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Cronaca 8 Gennaio 2021

L'Università di Bologna cerca 6 tutor per la sede didattica di Imola, domande entro il 18 gennaio

L’Università degli studi di Bologna cerca per la sede didattica di Imola 6 tutor per attività di supporto, in presenza e da remoto, ai docenti nell”utilizzo delle piattaforme, delle tecnologie e delle attrezzature dell”ateneo destinate alla didattica mista per i corsi con sede a palazzo Vespignani.

Il bando è rivolto a studenti di età non superiore a 30 anni, iscritti per l”anno accademico 2020/21 presso l”Alma mater di Bologna a una laurea specialistica/magistrale (per gli iscritti al primo anno occorre aver acquisito la laurea triennale entro il termine del bando) oppure a una laurea specialistica/magistrale a ciclo unico (ultimi due anni). Le 150 ore di attività dovranno essere svolte nel periodo compreso tra febbraio e ottobre 2021, per un corrispettivo lordo di 1.692 euro.

Le domande di partecipazione vanno presentate entro le ore 12 di lunedì 18 gennaio, esclusivamente accedendo all’applicativo «Studenti online» attraverso il sito www.studenti.unibo.it, usando le proprie credenziali d’Ateneo. Non è possibile inviare la domanda in formato cartaceo o via email agli uffici. Il colloquio selettivo si terrà il 28 gennaio, dalle ore 11, in modalità telematica tramite Microsoft Teams. Per ulteriori informazioni: unibo.plessovespignani@unibo.it. (lo.mi.)

Nella foto: lezione a distanza di Chimica organica a palazzo Vespignani, sede didattica imolese dell’Università di Bologna

L'Università di Bologna cerca 6 tutor per la sede didattica di Imola, domande entro il 18 gennaio
Economia 3 Gennaio 2021

A Imola e circondario cresce il numero dei Neet

Aumenta il numero dei giovani fra i 16 e i 25 anni di Imola e del circondario che non studiano e non lavorano. A lanciare l’allarme è l’associazione Primola, che nei giorni scorsi ha presentato la quinta edizione della Ricerca giovani del circondario imolese, curata dal proprio gruppo di ricerca e progettazione, guidato da Alessio Ferri, con la collaborazione dello studente in Economia e commercio Simone Sermenghi e con il sostegno della Fondazione Cassa di risparmio di Imola.

Su un campione di 201 giovani fra i 16 e i 25 anni, la percentuale dei cosiddetti Neet (Not in education, employment or training, cioè giovani che non studiano e non cercano lavoro) è salita, tra il 2018 e il 2020, dal 5 al 14%, e «questo dipinge una grave situazione per il benessere economico dei giovani in genere – è convinta l’associazione -. Riteniamo che si debba urgentemente invertire il trend». Anche perché, in parallelo e per effetto dell’emergenza sanitaria tuttora in corso, la percentuale dei lavoratori è scesa dal 34% al 29% e quella degli studenti lavoratori dal 17% al 12%. «La pandemia ha ridotto l’offerta di lavoro – osserva Primola -. E il blocco dei licenziamenti imposto dal governo non obbliga i datori di lavoro a rinnovare i contratti in scadenza. Molti giovani hanno contratti di lavoro precari e pertanto sono stati colpiti ugualmente». Insomma, «in complesso si può dire che la situazione è peggiorata», conclude amaramente l’associazione. (lu.ba.)

Ulteriori approfondimenti su «sabato sera» dl 24 dicembre.

A Imola e circondario cresce il numero dei Neet
Cronaca 27 Dicembre 2020

Emilia Romagna, il futuro è adesso: firmato il Patto regionale per lavoro e clima

La Regione sottoscrive il Patto per il lavoro e per il clima insieme a 55 tra enti locali, sindacati, imprese, scuola, atenei, associazioni ambientaliste, Terzo settore e volontariato, professioni, Camere di commercio e banche. Fra questi anche la Città metropolitana di Bologna di cui fa parte il nostro territorio.

Un progetto condiviso per il rilancio e lo sviluppo dell’Emilia Romagna fondato sulla sostenibilità ambientale, economica e sociale. Tra gli obiettivi ci sono la completa decarbonizzazione entro il 2050 e il 100% di energie rinnovabili al 2035, il 3% del Pil regionale investito in ricerca e l’obiettivo di portare i Neet (giovani che non studiano e lavorano) sotto il 10%. «In Emilia Romagna – ha detto il presidente della Regione Stefano Bonaccini – il futuro lo costruiamo insieme. Ancora una volta dimostriamo coi fatti che si possono unire le parti per un progetto condiviso di sviluppo sostenibile, che punti al lavoro di qualità e ad una transizione ecologica non più rinviabile. Questa regione intende svolgere un ruolo primario anche nella programmazione e nella gestione delle risorse straordinarie che il Paese avrà a disposizione, in quantità mai viste prima. Se c’è una regione che sa programmare e spendere bene e in fretta le risorse europee e nazionali questa è l’Emilia Romagna. Per questo, in accordo con tutte le rappresentanze del territorio, ci candidiamo a svolgere una parte importante anche nell’impiego migliore delle risorse del Next Generation Eu. Per recuperare ogni posto di lavoro perduto, per potenziare ulteriormente la sanità pubblica, per investire in saperi e innovazione, per la qualità del nostro ambiente e la sicurezza del nostro territorio».

Il Patto è dunque un progetto di rilancio e sviluppo della regione fondato sulla sostenibilità per creare lavoro di qualità, accompagnarla nella transizione ecologica, contrastare le diseguaglianze e ridurre le distanze fra le persone, le comunità e le aree territoriali, ricucendo fratture acuite dalla crisi in atto. Il Patto si fonda sulla qualità delle relazioni tra istituzioni, rappresentanze economiche e sociali, guardando al 2030, in linea con l’orizzonte e gli obiettivi fissati dall’Agenda delle Nazioni unite e dell’Unione europea. (r.cr.)

Emilia Romagna, il futuro è adesso: firmato il Patto regionale per lavoro e clima
Cronaca 14 Dicembre 2020

Lavori al commissariato di Imola, niente più file all’esterno

Stanno volgendo al termine i lavori avviati lo scorso febbraio al commissariato di Imola, di proprietà del Demanio e in uso gratuito alla polizia di Stato. «Stiamo ormai concludendo i lavori relativi all’ala lungo via Rivalta – conferma Rodolfo Ortolani, presidente della Fondazione Cassa di risparmio di Imola, che ha coperto l’intero costo delle opere -. L’intervento ha consentito di separare l’ufficio passaporti da quello per l’immigrazione. In questo modo non ci saranno più persone in fila all’esterno, anche sotto la pioggia».

Il recupero di una porzione dismessa del complesso ha reso infatti possibile l’ampliamento della zona adibita a front office della divisione di Polizia amministrativa e sociale e dell”Immigrazione (Pasi) al piano terra, e di migliorare sia le condizioni di sicurezza del commissariato stesso sia la ricettività. «È stato un intervento impegnativo anche dal punto di vista economico – aggiunge Ortolani – dato che si tratta di un immobile tutelato ed è stato quindi necessario soddisfare le raccomandazioni della Sovrintendenza».

Sempre nella sede della polizia di Stato, qualche anno fa, la Fondazione Crimola aveva finanziato lavori di messa in sicurezza e messa a norma degli impianti elettrici. «In questo caso – conclude – non solo abbiamo messo in sicurezza un’area, ma abbiamo dato ulteriore dignità al palazzo». (lo.mi.)

Nella foto (Isolapress): l’accesso al commissariato da via Rivalta, dove spesso si creavano lunghe file

Lavori al commissariato di Imola, niente più file all’esterno
Economia 21 Novembre 2020

Fondazione Crimola, il presidente Rodolfo Ortolani spiega i progetti: «Nel 2021 più risorse per sanità e volontariato»

Dallo scorso giugno l’imolese Rodolfo Ortolani è il presidente della Fondazione Cassa di risparmio di Imola. Classe 1957, Ortolani ha alle spalle una lunga carriera nel settore bancario che include, dal 2008 al 2010, il ruolo di direttore generale di UniCredit Banca. Prima di diventarne presidente, negli ultimi quattro anni ha fatto parte del Cda dell’ente di palazzo Sersanti. In questi primi mesi di mandato ha preferito non rilasciare dichiarazioni alla stampa, concentrandosi sul suo lavoro. Ora, finalmente, rompe il silenzio per far conoscere alla città i progetti principali.

Ortolani, i primi mesi del suo mandato hanno coinciso in parte con una emergenza fuori dall’ordinario. Su che cosa vi siete concentrati?

«Avevamo due adempimenti formali che hanno richiesto tempo. Uno era l’approvazione del documento di programmazione previsionale, che doveva individuare “il quanto e il come” delle erogazioni per il 2021. Abbiamo dovuto fare una previsione relativa a quelle che ragionevolmente saranno le somme a disposizione».

Che somma metterete a disposizione della città?

«Quasi 3 milioni di euro, un importo di poco inferiore a quanto erogato nel 2020. Prudentemente abbiamo programmato una contrazione, ma siamo convinti che nel 2021, quando andremo in erogazione, avremo la possibilità, come quest’anno, di aumentare tale importo. Nel 2019, infatti, avevamo programmato circa 2,8 milioni di euro e siamo poi saliti a 3,1 milioni».

Qual era il secondo adempimento?

«È stata la riflessione su come orientare le erogazioni, in funzione dei bisogni del momento. Se prima della pandemia ci si poteva muovere in maniera coordinata sui settori per noi rilevanti, ovvero l’istruzione e la formazione, l’arte, il volontariato e la filantropia, in questa programmazione abbiamo voluto e dovuto fare una scelta che fosse coerente ai bisogni del territorio. Abbiamo “sacrificato” l’aspetto dell’arte e delle attività inerenti ai beni culturali, anche perché, purtroppo, molte manifestazioni non potranno essere organizzate, per le misure di contenimento del Covid che impediscono le iniziative in presenza. Di contro, andremo ad aumentare le risorse per il settore del volontariato, filantropia e beneficenza, così come per quello della salute pubblica, che soddisfano bisogni primari».

Ci può quantificare l’impatto di tale scelta?

«Non modificheremo le percentuali in maniera radicale. Andiamo ad aumentare le risorse per il volontariato dal 21 al 24 per cento. Per la salute pubblica, che di fatto sta diventando un settore rilevante, passeremo dall’11 al 12,2 per cento. Andremo quindi a più che confermare quanto fatto quest’anno».

Quali sono i progetti più rilevanti per questi settori?

«Sulla sanità stiamo lavorando in maniera positiva. Il rapporto con la direzione dell’Ausl di Imola è molto stretto. Sono qui da qualche mese e devo dire che ho trovato una grande reciprocità di vedute e una grande sintonia. Insieme stiamo lavorando su una dotazione di apparecchiature e strumenti di grande rilevanza per la struttura ospedaliera. Un “piccolo grande” progetto che stiamo concludendo. Nelle prossime settimane, quando avremo chiuso il cerchio, faremo l’annuncio ufficiale».

Quali e quante sono le nuove istanze che arrivano dal territorio, a fronte della situazione pandemica attuale?

«Per volontariato e beneficenza stiamo seguendo ad esempio il trasporto degli ammalati, le attività di Croce Rossa e Caritas. Non ci sono richieste nuove, perché l’attività di volontariato e assistenza a Imola sono già molto sviluppate, ma prevediamo richieste aggiuntive da un punto di vista quantitativo. Siamo pronti a farvi fronte. In particolare, stiamo affiancando dei progetti per i presidi di igienizzazione e protezione individuale, che ci vengono chiesti».

Per quanto riguarda l’economia, la Fondazione ha al suo interno il Centro per lo sviluppo economico del territorio imolese. Quali cambiamenti state registrando a livello locale?

«Registriamo i mutamenti non come un vero operatore economico che ha dei “sen- sori”, come può essere una banca o una associazione di categoria. Possiamo prevedere che ci potranno essere disagi. La nostra ambizione e missione è anche di lavorare sullo sviluppo economico e creare delle condizioni di attrattività per gli investimenti. Non possiamo introdurre delle misure che possano facilitare gli investimenti diretti degli imprenditori, così come non possiamo mettere a disposizione delle risorse a fondo perduto per gli investimenti: questa non è la nostra missione. La nostra missione è facilitare e rendere attraente e attrattivo questo territorio, per esempio sul fronte della qualità della vita: l’arte, la cultura, il decoro della città, la sanità. Più rendiamo attraente il nostro territorio, più lo sviluppo economico cresce, perché chi deve fare una scelta di investimento e decide di venire ad abitare a Imola, già favorisce questo aspetto. Studenti universitari che arrivano, creano sviluppo economico».

Rendere più attrattivo il territorio è anche uno dei principali obiettivi della nuova Giunta imolese. Avete già avviato sinergie?

«Con la nuova amministrazione comunale, la Giunta e il sindaco abbiamo un rapporto di ottima collaborazione. Siamo in contatto per alcuni aspetti, per esempio per l’Osservanza, perché comunque la proprietà è del ConAmi ed è di fatto un braccio operativo del Comune. A marzo dovrebbero partire i lavori nei due padiglioni di nostra proprietà, il 6 e l’8, dove saranno ricavate aule per l’Università di Bologna. Gli obiettivi sono comuni, perché indirettamente tutte le istituzioni come la nostra, l’amministrazione comunale, anche la Diocesi, sono tutti soggetti che hanno nel medio termine lo stesso obiettivo, che è quello di fare il bene di questa comunità».

All’inizio del suo mandato ha posto l’accento sull’importanza di far conoscere la Fondazione ai giovani, anche attraverso progetti specifici. Ci sono novità?

«Sui giovani l’attenzione rimane forte. In questi mesi, peraltro pochi, abbiamo affrontato altri argomenti che non ci hanno consentito di organizzare progetti specifici, ma stiamo lavorando proprio sull’informazione e sul coinvolgimento dei giovani. Di recente abbiamo avuto un incontro con le responsabili di tutti gli istituti comprensivi imolesi. Ci dobbiamo vedere a gennaio per organizzare dei momenti di incontro con alcune classi dove racconteremo che cos’è e come funziona la Fondazione».

Come descriverebbe a un giovane l’ente che presiede?

«Direi la verità. E cioè che è una istituzione, un punto di riferimento per la città. È il frutto di un pensiero lungimirante di 165 anni fa, fatto da persone illuminate, che hanno ritenuto di non pensare a loro stesse, ma a chi era in condizioni meno fortunate, e di pensare a come affiancare in maniera sussidiaria quelle iniziative che la pubblica amministrazione da sola non riesce a supportare. La Fondazione è un gruppo di soci che hanno l’ambizione positiva di poter dare un contributo nell’indicare la direzione della città, pensando a quello che può essere il futuro di questa città nei prossimi anni. Ovviamente non c’è l’ambizione negativa di volersi sostituire a chi ha la responsabilità diretta. Vorrei infine dire ai ragazzi che la Fondazione ha una struttura valoriale molto forte, basata su principi fondamentali come il rispetto, la reciprocità, l’uguaglianza e su questi orientiamo tutte le nostre scelte». (lo.mi.)

Ulteriori approfondimenti su «sabato sera» del 19 novembre.

Nella foto: il presidente della Fondazione Crimola, Rodolfo Ortolani

Fondazione Crimola, il presidente Rodolfo Ortolani spiega i progetti: «Nel 2021 più risorse per sanità e volontariato»
Cronaca 19 Novembre 2020

Coronavirus, tamponi gratuiti e su base volontaria per oltre 3.800 dipendenti del gruppo ozzanese Ima

Gli oltre 3.800 dipendenti italiani del gruppo ozzanese Ima e 700 lavoratori della filiera territoriale dall’11 al 13 novembre hanno avuto la possibilità di sottoporsi, su base volontaria, a un tampone per la diagnosi tempestiva di eventuale positività al Covid 19. «Si tratta – fa sapere l’azienda – di un’iniziativa one-shot che consentirà di avere un quadro completo della situazione nelle sedi italiane del gruppo e di monitorare il rischio di contagio».

Nei giorni scorsi, l’assessore regionale alle Politiche per la salute, Raffaele Donini, ha visitato il centro servizi di Ima a Ozzano, dove era in corso uno screening. (r.e.)

Nella foto: la visita ad Ima dell’assessore regionale Donini

Coronavirus, tamponi gratuiti e su base volontaria per oltre 3.800 dipendenti del gruppo ozzanese Ima
Economia 19 Novembre 2020

Il viaggio di Sacmi nella fabbrica a luci spente

Oltre 1000 partecipanti da 50 Paesi per lo speciale evento online di Sacmi Sanitaryware «Dark is Bright» su tecnologie e processi della fabbrica del futuro.

La fabbrica a luci spente è una fabbrica sicura, dove uomini e robot lavorano insieme per offrire un prodotto migliore, più sostenibile e competitivo. Si chiama automazione ed è il filo conduttore dell’appuntamento pensato per coinvolgere i clienti di tutto il mondo. Sacmi guarda avanti e lo fa presentando un vero e proprio «ecosistema di fabbrica» dove l’automazione diventa sinonimo di maggiore qualità, sostenibilità economica e ambientale, sicurezza del lavoro. «Il faro di questa evoluzione sono i nostri clienti, che in questa chiave diventano veri e propri partner con i quali lavoriamo quotidianamente all’individuazione delle migliori soluzioni»  ha spiegato il presidente di Sacmi, Paolo Mongardi. (da.be.)

Foto concessa da Sacmi

Il viaggio di Sacmi nella fabbrica a luci spente
Economia 17 Novembre 2020

A Varignana l’oliveto più grande dell’Emilia Romagna

«Possiamo dire con certezza che è l’oliveto più grande dell’Emilia Romagna». Ad affermarlo con orgoglio è Chiara Del Vecchio, alla direzione delle Risorse umane di Palazzo di Varignana e del coordinamento generale di Agrivar, l’Azienda agricola di proprietà di Palazzo di Varignana (a sua volta controllata dal colosso dei servizi informativi bancari Crif ). Oggi, dei 300 ettari a disposizione, 150 sono dedicati ad oliveto. «Nel 2020 sono state messe a dimora 65.000 piante. In totale seguiamo oltre 100.000 olivi» precisa Del Vecchio.

Altri ettari sono destinati a vigneto, circa 42, altri a frutteto e orto, circa 40. Si producono e crescono uve prevalentemente autoctone, mele, pere, albicocche, ciliegie, fragole, mandorle ma anche zafferano, goji e 42 diverse erbe aromatiche. Tutti prodotti, anche trasformati, che sono poi utilizzati nella ristorazione del resort o destinati alla vendita. Palazzo di Varignana ha deciso di puntare in modo consistente sull’olio extravergine. «È un vero amore quello che abbiamo per l’oro verde, il re dei condimenti – precisa Del Vecchio -, un prodotto importante anche per la nostra salute. Grazie al supporto della scienza medica, si è giunti alla consapevolezza delle sue qualità salutistiche e viene sempre più utilizzato da popolazioni al di fuori dell’area mediterranea». (al.gi.)

Ulteriori approfondimenti su «sabato sera» del 12 novembre.

Nella foto: suggestivo scorcio degli olivi sui colli di Varignana

A Varignana l’oliveto più grande dell’Emilia Romagna
Economia 14 Novembre 2020

Coop Reno: tra assunzioni, investimenti e innovazione il presidente Andrea Mascherini spiega le strategie di sviluppo

Coop Reno guarda alla cooperativa che verrà e investe sulle persone (60 nuove assunzioni nei 45 negozi della rete per far fronte all’emergenza Covid) e sul nuovo centro direzionale di Castel Guelfo, come dimostrano i lavori iniziati lunedì 9 novembre. «Si concluderanno nella primavera 2022, pensiamo ad aprile – annuncia il presidente, Andrea Mascherini -. Siamo in ritardo di un anno a causa della pandemia, ma ora andremo spediti. È stato un anno vissuto di corsa, con tante priorità dovute all’emergenza, come per tutti». La cooperativa di consumo «diversamente grande», come al presidente piace definirla, si trasferirà da San Giorgio di Piano e rafforzerà così la propria presenza nel territorio imolese, dove già conta quattro punti vendita a Casalfiumanese, Castel Guelfo, Medicina e Osteria Grande, oltre al distributore a marchio Enercoop a Castel San Pietro. 

Ci racconta quale idea di centro direzionale avete in mente?

«Abbiamo pensato a un investimento sul futuro, a una idea diversa che comprendesse auditorium, centro ricerca, centro direzionale e molto altro. La nostra visione di futuro coinvolge anche altri soggetti».

Come riuscirete a far dialogare il nuovo centro direzionale con la comunità circostante?

«L’idea dell’auditorium nasce da una nostra esigenza: aumentando le dimensioni, ci troviamo a fare riunioni e incontri di formazione anche con 70-80 persone. Così abbiamo pensato a uno spazio più grande per eventi, riunioni di gruppo. Raggiungerà i 280 posti a sedere. L’aspetto logistico sarà molto interessante: a livello regionale è molto fruibile, con ampio spazio di parcheggi e sarà immerso in un contesto che parlerà da solo. Cercheremo di tenerlo aperto il più possibile. Un altro collegamento importante sarà il centro di ricerca e innovazione. Questa settimana abbiamo iniziato un Cbi (Challenge based innovation, Nda) con il Cern di Ginevra: la sfida proposta al team è sull’intreccio comunicativo tra negozi e sede, ma puntiamo a far sì che sia solo il primo passo. Nel mondo del consumo non c’è uno spazio dedicato simile. Può essere arricchente per tutto il sistema della cooperazione di consumo».

Qual è l’andamento in questo 2020 e come, dal vostro osservatorio, ha inciso la pandemia sui consumi?

«Abbiamo chiuso una semestrale con oltre 20 milioni di euro di vendite in più, che significa che abbiamo mantenuto una frequentazione molto importante dei negozi di piccole e medie dimensioni anche dopo il lockdown. I soci e gli altri clienti hanno apprezzato le nostre risposte in termini di servizi e ci hanno premiato. Credo che in parte giochi a nostro favore il fatto che ci sia nelle persone, in questo momento, un desiderio di non frequentare luoghi di assembramento come, ad esempio, i centri commerciali. E’ cambiata sia la frequentazione che il peso del carrello: le persone vengono meno volte, ma fanno una spesa più grande».

Dal punto di vista di Coop Reno che significa?

«Che abbiamo centrato l’obiettivo: abbiamo coniugato familiarità e risposte alle domande e ai bisogni dei nostri soci. Abbiamo segnali di crescita post lockdown molto incoraggianti».

Quanto ha impattato, nei conti, il costo della sicurezza dovuto al Covid 19?

«Siamo a quasi 2 milioni di euro di costi in più: dal plexiglas, ai dispenser; dalle tecnologie alle persone. Stiamo gestendo l’emergenza con un mix fra persone e tecnologie: dalla guardia che controlla gli accessi e le mascherine (molto onerosi soprattutto per i piccoli negozi), alle tecnologie intelligenti con i contatori all’ingresso che bloccano le porte quando si raggiunge la capienza. A Medicina abbiamo in que- sti giorni iniziato a testare un sanificatore automatico di carrelli. Se darà buoni risultati lo replicheremo in altri negozi».

Dpcm notturni permettendo, come vi siete organizzati per far fronte al nuovo picco pandemico?

«Il primo punto di forza di Coop Reno è il grande senso di partecipazione e del dovere dei colleghi. Avere a disposizione i prodotti è stato fondamentale in lockdown, ma senza persone coese, che andavano a lavorare con le stesse paure che abbiamo avuto tutti, facendo tante ore di straordinario, sarebbe stato inutile. È stato vincente e lo sarà in futuro. Abbiamo deciso di assumere 60 persone per questo finale d’anno. Così ci saranno ritmi più normali in caso di bisogno o, se non ce ne sarà bisogno, i colleghi che hanno fatto tanto in questi mesi riusciranno ad andare in ferie. Il primo investimento è sulle persone, nei modi e tempi giusti».

Investire in questo periodo storico non è da tutti, ma dice molto della cooperativa che avete in mente. Come immagina la Coop Reno del futuro?

«Vogliamo immaginare che continui a crescere e ad essere una cooperativa diversamente grande, attenta e legatissima al territorio. Aver accresciuto in soli quattro anni il fatturato da 150 milioni agli oltre 230 milioni con cui chiuderemo il 2020 ci permette di investire perché abbiamo le spalle robuste, senza venir meno al rapporto col territorio fatto dai colleghi e dal tessuto sociale dei comuni con cui viviamo. È il nostro “Noi Coop Reno”: in quel “noi” ci sono storia, ambizioni, futuro e tanto di cooperativo».

Pensate sempre a negozi di piccole o medie dimensioni?

«Siamo convinti che sia la strada giusta. Più in generale la cooperazione di consumo sta approfondendo questa direzione. Per via della nostra esperienza, nel mondo Coop, siamo stati incaricati di fare da capofila per lo studio di un nuovo format di negozi di piccole e medie dimensioni». (c.f.)

Ulteriori approfondimenti ed il progetto del nuovo centro direzionale di Coop Reno in via Fornace a Castel Guelfo su «sabato sera» del 12 novembre. 

Nella foto: il rendering del nuovo centro direzionale ed il presidente di Coop Reno, Andrea Mascherini

Coop Reno: tra assunzioni, investimenti e innovazione il presidente Andrea Mascherini spiega le strategie di sviluppo
Economia 13 Novembre 2020

Il nuovo presidente della cooperativa Agrintesa è l’imprenditore agricolo faentino Aristide Castellari

L’imprenditore agricolo faentino Aristide Castellari è il nuovo presidente di Agrintesa, cooperativa agricola leader italiana dell’ortofrutta e del vino, con 4 mila aziende socie, oltre 450 mila tonnellate annue di prodotti conferiti e un giro d’affari che raggiunge i 300 milioni di euro. Presente soprattutto nel ravennate, ha un centro di ritiro e stoccaggio anche a Mordano.

Vicepresidente dal 2015, Castellari succede a Raffaele Drei, per 23 anni alla guida della cooperativa e che ora sarà vicepresidente fino al rinnovo delle cariche nel 2021. «Il primo nodo da affrontare – commenta Castellari – è quello di un’annata molto difficile, segnata dalle gelate primaverili e dalla pandemia, dopo un 2019 caratterizzato dall’invasione della cimice asiatica. Saremo al fianco dei nostri soci per tutelare e sostenere chi ha perso gran parte o addirittura tutto il raccolto: anche su questo fronte ringrazio Drei per avermi lasciato le redini di una cooperativa finanziariamente ed economicamente solida». (r.e.)

Nella foto: l’imprenditore agricolo faentino Aristide Castellari

Il nuovo presidente della cooperativa Agrintesa è l’imprenditore agricolo faentino Aristide Castellari

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