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Cronaca 9 Aprile 2019

La sindaca Sangiorgi ha consegnato il Grifo “Città di Imola' al procuratore Fausto Cardella per l'attività contro la mafia

La sindaca di Imola, Manuela Sangiorgi, ha consegnato oggi in municipio il Grifo “Città di Imola” al procuratore generale presso la Corte d’Appello di Perugia, Fausto Cardella, in occasione dell’incontro conclusivo del progetto “Educare alla Legalità”, organizzato da Luisa Rago per la seconda volta consecutiva nelle scuole imolesi. Al progetto, patrocinato dal Comune e dalla Regione e che ha ricevuto un contributo dalle aziende Cefla e Weleda, ha partecipato attivamente la Compagnia di Imola della Guardia di Finanza.

Oggi il dottor Cardella ha incontrato gli studenti dell’istituto superiore “Paolini Cassiano” di Imola, in un faccia a faccia moderato dal giornalista Valerio Baroncini, redattore capo del Resto del Carlino di Bologna. La consegna del Grifo è avvenuta in apertura, con questa motivazione: “Al Procuratore Generale Dottor Fausto Cardella il nostro ampio riconoscimento unito ai sentimenti di stima e profonda ammirazione e gratitudine per il lavoro e la dedizione di una vita nella lotta alla criminalità organizzata e al perseguimento dei valori della legalità. Che il Suo esempio possa essere il modello per tanti”.

«È un piacere per me e per l’intera Amministrazione comunale della città di Imola ospitare nella sala del Consiglio del nostro municipio il dottor Fausto Cardella e le tante autorità presenti. La salvaguardia e la promozione dei valori di democrazia, legalità e libertà hanno contraddistinto ed accompagnato l’intera carriera del dottor Cardella che, applicato alla Direzione distrettuale Antimafia di Caltanissetta, ha partecipato alle indagini sulle stragi in cui persero la vita Giovanni Falcone, Francesca Morvillo, Paolo Borsellino e le rispettive scorte».

Nel ricevere il riconoscimento, Cardella ha detto «sono felice ed è per me un onore ricevere il Grifo Città di Imola. Ringrazio la sindaca Manuela Sangiorgi per avermelo consegnato. Conoscevo già Imola, una città che può essere considerata un esempio di buona amministrazione e da oggi avrò un motivo in più per amarla e per ritornarci». Parlando dell’attività di magistrato, il procuratore ha proseguito: «L’Italia ha un primato che nessun altro Paese del libero Occidente possiede: è quello di avere 28 magistrati uccisi dalla mafia, dal terrorismo o da altre forme di criminalità. A questo triste elenco si aggiungono anche gli uomini e le donne delle forze dell’ordine, Carabinieri, Polizia di Stato, Guardia di Finanza ed anche giornalisti e politici uccisi nell’espletare il proprio lavoro. Per questo il mio ringraziamento va alle forze dell’ordine, che accompagnano quotidianamente il lavoro della Magistratura”. Il procuratore Cardella ha evidenziato come fra i 28 magistrati uccisi ce ne siano alcuni che sono meno noti alla ribalta delle cronache nazionali. Fra questi Giangiacomo Ciaccio Montalto, ucciso dalla mafia a Trapani e Alberto Giacomelli, anch’egli ucciso a Trapani, il cui figlio don Giuseppe, è parroco ad Imola. A questo proposito ha ricordato la recente iniziativa dello Stato di Israele che, insieme ad una delegazione di magistrati italiani, ha messo a dimora, nel bosco sacro alle porte di Gerusalemme, 28 piante in memoria dei 28 magistrati italiani uccisi dal mafie e dalla criminalità.  

Nel corso della cerimonia sono intervenuti anche l’assessore alla Sicurezza e alla Legalità, Andrea Longhi («Oggi la mafia, le mafie e tutte le forme di criminalità organizzata si sono evolute ed hanno cambiato strategia, cercano di entrare nei salotti buoni grazie a professionisti, imprenditori, politici e burocrati. La mafia è interessata a condizionare la pubblica amministrazione, e la gestione del denaro pubblico. Questo implica che la lotta alla mafia e alla corruzione sono aspetti da affrontare di pari passo facendo essi parte, della stessa condotta criminale») e l’assessore alla Scuola, Claudia Resta («il tema dell’educazione alla legalità rappresenta da sempre un fondamento nella costruzione dell’identità di ogni studente nella sua veste di cittadino; proprio per questo “legalità e cittadinanza”»). L’ideatrice di “Educare alla legalità”, Luisa Rago, ha infine sottolineato che il progetto « è rivolto a tutti gli studenti, dai bambini delle scuole primarie fino ai ragazzi delle scuole medie e superiori, con l’obiettivo di avvicinarli al concetto di regole, legalità e convivenza civile». (r.cr.)

Nella foto il momento della consegna del Grifo “Città di Imola”

La sindaca Sangiorgi ha consegnato il Grifo “Città di Imola' al procuratore Fausto Cardella per l'attività contro la mafia
Cronaca 20 Marzo 2019

Le iniziative nel territorio imolese in occasione del 21 marzo, Giornata della memoria e dell'impegno contro le mafie

Domani giovedì 21 marzo, in occasione della “Giornata della memoria e dell”impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie”, sono in programma diverse iniziative anche nel territorio imolese. A Imola l”associazione Libera propone alle 16, a palazzo Monsignani (via Emilia 69), l”apertura della Biblioteca della Legalità, con lettura dell’elenco dei nomi delle vittime innocenti delle mafie «per farli vivere ancora, per non farli morire mai, per farli esistere nella loro dignità».

Spostandoci a Medicina, la ricorrenza sarà celebrata nel cortile della Legalità (il cortile interno della biblioteca) dalle 17 alle 19, dove si terrà una serie di letture contro le mafie. La collaborazione fra la biblioteca comunale e i giovani provenienti dall’associazione “La Strada” e dal Centro di aggregazione giovanile di Medicina vuole essere un segno visibile e tangibile della lotta contro i soprusi e le minacce della mafia. La lettura di un libro diventa uno strumento potente per coinvolgere i ragazzi in questo impegno, poiché la mafia è un fenomeno da contrastare con impegno e consapevolezza. Un piccolo buffet concluderà la serata. In occasione della Giornata, inoltre, in biblioteca sarà allestito uno scaffale dedicato ai libri che parlano di mafia, per ragazzi e per adulti.

Infine, nel teatro parrocchiale di Bubano (via Chiesa 14) gli assessorati al Welfare ed alla Cultura del Comune di Mordano, in collaborazione con il Presidio di Libera del circondario imolese, organizzano una serata con la presenza di tante eccellenze artistiche: Carlo Lucarelli, Umberto Fiorelli, Eleonora Gasparri, MusicLab di Mordano, Fulvio Carpanelli & Giancarlo Bianchetti. In più Marco Coralli, Roberta Faben, Andrea Lullo e Valentina Sgubbi saranno la voce di tante storie riguardanti la mafia. I testi sono a cura di Carlo Dall’Aglio. (r.cr.)

Nella foto la locandina dell”evento di Bubano

Le iniziative nel territorio imolese in occasione del 21 marzo, Giornata della memoria e dell'impegno contro le mafie
Cronaca 15 Novembre 2018

Da Black Monkey ad Aemilia: i processi che hanno confermato la presenza della 'ndrangheta in Emilia Romagna

La sentenza del processo Aemilia di mercoledì 31 ottobre ha comminato oltre 1.200 anni di carcere e la piena conferma dell’impianto accusatorio. Soprattutto ha confermato ancora una volta la presenza della ‘ndrangheta in Emilia Romagna. Una ‘ndrangheta che si infiltra nei settori economici, che si radica nell’economia e la sporca, ne cambia i meccanismi; una ‘ndrangheta che, per entrare ancora più in profondità, non si fa scrupoli ad usare la violenza: incendi, sequestri, minacce, estorsioni, danneggiamenti, omicidi e tentati omicidi, sfruttamento.

E’ una violenza che non sempre, però, si manifesta: è una violenza intrinseca. Sentito dai giudici della Corte di Aemilia, Enzo Ciconte, docente di storia della criminalità organizzata, aveva parlato dei mafiosi come «portatori di violenza»: per capire di avere a che fare con un mafioso non c’è bisogno che ci sia una pistola sul tavolo. A volte, infatti, il metodo mafioso si sviluppa senza violenza, «sapendo però che il soggetto è portatore della violenza e potrebbe tirare fuori la pistola». E’ il concetto che sta alla base della forza di intimidazione.

In molti, in troppi, hanno avuto una «idea bislacca», diceva sempre Ciconte, secondo la quale al Nord non c’erano le mafie. «Quante autorità hanno sostenuto che la mafia non c’era? E che il problema era di quei terroni che hanno rotto le scatole e sono venuti qui». La causa è dovuta, secondo l’esperto, alla corazza protettiva che si riteneva essere l’antidoto alle mafie, ma che invece è stata la causa del radicamento di esse: i soldi.a ricchezza dell’Emilia Romagna e del Nord ha tranquillizzato la maggior parte della popolazione che per tanto tempo – e ancora adesso – si sente immune da un radicamento vero e proprio.

Una buona parte di Emilia Romagna non si è svegliata con l’Operazione Aemilia, quando all’alba del 28 gennaio 2015 elicotteri e volanti con le sirene spiegate hanno svegliato interi paesi, non si è svegliata con l’inizio del processo Aemilia, non si è svegliata neanche con le importantissime sentenze del 31 ottobre. Una buona parte si è svegliata lunedì 5 novembre, quando a Pieve Modolena, in provincia di Reggio Emilia, Francesco Amato, condannato in Aemilia per associazione mafiosa, usura ed estorsioni, ha tenuto in ostaggio cinque persone per otto ore all’interno dell’ufficio postale del paesino, armato di coltello, perché riteneva ingiusta la sua condanna a 19 anni. E così, gran parte della popolazione, non tutta, si è accorta che la ‘ndrangheta emiliana fa paura.

Ma era proprio da un altro sequestro, quello ai danni di Et Toumi Ennaj, che era partito un altro importante processo di ‘ndrangheta: il processo Black Monkey. L’11 gennaio 2010 dall’hotel Molino Rosso di Imola parte una telefonata alle forze dell’ordine: un ragazzo denuncia un tentato sequestro ai suoi danni. Il tentativo di sequestro, in parte riuscito, è partito da un bar di Borgo Tossignano, dove Et Toumi viene «invitato» da Filippo Crusco, condannato in primo grado a tre anni, ad uscire. All’esterno li aspetta un suv bianco, sul quale il ragazzo marocchino viene costretto con la forza a salire. Arrivati all’hotel, poco dopo il casello autostradale di Imola, Et Toumi riesce a scappare e a rifugiarsi nella reception. Questo è il primo dei fatti che svelano le modalità della ‘ndrangheta, in un processo, Black Monkey – il primo grande processo di ‘ndrangheta in Emilia Romagna – lasciato da parte da quasi tutti i media, locali e non, che hanno contribuito a una grande disinformazione al riguardo.

Eppure il processo vede alla sbarra un clan, con a capo Nicola Femia detto Rocco – condannato a 26 anni in primo grado e poi diventato collaboratore di giustizia – che ha creato un vero e proprio impero del gioco d’azzardo, legale e illegale, non solo in Emilia Romagna. A partire da Conselice, in provincia di Ravenna, dove la famiglia si è trasferita nel 2002 da Marina di Gioiosa Ionica, ma anche in Veneto, Campania, Puglia, Calabria, Inghilterra e Romania. Secondo il pubblico ministero Francesco Cale-ca, il gioco d’azzardo era il «polmone finanziario dell’organizzazione».

Tutte le imprese di gioco d’azzardo che facevano capo a Femia avevano un mercato parallelo di schede contraffatte commercializzate su tutto il territorio nazionale. Ma, come in Aemilia, la violenza, a partire proprio dal sequestro tra Borgo Tossignano e Imola, non manca. In entrambi i processi la frase che probabilmente è stata più ripetuta è «non mi ricordo». Frase detta da imprenditori, da professionisti, da persone che, secondo quanto era stato riferito durante le indagini preliminari, erano state minacciate, intimidite, picchiate.

In Black Monkey, il proprietario di un bar con delle slot machine noleggiate da una delle aziende di Femia viene minacciato di morte («stai attento ché ti taglio la gola») dopo aver preso la decisione di cambiare società da cui prendere le slot: decide presto di ritirare la denuncia fatta per paura di ritorsioni e in aula durante la testimonianza dice di non ricordarsi l’accaduto. In Aemilia solo uno dei tredici lavoratori sfruttati dalla cosca durante la ricostruzione post-terremoto si è costituito parte civile.

«All’inizio non ero intimorito, ma ora sì: ho tre bambini. Sono stato avvicinato quando ho deciso di costituirmi parte civile, ora ho paura», ha detto in aula quell’unico operaio che ha deciso di denunciare lo sfruttamento subito. (so.na.)

L”articolo completo è su «sabato sera» del 15 novembre

Nella foto studenti di Libera davanti al tribunale di Reggio Emilia per seguire il processo Aemilia

Da Black Monkey ad Aemilia: i processi che hanno confermato la presenza della 'ndrangheta in Emilia Romagna
Cronaca 15 Novembre 2018

Dopo Burioni, la rassegna CooperAttivaMente il 16 novembre parlerà di mafie e dei processi Aemilia e Black Monkey

La rassegna di CooperAttivaMente si occupa venerdì prossimo di mafie. «Processo Aemilia, oltre mille anni di condanne. E ora?» è il titolo dell’incontro che vede coinvolti Sofia Nardacchione (Libera Informazione), Daniele Borghi (Libera Emilia Romagna) ed Elisabetta Marchetti (Libera Imola), alle ore 18 alla Sala delle Stagioni in via Emilia 25.

Un incontro che, oltre a segnare la prima uscita della neo referente imolese dell’associazione fondata da don Ciotti, vuole essere l’occasione per dare l’informazione più precisa e puntuale sull’’ndrangheta in Emilia Romagna, un fenomeno criminale che cresce nell’ombra e che nella indifferenza trova la spinta per diventare sempre più forte.

I processi Aemilia e Black Monkey hanno stabilito che il fenomeno mafioso si è radicato in Emilia Romagna in questi anni. Come si capisce dall’articolo di questa pagina di Sofia Nardacchione, le mafie sono presenti e attive in questo territorio.

L’impegno di CooperAttivaMente (il cartellone voluto dal Consiglio di zona dei soci Coop Alleanza 3.0 e dalla coop. Bacchilega, editrice del «sabato sera») è quello di informare e promuovere la cooperazione, i suoi valori di legalità e corretti stili di vita.

Il tutto passando da incontri di qualità che stanno riscuotendo grande partecipazione di pubblico come è avvenuto giovedì scorso in occasione della presentazione del libro «Balle mortali» di Roberto Burioni (Rizzoli editore). Il professore che lotta contro la disinformazione scientifica che produce fenomeni pericolosi, come i no-vax, ha intrattenuto il pubblico che ha gremito la Sala delle Stagioni giovedì 8 novembre.

Nella foto la Sala delle Stagioni piena per Roberto Burioni

Dopo Burioni, la rassegna CooperAttivaMente il 16 novembre parlerà di mafie e dei processi Aemilia e Black Monkey
Cronaca 9 Novembre 2018

Il 16 novembre serata CooperAttivaMente sul processo Aemilia con Elisabetta Marchetti, neo referente di Libera

Passaggio di consegne per il presidio di Libera del circondario imolese intitolato ad Alberto Giacomelli, giudice trapanese ucciso dalla mafia il 14 settembre 1988. Dal 30 ottobre la nuova referente è Elisabetta Marchetti, che subentra a Edoardo Lambertucci, tra i fondatori del presidio locale, che comprende i dieci comuni del territorio imolese.

La prima uscita pubblica della neo referente sarà venerdì 16 novembre, alle 18, alla sala delle Stagioni (via Emilia 25, Imola) in occasione dell’iniziativa «Libera contro le mafie – Processo Aemilia – Mille anni di condanne, e ora?», promossa da Coop Alleanza 3.0 e dalla Cooperativa Bacchilega nell’ambito della rassegna Coope-rAttivaMente.

Proprio dalla sentenza del processo Aemilia, pronunciata nei giorni del-la sua elezione, esordisce Elisabetta Marchetti.«E’ una sentenza storica che con-ferma che la ‘ndrangheta emiliana è una realtà criminale, radicata profondamente nella nostra regio-ne. Libera ha presenziato a tutte le udienze portando oltre tremila giovani perché è importante conoscere, esserci fisicamente e non lasciare sola la magistratura».

Nel suo precedente incarico come assessora alla Legalità del Comune di Imola aveva lavorato attivamente sulle tematiche care a Libera. Quanto conta il ruolo degli enti locali nel combattere le infiltrazioni mafiose e come possono fare per rendere ancora più efficace la loro azione in favore della legalità?
«Le mafie si nutrono di indifferenza, silenzio ed omertà – sottolinea Marchetti -. Ogni ente locale deve dare voce ai valori della legalità e del bene comune, promuovere una cittadinanza attiva su questi temi, non lasciare sola la magistratura e le forze dell’ordine. Per questo il Comune di Imola nel 2014 si costituì parte civile nel processo Black Monkey che, nel 2017, ha anche riconosciuto all’Amministrazione comunale un risarcimento di 300 mila euro. L’ente locale ha il dovere di tenere alta la guardia e deve avere il coraggio di schierarsi dalla parte della giustizia e della legalità. Riteniamo importante la collaborazione di Libera con le nostre amministrazioni comunali, in particolare sul contrasto al gioco d’azzardo e la promozione dei campi estivi di impegno e formazione sui beni e terreni confiscati alle mafie. In tal senso auspichiamo che i progetti portati avanti con il Comune di Imola possano proseguire».

Che differenza c’è tra la mafia del nord e quella del sud?
«Le mafie sono organizzazioni che adattano i propri metodi alle caratteristiche del territorio dove operano, vanno dove c’è il denaro e quindi nel nord i modi di agire violenti sono sostituiti da corruzione e infiltrazioni nel mondo economico – è l’opinione della referente di Libera -. Lo stesso presidente dell’Autorità nazionale anticorruzione, Raffaele Cantone, all’indomani della sentenza Aemilia, riconosceva che, in passato, il problema che ha impedito a lungo di identificare la presenza della mafia al nord è stato ricercarla con gli stessi criteri applicati al sud, quindi omicidi ed estorsioni. Mentre al nord le mafie hanno sempre cercato di non essere visibili e dunque con meno delitti violenti si sono nascoste dietro la circolazione del denaro».

Quali sono le attività del presidio imolese di Libera per i prossimi mesi?
«In queste settimane – conclude Marchetti – siamo impegnati nel programmare le attività di formazione che realizziamo nelle scuole del circondario imolese e che ci fanno incontrare circa mille giovani e giovanissimi ogni anno e nel programmare le iniziative che realizzeremo in diversi Comuni del circondario e le aperture della biblioteca della legalità “Alberto Giacomelli” in via Emilia 69, a palazzo Monsignani. Questo sarà uno spazio aperto e a disposizione della cittadinanza dedicato ai temi dell’antimafia e alla promozione di una cultura della legalità». (mi.ta.)

L”intervista completa è su «sabato sera» dell”8 novembre

Nella foto Elisabetta Marchetti

Il 16 novembre serata CooperAttivaMente sul processo Aemilia con Elisabetta Marchetti, neo referente di Libera
Cronaca 28 Agosto 2018

“E!State liberi' 2018, partito il secondo gruppo di ragazzi per i campi sui terreni confiscati alle mafie'

E” partito in questi giorni dalla stazione di Imola anche il secondo gruppo di 15 ragazze e ragazzi che parteciperanno ai campi di impegno e formazione sui terreni confiscati alle mafie. “E!State liberi” è il nome del progetto, promosso dal Nuovo Circondario Imolese e dai 10 Comuni membri, finanziato dalla Regione Emilia Romagna (ai sensi della legge regionale 14/2008) e che si avvale della collaborazione dell”associazione Libera del Circondario.

A salutare i ragazzi, che hanno tra i 16 e i 28 anni e sono residenti nei 10 comuni, c”era l”assessore alla Scuola del Comune di Imola, Claudia Resta. Destinazione di questo secondo campo (il primo si è svolto dal 26 luglio all”1 agosto ad Afragola) è Maiano di Sessa Aurunca, in provincia di Caserta.

L”esperienza proseguirà fino al 2 settembre.Tre i momenti di attività previsti dai campi: lavoro, studio delle tematiche relative alla lotta alle mafie, incontro con il territorio per uno scambio interculturale. I volontari hanno la possibilità di formarsi e di consolidare la propria cultura della legalità, contribuendo con il loro lavoro al riutilizzo dei beni confiscati. Inoltre, i campi servono a rinnovare la memoria di chi è morto per combattere le mafie. 

A Maiano di Sessa Aurunca i giovani imolesi lavoreranno sul bene confiscato “Alberto Varoni”, gestito dalla Cooperativa sociale “Al di là dei sogni”. Un bene suddiviso in tre lotti: quello dove vengono ospitati i campisti è di 7 ettari ed è composto da una struttura abitativa, una palestra, un agriturismo e un ristorante sociale, un laboratorio di trasformazione dei prodotti agricoli a marchio Nco (Nuova Cooperazione Organizzata) per la realizzazione dell’iniziativa “Facciamo un pacco alla camorra” e una fattoria didattica sociale.

I partecipanti all”esperienza si dedicheranno a varie attività, come la coltivazione biologica e la raccolta di ortaggi, la collaborazione all’interno della cucina, l”affiancamento all’interno dell’impianto di trasformazione dei prodotti agricoli, la cura e manutenzione del Giardino dei Sensi e del Cammino dei 100 passi, attività di riqualificazione del bene, l”attività di rivalutazione del fiume Garigliano e del parco Ulisse. Nel pomeriggio invece si svolgeranno gli incontri formativi, che aiuteranno i ragazzi a comprendere la storia del territorio e le forme di resistenza alla criminalità organizzata attualmente attive nella realtà casertana. I volontari dormiranno in una camerata all”interno della palestra.

I ragazzi partecipanti a questo secondo campo, accompagnati da Daniele Fabbri, si chiamano Daniele Fabbri, sono Sofia Alberici, Elena Baroncini, Matilde Bianconcini, Maria Bianca Broccoli, Anna Cristofori, Ottavia Draghetti, Virginia Farina, Anna Georges, Andrea Lullo, Sara Petrini, Lucia Medri, Beatrice Musa, Leah Rota, Fabio Veroli e Kilian Ziegler.

Nella foto i ragazzi davanti alla stazione di Imola con l”assessore Claudia Resta

“E!State liberi' 2018, partito il secondo gruppo di ragazzi per i campi sui terreni confiscati alle mafie'
Cronaca 31 Luglio 2018

Al campo di lavoro in corso ad Afragola su terreni confiscati alle mafie anche 12 ragazze e ragazzi del circondario

Sono 12 ragazze e ragazzi del territorio imolese e da qualche giorno si trovano ad Afragola, in provincia di Napoli, per partecipare al progetto “E!state liberi” 2018 – campi di impegno e formazione sui terreni confiscati alle mafie. I nomi dei ragazzi, accompagnati da Simone Errani, sono Federica Bianconi, Andrea Calderara, Arianna Calderara, Angelica Casella, Francesca Pia Cristofano, Eleonora Fino, Joele Edrei Garcia, Chiara Marabini, Andrea Monterisi, Arianna Nannetti, Cecilia Pasquariello e Giada Sechi.

Alla loro partenza, avvenuta giovedì 26 luglio dalla stazione ferroviaria di Imola, c”era anche l’assessore alla Scuola del Comune di Imola, Claudia Resta.

Promosso dal Nuovo Circondario Imolese e dai 10 Comuni che ne fanno parte, il progetto è finanziato dalla Regione Emilia-Romagna ai sensi della legge regionale 14/2008 e si avvale della collaborazione dell”associazione Libera, presidio del Circondario Imolese. 

L”esperienza di impegno e formazione, rivolta a ragazzi e ragazze dai 16 ai 28 anni, residenti nei dieci Comuni del Circondario imolese, quest’anno si svolgerà in due periodi e destinazioni diverse: fino al primo agosto 2018 appunto ad Afragola e dal 27 agosto al 2 settembre 2018 a Maiano di Sessa Aurunca, in provincia di Caserta.

Tre i momenti di attività che i ragazzi (alloggiati in tenda nella corte interna del bene confiscato) vivono al campo: il lavoro, lo studio delle tematiche della lotta alle mafie e l’incontro con il territorio per uno scambio interculturale. L”obiettivo fondamentale dell”esperienza è formare e consolidare la cultura alla legalità, contro la cultura della violenza e del ricatto. I volontari, in particolare, contribuiscono al riutilizzo dei beni confiscati alle mafie, oltre a ricordare le vittime della criminalità organizzata.

Ad Afragola il lavoro si svolge nella Masseria Ferraioli, il bene confiscato più grande della provincia di Napoli. Il luogo si trova in campagna, ma vicinissimo alla città e consente di praticare attività immersi nella natura, intercalate da visite e iniziative di formazione che permetteranno di incontrare la realtà di Napoli. Le attività manuali saranno sia all’interno del bene confiscato (gestione di orti urbani, creazione di un percorso di memoria nel bene confiscato…) sia all”esterno (distribuzione ai cittadini del raccolto, passeggiate di quartiere…).

I temi portanti delle attività formative si concentreranno in particolare su questi temi: lotta al caporalato e ruolo del sindacato, inserimento dei giovani nel mondo del lavoro, contrasto alla violenza sulle donne, difesa dell’ambiente, promozione e valorizzazione delle eccellenze gastronomiche.

Nella foto i ragazzi partecipanti al campo alla partenza per Afragola con l”assessore Claudia Resta

Al campo di lavoro in corso ad Afragola su terreni confiscati alle mafie anche 12 ragazze e ragazzi del circondario
Cronaca 22 Maggio 2018

Legalità, a Borgo si combattono le mafie anche con la casa per il Dopo di noi

In tema di lotta alla mafia un’idea intelligente è quella del riutilizzo per scopi sociali dei beni confiscati a persone condannate per criminalità organizzata.  E’ quanto sta per accadere, ad esempio, a Borgo Tossignano, dove un appartamento di via Roma, appartenuto alla ‘ndrina calabrese dei Maesano, sarà riutilizzato per scopi sociali. E’ l’obiettivo al quale sta lavorando il Comune da quando in dicembre l’Agenzia nazionale per i beni confiscati ha segnalato la disponibilità dell’immobile. «Abbiamo formalizzato la nostra manifestazione di interesse  – conferma il sindaco Clorinda Mortero -, ma non è stato ancora emesso il decreto si assegnazione».

Nell’attesa il Comune ha già candidato il progetto ai fondi erogati dalla Città metropolitana per il Dopo di noi. «A Borgo – spiega il sindaco – è radicata l’esperienza dell’associazione La Giostra che organizza in paese dei momenti di vita autonoma al di fuori dell’abitazione familiare per i ragazzi disabili. Ad oggi vengono ospitati da un privato, noi vorremmo utilizzare proprio l’alloggio di via Roma per questa attività e per altre sempre di matrice sociale». L’appartamento a suo tempo è stato ristrutturato, ma è vuoto ormai da una decina d’anni (da quando il proprietario, Fiorello Maesano, è stato arrestato). «Serviranno dei lavori anche per l’eventuale abbattimento delle barriere architettoniche. Abbiamo stimato 55 mila euro di interventi, il bando prevede un cofinanziamento del 90 per cento, sarebbe la ciliegina sulla torta. Comunque vogliamo destinare l’alloggio a quella attività – conclude decisa il sindaco -. La palazzina ha l’ascensore, si trova nel centro del paese, i ragazzi possono uscire a piedi in sicurezza: è l’ideale».

Ad oggi ci sono ben 119 immobili confiscati alla criminalità organizzata in Emilia Romagna e come tali potenzialmente assegnabili dall’Agenzia nazionale ad enti locali, forze dell’ordine o altri soggetti per essere riutilizzati come luoghi di pubblica utilità, restituiti alla comunità e alla legalità. Sono visibili con tutti i dettagli nella banca dati www.mappalaconfisca.com, che viene costantemente aggiornata.

Per quanto riguarda il circondario imolese, oltre all’alloggio di via Roma a Borgo ancora da assegnare, c’è un appartamento di circa 60 metri quadri con box auto in un condominio di via Manfredi a Imola,  che apparteneva a Giuseppe Gagliandro, originario di Taranto. E’ stato già assegnato alla Compagnia dei carabinieri di Imola, che lo utilizza oramai da cinque anni come alloggio di servizio.

Un altro caso particolare riguarda Medicina: nel 2017 ai vigili del fuoco volontari è stato assegnato un fuoristrada appartenuto alla criminalità calabrese; l’hanno rimesso a nuovo ed ora è rinato come mezzo attrezzato in caso di allagamenti. (l.a.) 

Altri particolari nel “sabato sera” in edicola dal 17 maggio. 

Nella foto la palazzina dove si trova l’appartamento assegnato ai carabinieri a Imola

Legalità, a Borgo si combattono le mafie anche con la casa per il Dopo di noi
Cronaca 22 Maggio 2018

Legalità, parla Margherita Asta: «La mafia ci riguarda tutti, al nord come al sud»

«Attenzione a pensare che la mafia sia qualcosa che non ci riguarda, perché chi ha pigiato il pulsante quel giorno ha visto che c”era un”auto con delle persone che non c”entravano nulla, ma ha azionato ugualmente il detonatore. La strage di Pizzolungo ci fa capire che la mafia non guarda in faccia a nessuno». Margherita Asta aveva undici anni il 2 aprile del 1985 quando sua madre, Barbara Rizzo, e i suoi fratellini di sei anni, Giuseppe e Salvatore, morirono nell’esplosione destinata ad uccidere il giudice Carlo Palermo. La donna stava accompagnando i figli a scuola, furono dilaniati. Un eccidio avvenuto nel trapanese per mano della mafia. Oggi Margherita abita a Parma ed è impegnata nel testimoniare e tenere vivo il ricordo di quanto accaduto con l’associazione Libera. Mercoledì 23 maggio sarà a Imola per un evento che culminerà con l’intitolazione del giardino antistante il Teatro Osservanza proprio a sua madre e ai suoi fratelli, vittime innocenti. A promuovere l’evento è Adriana Cogode, commissaria straordinaria del Comune.

Qual è il messaggio che si auspica arrivi agli imolesi dall’intitolazione del giardino alla memoria di sua madre e dei suoi fratellini?
«Che è importante “fare memoria” non come semplice ricordo ma come voglia di riscatto e di dire basta. Ed è importante anche a Imola perché le mafie non sono solo nelle regioni del meridione, lo vediamo col maxi processo alla ‘ndrangheta in corso in Emilia. Tra l’altro non si conosce ancora fino in fondo la verità su quanto accadde a Pizzolungo, sono stati condannati i vertici di Cosa Nostra (all’ergastolo i boss Totò Riina, Vincenzo Virga e Baldassarre Di Maggio) ma il giudice Carlo Palermo arrivò a Trapani in febbraio e l”attentato ci fu in aprile, diede fastidio a qualcuno oppure c’è qualcos’altro, che aveva a che fare con le indagini che seguiva da prima, sul traffico di droga e armi…».

Cosa l’ha aiutata a superare un dolore così grande?
«Il dolore non si supera, ma ci si può convivere meglio e l”impegno con Libera mi ha aiutato a metabolizzare la perdita (nel ’93 è morto anche il padre, Nunzio). A Brescia un detenuto, durante gli incontri organizzati nelle carceri, mi ha chiesto di dedicare ai suoi compagni di cella il mio libro (“Sola con te in un futuro aprile” che Asta ha scritto per Fandango a quattro mani con la giornalista Michela Gargiulo, ndr), affinché facesse riflettere anche loro come aveva fatto con lui. Questi sono i semi che io e gli altri famigliari delle vittime di mafia cerchiamo di mettere in campo e a me danno il senso all”essere rimasta in vita, perché quel giorno avrei dovuto esserci anch”io in macchina, solo per un caso, perché i miei fratelli litigarono, non andai a scuola con loro. Credo di essere rimasta in vita perché dovevo fare la mia parte: dalla morte dei nostri cari far rifiorire voglia di speranza e cambiamento».

Le nostre zone si sono sentite per anni immuni alla mafia. Poi le inchieste Black Monkey ed Aemilia ci hanno mostrato che non era così.
«In Emilia Romagna ci sono tante iniziative con molta partecipazione di studenti e adulti, i cittadini cercano sempre più di fare la propria parte ed essere vigili. Ma occorre essere responsabili nelle scelte del nostro quotidiano, non cercare scorciatoie, penso sempre alla consulente coinvolta nel processo Aemilia che diceva “loro hanno i soldi…”. La mafia garantisce una falsa sicurezza, poi incendi e minacce…».

In tema di lotta alla mafia cosa si sente di dire al futuro Governo e al sindaco di Imola che verrà?
«In generale, che non si deve nascondere tutto sotto il velo della “sicurezza” di cui si parla tanto, bensì rafforzare i servizi sociali perché i mafiosi si radicano dove c”è la povertà, dove con i loro soldi riescono a garantire cose che lo Stato con sempre meno fondi non riesce a fare. Poi, occorrono controlli più sistematici sugli appalti e formazione per funzionari e impiegati pubblici. Il nuovo Governo dovrebbe garantire maggior autonomia alla magistratura e risorse economiche anche alle forze dell”ordine». (l.a.)  

L’articolo completo e ulteriori approfondimenti sul tema sul “sabato sera” in edicola da giovedì 17 maggio. 

Nella foto Margherita Asta (immagine tratta dalla sua pagina Facebook)

Legalità, parla Margherita Asta: «La mafia ci riguarda tutti, al nord come al sud»
Cronaca 21 Maggio 2018

A Castello asfalto per le strade e una rotonda con i soldi della lotta all’evasione

Castel San Pietro si conferma tra i comuni italiani più attenti alla lotta all’evasione tanto che, nel 2017, l’ufficio tributi associato del circondario, per quanto riguarda il Comune sul Sillaro, ha accertato oltre un milione di euro tra tasse non versate e relative sanzioni. Il dato è stato reso noto nel corso del Consiglio comunale di giovedì 10 maggio, quando è stato approvato il consuntivo 2017 con i voti della maggioranza (astenuti M5s, contrari la lista Il tuo comune). L’avanzo disponibile è di ben 1 milione e 200 mila euro ed è stato generato essenzialmente dal maggior recupero dell’evasione, «già accertata dagli uffici comunali, quindi inseribile nel bilancio e spendibile dopo la verifica degli equilibri di bilancio in luglio – precisa l’assessore al Bilancio, Anna Rita Muzzarelli -. Si tratta in particolare di controlli relativi all’Imu del 2012, alla Tares del 2013 e alla Tari del 2014 e 2015».

«Ottenere maggiori recuperi dal contrasto all’evasione per oltre 1 milione di euro è il risultato concreto dell’ impegno nella lotta all’evasione fiscale, in continuità con gli anni precedenti – prosegue Muzzarelli – che fa di Castel San Pietro uno dei comuni italiani più virtuosi. Solidità del bilancio che si conferma nella capacità di spendere senza incrementare tasse e tariffe, investendo senza aumentare l’indebitamento (il debito si conferma a 232 euro per abitante, ndr) e nella capacità di  pagare i fornitori con un tempo medio di soli 38 giorni».Per i cittadini questo si traduce nella possibilità di veder investiti più soldi per il proprio territorio. «L’avanzo 2017 sarà maggiormente indirizzato verso le asfaltature stradali e la realizzazione di interventi di miglioramento della viabilità urbana, ma anche manutenzione di parchi, giardini e giochi, rigenerazione impianti sportivi e casa protetta, nonché l’acquisto di telecamere per dare più sicurezza alle persone e di un nuovo automezzo per il trasporto di disabili e anziani» snocciola il sindaco, Fausto Tinti.

Qualche esempio? «Realizzeremo la rotatoria all’intersezione tra via Scania e via Marconi, vicino alla biblioteca, dove oggi c’è il semaforo – dettaglia il sindaco -. Circa 450 mila euro verranno utilizzati per riasfaltare. Tanto per fare un paio di esempi, via Di Vittorio nel capoluogo e via Grassi a Osteria Grande». Da notare che queste risorse recuperate dalla lotta all’evasione si sommano ai 496 mila euro che il ministero dell’Economia e delle Finanze, per il tramite del ministero dell’Interno, ha riconosciuto a Castello nell’ottobre dello scorso anno e che derivano dalle cosiddette segnalazioni qualificate effettuate dagli enti locali; sempre tasse o imposte che i cittadini avrebbero dovuto pagare, ma che non hanno fatto per errore o per scelta. In quel caso, le risorse sono già state dirottate all’acquisto di nuovi computer, software e telecamere, nonché migliorie agli impianti sportivi, la potatura di alcuni alberi e alcune asfaltature, più l’affidamento ad Area Blu della realizzazione del restauro conservativo dell’Arena, per il quale l’ente locale ha ricevuto anche un finanziamento europeo. (gi.gi.)  

Nelle foto l’asfaltatura di via Carducci realizzata poche settimane fa 

A Castello asfalto per le strade e una rotonda con i soldi della lotta all’evasione

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