Cronaca

L'imolese Daniele Manca, capogruppo Pd in commissione Bilancio al Senato, spiega la manovra del Governo

L'imolese Daniele Manca, capogruppo Pd in commissione Bilancio al Senato, spiega la manovra del Governo

«Tenere insieme politiche per la crescita e lo sviluppo con la sostenibilità della spesa pubblica in un contesto europeo». L’imolese Daniele Manca, capogruppo Pd in Commissione bilancio al Senato, sintetizza così il nocciolo della manovra che il governo ha licenziato in Consiglio dei ministri nei giorni scorsi e inviato a Bruxelles. Il Documento programmatico di bilancio verrà poi inviato al Senato, a seguire alla Camera e, nel caso pressoché normale di modifiche, ritornerà al Senato per l’approvazione definitiva. L’iter si concluderà entro l’anno e le attese sono tantissime dopo i timori per l’aumento dell’Iva e la necessità di politiche impopolari, che hanno contribuito alla rottura estiva del governo gialloverde.

Qual è l’obiettivo del governo?
«Abbiamo un enorme bisogno di ricollocare l’Italia in una dimensione europea, dopo che le posizioni sovraniste ci avevano isolato. E non dimentichiamo che abbiamo il secondo debito pubblico in Europa, tra i primi al mondo, ci occorrono credibilità e solidità. Le dichiarazioni che potevamo uscire dall’euro o battere moneta hanno prodotto un’instabilità tale che lo spread era salito a 240 mentre ora è ridisceso a 140, liberando risorse che è possibile utilizzare per la manovra. Occorre agganciare anche investimenti strategici europei fondamentali, ad esempio il “piano choc” per la crescita attraverso investimenti green».

Stare attenti alla spesa pubblica significa più tasse o più investimenti?
«Prima di tutto la manovra prevede 23,1 miliardi per cancellare l’aumento dell’Iva, che avrebbe portato a scenari devastanti. Si sarebbe ridotto il potere d’acquisto dei salari e delle pensioni e dei consumi, producendo recessione. I calcoli parlavano di un costo di oltre 500 euro in più a persona all’anno, con l’Iva più alta d’Europa. Noi abbiamo fatto questo governo proprio per “sterilizzare” l’Iva senza aumentare le tasse ma spingendo sul recupero dell’evasione ed elusione fiscale, il cui gettito previsto è di oltre 7,5 miliardi. Fatturazione elettronica e carte di credito per rendere tracciabili le spese sono molto meglio dei condoni. Il condono premia chi ha eluso le tasse, invece noi vogliamo rendere più giusto ed equo il Paese: se evadi non c’è solo il mancato gettito per lo Stato ma concorrenz asleale verso gli altri imprenditori e illegalità, un male strutturale che va combattuto».

E sul fronte del lavoro e degli investimenti?
«Vogliamo ridurre le tasse a cominciare proprio dal lavoro: la proposta per la riduzione del cuneo fiscale vale 2,7 miliardi nel 2020 e a regime 5,5 miliardi. Come verrà adottato rispetto agli 80 euro si vedrà, ma significa 500 euro in più all’anno nelle tasche dei lavoratori, una tredicesima o quattordicesima in più. Sugli investimenti abbiamo oltre 34 miliardi di euro a cui sene aggiungono 50 per i prossimi quindici anni di cui 9 nei primi tre nel capitolo del green new deal per sostenere investimenti che producono ricadute positive per l’ambiente, soprattutto in tema di economia circolare e politiche europee». (l.a.)

L”intervista completa è su «sabato sera» del 17 ottobre

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