospeso le attività in via temporanea per poter capire quale poteva essere il prosieguo della storia del circolo e se ci potevano essere proposte concrete per mantenerlo in vita». Ma il 29 maggio «dopo un ampio dibattito, l’assemblea straordinaria dei soci è arrivata alla conclusione quasi unanime e con un solo voto contrario di decretarne lo scioglimento. Non sono state avanzate proposte e d’altra parte non era fattibile attendere qualche altro mese, cosa che avrebbe portato solo a un immobilismo senza sbocchi positivi». (lo. mi.)

L”articolo completo è su «sabato sera» del 6 giugno

Nella foto uno dei tanti eventi che si sono svolti negli anni al Sersanti (foto d”archivio)

Sciolto il circolo Sersanti, lo ha deciso l'assemblea dei soci dopo le dimissioni in blocco del consiglio direttivo
Cronaca 2 Giugno 2019

A tu per tu con Paolo Mainetti, il nuovo presidente della sezione imolese del Club Alpino italiano

Paolo Mainetti non dimostra i suoi 64 anni. Fisico atletico e pelle abbronzata, da metà aprile è il nuovo presidente della sezione imolese del Club alpino italiano. Subentra a Davide Bonzi, che negli ultimi sei anni ha guidato il club imolese e che ora è vicepresidente. Socio Cai dal 2006, Mainetti ha ricoperto in precedenza il ruolo di segretario. Originario di Codrignano, residente a Borgo Tossignano, è un ex tecnico commerciale nel settore dell’automazione industriale e da 4 anni è in pensione. Ha due nipoti adolescenti. A guardarlo, potrebbe essere il testimonial perfetto per uno spot sui benefici della vita all’aria aperta.

E’ l’aria di montagna che fa così bene?
«In realtà – risponde sorridendo – fa bene camminare. Non sono io a dirlo, ma persone più esperte di me. Poi si può scegliere dove an-dare a camminare, se in montagna o al mare…».

Da dove nasce la sua passione per la montagna e come ha deciso di aderire al Cai?
«Sono nato in prossimità dei calanchi e della Vena del gesso. Le mie fughe da bambino e adolescente erano nel bosco della Rocchetta e al podere le Banzuole, dove c’è l’ex casa padronale del poeta Alfredo Oriani, ormai avvolta dalla vegetazione. Da giovane andavo in montagna in autonomia. Poi ho lavorato con Massimo Marondoli, ex presidente del Cai di Imola, grande alpinista. Mi sono appassionato alle sue avventure e ai suoi viaggi, così mi sono iscritto al Cai anche per poter andare in montagna in modo più organizzato e sicuro».

Che tipo di «montanaro» è? Rocciatore, sciatore, alpinista…
«Per me la montagna non è solo la cima, ma fino a dove riesco ad andare con le mie gambe: mi piace camminare, salire e arrivare dove si può. Non amo molto arrampicare, sono emozioni diverse. Ho sciato, ma non scio più. Quello che più mi attrae della montagna è capire, ad esempio, la sintonia che ha con l’ambiente la popolazione che vive in quei luoghi e quali politiche vengono adottate per far sì che la gente non li abbandoni. Ho grande rispetto per quelle persone che vivono nel sudore, nel silenzio e nella fatica».

Ora, da presidente del Cai di Imola, la montagna non è più solo piacere, ma anche un dovere. Che obiettivi si dà per i prossimi tre anni del suo mandato?
«Uno dei compiti che mi aspetta è quello di potenziare i gruppi meno numerosi, ad esempio quello dell’alpinismo. Dobbiamo aumentare il numero degli accompagnatori titolati, che hanno seguito l’apposito corso di alpinismo avanzato, organizzato dalle scuole Cai regionali o nazionali. Si tratta di percorsi impegnativi. In questi anni, poi, la selettività e le prove per conseguire questi diplomi sono diventate molto più severe». (lo.mi.)

L”intervista completa è su «sabato sera» del 30 maggio

Nella foto Paolo Mainetti sul versante sud del Kangchenjunga, tra Nepal e Tibet

A tu per tu con Paolo Mainetti, il nuovo presidente della sezione imolese del Club Alpino italiano
Cronaca 29 Maggio 2019

Castel Guelfo, il saluto dell'ex sindaco Cristina Carpeggiani ai concittadini e il racconto della malattia che sta affrontando

«A pochi giorni dalle elezioni, desidero salutare tutti i cittadini che mi hanno dato il privilegio di essere il loro sindaco, e di essere al loro servizio per dieci anni. Dal 2009 ad oggi abbiamo attraversato assieme un lungo periodo in cui le risorse a nostra disposizione sono via via diminuite e garantire tutti i servizi è stata una sfida continua. Dare assistenza e la giusta attenzione alle persone, rispondere ai problemi e, a volte con mio grande rammarico, poter dedicare loro solo l’ascolto, perché non sempre la soluzione c’è, è stato per me fonte di grande crescita personale».

Cristina Carpeggiani ha cominciato così il breve scritto che indirizzato alla vigilia delle elezioni ai suoi concittadini per accomiatarsi dal suo ruolo di sindaca di Castel Guelfo. Era al secondo mandato e, come altri «colleghi» nel circondario, non poteva essere rieletta. Arrivata in paese a metà degli anni ’90 con marito e una figlia piccola, Carpeggiani ha rappresentato una delle tante nuove famiglie insediatesi nel paesino. Prima di vestire la fascia tricolore, per quattro anni è stata assessore alla Cultura nella Giunta Landi, forte del diploma di Liceo artistico, dell’Accademia di Belle arti e un lavoro come arredatrice di interni. In precedenza c’era stato l’avvicinamento alla politica come candidata del centro sinistra nella lista Insieme per Castel Guelfo a sostegno, per l’appunto, di Dino Landi.

Oggi è tempo di bilanci alla fine di una lunga avventura, dopo che nei mesi scorsi ha dovuto rallentare l’attività a causa della malattia. Una vicenda personale sulla quale ha deciso di non nascondersi. «Sto combattendo contro un tumore, una battaglia che mi ha fatto essere molto assente negli ultimi mesi e mi porta via tempo, ma che voglio vincere – esordisce decisa -. Ne voglio parlare perché credo sia importante per tutti coloro che in questo momento stanno lottando contro qualunque malattia. Uno dei rischi maggiori è l’isolamento, magari si pensa che chi sta male non voglia essere disturbato o preferisca star solo, ma non è così. La persona malata deve sentirsi vicina agli amici, ai famigliari, deve uscire di casa per quanto possibile anche se non è facile. Condividere il percorso con gli altri, con la comunità, ti dà la forza per lottare. E da Castel Guelfo ho ricevuto tanto affetto man mano che si veniva a sapere della mia situazione».

Carpeggiani è seguita da uno specialista, primario a Padova. «Non che non apprezzi la sanità dell’Emilia Romagna, ma ho preferito seguire il chirurgo che già conosce bene il mio caso perché mi ha operato ventiquattro anni fa quando era a Bologna. Il tumore è ritornato. Ma dopo si riparte, sempre. Io non mi sono fermata, lo si vede da tutto quello che ho fatto in questi ventiquattro anni». (l.a.)

L”intervista completa è su «sabato sera» del 23 maggio 

Nella foto Cristina Carpeggiani in occasione del taglio del nastro della scuola materna “Mamma Felicia” nel 2017

Castel Guelfo, il saluto dell'ex sindaco Cristina Carpeggiani ai concittadini e il racconto della malattia che sta affrontando
Sport 10 Maggio 2019

Alla vigilia della Superbike a Imola, Fausto Gresini parla del leader della classifica iridata Alvaro Bautista

Nemmeno Fausto Gresini, che per 5 anni lo ha gestito nel team di MotoGp (tre stagioni sulla Honda Rc213V e due sull’Aprilia Rs-Gp), immaginava che Alvaro Bautista avrebbe vinto tutte le 11 gare fin qui disputate in Superbike in sella alla nuova Ducati Panigale V4 R. «Pensavo dovesse lottare di più – ha detto il team manager imolese -. La sua netta superiorità però è anche dovuta alla forza della Ducati».

Ma una moto identica a quella di Bautista ce l’ha anche Chaz Davies, che in classifica arranca in sesta posizione, e che come migliori risultati ha solo i due terzi posti ad Aragon.
«Premetto che Alvaro era forte anche in MotoGp – ha precisato Gresini -. L’anno scorso a Phillip Island, nell’unica volta che ha guidato una Ducati ufficiale, ha lottato con Dovizioso e si è piazzato quarto. Non so perché Davies faccia così fatica, ma credo che a fare la differenza sulla Ducati Superbike sia soprattutto Bautista. Si è trovato subito bene con la moto, con le gomme Pirelli, e ovviamente con la squadra». A 34 anni il pilota castigliano ha raggiunto un’invidiabile maturità, frutto di 18 anni di corse (274 i Gran Premi disputati nel Motomondiale) con un campionato della 125 vinto nel 2006, il secondo posto nella 250 nel 2008, il quinto nella MotoGp col Team Gresini nel 2012, per un totale di 16 vittorie iridate e 49 podi. Ai quali ora vanno aggiunti i successi in Superbike. «Di lui ammiro la grande professionalità – ha spiegato Gresini -. Ha un fisico che sembra quello di un ragazzino. E questo grazie alla maniacale preparazione fisica alla quale si sottopone, e ad una alimentazione curata nei minimi particolari».

Le vittorie a raffica di Bautista rafforzano la convinzione che fra i piloti della MotoGp e quelli della Superbike ci sia un abisso.
«E’ così – ha esclamato Fausto -. La differenza è grande. Si è visto anche con Melandri, quando è passato in Superbike. Si è ritrovato subito a lottare coi primi, quando in MotoGp con l’Aprilia era costantemente fra gli ultimi. A parte Jonathan Rea, uno che va veramente forte, il livello è modesto».

Allora ci sarebbe da chiedersi cosa farebbero in sella alle attuali moto Superbike i vari Marquez, Rossi, Dovizioso, Lorenzo e così via…
«Sono categorie troppo differenti per fare un paragone. Sia per quel che riguarda la guida, che i tempi sul giro, anche perché in Superbike esistono ancora le gomme da tempo. Le moto stesse sono poi è straordinaria. Sembra una derivata dalla MotoGp, più che dalla serie».

Con Bautista sembra addirittura di un altro pianeta.
«Un po’ lo è anche lui. Oltre a fare una eccezionale vita da atleta, evidentemente è bravo a capire la moto e anche a svilupparla, considerando che è pilota ufficiale per la prima volta in carriera. E quando hai una casa alle spalle, cambia tutto».

Come si lavora con lui?
«Molto bene. Ha un buonissimo carattere e si gestisce facilmente anche nei momenti più duri. Rituali? Certo che li ha. Li organizza insieme alla squadra, ma non posso rivelarli. Alvaro non lo ha mai fatto pubblicamente e quindi non posso nemmeno io». (a.d.p.)

L”intervista completa è su «sabato sera» del 9 maggio

Nella foto Alvaro Bautista con Fausto Gresini ai tempi dell”Aprilia in MotoGp

Alla vigilia della Superbike a Imola, Fausto Gresini parla del leader della classifica iridata Alvaro Bautista
Cronaca 13 Aprile 2019

Anna Lettieri si aggiudica il primo premio del concorso intitolato alla collaboratrice di «sabato sera» Silvia Lucchese

E’ Anna Lettieri la vincitrice della ventitreesima edizione del concorso «Silvia Lucchese», iniziativa nata per onorare la memoria di Silvia Lucchese, stimata collaboratrice del settimanale «sabato sera» scomparsa il 4 aprile 1996: si tratta di un concorso riservato agli alunni e alle alunne delle classi terze della scuola secondaria di primo grado statale «Fratelli Pizzigotti» di Castel San Pietro Terme, scuola che partecipa quindi all’organizzazione dell’iniziativa insieme al Comune e al nostro settimanale.

Per concorrere, gli studenti devono presentare un elaborato consistente in un’intervista. Quest’anno, gli intervistati sono stati gli alunni stessi, che hanno risposto a una serie di domande sulla loro vita, «giocando» in una doppia veste: quella dell’intervistatore, che introduce brevemente la situazione, e quella dell’intervistato. Il tema scelto dagli organizzatori era Il luogo in cui vivo, con particolare attenzione al punto di vista degli adolescenti. Anna, che studia nella 3ªG, ha convinto con il suo lavoro (sincero, interessante e ben costruito) una giuria formata da Elena Urso, insegnante della scuola «Pizzigotti», Francesca Farolfi, assessore alla Scuola del Comune di Castel San Pietro, Stefania Freddi, redat-tore di sabato sera, Angela Marcheselli, giornalista, e Corrado Peli, scrittore. La ragazza si è aggiudicata un assegno del valore di 650 euro. Tra tutti gli elaborati giunti al concorso ne sono poi stati segnalati altri tre ritenuti particolarmente meritevoli: quello di Cecilia Menetti, della 3ªA, di Carolina Graziani, della 3ªC, e di Vittoria Gani della 3ªD. (r.cr.)

Nella foto il momento finale della premiazione del concorso

Anna Lettieri si aggiudica il primo premio del concorso intitolato alla collaboratrice di «sabato sera» Silvia Lucchese

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